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	<title>Levysoft &#187; Linux</title>
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		<title>Come creare facilmente flowchart in ASCII</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jul 2009 09:30:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Oramai trovare <strong>documentazione scritta in puro ASCII</strong> non è più così facile come qualche anno fa, soppiantata da pagine html e file pdf, anche se comunque questo metodo rimane molto in voga in svariati settori per la sua immediatezza, semplicità e per il fatto di potersi svincolare da qualsiasi formato proprietario tanto da poter essere riprodotto con un qualsiasi semplice editor di testo. Analogamente è anche <strong>più difficile trovare chi si diletta ad inserire nei file txt</strong> (magari a corredo di un programma unix), <strong>diagrammi a blocchi, per puro scopo di documentazione</strong>.<br />
Bisogna comunque ammettere che qualche atavica traccia ancora resiste al progresso nella sua <strong>forma più famosa di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/ASCII_art">ASCII Art</a></strong>, ovvero quelle <strong>immagini prodotte componendo insieme i caratteri ASCII</strong>. Nate con il semplice scopo di <strong>sopperire alle scarse possibilità grafiche delle prime generazioni di stampanti</strong>, ricorrendo all&#8217;uso di caratteri alfabetici al posto dei segni grafici, sono divenute molto in voga nelle <strong>BBS testuali intorno agli anni Novanta</strong>, fino a quando la diffusione di Internet e del World Wide Web (che supportava nativamente la grafica) non ha soppiantato questo principale mezzo di comunicazione fra appassionati di computer.</p>
<p>Se escludiamo <strong>esperimenti più arditi dell&#8217;ASCII Art atti a riprodurre veri e propri filmati</strong>, grazie al driver video per Linux <a href="http://aa-project.sourceforge.net/aalib/"><strong>AAlib</strong></a> (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/AAlib">ASCII art library</a>) in grado di convertire automaticamente immagini e video in ASCII art, oggigiorno è possibile ancora <strong>trovare l&#8217;ASCII Art, oltre che nel sempre eterno Televideo, anche all&#8217;interno del codice sorgente di alcuni programmi per computer</strong>, per rappresentare dei logo di prodotti o società, o per includere diagrammi di controllo di flusso a scopo di documentazione e, per esteso, qualsiasi mappa concettuale. </p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2054_flowchart_ascii.jpg' alt='Flow Chart Ascii' /></div>
<p>Quindi, anche se raro, è possibile che <strong>qualche programmatore abbia bisogno di mostrare un flow chart su un terminale ascii linux, poiché magari lavora su un server senza interfaccia grafica</strong>. E&#8217; indubbio che il vantaggio di questo metodo di scrittura è quello di <strong>poter essere creata con un semplice editor di testo, dal vi o eMacs fino al Notepad di WIndows</strong>, ma <strong>mettersi a creare manualmente tutta una serie di blocchetti ASCII, spostandoli con gli spazi ognivolta si vuole inserire un nuovo blocco, in modo da allinearli tra di loro, è un lavoro certosino che non invidio a nessuno</strong> (e ho visto anche qualcuno che, con molta pazienza, si dilettava in questa amena attività).<br />
Se siete tra quei pochi che hanno bisogno di svolgere questo genere di lavoro, allora vi consiglio un interessante <strong>modulo per Perl</strong> (un linguaggio di programmazione presente in tutte le distribuzioni linux): <a href="http://search.cpan.org/dist/Graph-Easy/"><strong>Graph::Easy</strong></a>. Similmente a <a href="http://www.graphviz.org/">GraphViz</a> è in grado di <strong>creare, attraverso una semplice sintassi, flowchart, grafici e schemi a blocchi</strong>; dalla sua però, ha l&#8217;indubbio vantaggio di effettuare, per tutti gli amanti di Emacs, anche il <strong>rendering di strutture grafiche più o meno complesse in formato Ascii</strong>, <strong>con tanto di blocchi, nodi e freccette</strong>.<br />
