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Dal 2004 il blog di Antonio Troise

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giu 23 2010

Come rimuovere un Profilo di Fornitura (Ad Hoc Provisioning Profile) da iPhone e iTunes su Mac OS X e Windows

Posted by Antonio Troise
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Se avete mai avuto modo di partecipare a qualche beta privata di applicazioni per iPhone, sicuramente vi sarete chiesti, al termine della fase di beta testing, come rimuovere dal vostro iPhone il relativo Profilo di Fornitura ( Ad Hoc Provisioning Profile). Questa, almeno, è stata la domanda che mi sono posto io. Infatti, anche dopo aver fatto il ripristino del mio iPhone per installare il nuovissimo iOS 4, ho scoperto con grande meraviglia che il Profilo era ancora presente. In effetti, questo viene installato su iTunes e ad ogni sincronizzazione con il dispositivo Apple, viene sempre automaticamente installato. Ma la cosa particolare è che non è possibile verificare su iTunes la sua presenza e, eventualmente, cancellarlo.

Installazione del Profilo di Fornitura

Ma andiamo per gradi e cerchiamo di capire come si diventa tester di una applicazione per iPhone, prima ancora che questa passi per App Store. Il primo passo è quello di trovare l’identificatore unico (UDID) degli iPhone e iPod touch che verranno usati durante il test.

Per trovare l’UDID di un iPhone o iPod touch:

  1. Collegare il proprio iPhone o iPod touch al proprio computer (Mac o PC).
  2. Aprire iTunes.
  3. Nella lista di sorgenti alla sinistra della finestra di iTunes, sotto Dispositivi, selezionare col mouse la riga corrispondente al proprio dispositivo.
  4. Nella scheda Riepìlogo, fare clic col mouse sull’etichetta in grassetto “Numero di serie” (posto a sinistra del numero di serie). Questo mostrerà, ora, l’identificatore del dispositivo (che è del tipo: 65def49c088b6bf9b9c2462945df74fs67g54124)
  5. Per copiare l’identificatore negli appunti, scegli dal menu di iTunes Composizione > Copia (su Mac) o Modifica > Copia (su Windows).

La registrazione come tester avviene sempre manualmente e per farlo, di solito, si deve mandare una e-mail al programmatore con gli UDID con i quali si vuol essere registrati. Infatti, ogni app dovrà essere compilata dall’SDK con il relativo file .mobileprovision che è generato a partire dal UDID (Universal Device Identifier). In pratica per ogni betatester, dovrà essere generato una app specifica per il suo dispositivo.

Per ogni applicazione da provare, quindi, il programmatore dovrà fornire due elementi:

  1. Un profilo di fornitura, che consente al dispositivo di eseguire applicazioni. Questo file ha estensione .mobileprovision.
  2. L’applicazione vera e propria in un file .ipa che sarà funzionante solo per il dispositivo che avrà un certo UDID con cui è stata compilata.

Infine, per installare un’applicazione, occorre trascina entrambi gli elementi nella libreria iTunes. e a questo l’app comparirà nella sezione Applicazioni della propia libreria iTunes. A questo punto è possibile sincronizzare l’iPhone per trasferire l’applicazione e il file .mobileprovision su di esso.

Per controllare che la loro installazione sia avvenuta correttamente, è sufficiente andare, dopo la sincronizzazione, sulle Impostazioni dell’iPhone, e selezionare la voce del menu “Generale”

Profilo di Fornitura - Ad Hoc Provisioning Profile

e Profili (questa voce del menu è assente se non è stato installato alcun Profilo di Fornitura)

Profilo di Fornitura - Ad Hoc Provisioning Profile

e troveremo una schermata simile:

Profilo di Fornitura - Ad Hoc Provisioning Profile
Rimuovere il Profilo di Fornitura

Come avete visto il file .mobileprovision è stato installato su iTunes ed è da qui che dovremo eliminarlo! Per rimuovere il Profilo di Fornitura (Ad Hoc Provisioning Profiles), occorre:

  1. Rimuovere il profilo dal proprio iPhone (Impostazioni > Generale > Profili; selezionare il Profilo da cancellare e Rimuoverlo).
    Profilo di Fornitura - Ad Hoc Provisioning Profile
  2. Nella home directory dell’utente di sistema del proprio Mac (~/Library/MobileDevice/) troverete la directory: “Provisioning Profiles” che contiene il file .mobileprovision. Sarà quindi sufficiente cancellare (o spostare) il contenuto della directory.
    Profilo di Fornitura - Ad Hoc Provisioning Profile
  3. Quindi sincronizzate l’iPhone con iTunes e potrete constatare che il Profilo di Fornitura non verrà più ripristinato.

Questa procedura vale per i sistemi Mac OS X, ma per i sistemi Windows è analoga e a cambiare è solamente la directory in cui risiede il file .mobileprovision. In particolare (sostituire “username” con il proprio nome utente in uso nel sistema):

Mac OS X
/Users/username/Library/MobileDevice

Windows XP
C:/Documents and Settings/username/Application Data/Apple Computer/MobileDevice/

Windows Vista
C:/Users/username/AppData/Roaming/Apple Computer/MobileDevice/

Tag:Apple, iPhone, iPod, itunes, Mac os x, profilo, sdk, sincronizzare, Tutorial, udid, Windows
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dic 10 2009

Come disinstallare GoogleSoftwareUpdateAgent installato silenziosamente dal nuovo Google Chrome per Mac OS X

Posted by Antonio Troise
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Come per ogni prodotto Google per Mac OS X, da Picasa a Google Earth, anche l’attesissimo Google Chrome per la piattaforma della mela morsicata, installa silenziosamente il GoogleSoftwareUpdateAgent (prontamente segnalato dall’ottimo firewall LittleSnitch) nella cartella Library della propria Home Directory.

Francamente avere qualcosa che gira in background nel mio sistema (anche se magari si attiva solo all’avvio della macchina) che non reputo essenziale (la presenza di nuovi aggiornamenti di Chrome si può benissimo verificare dal browser stesso, mentre GoogleSoftwareUpdateAgent si occupa più che altro degli aggiornamenti di componenti e plugin come Google Gears) e, perdippiù, che è stato installato senza alcun avviso (probabilmente è stato lo stesso browser ad installarlo poiché l’installazione di Chrome è avvenuto col classico drag & drop della app nella cartella Applicazioni), è una cosa che non mi piace avere.

