Come nascono le parole italiane: perplimere

Stavo navigando qua e la su dei siti, quando mi imbatto nella seguente frase: “Egregio, cosa la perplime?“. Perplimere… mai sentita come parola anche se poi avevo comunque colto il significato che doveva avvicinarsi a “Egregio, cosa la rende perplesso?”. Ma quel perplimere era curioso, affascinante e inspiegabilmente sembrava funzionare meglio. Allora mi documento ed ecco che la solita Accademia della Crusca mi svela l’arcano.

Il verbo perplimere significa “essere perplesso” o “rendere perplesso”, ed è entrato nella nostra lingua in un passato recente, ma con un percorso particolare che ne ha limitato l’ambito d’uso e che ne ha pertanto impedito, almeno per ora, l’ingresso nei vocabolari di lingua italiana (nei quali non è attualmente registrato).

L’impiego del verbo perplimere è dovuto alla prosa creativa del comico Corrado Guzzanti, che lo ha lanciato nei primissimi anni Novanta, nella trasmissione televisiva “Avanzi”. La parola venne inserita in uno dei dialoghi fra il personaggio Rokko Smitherson e Serena Dandini, ed ebbe talmente successo che fu più volte riutilizzata nella trasmissione, con ricchi esempi nella coniugazione (perplimere, perplimo, perplimete, perplèi, perplime[re]) e nelle varianti (perplerre).

Molte furono le parole inventate da Rokko Smitherson (regista romano di “filmaggi de’ paura”), un personaggio che basava la sua comicità satirica proprio sui giochi di parole e su neoconiazioni allusive (sospensionismo, su astensionismo; antiproibizionale, su antiproibizionista; sopravvolare, su sorvolare; cartone animale, su cartone animato; psicoanale, su psicoanalista; ecc.). Fra le molte innovazioni linguistiche perplimere attecchì più facilmente nella lingua comune a causa della sua perfetta adeguatezza morfologica, che tra l’altro colma anche una lacuna lessicale della nostra lingua: il verbo è infatti spontaneamente riconducibile dai parlanti italiani al participio passato perplesso (sulla base di verbi come comprimere / compresso; sopprimere / soppresso, ecc.); e del resto manca in italiano un verbo che renda in modo sintetico l’azione dell’essere o del rendere perplessi, per cui il neologismo si incunea perfettamente nel nostro sistema linguistico.

Probabilmente per questa sua funzionalità nel coprire un vuoto morfologico e semantico (che l’italiano eredita dal latino), sulla scia della trasmissione la parola ebbe una notevole e crescente fortuna, seppure in contesti informali e per lo più in accezione ironica; e, del resto, nonostante l’origine peculiare, perplimere ha resistito a lungo nella nostra lingua, tanto che recentemente se ne è persa anche la sfumatura ironica, come emerge dai quesiti e dalle segnalazioni di neologismo giunti alla nostra redazione.

Ci sono molte parole o frasi che i comici lanciano e rimangono nell’aria per parecchi anni, ripetute da sempre più persone, fino a dimenticarne l’origine (quante espressioni mio padre usava che poi scoprire essere frasi di Carosello o di qualche comico dell’epoca), ma non mi ero mai imbattuto in un neologismo che riesce a coprire un vuoto morfologico e semantico dell’italiano tanto da essere accettato nella lingua italiana, a dimostrazione che la nostra lingua è ancora viva e in continua evoluzione.

Il caso nel corso dell’evoluzione della lingua

Lingua Italiana Per illustrarvi come la lingua italiana sia in continua evoluzione e che è nella forma attuale, solo per tutta una serie di coincidenze, farò un excursus e vi racconterò di una lezione universitaria sui dialetti che seguii tempo fa.

Nell’Italia antica si parlava il latino, ma il latino parlato era molto diverso da quello letterario oltre ad essere molto diverso regione per regione, poiché i vari popoli sottomessi dai Romani parlavano il latino con elementi fonetici e lessicali propri delle loro lingue originali. Dopo la fine dell’Impero Romano, venendo a mancare un centro politico che diffondesse un modello di lingua uguale per tutti, le differenze tra i vari latini regionali crebbero sempre più, poiché è nella natura delle lingue evolvere spontaneamente. Il risultato fu una grande frammentazione linguistica: così dai latini regionali nacquero i volgari, cioè i dialetti del latino parlati nelle varie città, mentre nella scrittura ancora si continuava ad usare il latino, e questa situazione si potrasse per diversi secoli.

