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Dal 2004 il blog di Antonio Troise

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giu 12 2009

L’idea ecologica di Nokia: l’alimentazione a consumo zero che sfrutta le onde elettromagnetiche dell’etere. Le analogie con le idee di Nikola Tesla e il film sulla sua vita e invenzioni

Posted by Antonio Troise
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Che nelle nostre città vi sia inquinamento elettromagnetico è cosa oramai risaputa: in bassa frequenza (ELF) l’elettrosmog è solitamente prodotto da tralicci di elettrodotti o trasformatori a 50Hz, mentre in alta frequenza è prodotto da antenne, trasmettitori, telefonini cellulari, radar e ripetitori. Quello che invece è innovativo, è leggere che la nota società finlandese produttrice di telefonini, Nokia, ha ben pensato di sfruttare questo etere di onde elettromagnetiche che permea la nostra atmosfera, per ricaricare i cellulari! Il principio è lo stesso di quello di ricarica wireless, ovvero del trasferimento senza fili di energia sviluppato per la prima volta dal MIT, culla da anni dell’innovazione tecnologica.

Gli esperimenti di Nokia

In pratica, gli esperimenti di Nokia, si basano sullo stesso principio dei chip RFID, allo scopo di convertire le onde elettromagnetiche da cui attingere energia, in elettricità tramite due circuiti passivi.
Gli esperimenti sinora eseguiti con dei prototipi, hanno mostrato che le onde radio sono capaci di portare una potenza da 3,5 a 5 milliwatt. L’obiettivo, però, per riuscire a ricaricare del tutto un telefono spento, è di arrivare a 50 milliwatt, ampliando la gamma di frequenze dalle quali sarebbe possibile “assorbire energia”, nello spettro da 500 MHz ai 10 GHz, e riuscendo ad agganciare un migliaio di segnali forti di varie frequenze.

Nokia e la energia wireless

Tuttavia, i responsabili del progetto, sul Nokia Conversation Blog, ci tengono a specificare che si tratta di esperimenti su prototipi, e che potrebbero passare anni prima di vedere applicazioni commerciali, anche se l’idea è davvero interessante perché è in grado di sfruttare tecnologie e infrastrutture esistenti per creare energia, con un approccio del tutto verde al consumo energetico, con un costo ed impatto zero.

Nikola Tesla

Quando si parla di free energy non posso fare a meno di pensare a Nikola Tesla. A più di 60 anni dalla morte del grande fisico serbo forse l’umanità sta finalmente arrivando a questa importante meta: definito dai suoi ammiratori come “l’uomo che inventò il Ventesimo secolo” (il suo lavoro, tra i tanti, è alla base del generatore di corrente alternata), Tesla fu il primo a teorizzare questo approccio di immagazzinamento dell’energia direttamente dall’etere. Lo scienziato, infatti, intendeva utilizzare le vibrazioni elettriche naturali (ionosfera) per ricavare energia elettrica a costo zero e che avrebbe potuto fornire energia illimitata all’uomo (qualcuno ipotizzò che sarebbe anche riuscito a costruire dei dispositivi ricevitori di questa energia che avrebbe utilizzato per muovere un’autovettura, ma non se ne seppe più nulla).

Della storia di Tesla mi ha colpito molto la sua profonda umanità oltre che per le innumerevoli invenzioni che ogni giorno usiamo senza neanche saperlo! Volete alcuni esempi?

  • Fu il fu il primo uomo a scoprire le onde radio dallo spazio: scoprì i raggi cosmici decenni prima di Millikan ma, banalmente, li scambiò per messaggi provenienti da Marte.
  • Inventò il primo motore a induzione di corrente alternata, in pratica, un generatore di corrente alternata (fino ad allora si utilizzava solo quello a corrente continua di Edison, fiero sostenitore della tecnologia relativa alla corrente diretta, con cui ebbe molto da dire).
    Inventò la bobina di Tesla (un trasformatore ad alta frequenza, che è uno strumento indispensabile per la trasmissione, e quindi la fornitura a case ed industrie, della corrente alternata). Per tali merito, con il suo nome è stata chiamata l’unità di misura dell’induzione magnetica.
  • Tesla sosteneva, inoltre, l’esistenza in natura, di campi energetici, di “energia gratuita” cui diede il nome di etere. E attraverso l’etere, si potevano trasmettere, ad esempio, altre forme di energia. Da qui scaturì il concetto di radio che Marconi, prendendo spunto dalle scoperte di tesla, applicò nella sua famosa prima trasmissione attaverso gli oceani. Quindi Tesla può essere considerato a ragione il padre della radiotelegrafia e del radiocomando a distanza.
  • Tesla costruì anche la prima stazione al mondo di energia idroelettrica (alle Cascata del Niagara), il tachimetro, l’iniettore, gli altoparlanti, il tubo catodico ma è stato pure lo scopritore dell’illuminazione a fluorescenza, della sismologia e fu il primo ad immaginare una rete di comunicazione di dati su scala mondiale.
  • Comunque, la scoperta potenzialmente più significativa di Nikola Tesla fu che l’energia elettrica può essere propagata attraverso la Terra ed anche attorno ad essa in una zona atmosferica chiamata cavità di Schumann. Essa si estende dalla superficie del pianeta fino alla ionosfera, all’altezza di circa 80 chilometri. Le onde elettromagnetiche di frequenza estremamente bassa, attorno agli 8 hertz (la risonanza di Schumann, ovvero la pulsazione del campo magnetico terrestre) viaggiano, praticamente senza perdite, verso ogni punto del pianeta. Il sistema di distribuzione dell’energia di Tesla e la sua dedizione alla free energy significavano che con l’appropriato dispositivo elettrico sintonizzato correttamente sulla trasmissione dell’energia, chiunque nel mondo avrebbe potuto attingere dal suo sistema.

Nikola Tesla, fu senza dubbio lo sconosciuto eroe della scienza del XX° secolo, uno scienziato brillante ma che il suo tempo non fu in grado di comprendere, tanto da ricevere solamente ostracismo da parte della scienza ufficiale (con la conseguente svalutazione del suo nome nei libri di storia) che lo portò dalla posizione di superstar della scienza nel 1895, ad un “signor nessuno”, costretto a piccoli esperimenti scientifici in solitudine, nel 1917.

Il segreto di Nikola Tesla

Se siete interessati alla storia di questo personaggio poliedrico e affascinante, vi consiglio la visione di questo film croato (ex Jugoslavia) del 1980: Il segreto di Nikola Tesla. Il lungometraggio narra la vita del grande scienziato “dimenticato”: dal suo arrivo negli Stati Uniti al suo rapporto turbolento con Thomas Edison e quello con il grande capitalista J.Morgan, interpretato qui da uno straordinario Orson Welles.

Il film è molto bello, un po’ lento in alcune sue parti, ma sinora è l’unico documentario-biografia su questo straordinario inventore e sicuramente vi farà capire meglio la sua intelligente sensibilità.
Purtroppo il film è parlato in inglese e solo sottotitolato in italiano (su truveo.com lo trovate per intero, mentre su Youtube è possibile trovarlo ma diviso in più parti), ma secondo me non incontrerete nessun problema perché vi affascinerà come nessun altro film hollywoodiano.

Per terminare questa dissertazione sul genio dimenticato Tesla, mi pare giusto terminare questo articolo ricordando la frase che era solito dire e che può riassumere degnamente il suo essere:

La scienza non è nient’altro che una perversione se non ha come suo fine ultimo il miglioramento delle condizioni dell’ umanità.

Tag:alimentazione, cellulare, documentario, energia, etere, Film, nokia, scienza, tesla, wireless
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apr 29 2009

Prime impressioni dopo la visione al cinema del film in 3D ‘Mostri contro Alieni’: una straordinaria esperienza visiva da consigliare ma con qualche piccolo svantaggio

Posted by Antonio Troise
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Ieri sono andato al cinema a vedere Mostri contro Alieni (Monsters vs. Aliens), un film d’animazione prodotto dalla DreamWorks proiettato in una sala che supportava la rinata tecnologia 3D (in Italia sono 107 gli schermi adattati alla visione tridimensionale poiché, con le tecniche utilizzate oggi, la sala deve disporre di due proiettori distinti). Conscio del fatto che è difficile descrivere a parole quello si può vedere con un paio di occhialetti stereoscopici e che a supporto non possono venirci in aiuto neanche i video sparsi per la rete, mi accingo a darvi le mie prime impressioni sincere e, ovviamente, del tutto soggettive ma che sono state comunque condivise anche da chi mi sedeva a fianco.

