In questo articolo cercherò di capire se i CD e i DVD sono davvero eterni e tenterò di identificare i problemi che affliggono i supporti ottici e che ne determinano l’inevitabile deterioramento. La mia analisi è partita da un articolo che ho letto su Repubblica.it dove si legge:
Nell'era in cui la diffusione dei pc aumenta costantemente, potremmo non riuscire a conservare l'oceano di dati immagazzinati in questi anni. A porre il problema è un'autorità nel campo della sicurezza, Olivia Bosch, del Royal institute of international affairs di Londra. Oggi conserviamo molti dati sui tradizionali floppy. Fra dieci anni rischiamo di non trovarci più nulla all'interno o, addirittura, di non avere più software in grado di aprirli e, quindi, di leggerli.
Per impedire di perdere tutto, Oliva Bosch suggerisce "di istituire una biblioteca di software", in maniera da potere, anche fra 1000 anni, utilizzarli per leggere i documenti che conserviamo oggi. Per la Bosch, un altro sistema da utilizzare per preservare la memoria è quello di "tradurre, ogni qualvolta si cambia generazione di software, la massa dei dati conservati, in modo da poterli consultare usando il nuovo sistema".
Il problema in effetti si ripercuote anche sui CD-R e fra un pò di anni anche sui DVD.
A differenza dei supporti a nastro magnetico (mc, vhs ma anche le più recenti cassette miniDv) che si logorano con l’uso, i cd/dvd , non avendo un meccanismo “a contatto”, si logorano col tempo e non con l’uso.
E’ bene però fare prima una distinzione tra l’uso che se ne fa del supporto ottico: audio e video.
1. Prodotti Sonori
Tradizionalmente, il confronto con le MC magnetiche ha così banlizzato alcuni confronti tipici non del tutto corretti: mentre la MC magnetica è sensibile a temperatura e campi elettrici, i CD ottici sono del tutto immuni dagli stessi aggressori.
In realtà non è così, almeno non per così tanto tempo! Gli strati superiori dei CD-R sono composti di materiale organico che tende a degradare: gli -RW soffrono per la cristallizzazione della lega presente in superficie: per tutti, il riempitivo tra gli strati soffre per gli sbalzi di temperatura.
I graffi a volte sono sanabili, ma alcuni risultano del tutto distruttivi, tipo i graffi circolari o il distaccamento della metallizzazione.
I supporti ottici sono certamente più resistenti di quelli magnetici – e perdono minor qualità a parità d’uso, ma non aspettate oltre i 5 anni per il riversamento.
Infine, occorre porre attenzione anche alla modalità di scrittura: gli algoritmi di correzione degli errori applicati al cd sono di per sè peggiori rispetto a quelli per MD (o anche DAT – il migliore in questo senso, con nessun errore provocato in una lettura contunuata di oltre un secolo: solo, escludo del tutto dall’elenco dei media d’archiviazione a lungo termine per probelmi gravi di altro tipo – legati più alla meccanica del riproduttore).
Per l’audio, attualmente il miglior supporto è però il MiniDisc (MD).
La ragione non è semplicissima: lo stress a cui il minidisc è sottoposto durante la lettura/scrittura è molto minore di quello sopportato dai cd. Si tratta di una temperatura legata al cosiddetto punto di Curie che per il MiniDisc è minore di circa 10 volte, questo risparmia al supporto non pochi traumi.
La struttura e la modalità di scrittura del MD sono pressoché identiche a quelle del cd, solo con una densità di segnale maggiore, che garantisce la coerenza del file dai cosiddetti clipping frequenti (zone al di sopra delle frequenze di campionamento disponibili, che nella modalità di registrazione digitale vengono ignorate del tutto, creando clip vuoti, rotture nella continuità di riproduzione).