Verso il XIII secolo alcuni autori iniziarono a scrivere versi d’amore nei propri volgari. Il primo volgare usato per la scrittura di versi fu il sicialiano e quindi fu la volta del volgare fiorentino. Ma fu solo grazie alla enorme fama di autori fiorentini come Dante Alighieri, che anche autori non toscani iniziarono a scrivere non più solo in latino, ma anche in fiorentino, fino a farla diventare la lingua dei letterati di tutta Italia, anche se nella vita quotidiana tutti continuavano a parlare solamente i volgari locali (chiamati poi dialetti). La cosa curiosa è che i dialetti italiani che ancora oggi conosciamo e usiamo non sono dall’italiano (che è venuto dopo, poiché è nato da uno di questi dialetti, il fiorentino) ma direttamente dal latino attraverso un processo durato ormai duemila anni. I dialetti nati prima della lingua nazionale (come il napoletano, il genovese, il veneziano, il siciliano, etc) sono, infatti, detti dialetti primari.

Questi dialetti primari hanno continuato ad essere l’unica forma di lingua parlata ancora molti secoli dopo Dante. Per esempio, nell’800, anche se oramai si scriveva solo in italiano e il latino era del tutto sparito dall’uso, tranne che per pochi esperimenti letterari e nella Chiesa, tutti parlavano nella vita quotidiana sempre e solo in dialetto.
L’esempio più significativo è quello di Alessandro Manzoni, autore di opere italiane considerate punto di riferimento fondamentale per la storia della lingua italiana, non parlava italiano perché nessuno lo faceva, tranne naturalmente in Toscana. Infatti, Manzoni era un aristocratico milanese e nella sua vita quotidiana e familiare, alternava il dialetto milanese con la lingua francese, che all’epoca era la lingua dell’aristocrazia. La lingua italiana al di fuori della Toscana era sempre e solo scritta. Sarà solo a partire dal 1860, con l’Unità di Italia, l’istruzione obbligatoria, le migrazioni, le esperienze militari e, successivamente, la diffusione dei media, che gradualmente l’Italiano divenne anche la lingua parlata.

Insomma, se non fosse per autori fiorentini come il sommo Dante, forse oggi l’italiano avrebbe potuto assomigliare molto di più al siciliano (furono per primi gli autori sicialiani a scrivere nel loro volgare) che al fiorentino. Oppure, Manzoni avrebbe potuto scrivere “I Promessi Sposi” in sicialiano, o magari, in milanese o francese!

Simplicissimus regala un ebook a scelta in cambio di una recensione

Ecco una simpatica iniziativa del noto sito italiano Simplicissimus.it:

Un po’ tutti i lettori in fondo sono dei critici letterari. Alzi la mano chi non ha mai sognato di avere dei libri gratuiti in cambio soltanto di una recensione, di una lode oppure di una stroncatura, di un parere autorevole, una critica costruttiva, ma anche una parola di conforto per quei libri che proprio non ce la fanno.

Ultima Books ha appena lanciato uno Spazio Recensioni, dove l’aspirante critico letterario che alberga in ogni lettore può dare libero sfogo alla propria voglia di libri, prendendo gratuitamente un ebook tra quelli in esposizione e lasciando successivamente una recensione.

D’altronde tutti quanti ci fidiamo di più del parere di un amico, del consiglio di un vicino piuttosto che delle voci ufficiali e delle parole degli uffici stampa.

Ultima Books è ansiosa di sapere che cosa ne pensi, per avere uno scambio costruttivo e una libera circolazione delle idee. Oggi ciascuno può dire la propria, senza censura, una vera e propria democrazia libraria. Direi che è proprio il caso di approfittarne!

Il gatto di Schrödinger - ePub DRM Free E’ sufficiente, quindi, visitare questa pagina, scegliere un libro che vin interesserebbe leggere e fare la richiesta via email. Io ho scelto “Il gatto di Schrödinger” e nel giro di qualche ora mi hanno spedito l’ebook in formato .epub DRM FREE che ho prontamente caricato sul mio iPad. Certamente non vi sono libri famosi o le ultime novità (il libro che mi hanno mandato era piccolino, di sole 25 pagine), ma secondo me vale la pena provare: si potrebbe scoprire qualche autore interessante o magari, potrebbe essere utile, per chi è ancora restio, ad avvicinarsi gratuitamente al mondo della lettura digitale.
In teoria non vi sono limiti al numero di eBook che è possibile richiedere (almeno fino a quando l’iniziativa resterà in piedi). L’unica cosa che è richiesta, per richiedere un altro libro, è di aver scritto una recensione (positiva o negativa che sia) su quello appena finito. Insomma una iniziativa lodevole ed onesta.

