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	<title>Levysoft &#187; Scienze</title>
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		<title>Come nascono le parole italiane: perplimere</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Sep 2011 10:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stavo navigando qua e la su dei siti, quando mi imbatto nella seguente frase: &#8220;Egregio, cosa la perplime?&#8220;. Perplimere&#8230; mai sentita come parola anche se poi avevo comunque colto il significato che doveva avvicinarsi a &#8220;Egregio, cosa la rende perplesso?&#8221;. Ma quel perplimere era curioso, affascinante e inspiegabilmente sembrava funzionare meglio. Allora mi documento ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stavo navigando qua e la su dei siti, quando mi <a href="http://www.duechiacchiere.it/3557/tophost-svela-i-nuovi-pacchetti-della-sua-offerta">imbatto</a> nella seguente frase: &#8220;<em>Egregio, cosa la perplime?</em>&#8220;. Perplimere&#8230; mai sentita come parola anche se poi avevo comunque colto il significato che doveva avvicinarsi a &#8220;Egregio, cosa la rende perplesso?&#8221;. <strong>Ma quel perplimere era curioso, affascinante e inspiegabilmente sembrava funzionare meglio</strong>. Allora mi documento ed ecco che la solita Accademia della Crusca mi <a href="http://www.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=4409&#038;ctg_id=44">svela</a> l&#8217;arcano.</p>
<blockquote><p> Il verbo <strong>perplimere</strong> significa “<strong>essere perplesso</strong>” o “<strong>rendere perplesso</strong>”, ed è entrato nella nostra lingua in un passato recente, ma con un percorso particolare che ne ha limitato l’ambito d’uso e che ne ha pertanto impedito, almeno per ora, l’ingresso nei vocabolari di lingua italiana (nei quali non è attualmente registrato).</p>
<p><strong>L’impiego del verbo perplimere è dovuto alla prosa creativa del comico Corrado Guzzanti</strong>, che lo ha lanciato nei primissimi anni Novanta, nella trasmissione televisiva “Avanzi”. La parola venne inserita in uno dei dialoghi fra il personaggio Rokko Smitherson e Serena Dandini, ed ebbe talmente successo che fu più volte riutilizzata nella trasmissione, con ricchi esempi nella coniugazione (perplimere, perplimo, perplimete, perplèi, perplime[re]) e nelle varianti (perplerre).</p>
<p>Molte furono le parole inventate da Rokko Smitherson (regista romano di “filmaggi de’ paura”), un personaggio che basava la sua comicità satirica proprio sui giochi di parole e su neoconiazioni allusive (sospensionismo, su astensionismo; antiproibizionale, su antiproibizionista; sopravvolare, su sorvolare; cartone animale, su cartone animato; psicoanale, su psicoanalista; ecc.). <strong>Fra le molte innovazioni linguistiche perplimere attecchì più facilmente nella lingua comune a causa della sua perfetta adeguatezza morfologica</strong>, che tra l’altro <strong>colma anche una lacuna lessicale della nostra lingua</strong>: il verbo è infatti <strong>spontaneamente riconducibile dai parlanti italiani al participio passato perplesso</strong> (sulla base di verbi come comprimere / compresso; sopprimere / soppresso, ecc.); e del resto manca in italiano un verbo che renda in modo sintetico l’azione dell’essere o del rendere perplessi, per cui il neologismo si incunea perfettamente nel nostro sistema linguistico.</p>
<p><strong>Probabilmente per questa sua funzionalità nel coprire un vuoto morfologico e semantico</strong> (che l’italiano eredita dal latino), <strong>sulla scia della trasmissione la parola ebbe una notevole e crescente  fortuna, seppure in contesti informali e per lo più in accezione ironica</strong>; e, del resto, <strong>nonostante l’origine peculiare, perplimere ha resistito a lungo nella nostra lingua, tanto che recentemente se ne è persa anche la sfumatura ironica</strong>, come emerge dai quesiti e dalle segnalazioni di neologismo giunti alla nostra redazione.
 </p></blockquote>
<p>Ci sono molte parole o frasi che i comici lanciano e rimangono nell&#8217;aria per parecchi anni, ripetute da sempre più persone, fino a dimenticarne l&#8217;origine (quante espressioni mio padre usava che poi scoprire essere frasi di Carosello o di qualche comico dell&#8217;epoca), ma <strong>non mi ero mai imbattuto in un neologismo che riesce a coprire un vuoto morfologico e semantico dell&#8217;italiano</strong> tanto da essere accettato nella lingua italiana, a dimostrazione che <strong>la nostra lingua è ancora viva e in continua evoluzione</strong>.</p>
<h5>Il caso nel corso dell&#8217;evoluzione della lingua</h5>
<p><img src='http://www.levysoft.it/images/p2100_italiano.gif' alt='Lingua Italiana' /> Per illustrarvi come <strong>la lingua italiana sia in continua evoluzione e che è nella forma attuale, solo per tutta una serie di coincidenze</strong>, farò un excursus e vi racconterò di una lezione universitaria sui dialetti che seguii tempo fa.</p>
<p>Nell&#8217;Italia antica si parlava il latino, ma il latino parlato era molto diverso da quello letterario oltre ad essere molto diverso regione per regione, poiché <strong>i vari popoli sottomessi dai Romani parlavano il latino con elementi fonetici e lessicali propri delle loro lingue originali</strong>. Dopo la fine dell&#8217;Impero Romano, venendo a mancare un centro politico che diffondesse un modello di lingua uguale per tutti, le differenze tra i vari latini regionali crebbero sempre più, poiché è nella natura delle lingue evolvere spontaneamente. Il risultato fu una <strong>grande frammentazione linguistica</strong>: <strong>così dai latini regionali nacquero i volgari, cioè i dialetti del latino parlati nelle varie città</strong>, mentre nella scrittura ancora si continuava ad usare il latino, e questa situazione si potrasse per diversi secoli.</p>
<p>Verso il XIII secolo alcuni autori iniziarono a scrivere versi d&#8217;amore nei propri volgari. <strong>Il primo volgare usato per la scrittura</strong> di versi fu il <strong>sicialiano</strong> e quindi fu la volta del volgare <strong>fiorentino</strong>. Ma fu solo grazie alla <strong>enorme fama di autori fiorentini come Dante Alighieri, che anche autori non toscani iniziarono a scrivere non più solo in latino, ma anche in fiorentino</strong>, fino a farla diventare la <strong>lingua dei letterati di tutta Italia</strong>, anche se nella vita quotidiana <strong>tutti continuavano a parlare solamente i volgari locali</strong> (chiamati poi dialetti). La cosa curiosa è che<strong> i dialetti italiani che ancora oggi conosciamo e usiamo non sono dall&#8217;italiano</strong> (che è venuto dopo, poiché è nato da uno di questi dialetti, il fiorentino) <strong>ma direttamente dal latino</strong> attraverso un processo durato ormai duemila anni. I dialetti nati prima della lingua nazionale (come il napoletano, il genovese, il veneziano, il siciliano, etc) sono, infatti, detti <strong>dialetti primari</strong>.</p>
<p>Questi dialetti primari hanno continuato ad essere l&#8217;unica forma di lingua parlata ancora molti secoli dopo Dante. Per esempio, <strong>nell&#8217;800, anche se oramai si scriveva solo in italiano</strong> e il latino era del tutto sparito dall&#8217;uso, tranne che per pochi esperimenti letterari e nella Chiesa, <strong>tutti parlavano nella vita quotidiana sempre e solo in dialetto</strong>.<br />
L&#8217;esempio più significativo è quello di <strong>Alessandro Manzoni</strong>, autore di opere italiane considerate punto di riferimento fondamentale per la storia della lingua italiana, <strong>non parlava italiano perché nessuno lo faceva, tranne naturalmente in Toscana</strong>. Infatti, <strong>Manzoni era un aristocratico milanese e nella sua vita quotidiana e familiare, alternava il dialetto milanese con la lingua francese, che all&#8217;epoca era la lingua dell&#8217;aristocrazia</strong>. <strong>La lingua italiana al di fuori della Toscana era sempre e solo scritta</strong>. Sarà solo a partire dal 1860, con l&#8217;Unità di Italia, l&#8217;istruzione obbligatoria, le migrazioni, le esperienze militari e, successivamente, la diffusione dei media, che gradualmente l&#8217;Italiano divenne anche la lingua parlata.</p>
<p>Insomma, se non fosse per autori fiorentini come il sommo Dante, forse <strong>oggi l&#8217;italiano avrebbe potuto assomigliare molto di più al siciliano</strong> (furono per primi gli autori sicialiani a scrivere nel loro volgare) che al fiorentino. Oppure, <strong>Manzoni avrebbe potuto scrivere &#8220;I Promessi Sposi&#8221; in sicialiano, o magari, in milanese o francese</strong>!
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		<title>Sviluppo di Applicazioni per iOS: videocorso della Università di Pisa disponibile gratuitamente su iTunesU</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jun 2011 15:06:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel periodo dall’8 Marzo al 19 Aprile 2011, al Dipartimento di Informatica dell&#8217;Università di Pisa, in collaborazione con Apple Italia e Data Port, si è tenuto un corso di “Sviluppo di Applicazioni per iOS” (tutti i Martedì,Giovedì e Venerdì dalle ore 16.00 alle ore 18.00), rivolto principalmente a tutti gli studenti di informatica ed ingegneria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel periodo dall’8 Marzo al 19 Aprile 2011, al <a href="http://www.unipi.it/studenti/news/archivio/febbraio/app.htm_cvt.htm">Dipartimento di Informatica</a> dell&#8217;Università di Pisa, in collaborazione con Apple Italia e Data Port, si è tenuto un corso di “<strong><a href="http://iu.di.unipi.it/iApp/">Sviluppo di Applicazioni per iOS</a></strong>” (tutti i Martedì,Giovedì e Venerdì dalle ore 16.00 alle ore 18.00), rivolto principalmente a tutti gli studenti di informatica ed ingegneria informatica. La notizia è che, da qualche giorno, <a href="http://itunes.apple.com/itunes-u/corso-ios/id434824250">tutto il </a>corso è <strong>disponibile anche nella sezione iTunesU</strong>, della stessa Università di Pisa. Potete scaricare, ovviamente <strong>gratuitamente</strong>, tutto il materiale (<strong>Audio, Video HD, Video SD e PDF</strong>) da questo <a href="http://itunes.apple.com/itunes-u/corso-ios/id434824250">link</a>.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2098_corso_ios_itunesu.jpg' alt='Corso iOS su iTunesU' /></div>
<p>Il corso tratta gli aspetti metodologici e gli strumenti per lo sviluppo di applicazioni per dispositivi mobili iOS (iPhone, iPad, iPod Touch), incluse le <strong>nuove modalità di interazione basate su tecnologie multi-touch</strong>. In particolare:</p>
<ul>
<li><strong>progettazione object-oriented</strong> secondo il paradigma model-view-controller (MVC);</li>
<li>il linguaggio <strong>Objective-C</strong>;</li>
<li>gli strumenti di sviluppo per iOS su Mac OS X (<strong>iOS SDK</strong>);</li>
<li><strong>persistenza dei dati, gestione dei sensori, geo-localizzazione, servizi di networking</strong>;</li>
<li>presentazione di <strong>buone pratiche di programmazione</strong>.</li>
</ul>
<p>Questa <strong>è la prima volta che un corso di programmazione iOS è disponibile in Italiano e reso accessibile a tutti gratuitamente</strong>. Se, quindi, avete intenzione di approfondire la la programmazione per dispositivi iPhone/iPad, allora non potete lasciarvi sfuggire questa opportunità.
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		<title>Wordpress 2.9: supporto allo standard oEmbed</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 15:27:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Web TV]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi ho upgradato il mio sito alla nuova versione 2.9 di Wordpress con la oramai classica operazione indolore di aggiornamento automatico (una vera manna dal cielo). Tra le novità rilevanti, troviamo la possibilità di aggiornare 10 plugin in un solo passaggio (invece di dover fare vari clic per ognuno di essi), un utile e veloce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi ho upgradato il mio sito alla nuova <strong>versione 2.9 di Wordpress</strong> con la oramai classica operazione indolore di aggiornamento automatico (una vera manna dal cielo). Tra le <a href="http://www.wordpress-it.it/2009/12/22/wordpress-2-9-in-italiano-carmen/">novità</a> rilevanti, troviamo la possibilità di <strong>aggiornare 10 plugin in un solo passaggio</strong> (invece di dover fare vari clic per ognuno di essi), un utile e veloce <strong>editor di immagini incorporato</strong> che permette di ritagliare, modificare, ruotare invertire e scalare le proprie immagini e la funzionalità di <strong>mettere in un ”cestino” i propri post cancellati</strong> (in modo da poterli recuperare in un secondo momento), eliminando anche i fastidiosi messaggi di conferma che apparivano ad ogni cancellazione.</p>
<p>Infine, cosa molto utile, è stata <strong>aggiunta la funzione di inclusione automatica dei video, semplicemente incollando la URL del video</strong> su una sola riga e magicamente questa verrà trasformata nel corretto codice di embed. I siti supportati sono: <strong>YouTube, Daily Motion, Blip.tv, Flickr, Hulu, Viddler, Qik, Revision3, Scribd, Google Video, Photobucket, PollDaddy e WordPress.tv</strong>.<br />
Per chi non lo sapesse, questa funzionalità è nota col nome di <a href="http://oembed.com/"><strong>oEmbed</strong></a>, il <strong>formato aperto di incorporamento automatico dei video</strong>. <a href="http://www.google.com/support/youtube/bin/answer.py?hl=it&#038;answer=164669">Infatti</a>, in genere è necessario copiare il codice per l&#8217;incorporamento di un video di YouTube dal video stesso e incollarlo nel proprio sito web/blog. Se il sito web supporta <a href="http://www.oembed.com/">oEmbed</a>, però, è possibile incollare l&#8217;URL del video anziché l&#8217;intero codice per l&#8217;incorporamento. Il video verrà comunque visualizzato come incorporato nella pagina.<br />
Quindi, se prima occorreva scrivere il seguente codice per visualizzare un video sul proprio sito:</p>
<p><code>&lt;object width="425" height="350"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/HEheh1BH34Q"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/watch?v=HEheh1BH34Q" type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt; 
</code></p>
<p>ora, con oEmbed è possibile semplicemente incollare l&#8217;URL del video nel proprio blog:</p>
<p><code>
http://www.youtube.com/watch?v=HEheh1BH34Q
</code></p>
<p>Come vedete, <strong>oltre a risparmiare codice html, ne risente positivamente la pulizia del codice</strong>.</p>
<p>Per testare questa nuova funzionalità offerta da Wordpress 2.9, <a href="http://noneun.tumblr.com/post/295052275">eccovi</a> un video<strong> affascinante che ci fa capire quanto siamo piccoli nell&#8217;universo</strong> (da mettere i brividi):</p>
<p><object width="500" height="306"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/HEheh1BH34Q&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/HEheh1BH34Q&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" width="500" height="306" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>L&#8217;idea ecologica di Nokia: l&#8217;alimentazione a consumo zero che sfrutta le onde elettromagnetiche dell&#8217;etere. Le analogie con le idee di Nikola Tesla e il film sulla sua vita e invenzioni</title>
		<link>http://www.levysoft.it/archivio/2009/06/12/lidea-ecologica-di-nokia-lalimentazione-a-consumo-zero-che-sfrutta-le-onde-elettromagnetiche-delletere-le-analogie-con-le-idee-di-nikola-tesla-e-il-film-sulla-sua-vita-e-invenzioni/</link>
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		<pubDate>Fri, 12 Jun 2009 10:58:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che nelle nostre città vi sia inquinamento elettromagnetico è cosa oramai risaputa: in bassa frequenza (ELF) l&#8217;elettrosmog  è solitamente prodotto da tralicci di elettrodotti o trasformatori a 50Hz, mentre in alta frequenza è prodotto da antenne, trasmettitori, telefonini cellulari, radar e ripetitori. Quello che invece è innovativo, è leggere che la nota società finlandese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che nelle nostre città vi sia <strong>inquinamento elettromagnetico</strong> è cosa oramai risaputa: in <strong>bassa frequenza</strong> (ELF) <strong>l&#8217;elettrosmog</strong>  è solitamente prodotto da tralicci di elettrodotti o trasformatori a 50Hz, mentre in <strong>alta frequenza</strong> è prodotto da antenne, trasmettitori, telefonini cellulari, radar e ripetitori. Quello che invece è innovativo, è leggere che la nota società finlandese produttrice di telefonini, <strong>Nokia</strong>,  ha ben pensato di <strong>sfruttare questo etere di onde elettromagnetiche che permea la nostra atmosfera, per ricaricare i cellulari</strong>! Il principio è lo stesso di quello di <strong>ricarica wireless</strong>, ovvero del <a href="http://www.levysoft.it/archivio/2007/12/31/trasferimento-senza-fili-di-energia-come-funziona-i-problemi-da-risolvere-e-i-primi-caricabatterie-wireless-in-uscita-sul-mercato/">trasferimento senza fili di energia</a> sviluppato per la prima volta dal <a href="http://web.mit.edu/">MIT</a>, culla da anni dell&#8217;innovazione tecnologica.</p>
<h5>Gli esperimenti di Nokia</h5>
<p>In pratica, gli esperimenti di Nokia, si basano sullo stesso principio dei <strong>chip RFID</strong>, allo scopo di <strong>convertire le onde elettromagnetiche da cui attingere energia, in elettricità tramite due circuiti passivi</strong>.<br />
Gli esperimenti sinora eseguiti con dei prototipi, hanno mostrato che <strong>le onde radio sono capaci di portare una potenza da 3,5 a 5 milliwatt</strong>. L&#8217;obiettivo, però, per riuscire a ricaricare del tutto un telefono spento, è di <strong>arrivare a 50 milliwatt</strong>, <strong>ampliando la gamma di frequenze</strong> dalle quali sarebbe possibile &#8220;assorbire energia&#8221;, nello spettro da 500 MHz ai 10 GHz, e <strong>riuscendo ad agganciare un migliaio di segnali forti di varie frequenze</strong>.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2045_nokia_wireless_energy.jpg' alt='Nokia e la energia wireless' /></div>
<p>Tuttavia, i responsabili del progetto, sul <a href="http://conversations.nokia.com/">Nokia Conversation Blog</a>, ci tengono a specificare che si tratta di <strong>esperimenti su prototipi</strong>, e che potrebbero passare anni prima di vedere applicazioni commerciali, anche se l&#8217;<a href="http://www.tomshw.it/news.php?newsid=18442">idea</a> è davvero interessante perché è in grado di sfruttare tecnologie e infrastrutture esistenti per <strong>creare energia, con un approccio del tutto verde al consumo energetico, con un costo ed impatto zero</strong>.</p>
<h5>Nikola Tesla</h5>
<p>Quando si parla di free energy non posso fare a meno di pensare a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nikola_Tesla">Nikola Tesla</a>. A più di 60 anni dalla morte del grande fisico serbo forse l&#8217;umanità sta finalmente arrivando a questa importante meta: definito dai suoi ammiratori come &#8220;<em>l&#8217;uomo che inventò il Ventesimo secolo</em>&#8221; (il suo lavoro, tra i tanti, è alla base del generatore di corrente alternata), <strong>Tesla fu il primo a teorizzare questo approccio di immagazzinamento dell&#8217;energia direttamente dall&#8217;etere</strong>. Lo scienziato, infatti,  <strong>intendeva utilizzare le vibrazioni elettriche naturali (ionosfera) per ricavare energia elettrica a costo zero e che avrebbe potuto fornire energia illimitata all’uomo</strong> (qualcuno ipotizzò che sarebbe anche riuscito a costruire dei dispositivi ricevitori di questa energia che avrebbe <a href="http://www.disinformazione.it/automobiletesla.htm">utilizzato per muovere un’autovettura</a>, ma non se ne seppe più nulla).</p>
<p>Della storia di Tesla mi ha colpito molto la sua profonda umanità oltre che per le innumerevoli invenzioni che ogni giorno usiamo senza neanche saperlo!  Volete alcuni esempi?</p>
<ul>
<li>Fu il fu il primo uomo a scoprire le onde radio dallo spazio: <strong>scoprì i raggi cosmici decenni prima di Millikan</strong> ma, banalmente, li scambiò per messaggi provenienti da Marte.