Quindi, il minidisc è l’ideale se si vuole tenere a lungo un archivio sonoro, ascoltarlo un numero 10 volte maggiore di un cd a parità di usura provocata e registravi sopra in sovrascrittura un numero di volte anch’esso maggiore (per i cd vi sarebbe uno standard, fornito da Orange Book, di 1000 scritture).
Di contro abbiamo che i minidisc hanno minore spazio diponibile [74 min], intervento di editing sui contenuti non proprio immediato, costo dei dischi elevato.
2. Prodotti per Video e Immagini.
In linea torica, il miglior supporto per archiviare i film è la pellicola (le archiviazioni di materiale storico si fanno su microfilm). Da poco si stanno sperimentando pellicole non acetate, ma di struttura molto simile alla carta – il miglior supporto in assoluto.
Per uso domestico ovviamente né i microfilm né le novità sperimentali possono interessare.
I supporti ottici sono quindi i più abbordabili e versatili: i difetti sono sempre quelli, quindi non più di 5 anni per riversare, non più di 1000 riscritture sui rescrivibili, non sottoporre a calore (nemmeno quelli eccessivi del riproduttore), non scrivere con catorci taiwanesi (che bruciano a sfaso).
Per archivi importanti, non comprare cd da 10 centesimi, non cuocerli per ore dentro i PC, non stamparvi sopra le etichette poiché scorticano la metallizzazione.
Per maggior cura, è consigliabile riversare su Betacam SP o digitale.
3. Quali sono i fatto che deteriorano i CD-DVD?
Tutte le cose su nastro soffrono per l’attacco di un agente in particolare, l’umidità. L’umidità porta muffa, viene trattenuta dalla polvere, la polvere si annida in spazi improvvisi causati anche da un urto che sposta le spire: ogni nastro inbobbinato attorno ad una rotella è quindi più a rischio di qualsiasi proprio cugino contenitore.
Ben venga ogni premura per controllare innanzitutto l’atmosfera in cui vive il supporto, poi eventuali colpi accidentali, stiramenti o attriti del nastro, etcetc.
Per i CD invece, come affermano gli stessi produttori, la velocità di decadimento è proporzionale alla temperatura (in Kelvin), per durano assai di più se tenuti al buio (dentro alle scatole i cartone con cui si comprano) e al fresco.
Ovviamente come tutti gli oggetti, anche i CD dopo un certo numero di anni inevitabilmente si deteriorano: il problema è “fino a quando è possibile leggere senza errori il suo contenuto?”
La risposta dipende dal livello di conservazione del cd e dal tipo di supporto (CD, CDR, CD-RW, marca,……).
Per quello che si stima un cd se ben conservato potrebbe durare anche più di 100 anni anche se è difficile dare in questo campo dei numeri esatti poichè sono tantissimi i fattori in gioco.
Le cose importanti da sapere sono:
– i CD temono tantissimo il calore che è in grado di renderli illeggibili: viceversa sono insensibili ai campi magnetici ad esempio prodotti dal monitor o dalle casse (campi che invece danneggiano floppy disk, magneto ottici , Zip e HD removibili)
– i CDR e CDrw sono sensibilissimi all’esposizione diretta ai raggi del sole, che in pochissimo tempo li può “cancellare”
– i CD, CDR e CD-RW hanno la capacità di correggere gli errori dovuti a graffi, polvere o altro entro ovviamente certi limiti: occorre pertanto la massima cura nel maneggiarli DA ENTRAMBI I LATI (un graffio profondo sull’etichetta intacca lo strato che contiene dati). Sono più sensibili agli errore i CD masterizzati in formato mode 2 /XA , tutti i VCD, XVCD e SVCD, poichè si utilizzano meno bit per la correzione degli errori. La capacità di correzione deriva infatti dal fatto che oltre ai dati nei CD vengono memorizzati dei bit che permettono la identificazione e la correzione di errori con degli algoritmi che ovviamente hanno dei limiti.
Recentemente è nato un altro pericolo per i cd.