Sviluppo di Applicazioni per iOS: videocorso della Università di Pisa disponibile gratuitamente su iTunesU

Nel periodo dall’8 Marzo al 19 Aprile 2011, al Dipartimento di Informatica dell’Università di Pisa, in collaborazione con Apple Italia e Data Port, si è tenuto un corso di “Sviluppo di Applicazioni per iOS” (tutti i Martedì,Giovedì e Venerdì dalle ore 16.00 alle ore 18.00), rivolto principalmente a tutti gli studenti di informatica ed ingegneria informatica. La notizia è che, da qualche giorno, tutto il corso è disponibile anche nella sezione iTunesU, della stessa Università di Pisa. Potete scaricare, ovviamente gratuitamente, tutto il materiale (Audio, Video HD, Video SD e PDF) da questo link.

Corso iOS su iTunesU

Il corso tratta gli aspetti metodologici e gli strumenti per lo sviluppo di applicazioni per dispositivi mobili iOS (iPhone, iPad, iPod Touch), incluse le nuove modalità di interazione basate su tecnologie multi-touch. In particolare:

  • progettazione object-oriented secondo il paradigma model-view-controller (MVC);
  • il linguaggio Objective-C;
  • gli strumenti di sviluppo per iOS su Mac OS X (iOS SDK);
  • persistenza dei dati, gestione dei sensori, geo-localizzazione, servizi di networking;
  • presentazione di buone pratiche di programmazione.

Questa è la prima volta che un corso di programmazione iOS è disponibile in Italiano e reso accessibile a tutti gratuitamente. Se, quindi, avete intenzione di approfondire la la programmazione per dispositivi iPhone/iPad, allora non potete lasciarvi sfuggire questa opportunità.

Un hosting perfetto per i blogger più esigenti? Blog House potrebbe essere la tua soluzione

Qualche tempo fa, insieme a Cristian, vi abbiamo chiesto quale fosse, per voi, il servizio di hosting perfetto per un blog. Lo scopo era semplice: porre la domanda giusta direttamente ai blogger per migliorare il servizio ed offrire così una offerta mirata e soddisfacente.

Risultati del sondaggio

Ed ecco i risultati:

  • L’80% ha indicato Linux come sistema operativo di riferimento per il proprio blog.
  • Il 43% ha detto di accontentarsi di 1 o 2 GB di spazio garantito.
  • Il 71% ha espresso la richiesta di avere fino a 3 database MySQL.
  • Il 44% ha chiesto fino a 250MB per ogni singolo database, mentre il 57% lo vorrebbe di dimensioni maggiori o addirittura illimitate.
  • Quasi la metà di voi dichiara di “accontentarsi” di 3 caselle email, ma non ne disdegnerebbe 5.
  • Ben il 52% invece ritiene che fino a 25GB/mese di banda passante siano più che sufficienti, mentre il 49% ne vorrebbe in quantità smisurata.
  • Il 49% richiede backup quotidiani, ed un 30% abbondante dichiara di accontentarsi di una copia a settimana.
La soluzione: Blog House

Questa era una breve analisi dei risultati del sondaggio. Allora ecco una soluzione alle vostre esigenze… un nuovo prodotto, 100% italiano, pensato e realizzato per il blogger più esigente: Blog House.
Ed ecco cosa offre:

SPECIFICHE:
SUPPORTO PHP 5.xx
MySQL 5.04x
1 NOME A DOMINIO DI 2° LIVELLO
3 NOMI A DOMINIO DI 3° LIVELLO
SPAZIO WEB : 2 GB
5 DATABASE MySQL DA 250 MB CADAUNO
5 ACCOUNT FTP
BACKUP GIORNALIERO
TRAFFICO : 50 GB / MESE
STATISTICHE CON WEBALIZER O AWSTATS
3 CASELLE EMAIL DA 2 GB SU SERVER DEDICATO (POP3 e WebMail Ajax)
PANNELLI DI CONTROLLO : ISPCONFIG, PHPMyADMIN, WEBMAIL
PING MEDIO : < 80ms

PREZZI:
€ 57,00 / ANNO (CON MANTENIMENTO DNS)
€ 47,00 / ANNO (SENZA MANTENIMENTO DNS)
€ 20,00 / ANNO PER SMTP AUTENTICATO (OPZIONALE)

Come vedete la soluzione offerta da Blog House di E-Max rispecchia le esigenze che voi stessi avevate espresso nel sondaggio e che credo, sia difficile trovare nel panorama italiano.