GoogleSoftwareUpdateAgent

Se anche voi siete della mia stessa idea, allora dovete sapere che per disinstallare GoogleSoftwareUpdateAgent basterà lanciare questo comando dal Terminale:

che altro non farà che cancellare il file risorsa GoogleSoftwareUpdate.bundle dalla directory ~/Library/Google/GoogleSoftwareUpdate/.

Infatti, questa è la situazione prima:

GoogleSoftwareUpdateAgent - 1

e questa dopo aver lanciato il comando da Terminale:

GoogleSoftwareUpdateAgent - 2

Questo per Google Chrome: pare però che altri applicativi Google installino i propri componenti sotto la root invece che nella home directory dell’utente. In questo caso, sarà sufficiente lanciare il seguente comando con i privilegi da amministratore:

Ma il problema non è ancora risolto, in quanto Google Chrome reinstalla l’update engine ad ogni avvio dell’applicativo e la prossima volta che avvierete il vostro Mac (attenzione: dalle mie prove pare che GoogleSoftwareUpdateAgent parte solo una volta al giorno al primo riavvio di sistema) verrà ricreato il file risorsa GoogleSoftwareUpdate.bundle!
Quindi, se volete prevenire altri “incidenti” di questo tipo, dovremo seguire questa altra semplice procedura per non far ricreare più GoogleSoftwareUpdate engine.
In pratica, occorre cancellare la directory ~/Library/Google/GoogleSoftwareUpdate/ e al posto suo creare un file (in unix un file e una directory sono la stessa cosa) con lo stesso nome (GoogleSoftwareUpdate)

GoogleSoftwareUpdateAgent - 3

e dargli i diritti di root,

GoogleSoftwareUpdateAgent - 4

in modo che la prossima volta che si riapre Google Chrome (ma anche Google Earth), questi saranno impossibilitati nel ricreare la cartella.

Ecco i comandi da lanciare sempre nel Terminale, nel caso di engine installato nella home directory dell’utente (se fosse presente anche nea root basterà semplicemente avere cura di modificare il percorso dei file):

Ora potete finalmente godervi il vostro nuovo browser sul vostro Mac!

Tag:chrome, Google, mac
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nov 20 2009

Get Lyrical: scaricare automaticamente i testi delle canzoni della vostra libreria iTunes su Mac OS X

Posted by Antonio Troise
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Questa estate, uno dei migliori widget per la Dashboard di Mac OS X, Harmonic 2.3, per la ricerca e il salvataggio automatico dei testi delle canzoni che di volta in volta si ascoltava su iTunes, aveva smesso di funzionare perché il servizio su cui si appoggiava, LyricWiki, un efficiente archivio collaborativo di tipo wiki dei testi delle canzoni, non metteva più a disposizione le API per la ricerca delle lyrics in quanto non era stato più possibile rinnovare gli accordi di licenza con i più grandi editori dell’industria musicale. Insomma un’altra vittima della continua guerra delle major discografiche.

Purtroppo il mancato funzionamento di Harmonic, rendeva di fatto inutile la procedura che avevo scritto qualche tempo fa, su come automatizzare il processo di ricerca di tutti i testi delle canzoni della nostra libreria iTunes, sfruttando l’azione combinata del widget Harmonic e dell’applescript per iTunes, Needle Drop.

Get Lyrical

Nonostante il progetto di Harmonic, per cercare di farlo riprendere vita, sia stato recentemente reso Open Source e ospitato su GitHub, purtroppo, al momento in cui scrivo, ancora non risulta funzionante. E’ per questo che mi sono messo alla ricerca di una valida alternativa e sono approdato su un ottimo software per Mac OS X: Get Lyrical. Giunto recentemente alla versione 3.4 con la localizzazione in italiano, è una applicazione gratuita per Leopard e Snow Leopard de La Shullian Productions che, come Harmonic, permette di aggiungere i testi alle canzoni della vostra libreria iTunes (e salvandoli nel relativo tag dei vostri file mp3) prendendoli sempre dal sito LyricWiki, ma senza sfruttare le API bensì, semplicemente, con uno scraping dei dati dal sito (almeno è quello che presumo io dato che le API sono stati disabilitate).

Get Lyrical

Sicuramente Get Lyrical è una soluzione migliore di quella Harmonic + Needle Drop, in quanto è un semplice applicativo che si occupa tutto lui di scansionare i file. Infatti, è possibile scaricare i testi facendo riferimento ad una selezione di canzoni fatta su iTunes (quindi se volete far partire la scansione su tutti i brani della vostra libreria, non dovete far altro che selezionarli tutti) oppure semplicemente al brano corrente, mentre se si attiva la modalità “Active Tagging” il programma rimane sempre attivo per scaricare automaticamente tutti i testi delle canzoni in riproduzione su iTunes. Se poi, non è stato possibile scaricare i testi di alcune canzoni, premendo il pulsante Show Untagged vi verrà mostrata una playlist su iTunes che raccoglierà tutti i brani senza lyrics i cui testi potranno essere ricercati manualmente su Google (una funzione che forse mi manca di Harmonic, è un tasto per aprire direttamente il browser con la la chiave di ricerca impostata già su Google)

Ovviamente tutti i testi scaricati saranno visualizzati, dopo la sincronizzazione dei brani, anche sul nostro iPhone/iPod Touch.

Come accade per tutti i programmi di ricerca testi, Get Lyrical, lavora bene solo se i tag dei file mp3 relativi al titolo della canzone e all’autore sono corretti e completi. Dalle prove da me effettuate, un buon 90% dei brani veniva riconosciuto, un po’ come su Harmonic (ed era logico dato che la fonte dei dati è la stessa), ma ha dalla sua una semplicità, un eleganza e una interfaccia minimale senza eguali che lo rendono di diritto uno dei programmi migliori, per il mondo Mac, nella ricerca automatica delle lyrics importate su iTunes.