</li>
<li><strong>Inventò il primo motore a induzione di corrente alternata</strong>, in pratica, un generatore di corrente alternata (<em>fino ad allora si utilizzava solo quello a corrente continua di Edison, fiero sostenitore della tecnologia relativa alla corrente diretta</em>, con cui ebbe molto da dire).<br />
<strong>Inventò la bobina di Tesla</strong> (un trasformatore ad alta frequenza, che è uno strumento indispensabile per la trasmissione, e quindi la <strong>fornitura a case ed industrie, della corrente alternata</strong>). Per tali merito, con il suo nome è stata chiamata <strong>l&#8217;unità di misura dell&#8217;induzione magnetica</strong>.
</li>
<li>Tesla sosteneva, inoltre, <strong>l&#8217;esistenza in natura, di campi energetici, di &#8220;energia gratuita&#8221; cui diede il nome di etere</strong>. E attraverso l&#8217;etere, si potevano trasmettere, ad esempio, altre forme di energia. Da qui <strong>scaturì il concetto di radio che Marconi, prendendo spunto dalle scoperte di tesla, applicò nella sua famosa prima trasmissione attaverso gli oceani</strong>. Quindi Tesla può essere considerato a ragione il <strong>padre della radiotelegrafia e del radiocomando a distanza</strong>.
</li>
<li>Tesla <strong>costruì anche la prima stazione al mondo di energia idroelettrica</strong> (alle Cascata del Niagara), il tachimetro, l&#8217;iniettore, gli altoparlanti, il tubo catodico ma è stato pure lo <strong>scopritore dell’illuminazione a fluorescenza</strong>, della sismologia e fu il primo ad immaginare una rete di comunicazione di dati su scala mondiale.
</li>
<li>Comunque, la scoperta potenzialmente più significativa di Nikola Tesla fu che <strong>l&#8217;energia elettrica può essere propagata attraverso  la Terra  ed anche attorno ad essa</strong> in una zona atmosferica chiamata cavità di Schumann. Essa si estende dalla superficie del pianeta fino alla ionosfera, all&#8217;altezza di circa  80 chilometri. Le onde elettromagnetiche di frequenza estremamente bassa, attorno agli 8 hertz (la risonanza di Schumann, ovvero la pulsazione del campo magnetico terrestre) viaggiano, praticamente senza perdite, verso ogni punto del pianeta. <strong>Il sistema di distribuzione dell&#8217;energia di Tesla e la sua dedizione alla free energy significavano che con l&#8217;appropriato dispositivo elettrico sintonizzato correttamente sulla trasmissione dell&#8217;energia, chiunque nel mondo avrebbe potuto attingere dal suo sistema</strong>.</li>
</ul>
<p>Nikola Tesla, fu senza dubbio lo sconosciuto eroe della scienza del XX° secolo, uno <strong>scienziato brillante ma che il suo tempo non fu in grado di comprendere</strong>, tanto da <a href="http://italia.etleboro.com/?read=14851">ricevere</a> solamente <strong>ostracismo da parte della scienza ufficiale</strong> (con la conseguente svalutazione del suo nome nei libri di storia) che lo portò dalla posizione di superstar della scienza nel 1895, ad un &#8220;signor nessuno&#8221;, costretto a piccoli esperimenti scientifici in solitudine, nel 1917.</p>
<h5>Il segreto di Nikola Tesla</h5>
<p>Se siete interessati alla storia di questo personaggio poliedrico e affascinante, vi consiglio la visione di questo film croato (ex Jugoslavia) del 1980: <strong>Il segreto di Nikola Tesla</strong>. Il lungometraggio <strong>narra la vita del grande scienziato “dimenticato”</strong>: dal suo arrivo negli Stati Uniti al suo rapporto turbolento con Thomas Edison e quello con il grande capitalista J.Morgan, interpretato qui da uno straordinario <strong>Orson Welles</strong>.</p>
<p><strong>Il film è molto bello, un po&#8217; lento in alcune sue parti, ma sinora è l&#8217;unico documentario-biografia su questo straordinario inventore e sicuramente vi farà capire meglio la sua intelligente sensibilità</strong>.<br />
Purtroppo il film è <strong>parlato in inglese e solo sottotitolato in italiano</strong> (su <a href="http://it.truveo.com/IlSegretoDiNikolaTeslaIlFilmavi-sott-Italiano/id/2619949752">truveo.com lo trovate per intero</a>, mentre su Youtube è possibile trovarlo ma diviso in più parti), ma secondo me non incontrerete nessun problema perché <strong>vi affascinerà come nessun altro film hollywoodiano</strong>.</p>
<div align="center">
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</div>
<p>Per terminare questa dissertazione sul genio dimenticato Tesla, mi pare giusto terminare questo articolo ricordando la frase che era solito dire e che può riassumere degnamente il suo essere:</p>
<blockquote><p>
La scienza non è nient&#8217;altro che una perversione se non ha come suo fine ultimo il miglioramento delle condizioni dell&#8217; umanità.
</p></blockquote>
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		<title>Peters Vs Mercatore: quando le cartine geografiche che conosciamo sono sbagliate. Alla ricerca della migliore rappresentazione dei continenti del nostro pianeta</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Jun 2009 13:55:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi inizierò questo articolo con una domanda: tra Europa e Sud America, quale delle due ha la superficie più ampia? Se non avete una buona memoria vi metto a disposizione una cartina geografica da consultare, di quelle che avete sempre visto nei libri di scuola:

La risposta, ovviamente, è Sud America che ha una superficie quasi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi inizierò questo articolo con una domanda: <strong>tra Europa e Sud America, quale delle due ha la superficie più ampia</strong>? Se non avete una buona memoria vi metto a disposizione una cartina geografica da consultare, di quelle che avete sempre visto nei libri di scuola:</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2041_peters_vs_mercatore_1.jpg' alt='Peters Vs Mercatore - 1' /></div>
<p>La risposta, ovviamente, è <strong>Sud America che ha una superficie quasi 2 volte più estesa del nostro vecchio continente</strong>! </p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2041_peters_vs_mercatore_2.jpg' alt='Peters Vs Mercatore - 2' /></div>
<p>Come, la vostra risposta non è stata questa? La cartina sembra dire tutt&#8217;altro? Vi starete domandando se vi ho messo una cartina finta o se vi abbia dato una risposta volutamente errata, inventandomi i dati? Tranquilli, nessuno vi sta prendendo in giro, o almeno non volutamente. Quella che vi ho mostrato è semplicemente la <strong>classica carta geografica presente nei libri, nelle riviste, negli atlanti, nei giornali  di tutto il mondo</strong> e <strong>perfino su Google Maps</strong>, ed è chiamata <strong>Carta di Mercatore</strong>. E&#8217; sicuramente una bella cartina, ma come ogni mappa di proiezione che tenta di rappresentare una superficie curva su un foglio piano, <strong>la forma della mappa stessa altro non è che una distorsione della reale forma della superficie terrestre</strong>; nel nostro caso, la<strong> distorsione influenza le proporzioni dei continenti, tanto che siete stati tratti in inganno facilmente</strong>. Ma nonostante questo oramai <strong>fa parte del nostro immaginario collettivo</strong>, poiché si è trasformata in una <strong>proiezione mentale standard</strong> per il mondo occidentale.</p>
<p>Ora un altra curiosità: <strong>dove è posizionata la Germania?</strong> Se ci fate caso <strong>è esattamente al centro della cartina geografica</strong>. Vi siete mai chiesti come mai? E&#8217; quella la sua reale posizione sul globo terrestre? Ebbene, se vi dicessi di no, forse ora non vi stupireste più di tanto, soprattutto quando vi farò notare che <strong>la Carta Mercatore è stata disegnata nel 1569 da</strong> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gerard_De_Kremer"><strong>Gerard De Kremer</strong></a> (nome in seguito latinizzato in Gerardus Mercator), <strong>un cartografo tedesco</strong> (fiammingo di nascita ma di famiglia di origine tedesca, tanto che visse gran parte della sua vita in Germania), ch<strong>e ovviamente ha messo il proprio paese al centro del mondo!</strong> Ma se la Germania è esattamente al centro, <strong>l&#8217;Equatore</strong> che, per <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Equatore">definizione</a> (&#8220;<em>L&#8217;equatore è la circonferenza massima della superficie di un corpo celeste perpendicolare all&#8217;asse di rotazione e quindi equidistante dai poli</em>&#8220;), <strong>doveva essere al centro, è, per forza di cose, spostato molto più in basso!</strong></p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2041_peters_vs_mercatore_3.jpg' alt='Peters Vs Mercatore - 3' /></div>
<p>Ora, dopo avervi, smontato il mito della cartina geografica come visione reale del mondo, <strong>devo proporvi anche una soluzione, offrendovi una proiezione che meglio si adatti alla reale conformazione, posizione e dimensione dei continenti</strong>. Come potete verificare voi stessi, siccome <strong>la terra è una sfera</strong> (o quasi), la più grande sfida per i cartografi è sempre stata <strong>poterla rappresentare in una superficie piana</strong>. Esistono infatti <strong>centinaia proiezioni diverse, ciascuna con i propri vantaggi e difetti</strong>. Per diversi anni sono state sviluppate diverse proiezioni ed anche se qualcuna ha avuto più successo delle altre, t<strong>utte contengono errori e deformazioni</strong>. Su WIkipedia, ho <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Equatore">trovato</a> questa cartina che, rispettando maggiormente le varie proporzioni e posizione, mostra comunque una terra leggermente curva ai poli</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2041_peters_vs_mercatore_5.jpg' alt='Peters Vs Mercatore - 5' /></div>
<p>in cui la riga celeste sta ad indicare l&#8217;Equatore mentre le due righe blu scuro stanno ad indicare i due tropici (<em>Tropico del Cancro e Tropico del Capricorno</em>).</p>
<p>E&#8217; a questo punto che, nel <strong>1973</strong>, entra in scena  <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Arno_Peters"><strong>Arno Peters</strong></a>, uno storico e <strong>cartografo tedesco</strong>, <strong>sensibile dell&#8217;equità economica e politica per tutte le popolazioni mondiali</strong>, che, vedendo che ogni proiezione porta con sè delle inevitabili discrepanze rispetto alla realtà, propose una <strong>nuova proiezione cartografica della terra, in contrapposizione a quella, più utilizzata, di Mercatore</strong>, denominata appunto &#8220;<strong>Carta di Peters</strong>&#8220;, in cui vengono <strong>rispettate le proporzioni tra le superifci dei continenti, ponendo, in tal modo, sullo stesso piano paesi industrializzati con quelli del Terzo Mondo</strong>.<br />
Ecco, infine, come si vedrebbe il mondo con la Carta di Peters:</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2041_peters_vs_mercatore_4.jpg' alt='Peters Vs Mercatore - 4' /></div>
<p><br/></p>
<h5>La Carta di Mercatore</h5>
<p>La <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Proiezione_di_Mercatore">proiezione di Mercatore</a> è una <strong>proiezione cartografica conforme e cilindrica</strong>. Essa è diventata la proiezione cartografica più usata per le mappe nautiche per la sua proprietà di <strong>rappresentare linee di costante angolo di rotta</strong> (linee lossodromiche) <strong>con segmenti rettilinei</strong>. Mentre la scala delle distanze è costante in ogni direzione attorno ad ogni punto, conservando allora gli angoli e le forme di piccoli oggetti (il che rende la proiezione conforme), <strong>la proiezione di Mercatore distorce sempre più la dimensione e le forme degli oggetti estesi passando dall&#8217;equatore ai poli, in corrispondenza dei quali la scala della mappa aumenta a valori infiniti</strong>.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2041_mercatore.gif' alt='Carta Mercatore' /></div>
<p><strong>Come in ogni proiezione cilindrica, paralleli e meridiani sono rappresentati da linee rette perpendicolari tra loro</strong>. Realizzando questo, <strong>l&#8217;inevitabile distorsione est-ovest della mappa, che aumenta con la distanza dall&#8217;equatore, è accompagnata da una identica distorsione nord-sud</strong>, tale che in ogni punto di posizione, la scala delle distanze est-ovest è la stessa della scala nord-sud, rendendo la proiezione conforme. <strong>Una mappa di Mercatore pertanto non può mai coprire pienamente le aree in prossimità dei poli, in quanto qui la scala delle distanze assume valori infiniti</strong>. Essendo una proiezione conforme, gli angoli sono preservati a partire da ogni posizione, mentre la scala delle distanze varia da punto a punto, distorcendo la forma degli oggetti geografici. In particolare, <strong>le aree prossime ai poli ne sono più affette, rendendo una immagine del pianeta tanto più distorta quanto più ci si avvicini ai poli</strong>. In pratica, <strong>a latitudini maggiori di 70° nord o sud, la proiezione di Mercatore è praticamente inutilizzabile</strong>!</p>
<p>Queste proprietà, però, rende <strong>la proiezione di Mercatore particolarmente adatta alla navigazione marica: rotte e puntamenti sono misurare mediante rosa dei venti e goniometro</strong>, e le corrispondenti <strong>direzioni sono facilmente trasferite da punto a punto della mappa con l&#8217;aiuto di un regolo parallelo o un paio di squadrette di navigazione</strong>.</p>
<h5>Distorsioni della Carta di Mercatore</h5>
<p>La <strong>sfericità della Terra rende difficile rappresentarne l&#8217;intera superficie su un&#8217;unica cartina</strong> (detta appunto &#8220;<em>plani-sfero</em>&#8220;). <strong>La proiezione di Mercatore</strong>, dovendo rappresentare una superficie curva su un foglio piano, ha il <strong>problema di esagerare le dimensioni delle aree lontane dall&#8217;equatore</strong>. Ecco una rappresentazione dell&#8217;effetto di distorsione delle aree della Carta di Mercatore.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2041_distorsione_mercatore.jpg' alt='Distorsione della Carta di Mercatore' /></div>
<p>Da qui si evince, per esempio, che:</p>
<ul>
<li>la <strong>Groenlandia</strong> è rappresenta con <strong>un&#8217;area equivalente a quella dell&#8217;intero territorio dell&#8217;Africa</strong>, quando <strong>in realtà l&#8217;area di quest&#8217;ultima è approssimativamente 14 volte quella della Groenlandia</strong>.</li>
<li><strong>l&#8217;Alaska è rappresentata con un&#8217;area simile se non superiore a quella del Brasile</strong>, quando l&#8217;area del Brasile è <strong>in realtà più di 5 volte quella dell&#8217;Alaska</strong>.</li>
<li>la <strong>Finlandia è rappresenta avente una estensione Nord-Sud più grande di quella dell&#8217;India, quando nella realtà è vero il contrario</strong>.</li>
</ul>
<p>Su <a href="http://www.petersmap.com/">Peters Map</a> trovate altri esempi con le relative cartine geografiche.</p>
<p>Benché la <strong>proiezione di Mercatore è ancora di uso comune per i naviganti</strong>, dovuto alle sue proprietà uniche, i <strong>cartografi sono d&#8217;accordo nel ritenere che essa non è adatta ad una rappresentazione globale dell&#8217;intero pianeta</strong>, dovuta ai suoi effetti di distorsione delle aree. In conseguenze di tali critiche, <strong>i moderni atlanti geografici non usano più la proiezione di Mercatore per le mappe dell&#8217;intero pianeta e per aree distanti dall&#8217;equatore, preferendo altre proiezioni cilindriche o qualche forma di proiezione sinusoidali (area uguale)</strong>. In <a href="http://www.giovaniemissione.it/mondo/cartografia.htm">generale</a> si può dire che le <em>proiezioni cilindriche siano efficaci per rappresentare le zone comprese tra i Tropici, le coniche per le latitudini medie e le prospettiche invece per le latitudini alte</em>. La proiezione di Mercatore, invece, è ancora comunque comunemente usata per aree vicino all&#8217;equatore dove la distorsione è minima.</p>
<h5>La Carta di Mercatore e Google Maps</h5>
<p>Pensate che, però, perfino <a href="http://maps.google.it/"><strong>Google Maps</strong></a> (ma anche <a href="http://maps.live.com/">Virtual Earth</a> di Microsoft), attualmente, non è immune da errori ed <strong>usa una proiezione di Mercatore per le sue immagini</strong> (in <a href="http://www.sharpgis.net/post/2008/05/SphericalWeb-Mercator-EPSG-code-3785.aspx">particolare</a> usa la <em>Mercatore Sferica</em>, mentre ha usato una proiezione equirettangolare fino a 22 Luglio 2005). Infatti, <strong>nonostante la sua distorsione di scala relativa, la Mercatore si adatta bene per una mappa del mondo interattiva che può essere spostata e scalata senza cuciture di giunzione su mappe locali</strong>.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2041_google_maps_mercatore.jpg' alt='Mercatore su Google Maps' /></div>
<p><br/></p>
<h5>La Carta di Peters</h5>
<p>Visto che la la Carta di Mercatore, è stata concepita essenzialmente per agevolare il tracciamento di rotte sulla superficie terrestre e che, per le sue modalità di costruzione, non mantiene le effettive proporzioni tra le superfici dei vari continenti, la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carta_di_Peters"><strong>Carta di Peters</strong></a>, invece, è stata realizzata per mantenere tali proporzioni, attraverso una <strong>scomposizione del mondo in 100 parti orizzontali e 100 verticali</strong> per un rapporto di scala di 1:635.500.000 (ossia un centimetro quadrato equivale a 63.500 km quadrati di superficie reale) e a una <strong>rappresentazione che mantiene sempre ortogonali, su un piano a due dimensioni, i meridiani e i paralleli, a scapito però della precisione nella rappresentazione delle distanze verticali</strong>. In particolare, la Carta di Peters <strong>mantiene corretto il rapporto della distanza di qualsiasi punto dall’equatore</strong>.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2041_carta_peters.jpg' alt='Carta di Peters' /></div>
<p><br/></p>
<h5>Le ragioni di Arno Peters</h5>
