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Dal 2004 il blog di Antonio Troise

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set 16 2008

Spostare i data center di Google, Yahoo, Cisco e Microsoft in Islanda dove si trovano in grande quantità freddo ed energia pulita

Posted by Antonio Troise
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Ieri ho scritto un articolo sul sostanzioso inquinamento che producono i data center, tanto che si è calcolato che nel 2020, se non verrà implementata una politica di contenimento dei consumi, le emissioni dei sistemi server supereranno quelle del traffico aereo commerciale. Oggi vorrei completare il discorso parlando di un interessante rapporto della società internazionale di consulenza PricewaterhouseCooper, che ha indicato nell’Islanda il posto ideale dove piazzare i data center dei grandi siti come Google, Yahoo, Cisco, Microsoft e, perché no, anche Facebook e Second Life!

L’isola del gelo e dei geyser

Islanda Il motivo è molto semplice: in Islanda si trovano in grande quantità freddo ed energia. E, siccome i data center, consumano moltissima elettricità, e metà di questa se ne va per il raffreddamento delle macchine, il posto ideale sembra proprio essere l’isola del gelo e dei geyser. Infatti, se da un lato il freddo permanente consentirebbe di ridurre i costi di condizionamento dei locali (le aziende, proprio per abbassare la temperatura delle macchine, spendono cifre molto elevate per il grande consumo di elettricità), dall’altro l’elettricità verrebbe fornita in modo molto economico dai geyser e da fonti assortite di energia geotermica, che è quasi tutta rinnovabile e pulita! E questo è bene non solo per ragioni di immagine ma perché adesso le industrie devono centellinare le emissioni di anidride carbonica.

Islanda al centro del mondo

Ma vi è anche un motivo strategico e logistico di questa scelta: l’Islanda si trova in mezzo all’Atlantico, ben posizionata per connettersi sia con l’America che con l’Europa, offrendo, quindi, a tutti i paesi tecnologicamente avanzati, la stessa possibilità di usufruire dei beni dell’isola e rendendo l’Islanda l’ombelico del mondo della connettività telematica, di Internet e dell’ecommerce.

Benefici e svantaggi

Insomma, se le cose venissero sfruttate come si deve senza depauperare il magnifico ambiente islandese (peraltro è già nato un movimento di protesta ecologista), potrebbe essere un’ottima alternativa per centri nevralgici delle grandi reti mondiali di computer gestite da colossi come Microsoft, Google e Yahoo, per avere energia verde!

Inoltre, se ci si mette che in Islanda l’aliquota fiscale per le imprese è appena del 15%, che crimine e corruzione sono fenomi molto rari e che gli isolani, 300.000 abitanti, come tutti i popoli della Scandinavia, sono da sempre patiti delle nuove tecnologie (tanto che l’isola si è già dotata da tempo di connessioni in fibra ottica con America ed Europa), sembra che vi siano tutti i fattori per realizzare questo ambizioso progetto di outsourcing (esternalizzazione).

Personalmente, però, credo che vi siano altri generi di problemi da considerare e che potrebbero scoraggiare queste grandi società: tra tutti sovrastano i costi nell’imbarcarsi in questa impresa. Pensate che l’Islanda è il paese più caro d’Europa, dato che a parte i prodotti della pesca, della pastorizia o della coltivazione in serra, tutto dev’essere importato e deve ricevuto via mare. Ciò comporta che il costo medio della vita è circa doppio dell’Italia.
Inoltre, un eccesso di investimenti stranieri potrebbe costringere la Banca centrale di Reykjavik, come già sta accadendo oggi, ad intervenire per alzare i tassi di interesse per evitare l’inflazione di prezzi (6,8%) e le bolle speculative assortite, alterando, di fatto, l’economia generale dell’isola.

Insomma, oltre ad aspetti puramente ambientali e climatici, è necessario stare attenti a non sconvolgere il precario equilibrio economico dell’isola!

Tag:cisco, elettricità, energia, facebook, Google, inquinamento, islanda, microsoft, yahoo
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set 15 2008

Risparmio energetico: quanti Kw consumano un uomo e un avatar di Second Life. Quando anche i siti web inquinano e possibili soluzioni

Posted by Antonio Troise
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L’energia, o meglio la disponibilità di energia, è ormai una condizione necessaria per il benessere dell’uomo. Per saperla gestire al meglio, però, è necessario prima sapere quanto e come viene consumata da ciascun individuo. Se pensate che, prima della Rivoluzione Industriale, tutto il lavoro veniva eseguito dall’uomo esclusivamente con la forza muscolare, è allora possibile calcolare che il lavoro, ad esempio di un manovale, possa equivalere a circa 20-30 Kg di petrolio all’anno. Vale a dire che se si deve impiegare una macchina per far compiere lo stesso tipo di lavoro e la stessa mole di lavoro, considerando un verosimile rendimento del 20%, consumeremmo circa 20-30 Kg di petrolio in un anno.