Tag:iPhone, ipod-touch, itunes, lyric, lyricwiki, mac, Mac os x, mp3
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nov 2 2009

Convertire da riga di comando in Mac OS X un file icona .ICNS in un file di immagine PNG

Posted by Antonio Troise
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A volte capita di usare dei programmi di grafica particolari (spesso su piattaforma Mac OS X) che usano, per il salvataggio, un solo formato di output: l’ICNS.
Per chi non lo sapesse, il formato Apple Icon Image (ICNS) è il formato standard per le icone utilizzato esclusivamente per Mac OS X e sviluppato dalla Apple stessa. Questo formato supporta icone di varie dimensioni: 16×16, 32×32, 48×48, 128×128, 256×256 e 512×512 pixels, oltre che il canale alfa per la trasparenza e la sovrapposizione di più’ immagini (per ottenere, per esempio, l’effetto di una cartella aperta e chiusa). Il formato ICNS, in realtà, e’ semplicemente composto da un massimo di 5 immagini tiff sovrapposte: spesso sono solo di grandezze diverse altre volte, invece, sono immagini diverse a seconda dello stato che l’icona deve assumere in relazione al programma che la gestisce.

A differenza del formato ICNS, invece, i file icona .ICO del sistema operativo Windows sono delle piccole immagini raster che, nella loro accezione originale, supportano la trasparenza e la Multi-risoluzione 16×16 pixel, 32×32 pixel, 64×64 pixel fino ad arrivare, solo con Windows Vista, a 256×256 pixel in PNG compresso.

Come avete potuto intuire, sarà quindi molto facile imbattersi in grafici professionisti e in programma di grafica che, prediligono il formato ICNS poiché, è estremamente più potente e flessibile rispetto al classico formato .ICO di Windows (oltre al fatto, forse ovvio, che molti software di grafica sono nati e vivono tuttora nel mondo Mac, la piattaforma migliore, a detta di molti, per sviluppare grafica). Non a caso, infatti, molti dei più importanti siti di grafica professionale usano quasi esclusivamente questo formato.

Ma le icone .ICNS si possono trovare anche all’interno dei programmi per Mac OS X, che altro non sono che directory con estensioni .app. Per esempio, se vogliamo visualizzare il file ICNS del calendario di Mac OS X (iCal), basterà aprire il contenuto del pacchetto (tasto destro sull’applicazione interessata e selezionare dal menu a comparsa “Mostra contenuto pacchetto“) e navigare nella cartella Contents/Resources e qui troverete, tra gli altri file, anche una file icona .icns (iCal/Contents/Resources/App-empty.icns) che altro non è che l’icona visualizzata nel Finder dall’applicazione stessa.

Se si apre con Anteprima questo file icona è possibile apprezzare come sia composto da più immagini tiff (per la precisione 5) di dimensioni diverse. Ecco un esempio per il file icona della applicazione iCal:

iCal ICNS


Convertire una icona ICNS in PNG da riga di comando

A volte, però, si potrebbe avere la necessità di dover convertire il formato ICNS in un più classico formato PNG, magari se si vuole riutilizzare l’immagine dell’icona su un sito web. Oltre a tool online come iConvert o ad applicativi per Mac OS X come il blasonato Img2icns, non tutti sanno che lo stesso sistema operativo Mac OS X ha un tool da riga di comando che deriva dal BSD, sips (scriptable image processing system), che permette di eseguire questa operazione in completa autonomia, senza dover installare software di terze parti. In realtà sips è usato correntemente nella suite degli “Image Events” di AppleScript, tanto da poter lancare gli stessi comandi da interfaccia grafica, ma è indubbio che è veramente comodo e veloce avere sempre a disposizione da riga di comando questo programma.

Basterà, quindi, aprire il Terminale e digitare la seguente riga:


sips -s format png fileicon.icns --out fileicon.png

e in pochi istanti il file icns verrà convertito, con le stesse dimensioni in pixel, nel formato PNG. Ma le funzionalità di questo programma sono molte: basterà aggiungere l’opzione “–rotate 90” (-rotate degreesCW) per ruotare di 90 gradi l’immagine PNG corrispondente, mentre aggiungendo “-flip horizontal|vertical” si potrà a tutti gli effetti rovesciare, ribaltare l’immagine. Quindi si potrà anche, con l’opzione “–cropToHeightWidth pixelsH pixelsW” eseguire il crop, ovvero il ritaglio della immagine, e quindi con “–resampleHeightWidth pixelsH pixelsW” la si potrà ridimensione. Tutto con una sola riga di comando, come nella vecchia ma mai tramontata potente filosofia unix.

Come creare un file ICNS

Una volta estratta l’icona ICNS in un formato grafico comune come il PNG potete elaborare l’immagine e usarla su un sito web oppure potreste voler ricreare di nuovo una nuova icona ICNS per una qualsiasi vostra applicazione. Per farlo potete usare un tool messo a disposizione gratuitamente da Apple nella suite dell’SDK per i Developer (presente in ogni DVD di installazione del sistema operativo o direttamente scaricabile anche dal sito Apple): Icon Composer.app (/Developer/Applications/Utilities/Icon Composer.app). Il programma è veramente semplice ed intuitivo perché vi mostrerà 5 aree diverse ognuna per ciascuna risoluzione consentita dove potete fare un semplice drag e drop dell’immagine desiderata da associare.
Vi lascio ad un video esemplificativo per la spiegazione passo passo:

Tag:bsd, grafica, icns, icone, Mac os x, png, sdk, Windows
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lug 17 2009

Come risolvere il problema del Macbook Pro che a batteria scarica non va in stop ma si spegne improvvisamente

Posted by Antonio Troise
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Avete presente la rabbia mista a frustrazione di quando il vostro portatile si spegne improvvisamente mentre state lavorando, con l’inevitabile conseguenze di perdere tutto il lavoro non salvato? Ebbene è una sensazione che ho provato più volte questi giorni in quanto il mio Macbook Pro, quando non era alimentato a corrente, si spegneva improvvisamente in prossimità del termine della carica della batteria.

Di solito nelle mie sessioni di lavoro, la mattina accendo il portatile e lo lascio alimentato solo dalla batteria. Solo quando Mac OS X mi mostra il popup di avviso che mancano pochi minuti al termine della carica della batteria, mi appresto ad alimentarlo a corrente. Ma spesso, magari perché impegnato, non ho tempo di collegarlo ad una presa di corrente e, fiducioso nell’ottima sistema di sospensione del Macbook Pro, lo lascio andare lentamente in stop. Questa modalità, attivabile anche chiudendo lo schermo del proprio portatile, permette al sistema di salvare il contenuto della memoria sul disco appena prima di mandare in standby il portatile (e solo dopo spegne il monitor e arresta del disco rigido) e al successivo accesso, in pochi secondi i dati di sistema, programmi e documenti vengo immediatamente ripristinati come erano stato lasciati. La leggenda dei Mac Users narra del famoso “respiro del Mac“, quella flebile lucetta che lampeggia variando gradualmente la propria luminosità e che sta ad indicare, senza ombra di dubbio che il Mac sta riposando.