La mia esperienza

Personalmente ho trovato molto interessante questa offerta, perché rispecchia interamente le esigenze dei blogger più esigenti ad un prezzo contenuto. Anche se queste possono sembrare parole lette su una brochure patinata, in realtà posso confermarle con la mia personalissima esperienza.
Nella mia vita da blogger, ho provato molti servizi di hosting, ma sinora nessuno mi aveva stupito come l’hosting offerto da Blog House ed è per questo che ho migrato entrambi i miei siti (levysoft.it e gamertagmatch.com).
Se per il mio blog ho trovato una buona velocità di risposta, su GamerTagMatch, la mia community italiana per i giocatori Xbox Live, ho trovato davvero la soluzione ai miei problemi, in quanto gli hosting precedenti non riuscivano a reggere il carico di lavoro che un cms come Elgg può comportare (tanto che spesso viene suggerito di installarlo solo sui server dedicati).
Ma quello che più mi ha entusiasmato è stato, a quasi un anno, non aver mai avuto un problema di raggiungibilità, di banda (anche perché 50GB mensili in Italia sono difficili da trovare), o di un semplice fermo del sito.

Se siete interessati, potete compilare il form di contatto sul sito del prodotto.

Codemotion: l’evento gratuito aperto a tutti i linguaggi e tecnologie

Il 5 Marzo 2011 a Roma, presso il Dipartimento di Informatica e Automazione dell’Università Roma Tre, si terrà il Codemotion, un evento gratuito aperto a tutti i programmatori, una vera e propria maratona tecnica che prevede più di 65 interventi distribuiti in 7 sessioni parallele. I talk non pretendono di insegnare, ma di rendere più facile il successivo processo di imparare, regalando ai partecipanti, ad ogni intervento, nuove emozioni con lo scopo di stimolare la comunità a creare software migliori.

Il Codemotion è l’evoluzione del Javaday Roma, che da questa edizione 2011 si apre saggiamente a tutti i linguaggi e tecnologie, spaziando da Html5, Twitter, Database No-Sql, sviluppo di videogiochi, creazione di applicazioni mobile, comparazione e nuovi linguaggi. Si parlerà anche di Android, Sistemi Operativi, architetture.

Codemotion

Il programma del Codemotion è stato realizzato con una Call For Paper pubblica e qui trovate il poderoso programma: talmente sono tanti gli argomenti, che ho fatto davvero molta fatica a trovare un tracklist ideale degli eventi da seguire senza rischiare di perdere nulla di interessante.

Ci vediamo al Codemotion!

E’ arrivato jQuery 1.5

IL 31 Gennaio 2010 è stato finalmente annunciato il rilascio della release stabile di jQuery 1.5. La novità più grande è sicuramente che questa nuova versione beneficerà complessivamente di performance migliori, grazie alla parziale riscrittura del codice relativo alle chiamate Ajax, e ad un netto miglioramento riguardo il traversing, ovvero quelle funzioni che permettono di scorrere gli elementi all’interno della pagina (come, per esempio, i metodi .children(), .prev() e .next()).

Oltre ad essere state aggiornate, le API Documentation per jQuery 1.5, questa nuova versione ha corretto 83 bug, chiuso 460 ticket, e ha passato ben 4437 test su tutti i browser che prevedono la compatibilità con jQuery (compreso l’odiato e vecchio Internet Explorer 6):

  • Safari 5.0.3 / 4.0.5 / 3.2.3 / 3.1.2
  • Opera 11.01 / 11 / 10.63 / 10.54 / 10.10 / 9.64
  • IE 6 / 7 / 8
  • Firefox 4.0b9 / 3.6.13 / 3.5.11 / 3.0.19 / 2.0.0.20
  • Chrome 8.0.552.215 / 8.0.552.237 / 9.0.597.67 Beta / 10.0.642.2 Dev

Se volete, quindi, beneficiare delle nuove performance, potete scaricare la nuova versione qui:

oppure potete linkarli direttamente dai server CDN di Google e Microsoft:

  • Microsoft CDN

    http://ajax.aspnetcdn.com/ajax/jQuery/jquery-1.5.min.js

  • Google CDN

    https://ajax.googleapis.com/ajax/libs/jquery/1.5.0/jquery.min.js

Internet è un dono di Dio o un semplice mezzo di comunicazione di massa?