Nature.com ha infatti rivelato una scoperta avvenuta per caso che svela i danni irrimediabili causati da un fungo a un supporto di archiviazione ottica.
Il pericoloso microorganismo (appartenente alla famiglia Geotrichum) solitamente attacca come parassita piante, animali e occasionalmente l’uomo, ma pare che si trovi particolarmente a suo agio anche lungo le tracce incise su di un CD. Si anniderebbe infatti all’interno dei pit o microsolchi presenti sul dispositivo ottico che rappresentano i dati archiviati e si nutrirebbe dello strato di carbonio di cui è costituito il disco. In tal modo finirebbe con il rosicchiare letteralmente i dati presenti sul CD e renderlo pertanto illeggibile.
Il microorganismo attacca il bordo del disco, consumando la plastica e perfino l’alluminio: i primi sintomi di una tale infezione sono rinvenibili nella sostanziale perdita di colore del fondo del disco che diviene via via più trasparente fino a perdere del tutto i dati su di esso contenuti e le sue proprietà di scrivibilità. , e rendendolo così inutilizzabile.
Ma non c’è di che preoccuparsi seriamente a meno che non viviate ai tropici o a Cuba: il fungo infatti vive e prolifera quasi esclusivamente in ambienti molto caldi e particolarmente umidi, come appunto i Paesi caraibici, e non sono certe queste le condizioni normali in cui un cd viene conservato.
4. Nascono i rivestimento protettivi per i supporto ottici
E’ del 3 Novembre la notizia (riportata da Punto Informatico) per cui la TDK ha messo a punto una nuova tecnologia antigraffio applicabile sia ai dischi ottici che ai display LCD. Secondo TDK possono resistere all'”attacco” di una spugna in lana di acciaio e respingere ogni tipo d’inchiostro, anche indelebile. Ma è probabile che la maggior parte degli utenti lascerebbe tranquillamente l’onere di questi test al produttore e si accontenterebbe che i propri CD/DVD resistessero all’uso quotidiano e durassero davvero cent’anni come veniva promesso all’alba del compact disc: sarebbe già un grande risultato.
Il rivestimento protettivo consiste in due strati sovrapposti di particelle di silice, capace di prevenire i graffi, e di una resina a base di fluoro, repellente ad acqua ed inchiostro. Quest’ultimo strato è anche in grado, secondo TDK, di tenere lontano la polvere e ridurre al minimo le impronte digitali. L’azienda ha poi spiegato che il sottilissimo rivestimento è perfettamente trasparente sia alla luce visibile che al laser dei DVD.
La tecnologia protettiva di TDK verrà adottata da Sony, Philips e Panasonic nei propri dischi Blu-ray ad alta capacità attesi sul mercato il prossimo anno. Lo speciale rivestimento chimico sostituirà eventuali protezioni fisiche del tipo delle cartridge utilizzate nei DVD-RAM: ovviamente un involucro di plastica rigida è sicuramente più robusto e resistente di una “vernice” trasparente, ma ha lo svantaggio di essere più costoso e poco gradito al mercato consumer, che in passato ha già bocciato media “incappucciati” come CDTV e DVD-RAM.
Concludendo, penso che il bello del supporto cd (e affini) sia oltre che la durata della propria vita (nei casi di buona conservazione) la capacità che si ha di fare copie perfettamente uguali all’originale: un CD importante lo si può duplicare periodicamente e garantirsene una durata veramente eterna ( sempre se figli, nipoti…. e discendenti siano interessati alla cosa).
N.B. Se cercate maggiori informazioni sui CD-R potete consultare la traduzione italiana della Andy McFadden’s CDR FAQ disponibile qui o scaribile direttamente qui
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molto interessante anche se un po’ deprimente sapere, come avevo già letto da qualche parte, che forse la nostra generazione sarà la prima a non riuscire a trasmettere informazioni a quelle successive…