Ovviamente questo è possibile solo se tutto nel sistema, dalla batteria al sistema di controllo della carica della batteria, funziona a dovere: perché tutto deve essere perfettamente sincronizzato! Quando mancano pochi minuti al termine della carica, il computer passa automaticamente in modalità di sospensione e ciò è possibile solo perché, anche a batteria scarica è possibile ancora usufruire di una piccola carica di riserva per mantenere il computer in modalità di stop per un determinato periodo. E’ solo quando la carica della batteria si esaurisce completamente (poiché magari non si è fatto in tempo a trovare una presa di corrente e collegare l’alimentatore), il computer viene spento definitivamente e solo in questo caso si potrebbero perdere i file aperti.

Il problema nel mio Macbook Pro era che, per qualche motivo che non riuscivo a capire, questa procedura non veniva eseguita in tempo. Dopo alcune prove constatai che lo spegnimento improvviso del portatile avveniva anche quando mancavano 40-45 minuti al termine della carica della batteria. In pratica sembrava che o la batteria non riuscisse più a tenere la carica oppure che il sistema di controllo dell’alimentazione non riuscisse più rilevare la reale carica e ritrovandosi poi con una carica troppo bassa per eseguire le operazioni di salvataggio dei dati in memoria e per entrare in stop.

Calibrazione della batteria

Per tentare di risolvere il problema, ho provato, quindi una calibrazione della batteria del mio Macbook Pro, seguendo la seguente procedura:

  • Collegare l’alimentatore e caricare completamente la batteria del computer PowerBook fino a quando l’anello illuminato o il LED sull’alimentatore non diventa verde e il misuratore nella barra dei menu a video non indica che la batteria è completamente carica.
  • Permettere alla batteria di riposare in stato di carica completa per almeno due ore. In questo tempo è possibile utilizzare il computer, purché l’alimentatore sia collegato.
  • Scollega l’alimentatore con il computer ancora acceso e inizia ad alimentarlo dalla batteria. In questo lasso di tempo puoi utilizzare il computer. Quando la batteria si sta scaricando, viene visualizzato sullo schermo la finestra di avviso di batteria scarica.
  • A questo punto, salva il tuo lavoro. Continua a utilizzare il computer; quando la batteria si sarà scaricata, il computer passerà automaticamente in modalità stop.
  • Spegnere il computer o lasciarlo inattivo per almeno cinque ore.
  • Collegare l’alimentatore e lasciarlo collegato fino a quando la batteria non è di nuovo completamente carica.

Purtroppo il problema continuava a persistere. Ho così cominciato a pensare di dover ricomprare una nuova batteria per il mio portatile, ma il costo un po’ eccessivo della stessa (139€), mi ha incoraggiato ad eseguire nuove prove.

Reset SMC

Andando sul sito di supporto della Apple, ho trovato due procedure interessanti. La prima che ho eseguito è stata il reset del controller di gestione del sistema (SMC – System Management Controller sui Mac Intel, PMU – Power Management Unit sui Mac PowerPC). In pratica, l’SMC è un circuito integrato il cui compito è la gestione dell’alimentazione del computer. Il circuito controlla la retroilluminazione, la decelerazione del disco rigido, la modalità di stop e attivazione, alcuni aspetti della ricarica, il trackpad e alcune funzioni di ingresso/uscita relative alla modalità di stop del computer.

In linea di massima, si dovrebbe resettare il Power Manager del Mac se si hanno problemi con impostazioni apparentemente ‘bloccate’ o indicatori non funzionanti, soprattutto quelli presenti sull’hardware stesso (l’indicatore sull’alimentatore o sulla batteria). In particolare, come riportato su un articolo di MacFixIt:

  • La batteria non si sta caricando in maniera appropriata.
  • L’illuminazione dello schermo non funziona come dovrebbe.
  • La retroilluminazione della tastiera non funziona.
  • Le ventole girano al massimo costantemente.
  • Il pulsante di accensione/spegnimento non funziona correttamente.
  • La chiusura/apertura del coperchio non manda in stop/risveglia il Mac portatile.
  • Le porte non ricevono alimentazione.
  • I dispositivi esterni collegati al Mac non vengono riconosciuti.
  • Componenti interne come AirPort e Bluetooth non si attivano.
  • Il Mac si spegne improvvisamente.

Secondo la pagina del supporto Apple, col tempo, le impostazioni nell’SMC possono diventare inutilizzabili e questo può causare anomalie di funzionamento nel computer, quali appunto, problemi nell’uscita/ingresso della modalità Stop.

Ecco, quindi, come resettare la SMC su un MacBook Pro:

  • Se il computer è acceso, spegnilo.
  • Stacca l’alimentatore CA e rimuovi la batteria del computer.
  • Tieni premuto il pulsante di accensione per 5 secondi, quindi rilascia il pulsante.
  • Ricollega la batteria e l’alimentatore CA.
  • Premi il pulsante di accensione per riavviare il computer.

Purtroppo, anche se ero fiducioso, poiché questa soluzione sembrava risolvere esattamente il problema da cui ero afflitto, il mio Macbook Pro, dopo aver eseguito la procedura, continuava ancora non entrare nella modalità di sospensione!

Reset PRAM e NVRAM

Come ultimo passo, quindi, prima di comprare una nuova e costosa batteria, decisi di eseguire la reimpostazione della PRAM e della NVRAM del mio Macbook Pro. Dovete infatti sapere che la PRAM (Parameter Random Access Memory – RAM Parametrica) è una piccola porzione di RAM ‘non volatile’ (NVRAM) che mantiene una serie di impostazioni utilizzabili dal sistema prima che il sistema operativo venga caricato; tali impostazioni vengono mantenute anche quando si spegne il Mac, grazie ad una piccola batteria tampone sulla scheda madre del computer.