Dopo la Rivoluzione Industriale, l’introduzione delle macchine ha radicalmente mutato questa situazione. Se un nostro antenato consumava circa 2000 Kcalorie al giorno, oggi un cittadino medio negli USA, con tutte le macchine e i prodotti che ha a disposizione, può consumare, verosimilmente, anche oltre 250.000 Kcalorie al giorno. In altri termini ogni cittadino americano ha a sua disposizione, ogni anno, l’equivalente energetico di 8000 Kg di petrolio!

Come vedere il consumo energitico anche nel web: Facebook e Second Life

Ma il consumo energetico è possibile vederlo anche laddove non ci si immagina di trovarselo: per esempio su una pagina web. Sono, infatti, pochi gli internauti coscienti di inquinare il pianeta per il solo fatto di esistere e ancora meno che sanno di inquinare il doppio grazie al web. Per esempio, dovete sapere che, secondo una statistica di Jesse Chan, i servizi di Facebook, con i suoi 100 milioni di iscritti, consumano ben 56,5 milioni di Kwh e producono 28.600 tonnellate di CO2 all’anno. Ma il problema, non è ovviamente circoscritto a Facebook ma si estende a tutti i siti internet: da MySpace a Google, compreso, ovviamente anche il mio, che altro non è che un tassello piccolissimo di una enorme server-farm mangia corrente.

Per esempio, un avatar (la parola di origine sanscrita che indica la controparte virtuale di un essere umano sul web) del social network Second Life consuma 1.752 Kwh all’anno, mentre un uomo, in media, ne consuma 2.436. Il bello è che una persona di una nazione in via di sviluppo, però, consuma solo 1.015 Kwh, ovvero molto meno di un avatar! Inoltre, per un avatar, consumare 1.752 Kwh significa anche produrre ben 1,17 tonnellate di CO2, in pratica l’equivalente prodotto da un Suv per 2.300 miglia.

C’è, però, chi sarcasticamente ricorda che le 28.600 tonnellate di CO2 prodotte da Facebook in un anno, non sono niente considerando che il pubblico di questo Social Network ne produce migliaia di volte in più solamente respirando!

I Data Center inquineranno come gli aerei

A mettere i brividi sul nostro futuro, ci pensa un rapporto della società McKinsey che ci ricorda che, nel 2020, se non verrà implementata una politica di contenimento dei consumi, le emissioni dei sistemi server supereranno quelle del traffico aereo commerciale e si avvicinerà sempre più a quello marittimo (che è prossimo allo 0,8% del totale mondiale).
La bolletta energetica per alimentare e raffreddare i data center di tutto il mondo supererà fra poco meno di 12 anni gli 11 miliardi di dollari, considerano circa 41 milioni di macchine attive. Al momento l’archiviazione dati e il “funzionamento” del web produce 160 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. Una quota carbonica monumentale che corrisponde allo 0,3% del totale mondiale.

Come indica il rapporto, il motivo principale sta nella bassa efficienza dei data center: i server vengono utilizzati appena al 6% delle capacità, mentre i grossi centri di raccolta dati lavorano al 56% della potenza.

L’iniziativa verde di Google

Ma il fatto più importante è che occorre sensibilizzare questi grandi portali, a comprare solo energie verdi dalle aziende elettriche oppure, magari in un futuro non troppo lontano, producendo energia rinnovabile per i propri server.

Ne è un esempio Google che, con il suo programma verde, ReC (Renewable Energy Cheaper than Coal), ha lanciato una interessante iniziativa per investire in energie rinnovabili a partire dal fotovoltaico, dall’eolico e dal geotermico per poi esplorare nuove soluzioni, con l’obiettivo finale di avere zero emissioni di CO2. Intanto Google ha già iniziato con i piccoli dettagli (che potremmo fare anche tutti noi), come usare lampadine più efficienti e sfruttare la luce solare.