Internet è un dono di Dio” è la famosa frase di uno scrittore e dissidente cinese, Liu Xiaobo, attivo da molti anni nella difesa dei diritti umani nella scena nazionale del suo Paese e insignito, nel 2010, del Premio Nobel per la Pace.

Ma questa stessa frase fu anche un potente manifesto con cui, nel 2009, il mensile Wired aveva candidato Internet al premio Nobel per la Pace.

Infine, recentemente, è anche divenuto il titolo di un libro che narra dieci storie con lo scopo di chiarire perché Internet è divenuta col tempo, arma di costruzione di massa: i software contro la censura digitale (Shiyu Zhou dall’America per Cina e Iran), il potere della parola per la libertà (Georgy Jakhaia in Georgia, Yoani Sanchez a Cuba, Adshin Mettacara in Birmania), il micro-credito online come strumento di sviluppo nelle economie povere (Matt Flannery e Kiva), l’industria informatica come occasione di pace per la Palestina (Saed Nashef), il wireless perché anche Amazzonia e Darfur rompano l’isolamento (Daniele Trinchero e iXem), il Web come strumento di aiuto e solidarietà nelle catastrofi (Ory Okolloh dal Kenya, Rima Qureshi dalla Svezia).

L’altro lato della medaglia

Ma se questa è il lato di una medaglia, c’è anche chi ha guardato l’altro lato, quello oscuro, di internet. Ed è stato l’intellettuale bielorusso Evgeny Morozov che nel suo recente saggio “The net delusion: the dark side of internet freedom” (trad. La net-delusione: il lato oscuro della libertà di internet) critica aspramente le potenzialità democratiche della rete, che troppo spesso si trasformano in censura.
Secondo lui, il web può essere uno strumento di mobilitazione collettiva con lo stesso peso con cui può tragicamente divenire uno strumento di controllo sistematico e autoritario.
Un esempio alla luce del giorno è la martellante censura imposta dal regime Repubblica popolare cinese o la censura di internet in Egitto.
Morozov, punta, così a confutare la teoria secondo cui “internet porterà la pace del mondo” additando il passato e facendo una analisi retrospettiva dei nuovi media: anche la stampa, il telegrafo e la radio furono universalmente accolti come dei mezzi attraverso i quali si sarebbe potuto raggiungere più velocemente la libertà individuale e dei popoli, ma alla fine quegli stessi mezzi furono usati dai regimi di tutto il mondo per il loro tornaconto.

Il ruolo di internet nella diffusione delle proteste e delle sollevazioni popolari è, però indiscutibile ma non bisogna, per questo, identificare internet con la rivolta stessa, poiché internet è solo un mezzo, magari un potente mezzo di comunicazione di massa, con cui la protesta riesce a diffondersi più efficacemente, e null’altro!

Hosting su misura per blogger: Tu come lo vorresti?

Riprendo l’interessante articolo di Cristian per porvi la stessa domanda: che cosa si aspetta un blogger, o cosa va cercando, in un servizio di hosting su misura? La domanda potrà sembrare banale, ma è da qui che nascono le idee e le offerte migliori. Ogni gestore di hosting ha la sua visione che alla fine si traduce in una offerta più o meno generalista che sovrastima o, molto spesso, sottostima le esigenze del blogger medio. Allora ecco che, secondo me, porre la domanda giusta direttamente ai blogger può servire per migliorare il servizio ed offrire così una offerta mirata e soddisfacente! E ora giro la domanda a tutti voi blogger: come deve essere l’hosting su misura per un blog?

Nel cuore di ogni Xbox 360 batte un cuore a forma di mela

Oggi voglio raccontarvi un fatto curioso che ho appreso leggendo il libro “Il Fattore X” di Dean Takahashi, un saggio dedicato alla nascita di Xbox 360 e che potrete usare se volete spiegare come fate a coniugare la passione per i prodotti Apple con il mondo Xbox 360 della Microsoft (molti, in preda dei pregiudizi, ancora fanno fatica a capire che i due mondi sono apparentemente diversi).