Questa volta, invece, non ero molto convinto della sua effettiva utilità in quanto, il consiglio di resettare la PRAM viene sempre dato quando non si sa più che pesci pigliare. Infatti, dagli albori, quando i Mac presentavano dei problemi, il consiglio più frequente è stato quello di ‘resettare la PRAM’. In realtà il mio problema non sembrava rientrare nel seguente elenco di problemi suggeriti da articolo di MacFixIt per cui un reset della PRAM può essere d’aiuto:

  • Le impostazioni del volume cambiano o non rimangono impostate.
  • Le risoluzioni video non rimangono impostate o non sono tutte disponibili.
  • Le impostazioni di orologio e fuso orario non rimangono coerenti.
  • Il volume di avvio non è impostato (appare per un istante la cartella con il punto interrogativo prima del boot)
  • Le impostazioni di velocità ripetizione tasti del pannello Tastiera cambiano o non rimangono fissate.
  • I valori di velocità di spostamento e di doppio clic del mouse cambiano o non rimangono impostati.
  • Problemi con i font di sistema.

Ma dato che non è una procedura dannosa per il Mac (al massimo è possibile riscontrare una variazione inaspettata delle impostazioni come il cambio del volume di boot, o il volume degli altoparlanti che ritorna ai valori di default, ma anche la velocità del puntatore o la velocità di ripetizione tasti), ho deciso di eseguirla comunque.

Ecco la procedura per eseguire il reset della PRAM e NVRAM su un Macbook Pro:

  • Spegni il computer.
  • Individua i tasti seguenti sulla tastiera: Comando, Opzione, P e R. Nel passaggio 4 sarà necessario tenerli premuti contemporaneamente.
  • Accendi il computer.
  • Premi e tieni premuti i tasti Comando+Opzione+P+R (Mela+Alt+P+R). Premi la combinazione di tasti prima che sia visualizzata la schermata grigia.
  • Tieni premuti i tasti finché il computer non si è riavviato e finché non senti il suono di avvio per la seconda volta.
  • Rilascia i tasti.

E con mia grande sorpresa il mio portatile ha finalmente ripreso a funzionare correttamente, tornando ad entrare in modalità di sospensione automaticamente come aveva sempre fatto. Il bello è che, probabilmente, se avessi comprato una nuova batteria il problema sarebbe comunque rimasto in quanto era semplicemente un problema software piuttosto che hardware (nei vecchi portatili, come si legge dalla documentazione Apple, la sostituzione di una batteria mentre il computer è in stop causerebbe anche l’azzeramento di NVRAM e/o di Power Manager, risolvendo involontariamente il problema software)!

Tag:Apple, batteria, macbook pro
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giu 11 2009

Tips Mac: come ripristinare la funzionalità di Web Clip di Safari su Mac OS X Leopard

Posted by Antonio Troise
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Web Clip è una delle piccole funzionalità integrate nel browser Safari 3 e 4 per Mac OS X di cui molti non riescono a fare a meno. Semplice ma al contempo essenziale, Web Clip permette di creare widgets contenenti porzioni di pagine web da visualizzare nella Dashboard del proprio Mac. Basterà, infatti, aprire la pagina internet interessata e, facendo click sull’apposito pulsante nella barra degli strumenti di Safari (quello con su disegnate delle forbici e un rettangolo tratteggiato),

Web Clip - 1

quasi tutta la pagina subirà (in maniera molto scenografica) una riduzione di luminosità, mentre ad essere illuminata resterà una area rettangolare le cui dimensioni si potranno regolare a proprio piacimento.

Web Clip - 2

Una volta deciso quale porzione della pagina web sarà interessante monitorare, è sufficiente cliccare sul bottone Aggiungi e Safari creerà un widget nella Dashboard di Mac OS X, che mostrerà i dati di nostro interesse.

Come funziona Web Clip

Ora questo accade in condizioni normali. Quello che non tutti sanno, però, è che, contrariamente a quello che si potrebbe immaginare, ogni Web Clip che si creerà da Safari, viene gestito da un singolo widget sviluppato dalla Apple e che si chiama, ovviamente, “Clip web.wdgt” (presente nella cartella /Library/Widgets/).
Inizialmente credevo che Safari avesse il compito di creare un singolo widget “ad hoc” per ogni web clip creato, ma, in realtà, almeno dalle prove da me effettuate, non è accaduto così. Il risultato è stato che, se si elimina, più o meno accidentalmente, il file “Clip web.wdgt”, oltre a rimuovere tutti i web clip creati, sarà anche impossibile crearne di nuovi da Safari!

Ed è quello che è successo a me, quando, dopo aver creato un Web Clip, questo, per un manovra sbagliata col mouse, si era andato a nascondere nella parte alta della dashboard, tanto che non riuscivo neanche più a visionarlo e a rimuoverlo. Allora, per risolvere il problema, ho rimosso il file “Clip web.wdgt” e, se anche sembrava avessi risolto il problema, in realtà ne avevo creato uno più grande (ma me ne accorsi solo dopo qualche mese): cliccando sul pulsante per creare la Web Clip, era ancora possibile selezionare l’area di interesse della pagina web aperta, ma quando si cliccava sul pulsante “Aggiungi”, nella Dashboard non veniva creato alcun nuovo widget!

La soluzione

L’unica soluzione è quella di ripristinare il widget eliminato, che di default è installato su Mac OS X Leopard, ma che non è possibile trovare da nessun’altra parte sul web, neanche sul sito del supporto della Apple. Per evitare di reinstallare tutto (ipotesi assurda) o di dover scartabellare tutte le cartelle del DVD di installazione di Leopard alla ricerca del file (non ho potuto verificare se le reinstallazione del browser ripristini anche il widget incriminato), ho copiato il file “Clip web.wdgt” da un altro Mac che avevo a disposizione e tutto si è risolto nel migliore dei modi!