Mostri contro alieni
Vantaggi della visione 3D
  1. Bellissime le scene della mano che si allunga fino a quasi a toccare lo spettatore, o quelle delle antenne o del cannone laser, o della pallina che rimbalza; credo che si possano contare sulle dita di una mano tutte le scene in cui il 3D era così spinto; il resto erano piccole “fuoriscite dallo schermo” mentre tutto il film metteva in risalto la capacità della tecnica a dare maggiore corposità agli oggetti e una maggiore profondità di campo. Tanto per capirci: si capiva benissimo e nettamente quali oggetti erano dietro ad altri.
  2. I momenti più suggestivi del film sono stati quelli ambientati nello spazio in cui i vari pianeti e corpi celesti si stagliavano in profondità sulle nere vastità del cosmo.
  3. Molto belle anche le scene apparentemente secondarie in 3D: foglie mosse dal vento che sembravano quasi stare nella sala e il pulviscolo atmosferico illuminato dal sole che sembrava stare veramente davanti agli occhi.
  4. Siccome non capita molto spesso di vedere film 3D, la maggior parte del tempo ero intento a vedere cosa era in 3D e cosa no, tanto che per alcuni tratti la trama, per quanto semplice, è passata in secondo piano. Credo che per il momento i film di animazione siano la massima espressione per sviluppare questa tecnologia; ho visto, però, che presto trasmetteranno anche film d’horror in 3D (tra tutti “Piranha 3D”), e penso che sarà un bel passo avanti per gli amanti del brivido.
  5. Vedere oggetti 3D stagliarsi davanti agi occhi fino ad arrivare ad un palmo dal proprio naso, è una situazione inusuale, buffa, e fa tornare bambini: non facevamo altro che ridere, commentare, e fare versetti di approvazione, oltre che, ovviamente, allungare la mano per provare a toccare gli oggetti che si avvicinavano o magari scansarsi di colpo per evitare di essere colpiti.
  6. Ogni tanto toglievo gli occhiali per capire come si svolgevano le scene in assenza delle lenti polarizzate. Ebbene, in taluni episodi sembrava quasi di stare a vedere un normale film di animazione, ma poi, all’improvviso, un oggetto in primo piano si sdoppiava e ogni parte assumeva un colore diverso (il termine corretto è anaglifo) : rosso e verde. Poi, ogni tanto, la quasi totalità degli elementi si sdoppiava. E’ evidente che senza occhiali è impossibile vedere il film!
Svantaggi della visione 3D
  1. Il biglietto di ingresso è maggiorato: nel cinema dove sono stato (all’Andromeda a Roma) aveva un prezzo unico di 10 euro (in quel cinema i biglietti possono variare da 4,50€ a 7 €) e per usufruire degli occhiali occorreva consegnare la propria carta di identità e nel caso di smarrimento o rottura dei suddetti, andava corrisposta una penale di 50€.
  2. Se fosse stato proiettato su uno schermo più grande (nella sala dove ero io era di medie dimensioni) sarebbe stato meglio perché avrebbe potuto dare un maggiore continuità spaziale con il resto della sala: troppe scene che avevano lo scopo di far sembrare gli oggetti del film un tutt’uno con la sala erano confinati in quel riquadro nero davanti agli occhi e si perdeva la magia del momento. Se invece fosse stato proiettato in uno dei quei mega schermi, l’occhio non avrebbe percepito in un tutt’uno il bordo, e l’effetto sarebbe stato di maggior impatto.
  3. La parte più dolente, forse anche per via dello schermo cinematografico non troppo grande, era che quasi tutti gli oggetti alle estremità laterali della ripresa si vedevano sfocati, mentre per quelli al centro dello schermo era un tripudio di emozioni. Credo che il problema sia da imputarsi alla messa a fuoco di un oggetto (di solito quelli messi a fuoco sono sempre presenti nella parte centrale dello schermo)
  4. A volte si perdeva un po’ il fuoco degli oggetti in 3D che si muovevano velocemente tanto che talvolte era difficile seguire la scena. Stesso problema se si spostava lo sguardo su un oggetto fuori fuoco.
  5. In certi momenti, forse dovuto alla stanchezza, non riuscivo più a percepire la visione stereoscopica: forse mi stavo assuefando alla tecnica? Non saprei ma la sensazione durava una decina di angosciosi secondi e poi, dopo essermi sistemato le lenti, ho ripreso la visione 3D. Forse le lenti dovevano essere ben allineate?
  6. E’ faticoso vedere un intero film in 3D (questo durava 94 minuti) perché gli occhiali che danno in dotazione non sono molto comodi ed ergonomici: a fine film ti rimane il segno sul naso della stecchetta nonostante ogni tanto cadessero giù. Gli occhiali stereoscopici in dotazione, sono di plastica nera rigida con lenti polarizzate a specchio, in cui la lente di destra ha una leggera dominante cromatica verso il verde mentre quella sinistra verso il rosso.
    Ecco a voi un paio di foto scattate con un cellulare (perdonate la scarsa qualità ma non c’era molta luce) degli occhiali che ci hanno dato:

    Occhiali 3D Dolby
    Occhiali 3D Dolby
  7. E’ faticoso vedere un intero film in 3D, non solo per la scomodità degli occhiali, ma anche per la vista poiché, secondo la mia esperienza, tende a stancarsi molto facilmente. Se, durante la visione, provavo a chiudere gli occhi (su suggerimento di mia moglie) notavo che le pupille tendevano a convergere verso la parte interna dell’occhio. A fine film ho constatato una certa stanchezza visiva, quasi un affaticamento della vista che si concentrava al centro della fronte, comunque passata dopo dieci minuti di passeggiata al sole.
Conclusioni

In definitiva posso dire che la visione dei film in 3D è da consigliare a chiunque perché è una esperienza da vivere ogni tanto, visto che la sensazione che gli oggetti emergano dallo schermo è molto realistica, a tratti iper-realistica. C’è chi ha osato spingersi oltre, dichiarando che il 3D nelle sale cinematografiche (e molto presto anche nei nostri salotti, magari con i videogame), “sarà come l’avvento del sonoro o del colore“.

Ma quello che nessuno dice, nelle varie recensioni che si leggono, è che c’è anche un piccolo svantaggio: a lungo andare, durante questa coinvolgente immersione in un ambiente tridimensionale, la vista si stanca, poiché probabilmente la visione stereoscopica è forzata e innaturale.

A questo punto, credo, che, perché possa emergere definitivamente, questa tecnologia debba essere ancora un po’ perfezionata per evitare lo stress visivo a cui sono stato sottoposto. Ho letto di tecniche che darebbero lo stesso risultato senza occhialetti (abbandonando di fatto il sistema duo color) o di nuovi occhiali elettronici con lenti LCD oscurate in sincronia con le immagini dello schermo che dovrebbero essere esenti da stanchezza visiva: forse questa potrebbe essere la strada giusta!

Certo è che se ci si affida al 3D per strappare gli spettatori più giovani dalla distribuzione illegale di film appena usciti nei cinema, la strada potrebbe essere quella corretta, anche se bisogna fare i conti con i gusti dei consumatori, che alla lunga potrebbero perdere interesse nella novità.

Trailer e alcune immagini stereoscopiche tratte dal film

Per chi fosse curioso di sapere di cosa parla il film, ecco un bel trailer, ovviamente in rigorosa visione bidimensionale:

Se invece volete avere un assaggio della visione stereoscopica di alcune scene del film (dovete però avere gli occhiali Dolby3D) o semplicemente vedere come si vedrebbe il film senza occhialetti, ecco 3 immagini di alcuni personaggi del film tratte da MyMovies.