Il processore PowerPC

Infatti, quello che non tutti sanno è che la Xbox 360 per Microsoft, nonostante alcuni problemi iniziali, è stata la vera e forse unica e irripetuta rivoluzione della società di Redmond: se la prima Xbox originale era basata su chipset Intel e una scheda video nVidia (inizialmente Bill Gates voleva creare la console come un vero e proprio pc su cui potevano girare sia Windows che i giochi dedicati), la Xbox 360, invece, fu costruita partendo da una scheda grafica ATI Radeon e un processore IBM dual core, lo stesso, almeno come architettura, presente su i computer G5 della Apple (PowerPC 970).
Col senno di poi, la scelta di Microsoft fu veramente coraggiosa: per prima cosa diede fiducia ad IBM con i suoi primi processori multicore, quando all’epoca Intel spopolava enfatizzando i processori singolo core a suon di MHz; ma la cosa interessante è stata che, cambiare radicalmente archittettura avrebbe significato non garantire al 100% la compatibilità verso il basso (Xbox originale) a tutto vantaggio di performance di tutto rispetto anche a distanza di anni, cosa che invece con Windows non era riuscita a fare, lasciando pezzi di Windows 95 anche in sistemi operativi come Vista.

Il Macintosh G5 come Kit di Sviluppo

Xbox love Apple Heart E sapete quale è il bello di questa situazione? Dato che, mentre si era nella fase di progettazione, ne ATI ne IBM avevano finito i loro chip, e che gli sviluppatori avevano bisogno di poter iniziare a testare i loro giochi per arrivare in tempo a commercializzare i propri giochi con il lancio della console di nuova generazione, la Microsoft si vide costretta ad usare i Macintosh G5 come kit di sviluppo! Lo scopo era quello di dare agli sviluppatori di videogiochi una idea di quello che si sarebbero trovati a programmare, in modo da riuscire a simulare al meglio il tipo di ambiente e di prestazioni in cui avrebbero operato i giochi sulla futura Xbox 360, potendo determinarne per tempo la qualità delle animazioni e la velocità di riproduzione di un gioco, consentendo loro, in defintiva, di iniziare lo sviluppo in anticipo sui tempi!
Ovviamente, anche se l’ambiente di sviluppo basato su Apple era buono, poteva però solo dare una idea approssimativa del sistema reale e ottimizzato.
In ogni caso, ben 4000 Macintosh con G5 furono distribuiti da Microsoft agli sviluppatori e i primi giocatori che provarono i giochi nella aree Xbox 360 sparse per l’America, nate per pubblicizzare la futura console, siccome non erano ancora pronte le console definitive, usarono a loro insaputa sistemi Apple Macintosh G5 camuffati!

Quindi, se gli Apple Macintosh G5 furono i prototipi iniziali della Xbox 360, si può benissimo affermare che in ogni Xbox 360 batte un cuore a forma di mela!

Somiglianza dei controller

Un’altra cosa simpatica che ho notato è stata la somiglianza tra i controller della Xbox/Xbox 360 e quello della Apple Pippin, la console di Cupertino che non ebbe mai il successo sperato, anch’essa basata intorno a un processore PowerPC e ad una versione modificata del Mac OS con lo scopo di creare un computer predisposto per i giochi, la stessa idea che ebbe Bill Gates con la sua prima Xbox, solo che la Pippin fu commercializzata nel 1996 in America mentre la Xbox classica nel lontano 2001:

Xbox vs Apple Pippin

Come potete vedere dalla figura, i 4 tasti messi in croce hanno gli stessi 4 colore base (verde, blu, giallo, rosso) solo in ordine diverso: che quelli della Microsoft si siano ispirati anche a questo piccolo particolare?

Un viaggio virtuale tra le vie della nostra infanzia in un videoclip interattivo in HTML 5 degli Arcade Fire

Finalmente qualcosa di nuovo e a proporcelo è la creatività di rock band indie canadese, gli Arcade Fire, Google Maps e Street View di Google e la potenza di HTML 5, coniugando arte e geoweb in un videoclip su misura per ciascun utente, andando oltre la visione passiva per diventare un’esperienza personale dello spettatore.

In teoria per visualizzare questo piccolo capolavoro (curato dal filmaker Chris Milk) servirebbe Google Chrome ma io l’ho visualizzato senza alcun problema con Safari 5.0.1 per Mac (scordatevi di usare Explorer mentre funziona anche su Safari di iPad o iPhone, ma il tempo di caricamento è più lungo) ma, credetemi vale davvero la pena perché questa esperienza visiva ed emozionale vale ampiamente 5 minuti del vostro tempo!