Quindi ho deciso, per evitarvi affannose ricerche sul web (non tutti hanno due Mac a casa o amici con a Mac a disposizione), di mettervi a disposizione per il download il file “Clip web.wdgt” che ho copiato dal mio sistema, in modo da permettervi il ripristino delle funzionalità di Web Clip.

download Download Clip Web.wdgt per Mac OS X Leopard
Size: 601.4 KB
Tag:Apple, browser, dashboard, leopard, Mac os x, safari, Tips, Tips Mac, widget
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mag 19 2009

Tips Mac: Ridurre le dimensioni di un file PDF con il filtro Quartz di Anteprima di Mac OS X Leopard

Posted by Antonio Troise
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La carta riciclata, specie negli ambienti di lavoro, è oramai di uso comune nella stampa di documenti. E i vantaggi, oltre che ambientali, sono molti, tra cui una più facile lettura rispetto alla carta bianca che, a volte, in determinate condizioni di luce, può risultare anche più faticosa durante la lettura. Ma uno svantaggio che ho notato della carta riciclata è quello di aumentare le dimensioni dei file pdf nel momento in cui si vuole scannerizzare (nonostante questo termine suoni male, l’Accademia della Crusca ha detto che è oramai lecito e fa parte della lingua italiana) un documento stampato su questa tipologia di carta (è il caso, per esempio, di documenti firmati da mandare via email). Infatti, se si acquisisce con uno scanner un documento su carta bianca come immagine (ovviamente non posso usare la funzione OCR, sia perché la firma potrebbe non essere acquisita come immagine, sia perché un documento firmato dovrebbe essere non modificabile), la maggior parte dei software di gestione, creano un documento in bianco e nero. Se invece si acquisisce un documento su carta riciclata, essendo questa, notoriamente, di colore giallo tenue (almeno la risma che uso io), il software di gestione, se non si imposta preventivamente la possibilità di acquisirlo in bianco e nero, tende a scansionare il documento a colori, preservandone il colore di sfondo.

PDF - Originale

E la differenza si sente: 152 KB per una pagina di PDF in bianco e nero contro 6,2 MB per una pagina di PDF a colori. E’ evidente che non tutte le caselle di posta gestiscono allegati così grandi!
Quello che è capitato a me è stato proprio questo: quando a casa ho acquisito il documento, nella fretta, non ho pensato di scansionarlo in bianco e nero, per cui quando al lavoro, mi sono trovato ad inviarlo per mail mi sono accorto delle dimensioni eccessive per una singola pagina PDF. Se avessi avuto uno scanner avrei potuto benissimo rieffettuare la scansione ma dove mi trovavo non ho potuto farlo. Così ho aperto il PDF con Anteprima di Mac OS X Leopard, e dal menu Archivio, cliccare su Registra col nome…

PDF - Filtro Quartz - 1

nella finestra che si aprirà, è possibile impostare un parametro particolare che fa al caso nostro: il Filtro Quartz. Il valore che vi consiglio è di settare la voce “Black & White”

PDF - Filtro Quartz - 2

che nel nostro caso, trasformerà l’immagine a colori della vostra pagina PDF in una in bianco e nero, con conseguente riduzione delle dimensioni del file (passato ora a 152 KB).

PDF - Bianco e Nero

Non vi consiglio, invece, l’opzione del filtro Quartz “Reduce File Size”, in quanto, nonostante le dimensioni passeranno da 6,2 MB a ben 32 KB, il documento risulterà totalmente illeggibile,poiché il font verrà squadrettato.

PDF - Reduce
Tag:Mac os x, PDF, scanner, Software, Tips, Tips Mac
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mag 11 2009

Come velocizzare Safari su Mac OS X cancellando il file plist delle preferenze di Safari

Posted by Antonio Troise
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Da diverse settimane stavo constatando un progressivo rallentamento del browser di casa Apple, Safari 3.2.1, tanto che spesso, esasperato, mi vedevo costretto ad usare l’ottimo e snello OmniWeb, da poco rilasciato gratuitamente (Firefox, per quanto lo reputo il miglior browser in assoluto, non lo uso molto spesso in quanto l’ho ben infarcito di estensioni developer molto utili nello sviluppo web).
Per mancanza di tempo non ho mai approfondito il problema anche se devo dire mi risultava alquanto misterioso. Qualche giorno fa, dopo aver speso 5 minuti alla ricerca di soluzioni, sono finalmente venuto a capo del problema. Siccome ognuno di voi potrebbe avere un problema diverso vi elenco le operazioni da fare in questi casi e poi vi dirò quale è stata quella risolutiva nel mio caso specifico (che potrebbe comunque essere un caso singolare).

  1. Pulire Cache, Cookies e il contenuto dei campi Autofill: più semplicemente menu “Safari -> Reinizializza Safari“
  2. Disabilitare l’auto-filling dei forms (“Safari -> Preferenze“, selezionare il tab “Riempimento automatico” e disabilitare la voce “Nome utente e password“)
  3. Rimuovere tutti i plugin di terze parti per Safari: a seconda del tipo di plugin installato potrebbe esserci una disinstallazione automatica o una rimozione manuale. Nel mio caso avevo installato Cooliris, Inquisitor, Speed Download e 1Password. Di questi ho ritenuto essenziale solo 1Password, mentre tutti gli altri (in particolare Speed Download poiché per molti, nei vari forum che ho girato, era la causa dei rallentamenti del browser) li ho prontamente rimossi (Cooliris l’ho comunque installato su Firefox, tanto per appesantirlo un altro po’).
    Se non avete idea di quale plugin avete potete dare una occhiata sotto le cartelle /Library/Internet Plug-Ins (qui trovate anche altri plugin di sistema più importanti come Flash Player, Flip4Mac, Java, Quicktime che consiglio di non rimuovere mai) e ~/Library/Internet Plug-Ins (dove è possibile trovare i plugin di terze parti come Cooliris e Inquisitor).
    Una volta trovati i relativi file, è possibile spostarli nel cestino (talvolta è necessario impostare prima la password di amministrazione)
  4. Chiudere il browser Safari e rimuovere il file dove sono contenute le proprietà dell’applicazione Safari:
    “~/Library/Preferences/com.apple.Safari.plist”
    e anche, se volete, “com.apple.Safari.RSS.plist“

Nel mio caso, ho eseguito, nell’ordine, tutti i passi dall’1 al 4 (e per ognuno ho testato la velocità di esecuzione e di risposta del browser) ma l’unica soluzione definitiva è stata per me rimuovere il file .plist di Safari che, quando è stato ricreato alla prima apertura del browser, è passato da 24 KB

Safari Plist

a 4 KB

Safari Plist

Da quel momento in poi Safari, al suo avvio, ha ripreso a caricarsi velocemente e l’apertura di più tab avveniva in maniera fluida e senza alcun freeze di applicativo. Forse questo file era rimasto sporco da qualche installazione precedente, magari anche degli stessi plugin che avevo precedentemente rimosso ma che avevano comunque lasciato sporco il file delle preferenze e lo rallentavano, oppure di qualche plugin che avevo rimosso da tempo (come SafariTabs per il ripristino all’apertura del browser delle schede aperte nella sessione precedente) e che magari, siccome nel plist veniva richiamato, produceva un rallentamento perchè il relativo plugin non veniva trovato.