<p><a href="http://www.dssp.uniroma1.it/convegni/Documentazione_Corso_ADE_Salute_ Globale_ed_Equità_in_Salute/12.../Carta_Peters.doc">Quando</a> in Germania nel 1974 <strong>Arno Peters</strong> convocò la conferenza stampa per annunciare al mondo la sua nuova rappresentazione del mondo (la proiezione ancora nota come <a href="http://www.petersmap.com/">Carta di Peters</a>) il <strong>dibattito esplose</strong>.</p>
<p>Inizialmente, poiché la proiezione di Peters mostrò più esattamente le dimensioni dei paesi in via di sviluppo, <strong>le organizzazioni caritatevoli  gli diedero il loro sostegno</strong>, tanto che taluni avevano avuto anche <strong>l&#8217;ardire di richiedere il divieto di usare, con tutti i mezzi a disposizione, la proiezione di Mercatore</strong>, poiché, oltre ad essere antiquato e inesatto nel rappresentare le masse continentali del mondo, si credeva che fosse un<strong> simbolo superato del colonialismo</strong>.</p>
<p><strong>Era l&#8217;epoca delle grandi scoperte geografiche</strong>: l&#8217;Europa intraprendeva vasti commerci con le Indie e con il Nuovo Mondo, a proprio vantaggio, ma a<strong> svantaggio delle popolazioni africane, americane e asiatiche, che si trovarono a subire pesanti processi di colonizzazione e sfruttamento</strong>. Il disegno del mondo realizzato da <strong>Mercatore sacrifica l&#8217;esattezza delle superfici a vantaggio della precisione degli angoli, e quindi della distanza delle rotte</strong>: pone quindi sulla carta l&#8217;idea dell&#8217;<strong>Europa come centro economico e politico del pianeta</strong>, tanto che riesce a dare, involontariamente, una <strong>immagine del mondo totalmente falsata</strong>: i <strong>continenti dell&#8217;emisfero Nord (Boreale) appaiono molto più grandi di quelli dell&#8217;emisfero Sud (Australe)</strong>. Ad esempio, l&#8217;Europa sembra più vasta dell&#8217;America Latina, che invece ha una superficie più che doppia; la Scandinavia sembra più grande dell&#8217;India, che in realtà è tre volte più estesa. Ne consegue che <strong>la rappresentazione del mondo che siamo abituati a vedere fa sembrare più importanti i paesi in cui prevale la razza bianca: si tratta, in sostanza, di una visione &#8220;eurocentrica&#8221;</strong>. Ed era proprio questo che <strong>Peters credeva: che questo errore aveva condotto molti nel mondo sviluppato ad ignorare le lotte e i problemi di grandi nazioni vicino all&#8217;Equatore.</strong></p>
<p>Peters, quindi, affermava che <strong>la sua mappa per ‘aree equivalenti’</strong> &#8211; in cui cioè i paesi del mondo sono raffigurati mantenendo i loro reciproci rapporti di superficie, quindi la loro corretta proporzione equivalente &#8211; <strong>rendeva giustizia ai paesi del mondo (e in particolare a quelli del continente africano), in quanto ne rappresentava la superficie in modo accurato</strong>, contrariamente a quanto facesse la proiezione di Mercatore. In questo modo <strong>si evidenziava il ruolo importante che il Sud del mondo svolge nell&#8217;economia del pianeta e, indirettamente, si afferma che tutte le culture e tutti i popoli hanno pari dignità ed importanza</strong>.</p>
<p>A sostegno di queste tesi, c&#8217;era anche chi <strong>azzardò a proporre una carta di Peters con un altro punto di vista: capovolta!</strong> Una mappa in cui l&#8217;Australia si trovava in alto a nord e l&#8217;Europa in basso a sud, <strong>capovolgendo di fatto la posizione dei poli</strong>. Chi dice che il Polo Nord deve stare per forza in alto? Ecco come vedevano loro il mondo:</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2041_upside_down_map.jpg' alt='Upside down map' /></div>
<p>Questa mostrata non è la versione upside down map di una proiezione di Peters ma una proiezione Van der Grinten che comunque rende l&#8217;idea. Ho comunque estratto da un fotogramma di un episodio di The West Wing (vedi l&#8217;ultimo paragrafo) la carta di Peters capovolta:</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2041_peters_capovolta.jpg' alt='Carta di Peters capovolta' /></div>
<p><br/></p>
<h5>Gli errori di Arno Peters</h5>
<p>Tuttavia, i sostenitori della cartografia di Peters, avevano in parte torto, in quanto <strong>non consideravano il periodo storico in cui fu creata la Carta di Mercatore</strong> e il <strong>motivo per cui fu realizzata</strong>. Quello che Peters e i suoi sostenitori, volevano ignorare è che <strong>la proiezione di Mercatore era stata concepita, essenzialmente, come strumento di navigazione dei marinai europei</strong>, agevolando, di fatto, il tracciamento delle rotte sulla superficie terrestre. Quindi, <strong>poiché la proiezione è stata realizzata per essere usata dai navigatori europei, era logico e molto più sensato mostrare l&#8217;Europa più grande di quello che realmente era</strong>. In pratica, questa scelta, <strong>non era una dichiarazione politica ma semplicemente una decisione presa per facilità di uso</strong>.</p>
<p>La <a href="http://www.petersmap.com/">Carta di Peters</a> continua ad avere grandi sostenitori e accaniti detrattori. Tra i detrattori troviamo chi voleva <strong>togliere la paternità della proiezione  ad &#8220;aree equivalenti&#8221; ad Arno Peters</strong>, in quanto, era <strong>essenzialmente la stessa mappa inventata nel 1855 da un cartografo</strong> chiamato <strong>James la Gall</strong>. In effetti, molti riconobbero  questa somiglianza e da qualche anno la proiezione di Peters viene più giustamente definita la <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Gall-Peters_projection">proiezione di “Gall-Peters&#8221;</a> (su Wikipedia <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Gall-Peters_projection">trovate</a> in inglese una esaustiva trattazione a riguardo).</p>
<p>Oggi la polemica è oramai <a href="http://www.iconocast.com/B000000000000123_Italy/L4/News1.htm">sfumata</a>, in quanto entrambe le proiezioni sono difettose ed entrambe sono cadute in disuso sostituite da proiezioni più precise: nelle aule di scuola, oggi, probabilmente vedrete, appese alle pareti, le <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Proiezione_di_Robinson">proiezioni di Robinson</a></strong> (<a href="http://www.arcetri.astro.it/~ranfagni/CD/CD_TESTI/PROIEZ.HTM">proiezione modificata</a> utile nel rappresentare l&#8217;intero globo)</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2041_proiezione_robinson.gif' alt='Proiezione Robinson' /></div>
<p>o la <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Winkel_Tripel_projection">proiezione di Winkel Tripel</a></strong>. </p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2041_proiezione_winkel_tripel.gif' alt='Proiezione di Winkel Tripel' /></div>
<p><a href="http://www.uniroma2.it/didattica/Analisi_spaziale_/deposito/La_cartografia_come_manipolazione_politica-_Mercatore_e_Peters.doc">Infatti</a>, <strong>anche se per nobili fini, allo scopo dare una visione del mondo socialmente meno ingiusta</strong>, la <strong>carta di Peters</strong>, come qualsiasi altra proiezione, <strong>contiene errori e deformazioni</strong>, e, probabilmente, è la dimostrazione che anche la carta di Peters è <strong>frutto di una manipolazione politica</strong>! Ciò lo si può intuire se si considera il <strong>contesto storico in cui visse Arno Peters</strong>: erano gli <strong>anni sessanta</strong> e settanta del novecento: <strong>gli anni della contestazione, del pacifismo, della guerra in Vietnam e degli oppositori delle grandi potenze</strong>; l’opinione pubblica era stanca della guerra fredda, del clima di terrore, era in atto la terza ondata di decolonizzazione. Si può, quindi, dire che Peters abbia creato la carta giusta al momento giusto, perché con <strong>la sua carta riflette perfettamente quella situazione, la sua proiezione è l’immagine di quella situazione, è la rivincita dei vinti</strong>!</p>
<h5>Il merito della Carta di Peters</h5>
<p>Vale, però, la pena ricordare che <strong>la cartografia di Peters ha avuto l&#8217;indubbio merito di aver spiegato in maniera semplice e visuale ad un pubblico di non-geografi o cartografi, come ogni carta geografica sia l’inevitabile frutto di scelte e compromessi</strong>. Non esiste una proiezione migliore di un’altra, nessuna lo è in senso assoluto, poiché <strong>dipende da cosa uno ritiene importante rappresentare</strong>.</p>
<p>Con la cartografia di Peters, <strong>anche l&#8217;uomo comune ha appreso che le nostre conoscenze geografiche si basano sul lavoro fatto secoli fa da dei cartografi</strong>, che rappresentarono il mondo come <strong>quando era dominato degli europei nel 1500</strong>. Ancora oggi le carte geografiche sono lo specchio di una dominazione che è già terminata molti anni fa. L’esempio più eclatante di questo tipo di <strong>dominazione compare nei termini utilizzati dagli europei in cartografia</strong>. <strong>L’espressione “<em>medio oriente</em>” fu coniata dagli europei per riferirsi alla penisola  arabica</strong>. Questa terminologia riflette una <strong>visione eurocentrica</strong>, che considera l’Europa come il punto di riferimento centrale per il resto del mondo. <strong>E’ stato a partire dall’Europa che si è deciso cosa era il nord, il sud, l’est e l’ovest ed anche le distanze</strong>: <em>vicino oriente, medio oriente, estremo oriente</em>. L’influenza europea è tanto forte che ancora ai nostri giorni si utilizzano queste espressioni.</p>
<h5>The West Wing</h5>
<p>Spero che non vi siate annoiati nella lettura di questo articolo. Se siete arrivati a leggere fin qui, allora vi meritate un premio. In una puntata della serie televisiva <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/The_West_Wing"><strong>The West Wing</strong></a> (in particolare <em>nell&#8217;episodio 16 della Stagione 2 dal titolo &#8220;Alto tradimento&#8221;</em>) vi è una simpatica scenetta dove <strong>lo staff del Presidente degli Stati Uniti</strong>, nel giorno dedicato al ricordo del <a href="http://prop1.org/conchita/vigil/italian.htm">grosso blocco di formaggio di Andrew Jackson</a> (quando per un giorno aprì le porte della Casa Bianca al popolo) <strong>incontra un gruppo di Cartografi che propongono al Presidente di cambiare tutte le cartine  di Mercalli con quella più consona di Peters</strong>. In questi due video <strong>troverete, sintetizzati, tutti gli argomenti che vi ho trattato</strong>, <strong>dalla visione eurocentrica, alla pari dignità dei continenti fino all&#8217;assurda richiesta di capovolgere tutte le cartine!</strong> Su Youtube trovai solo una <a href="http://www.youtube.com/watch?v=n8zBC2dvERM">versione inglese</a>, ma fortunatamente sono riuscito a reperire anche l&#8217;episodio in italiano (includendo una versione più lunga della scenetta) e l&#8217;ho caricato su Youtube. Buona visione!</p>
<p><strong>Parte 1</strong><br />
<object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/9ERWx08kkjw&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;color1=0x2b405b&#038;color2=0x6b8ab6"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/9ERWx08kkjw&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;color1=0x2b405b&#038;color2=0x6b8ab6" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
<p><strong>Parte 2</strong><br />
<object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/hAb69NZh8m8&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;color1=0x2b405b&#038;color2=0x6b8ab6"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/hAb69NZh8m8&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;color1=0x2b405b&#038;color2=0x6b8ab6" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object>
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		<title>Il misterioso legame tra i fiumi e il Pi Greco raccontato da Alessandro Baricco e Simon Singh e speculazioni sulla soluzione di questo enigma</title>
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		<pubDate>Fri, 29 May 2009 09:03:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La scuola spesso insegna la matematica in maniera nozionistica, non riuscendo quasi mai ad infondere negli studenti quella curiosità, a tratti infantile ma comunque pura, che ha caratterizzato gli stessi matematici dei secoli scorsi, in grado di far iniziare tutte le domande con la parola &#8220;perché&#8221; e di riempire le giornate di quel meraviglioso stupore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>scuola spesso insegna la matematica in maniera nozionistica</strong>, non riuscendo quasi mai ad infondere negli studenti quella <strong>curiosità, a tratti infantile ma comunque pura</strong>, che ha caratterizzato gli stessi matematici dei secoli scorsi, in grado di far iniziare tutte le domande con la parola &#8220;<em>perché</em>&#8221; e di <strong>riempire le giornate di quel meraviglioso stupore che anima gli occhi dei bambini</strong>. Forse è per questo che la matematica, così come viene vista, risulta davvero difficile da digerire.</p>
<p>Oggi, però, <strong>voglio proporvi un viaggio nella matematica visto da due scrittori diversi</strong>: lo stesso argomento trattato da <strong>due persone culturalmente diverse ma che hanno in comune la stessa meravigliosa passione per il bello delle cose</strong>. Quindi, tenterò di spiegarvi come <strong>gli scienziati possano essere così vicini alla spiegazione finale senza però riuscire ancora a decifrarla definitivamente</strong>.</p>
<p>L&#8217;argomento è la <strong>relazione dei fiumi con il pi greco</strong> e il primo scrittore che vi racconterà di questa appassionante curiosità è <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alessandro_Baricco">Alessandro Baricco</a></strong>, in uno dei suoi più famosi libri &#8220;<strong>City</strong>&#8220;, che con il suo <strong>solito stile narrativo, accattivante e coinvolgente</strong>, vi parlerà di questa <strong>inscindibile unione tra fiumi e pi greco, tra natura e matematica il tutto rapportato con l&#8217;essere umano</strong>.</p>
<blockquote><p>[...] anche se mi sforzo, mi viene solo in mente quella storia dei fiumi, se proprio voglio trovare qualcosa che mi faccia digerire tutta questa faccenda, finisco per pensare ai fiumi, e al fatto che si son messi lì a studiarli perché giustamente non gli tornava &#8217;sta storia che un fiume, dovendo arrivare al mare, ci metta tutto quel tempo, cioè scelga, deliberatamente, di fare un sacco di curve, invece di puntare dritto allo scopo, devi ammettere che c&#8217;è qualcosa di assurdo, ed è esattamente quello che pensarono anche loro, c&#8217;è qualcosa di assurdo in tutte quelle curve, e così si son messi a studiare la faccenda e quello che hanno scoperto alla fine, c&#8217;è da non crederci, è che qualsiasi fiume, proprio qualsiasi fiume, prima di arrivare al mare fa esattamente una strada tre volte più lunga di quella che farebbe se andasse dritto, sbalorditivo se ci pensi, ci mette tre volte tanto quello che sarebbe necessario, e tutto a furia di curve, appunto, solo con questo stratagemma delle curve, e non questo fiume o quello, ma tutti i fiumi, come se fosse una cosa obbligatoria, una specie di regola uguale per tutti, che è una cosa da non credere, veramente, pazzesca, ma è quello che hanno scoperto con scientifica sicurezza a forza di studiare i fiumi, tutti i fiumi, hanno scoperto che non sono matti, è la loro natura di fiumi che li obbliga a quel girovagare continuo, e perfino esatto, tanto che tutti, e dico tutti, alla fine, navigano per una strada tre volte più lunga del necessario, anzi per essere esatti, tre volte virgola quattordici, giuro, il famoso pi greco, non ci volevo credere, in effetti, ma pare che sia proprio così, devi prendere la loro distanza dal mare, moltiplicarla per pi greco e hai la lunghezza della strada che effettivamente fanno, il che, ho pensato, è una gran figata, perché, ho pensato, c&#8217;è una regola per loro vuoi che non ci sia per noi, voglio dire, il meno che ti puoi aspettare è che anche per noi sia più o meno lo stesso, e che tutto questo sbandare da una parte e dall&#8217;altra, come se fossimo matti, o peggio smarriti, in realtà è il nostro modo di andare diritti, modo scientificamente esatto, e per così dire già preordinato, benché indubbiamente simile a una sequenza disordinata di errori, o ripensamenti, ma solo in apparenza perché in realtà è semplicemente il nostro modo di andare dove dobbiamo andare, il modo che è specificatamente nostro, la nostra natura, per così dire, cosa volevo dire?, quella storia dei fiumi, si, è una storia che se ci pensi è rassicurante, tanto che ho deciso di crederci [...]</p>
<p><em>Da &#8220;City&#8221; di Alessandro Baricco, editore Rizzoli</em>
</p></blockquote>
<p>Il secondo scrittore è <a href="http://www.simonsingh.net/">Simon Singh</a>, specializzato nella divulgazione scientifica, che, nel suo primo libro di successo &#8220;<strong>L&#8217;ultimo teorema di Fermat</strong>&#8220;, racconta di questo <strong>rapporto tra scienza e natura in maniera più o meno analitica e precisa</strong>. Non spiega il perché vi sia questo <strong>comune legame</strong> ma ci svela, con il suo stile semplice e romanzato che contraddistingue da sempre i suoi libri, lo <a href="http://findarticles.com/p/articles/mi_hb3120/is_11_76/ai_n29131062/">studio</a> di uno scienziato della Università di Cambridge, Hans Stolum, che, nel 1990, scoprì questa curiosa relazione.</p>
<blockquote><p>
&#8220;[...] Un particolare numero sembra determinare la lunghezza dei fiumi che formano meandri. Il prof Hans Stolum, uno scienziato della terra dell&#8217;università di Cambridge, ha calcolato il rapporto tra la lunghezza effettiva dei fiumi dalla sorgente alla foce e la loro lunghezza in linea d&#8217;aria. Anche se il rapporto varia tra un fiume e un altro, il valore medio è leggermente superiore a 3, cioè la lunghezza effettiva è circa 3 volte maggiore della distanza diretta in linea d&#8217;aria. In realtà il rapporto è circa 3,14 , che è il valore approssimato di pi greco ossia del rapporto tra la circonferenza e di diametro del cerchio.<br />