Il gelatinoso B.O.B.:

B.O.B

Anello Mancante (The Missing Link: metà scimmia e metà pesce):

Anello Mancante

Dottor Professor Scarafaggio (doppiato da Hugh Laurie di Dr. House):

Dottor Professor Scarafaggio
Tag:3d, cinema, Film, occhiali, occhio, stereo, stereoscopia, Video
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apr 3 2009

Il paradosso del Problema di Monty Hall

Posted by Antonio Troise
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Ieri sera ho visto il film 21 che narra la storia, a quanto pare vera, di uno studente del MIT con problemi finanziari che, grazie al suo talento per numeri e calcoli entra nel team di blackjack della scuola che ha elaborato un complesso sistema di conteggio delle carte da gioco, che gli permetterà di sbancare i tavoli di blackjack di Las Vegas.
Nelle fasi iniziali del lungometraggio, si assiste ad una lezione di un professore di matematica, che propone al protagonista il Problema di Monty Hall, un noto paradosso della teoria della probabilità con una soluzione del tutto controintuitiva, sebbene il problema non conduca a una contraddizione logica.

Problema

In questo gioco, vengono mostrate a un giocatore tre porte chiuse; al di là di una c’è un’automobile e dietro ciascuna delle altre due si nasconde una capra. Al giocatore è permesso aprire una porta, e tenersi ciò che si trova di là da essa. Ad ogni modo, dopo che il giocatore ha selezionato una porta, ma non l’ha ancora aperta, il conduttore dello show (che conosce ciò che si trova dietro ogni porta) apre un’altra porta, rivelando una delle due capre, e offre al giocatore la possibilità di cambiare la propria scelta iniziale, passando all’unica porta restante. Passare all’altra porta migliora le chance del giocatore di vincere l’automobile? La risposta è, controintuitivamente, sì: le probabilità di vittoria passano da 1/3 a 2/3, raddoppiando di fatto le probabilità di trovare l’automobile.

Monty Hall
La soluzione

La soluzione può essere illustrata come segue. Ci sono tre scenari possibili, ciascuno avente probabilità 1/3:

  • Il giocatore sceglie la capra numero 1. Il conduttore sceglie l’altra capra. Cambiando, il giocatore vince l’auto.
  • Il giocatore sceglie la capra numero 2. Il conduttore sceglie l’altra capra. Cambiando, il giocatore vince l’auto.
  • Il giocatore sceglie l’auto. Il conduttore sceglie una capra, non importa quale. Cambiando, il giocatore trova l’altra capra.

Nei primi due scenari, cambiando il giocatore vince l’auto; nel terzo scenario il giocatore che cambia non vince. Dal momento che la strategia “cambiare” porta alla vittoria in due casi su tre, le chance di vittoria adottando la strategia sono 2/3.

L’errore comune

L’obiezione più comune alla soluzione è fornita dall’idea che, per varie ragioni, il passato possa essere ignorato quando si valutano delle probabilità. Dunque, la scelta della prima porta e il ragionamento del conduttore circa quale porta aprire si possono trascurare; dal momento che si può scegliere tra due porte, la probabilità di scegliere quella giusta dovrebbe essere pari al 50%.

Per dimostrare l’inesattezza di questa convinzione è possibile porci una domanda. Ipotizziamo che un giocatore adotti la strategia di non accettare mai l’offerta del conduttore, qualunque essa sia. Se le probabilità di vincita all’inizio sono del 33%, ha senso pensare che queste passino automaticamente al 50% solo perché il conduttore ha chiesto qualcosa che il giocatore non ascolta neanche? Ovviamente no.
Sebbene ignorare il passato funzioni in certi giochi, come ad esempio nel lancio di una moneta, non funziona necessariamente in tutti i giochi. Un rilevante controesempio è fornito dal conteggio delle carte uscite in certi giochi di carte (come appunto il blackjack), che consente ai giocatori di sfruttare a proprio vantaggio l’informazione riguardante eventi passati.

Conclusione

In altri termini, la probabilità di scegliere la capra (insuccesso) all’inizio è di 2/3. Assumendo che come prima scelta si incappi “sempre” (2/3 delle volte) nella capra, si dovrà solo attendere che venga scoperta l’altra porta con la capra, per poi cambiare la propria scelta con quella con maggiore probabilità di successo.

In altre parole, assumendo di aver scelto coscientemente uno dei due errori possibili, attendo che mi si mostri il secondo e cambio scelta. Così facendo, su un numero infinito di partite se ne vincono SEMPRE 2/3.

Tag:Film, Matematica, paradosso, probabilità
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gen 9 2009

Un altro modo di usare Google Street View: trovare le location dei film

Posted by Antonio Troise
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Oggi voglio spiegarvi come usare in maniera diversa uno strumento davvero interessante come Google Street View (il servizio di mappe di Mountain View che fornisce una panoramica a 360° gradi delle strade e permette agli utenti di vedere parti di varie città del mondo a livello del terreno), per trovare le location dove sono stati girati i film. Con un esempio pratico corredato di foto, vedrete come sia facile trovare esattamente le stesse vie e case viste durante le riprese di alcune scene dei vostri film preferiti.

Lo spunto

Ieri sera ho visto il film Imbattibile (Invincible) che racconta la vera storia di Vincent Papale. Francamente non sapevo che la storia si ispirasse a fatti realmente accaduti ed è stato solo alla fine, durante i titoli di coda, in cui si facevano vedere foto e spezzoni di filmati del vero Vincent Papale, che ho iniziato a googlare un po’ per capire chi fosse. Ebbene, il film è molto attinente alla storia e narra la vicenda singolare di questo giocatore di football americano che nel 1976 fu selezionato in un provino aperto al pubblico e ingaggiato dalla squadra degli Eagles di Philadelphia quando aveva più di trent’anni e non aveva mai giocato a football a livello professionistico in precedenza, dove trovò presto un posto da titolare, per ben 3 stagioni, giocando 41 su 44 partite, risollevando le sorti di una squadra fino a quel momento in difficoltà (l’ultimo titolo NFL fu vinto solo 18 anni prima).
Insomma, la storia reale sembrava quasi calzare a pennello per un classico film della Disney a lieto fine, e così è stato e nel 2006 è stato realizzato questo film ovazione per un giocatore di football che è rimasto nel cuore di molti tifosi.

L’analisi dei luoghi

Il film si svolge nel luogo di nascita di Papale, a Glenolden in Pennsylvania: sulla pagina di Wikipedia dedicata a questa città (ma accade per quasi tutte le città mappate sulla enciclopedia libera), sono indicate le coordinate geografiche (39°53′56″N 75°17′33″W) che puntano direttamente su GeoHack, un sistema di Wikipedia per geolocalizzare una posizione attraverso la sua longitudine e latitudine, grazie a diversi strumenti: dal NASA World Wind a Google Earth fino ad arrivare a Google Maps grazie al Wikipedia-Layer che punta direttamente alla mappa della città di Glenolden.

Trovare le location dei film su IMDB e Google Maps

A questo punto, siccome l’appetito vien mangiando, ho googlato una stringa tipo “vince papale film location” e il primo risultato è stato quello del più grande database di film al mondo: IMDB. Infatti, qui, oltre a contenere tutti i film realizzati e in corso d’opera e tutti gli attori esistenti, contiene anche le indicazioni, molto precise (laddove possibile fino al numero civico), delle location dove sono stati girati gli interni e gli esterni dei film. In particolare, per il film, Invincible (2006) ho trovato le seguenti location principali:

Franklin Field – 235 S. 33rd Street, University of Pennsylvania, Philadelphia, Pennsylvania, USA
e
Geno’s Steaks – 1219 South 9th Street, Philadelphia, Pennsylvania, USA

A questo punto è stato facile inserire su Google Maps le seguenti vie:

235 S. 33rd Street Philadelphia
e
219 South 9th Street, Philadelphia

per trovare esattamente i luoghi di ripresa del film. Se una visione dall’alto, forse, non potrà dare alcuna indicazione, usando Google Street View, si riesce facilmente a distinguere le location usate. In particolare, accade strabiliantemente per 219 South 9th Street, Philadelphia, dove, andando indietro di un paio di numeri civici, si ritrovano le stesse case a schiera viste nel film. Ecco le foto:

Google Street View Location: 219 South 9th Street, Philadelphia

Google Street View Location

Film Location: 34′ 43”

Film Location

Ovviamente dovete considerare che, nella maggior parte delle volte, non troverete mai coincidere i posti reali con quelli del film, perché ovviamente le scene e i luoghi vengono sempre modificati e, spesso, una buona parte, per ridurre il budget, vengono riprodotte negli interni, ma se vi fate caso, nel film sono state usate proprio queste due case: guardate le porte, la posizione delle finestre, del lucernaio e l’inclinazione delle scale. Cambia solo il numero dei gradini: da 4 diventano 3 (ma l’altezza complessiva è rimasta la stessa). Anche i colori principali sono stati lasciati, con qualche ritocco e uniformità, come quelli dell’originale. Insomma tutto coincide perfettamente e non c’è dubbio che il posto trovato su Google Street View sia proprio quello usato durante la ripresa di Invincible!