Dovete però considerare che rimuovere il file .plist di Safari, comporta un riazzeramento di tutte le personalizzazioni che avevate apportato nelle Preferenze del vostro browser (ancor più profondamente che non quando avete provato a fare “Reinizializza Safari”). In particolare vi verrà riassegnata la Pagina Iniziale da cui far partire Safari a “http://livepage.apple.com/“; oppure, nel caso l’aveste abilitata, potreste perdere la visualizzazione della Barra di Stato presente in basso (per riattivarla basta selezionare la voce relativa dal menu Vista). Inoltre, cosa di non poca importanza, l’opzione delle Preferenze “Apri link da altre applicazioni” verrà impostata sulla voce di default “in una nuova finestra” anziché in quella più comoda “in un nuovo pannello nella finestra”.
Infine, per chi lo avesse abilitato, viene inibita anche la possibilità di usare il Web Inspector di Safari, una ricca serie di strumenti dedicati agli sviluppatori, che andrà quindi riabilitato. Per visualizzare il relativo menu nella Barra dei menu occorre attivare l’apposita opzione, in basso, nel pannello Avanzate delle Preferenze.

Quel che è certo è che ora ho imparato a lasciare Safari senza plugin: per questo esiste Firefox che svolge già egregiamente i suoi compiti con le sue migliaia di estensioni.

Tag:Apple, cache, firefox, mac, Mac os x, plist, Plugin, safari
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apr 27 2009

Inserire la propria ToDo list direttamente sul Desktop del vostro Mac con QuickSilver e GeekTool

Posted by Antonio Troise
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Devo dire che, per le mie attività quotidiane, uso molto spesso le ToDo list, sia sul mio Mac che sul mio iPod Touch, perché mi aiutano ad organizzarle meglio. Il problema è che, soprattutto quando vado di fretta, ho la tendenza a spargere il Desktop del mio Mac di tanti file txt il cui nome è una sintesi di una attività che devo svolgere e che ritengo importante ricordare ogniqualvolta accedo al mio portatile. Ammetto che questa è una cattiva abitudine che mi porto dietro dall’uso decennale di Windows: riempire il desktop di icone e di appunti! Fortuna che, da quando ho un Macbook Pro, riesco ad organizzarmi molto meglio e il mio desktop è quasi sempre vuoto di icone (lasciando finalmente spazio al wallpaper di turno) se non fosse per questi appunti in formato txt (qui trovate la guida per creare un nuovo documento di testo dal menu contestuale del Finder).

E’ per questo che mi è venuto in mente di usare GeekTool e QuickSilver per visualizzare la lista delle attività da fare direttamente sullo sfondo della scrivania: se proprio ci devono essere i mie appunti almeno che non diano fastidio con antiestetiche icone (ovviamente se avete problemi di privacy questa soluzione non fa per voi, poiché, potenzialmente, lascerebbe i vostri appunti visibili alla prima persona che vi passa dietro).

Gli strumenti necessari

GeekTool e QuickSilver sono quel genere di strumenti di cui ogni buon utente Mac non potrebbe fare a meno: se il primo (che altro non è che un PrefPane, ovvero un modulo delle Preferenze di Sistema) permette di visualizzare sul desktop informazioni testuali o immagini in costante aggiornamento (sul mio Mac faccio mostrare una lista dei processi attivi, l’uptime di sistema, l’ip address pubblico e un tail -f del file System.log), il secondo applicativo rende disponibili, con un semplice combinazione di tasti (CTRL + SPACE), tutti i vostri programmi e file digitando solamente le iniziali (capirete che una volta presa la mano vi velocizzerà notevolmente il lavoro invece che andare a cercare tra i menu l’applicazione o file che desiderate aprire). Il bello di QuickSilver (un po’ come Firefox) è che è possibile installare plugin aggiuntivi che aumentano le sue potenzialità e compatibilità con altri programmi (anche se, almeno a prima vista, la documentazione dei plugin non è descritta in modo del tutto immediato per un entry-level user).

Passi preliminari

La mia ToDo List sarà semplicemente costituita da un solo file ascii e null’altro. Il motivo è presto spiegato: oltre ad essere il formato più semplice da gestire, è supportato sia da GeekTool (che lo visualizzerà sul Desktop nella posizione da noi scelta) sia da QuickSilver (attraverso l’installazione di un plugin potremo editarlo o fare l’append al file di testo).
Il primo passo, quindi, se non lo si è già fatto, è installare GeekTool e QuickSilver. Quindi, dovrete creare un file di testo nella vostra area Documenti (o in qualsiasi altro percorso) dal nome: ToDo.txt. Se volete potete anche iniziare a popolarlo con qualche item, ma, se lavorate con TextEdit, fate attenzione che non sia RTF (il formato di default) ma ASCII, selezionando dal menu “Formato” la voce “Converti in formato Solo testo“.

Configurazione di GeekTool

Se andate nelle Preferenze di Sistema troverete, in basso, l’icona di GeekTool. Cliccandovi sopra, aprirete il pannello di controllo di GeekTool da cui potrete creare una nuova entry (“New Entry“) e associarla ad un azione di tipo “File” (anziché di tipo Shell o Picture) che ha lo scopo di visualizzare il contenuto di qualsiasi file di testo (aggiornandolo in tempo reale nel caso venisse modificato).
Quindi selezionate il vostro file ToDo.txt e, infine, impostate come deve essere visualizzato: colore, tipo e dimensione del font da usare (scegliete il colore in base al tipo di sfondo che usate nella vostra Scrivania, chiaro se il desktop è scuro e viceversa), colore di sfondo (di default è trasparente e secondo me è la soluzione migliore perché si integra meglio e sembra quasi che le scritte facciano parte dello sfondo stesso) ed eventuale cornice (“Frame”) da usare.

ToDo.txt

Nel mio esempio ho usato una cornice di tipo “Bezeled” per far risaltare meglio il file ToDo.txt dalle altre visualizzazioni,

ToDo.txt

ma potreste anche impostarla a “None” per avere un maggiore effetto di integrazione con lo sfondo.

ToDo.txt

Infine, con la Entry selezionata potete posizionare a vostro piacimento dove visualizzare il contenuto del file (scegliete un posto libero sul desktop in modo da non creare confusione durante la lettura) spostando direttamente col mouse il frame relativo.