Nel caso dei fiumi, pi greco è il risultato di una battaglia tra l&#8217;ordine e il caos. Einstein fu il primo a suggerire che i fiumi tendono a seguire un percorso sempre più tortuoso perché la corrente , essendo più veloce sulla parte esterna di una curva, produce un&#8217;erosione maggiore sulla sponda corrispondente, cosi che la curvatura in quel punto aumenta. Più accentuata è la curvatura, più forte è la corrente sulla sponda esterna e di conseguenza maggiore è l&#8217;erosione. [...] L&#8217;equilibrio tra questi due fattori opposti conduce a un rapporto medio che vale pi greco tra l&#8217;effettiva distanza in linea retta tra la sorgente e la foce. Il rapporto di pi greco si trova più comunemente in quei fiumi che scorrono attraverso pianure che hanno un dislivello molto tenue, come i fiumi in Brasile o nella tundra siberiana. Pitagora comprese che i numeri erano celati in tutte le cose, dall&#8217;armonia musicale alle orbite dei pianeti.&#8221;</p>
<p><em>Da &#8220;L&#8217;ultimo teorema di Fermat&#8221; di S. Singh, editore Rizzoli</em>
</p></blockquote>
<p><strong>Spero che questo piccolo viaggio tra scienza, natura e numeri vi abbia appassionato</strong>. Io ho entrambi i libri che ho citato e quando ho letto &#8220;<em>L&#8217;ultimo teorema di Fermat</em>&#8220;, mi sono subito ricordato della citazione di Baricco (che lessi qualche anno prima) e sono rimasto <strong>affascinato da come una cosa curiosa come questa possa essere raccontata in due modi così diversi ma al contempo appassionante</strong>. E&#8217; per questo che ho voluto rendervi partecipi di questa mia piccola digressione matematica.<br />
Ma oggi, farò di più, e <strong>tenterò di spiegarvi</strong>, l&#8217;apparente mistero <strong>che lega inscindibilmente i fiumi e il pi greco</strong>.</p>
<h5>Una possibile spiegazione</h5>
<p>Come avrete notato nessuno dei due scrittori ha spiegato ancora come mai sembra esserci questa relazione tra fiumi e pi greco. Io penso che la soluzione sia potenzialmente semplice ma al contempo non così intuitiva come si può credere.<br />
Un fiume nasce dalla sorgente (punto A) alla foce (punto B). In linea d&#8217;aria questo si traduce in una <strong>linea retta che va dal punto A al punto B</strong>. </p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p1543_fiumi_pigreco_1.jpg' alt='Fiumi e Pi Greco - 1' /></div>
<p>Ovviamente, come noto, <strong>un fiume non compirà mai un tragitto in linea retta, bensì un percorso più o meno tortuoso</strong> (sinuosity) che potrà dipendere da diversi fattori, come le asperità del terreno, la sua pendenza e i vari ostacoli che si potranno incontrare lungo il tragitto. <strong>Se disegniamo il percorso di un fiume qualsiasi confrontandolo con quello che avrebbe dovuto avere in teoria per percorrere la strada più corta</strong> (ovvero, compiendo un moto inerziale e unidimensionale, in linea retta), avremo un percorso che sa un po&#8217; di <strong>moto caotico di tipo browniano</strong>.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p1543_fiumi_pigreco_2.jpg' alt='Fiumi e Pi Greco - 2' /></div>
<p>E ora, entra in ballo la <strong>teoria delle probabilità</strong> (in particolare il concetto che asserisce che la frequenza tende ad assumere valori prossimi alla probabilità teorica), poiché <strong>maggiore è la lunghezza del percorso, e quindi della linea retta AB,  maggiori sono le probabilità che il percorso che percorrerà il fiume sia della stessa lunghezza nella parte superiore della linea (area viola) e nella parte inferiore (area verde)</strong>.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p1543_fiumi_pigreco_3.jpg' alt='Fiumi e Pi Greco - 3' /></div>
<p>Inizialmente ho subito pensato, in uno slancio di semplicismo, che in un <strong>fiume idealmente infinito</strong>, se <strong>uniamo tutti i micro-percorsi delle due aree, avremmo avuto (almeno per come riuscivo ad immaginare) che le due parti si potevano trasformare in due semicerchi uguali che messi insieme, ovviamente, formavano un cerchio</strong>.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p1543_fiumi_pigreco_5.jpg' alt='Fiumi e Pi Greco - 5' /></div>
<p>A questo punto, in nostro aiuto, interviene la <strong>geometrica euclidea</strong> che ci insegna che la circonferenza di un cerchio è pari a:</p>
<p><strong>C=2 * π * r</strong></p>
<p>Dato che <strong>2r altro non è che il diametro del cerchio e, nel nostro caso, la lunghezza della linea retta AB</strong>, </p>
<p>2r = <em>AB</em></p>
<p>E&#8217; evidente che, <strong>per fiumi idealmente infiniti, e in pratica molto lunghi, il rapporto tra Circonferenza (lunghezza reale del fiume) e il diametro (la linea retta ideale AB) sia proprio uguale a pi greco!</strong></p>
<p><strong>C/2r = π = 3,14</strong></p>
<p>Questo per un fiume idealmente infinito; <strong>ovviamente lo stesso può avvenire, con uno scarto di errore minimo, per fiume molto lunghi</strong> (come il Po, il Mississipi o il Rio delle Amazzoni), mentre potrebbe non verificarsi per i fiumi più corti. <strong>Ma questa non è una legge: è solo una probabilità che si verifichi</strong> perché se un fiume molto lungo attraversa una zona morfologicamente ricca di ostacoli da una sola lato di quella famosa area che traccia la nostra ipotetica linea retta, i nostri calcoli potrebbero non tornare. Infatti, <strong>lo stesso scienziato Hans-Henrik Stolum citato da Simon Singh affermava che il rapporto di pi greco si trova più comunemente in quei fiumi che scorrono attraverso pianure che hanno un dislivello molto tenue</strong>, come i fiumi in Brasile o nella tundra siberiana.</p>
<p><strong>Il problema, però, risulta molto più complesso di questa mia prima intuizione</strong> che, per quanto affascinante e semplice, risulta fallata in una sua parte fondamentale: <strong>come dimostrare che si formano due semicerchi?</strong> In teoria, quello che è certo è che <strong>si formano due aree con la stessa superficie, ma non è detto che il percorso ottenuto sia, nel complesso, circolare</strong>. Anzi, a logica, <strong>dovrebbe essere un percorso altamente frastagliato, ovvero, che presenta una serie irregolare di sporgenze e rientranze</strong>. Quindi, si potrebbe forse asserire, che il percorso potrà essere di qualunque forma (frastagliatura) l&#8217;importante è che sia uguale in basso e in alto, e che anche l&#8217;area sia la stessa.</p>
<p>Ed è qui che <strong>riscontriamo l&#8217;inadeguatezza delle misure euclidee per descrivere questo soggetto</strong>, divenuto complesso, come un fiume, che <strong>tende quasi a diventare un frattale</strong>. E quale è la <a href="http://www.webfract.it/FRATTALI/perimetro.htm">caratteristica</a> di alcuni frattali? <strong>Il perimetro di molti frattali può tendere a infinito, mentre l&#8217;area resta finita</strong>! Infatti, nella realtà il concetto di lunghezza presenta dei limiti quando vogliamo misurare una linea estremamente irregolare.<br />
Mandelbrot si era posto il problema con la sua famosa domanda: &#8220;<strong><strong>Quanto è lunga la costa della Bretagna?</strong></strong>&#8220;. Se si segue il contorno della costa si vede che esso è molto frastagliato. Se cerchiamo di essere sempre più precisi , visto che ad ogni passo troviamo sempre le stesse irregolarità, vediamo che la misura non converge verso un ben definito valore ma anzi, aumenta (anche se, in questo caso, non possiamo prevedere di quanto!)</p>
<p>Se <strong>misuriamo la distanza fra due punti in linea d&#8217;aria, troveremo una certa lunghezza</strong>:</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p1543_costa1.jpg' alt='Costa frattale - 1' /></div>
<p>Se <strong>misuriamo la distanza tra gli stesso due punti, ad esempio, a grandi passi, ecco che troviamo una lunghezza maggiore:</p>
<p></strong>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p1543_costa2.jpg' alt='Costa frattale - 2' /></div>
<p><strong>Più cerchiamo di aumentare la precisione e più la lunghezza aumenta</strong>:</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p1543_costa3.jpg' alt='Costa frattale - 3' /></div>
<p><strong>La lunghezza di un tratto di costa non potrà essere infinita</strong>, perché non potremo dividere indefinitamente i tratti da misurare, <strong>ma l&#8217;andamento delle successive misurazioni ricorda quello del calcolo del perimetro di un frattale nei successivi passi</strong>. In effetti l&#8217;affermazione di Mandelbrot voleva mettere in evidenza la natura dei frattali riferendosi all&#8217;immagine familiare di una costa frastagliata.</p>
<h5>La spiegazione di Hans Stolum</h5>
<p>In effetti, la teoria dei frattali a cui ero giunto (insieme a <a href="htttp://www.troise.net/boliboop/">Davide</a> mentre si ragionava sulla possibile spiegazione del legame fiumi-pi greco) risulta essere la strada più semplice per raggiungere la meta. Dopo qualche mio girovagare su internet, infatti, ho trovato <a href="http://209.85.129.132/search?q=cache:eMotBjHPJsUJ:ipzoisscience.googlepages.com/Physics.doc+river+pi+Hans+Stolum&#038;cd=1&#038;hl=it&#038;ct=clnk&#038;gl=it">una spiegazione</a> (<a href="http://ipzoisscience.googlepages.com/Physics.doc">questo</a> il documento in formato Word) di Hans Stolum sul legame tra i fiumi e il Pi Greco, che ha cercato di spiegare questo relazione definendo il fiume come un &#8220;<strong>sistema dinamico debolmente caotico</strong>&#8221; (<em>weakly chaotic dynamical system</em>) adducendo al fatto che <strong>le ripetitività dei pattern di un fiume possono far pensare ad un sistema frattalico</strong>. Con delle <strong>simulazioni</strong>, hanno potuto calcolare che la sinuosità (sinuosity), ovvero il rapporto tra la lunghezza effettiva e quella ideale in linea retta, può variare da un minimo di 1 ad un massimo di circa 3.5, con un valore significativo di 3.14. Ovviamente nessuno è riuscito ancora a definire bene la &#8220;<strong>formula del fiume</strong>&#8221; ma la <strong>teoria della teoria del Caos sembra la strada più interessante</strong> da percorrere.</p>
<h5>L&#8217;essenza della Matematica</h5>
<p><strong>La Matematica, con la sua teoria dei numeri in primis, ha affascinato per secoli, le più grandi menti che l&#8217;umanità abbia mai potuto avere</strong>. E scoprire la relazione che sta alla base dei numeri per molti costituisce il fine ultimo delle ricerche di questi uomini eccelsi. Tra questi mi piace <a href="http://micheblog.wordpress.com/2007/10/05/ramanujan-il-poeta-dei-numeri/">citare</a> <strong>Ramanujan</strong>, un matematico unico con una <strong>straordinaria intuizione nel cogliere architetture numeriche con estrema facilità</strong>, tanto che un giorno scoprì una <strong>relazione che lega, attraverso una meravigliosa frazione continua, tre numeri fondamentali: phi, la sezione aurea ed il famoso pi greco</strong>.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p1543_equazione_ramanujan.jpg' alt='L'equazione di Ramanujan' /></div>
<p>In molti vedono in questa equazione, uno <strong>stretto legame, che passa attraverso l’infinito, tra l’irrazionale phi ed il trascendente pi greco</strong>! E&#8217; facile quindi pensare che <strong>tra frattali e pi greco possa coesistere una analogo legame in una equazione non ancora scoperta!</strong></p>
<p>Se per molti <strong>vedere questi legami segreti possa sembrare solo il frutto di una semplice pareidolia dei numeri</strong>, in grado di trovare un finto ordine in sequenza numeriche caotiche, per altri è la base stessa del loro essere scienziati. <strong>Porsi davanti ad un mistero e cercare di risolverlo, è lo stesso motivo per cui in molti svolgono con passione le proprie parole crociate</strong>. Solamente che <strong>i matematici si trovano di fronte un enorme scacchiera con tutti quadrati bianchi, senza definizioni e numeretti, ma solo qualche tassello riempito con qualche costante matematica o funzione</strong>. Il loro compito è <strong>riuscire a combinarli tutti insieme in modo da riempire coerentemente questo enorme cruciverba che altro non è che il nostro universo</strong>. La loro impresa può sembrare ardua, forse senza fine, ma non per questo meno degna di essere menzionata.</p>
<p>Come disse <strong>Galileo Galilei</strong>:</p>
<blockquote><p>La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l’universo), ma non si può intendere se prima non s’impara a intender la lingua, e conoscer i carattere, ne’ quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto.</p>
<p><em>Galileo Galilei, Il saggiatore, 1623</em>
</p></blockquote>
<p><strong>Capire la matematica è capire la natura stessa</strong>, perché <strong>la matematica è il miglior linguaggio che conosciamo per poterla interpretare</strong>: i numeri primi, la successione di Fibonacci, i frattali, il pi greco, sono solo alcuni esempi di matematica che agisce nel nel mondo della natura. Dalla  spirale logaritmica della conchiglia del Nautilus all&#8217;esagono delle cellette dell&#8217;alveare, dalla stella o sei punte del cristallo di neve alla geometria del sistema solare, sono <strong>tutti affascinanti esempi di come la Natura possa risolvere e costruire in maniera così egregia e semplice la propria stessa essenza!</strong>
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		<title>Google Flu Trends: come prevedere i picchi influenzali analizzando le ricerche su Google</title>
		<link>http://www.levysoft.it/archivio/2008/11/13/google-flu-trends/</link>
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		<pubDate>Thu, 13 Nov 2008 15:27:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; noto che Google è una delle poche società che, in maniera intelligente, riesce ad usare la sua tecnologia per usi non comuni laddove nessun&#8217;altra società del web avrebbe mai avuto il coraggio di investire. E&#8217; questo anche il caso dell&#8217;ultimo progetto Google Flu Trends, un sito web che ha l&#8217;ambizione di voler prevedere i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; noto che Google è una delle poche società che, in maniera intelligente, riesce ad <strong>usare la sua tecnologia per usi non comuni laddove nessun&#8217;altra società del web avrebbe mai avuto il coraggio di investire</strong>. E&#8217; questo anche il caso dell&#8217;ultimo progetto <a href="http://www.google.org/flutrends/">Google Flu Trends</a>, un sito web che ha l&#8217;ambizione di voler <strong>prevedere i picchi influenzali anche 10 giorni prima rispetto alle autorità sanitarie locali</strong> o internazionali. Al momento questo nuovo strumento di Google (nato dall&#8217;incrocio tra <a href="http://www.google.com/trends">Google Trends</a> e <a href="http://www.google.org">Google.org</a>, la sezione filantropica del  motore di ricerca) si focalizzerà <strong>solo negli Stati Uniti</strong>, ma non è escluso che presto coinvolgerà tutto il mondo.</p>
<p>Ma come riuscirà nel suo intento se per anni migliaia di ricercatori in tutto il pianeta cercano di prevedere le epidemie influenzali, riuscendo solo a farlo con pochissimi giorni di anticipo? Il <a href="http://www.rainews24.it/Notizia.asp?NewsId=88215">metodo</a> è molto semplice e proprio nello &#8220;<strong>stile google</strong>&#8220;. Infatti, <a href="http://www.google.org/flutrends/">Google Flu Trends</a>, a detta gli autori, sarà in grado di anticipare l&#8217;arrivo delle epidemie stagionali <strong>grazie all&#8217;analisi delle ricerche su internet effettuate dai milioni di utenti della Rete!</strong> Calcolando quanto parole come &#8216;<em>sintomi influenzali</em>&#8216;, &#8216;<em>influenza</em>&#8216;, &#8216;<em>febbre</em>&#8216;, &#8216;<em>termometro</em>&#8216; o altri sinonimi vengono inserite come chiave di ricerca sul web, <a href="http://www.google.org/flutrends/">Google Flu Trends</a> potrà <strong>sfornare in netto anticipo dati importanti sui picchi influenzali e magari aiutare a contenerne l&#8217;entità</strong>.</p>
<p><a href="http://www.webnews.it/news/leggi/9558/larrivo-dellinfluenza-lo-predice-google/">Infatti</a>, scavando nei loro archivi a Mountain View hanno scoperto che <strong>con l&#8217;approssimarsi dell&#8217;influenza la gente cerca sempre di più parole ad essa correlata</strong>, sia che si tratti di medicinali da acquistare che di informazioni sulla malattia che di materiale come siringhe.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p1956_google_flu_trends.jpg' alt='Google Flu Trends' /></div>
<p>Oggetto di un articolo in via di pubblicazione su <a href="http://www.nature.com/">Nature</a>, questa <strong>nuova metodologia di ricerca e di previsione</strong> pare possa captare il tipo di informazioni richieste dagli utenti della Rete e di <strong>trasformarli, in caso siano riconducibili all&#8217;influenza, in grafici e mappe che riportano il possibile andamento delle epidemie a livello regionale</strong>. Google Flu Trends, inoltre, è in grado di rilevare e predirre anche la crescita o il propagarsi del virus in una certa area visto che può suddividere le ricerche in base alla loro provenienza.</p>
<p>Google, inoltre, ci tiene a precisare che per quanto riguarda il discorso <strong>privacy, tutti i dati raccolti saranno trattati come dati anonimi, per nulla riconducibili al singolo utente</strong>.</p>
<p>Al momento, nella fase beta di questo <strong>progetto ambizioso</strong>, <a href="http://www.google.org/flutrends/">Google Flu Trends</a> coprirà solo gli Stati Uniti, ma la compagnia ha intenzione di <strong>applicare il nuovo sistema non solo a tutto il mondo, ma anche ad altre malattie</strong>, contribuendo agli interventi di prevenzione!</p>
<div align="center">
<object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/ytMzI3aphmo&#038;color1=0xb1b1b1&#038;color2=0xcfcfcf&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/ytMzI3aphmo&#038;color1=0xb1b1b1&#038;color2=0xcfcfcf&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object>
</div>
<p>Da come si può vedere  dal grafico degli anni precedenti presente sulla pagina di <a href="http://www.google.org/about/flutrends/how.html">How does this work?</a> del progetto, </p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p1956_google_flu_trends_graph.jpg' alt='Google Flu Trends History Graph' /></div>
<p>sembra che l&#8217;<strong>andamento delle ricerche per le parole chiave dell&#8217;influenza e i picchi influenzali seguono le stesso trend</strong>. C&#8217;è quindi da sperare che il progetto possa risultare davvero utile.