Spero, quindi, che questa spiegazione possa essere utile a tutti coloro che, appassionati di cinema e televisione, amano ritrovare le location in cui sono stati girati i propri film e serie tv preferite, senza dover spendere un euro per visitare di persona lontani posti come queste cittadine americane.

Tag:Film, Google, Google Street, mappe, wikipedia
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ott 10 2008

Da Heroes a Jekyll, come l’evoluzione dell’uomo può fare salti enormi o fermarsi per sempre. Considerazioni sulla teoria shock di un genetista: l’evoluzione dell’umanità si è conclusa!

Posted by Antonio Troise
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Nel terzo episodio di Jekyll, una miniserie britannica su una versione moderna di Dottor Jekyll e Mr. Hide, al minuto 21′ 33” uno dei personaggi se ne esce con questa affermazione che mi colpì molto:

Un superuomo… La specie umana ha smesso da tempo di evolversi… lo hai dimenticato? Cambiamo il mondo, non cambiamo più noi stessi! Ma a quale costo? I millenni passano e l’Homo Sapiens rimane immutato, inesplorato, secolo dopo secolo … ed ecco che un giorno il Dottor Jekyll beve una pozione. E sai cosa accade? La vita si riaccende in questo mondo!

Nello specifico si stava mettendo in luce il fatto che, da quando l’uomo ha iniziato a cambiare il mondo, l’evoluzione non aveva più la stessa importanza dei millenni passati. Questo perché non era l’uomo che si adattava al mondo, ma tutto il mondo che mutava intorno ad esso. L’ingresso nel mondo di un Mr.Hide, di un vero superuomo (nell’ottica della serie televisiva), altro non faceva che stravolgere l’ordine costituito provocando una vera e propria rivoluzione evoluzionistica.

L’evoluzione umana si è fermata

Ebbene, o voluto riportare questo stralcio, perché proprio in questi giorni sta uscendo la notizia shock che l’evoluzione della specie umana è finita! Infatti, secondo il professor Steve Jones dell’University College di Londra, negli ultimi decenni l’evoluzione della nostra specie starebbe rallentando a causa delle migliorate condizioni di vita (benessere, abbondanza di cibo, riscaldamento nei periodi freddi, etc) e dei progressi della medicina (vaccinazioni di massa preventive), fattori che non permettono più che i “meno adatti” soccombano, selezionando di conseguenza solo i più forti (o almeno è quello che avviene nei paesi industrializzati).

Evoluzione futuro uomo

Inoltre, oggigiorno, non esistono più popolazioni isolate, e le razze si mescolano continuamente; un effetto indotto direttamente dalla globalizzazione che porta ad un conseguente ed inevitabile continuo rimescolamento dei geni, non permettendo quindi a eventuali mutazioni di rafforzarsi in gruppi chiusi.

Infine, visto che l’età media dei padri occidentali si attesta sui 29 anni, rispetto al passato, è diminuito il numero degli uomini che fanno figli in età avanzata e quindi, di conseguenza, vi sono anche meno “errori” genetici.

Insomma, da un certo punto in poi, dopo l’homo sapiens-sapiens, l’umanità ha smesso di evolversi fisicamente, per intraprendere il non meno difficile il cammino della conoscenza. In definitiva, quindi, sembrerebbe che gli esseri umani non siano più soggetti al principio della “sopravvivenza del più adatto”, perché le forze che sospingono l’evoluzione della specie, come la selezione naturale e la mutazione genetica, non giocano più un ruolo importante nelle nostre vite, e, in alcuni casi, sono del tutto scomparse.

Quale sarà il futuro dell’uomo?

E così, quando nei racconti di fantascienza, si immaginava un mondo futuristico di superuomini, ovvero di esseri umani più alti, più forti, più belli, più intelligenti e praticamente perfetti, forse ci si sbagliava. Secondo il genetista Steve Jones, un simile scenario è sbagliato: “L’evoluzione dell’uomo si è conclusa, è finita, terminata! Tra un milione di anni o più avremo lo stesso aspetto, le stesse caratteristiche, che abbiamo oggi“. Come a dire che quello che siamo ora, anche se stento a crederci, è il modello definitivo, il risultato finale, l’approdo ultimo di quattro miliardi di anni di tenace, paziente, incessante sforzo per migliorare gli organismi viventi!

Origine della specie

E’ anche vero, però, che molti altri scienziati tendono a ricordare che l’evoluzione della specie dipende da fattori spesso imprevedibili, e poiché non sappiamo che cosa accadrà sulla terra nel prossimo milione di anni, o perfino nel prossimo anno, è impossibile affermare che la specie umana non subirà più mutazioni.
Citando una frase di Mohinder Suresh della serie tv Heroes:

L’evoluzione è un processo imperfetto e spesso violento. Una battaglia tra ciò che esiste e ciò che deve ancora nascere. Tra le doglie di questo parto, la morale perde significato. Il conflitto fra il bene e il male si riduce a una scelta elementare: sopravvivere o soccombere.

e

Quando l’evoluzione seleziona i suoi agenti non è indolore. L’unicità ha sempre un costo; si può essere costretti a compiere azioni contrarie alla propria natura… e all’improvviso, il cambiamento che si pronunciava esaltante si rivela un tradimento. Può sembrare crudele ma lo scopo non è altro che l’autoconservazione, la sopravvivenza…
Questa forza… l’evoluzione… non ha sentimenti, come la terra conosce solo i crudi fatti della lotta della vita con la morte. Si può solo sperare che alla fine dopo aver soddisfatto con fedeltà i suoi bisogni, rimanga qualche traccia di quella vita che un tempo coniscevano…

Insomma, il futuro dell’uomo sembra essere in bilico tra scenari come quelli proposti da film come X-Men o serie tv come Heroes, e, perché no di Jekyll, in cui l’evoluzione, del tutto inaspettatamente, prende il sopravvento con dei cambiamenti rivoluzionari, e quello proposto dal genetista britannico, accontentandoci di essere quello che siamo, per sempre!

Esiste il problema della evoluzione?

L’evoluzione della nostra specie è da sempre considerata un argomento scottante in quanto l’uomo, difficilmente, riesce a riconoscere se stesso come animale. Ma in realtà lo è, e la sua evoluzione è alla stessa stregua di quella di altri organismi e non differisce minimamente da quella di specie come squali, formiche o batteri, poiché tutti sono il risultato di milioni di anni di evoluzione, che ha adottato strategie diverse ma con le stesse finalità: sopravvivere e tramandare nel tempo la propria specie!

Origine della specie

La maggior parte delle persone, però, considera l’uomo come quell’essere vivente che ha saputo evolversi e migliorarsi, tanto da potersi elevare su tutto il regno animale e distinguersi a tal punto da sottomettere l’intero pianeta! Ma in realtà, se, invece, impariamo a vedere l’evoluzione come un semplice cambiamento, e non come ad un miglioramento della specie (anche se a volte può risultare la stessa cosa), allora forse impareremo a pensare che la nostra specie non è più evoluta di tante altre, e forse quesiti come quello che si è posto lo scienziato inglese, non avranno più modo di esistere.

Tag:evoluzione, fantascienza, Film, genetica, heroes, Jekyll, Mr.Hide, scienza, Steve Jones, superuomo, tv
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lug 17 2008

Daredevil e l’algoritmo per vedere con i suoni: quando la realtà supera la fantasia dei fumetti

Posted by Antonio Troise
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Uno dei supereroi più affascinanti dell’universo Marvel è sicuramente Devil, che, in seguito ad un incidente radioattivo che gli toglie il dono della vista, grazie al suo udito super sviluppato ha il cosiddetto Senso Radar incorporato, ovvero la capacità di percepire il mondo circostante come ombre, create dalle onde sonore che lo circondano.