Terminata questa fase di configurazione preliminare potete uscire chiudendo direttamente la finestra delle Preferenze di Sistema.

Configurazione di QuickSilver

Ora potete passare ad impostare la configurazione QuickSilver. Di default questo applicativo è in grado solo di aprire o salvare un file txt. Per fargli eseguire operazioni di append occorre installare il plugin “Text Manipulation Actions“. Basta caricare l’interfaccia principale con CTRL + SPACE e dalla freccia in alto a destra cliccare dal menu la voce “Plug-Ins”. Dalla finestra che vi si aprirà fate il check sul plugin “Text Manipulation Actions” e questo verrà automaticamente scaricato e installato. Da questo momento in poi, tra le vostre opzioni, avrete anche la possibilità di fare l’append ad un file di testo.

ToDo.txt
Passiamo ai comandi

Ora quando dovrete inserire un nuovo appunto basterà seguire la seguente procedura:

  • Premere CTRL + SPACE per invocare QuickSilver.
  • Premere “.” per entrare nella modalità testo.
    ToDo.txt - Step 1
  • Dopo aver digitato il proprio item da aggiungere alla propria lista, premere il tasto TAB ed iniziare a scrivere la frase “Append To…” (vedrete che dopo le prime volte basterà scrivere solo la prima lettera per far comparire a menu la voce interessata).
    ToDo.txt - Step 2
  • Premere nuovamente il tasto TAB per selezionare il file di testo su cui desidero eseguire l’operazione di Append; nel nostro caso iniziamo a scrivere la parolo “todo“ (quicksilver non è key sensitive)
    ToDo.txt - Step 3
  • Premere INVIO e Quicksilver aggiungerà una nuova linea di testo al file ToDo.txt e, contemporaneamente, verrà aggiornata anche la visualizzazione sul desktop.
    ToDo.txt - Step 4
Conclusioni

Vi starete chiedendo perché usare Quicksilver con tutta quella combinazione di tasti invece che fare doppio click sull’icona del file ed editarlo con Textedit. Ovviamente questa è solo una possibilità che ha lo scopo finale di pulire completamente il Desktop dalle icone inutili; nulla vieta comunque di lasciare il file ToDo.txt sulla vostra Scrivania e fare da li direttamente doppio click per aprirlo ed editarlo. Ma questa soluzione a molti potrebbe sembrare non opportuna dal momento che il file è già visualizzato direttamente sul Desktop: a che pro lasciare visibile anche l’icona del file? Inoltre lasciare un file sul Desktop potrebbe metterlo a rischio di cancellazioni accidentali, mentre potrebbe essere “più al sicuro” in una cartella a cui non accedete molto spesso.
Un’altra soluzione potrebbe essere quella di lasciare il file ToDo.txt nella cartella Documenti e aprirlo digitando il nome da SpotLight (Mela + Spazio). Ovviamente verrà sempre aperto il file verrà aperto sempre con TextEdit.
Il vantaggio di QuickSilver è quello di mettervi a disposizione degli strumenti evoluti e flessibili che, nel nostro caso, vi permettono con pochi comandi, di appendere ad un file del nuovo testo senza la necessità di aprirlo. Anche se potrà sembrare strano, dopo qualche tentativo, la soluzione con QuickSilver vi si rivelerà molto più veloce di tante altre.

Tag:ascii, geek, GeekTool, guida, mac, Plugin, QuickSilver, ToDo
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mar 25 2009

Avidemux: l’alternativa per Mac OS X e Linux del famoso programma di video editing Virtualdub per Windows

Posted by Antonio Troise
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Da quando sono passato a Mac OS X, l’unica cosa di cui sentivo realmente la mancanza era poter usare un programma per l’editing video flessibile e veloce come Virtualdub per Windows. A volte mi capita di registrare qualche programma televisivo con Vcast in qualità Divx e poi, dopo averlo scaricato (comoda la funzionalità di feed rss messa a disposizione da Vcast per il download automatico con iTunes a mo’ di personal Podcast) sono solito eliminare la pubblicità dal file video (o tutto ciò che ritengo inutile o superfluo) in modo da potermi godere la visione senza interruzioni. Virtualdub ha dalla sua il vantaggio di essere un programma che, con pochissimi passaggi, permette di tagliare parti video (ma volendo anche può anche unire più filmati in uno solo) senza effettuare alcuna ricodifica audio/video (grazie all’opzione “Direct Stream Copy“).

Ebbene, finalmente sono riuscito a trovare un degno sostituto a Virtualdub: si chiama Avidemux ed è un programma di video editing open source rilasciato sotto licenza GPL e multipiattaforma (funziona, infatti, per Windows, Mac OS X, BSD e Linux) che mette a disposizione un tool di editing video leggero, funzionale e veloce. Dalle funzionalità simili a Virtualdub, per molti aspetti è anche più intuitivo, più semplice e completo della sua controparte, mostrando anche una interfaccia grafica meno spartana e un po’ più gradevole (grazie alle librerie GTK).

Tra le sue funzionalità, spiccano quelle di tagliare, unire, modificare, applicare filtri, e convertire in diversi formati, i video caricati. Nella sezione Wiki Docs del sito di Avidemux trovate tutte le guide (in inglese) per le funzionalità più importanti. Nonostante, apparentemente, leggendo, per esempio, la dettagliata ed esauriente guida del Cutting Video possa sembrare una operazione lunga, dovete sapere che sono necessari solo pochi passi.

Avidemux

E’ sufficiente, infatti, lasciare impostate su “Copy” le opzioni di ricodifica video e audio (se si imposta un altro formato, come per esempio, MPEG2 o 3GP, i tempi di salvataggio saliranno proporzionalmente alla durata del filmato da ricodificare), che corrispondono alle opzioni “Direct Stream Copy” di VirtualDub (impostabili dal menu Video e Audio del programma) e, dopo aver selezionato, con i tasti A e B la porzione di video da tagliare, andare sul menu Edit->Delete per rimuovere la selezione (se invece si clicca sul pulsante “Salva”, senza cancellare nulla, si salverà direttamente la parte di video selezionata) e quindi cliccare sul tasto “Salva” per fare, in pochi secondi, una copia del filmato modificato.

Tag:avidemux, licenza_gpl, Linux, Mac os x, opensource, Video, virtualdub, Windows
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