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		</item>
		<item>
		<title>Per un presidente degli Stati Uniti 2.0 la CNN sfodera l&#8217;inviata virtuale 3D con un collegamento olografico</title>
		<link>http://www.levysoft.it/archivio/2008/11/06/per-un-presidente-degli-stati-uniti-20-la-cnn-sfodera-linviata-virtuale-3d-con-un-collegamento-olografico/</link>
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		<pubDate>Thu, 06 Nov 2008 11:20:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
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		<description><![CDATA[Sarà stata colpa dell&#8217;influenza mediatica delle elezioni americane, o sarà stato a causa della nomina del primo vero presidente 2.0 della storia americana, perché presente in tutte le sue forme virtuali, dal suo sito ufficiale a Second Life, da Facebook ai blog, resta il fatto che la CNN non è stata a guardare è ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sarà stata colpa dell&#8217;influenza mediatica delle elezioni americane, o sarà stato a causa della nomina del <strong>primo vero presidente 2.0 della storia americana</strong>, perché presente in tutte le sue forme virtuali, dal suo sito ufficiale a <a href="http://www.secondlife.com">Second Life</a>, da <a href="http://www.facebook.com/">Facebook</a> ai blog, resta il fatto che la <a href="http://www.cnn.com/">CNN</a> non è stata a guardare è ha sfoderato un effetto speciale, tanto stupefacente quanto, probabilmente inutile, <strong>degno della saga di Guerre Stellari</strong>: gli <strong>ologrammi</strong>.</p>
<h5>L&#8217;ologramma dell&#8217;inviata in 3D</h5>
<p>In una <strong>maratona elettorale</strong> dove i media di tutto il mondo hanno messo in campo i migliori strumenti messi a disposizione dalla tecnologia (come, per esempio, gli schermi touchscreen) e da internet (con blog, messaggeria,  twitter, mappe, contributi generati degli utenti), il conduttore Wolf Blitzer, della CNN,  si è collegato con Chicago dallo studio virtuale per discutere con l’inviata Jessica Yellin delle reazioni alla vittoria di Barack Obama. Ma, a stupire i telespettatori, non c’era nessuno schermo in studio, bensì l’<strong>immagine tridimensionale della Yellin che è stata virtualmente teletrasportata nello studio centrale</strong> a pochi metri da Blitzer. La Yellin, come ha spiegato ai telespettatori, in quel momento veniva <strong>ripresa, al centro di uno studio semicircolare, da 44 telecamere in alta definizione con angoli diversi</strong>, e da 15 raggi infrarossi che ne hanno registrato i movimenti della corrispondente, le cui immagini poi venivano <strong>ricostruite, sincronizzate, trasmesse via satellite e, infine, rielaborate e “proiettate” nello studio centrale di Atlanta da ben 22 computer</strong>. Il video della <a href="http://www.levysoft.it/archivio/2007/09/12/ologrammi-e-giochi-di-specchio-dai-gorillaz-a-kate-moss-la-tecnica-di-proiezione-3d-si-sta-sempre-piu-affinando-sino-ad-arrivare-allincredibile-siggraph-2007/"><strong>novella Principessa Leila</strong></a> della CNN, ovviamente, ha fatto presto il giro del mondo. Eccolo qui:</p>
<div align="center">
<object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/0SIS2ZwkWDg&#038;color1=0xb1b1b1&#038;color2=0xcfcfcf&#038;hl=en&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/0SIS2ZwkWDg&#038;color1=0xb1b1b1&#038;color2=0xcfcfcf&#038;hl=en&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object>
</div>
<p><br/></p>
<h5>Motivazioni e costi del collegamento olografico</h5>
<p>Molti si chiedono l&#8217;<strong>utilità di questo collegamento 3D</strong>. Io sospetto che, forse, in <strong>un&#8217;America sgangherata e disorientata dalla crisi economica e da una guerra senza fine</strong>, l&#8217;elezione di un presidente diverso da tutti i suoi 43 predecessori doveva servire ad <strong>infondere nuovi vitalità alla nazione</strong>. E quale incoraggiamento potevano ricevere gli elettori, quegli <strong>stessi elettori di Barack Obama che guardavano al futuro con un occhio diverso e che guardavano al web come ad un efficace strumento</strong> con la capacità di aggregare masse disomogenee, se non una <strong>dimostrazione della potenza tecnologia degli Stati Uniti proiettata come non mai verso un ridente e prosperoso futuro</strong>?</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p1951_leila_cnn.jpg' alt='Leila 3D CNN' /></div>
<p>Ma molti, però, come il <a href="http://www.chicagotribune.com/features/lifestyle/chi-election-question-cnn-1106nov06,0,7728952.story">Chicago Tribune</a>, si <strong>chiedono quanto sia venuto a costare questo collegamento di pochi minuti con un ologramma in 3D</strong>. Il network della CNN non ha ancora voluto rivelare i costi per implementare questa tecnologia, ma Andrew Orloff, il creative director di <a href="http://www.zoicstudios.com/">Zoic Studios</a>, una società specializzata in effetti speciale per la TV, film e videogames, ha dichiarato che <strong>il solo computer dedicato al rendering delle immagini e alla gestione dei 43 flussi multipli, costa non meno di 70.000$</strong>.  Inoltre, per una nuova compagnia che dovesse comprare tutto l&#8217;hardware (come le telecamere) e il software dedicato, la spesa si avvicinerebbe ai vari milioni di dollari, ma <strong>dato che la CNN dispone già di una infrastruttura numerosa di telecamera</strong>, è probabile che il costo del collegamento olografico nella notte del primo presidente nero,  si aggiri <strong>intorno i 300.000$-400.000$</strong>.</p>
<h5>Conclusione</h5>
<p>Per cui è parere umanime che, nonostante il collegamento olografico sia stato <strong>molto affascinante, per molti è stato anche perfettamente inutile, oltre che eccessivamente dispendioso</strong>; magari <strong>nel 2012 sarà normale vedere il TG1 che si collega con i propri inviati in tecnologia olografica</strong> dalle più remote località della Terra, ma al momento attuale, come già detto prima, <strong>risulta solo un tentativo, non troppo riuscito</strong> (anche se il fatto che tutti ne parlano, in parte ha sortito un effetto positivo), <strong>di sfoggiare la superpotenza tecnologica dell&#8217;America</strong>.</p>
<p><strong>UPDATE:</strong> <a href="http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/scienza_e_tecnologia/ologramma-tv/ologramma-tv/ologramma-tv.html">Secondo</a> il professore di fisica teoretica e esperto di olografia, Hans Jürgen Kreuzer, <strong>non si tratterebbe di ologrammi</strong> ma di &#8220;<strong>tomogrammi</strong>&#8220;, poiché l&#8217;intervistatore non stava parlando realmente a un&#8217;immagine tridimensionale proiettata davanti a lui, ma a uno spazio vuoto, e <strong>solo gli spettatori in tv potevano vedere la corrispondente interagire e rispondere</strong>.<br />
Un <strong>tomogramma</strong> è <strong>un&#8217;immagine</strong> che viene catturata da tutti i lati, ricostruita dal computer e quindi <strong>proiettata su uno schermo</strong>. L&#8217;<strong>ologramma</strong>, invece, viene <strong>proiettato nello spazio</strong>. Le immagini olografiche vengono generalmente realizzate usando luci come quelle del laser, ma per poter catturare l&#8217;immagine di una persona <strong>ci sarebbe stato bisogno di utilizzare un laser di grandissime dimensioni, la cui luce, però, avrebbe accecato l&#8217;intervistato</strong>.<br />
Insomma <strong>era semplicemente un effetto speciale</strong>!
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		</item>
		<item>
		<title>Le collisioni dell&#8217;HASH MD5: quando sono state create due firme digitali identiche. Ci sono pericoli per l&#8217;autenticazione e la verifica di originalità dei documenti?</title>
		<link>http://www.levysoft.it/archivio/2008/10/28/le-collisioni-dellhash-md5-quando-sono-state-create-due-firme-digitali-identiche-ci-sono-pericoli-per-lautenticazione-e-la-verifica-di-originalita-dei-documenti/</link>
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		<pubDate>Tue, 28 Oct 2008 12:28:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Matematica]]></category>
		<category><![CDATA[Mysql]]></category>
		<category><![CDATA[Scienze]]></category>
		<category><![CDATA[Software]]></category>
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		<category><![CDATA[md5]]></category>
		<category><![CDATA[p2p]]></category>
		<category><![CDATA[password]]></category>
		<category><![CDATA[Php]]></category>
		<category><![CDATA[probabilità]]></category>

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		<description><![CDATA[Su internet molto spesso veniamo a contatto con gli HASH MD5 senza neanche accorgersene. Nell&#8217;ambito informatico, la crittografia tramite algoritmo MD5 viene applicata in tutti i settori dell&#8217;informatica che lavorano con il supporto delle firme digitali o che comunque trattano dati sensibili, per cui una delle funzionalità più usate è quella di verifica di originalità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su internet molto spesso veniamo a contatto con gli <strong>HASH MD5</strong> senza neanche accorgersene. Nell&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/MD5">ambito informatico</a>, la crittografia tramite algoritmo MD5 viene applicata in tutti i settori dell&#8217;informatica che lavorano con il supporto delle firme digitali o che comunque trattano dati sensibili, per cui una delle funzionalità più usate è quella di <strong>verifica di originalità di un documento</strong>, di una foto o di un file eseguibile, attraverso il rilascio di una firma digitale.</p>
<p>Ad esempio, la funzione di HASH come l&#8217;MD5:</p>
<ul>
<li>viene utilizzata per <strong>controllare che uno scambio di dati sia avvenuto senza perdite</strong>, semplicemente attraverso il confronto della stringa prodotta dal file inviato con quella prodotta dal file ricevuto;</li>
<li>con lo stesso metodo si può verificare <strong>se il contenuto di un file è cambiato</strong> (funzione utilizzata dai motori di ricerca per capire se una pagina deve essere nuovamente indicizzata);</li>
<li>addirittura, anche <strong>nell&#8217;ambito P2P è molto usato per identificare univocamente i file</strong> che possono assumere anche nomi diversi.</li>
<li>Per finire è anche molto <a href="http://read.melodycode.com/news/211/memorizzare_password_in_un_db_in_modo_sicuro.html">diffuso</a> come supporto per <strong>l&#8217;autenticazione degli utenti</strong> attraverso i linguaggi di scripting Web server-side (PHP in particolare): durante la registrazione di un utente su un portale internet, la password scelta durante il processo verrà codificata tramite MD5 e la sua firma digitale verrà memorizzata nel database (o in unfile di dati). Successivamente, durante il login la password immessa dall&#8217;utente subirà lo stesso trattamento e verrà confrontata con la copia in possesso del server, per avere la certezza dell&#8217;autenticità del login.</li>
</ul>
<h5>Che cosa è la funzione di HASH?</h5>
<p>Ma cosa è l&#8217;hash di un documento? Su <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Hash">Wikipedia</a>, leggiamo che l&#8217;<strong>hash </strong>è una funzione univoca operante in un solo senso (ossia, che non può essere invertita), atta alla trasformazione di un testo di lunghezza arbitraria in una stringa di lunghezza fissa, relativamente limitata. In <a href="http://www.interlex.it/docdigit/corrado19.htm">poche</a> parole, l&#8217;hash altro non è che una particolare trasformazione matematica che, applicata al documento da firmare, ne genera la cosiddetta impronta, ovvero un &#8220;riassunto&#8221; costituito da un numero assai ridotto (e costante) di bit, che rappresenta univocamente il documento di partenza.<br />
Tale riassunto, o più propriamente stringa, rappresenta una sorta di &#8220;<strong>impronta digitale</strong>&#8221; del testo in chiaro, e viene anche chiamata <strong>valore di hash</strong>, <strong>checksum crittografico</strong> o <strong>message digest</strong>.</p>
<p>La lunghezza dei valori di hash varia a seconda degli algoritmi utilizzati. Il valore più comunemente adottato è di <strong>128 bit</strong> (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/MD5">MD5</a>), che offre una buona affidabilità in uno spazio relativamente ridotto.</p>
<p>Quindi, come si è potuto capire, la forza di questo sistema consiste in <strong>3 importanti fattori</strong>:</p>
<ul>
<li>L&#8217;algoritmo restituisce una <strong>stringa fissa di un numero di bit fisso, a prescindere dalla mole di bit elaborati</strong></li>
<li>L&#8217;algoritmo <strong>non è invertibile</strong>, ossia non è possibile ricostruire il documento originale a partire dalla stringa che viene restituita in output.</li>
<li>La stringa è, teoricamente, <strong>univoca per ogni documento</strong> e ne è un identificatore (ovvero è priva di collisioni)</li>
</ul>
<p>Come è intuibile, il fatto <strong>che non sia possibile ricavare il documento da cui deriva una hash e il fatto che non sia teoricamente possibile che documenti diversi producano la medesima impronta</strong> (quindi che <strong>la firma sia “non invertibile” e “priva di collisioni”</strong>), rende la funzione di hash, a ragione, una candidato ideale per essere uno strumento essenziale che ha piena validità legale! </p>
<h5>Le collisioni delle funzioni di hash</h5>
<p>Il problema, però, sorge proprio sull&#8217;ultima caratteristica, forse la più importante, ovvero quella in cui l&#8217;<strong>hash è solo teoricamente univoco</strong>, mentre, come è facilmente intuibile, non lo è affatto. Infatti <strong>dato che i testi possibili, con dimensione finita maggiore dell&#8217;hash, sono più degli hash possibili</strong>, per il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Principio_dei_cassetti"><strong>Principio dei cassetti</strong></a> (<em>se n oggetti sono messi in m cassetti, e n > m, allora almeno un cassetto deve contenere più di un oggetto</em>) <strong>ad almeno un hash corrisponderanno più testi possibili</strong>.<br />
<strong>Quando due testi producono lo stesso hash</strong>, si parla di <strong>collisione</strong>, e la qualità di una funzione di hash è misurata direttamente in base alla difficoltà nell&#8217;individuare due testi che generino una collisione.</p>
<p>Tuttavia, ciò non deve trarre in inganno! Infatti <strong>scegliendo adeguatamente un algoritmo in modo che il numero di possibili impronte sia estremamente elevato</strong>, e dunque la probabilità di una collisione, voluta o casuale, sia ridotta tanto da diventare del tutto trascurabile., allora si può benissimo affermare che queste auspicate “impossibilità”, se <strong>intese in senso pratico e non teorico</strong>, siano praticamente reali.</p>
<p>Pensate che, con un’impronta di 160 bit, la funzione di hash è in grado di discriminare fra 2<sup>160</sup> documenti, che equivale ad <strong>un numero con un 1 seguito da 48 zeri</strong>!</p>
<p>Naturalmente però non basta che la funzione produca un valore di questa lunghezza, occorre anche che essa effettivamente <strong>generi valori diversissimi tra loro al variare del documento in ingresso</strong>, e soprattutto che <strong>tali valori non siano “facilmente” riconducibili al documento di partenza</strong>. In pratica la funzione deve essere tale da far risultare “<strong>praticamente impossibile” sia creare ad arte un documento che produca proprio un determinato hash</strong> noto a priori, <strong>sia creare ad arte due documenti diversi che producano lo stesso hash (collisione)</strong>. Se così non fosse, le conseguenze sarebbero davvero molto gravi.</p>
<p>Se infatti fosse possibile trovare facilmente collisioni nella funzione hash utilizzata in un dato sistema di firma digitale, allora <strong>un malintenzionato potrebbe “falsificare” un documento mantenendone apparentemente valida la firma, e per di più questa truffa non sarebbe rivelabile né tantomeno dimostrabile</strong>. Inutile dire che ciò, ovviamente, minerebbe alla base tutto il meccanismo della firma digitale.</p>
<h5>Quando sono state create due firme MD5 uguali da documenti diversi</h5>
<p>Per scongiurare questo rischio, le funzioni hash solitamente utilizzate nella pratica sono accuratamente progettate e controllate affinché risultino quanto più possibile prive di collisioni. Il che non significa che non ne possano produrre in assoluto: ma solo che <strong>la probabilità che ciò avvenga per caso sia infinitesimale, e che inoltre risulti estremamente difficile produrre collisioni in modo intenzionale</strong>.</p>
<p>Per <strong>sconsigliare l&#8217;utilizzo di algoritmi di hashing</strong> in passato considerati sicuri è stato infatti sufficiente che un singolo gruppo di ricercatori riuscisse a generare una collisione. Questo è quello che è avvenuto ad esempio per gli algoritmi <em>SNEFRU, MD2, MD4 ed MD5</em>.</p>
<p>Dal punto di <a href="http://www.marcomattiucci.it/md5.php">vista tecnico/legale</a> una collisione del MD5 è davvero preoccupante perché <strong>il codice MD5 calcolato si fa portatore dell’integrità e correttezza della copia</strong> svolta su una memoria di massa e quindi <strong>se possono esistere due memorie dotate di contenuti diversi con lo stesso codice MD5 questo vorrebbe dire che la funzione non può dare alcuna assicurazione sulla certezza di non modificazione dei dati dopo il repertamento</strong>.</p>
<p>Dalla letteratura specifica è ben <a href="http://eprint.iacr.org/">noto</a> che <strong>MD5 è stato portato alla collisione ufficialmente nel 2005</strong> da Xiaoyun Wang e Hongbo Yu della Shandong University cinese. Essi <a href="http://www.marcomattiucci.it/md5.php">precisamente</a> <em>trovarono due sequenze diverse (ma molto simili) di 128 byte con lo stesso valore di MD5 associato</em>:</p>
<blockquote><p>
<em>d131dd02c5e6eec4693d9a0698aff95c 2fcab58712467eab4004583eb8fb7f89<br />
55ad340609f4b30283e488832571415a 085125e8f7cdc99fd91dbdf280373c5b<br />
d8823e3156348f5bae6dacd436c919c6 dd53e2b487da03fd02396306d248cda0<br />
e99f33420f577ee8ce54b67080a80d1e c69821bcb6a8839396f9652b6ff72a70</em></p>
<p>e</p>
<p><em>d131dd02c5e6eec4693d9a0698aff95c 2fcab50712467eab4004583eb8fb7f89 55ad340609f4b30283e4888325f1415a 085125e8f7cdc99fd91dbd7280373c5b d8823e3156348f5bae6dacd436c919c6 dd53e23487da03fd02396306d248cda0 e99f33420f577ee8ce54b67080280d1e c69821bcb6a8839396f965ab6ff72a70</em>
</p></blockquote>
<p>il cui comune valore di hash MD5 è <strong>79054025255fb1a26e4bc422aef54eb4</strong>.</p>
<p>Se volete verificare voi stessi, <strong>potete calcolare l&#8217;MD5 di questa sequenza esadecimale</strong> con l&#8217;<a href="http://www.fileformat.info/tool/hash.htm"><strong>Online Hash Value Calculator</strong></a> (inserendo i valori nel campo di Hex bytes) o con un tool per Windows come <a href="http://www.2brightsparks.com/assets/software/HashOnClick_Setup.exe"><strong>HashOnClick</strong></a>.</p>
<p>Quello che il team di ricerca riuscì a dimostrare è di <strong>possedere un metodo generale per generare facilmente collisioni</strong> in alcune fra le più note e diffuse funzioni hash, in particolare quelle denominate MD5.</p>
<p>In realtà <strong>la funzione MD5 era già da tempo sul banco degli imputati</strong>: infatti già da diversi anni altri ricercatori avevano pubblicato dei lavori di analisi teorica che gettavano seri dubbi sull’affidabilità di tali funzioni, pur senza dimostrare in modo certo la loro effettiva debolezza. Inoltre <strong>la scarsa lunghezza dell’impronta da esse generata (128 bit per entrambe) era già da parecchio tempo giudicata insufficiente</strong> a prevenire efficacemente quegli attacchi “a forza bruta” resi ormai possibili dalle enormi potenze di calcolo dei moderni computer. Il team cinese, dunque, non ha fatto altro che produrre una prova pratica ed incontrovertibile di quanto già si sospettava, peraltro <strong>senza fornire alcuna descrizione del metodo di attacco da essi sviluppato</strong>.</p>
<p>A seguito di questa scoperta <strong>sono state individuate metodologie per creare file ed eseguibili di lunghezza arbitraria che hanno lo stesso MD5 ma possono differire al massimo per 128 byte</strong>. Alcuni esempi sono disponibili in rete:</p>
<ul>
<li>Sono stati <strong>creati due file .ps (PostScript)</strong> (<a href="http://www.marcomattiucci.it/letter_of_rec.ps">file1</a>, <a href="http://www.marcomattiucci.it/order.ps">file2</a>) <strong>con lo stesso valore di MD5 ma contenuti piuttosto diversi</strong> (rif. <a href="http://www.cits.rub.de/MD5Collisions/">http://www.cits.rub.de/MD5Collisions/</a>);</li>