Se avete visto anche il film omonimo Daredevil, sicuramente vi ricorderete di uno dei momenti più commoventi della pellicola: la famosa scena della pioggia. In una New York volutamente spettrale e piovosa, le gocce che cadono sul viso della bella Elektra, permettono a Matt/Daredevil di “guardare”, elaborando il rumore delle gocce, il viso dell’amata. Di fatto, le gocce di pioggia, effettuano una sorta di precisa quantizzazione della realtà che fino ad allora era percepita come un mondo fatto di sole ombre e silhouette.

Daredevil Pioggia

La scena viene sviluppata molto bene dal regista perché da chiaramente l’idea di una visione messa a fuoco dal suono di migliaia di gocce d’acqua che, cadendo, scolpiscono, in un susseguirsi di lampi di luce, il mondo circostante: è solo in queste giornate piovose che il supereroe riesce a vedere il mondo quasi come se avesse riacquistato la vista.

Daredevil Pioggia

Dopo questa premessa forse vi sarà più semplice capire quello che alcuni ricercatori stanno sviluppando e forse riuscirete a viaggiare oltre con la fantasia. Cosa succederebbe se anche gli esseri umani, un po’ come i pipistrelli, potessero vedere con l’udito?

L’ecolocalizzazione dei pipistrelli

Ebbene, è questa strada che i ricercatori dell’Università di Tubinga, in Germania, stanno percorrendo, sfruttando, appunto, la peculiarità dei pipistrelli. Questi mammiferi, infatti, benché praticamente ciechi, riescono a vedere anche molto meglio di noi, grazie al meccanismo di ecolocalizzazione, ovvero quella capacità che hanno alcuni animali di emettere suoni nell’ambiente e decifrare gli echi che rimbalzano.

Studiando i biosonar dei pipistrelli, i ricercatori hanno programmato un algoritmo che permette di definire la realtà circostante semplicemente “ascoltandola”, decifrando cioè gli echi sonori prodotti dallo scontro tra le vibrazioni e l’oggetto. Tutto senza far ricorso alla vista, utilizzando un sistema sonoro modulato proprio sulla base degli ultrasuoni emessi dai pipistrelli.

L\'eco dei pipistrelli Tutto è partito da una semplice domanda: come fanno i pipistrelli a individuare i propri frutti preferiti anche in mezzo a rami, foglie e altre bacche per loro non commestibili? Grazie all’ecolocalizzazione questi e altri animali sono in grado di determinare non solo la direzione in cui stanno andando, ma anche se in giro ci sono o meno predatori, insetti prelibati o frutti, pur in mezzo a una vegetazioni fittissima.
Questi chirotteri, infatti, sono in grado di inviare particolari segnali a ultrasuoni e ne attendono l’eco per capire a quale distanza si trovino gli ostacoli, gli insetti o la vegetazione. Nel caso delle piante, i pipistrelli sono anche in grado di comprendere verso quale specie di vegetale si stiano avvicinando valutando la rifrazione dei loro ultrasuoni sul fogliame. Un sistema molto sofisticato, che consente ai mammiferi volanti di dirigersi con sicurezza verso le piante da cui traggono generalmente il loro nutrimento.

Riconoscere i tratti somatici dei criminali anche al buio

Questa nuova tecnologia, se perfezionata, permetterebbe, oltre che a comprendere con maggior precisione il comportamento di numerose specie di pipistrelli, anche di distinguere i caratteri somatici di un criminale anche in mezzo alla folla. Una volta “registrati” i connotati e collegati a una particolare vibrazione sonora, diventerebbe possibile diffondere i suoni in mezzo alla gente e decifrare le vibrazioni di ritorno, fino a incontrare quella corrispondente al volto del ricercato.

La novità più grande sarebbe, come intuibile, che questo particolare algoritmo sensoriale non si baserebbe sulla vista, dimostrandosi quindi molto efficace anche in assenza di luce, nel buio più totale. La maggior parte dei sistemi di riconoscimento computerizzati, infatti, sono basati sulla visione, con tutti i problemi di precisione nella fase di riconoscimento specie in cattive condizioni di luce. Un sistema di ecolocalizzazione siffatto, sarebbe, quindi, fondamentale per acciuffare un criminale sospetto che cammina di notte per strada, magari confuso tra altre persone e anche a notevoli distanze.

Al momento, però, la tecnica è stata testata solo sul mondo vegetale; infatti, gli studiosi sono stati capaci di distinguere tra loro le cinque specie con sorprendente accuratezza, tenendo conto del tempo e della frequenza dei riflessi sonori, che variavano a seconda della grandezza, del numero e dell’età delle piante.

A quando le applicazioni sull’uomo?

Alcuni ritengono, però, che forse, in futuro, sarà possibile dare nuove speranze ai non vedenti, un po’ come è accaduto nel mondo fantastico di Devil. Il problema più grande che dovranno risolvere i ricercatori, però, per poter applicare questa tecnologia anche agli essere umani, è la frequenza degli ultrasuoni. Infatti, i pipistrelli producono ultrasuoni per mezzo della laringe ed emettono il suono dal naso o, più comunemente, dalla bocca aperta. La frequenza dei suoni prodotti va da 14.000 a più di 100.000 Hz, molto al di là delle capacità dell’orecchio umano, che percepisce suoni con una frequenza che va da 20 a 20.000 Hz.
Ecco perché, secondo il neuroetologo Steven Phelps dell’Università della Florida, questo metodo di ricerca va bene per il pipistrello ma non certo per l’uomo, le cui capacità associative sarebbero inferiori; forse in futuro, con un semplice micro-impianto nell’orecchio, sarà possibile sopperire anche alle limitazioni degli esseri umani, ma a questo punto credo che le applicazioni devieranno, più che dal lato medico, in quello militare, con supersoldati con ecovista!

Tag:acqua, Daredevil, Devil, ecolocalizzazione, Elektra, Film, fumetti, luce, pioggia, pipistrelli, ricerca, scienza, Tecnologia, ultrasuoni
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mag 13 2008

Da Iron Man a X-Men 3: quali sono i film che hanno delle scene segrete dopo i titoli di coda? Ecco la lista delle scene nascoste negli end credits con descrizione e video su Youtube

Posted by Antonio Troise
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Iron Man L’altro giorno sono andato a vedere il nuovo film tratto da un fumetto della Marvel: Iron Man. La visione è stata davvero piacevole ma lo è stato ancora di più quando mi sono accorto che, dopo tutti i titoli di coda, era stata nascosta una scena segreta del film che avrebbe avuto lo scopo di ricongiungere questo film con la saga dei Vendicatori. Infatti, gli autori hanno voluto regalare un bel cameo con Nick Fury interpretato da Samuel L. Jackson, dando la possibilità di introdurre questo nuovo personaggio e lanciando un vero e proprio plot del prossimo episodio.

Non è la prima volta che mi capita di aspettare la fine dei titoli di coda (di solito quando sono curioso di conoscere l’autore della colonna sonora) e scoprire che si nascondevano delle piccole chicche cinematografiche dedicate solo agli appassionati, visto che, di solito, sono quasi sempre solo loro rimangono in sala fino all’ultimo millimetro di pellicola.

L’incompresione dei gestori delle sale

Il problema, però, è che i gestori delle sale dei cinema, forse anche a causa dei tempi stretti tra una proiezione e l’altra, non favoriscono per nulla queste sorprese negli end credits, poiché appena iniziano a scorrere i titoli di coda, le luci vengono accese (per consentire ovviamente una corretta e sicura uscita) e iniziano ad entrare quelli delle pulizie che non hanno alcun rispetto per quei pochi temerari che ancora hanno l’ardire di aspettare la fine dei titoli di coda. A volte non ci si sente neanche a proprio agio perché si ha l’impressione che si sia d’intralcio alle pulizie. Se poi ci si mette che si rimane da soli in sala, si ha quasi l’impressione di essere nel torto, mentre, in ogni caso, il biglietto pagato prevede la visione completa del film, e quindi, anche dei titoli di coda.
Fortuna, comunque che, per chi non è solito restare in sala fino alla fine, esistono i DVD che (insieme agli Easter Eggs, ovvero ai contenuti speciali tra i menu del dvd e non segnalati tra le caratteristiche tecniche dei titoli) danno a tutti l’occasione di vedere le rare scene successive ai titoli di coda.