Resa energetica dei pannelli solare e dipingere i tetti di bianco

Intanto, per aiutare il singolo cittadino a risparmiare energia, è venuto in corso anche un interessante sito web, RoofRay, che, basandosi su Google Maps per scegliere la zona dove risiede la propria abitazione, permette, a chi vuole installare un impianto di pannelli solari sul tetto di casa propria, di calcolare quanta sarà la resa energetica nel corso degli anni e se quindi conviene spendere una cifra abbastanza alta (nonostante lo stato italiano dia alcuni contributi) per questo tipo di impianto.

Infine, per risolvere il problema del Global Warming, ovvero del Surriscaldamento Globale, dopo una ricerca condotta presso i Lawrence Berkeley Laboratory, c’è anche chi propone una soluzione a basso costo per cercare di emulare l’azione benefica dei ghiacciai che si stanno inesorabilmente sciogliendo a causa dell’innalzamento della temperatura: colorare di bianco i tetti delle nostre abitazioni, simulando così una calotta glaciale in grado di respingere i raggi del Sole. Hashem Akbari, uno dei fisici impegnati nel progetto, ha dimostrato come mille metri quadrati di “tetto bianco” possano compensare la produzione di ben dieci tonnellate di anidride carbonica.

Tag:avatar, calorie, facebook, Google, inquinamento, Kwh, petrolio, second-life, server
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giu 5 2008

Come raccogliere il mercurio di un termometro rotto: tutti i passi da seguire e quelli da non fare per evitare la tossicità del mercurio

Posted by Antonio Troise
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Dopo aver letto l’interessante How-To di Emanuele su come togliere la cera da un maglione, mi è venuto in mente che anche io avevo qualcosa da dire per la categoria “Come fare a…“. A chi non è mai capitato di far cadere il proprio termometro a bulbo con la colonnina di mercurio? A me è accaduto qualche mese fa e devo dire che mi ha colto del tutto impreparato poiché non pensavo fosse così complesso.

Mercurio del Termometro
La tossicità del mercurio

Quel che sapevo con certezza è che, in generale, il mercurio è tossico. Infatti, il mercurio elementare (quello presente nei termometri) è un metallo liquido che, anche a temperatura ambiente, è in grado di evaporare. In natura invece si trova generalmente sotto forma di sali.
Il mercurio elementare è nocivo principalmente perché, evaporando, può penetrare nell’organismo attraverso i polmoni come vapore, ma può essere assorbito anche se viene a contatto con la pelle. In caso di rottura di un termometro il rischio più rilevante deriva quindi dall’inalazione dei vapori di mercurio. Fortunatamente alle normali temperature ambientali l’evaporazione è lenta, ma anche basse concentrazioni sono considerate dannose per la salute, soprattutto se i vapori persistono in un ambiente chiuso come può essere, di solito, una stanza di un appartamento.

Alla ricerca di una soluzione per la raccolta di mercurio

Quindi appurata la tossicità del mercurio ho evitato di toccarlo con le mani indossando dei guanti di lattice. Peccato, però, che, del tutto inconsapevolmente sulle conseguenze, ho iniziato a raccoglierlo con scopetta e paletta. Il risultato? Le palline grigie di mercurio hanno iniziato a scivolare per tutto il pavimento e si sono moltiplicate in decine di altre minute sferette grigie! Questo è proprio quello da non fare perché, oltre a rendere più difficoltosa la raccolta, velocizza l’evaporazione del mercurio perché maggiore la superficie totale di evaporazione.

Fortuna che dopo questo vano tentativo di raccogliere le sferette di mercurio, ho pensato bene di chiedere aiuto ad internet. Ecco quindi, nella speranza che non cadiate nel mio stesso errore, come ho risolto il mio problema: forse non è la soluzione migliore o quella più veloce, ma sicuramente è stata efficiente.

Il mio metodo per raccogliere il mercurio

Palline di Mercurio Dopo aver indossato un paio di guanti di lattice, aver tolto anelli e bracciali d’oro (poiché il mercurio li corrode) ed aver aerato il locale, ho preso una torcia elettrica ed ho illuminato con fascio radente il pavimento in modo che le sferette di mercurio proiettassero delle lunghe ombre. Una volta individuate a gruppi, prima ho provato a raccoglierle con un foglio di carta, ma dato che scappavano da tutte le parti, ho preso del nastro adesivo (ho preferito quello da pacchi perché ha una superficie più larga) ed ho iniziato, con certosina pazienza, a raccogliere i gruppetti di sferette di mercurio. Dopo circa 20 minuti sono riuscito a terminare la raccolta!

Questo è stato quello che ho fatto io. Ora vi elencherò, più genericamente, i passi preliminari, quelli da seguire e quelli da NON fare assolutamente, nella speranza che possa servire a quanti abbiano avuto il mio stesso problema.