<li>E&#8217; stato realizzato un metodo mediante il quale è possibile <strong>costruire due programmi</strong> (es. prog1, prog2) <strong>con funzionalità molto diverse ma aventi lo stesso valore di  hash MD5</strong><br />
(rif. <a href="http://www.codeproject.com/dotnet/HackingMd5.asp">http://www.codeproject.com/dotnet/HackingMd5.asp</a>).</li>
</ul>
<h5>La firma digitale è a rischio?</h5>
<p>La funzione <strong>MD5, pur essendo da anni uno standard Internet</strong> (<a href="http://www.faqs.org/rfcs/rfc1321.html"><strong>RFC1321</strong></a>) era già da tempo “sconsigliata”; essa dunque, <strong>benché ancora largamente diffusa ed utilizzata in molti ambiti, non viene praticamente più impiegata in applicazioni realmente critiche, come quelle legali e forensi</strong>.</p>
<p>Tali evidenti collisioni hanno preoccupato i matematici e gli studiosi di crittografia ma scarsamente coloro che normalmente si affidano al MD5 per le loro attività pratiche quotidiane. Sulle debolezze (relative) di MD5 e SHA-1 (un altro algoritmo di hashing) erano infatti tutti consci (sebbene la citata scoperta abbia ufficializzato la criticità). Ma <strong>affermare MD5 non è affidabile per la certificazione delle copie di memorie di massa non è esatto</strong> perché  il metodo di generazione delle collisioni messo a punto dai ricercatori cinesi non potrebbe comunque portare a truffe come quella delineata in precedenza: esso infatti <strong>non consente affatto di produrre un documento di senso compiuto avente un hash desiderato</strong>, che è ciò che serve per “falsificare” una firma. Al contrario, <strong>esso permette solo di generare simultaneamente una coppia di documenti “privi di senso”</strong> (ossia costituiti da sequenze caotiche di bit) <strong>e per di più assai simili tra loro (con soli pochi bit di differenza situati in posizioni critiche predeterminate</strong>), i quali producono sì un medesimo hash, ma che <strong>non può essere in alcun modo essere scelto a priori</strong>. Ciò conferma ancora una volta come la scoperta dei ricercatori cinesi, pur assumendo un grande valore sul piano della teoria, non abbia praticamente quasi alcuna rilevanza su quello della pratica.</p>
<p>In effetti né Wang, Kaminski, Yu e tutti gli altri che hanno contribuito al grande risultato delle collisioni di MD5 e SHA-1 non si sono mai sognati di scrivere nei loro documenti ufficiali che in generale questi algoritmi non sono affidabili. Essi <strong>hanno solo dimostrato che in determinate particolari condizioni la struttura matematica di MD5</strong> (e di molte altre funzioni hash ad essa simili) <strong>è intrinsecamente debole</strong>, e di questo si deve tenere conto nella progettazione delle nuove e future funzioni hash.</p>
<h5>Come scoprire una password codificata in MD5</h5>
<p>Esistono vari <a href="http://www.mambro.it/come-crakkare-una-password-in-md5/">modi</a> per <strong>decifrare un codice MD5</strong>:</p>
<ul>
<li>Cercare in database di codici MD5 già decodificati.<br />
<a href="http://md5.rednoize.com/"><strong>MD5()</strong></a><br />
<a href="http://passcracking.ru/"><strong>passcracking</strong></a><br />
<a href="http://gdataonline.com/seekhash.php"><strong>gdataonline</strong></a><br />
<a href="http://passcracking.com/"><strong>MD5OnlineCracking</strong></a><br />
<a href="http://www.milw0rm.com/cracker/insert.php"><strong>Milw0rm</strong></a>
</li>
<li>Usare il software <strong>Cain</strong> scaricabile all’indirizzo <a href="http://www.oxid.it/cain.html"><strong>http://www.oxid.it/cain.html</strong></a> . Per comprenderne  il suo utilizzo vi   rimando a questo video <a href="http://www.irongeek.com/i.php?page=videos/md5-password-cracking"><strong>http://www.irongeek.com/i.php?page=videos/md5-password-cracking</strong></a>
<p>Potete trovare un <strong>generatore di collisioni MD5</strong> scritto in C nella sezione download di <a href="http://nerd.altervista.org/index.php?option=com_docman&amp;task=cat_view&amp;gid=15&amp;Itemid=26"><strong>http://nerd.altervista.org</a></strong></li>
</ul>
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		<slash:comments>7</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I cavi USB con sezione più larga possono far funzionare gli hard disk portatili su porte sottoalimentate. La mia esperienza e la spiegazione applicando la legge di Ohm</title>
		<link>http://www.levysoft.it/archivio/2008/10/13/i-cavi-usb-con-sezione-piu-larga-possono-far-funzionare-gli-hard-disk-portatili-su-porte-sottoalimentate-la-mia-esperienza-e-la-spiegazione-applicando-la-legge-di-ohm/</link>
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		<pubDate>Mon, 13 Oct 2008 11:22:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apple]]></category>
		<category><![CDATA[Idea Lab]]></category>
		<category><![CDATA[Matematica]]></category>
		<category><![CDATA[Scienze]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[drive_usb]]></category>
		<category><![CDATA[hard-disk]]></category>
		<category><![CDATA[macbook pro]]></category>
		<category><![CDATA[ohm]]></category>
		<category><![CDATA[portatile]]></category>
		<category><![CDATA[resistenza]]></category>
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		<description><![CDATA[Recentemente ho comprato un hard disk esterno 2.5&#8221; USB 2.0&#8242; da 320 GB della Verbatim. La scelta è ricaduta su questo marca (che molti forse snobberano in favore de più blasonati Lacie o WD) per due semplici ragioni. Il prezzo di 79€ era molto allentante e, inoltre, avendo avuto modo di provare lo stesso modello, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Recentemente ho comprato un <strong>hard disk esterno 2.5&#8221; USB 2.0&#8242; da 320 GB della <a href="http://www.verbatim.it/it_10/product_2-5-portable-hard-drive-usb-2-0-320gb_12045.html">Verbatim</a></strong>. La scelta è ricaduta su questo marca (che molti forse snobberano in favore de più blasonati Lacie o WD) per due semplici ragioni. Il <strong>prezzo di 79€</strong> era molto allentante e, inoltre, avendo avuto modo di provare lo stesso modello, ero rimasto piacevolmente colpito dalla sua estrema leggerezza, silenziosità, reattività e, per finire, dal fatto che <strong>funzionava senza alcun problema su una delle porte USB 2.0 del mio Macbook Pro che, notoriamente, è sottoalimentata</strong>.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p1933_hdd_320_usb2_verbatim.jpg' alt='Portable Hard Drive 2.5\\\&#39;\\\&#39; USB 2.0 320GB' /></div>
<p>Infatti, come ho avuto modo di scrivere tempo fa in <a href="http://www.levysoft.it/archivio/2008/05/16/perche-le-2-porte-usb-dei-macbook-e-macbook-pro-sono-alimentate-diversamente-e-quale-scegliere-per-far-funzionare-correttamente-alcuni-hard-disk-portatili/">questo mio articolo</a>, quando collego direttamente alla porta USB posta sulla sinistra del mio portatile (<em>porta A</em>), hard disk con capacità superiori ai 160GB, questi non funzionano, mentre partono normalmente se li collego alla porta USB 2.0 posta sulla destra (<em>porta B</em>). Il problema era che per tutti i più recenti Macbook Pro, <strong>Apple ha creato una porta USB 2 “diretta” ed una USB 2 “condivisa”</strong>. Il risultato è che, <strong>finché i dispositivi USB collegati non hanno bisogno di una tensione troppo elevata, le porte sono perfettamente uguali e funzionanti</strong>. Ma nel momento in cui avrete bisogno di una tensione un po’ più superiore alla norma (e probabilmente gli hard disk portatili da 250 Gb e 320 GB rientrano in questa categoria), allora potrete usare una sola porta USB!</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p1800_macbookpro.jpg' alt='Macbook Pro' /></div>
<p>Ora, una volta constatato il problema e siccome <strong>sulla porta USB 2.0 posta sulla destra del laptop di solito vi collego il mouse</strong> (per una semplice ragione di comodità in quanto non sono mancino e far girare il cavo intorno al mio portatile non mi sembra esteticamente apprezzabile oltre che scomodo), potete capire che trovare un hard disk di quelle capacità che funzionasse anche sulla porta USB 2.0 sottoalimentata del mio Macbook Pro, è stata una vera novità.</p>
<h5>I primi problemi</h5>
<p>Quando però ho scartato la confezione del mio hard disk portatile e l&#8217;ho collegato al mio laptop, ho scoperto che anche questo, come tutti gli altri, funzionava correttamente solo sulla porta destra mentre su quella sinistra non riusciva a partire.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p1933_hdd_320_usb2_verbatim_2.jpg' alt='Portable Hard Drive 2.5\\\&#39;\\\&#39; USB 2.0 320GB' /></div>
<p>Non dandomi per vinto, ho provato a circoscrivere il problema, <strong>provando a cambiare il cavo USB in dotazione nella confezione con altri che avevo a disposizione</strong>. Alla fine, dopo alcuni tentativi, ho scoperto un fatto curioso: <strong>l&#8217;hard disk funziona perfettamente sulla porta sottoalimentata se si sostituisce il cavo USB dato in dotazione (da 3,5mm circa), con uno con diametro più grande (di circa 5mm)</strong>! Addirittura, l&#8217;hard disk a cui avevo preso in prestito il cavo &#8220;cicciottone&#8221; (un 160 GB della WD) non funzionava se gli collegavo un qualsiasi cavo USB più fino!</p>
<p>Pensando ad un difetto del drive (dato che il primo hard disk Verbatim che provai non aveva di questi problemi), ho provveduto anche a farmelo cambiare ma i risultati sono stati sempre gli stessi. A questo punto, mi viene da pensare che, <strong>il primo hard disk Verbatim che provai, nonostante avesse un cavo fino, probabilmente faceva parte di una partita riuscita sin troppo bene</strong>, rispetto al prodotto che veniva proposto con quel prezzo.</p>
<h5>La teoria della sezione dei cavi USB</h5>
<p>Su internet <strong>non ho trovato alcuna informazioni su una eventuale correlazione tra le tensioni in ingresso e i diametri dei cavi USB</strong>. Probabilmente sarà una combinazione tra le dimensioni del cavo e dal tipo di hard disk montato (che può richiedere più o meno alimentazione). Quel che è certo è che forse devo anche rivedere una delle ipotesi che feci tempo fa in un <a href="http://www.levysoft.it/archivio/2008/05/16/perche-le-2-porte-usb-dei-macbook-e-macbook-pro-sono-alimentate-diversamente-e-quale-scegliere-per-far-funzionare-correttamente-alcuni-hard-disk-portatili/">altro mio articolo</a>: <strong>probabilmente, il fattore che determina il non funzionamento di un hard disk su una porta sottoalimentata, non è la dimensione in GByte del drive</strong> che richiedeva una tensione maggiore per il funzionamento (supposi che superando i 160GB non funzionassero più) <strong>bensì, semplicemente, il diametro o sezione del cavo USB</strong> (infatti lo stesso 160 GB che sembrava funzionare senza problema, avevo un cavo USB grosso, che sostituito con uno più fino, non funzionava più).</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p1933_sezione_cavi_usb2.jpg' alt='Confronto tra la sezione dei cavi USB 2.0' /></div>
<p>Sembra, quindi, che <strong>taluni hard disk, per funzionare su porte USB con una tensione minore di quelle standard, debbano avere un cavo USB più largo rispetto alla media</strong>: in particolare, dalle mie misurazioni (purtroppo effettuate non con un calibro ma un semplice righello, per cui possono essere affette di un margine di errore), <strong>devono avere un cavo USB da 5mm invece che da 3.5mm</strong>.</p>
<h5>La spiegazione applicando la Legge di Ohm</h5>
<p>Per spiegare questo fenomeno, forse, ci può essere di aiuto la <strong>seconda legge di Ohm</strong> (<em>R = r l/S</em>) che, in poche parole, ci insegna che, <strong>a parità di ogni altra condizione, la resistenza R di un conduttore</strong> (ovvero la tendenza di un conduttore a ostacolare il passaggio della corrente elettrica) è direttamente proporzionale alla sua lunghezza e <strong>inversamente proporzionale alla sua sezione</strong>. Per cui, <strong>all&#8217;aumentare del diametro del cavo USB, la resistenza del conduttore diminuisce</strong>.</p>
<p>Questo presupposto ci porta inevitabilmente ad <strong>applicare la prima legge di Ohm che afferma che la differenza di potenziale (tensione) applicata ai capi di un conduttore è direttamente proporzionale all’intensità di corrente che in esso circola e alla resistenza</strong>.<br />
In forma matematica:</p>
<p><strong>ΔV = i R</strong></p>
<p>in cui ΔV indica la differenza di potenziale, i l&#8217;intensità di corrente ed R la resistenza. Tale legge permette di determinare, ad esempio, che è necessaria una differenza di potenziale di 10 V (volt) per far circolare una corrente di 2 A (ampere) in un conduttore che ha la resistenza di 5 Ω. <strong>Se, invece, il conduttore ha una sezione più larga, la resistenza scende, e, di conseguenza, anche la differenza di potenziale necessaria per alimentare un eventuale drive esterno, scenderà</strong>.</p>
<p>Al momento in cui scrivo <strong>non ho sottomano un tester per verificare questa tesi, ma credo che si possa avvicinare molto alla realtà</strong>.</p>
<p><strong>Voi che ne pensate?</strong> Le mie ipotesi possono essere corrette?  Vi è mai capitato di notare un simile comportamento anomalo negli hard disk esterni?
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		</item>
		<item>
		<title>Da Heroes a Jekyll, come l&#8217;evoluzione dell&#8217;uomo può fare salti enormi o fermarsi per sempre. Considerazioni sulla teoria shock di un genetista: l&#8217;evoluzione dell&#8217;umanità si è conclusa!</title>
		<link>http://www.levysoft.it/archivio/2008/10/10/da-heroes-a-jekyll-come-levoluzione-delluomo-puo-fare-salti-enormi-o-fermarsi-per-sempre-considerazioni-sulla-teoria-shock-di-un-genetista-levoluzione-dellumanita-si-e-conclusa/</link>
		<comments>http://www.levysoft.it/archivio/2008/10/10/da-heroes-a-jekyll-come-levoluzione-delluomo-puo-fare-salti-enormi-o-fermarsi-per-sempre-considerazioni-sulla-teoria-shock-di-un-genetista-levoluzione-dellumanita-si-e-conclusa/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 10 Oct 2008 12:36:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Idea Lab]]></category>
		<category><![CDATA[Scienze]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
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		<category><![CDATA[genetica]]></category>
		<category><![CDATA[heroes]]></category>
		<category><![CDATA[Jekyll]]></category>
		<category><![CDATA[Mr.Hide]]></category>
		<category><![CDATA[scienza]]></category>
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		<category><![CDATA[superuomo]]></category>
		<category><![CDATA[tv]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel terzo episodio di Jekyll, una miniserie britannica su una versione moderna di Dottor Jekyll e Mr. Hide, al minuto 21&#8242; 33&#8221; uno dei personaggi se ne esce con questa affermazione che mi colpì molto:

Un superuomo&#8230; La specie umana ha smesso da tempo di evolversi&#8230; lo hai dimenticato? Cambiamo il mondo, non cambiamo più noi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel terzo episodio di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jekyll_(TV_series)"><strong>Jekyll</strong></a>, una miniserie britannica su una versione moderna di Dottor Jekyll e Mr. Hide, al minuto 21&#8242; 33&#8221; uno dei personaggi se ne esce con questa affermazione che mi colpì molto:</p>
<blockquote><p>
Un superuomo&#8230; La specie umana ha smesso da tempo di evolversi&#8230; lo hai dimenticato? Cambiamo il mondo, non cambiamo più noi stessi! Ma a quale costo? I millenni passano e l&#8217;Homo Sapiens rimane immutato, inesplorato, secolo dopo secolo &#8230; ed ecco che un giorno il Dottor Jekyll beve una pozione. E sai cosa accade? La vita si riaccende in questo mondo!
</p></blockquote>
<p>Nello specifico si stava mettendo in luce il fatto che, <strong>da quando l&#8217;uomo ha iniziato a cambiare il mondo, l&#8217;evoluzione non aveva più la stessa importanza dei millenni passati</strong>. Questo perché non <strong>era l&#8217;uomo che si adattava al mondo, ma tutto il mondo che mutava intorno ad esso</strong>. L&#8217;ingresso nel mondo di un Mr.Hide, di un vero superuomo (nell&#8217;ottica della serie televisiva), altro non faceva che stravolgere l&#8217;ordine costituito provocando una vera e propria <strong>rivoluzione evoluzionistica</strong>.</p>
<h5>L&#8217;evoluzione umana si è fermata</h5>
<p>Ebbene, o voluto riportare questo stralcio, perché proprio in questi giorni sta <a href="http://www.fantascienza.com/magazine/notizie/11427/non-piu-umani-di-cosi/">uscendo</a> la <a href="http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/scienza_e_tecnologia/darwin-sito/evoluzione-finita/evoluzione-finita.html">notizia</a> shock che <strong>l&#8217;evoluzione della specie umana è finita</strong>! Infatti, secondo il professor <em>Steve Jones dell’University College di Londra</em>, <strong>negli ultimi decenni l&#8217;evoluzione della nostra specie starebbe rallentando a causa delle migliorate condizioni di vita</strong> (benessere, abbondanza di cibo, riscaldamento nei periodi freddi, etc) e dei <strong>progressi della medicina</strong> (vaccinazioni di massa preventive), fattori che non permettono più che i &#8220;meno adatti&#8221; soccombano, selezionando di conseguenza solo i più forti (o almeno è quello che avviene nei paesi industrializzati).</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p1932_evoluzione_orizzontale.jpg' alt='Evoluzione futuro uomo' /></div>
<p>Inoltre, oggigiorno, non esistono più popolazioni isolate, e <strong>le razze si mescolano continuamente</strong>; un effetto indotto direttamente dalla <strong>globalizzazione</strong> che porta ad un conseguente ed inevitabile continuo <strong>rimescolamento dei geni, non permettendo quindi a eventuali mutazioni di rafforzarsi in gruppi chiusi</strong>.</p>
<p>Infine, visto che <strong>l’età media dei padri occidentali si attesta sui 29 anni</strong>, rispetto al passato, è diminuito il numero degli uomini che fanno figli in età avanzata e quindi, di conseguenza, vi sono anche <strong>meno &#8220;errori&#8221; genetici</strong>.</p>
<p>Insomma, da un certo punto in poi, dopo l’homo sapiens-sapiens, <strong>l’umanità ha smesso di evolversi fisicamente, per intraprendere il non meno difficile il cammino della conoscenza</strong>. In definitiva, quindi, sembrerebbe che <strong>gli esseri umani non siano più soggetti al principio della &#8220;sopravvivenza del più adatto&#8221;</strong>, perché le forze che sospingono l&#8217;evoluzione della specie, come la <strong>selezione naturale</strong> e la <strong>mutazione genetica</strong>, <strong>non giocano più un ruolo importante nelle nostre vite, e, in alcuni casi, sono del tutto scomparse</strong>.</p>
<h5>Quale sarà il futuro dell&#8217;uomo?</h5>
<p>E così, quando nei racconti di fantascienza, si immaginava un <strong>mondo futuristico di superuomini</strong>, ovvero di esseri umani più alti, più forti, più belli, più intelligenti e praticamente perfetti, forse ci si sbagliava. Secondo il genetista Steve Jones, un simile scenario è sbagliato:  &#8220;<strong>L&#8217;evoluzione dell&#8217;uomo si è conclusa</strong>, è finita, terminata! <strong>Tra un milione di anni o più avremo lo stesso aspetto, le stesse caratteristiche, che abbiamo oggi</strong>&#8220;. Come a dire che quello che siamo ora, anche se stento a crederci, è <strong>il modello definitivo, il risultato finale</strong>, l&#8217;approdo ultimo di quattro miliardi di anni di tenace, paziente, incessante sforzo per migliorare gli organismi viventi!</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/thumb/7/75/Heroes_tvseries.jpeg/300px-Heroes_tvseries.jpeg' alt='Origine della specie' /></div>
<p>E&#8217; anche vero, però, che molti <strong>altri scienziati tendono a ricordare che l&#8217;evoluzione della specie dipende da fattori spesso imprevedibili</strong>, e poiché non sappiamo che cosa accadrà sulla terra nel prossimo milione di anni, o perfino nel prossimo anno, <strong>è impossibile affermare che la specie umana non subirà più mutazioni</strong>.<br />
Citando una <a href="http://www.pensieriparole.it/film/h/heroes/pag1">frase</a> di Mohinder Suresh della serie tv <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Heroes_(serial_televisivo)">Heroes</a>:</p>
<blockquote><p>
L&#8217;evoluzione è un processo imperfetto e spesso violento. Una battaglia tra ciò che esiste e ciò che deve ancora nascere. Tra le doglie di questo parto, la morale perde significato. Il conflitto fra il bene e il male si riduce a una scelta elementare: sopravvivere o soccombere.