I formati supportati sono: <em>HTML, ASCII art, Unicode boxart, SVG e graphviz png</em>.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2054_flowchart_graphviz.jpg' alt='Flow Chart Graph Viz' /></div>
<p><a href="http://bloodgate.com/perl/graph/">Qui</a> potete trovare la pagina di supporto al progetto, con tanto di <a href="http://bloodgate.com/perl/graph/manual/">manuale introduttivo</a> e di <a href="http://bloodgate.com/graph-demo"><strong>demo</strong></a>. Ed è proprio quest&#8217;ultimo link che vi consiglio di appuntarvi, poiché vi <strong>consentirà di sfruttare tutta la potenza del modulo Graph::Easy dovunque siate e senza installare alcunché sulla vostra macchina Unix</strong>.<br />
Vi basterà imparare la <strong>semplice ed intuitiva sintassi per realizzare i vostri complessi schemi a blocchi</strong> e che si semplicherà ulteriormente se dovete creare solo flowchart in ASCII perché, evidentemente, potrete fare a meno di tutta la sezione dei colori dei blocchi e della formattazione del testo.</p>
<p>Per esempio se nella pagina della <a href="http://bloodgate.com/graph-demo">demo di Graph::Easy</a> scrivete il seguente codice:</p>
<p><code>
[ Bonn ] --&gt; [ Berlin ] { shape: circle; }
  ..&gt; [ Ulm ] { shape: circle; }
[ Berlin ] == train ==&gt; [ Koblenz ] { shape: rounded; }
 = &gt; [ Bautzen ] { border: solid dotted; }
</code></p>
<p>darà come risultato questo grafico ASCII:</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2054_flowchart_ascii2.jpg' alt='Flow Chart Ascii' /></div>
<p><strong>UPDATE:</strong> Un <a href="http://www.maestroalberto.it/2009/10/29/asciipaint-disegnare-in-ascii-online/">altro</a> interessante servizio online gratuito che potrebbe essere usato per disegnare flowchart in ASCII è <a href="http://www.asciipaint.com/">ASCIIPaint</a>: &#8220;<em>Si sceglie un carattere e lo si disegna a mano libera nel foglio bianco, oppure inserendo frecce, linee e forme geometriche. C’è perfino il classico secchiello per il riempimento e i tool per cancellare tutto o tornare indietro di un’azione</em>&#8220;.
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		<title>Portable Ubuntu: come far girare Ubuntu su Windows senza installazioni, partizioni o virtualizzazioni</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2009 10:18:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
				<category><![CDATA[Linux]]></category>
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		<description><![CDATA[Recentemente ho provato Portable Ubuntu, un&#8217;alternativa molto più performante e più semplice ad Ulteo Virtual Desktop, recensito su questo sito qualche tempo fa, che consente di far girare su Windows molte delle applicazioni scritte per Linux, utilizzando la tecnologia Cooperative Linux. Lo scopo principale di Portable Ubuntu è quello di far avvicinare a Linux anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Recentemente ho provato <a href="http://portableubuntu.sourceforge.net/">Portable Ubuntu</a>, un&#8217;alternativa molto più performante e più semplice ad <a href="http://www.ulteo.com/home/it/virtualdesktop">Ulteo Virtual Desktop</a>, <a href="http://www.levysoft.it/archivio/2008/05/23/ulteo-virtual-desktop-usare-i-programmi-linux-sotto-windows-senza-partizioni-o-virtualizzazioni/">recensito</a> su questo sito qualche tempo fa, che consente di far girare su Windows molte delle applicazioni scritte per Linux, utilizzando la tecnologia <a href="http://www.colinux.org/">Cooperative Linux</a>. Lo scopo principale di <strong>Portable Ubuntu</strong> è quello di <strong>far avvicinare a Linux anche gli utenti meno smaliziati che non sopportano una installazione ex novo di Ubuntu</strong>, con tutti i timori, ora meno giustificati di un tempo, di un partizionamento del disco fisso.</p>