Arca Fire - The Wilderness Downtown

Una volta che avrete deciso quale browser usare, mettetevi comodi, alzate il volume della casse, e collegatevi al sito del progetto The Wilderness Downtown nato per promuovere il nuovo singolo, “We used to wait“, dell’ultimo album degli Arcade Fire, The Suburbs. Qui vi verrà chiesto di inserire l’indirizzo della casa in cui siete cresciuti (mi raccomando inserite solo la via di dove siete cresciuti perché secondo me fa la differenza), e date l’OK. Dopo aver atteso qualche istante per dare il tempo al motore di caricare, cliccate su PLAY e lasciatevi andare ad una cavalcata emotiva indietro nel tempo, sulle ali di una nostalgia cullata dalle parole e dalla melodia di “We used to wait”.

Quando avete finito di guardare il videoclip interattivo, un vero e proprio, viaggio virtuale tra le vie dove si è nati e cresciuti, tornate qui a leggere… è una cosa che dovrete provare da soli, senza anticipazioni, ed è per questo che non ho voluto riprendere alcun video su Youtube di questo videoclip, perché non potrebbe mai rendere l’idea!

E’ poesia espressa in musica e video, ed è molto più efficace di tanta altri videoclip di registi famosi, perché è un videoclip personalizzabile, fatto su misura sui vostri ricordi, e che lo rende solo vostro! Quando vi ho detto che era importante inserire l’indirizzo di dove siete cresciuti e non del vostro lavoro o di dove attualmente vivete, c’era una ragione: l’aspetto emozionale è molto diverso perché non potrete altrimenti godere di un’esperienza interattiva e personale che mira a stimolare nostalgia e malinconia del passato (che è il tema della canzone). Se guardate il videoclip interattivo, quando vedrete la vostra vecchia casa o quella via in cui giocavate a pallone, piano piano affioreranno dal passato i ricordi della vostra infanzia, rincorrendo l’onda di sensazioni perdute e che per pochi minuti avete ritrovato.

Arca Fire - The Wilderness Downtown

Girato dal regista Chris Milk insieme al Google Creative Lab, sfruttando Google Street View e Google Maps, usa la tecnologia HTML5 (tanto amata da Steve Jobs che vorrebbe sostituirla al Flash), il video ha dato i risultati sperati perché la band indie è prima negli Stati Uniti (156.000 copie vendute in una settimana) e prima in Inghilterra (61.000 copie).
Ho apprezzato molto l’uso sapiente di un filtro seppia sulle immagini di Google Street per rendere uniforme le immagini visualizzate con il videoclip (qui trovate una pagina che descrive le tecniche usate per realizzare questo video interattivo) e molto bella la scena degli uccelli che volano dai rami del messaggio che avete scritto in una finestra ad un’altra (dando un senso di continuità al tutto, in modo da far sembrare un tutto l’uno l’ambiente creato a tempo di musica) con le immagini della via inserita in precedenza, e diventando, poi, alberi cresciuti sull’asfalto.

Vi lascio con la migliore descrizione del video che ho trovato:

Dopo aver inserito l’indirizzo della via dove abitavate da bambini parte un video con un ragazzino che corre, cappuccio della felpa calato. Si aprono altre finestre del browser, a tempo di musica: uno stormo di uccelli che reagisce al movimento del mouse, e soprattutto le immagini della via che avete inserito, inquadrata a volo d’uccello. Al centro della vostra via, lontano, il ragazzino che corre. Le finestre del browser continuano poi ad aprirsi e spostarsi: gli uccelli sorvolano la vostra casa, l’inquadratura si avvicina al portone quando il ragazzo smette di correre, e tutto inizia a girare intorno a lui. Gli uccelli volano via, noi ci allontaniamo di nuovo verso il cielo e sullo schermo appare un foglio bianco, in cui ci viene chiesto di scrivere o disegnare — con mouse e tastiera — un messaggio per il bambino che un tempo viveva lì, con un segno che si disperde poi in rami e rivoli. Lasciato il messaggio si torna nella vostra via, dove gli uccelli si lanciano in picchiata verso la strada, diventando alberi allo scontro con l’asfalto, e ricoprendo di verde la città.


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