Il piacere dell’inattesa scoperta

X-Men 3 Queste, ovviamente, sono state le sensazioni che ho provato io, subito, però, sparite quando ho scoperto il regalo inatteso dei 30 secondi di fotogrammi dopo i titoli di coda, tanto da compensare tutte le spiacevoli sensazioni scatenatesi. E’ stato anche curioso vedere un gruppetto di ragazzi che erano rimasti con me sino alla fine, andare in giro a gridare ai quattro venti: “Te l’avevo detto io che era meglio restare sino alla fine!“.

Personalmente, tra tutti i finali nascosti, indimenticabile è stato quello del terzo e ultimo film della saga degli X-Men e che, quasi, sembrava lanciare un fantomatico X-Men 4 visto che dava una spiegazione sulla tragica fine di Xavier e apriva un nuovo filone. Praticamente nessuno dei miei amici e conoscenti lo aveva visto e sono stato una settimana a ripetere come finiva realmente il film e a passare il link di Youtube su cui era visibile!

Una piccola iniziativa

Ecco, perché, sarebbe stato bello se, da qualche parte, venissero raccolti tutti i finali segreti dei film, soprattutto di quelli in uscita nelle sale. In tal modo si avrebbe la certezza di dover restare per un valido motivo! E’ per questo che ho voluto dare il via ad una piccola iniziativa collaborativa: raccogliere i titoli di tutti quei film che a mia memoria e a memoria di internet, contengono una scena segreta dopo i titoli di coda. Ho voluto, inoltre, inserire anche la descrizione della scena mancante e, dove possibile, anche il relativo video presente su Youtube (o su altri servizi di video sharing), in modo di dare a tutti la possibilità di vedere le scene nascoste.

Ovviamente non ho l’ardire di voler raccogliere tutti i film e neanche tutte le descrizioni delle scene tagliate ma spero che, magari con il vostro aiuto, presto riesca a compilare le scene nascoste dei film più famosi. Infatti, al momento, molti film elencati perché hanno sicuramente una scena nascosta, sono senza descrizione poiché non sono riuscito a trovarla. Se poi la cosa dovesse piacere potrei anche aprire una pagina wiki su cui è possibile scrivere autonomamente.

Una nota per quanto i film commedia o i cartoni animati come quelli della Pixar: di solito durante o dopo i titoli di coda sono presenti non tanto scene nascoste o finali alternativi, bensì solo backstage che riprendono scene comiche accadute durante le riprese. Se anche, quindi, formalmente, non sono scene nascoste, ho voluto comunque inserile perché sono sempre scene che solitamente si perdono se ci si alza dalla sala appena iniziano i titoli di coda.

Attenzione: laddove ho inserito anche la descrizione della scena, queste potrebbero costituire motivi di SPOILER (soprattutto per i film ancora nelle sale cinematografiche). Per cui, se non volete rovinarvi la sorpresa, non proseguite nella lettura.
Se siete invece, come me, curiosi, vediamo di quanti film avevate visto il finale nascosto al cinema o in DVD.

Film con scene segrete dopo i titoli di coda
Titolo Film Descrizione Video
X-Men Le Origini: Wolverine Dopo i titoli di coda vi è una scena finale aggiuntiva ma sarà diversa (almeno negli USA) in base alla versione della pellicola in proiezione, costituendo dei veri e propri finali alternativi. In Italia pare che ci sia solo quella in cui Striker viene raggiunto e arrestato dai militari, mentre Wolverine sta in un bar in Giappone e “beve per ricordare”. -
Iron Man Si vede il capo dei Vendicatori (della serie Ultimate) Nick Fury, interpretato da Samuel L. Jackson, che introduce un vero e proprio plot del prossimo episodio Vedi il Video
Iron Man 2 Nella scena nascosta subito dopo i titoli di coda si vede l’agente Coulson dello S.H.I.E.L.D. in prossimità di un cratere nel deserto, dal quale spunta il martello di Thor, un altro supereroe Marvel di cui è in preparazione il film! Se ci fate caso, durante il film a un certo punto spunta lo scudo di Capitan America, che lui usa per livellare un tubo (qui altri easter eggs). Vedi il Video
X-Men 3 Conflitto finale Il Professor Charles Xavier non è morto disintegrato da Jean ma la sua psiche è riuscita ad inserirsi in un uomo che incosciente dalla nascita presentato ad inizio film. Vedi il Video
Pirati dei Caraibi: La maledizione della prima luna La scimmietta ruba ancora un doblone d’oro -
Pirati dei Caraibi: La maledizione del forziere fantasma Il cane viene fatto capo dalla tribu’ d’indigeni -
Pirati dei Caraibi: Ai confini del mondo Keira Knightley aspetta con la figlia il ritorno di Orlando Bloom Vedi il Video
South Park il Film - -
I Simpson il Film Altre gag di Homer Simpson durante i titoli di coda, con il giovane addetto alle pulizie della sala cinematografica che si lamenta perché “quattro anni di scuola di cinema e poi questo?”. -
3ciento: Chi l’ha duro… la vince Vi sono scene comiche slegate dal contesto del film: la cosa curiosa è che nei titoli di coda appaiono i nomi degli attori che imitano i personaggi famosi (p.es Tom Cruise) che non sono mai comparsi durante il film ma che si vedono solo dopo i titoli di coda! -
Piramide di paura Si vede una carrozza che arriva a un hotel e il “cattivo” entra e si firma moriarty, il nemico giurato di sherlock holmes -
Io, me e Irene Si vede il gruppetto che cerca sul fondo del fiume il pollice mozzato a Jim Carrey, ma l’albino si accorge che se l’è mangiato un luccio -
K-Pax Si vede Jeff Bridges che scruta il cielo notturno e si aggira nel giardino, quasi sperando di contattare qualche altro “Robert Porter” -
Costantin Il ragazzino che muore nel tentativo di aiutare Constantin a salvare la ragazza, diventa un angelo -
Harry potter e la pietra filosofale - -
Lemony Snicket Non c’è un vero e proprio finale alternativo ma, durante i titoli di coda, sono presenti 10 minuti di motion graphics davvero interessanti. Vedi il Video
Il diario di Bridget Jones - -
Tutti pazzi per Mary - -
Dodgeball - -
Ogni maledetta domenica - -
Cars - -
Il destino di un cavaliere C’è una scena extra alla fine dei titoli di coda con qualche battuta dei protagonisti che scherzano tra di loro. -
Ghostbusters 1 e 2 - -
Scary Movie I, II, III - -
Cloverfield Al termine del film bisogna fare attenzione a due cose:
1) Si vede cadere qualcosa in acqua nell’ultima scena del film (video rimosso da Youtube): in questo finale si cela un indizio sulla provenienza del mostro. Si può infatti intravedere chiaramente una cosa molto strana che piomba in acqua. Lo stesso regista Matt Reeves lo ha confermato, indicando ai fan di guardare attentamente nell’acqua alla fine del film. Quello che bisogna capire, ora, è se si tratta di qualcosa che in acqua ci finisce o che già c’è: nel primo caso, vorrebbe dire che il mostro è un alieno.
Ma Reeves ha spiegato che il mostro, nel film, è un gigantesco bambino: più probabilmente, quindi, in quella scena il mostro è molto più piccolo e sta sguazzando nell’acqua, magari sta giocando nel porto: un mese più tardi ricomparirà a New York, estremamente cresciuto, spaventato e in cerca della sua mamma.
2) Al termine dei titoli di coda se sede una voce affermare “It’s still alive” (E’ ancora vivo), il che darebbe l’idea di un probabile, e quasi sicuramente certo, sequel in cui, magari, si vedono gli effetti del piano “Tabula Rasa”, la morte o l’arrivo del mostro.
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Tag:cinema, dvd, easter eggs, end credits, Film, scene nascoste, titoli di coda
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mar 20 2008

Il collasso di Internet nel 2011: assisteremo alla fine di internet o ad una semplice congestione delle trasmissioni dati?

Posted by Antonio Troise
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Traffico Internet Questa volta è stata Cisco Systems, il leader mondiale nelle soluzioni e tecnologie di rete, a sbilanciarsi e a dare l’allarme sul New York Times: secondo alcune recenti ricerche, nei prossimi anni, la quantità di dati scambiati su internet crescerà ad un ritmo annuo che andrà tra il 50% ed il 100% a causa, soprattutto, di applicazioni pesanti come video e giochi multiplayer.
Ciò significa che la massiccia quantità di banda che richiedono potrebbe portare alla saturazione del sistema Internet, almeno per come lo conosciamo oggi, entro l’anno 2011. Proprio per far fronte a questa evenienza, tra un mese a Boston si terrà una conferenza il cui titolo riassume perfettamente tali preoccupazioni: “E’ la fine di Internet?“.