<p>Ubuntu, grazie anche alla sua comunity, <strong>si è sempre contraddistinto, rispetto alle altre distribuzioni linux, per la estrema semplicità d&#8217;uso</strong>, sia <strong>durante il processo di installazione molto semplificato</strong> sia per il fatto di <strong>rendere la distribuzione avviabile direttamente da DVD</strong> senza passare per forza per una installazione (con tutti gli svantaggi dal punto di vista delle performance dato che la velocità in lettura di un dvd sono sicuramente inferiori a quelle di un hard disk) proprio per <strong>offrire a chiunque la possibilità di una valutazione del prodotto</strong>.<br />
Ultimamente sono nate anche altre soluzioni, come <a href="http://wubi-installer.org/"><strong>Wubi Installer</strong></a>, uno speciale tipo di installazione per Windows (che si appoggia sempre alla ISO scaricabile da <a href="http://www.ubuntu-it.org/">qui</a>) che <strong>permette di trattare Ubuntu come un normale applicativo che si installa e si disinstalla</strong> (da Aggiungi/Rimuovi Programmi) e penserà tutto lui ad impostare il setup e a creare le partizioni. Oppure, grazie a <a href="http://www.pendrivelinux.com/2007/03/26/portable-qemu-persistent-ubuntu-linux/"><strong>Portable Qemu Persistent Ubuntu</strong></a>, che sfrutta la potenza della coppia di <a href="http://www.nongnu.org/qemu/">Qemu</a> e di un’immagine ISO di Ubuntu (che potete anche personalizzare usando il l&#8217;<a href="http://uck.sourceforge.net/">Ubuntu Customization Kit</a>), si può <strong>eseguire il sistema operativo virtualizzato su una macchina Windows</strong> che resterà intatta: è sufficiente scaricare il file <a href="http://downloads.sourceforge.net/pendrivelinux/qpubuntu.zip">qpubuntu.zip</a> scompattarlo in un device USB e avviare il file batch <em>ubuntu.bat</em> (un altro esempio di uso di QEMU, trattato anche in un mio <a href="http://www.levysoft.it/archivio/2007/07/21/damn-small-linux-mini-distribuzione-linux-da-50-mb-avviabile-allinterno-di-windows/">vecchio articolo</a>, è la mini distribuzione <a href="http://www.damnsmalllinux.org/index_it.html"><strong>Damn Small Linux</strong></a>).</p>
<h5>Come far funzionare Portable Ubuntu</h5>
<p><a href="http://portableubuntu.sourceforge.net/">Portable Ubuntu</a> è una applicazione portabile che <strong>non richiede alcuna installazione o virtualizzazione di sistema il che viene indubbiamente in soccorso agli utenti poco esperti</strong>.<br />
La procedura è semplice (su <a href="http://www.howtoforge.com/running-ubuntu-on-windows-xp-with-portable-ubuntu">HowToForge</a> trovate anche una guida inglese passo passo):</p>
<ol>
<li>Scaricate il file <em><a href="http://portableubuntu.demonccc.cloudius.com.ar/download">Portable_Ubuntu.exe</a></em> (che altro non è che un pacchetto autoestraente 7zSFX da 438 MB) e decomprimete l’archivio (che richiede in totale 1,85 GB di spazio libero su disco)</li>
<li>Fate doppio clic sul file <strong>run_portable_ubuntu.bat</strong> che si trova nella cartella appena scompattata</li>
<li>Si aprirà in alto una <strong>piccola barra che metterà a disposizione  una versione di Ubuntu utilizzabile come un qualsiasi programma per Windows</strong>: infatti <strong>tutte le applicazioni linux appariranno come finestre sul desktop di windows</strong> (tanto che nella taskbar troverete i task di ogni applicativo aperto e da li potrete massimizzare, minimizzare o chiudere le finestre) e sarà anche possibile effettuare copia ed incolla fra i due diversi ambienti in entrambe le direzioni.</li>
</ol>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2029_portable_ubuntu_1.jpg' alt='Portable Ubuntu 1' /></div>
<p>Nel caso aveste ancora dubbi, ecco un filmato che vi spiegherà tutte le semplici e poche operazioni da seguire:</p>
<div align="center">
<object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/tNzmNB-P6Qk&#038;color1=0x6699&#038;color2=0x54abd6&#038;hl=es&#038;feature=player_embedded&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/tNzmNB-P6Qk&#038;color1=0x6699&#038;color2=0x54abd6&#038;hl=es&#038;feature=player_embedded&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object>
</div>