</p></blockquote>
<p>e</p>
<blockquote><p>
Quando l&#8217;evoluzione seleziona i suoi agenti non è indolore. L&#8217;unicità ha sempre un costo; si può essere costretti a compiere azioni contrarie alla propria natura&#8230; e all&#8217;improvviso, il cambiamento che si pronunciava esaltante si rivela un tradimento. Può sembrare crudele ma lo scopo non è altro che l&#8217;autoconservazione, la sopravvivenza&#8230;<br />
Questa forza&#8230; l&#8217;evoluzione&#8230; non ha sentimenti, come la terra conosce solo i crudi fatti della lotta della vita con la morte. Si può solo sperare che alla fine dopo aver soddisfatto con fedeltà i suoi bisogni, rimanga qualche traccia di quella vita che un tempo coniscevano&#8230;
</p></blockquote>
<p>Insomma, <strong>il futuro dell&#8217;uomo sembra essere in bilico tra scenari come quelli proposti da film come X-Men o serie tv come Heroes</strong>, e, perché no di Jekyll, in cui l&#8217;evoluzione, del tutto inaspettatamente, prende il sopravvento con dei cambiamenti rivoluzionari, <strong>e quello proposto dal genetista britannico, accontentandoci di essere quello che siamo, per sempre</strong>!</p>
<h5>Esiste il problema della evoluzione?</h5>
<p>L’evoluzione della nostra specie è da sempre considerata un argomento scottante in quanto <strong>l’uomo, difficilmente, riesce a riconoscere se stesso come animale</strong>. Ma in realtà lo è, e <strong>la sua evoluzione è alla stessa stregua di quella di altri organismi</strong> e non differisce minimamente da quella di specie come squali, formiche o batteri, poiché tutti sono il risultato di milioni di anni di evoluzione, che ha <strong>adottato strategie diverse ma con le stesse finalità</strong>: <strong>sopravvivere e tramandare nel tempo la propria specie</strong>!</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p1932_origine.jpg' alt='Origine della specie' /></div>
<p>La maggior parte delle persone, però, considera <strong>l’uomo come quell&#8217;essere vivente</strong> che ha saputo evolversi e migliorarsi, tanto da potersi <strong>elevare su tutto il regno animale</strong> e distinguersi a tal punto da sottomettere l’intero pianeta! Ma in realtà, se, invece, <strong>impariamo a vedere l&#8217;evoluzione come un semplice cambiamento, e non come ad un miglioramento della specie</strong> (anche se a volte può risultare la stessa cosa), allora <strong>forse impareremo a pensare che la nostra specie non è più evoluta di tante altre</strong>, e forse <strong>quesiti come quello che si è posto lo scienziato inglese, non avranno più modo di esistere</strong>.
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		<title>Il golf e le lenti colorate: come il colore di una lente può migliorare le prestazioni di un giocatore</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Sep 2008 08:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sapevate che, come per i nuotatori è importante indossare costumi fluidodinamici (come il famoso Speedo), anche per i giocatori di golf è importante prendersi cura dei propri occhi con degli adeguati occhiali da sole, non solo perché sono lo strumento principale di qualsiasi golfista professionista e non, ma anche perché possono compromettere, almeno a livello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sapevate che, come per i <strong>nuotatori è importante indossare costumi fluidodinamici</strong> (come il famoso <a href="http://www.speedo.com">Speedo</a>), anche per i <strong>giocatori di golf</strong> è importante prendersi cura dei propri occhi con degli <strong>adeguati occhiali da sole</strong>, non solo perché sono lo strumento principale di qualsiasi golfista professionista e non, ma anche <strong>perché possono compromettere, almeno a livello agonistico, una partita</strong>. Può sembrare uno scherzo, ma, come oggigiorno è vero che un costume può essere in grado di decidere una vittoria o una sconfitta (pensate che da Febbraio a Maggio 2008 il nuovo <strong>Speedo Fastskin LZR Racer si è aggiudicato 38 record mondiali sui 40 stabiliti nel periodo</strong>), analogamente può accadere se si indossano un paio di occhiali da sole, o almeno è quello che si è concluso dopo alcuni interessanti <a href="http://www.appiotti.it/ita/PPN000156.asp">test</a> sul green.</p>
<h5>Migliorare la percezione con le lenti colorate</h5>
<p><img src='http://www.levysoft.it/images/p1925_golf.jpeg' alt='Golf' /> Come è noto, <strong>il golf richiede un’accurata percezione visiva</strong>: l’allineamento, la lettura del “green”, lo studio e la valutazione della distanza sono in stretta relazione con l’abilità visiva. E&#8217; evidente, quindi, che <strong>un occhiale da sole può, in teoria, aiutare le prestazioni</strong>, non solo perché, con la sua forma avvolgente, aiuta a <strong>proteggere gli occhi dagli agenti atmosferici</strong>, come vento e polline, ma anche perché, come si è dimostrato, <strong>l’uso di occhiali da sole di determinati colori può migliorare sensibilmente le prestazioni dei giocatori di golf</strong>. In particolare, ed è questa la cosa curiosa, <strong>alcuni colori di lenti hanno dato maggiori benefici rispetto ad altri</strong>.</p>
<p>Addirittura, le lenti grigie, da sempre consigliate come le migliori per il gioco del golf, sono state indicate come le peggiori rispetto a tutte le altre. È noto, infatti, che il grigio appiattisce l’immagine e viene preferito per la guida della macchina piuttosto che per giocare a golf, mentre le altre tinte, <strong>grazie alle differenti percentuali di assorbimento della luce, sono maggiormente apprezzate nei casi di cambio di focalizzazione e concentrazione</strong>, come accade in diverse competizioni sportive. In particolare hanno eccelso, anche in diverse condizioni metereologiche, le colorazioni <strong>Vermillion</strong> (tende verso il rosso), <strong>Cinnamon</strong> (tende verso il verde) e <strong>Citrus</strong> (tende verso il giallo). Addirittura queste ultime sono state indicate dai più come le <strong>lenti più precise nella lettura delle pendenze dei “green”</strong>, mentre le Gray davano l’impressione di togliere luminosità e sicurezza nella distanza e profondità.</p>
<h5>Lenti a contatto colorate per i giocatori di golf</h5>
<p><img src='http://www.levysoft.it/images/p1925_nike_maxsight.jpg' alt='Nike MaxSight' /> E&#8217; vero che queste analisi sono frutto di <strong>semplici valutazioni soggettive degli esaminati</strong> e che, <strong>determinare con precisione, l&#8217;effettivo apporto delle lenti colorate nel migliorare la performance sportiva, è molto difficile</strong>. E&#8217; altrettanto vero, inoltre, che, spesso, la scelta di una determinata lente può dipendere da diversi fattori, come il gusto, l&#8217;età o il colore degli occhi o, perché no, anche il tipo di montatura (problema che si risolverebbe con l&#8217;adozione di semplici lenti a contatto). Se questo genere di analisi venissero confermate, allora verrà probabilmente il giorno in cui, i golfisti più temerari e alla moda, nel momento in cui dovranno effettuare un tiro, <strong>oltre che a scegliere il tipo di bastone da golf, dovranno scegliere anche che colore di lente a contatto indossare</strong>! E l&#8217;idea potrebbe non essere neanche troppo azzardata, perché <strong>uno dei vantaggi delle lenti a contatto colorate è che anche coloro che non hanno problemi di vista le possono usare</strong> (in effetti sono nate principalmente per motivi estetiti). Inoltre, dato che lo sport del golf non è di certo dei più movimentati, e la possibilità di perdere una lente è molto bassa, sarà anche <a href="http://www.bellezza.it/uomini/cor/occhi/ucorlesp.html">possibile</a> indossare <strong>lenti a contatto rigide</strong> e, per migliorare l&#8217;acuità visiva, i golfisti potranno scegliere lenti a contatto <strong>multifocali</strong> adatte allo scopo.</p>
<p>Ma non mancherà neanche le possibilità di scelta dei colori dato che di <strong>lenti a contatto colorate ne esistono di tutti i tipi</strong>, come è possibile constatare su <a href="http://www.lentiacontattoonline.it/"><strong>Lentiacontattoonline.it</strong></a> dove ho trovato alcuni <strong>modelli che hanno anche la protezione anti-UV incorporata</strong>, ovvero in grado di proteggere dai raggi solari nocivi, <strong>requisito direi necessario per chi è solito giocare tutto il giorno al sole e non vuole per forza usare gli occhiali da sole</strong>.</p>
<h5>Lenti a contatto antiabbagliamento</h5>
<p>Addirittura la Nike, <a href="http://www.architetturaedesign.it/index.php/2007/02/10/nike-maxsight-lenti-contatto.htm">tempo fa</a>, aveva lanciato le lenti a contatto <strong>Nike MaxSight</strong>, in grado di migliorare le prestazioni visive e di <strong>attenuare i fastidiosi disturbi legati all’abbagliamento del sole</strong>: disponibili in due cromie, verdastra e ambra (entrambe con filtri UVA e UVB), le prime erano appunto ottime per gli sport praticati sull’erba, come golf, training e corridori. Insomma, <strong>sarebbe come indossare occhiali da sole, senza montatura</strong>!</p>
<p>Interessante anche le spiegazioni che danno sul sito della <a href="http://www.nike.com/nikevision/main.html">Nike Vision</a>: con la tecnologia della tinta <strong>Nike Max Golf Tint</strong> è possibile <strong>dare maggiore risalto alla pallina che sta sull&#8217;erba</strong>. Infatti, se l&#8217;erba riflette il verde e il rosso, e le palle da golf riflettono il blu, questa tecnologia permette ai colori di questi importanti dettagli di passare attraverso le lenti, riducendo l&#8217;affaticamento degli occhi e <strong>migliorando la nitidezza, in modo da rendere il contorno del green più visibile e risaltando la palla contro l&#8217;erba, il bunker di sabbia o il cielo</strong>.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p1925_lenti_nike_golf.jpg' alt='Nike Max Golf Tint' /></div>
<p>Un altro tipo di lente dedicata ai giocatori di golf, è quella che usa la tecnologia del <a href="http://www.golfballfinders.com/home.php"><strong>Visiball Golf Ball Finders</strong></a>, ovvero uno speciale filtro blu che elimina la maggior parte dello spettro visibile, lasciando solamente la regione verso gli i colori blu-viola, in modo da poter individuare con estrema facilità le palline da golf dove non sono perfettamente visibili, come, per esempio, <strong>quando sono in mezzo al rough</strong> (erba alta) o nei boschi (tenete presente che <strong>un giocatore ha solo 5 minuti per trovare la pallina</strong> altrimenti è palla persa e si paga una penalità &#8211; <em>thanks wolly</em>)</p>
<p>nel green, che non si confonderanno più con lo sfondo, ma risalteranno come chiazze bianche su uno sfondo bluastro. Ma queste lenti, <strong>più che per il giocatore di golf, sembrano più adatte ad un Caddy</strong>!</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p1925_golf_ball_finder.jpg' alt='Golf Ball Finder' /></div>
<h5>Il futuro delle lenti a contatto</h5>
<p>E, per finire questo excursus sulle lenti a contatto e il mondo del golf, <strong>verrà forse il giorno in cui sarà possibile usare lenti a contatto con display incorporato</strong>, in grado magari di <strong>effettuare misure telemetriche e calcolare con precisione millimetrica distanza dalla buca e velocità del vento</strong>.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p1925_lenti_display.jpg' alt='Lenti a contatto con display' /></div>
<p>Non si tratta poi di fantascienza, almeno non dopo l&#8217;<a href="http://www.fastweb.it/portale/magazine/hitech/in_ufficio/articolo/?id=1972145">invenzione</a> del professor <strong>Babak Parviz</strong>, docente di ingegneria elettronica dell&#8217;<a href="http://www.washington.edu/">Università di Washington</a> che, con l&#8217;integrazione di uno schermo in un paio di lenti a contatto (grazie alle <strong>nanotecnologie</strong> e alla tecnica del &#8220;<strong>Self-Assembly</strong>&#8220;, letteralmente auto-assemblaggio, termine usato per descrivere la creazione di strutture organizzate tramite interazione tra i componenti stessi, senza direzione esterna), <strong>ha rivoluzionato l&#8217;interazione tra uomo e macchina, tanto parlare, ragione, di realtà aumentata</strong>. Peccato <a href="http://frasiscattate.netsons.org/?p=57">che</a>, al momento, <strong>il funzionamento della lente</strong> in tutta sicurezza (per il nostro occhio) <strong>è garantita per soli 20 minuti!</strong>
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		<title>Il Corpus Clock o Cronofago: l&#8217;inutility dell&#8217;orologio cavalletta con le luci al posto delle lancette e l&#8217;ora esatta segnata solo ogni 5 minuti che però consuma solo 180 Watt in 250 anni</title>
		<link>http://www.levysoft.it/archivio/2008/09/22/il-corpus-clock-o-cronofago-linutility-dellorologio-cavalletta-con-le-luci-al-posto-delle-lancette-e-lora-esatta-segnata-solo-ogni-5-minuti-che-pero-consuma-solo-180-watt-in-250-anni/</link>
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		<pubDate>Mon, 22 Sep 2008 12:10:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
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		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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		<description><![CDATA[L’uomo ha da sempre inventato nuovi strumenti per misurare il tempo: dalla meridiana alla clessidra, dall’orologio ad acqua al pendolo dall’orologio al quarzo al cronometro fino all’orologio atomico.
Solo recentemente qualcuno si è spinto a creare nuovi metodi di rappresentazione del tempo con l’Internet Time della Swatch o il più recente orologio con i numeri in binario (come l’affascinante Binary Time della The One).