I numeri

Ma a fronte di quali dati è possibile fare queste affermazioni? Purtroppo i numeri sono impressionanti e da capogiro poiché la quantità di dati a cui si fa riferimento è difficile da immaginare.

  1. Pensate che nel solo 2007, il traffico del solo sito Youtube è stato equivalente all’intero traffico di Internet generato nell’anno 2000!
  2. Ad oggi ogni mese su internet transitano 8 Exabyte di dati (per farsi un’idea, un Exabyte corrisponde ai dati contenuti da 250 milioni di DVD), che nel 2011 diventeranno 28!
  3. Il traffico internet è cresciuto al punto che il volume di dati trasmessi e ricevuti “online” da 20 case americane nel 2010 sarà equivalente all’intero traffico internet che transitava sulla Rete nel 1994. Il motivo è presto spiegato: pensate che il traffico generato sulla rete per scaricare un film di due ore è paragonabile al volume di dati generato da 40.000 e-mail.
  4. A causa dell’ampia disponibilità di collegamenti a larga banda, la diffusione crescente dei contenuti video (di bassa qualità con Youtube e di alta qualità con i servizi IPTV) è, infatti, il principale fattore che trainerà l’esplosione del traffico internet mondiale e che, in particolare, porterà nel 2008 al sorpasso fra casa e azienda: nel 2008 infatti il traffico generato dalle utenze residenziali sarà maggiore di quello generato dalle utenze business, e crescerà complessivamente del 58% entro il 2011
  5. E l’avanzata non si ferma: secondo le ultime ricerche Cisco, infatti, il traffico internet globale raddoppierà ancora ogni due anni da qui al 2011.
  6. Inoltre dal 2000 al 2007 gli utenti internet sono cresciuti del 265%, mentre si è stimato che la richiesta di accesso ad internet da parte degli utenti alla banda larga potrebbe superare l’offerta di accesso già nel 2011.
    Infine, secondo alcune proiezioni meno pessimistiche e apocalittiche, infine, d’ora in poi gli utenti aumenteranno del 50% all’anno; secondo altre stime, invece, gli utenti cresceranno del 100% all’anno.
Collasso o Congestione di Internet?

Ovviamente, come tiene a precisare Cisco, la differenza tra una crescita del 50% e una del 100% potrebbe significare anche la differenza tra un sistema che tiene e uno che cede. Il motivo è presto detto: attualmente, infatti, la capacità di Internet cresce ad un ritmo di circa il 50% annuo, pertanto non si sa bene cosa potrebbe succedere se vi fosse un aumento esponenziale della richiesta di banda: il rischio è che si potrebbe assistere ad un vero collasso di Internet. Fortuna è che neanche i più pessimisti credono a questa eventualità apocalittica propendendo verso ad una più sicura congestione della Rete, ovvero ad un notevole rallentamento delle trasmissione dati, il che renderebbe inutilizzabili molte applicazioni web, tra cui, una fra tutte, lo stesso Youtube.

Molti sono dell’opinione che l’aumento del traffico sulla Rete, se preso in tempo, potrebbe costituire più che una catastrofe inevitabile, una sfida alla quale occorre far fronte. In effetti, fra 3 anni, le tecnologie per gestire il traffico su Internet saranno migliorate rispetto ad oggi e i computer per elaborarli saranno sempre più veloci. Insomma la crescita del volume di traffico annuale è sicuramente alta ma, probabilmente, in linea con i progressi che la tecnologia ci offre in questo campo, si può affermare con una certa sicurezza, che la rete Internet non “crollerà” sotto il peso del crescente volume di dati, anche a fronte delle innovazioni più lontane nel tempo.

Tag:cisco, exabyte, Film, Internet, traffico internet, Video, youtube
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mar 19 2008

Il Marketing Multichannel: come coinvolgere gli spettatori dalla Tv al Web

Posted by Antonio Troise
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Il marketing multichannel (pubblicità su più media) è un fenomeno consolidato da anni negli Stati Uniti ma negli ultimi mesi sta prendendo piede anche in Europa ed in particolare nel nostro Paese, dove le filiali europee stanno prendendo spunto dall’esperienza oltreoceano della casa madre. Ma cosa è il marketing multichannel? Avete presente gli ultimi spot televisivi della Coca-Cola, di Intimissimi o della Beck’s? Ebbene, se vi ricordate, queste campagne pubblicitarie sono molto particolari poiché, al termine del filmato, invitano lo spettatore a proseguire l’esperienza sul web.

Il caso Coca Cola

Coca Cola, recentemente, ha mandato in onda, su tutti i network televisivi, Happyness Factory, un breve trailer di animazione 3D che rimanda alla visione, in versione completa e ovviamente gratuita, di un cortometraggio animato sul sito aziendale, disponibile in nei formati hd, ipod, mobile e psp. Qui sotto trovate il video dello spot televisivo del microfilm:

Lo spot, oltre che in televisione, è stato anche proiettato al cinema, sponsorizzato sui giornali e, addirittura, e diffuso anche su Second Life. La versione digitale di Avril Lavigne è stata protagonista della premier del film e gli utenti hanno potuto così assistere con lei alla prima di Happyness Factory. Esiste anche una pagina di Mymovies, con tanto di template dedicato, sul microfilm in questione. Il cortometraggio è recensito come qualsiasi altro film in uscita al cinema.

Il caso Intimissimi

Analogamente si è comportata Intimissimi che, rivolgendosi alle giovani, ha lanciato uno spot trailer con protagonista Monica Bellucci, sia in televisione che al cinema e che rimanda alla visione integrale del cortometraggio “Heart tango” di quattro minuti su Internet. Qui sotto potete vedere il video dello spot:

Il Caso Beck’s

La Beck’s, invece, ha reso più partecipi gli spettatori e ha voluto sfruttare il fenomeno della user generated content propria della blogosfera e, più in generale, del Web 2.0 di Youtube e simili, permettendo a chiunque di esprimere la propria creatività. In pratica ha invitato i giovani ad inventare e a girare il finale dello spot “Aereo” della Beck’s, visibile in TV e sul sito Becks.com.
Lo spot, infatti, termina con una “finale aperto” che vede il protagonista alle prese con una difficile scelta: aprire la porta argento (del lusso) e concedersi un viaggio extra comfort o aprire la porta rossa (della passione) e provare a conquistare una splendida donna? Il vincitore, rispettando pienamente tutti i parametri previsti di originalità, sintesi e caratteristiche tecniche, aveva scelto di aprire la porta Lusso, realizzando un video 100% home-made, dal titolo “Insieme in prima classe”. Il finale è stato, ovviamente, visibile in coda allo spot Beck’s.

Cosa è il Marketing Multichannel?

Dopo questi esempi è forse divenuto chiaro che lo scopo di questo nuovo genere di marketing è molteplice: se inizialmente si può pensare che è altro non è che un modo per far visitare un sito web che altrimenti rimarrebbe sconosciuto e inesplorato (con la visione dei filmati, i contatti decuplicano in poco tempo e il tempo di permanenza e navigazione sul sito si aumenta notevolmente e, di conseguenza, anche sul catalogo prodotti), in realtà, alla base di questa nuova concezione di pubblicità, detta in gergo campagna web-driven, ovvero che accompagnano lo spettatore della piattaforma televisiva verso quella online, vi è anche una nuova concezione di pubblicità integrata tv-web. Infatti, indirizzando il pubblico verso uno spazio web che fornisce l’opportunità di informare in maniera più completa il consumatore, in realtà è anche un modo per conoscere meglio i gusti e le caratteristiche del consumatore, per capire il proprio interlocutore e profilarlo e schedarlo di conseguenza.

Nelle strategie del marketing, quindi, non basta più coinvolgere lo spettatore nella comunicazione commerciale, ma ora si è interessati a creare un feedback con l’utente, stabilendo una interazione che rende molto più labile il confine tra pubblicità e ricerca di mercato.