Fase preparatoria
  • Allontanare dalla zona interessante bambini e donne incinta
  • Togliersi tutti gioielli che si indossano, come bracciali o anelli, perché il mercurio forma con l’oro un amalgama, rovinandoli definitivamente.
  • Indossare guanti di lattice o da cucina (anche se sono più scomodi)
  • Ventilare al meglio la stanza (evitando però ricircolazione interna d’aria) per spingere all’esterno dell’edificio i vapori, e spegnere l’eventuale riscaldamento per minimizzare la temperatura ambiente e ridurre l’evaporazione.
Cosa fare
  • Usare una lampada a torcia illuminando con fascio radente al pavimento per individuare le gocce che, proprio come delle sferette metalliche, proietteranno una lunga ombra sul pavimento, individuando così più facilmente eventuali residui di metallo ancora presenti nell’ambiente
  • Potete far scivolare le sferette di mercurio su un foglio di carta o aspirarle con una siringa senza ago o con un contagocce oppure potete trattenere la maggior parte del mercurio visibile con del nastro adesivo
  • Il mercurio recuperato va riposto in un contenitore non metallico, provvisto di tappo, versando sopra un po’ di acqua fredda e chiudendo il tappo.
  • Conviene usare un cartoncino o un foglio di plastica per far unire tra loro le goccioline più piccole.
Cosa NON fare
  • evitare di frammentare ulteriormente le particelle fuoriuscite. Per cui NON usare scope o pennelli per raccogliere il mercurio: l’effetto è generalmente quello di spezzare il liquido in goccioline più minute aumentando l’evaporazione e la difficoltà di raccolta
  • non utilizzare l’aspirapolvere o la scopa per raccogliere il mercurio per non contaminare la polvere e l’aria.
  • non buttare il mercurio nel lavandino in quanto questo si accumula nel sifone ed evapora all’apertura dell’acqua calda.
  • NON usare un aspirapolvere per raccogliere il mercurio: così si avvelena il dispositivo e si massimizza la dispersione dei vapori nell’ambiente.
  • NON usare detergenti domestici, in particolare quelli contenenti ammoniaca o cloro, che reagiscono chimicamente con il mercurio sviluppando vapori tossici.
La fine dei termometri a mercurio e i pesci al mercurio

Dopo aver letto tutte queste cose sulla pericolosità dei termometri a mercurio, vi fa sicuramente piacere sapere che nel quadro della Campagna promossa dalla Commissione Europea contro l’inquinamento da mercurio, presentata il 28/1/2005, è previsto che, progressivamente, ed entro quattro anni, i classici termometri a mercurio scompaiono del tutto.
Ricordatevi, però, che i vecchi termometri a mercurio non vanno buttati nella spazzatura, ma, per evitare danni all’ambiente, bisogna portarli in farmacia e depositarli negli appositi recipienti per la raccolta di farmaci scaduti e materiale sanitario.

Catena Alimentare Infatti se non faceste così e, magari lo buttate nel lavandino, se non si blocca nei tubi di scarico, il mercurio prima o poi andrà a finire in mare, e probabilmente sarebbe finito in un pesce attraverso la catena alimentare. Il problema è che il mercurio viene trasferito lunga la catena alimentare non nella sua forma elementare ma come composto organico o inorganico che è ancora più tossico. Se ingerito, il composto di mercurio non può essere smaltito e si deposita nei tessuti. Pertanto la quantità totale di mercurio che si accumula nei predatori più grandi, che si trovano alla fine della catena alimentare, aumenta col tempo.
Detto in poche parole: è probabile che il mercurio del vostro termometro ve lo sareste poi ritrovato in forma invisibile in un pesce sul vostro piatto! Se ingerito, però,
il mercurio può portare ad alterazioni nello sviluppo cerebrale dei bambini e neurologiche e cardiovascolari negli adulti.

Tag:inquinamento, mercurio, termometro
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dic 15 2006

Arriva Euro5 e Euro6 per le automobili

Posted by Antonio Troise
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Molti non saranno contenti, non tanto per il fatto, positivo tra l’altro, che le emissioni verranno drasticamente abbattute, ma per l’inevitabile speculazione che sta a monte. Parlo infatti del via libera del Parlamento Europeo alla normativa Euro5 ed Euro 6 per la riduzione di emissioni di ossidi di azoto (NOx) e di polveri sottili da parte dei motori auto.

Ecco cosa dice Repubblica.it sul fatto:

Tag:automobili, euro5, inquinamento, smog
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