Ma questa volta un inventore, John Taylor (supportato dall’autorevole presenza di Stephen Hawking), ha superato tutte le più assurde idee inventando un orologio che, secondo me, è stato reso complesso solo per il gusto di sfidare se stessi. Se fosse un software a ragione lo avrebbero battezzato come “inutility” ma loro lo hanno chiamato, invece, “Cronofago” con un singolare richiamo etologico alla cavalletta che tutto distrugge, o “Corpus Clock” in onore dell’Università a cui è stato donato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;uomo ha da sempre inventato nuovi <strong>strumenti per misurare il tempo</strong>: dalla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Meridiana">meridiana</a> alla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Clessidra">clessidra</a>, dall&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Orologio_ad_acqua">orologio ad acqua</a> al <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pendolo">pendolo</a> dall&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Orologio_al_quarzo">orologio al quarzo</a> al <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cronometro">cronometro</a> fino all&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Orologio_atomico">orologio atomico</a>.<br />
Solo recentemente qualcuno si è spinto a creare nuovi metodi di rappresentazione del tempo con l&#8217;<a href="http://www.levysoft.it/archivio/2007/12/04/internet-time-una-nuova-concezione-di-tempo-globale-senza-nessun-confine-geografico-e-fuso-orario/"><strong>Internet Time della Swatch</strong></a> o il più recente <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Orologio_binario"><strong>orologio con i numeri in binario</strong></a> (come l&#8217;affascinante <a href="http://www.01theone.com/">Binary Time della The One</a>).<br />
Ma questa volta un inventore, <strong>John Taylor</strong> (supportato dall&#8217;autorevole presenza di Stephen Hawking), ha superato tutte le più assurde idee inventando un <strong>orologio che, secondo me, è stato reso complesso solo per il gusto di sfidare se stessi</strong>. Se fosse un software a ragione lo avrebbero battezzato come &#8220;<strong>inutility</strong>&#8221; ma loro lo hanno chiamato, invece, &#8220;<strong>Cronofago</strong>&#8221; con un singolare richiamo etologico alla cavalletta che tutto distrugge, o &#8220;<strong>Corpus Clock</strong>&#8221; in onore dell&#8217;Università a cui è stato donato.</p>
<p><img src='http://www.levysoft.it/images/p1920_corpus_clock.jpg' alt='Cronografo o Corpus Clock' /> Dal <strong>diametro di quasi 1,5 metri</strong>, l&#8217;<strong>orologio d&#8217;oro a 24 carati</strong> sul quale <strong>si muove la mega-cavalletta &#8220;mangiatrice del tempo&#8221; è stato realizzato in cinque anni</strong> grazie a <a href="http://www.guardian.co.uk/artanddesign/2008/sep/18/corpus.clock"><strong>sei diverse tecnologie brevettate</strong></a>, un affare che ha richiesto <strong>un milione di sterline</strong>, e che John Taylor ha <strong>donato al celebre ateneo britannico del <a href="http://www.corpus.cam.ac.uk/">Corpus Christi College</a></strong> e destinato ad essere piazzato all&#8217;esterno della biblioteca del college.<br />
Lo <a href="http://punto-informatico.it/2411883/PI/News/hawking-orologio-insetto.aspx">scopo</a> di Taylor è stato quello <strong>cercare un modo per continuare a rendere interessante &#8220;il tenere traccia del tempo&#8221; in quanto &#8220;gli orologi con le lancette sono noiosi&#8221;,</strong> rendendo anche tributo a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/John_Harrison">John Harrison</a>, grande orologiaio del XVIII secolo che rivoluzionò la navigazione marittima dell&#8217;epoca.</p>
<h5>Caratteristiche</h5>
<p>Il Cronofago <strong>si muove come un pendolo, al ritmo del movimento dell&#8217;insetto</strong> che vi poggia sopra (invece del troppo classico cucù), mentre un complesso sistema di luci, o meglio di tagli luminosi, indica secondi, minuti ed ore che implacabili si susseguono. Ecco un video che <a href="http://www.admin.cam.ac.uk/offices/communications/1522.html">forse</a> renderà bene l&#8217;idea di <a href="http://www.guardian.co.uk/artanddesign/2008/sep/18/corpus.clock">come funziona</a>:</p>
<div align="center">
<object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/pHO1JTNPPOU&#038;color1=0xb1b1b1&#038;color2=0xcfcfcf&#038;hl=en&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/pHO1JTNPPOU&#038;color1=0xb1b1b1&#038;color2=0xcfcfcf&#038;hl=en&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object>
</div>
<p><a href="http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/scienza_e_tecnologia/orologio-hawking/orologio-hawking/orologio-hawking.html?rss">Insomma</a> <strong>luci al posto delle lancette e ora esatta segnata solo ogni cinque minuti</strong>! E&#8217; facile, quindi, comprendere per quale motivo è stato definito come l&#8217;<strong>orologio più strano del mondo</strong>, sfidando tutti i preconcetti e le consuetudini riguardo alla misurazione del tempo. Non ha lancette né numeri digitali e l&#8217;ora viene visualizzata attraverso una serie di luci che rappresentano ore, minuti e secondi. Inoltre, il meccanismo è stato <strong>progettato specificamente per correre in maniera imprevedibile, rallentando e accelerando di tanto in tanto</strong>.</p>
<p>Molto interessante invece la sua autonomia, visto che il suo <strong>funzionamento è garantito da un motore elettrico che dovrebbe durare almeno 250 anni e che consuma l&#8217;equivalente di tre lampadine da 60 watt</strong>.</p>
<h5>Curiosità sul ruolo di Hawking</h5>
<p>Curioso invece come la notizia sia stata diffusa, su <a href="http://punto-informatico.it/2411883/PI/News/hawking-orologio-insetto.aspx">numerose</a>  testate <a href="http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/scienza_e_tecnologia/orologio-hawking/orologio-hawking/orologio-hawking.html?rss">giornalistiche</a>, come l&#8217;orologio di <strong>Stephen Hawking: in realtà lui lo ha solo presentato ai giornalisti, mentre l&#8217;inventore e colui che lo ha pagato e donato, viene solamente citato tra le righe dell&#8217;articolo</strong>. E&#8217; probabile che, se non ci fosse stata la sua presenza, <strong>forse questo orologio sarebbe stato classificato come una delle tante stramberie del genere umano</strong>, e comparendo nelle ultime pagine dei giornali, <strong>sarebbe stata presto dimenticata</strong>. Invece, con un mentore di tale portata la notizia ha avuto, forse ingiustamente, risonanza mondiale ed eterna memoria.</p>
<p>Altrettanto <strong>curiosa è l&#8217;<a href="http://punto-informatico.it/2411883/PI/News/hawking-orologio-insetto.aspx">interpretazione</a> che ne da lo stesso Taylor</strong>, nel corso della conferenza stampa di presentazione della sua nuova invenzione, <strong>riguardo la cavalletta che sormonta l&#8217;orologio</strong>.</p>
<blockquote><p>&#8220;Lo so è terrorizzante, come deve essere, perché io non vedo il tempo come qualcosa che gioca dalla nostra parte. È qualcosa che mangia ogni minuto della nostra vita, e non appena ne mangia uno già ha l&#8217;acquolina in bocca per far fuori quello successivo. Non è sbagliato ricordarlo agli studenti. In realtà non mi sono mai accorto di questo fino a quando non mi sono svegliato in occasione del mio 70esimo compleanno, folgorato all&#8217;idea di quanto volevo ancora fare e di quanto poco tempo avessi ancora a disposizione. Carpe Diem!&#8221;</p></blockquote>
<p class="akst_link"><a href="http://www.levysoft.it/?p=1920&amp;akst_action=share-this"  title="Invia il post via mail o salvalo in uno dei servizi di bookmarking sociale..." id="akst_link_1920" class="akst_share_link" rel="nofollow">Condividi</a></p>
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		<title>Risparmio energetico: quanti Kw consumano un uomo e un avatar di Second Life. Quando anche i siti web inquinano e possibili soluzioni</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Sep 2008 11:14:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;energia, o meglio la disponibilità di energia, è ormai una condizione necessaria per il benessere dell&#8217;uomo. Per saperla gestire al meglio, però, è necessario prima sapere quanto e come viene consumata da ciascun individuo. Se pensate che, prima della Rivoluzione Industriale, tutto il lavoro veniva eseguito dall&#8217;uomo esclusivamente con la forza muscolare, è allora possibile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;energia, o meglio la disponibilità di energia, è ormai una condizione necessaria per il benessere dell&#8217;uomo. Per saperla gestire al meglio, però, è necessario prima sapere quanto e come viene consumata da ciascun individuo. Se pensate che, <strong>prima della Rivoluzione Industriale, tutto il lavoro veniva eseguito dall&#8217;uomo esclusivamente con la forza muscolare</strong>, è allora possibile calcolare che il lavoro, ad esempio di <strong>un manovale, possa equivalere a circa 20-30 Kg di petrolio all&#8217;anno</strong>. Vale a dire che se si deve impiegare una macchina per far compiere lo stesso tipo di lavoro e la stessa mole di lavoro, considerando un verosimile rendimento del 20%, consumeremmo circa 20-30 Kg di petrolio in un anno.</p>
<p>Dopo la Rivoluzione Industriale, l&#8217;<strong>introduzione delle macchine ha radicalmente mutato questa situazione</strong>. Se un nostro antenato consumava circa 2000 Kcalorie al giorno, <strong>oggi un cittadino medio negli USA</strong>, con tutte le macchine e i prodotti che ha a disposizione, <strong>può consumare, verosimilmente, anche oltre 250.000 Kcalorie al giorno</strong>. In altri termini <strong>ogni cittadino americano ha a sua disposizione, ogni anno, l&#8217;equivalente energetico di 8000 Kg di petrolio</strong>!</p>
<h5>Come vedere il consumo energitico anche nel web: Facebook e Second Life</h5>
<p>Ma il <strong>consumo energetico è possibile vederlo anche</strong> laddove non ci si immagina di trovarselo: per esempio <strong>su una pagina web</strong>. Sono, infatti, pochi gli internauti coscienti di inquinare il pianeta per il solo fatto di esistere e ancora meno che sanno di inquinare il doppio grazie al web. Per esempio, dovete sapere che, secondo una statistica di Jesse Chan, i servizi di <a href="http://www.new.facebook.com/home.php">Facebook</a>, con i suoi <a href="http://www.insidefacebook.com/2008/08/25/facebook-crosses-100000000-users-at-5pm-pt/">100 milioni di iscritti</a>, <strong>consumano ben 56,5 milioni di Kwh e producono 28.600 tonnellate di CO2 all&#8217;anno.</strong> Ma il problema, non è ovviamente circoscritto a Facebook ma si estende a tutti i siti internet: da MySpace a Google, compreso, ovviamente anche il mio, che altro non è che un tassello piccolissimo di una enorme <strong>server-farm mangia corrente</strong>.</p>
<p>Per esempio, <strong>un avatar</strong> (la parola di origine <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Avatar_(realt%C3%A0_virtuale)">sanscrita</a> che indica la controparte virtuale  di un essere umano sul web) del social network <strong>Second Life consuma 1.752 Kwh all&#8217;anno, mentre un uomo, in media, ne consuma 2.436</strong>. Il bello è che una persona di una nazione in via di sviluppo, però, consuma solo 1.015 Kwh, ovvero molto meno di un avatar!  Inoltre, per un avatar, consumare 1.752 Kwh significa anche <strong>produrre ben 1,17 tonnellate di CO2, in pratica l&#8217;equivalente prodotto da un Suv per 2.300 miglia</strong>.</p>
<p>C&#8217;è, però, chi sarcasticamente ricorda che le <strong>28.600 tonnellate di CO2 prodotte da Facebook in un anno</strong>, non sono niente <strong>considerando che il pubblico di questo Social Network ne produce migliaia di volte in più solamente respirando</strong>!</p>
<h5>I Data Center inquineranno come gli aerei</h5>
<p>A mettere i brividi sul nostro futuro, ci pensa un <a href="http://www.tomshw.it/news.php?newsid=13941">rapporto</a> della società <a href="http://www.mckinsey.com/">McKinsey</a> che ci ricorda che, <strong>nel 2020</strong>, se non verrà implementata una politica di contenimento dei consumi, <strong>le emissioni dei sistemi server supereranno quelle del traffico aereo commerciale</strong> e si avvicinerà sempre più a quello marittimo (che è prossimo allo 0,8% del totale mondiale).<br />
La bolletta energetica per alimentare e raffreddare i data center di tutto il mondo supererà fra poco meno di 12 anni gli 11 miliardi di dollari, considerano circa <strong>41 milioni di macchine attive</strong>. Al momento l&#8217;archiviazione dati e il &#8220;funzionamento&#8221; del web produce <strong>160 milioni di tonnellate di CO2 all&#8217;anno. Una quota carbonica monumentale che corrisponde allo 0,3% del totale mondiale.</strong></p>
<p>Come indica il rapporto, il motivo principale sta nella <strong>bassa efficienza dei data center</strong>: i <strong>server vengono utilizzati appena al 6% delle capacità, mentre i grossi centri di raccolta dati lavorano al 56% della potenza</strong>. </p>
<h5>L&#8217;iniziativa verde di Google</h5>
<p>Ma il fatto più importante è che <strong>occorre sensibilizzare questi grandi portali, a comprare solo energie verdi dalle aziende elettriche</strong> oppure, magari in un futuro non troppo lontano, <strong>producendo energia rinnovabile per i propri server</strong>.</p>
<p>Ne è un esempio Google che, con il suo programma verde, <a href="http://www.key4biz.it/News/2007/11/29/Tecnologie/clima_tecnologie_fonti_rinnovabili_elettricita_google_Progetto_REC_termosolare_Larry_Page_Sergey_Brin.html"><strong>ReC</strong></a> (Renewable Energy Cheaper than Coal), ha lanciato una <strong>interessante iniziativa per investire in energie rinnovabili a partire dal fotovoltaico, dall&#8217;eolico e dal geotermico per poi esplorare nuove soluzioni, con l&#8217;obiettivo finale di avere zero emissioni di CO2</strong>. Intanto Google ha già iniziato con i piccoli dettagli (che potremmo fare anche tutti noi), come usare lampadine più efficienti e sfruttare la luce solare.</p>
<h5>Resa energetica dei pannelli solare e dipingere i tetti di bianco </h5>
<p>Intanto, per aiutare il singolo cittadino a risparmiare energia, è venuto in corso anche un interessante sito web, <a href="http://www.roofray.com/"><strong>RoofRay</strong></a>, che, basandosi su Google Maps per scegliere la zona dove risiede la propria abitazione, <strong>permette, a chi vuole installare un impianto di pannelli solari sul tetto di casa propria</strong>, di <a href="http://www.roofray.com/calculators"><strong>calcolare quanta sarà la resa energetica</strong></a> nel corso degli anni e se quindi conviene spendere una cifra abbastanza alta (nonostante lo stato italiano dia alcuni contributi) per questo tipo di impianto.</p>
<p>Infine, <strong>per risolvere il problema del Global Warming</strong>, ovvero del Surriscaldamento Globale, dopo una ricerca condotta presso i Lawrence Berkeley Laboratory, c&#8217;è anche chi <a href="http://www.hi-techlife.com/2008/09/15/salviamo-il-nostro-pianeta-pitturando-i-tetti-di-bianco/">propone</a> una <strong>soluzione a basso costo per cercare di emulare l’azione benefica dei ghiacciai</strong> che si stanno inesorabilmente sciogliendo a causa dell&#8217;innalzamento della temperatura: <strong>colorare di bianco i tetti delle nostre abitazioni, simulando così una calotta glaciale in grado di respingere i raggi del Sole</strong>. Hashem Akbari, uno dei fisici impegnati nel progetto, ha <a href="http://www.latimes.com/news/science/environment/la-me-roofs10-2008sep10,0,1149905.story">dimostrato</a> <strong>come mille metri quadrati di “tetto bianco” possano compensare la produzione di ben dieci tonnellate di anidride carbonica</strong>.
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		<title>Corridoio o finestrino? Quando la scelta del posto a bordo dell&#8217;areo determina la probabilità di salvezza in caso di incidente e le analogie con il volo 815 della Oceanic Airlines di Lost</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Aug 2008 09:19:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Idea Lab]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Scienze]]></category>
		<category><![CDATA[aereo]]></category>
		<category><![CDATA[lost]]></category>
		<category><![CDATA[probabilità]]></category>
		<category><![CDATA[statistiche]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi vi propongo un articolo leggero ma che vuole farvi riflettere sulle coincidenze tra la finzione e la realtà. Qualche mese fa era comparsa una notizia sul Messaggero che riportava le preoccupanti dichiarazioni del direttore del Consiglio sulla sicurezza aerea inglese, Robert Gifford, che dichiarava platealmente che &#8220;la scelta del posto a bordo dell&#8217;areo determina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi vi propongo un articolo leggero ma che vuole farvi riflettere sulle <strong>coincidenze tra la finzione e la realtà</strong>. Qualche mese fa era comparsa una <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=26696&#038;sez=HOME_NELMONDO">notizia</a> sul Messaggero che riportava le preoccupanti dichiarazioni del direttore del Consiglio sulla sicurezza aerea inglese, Robert Gifford, che dichiarava platealmente che &#8220;<strong>la scelta del posto a bordo dell&#8217;areo determina le percentuali di salvezza in caso di incidente</strong>&#8220;!</p>
<p>Sicuramente, a questo punto, avrete pensato alla <strong>immancabile domanda che le hostess vi fanno al check in: corridoio o finestrino?</strong> E sicuramente la vostra risposta sarebbe stata, per chi non soffre di mal di aereo almeno, finestrino. Ebbene, dovete sapere che, molto probabilmente, questa posizione non è la più sicura nel caso di uno scongiurato incidente aereo!</p>
<p>Infatti, le parole di Robert Gifford non erano dettate da alcune sue personali ipotesi ma era il risultato <strong>dell&#8217;indagine sulla sicurezza aerea svolta dalla <a href="http://www.gre.ac.uk/">Greenwich University</a></strong> di Londra che aveva <strong>stabilito, statisticamente, quali erano in posti più sicuri a bordo degli aerei</strong>.</p>
<blockquote><p>
La ricerca commissionata dalla <a href="http://www.caa.co.uk/">Civil Aviation Authority</a> (CAA), infatti, stabilisce che in caso <strong>in caso di incidente è più facile salvarsi se si è seduti dal lato del corridoio e non quello del finestrino</strong>. Così come è <strong>meglio stare vicino all&#8217;uscita di emergenza e , se possibile, non infondo al velivolo</strong>. Al contrario, se si è <strong>seduti a sei file o più di distanza dalla prima uscita d&#8217;emergenza</strong>, in caso d&#8217;incidente o d&#8217;incendio a bordo <strong>le probabilità di morire «supereranno largamente quelle di salvarsi»</strong>.</p>
<p>Sempre secondo i ricercatori, poi, <strong>i passeggeri che sono seduti a prua del velivolo hanno il 65% di chance di incolumità mentre la percentuale scende al 53% per chi è seduto in coda</strong>. E se il <strong>posto accanto al finestrino è tradizionalmente quello più ambito</strong>, farà piacere scoprire a chi non riesce mai ad accaparrarsene uno che <strong>si tratta pur sempre del posto più pericoloso in assoluto : quello vicino al corridoio, infatti, garantisce il 64% di possibilità di salvezza contro il 58% degli altri seggiolini</strong>.
</p></blockquote>
<p>Se siete in procinto di partire per le vacanze forse starete anche riconsiderando dove sedervi sull&#8217;aereo. Certo che, <strong>pensare che la scelta del posto sull&#8217;aereo possa divenire una questione di vita o di morte mi sembra poco realistico</strong>: sono solo numeri e in quanto tali possono sempre venire smentiti. Se ci si mette, poi, che <strong>la scelta del posto a a sedere molto spesso dipende dalla disponibilità economiche o dalla rapidità goduta da chi prenota on-line</strong>, si capisce che <strong>crucciarsi sulla scelta del posto non è certo la scelta migliore</strong>, lasciando quindi queste considerazioni il tempo che trovano nei pettegolezzi estivi.</p>
<h5>Le analogie con LOST</h5>
<p><img src='http://www.levysoft.it/images/p1821_passeggeri_volo_815.jpg' alt='Lista Passeggeri del Volo 815' /> Stessa cosa, invece, non si può dire dei <strong>passeggeri del volo 815 Sydney-Los Angeles</strong> della <a href="http://www.oceanic-air.com/"><strong>Oceanic Airlines</strong></a> della <strong>serie televisiva Lost</strong>. Infatti, da alcune <a href="http://it.lostpedia.com/wiki/Volo_815">ricostruzioni</a>, si evince che, <a href="http://it.lostpedia.com/wiki/I_Numeri">sebbene</a> il manifesto non sia disponibile, e non sappiano il numero dei passeggeri inbarcati, dalle scene di bordo possiamo vedere che l&#8217;aereo è quasi pieno. Dei 352 posti, sono occupati quasi i 2 terzi. Questo ci porta ad una stima tra i 175 e i 352 passeggeri. Dal momento che <strong>71 persone sopravvivono al disastro (1 dal muso, 48 dalla sezione centrale, 22 dalla coda)</strong>, la percentuale di sopravvissuti è tra il 28% ed il 45%.</p>
<p>Secondo il sito <a href="http://www.oceanic-air.com/">Oceanic-air</a> website (un sito fake creato ad hoc dagli sceneggiatori per alimentari i rumors), i seguenti sono alcuni dei posti numerati:</p>
<p><strong>Business class:</strong><br />
<strong>9E</strong> &#8211; Boone<br />
<strong>9F</strong> &#8211; Shannon</p>
<p><strong>Classe economica:</strong><br />
<strong>23A</strong> &#8211; Jack<br />
<strong>24D</strong> &#8211; Locke<br />
<strong>27G</strong> &#8211; Edward Mars<br />
<strong>27H</strong> &#8211; Kate<br />
<strong>29C</strong> &#8211; Charlie<br />
<strong>42F</strong> &#8211; Ana-Lucia</p>
<p>Sempre sul sito della <a href="http://www.oceanic-air.com/">Oceanic-air</a> è possibile <a href="http://www.oceanic-air.com/seatingchart.htm">trovare</a> una immagine con <a href="http://it.lostpedia.com/wiki/Immagine:SchemaVolo815.png">tutti i posti numerati</a>.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p1821_schema_volo_815.jpg' alt='Schema Volo 815' /></div>
<p>Come potete constatare voi stessi, sarà stato un caso, sarà che la logica imponeva questa dislocazione dei posti, ma <strong>quasi tutti i posti a sedere dei sopravvissuti del volo 815</strong> (almeno di quelli di cui si conosce il posto, che sono poi i protagonisti della serie) <strong>sono posizionati lato corridoio</strong> (solo uno è lato finestrino, il posto di 23A di Jack, che comunque non da alcuna certezza assoluta ma solo una bassa probabilità di sopravvivenza): infatti, secondo le statistiche, il posto vicino al corridoio garantisce il 64% di possibilità di salvezza contro il 58% degli altri seggiolini.</p>
<p>Inoltre è stato rispettato, anche se non nei termini percentuali, il fatto che vede una maggiore probabilità di sopravvivenza dei passeggeri seduti a prua del velivolo (il 65%) rispetto a quelli seduti in coda (il 53%): infatti, delle <strong>71 persone che sopravvivono al disastro, 1 proviene dal muso, 48 dalla sezione centrale, 22 dalla coda</strong>.</p>
<p>Insomma, <strong>nonostante sia solo una serie fantastica e nonostante ciò non apporti alcun fondamento scientifico alle teorie della Greenwich University</strong>, ho voluto comunque farvi notare questa simpatica analogia tra finzione e realtà.
<p class="akst_link"><a href="http://www.levysoft.it/?p=1821&amp;akst_action=share-this"  title="Invia il post via mail o salvalo in uno dei servizi di bookmarking sociale..." id="akst_link_1821" class="akst_share_link" rel="nofollow">Condividi</a></p>
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