Gli albori del Marketing Multichannel

In realtà, però, da sempre il marketing utilizza una pluralità di mezzi per veicolare le comunicazioni pubblicitarie: dai depliant, alle brochure, agli spazi sui periodici, fino alla radio e la televisione. Ma allora se il marketing è sempre stato, per sua natura multichannel , perché, dunque, scomodare un concetto dato per scontato da qualsiasi marketer?
Il motivo è presto spiegato: è solo grazie ad Internet che è oggi possibile rendere le esperienze di comunicazione omogenee, in grado cioè di dare al cliente quelle sensazioni e quelle esperienze che in passato i diversi mezzi (stampa, televisione, ecc) potevano dare solo separatamente. Ne è un esempio lampante il marketing della Kinder, che ebbe l’idea di far trovare la sorpresa dell’ovetto sia in termini fisici, sia su Internet, dove usando un piccolo codice trovato col giocattolo si può accedere ad un video-game a sorpresa.

Il declino dei media tradizionali

Molto probabilmente, però, il marketing multichannel è la diretta conseguenza della perdita di efficacia del canale televisivo che risulta sempre più inadeguato, tanto che le più grandi aziende stanno perdendo fiducia nell’influenza degli spot tv. Ecco, quindi, spiegato il perché di questa rinascita sul web: il marketing sta cambiando adeguandosi ai rapidi mutamenti della società e se, fino a poco tempo fa, il web, era patria di un marketing non convenzionale (come i viral marketing dei video diffusi sulla piattaforma Youtube) ora lo è anche di quello più convenzionale.
Ad avallare questa teoria vi è l’indagine Upa che ci conferma che gli investimenti pubblicitari online sono cresciuti nel 2007 del 35% mentre i mezzi di comunicazione tradizionali si trovano in una fase di stagnazione.

Il marketing fatto a misura dei più giovani

Ovviamente non bisogna scordarsi che il web, proprio per la sua natura selettiva, può parlare solo ad una piccola parte del proprio pubblico che deve essere perfettamente a suo agio nella rete ma che deve essere anche in grado di utilizzare di frequente canali tradizionali anche solo per acquisire informazioni: è questo l’identikit dei giovani di oggi! Ed ecco quindi che l’esigenza di approdare anche sul web è sentita molto da aziende che hanno un target di riferimento giovanile in grado di rispondere celermente agli stimoli e che non si pone in maniera passiva davanti al mezzo televisivo. In effetti, sono proprio i giovani il target di riferimento del marketing multichannel poiché hanno una capacità di interazione molto più grande e sono in grado di stabilire un dialogo biunivoco (e non più one way).

Spot multichannel ma anche virale

Quindi, casi come Happyness Factory della Coca Cola, sono classici esempi di come uno spot, che punta su più giovani, riesca ad essere multichannel e, al contempo, anche virale, poiché è in grado di dar vita ad un naturale passaparola (tipico anche della blogosfera) da parte di chi ha apprezzato il cortometraggio.
In effetti, a ben pensarci, il fatto che i blog possano parlare di questo spot, o per elogiarne la realizzazione tecnica o, semplicemente, per descrivere semplicemente un nuovo fenomeno di marketing, credo che rientri sempre negli obiettivi della campagna pubblicitaria!

Tag:3d, blog-power, cinema, Film, Internet, marketing, pubblicita, spot, trailer, tv, Video, web, youtube
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mar 10 2008

Finale alternativo di Io sono Leggenda: come il Web è in grado di influenzare il cinema cambiando le regole classiche del marketing

Posted by Antonio Troise
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Se fino a qualche anno fa, per vedere un finale alternativo di un film, era necessario aspettare qualche anno o, in qualche caso, almeno l’uscita in DVD, ora grazie alla velocità del web è stato necessario aspettare solo qualche mese dall’uscita del film nelle sale.
Ricordate Blade Runner, il capolavoro di Ridley Scott? Ebbene per avere il Director’s Cut con il famoso monologo finale che, aggiunto alla voce narrante di tutto il film, stravolgeva l’idea del regista (e cioè che anche il cacciatore di replicanti Deckard è a sua volta un replicante), ci sono voluti ben 10 anni!

Questa volta, però, la Rete ha accelerato i tempi visto che, per il blockbuster “Io sono leggenda“, da qualche giorno è stato pubblicato il finale originale girato dal regista Francis Lawrence, alimentando le discussioni dei fan, perché è stato sostituito (forse per volere dei produttori) da uno più spettacolare, ma forse più banale.

Nel finale alternativo di “Io sono leggenda” (che probabilmente potrà essere ammirato nel Dvd di imminente uscita negli Usa e in Italia), viene recuperato, almeno parzialmente, lo spirito originale del romanzo di Richard Matheson da cui è tratto il film. Se non avete visto i film o letto il libro, forse è meglio che non continuate a leggere, per tutti gli altri, basta ricordare che nel finale classico il punto di vista del lettore/spettatore viene ribaltato negli ultimi minuti quando si capisce chiaramente che è lo scienziato Robert Neville il diverso, l’estraneo, l’essere a suo modo leggendario. Nel finale alternativo (che non vi svelerò ma vi consiglio di guardare) invece l’argomento viene maggiormente approfondito, e il finale è anche qui un vero classico per il cinema degli eroi che si sacrificano (un po’ alla Armageddon), tanto da scatenare i fan che avrebbero preferito vedere al cinema la sequenza scartata e ora celebrata sul web.


I am Leged Alternate Ending
by fantascius

UPDATE: Qui è possibile guardare il video di 7 minuti del finale alternativo sottotitolato in italiano.

Che dire, finalmente il cinema sta apprezzando le doti di Internet: è bastato pubblicare il video del finale alternativo per scatenare un passaparola (in inglese WOM, “word of mouth) che sicuramente gli avrà portato non poca pubblicità; insomma finalmente qualcuno ha avuto l’ardire di ribaltare i canoni di marketing che dettano legge sul mercato dei DVD: è noto, infatti, che normalmente un film con finale alternativo viene venduto ad un prezzo superiore (a causa degli eccezionali extra) oppure ne viene creata una versione speciale a parte chiamata appunto Director’s Cut. I casi di Director’s Cut sono tanti, dal Signore degli Anelli, un must del genere (che, di contro, ha aumentato notevolmente il tempo di visione del film) al più leggero King Arthur (che offriva esclusivamente delle scene più cruente durante i combattimenti).

Il fatto è che non a tutti piacciono i Director’s Cut ed è bello sapere che è possibile visionarli, del tutto legalmente si intende, ancora prima dell’uscita del DVD. Certo, molti produttori sicuramente avranno paura di adottare questa tecnica: se non possono vendere l’esclusiva del Director’s Cut originale, le vendite dei DVD si potranno abbassare? Io mi auspico di no, anche se il vero avversario dei film DVD è la pirateria e non la pubblicazione di finali alternativi sul web.

Un nuovo concetto di fare cinema con il web: Heroes Origins e AfterWorld

Credo, infatti, che il business del cinema, grazie all’era del web 2.0, sta evolvendo verso il cliente, coinvolgendolo maggiormente, rendendolo parte attiva del processo di produzione. Interessante, a tal proposito, lo spin-off “Heroes: Origins“: una nuova serie di 6 episodi autoconclusivi su nuovi Eroi (e che spiegheranno molte cose lasciate in sospeso nella prima stagione) dove i fan potranno votare (anche sul web) i loro preferiti, che compariranno nella serie principale. Peccato che lo sciopero degli sceneggiatori ha annullato, almeno temporaneamente, il progetto, ma l’idea era davvero buona.

Una altra serie che deve molto al web è AfterWorld: composta da 130 episodi di circa 3 minuti l’uno, la serie ha debuttato negli Stati Uniti su YouTube e sul sito web Bud.tv nel febbraio 2007, per essere poi “rilanciata” su MySpace e sul canale cavo Sci-Fi Channel dall’agosto dello scorso anno. La serie combina un’ambientazione futuristica modellata un po’ sul cinema western, ed è realizzata in animazione “2,5-D”, tecnica utilizzata abitualmente per i videogame che dà effetti visivi a metà tra il 2-D ed il 3-D. Su Youtube, potete vedere il primio episodio: The Big Day.

Insomma, il Web è cambiato e con sè sta portando dietro molte cose che ci circondano e il cinema è solo una delle ultime che sta imparando a saper sfruttare questo nuovo media.

Tag:blade runner, cinema, Film, heroes, Internet, passaparola, Video, wom, youtube
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