<p></p>
<h5>Prime impressioni</h5>
<p>Devo però constatare che, a differenza di quanto venga affermato, <strong>su un sistema di non ultima generazione</strong> (parlo di un PC Pentium IV con appena 512 MB di RAM), <strong>l&#8217;avvio di Portable Ubuntu, richiede poco più di 1 minuto e l&#8217;apertura delle varie applicazioni non risulta molto veloce</strong>. Ma d&#8217;altronde è comprensibile: <strong>se ad occupare la memoria di sistema vi è Windows</strong>, con tutti i suoi memory leaks nativi, <strong>non è possibile beneficiare totalmente della agilità propria di un sistema operativo come Linux</strong>, almeno su sistemi datati.</p>
<p>In ogni caso è indubbiamente comodo avere, sul proprio sistema operativo principale, ahimè Windows, la possibilità di <strong>lanciare ma anche installare alcune potenti applicazioni solo per Linux</strong> (per non parlare del <strong>grande vantaggio di avere la potente shell unix su Windows</strong>)! Addirittura, per come è lo scopo del progetto e come si può intuire dal nome, <strong>se copiate la cartella di Portable Ubuntu su una pennetta USB o su un hard disk esterno USB</strong> (cosa consiglio per avere maggiori performance), <strong>avrete la vostra distribuzione Linux sempre con voi ed eseguibile da qualsiasi PC Windows a cui avrete accesso</strong>.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2029_portable_ubuntu_2.jpg' alt='Portable Ubuntu 2' /></div>
<h5>Come funziona</h5>
<p>Se siete curiosi di sapere quale sia il <a href="http://lifehacker.com/5195999/portable-ubuntu-runs-ubuntu-inside-windows">segreto</a> su che si nasconde dietro Portable Ubuntu, dovete sapere che <strong>alla base di questo idea vi è un progetto precedente</strong>: <a href="http://andlinux.org/"><strong>andLinux</strong></a> che, usando sempre Ubuntu, si appoggiava su <strong>XFCE Panel e KDE</strong> (<a href="http://lifehacker.com/358208/seamlessly-run-linux-apps-on-your-windows-desktop">qui</a> la guida step-by-step per l&#8217;installazione). Entrambi i progetti, però, si <a href="http://www.oneopensource.it/07/04/2009/portable-ubuntu-ovvero-come-fa-girare-ubuntu-su-windows/">appoggiano</a> a 3 pacchetti software sapientemente combinati tra loro: </p>
<ul>
<li><a href="http://www.straightrunning.com/XmingNotes/">Xming</a> è una versione dell’X Server per sistemi Windows;</li>
<li><a href="http://www.pulseaudio.org/">Pulse Audio</a> è un Server Audio per sistemi POSIX e Win32 che si “interpone” tra il sistema audio nativo di Windows e quello delle applicazioni;</li>
<li><a href="http://www.colinux.org/">coLinux Kernel</a> è uno dei porting del Kernel Linux per Windows, che permette di far funzionare il kernel di Linux come un vero e proprio processo di Windows. in pratica utilizzando un driver particolare che rende possibile l’esecuzione dell’applicativo coLinux in “modalità Ring 0″ (la modalità privilegiata cui esegue parte del Windows Kernel) si rende funzionante il Kernel Linux all’interno di uno specifico spazio di indirizzamento (quello del processo coLinux). Intercettando gli interrupt hardware, e cooperando con alcune funzionalità del sistema di basso livello di Windows, l’applicativo coLinux rende il Kernel Linux pienamente funzionante. In questo modo il Kernel Linux si avvia ed è in grado di gestire gli esegubili in formato binario elf, ovvero quelli di una tradizionale distribuzione Linux.</li>
</ul>
<p>Se volete approfondire l&#8217;argomento sul sito del progetto <a href="http://portableubuntu.sourceforge.net/index.php?section=documentation"><strong>troverete tutta la documentazione</strong></a> necessaria, come le istruzioni su come ampliare lo spazio di archiviazione, su quale è la <strong>password</strong> (importante per installare applicazioni con synaptic) per l’utente predefinito <strong>pubuntu</strong> (di default è impostata a: <strong>123456</strong>) e su come accedere ai file del vostro disco C: di Windows (sarà sufficiente andare nella cartella <strong>/mnt/C</strong>).
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		<title>Avidemux: l&#8217;alternativa per Mac OS X e Linux del famoso programma di video editing Virtualdub per Windows</title>
		<link>http://www.levysoft.it/archivio/2009/03/25/avidemux-lalternativa-per-mac-os-x-e-linux-del-famoso-programma-di-video-editing-virtualdub-per-windows/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Mar 2009 13:35:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da quando sono passato a Mac OS X, l&#8217;unica cosa di cui sentivo realmente la mancanza era poter usare un programma per l&#8217;editing video flessibile e veloce come Virtualdub per Windows. A volte mi capita di registrare qualche programma televisivo con Vcast in qualità Divx e poi, dopo averlo scaricato (comoda la funzionalità di feed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da quando sono passato a Mac OS X, l&#8217;unica cosa di cui sentivo realmente la mancanza era poter usare un <strong>programma per l&#8217;editing video flessibile e veloce come <a href="http://www.virtualdub.org/">Virtualdub</a> per Windows</strong>. A volte mi capita di registrare qualche programma televisivo con <a href="http://vcast.it/faucetpvr/">Vcast</a> in qualità Divx e poi, dopo averlo scaricato (comoda la funzionalità di feed rss messa a disposizione da Vcast per il download automatico con iTunes a mo&#8217; di personal Podcast) sono solito <strong>eliminare la pubblicità dal file video</strong> (o tutto ciò che ritengo inutile o superfluo) in modo da potermi godere la visione senza interruzioni. <strong>Virtualdub ha dalla sua il vantaggio di essere un programma che, con pochissimi passaggi, permette di tagliare parti video</strong> (ma volendo anche può anche unire più filmati in uno solo) <strong>senza effettuare alcuna ricodifica audio/video</strong> (grazie all&#8217;opzione &#8220;<em>Direct Stream Copy</em>&#8220;).</p>
<p>Ebbene, finalmente sono riuscito a trovare un <strong>degno sostituto a Virtualdub</strong>: si chiama <a href="http://fixounet.free.fr/avidemux/"><strong>Avidemux</strong></a> ed è un <strong>programma di video editing open source rilasciato sotto licenza GPL e  multipiattaforma</strong> (funziona, infatti, per <strong>Windows, Mac OS X, BSD e Linux</strong>) che mette a disposizione un tool di editing video leggero, funzionale e veloce. Dalle funzionalità simili a Virtualdub, <strong>per molti aspetti è anche più intuitivo,  più semplice e completo</strong> della sua controparte, mostrando anche una <strong>interfaccia grafica meno spartana</strong> e un po&#8217; più gradevole (grazie alle librerie GTK).</p>
<p>Tra le sue funzionalità, spiccano quelle di <strong>tagliare, unire, modificare, applicare filtri, e convertire in diversi formati, i video caricati</strong>. Nella sezione <a href="http://www.avidemux.org/admWiki/index.php?title=Main_Page"><strong>Wiki Docs</strong></a> del sito di Avidemux trovate tutte le guide (in inglese) per le funzionalità più importanti. Nonostante, apparentemente, leggendo, per esempio, la dettagliata ed esauriente guida del <a href="http://www.avidemux.org/admWiki/index.php?title=Cutting">Cutting Video</a> possa sembrare una operazione lunga, dovete sapere che sono necessari solo pochi passi.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2020_avidemux.jpg' alt='Avidemux' /></div>
<p>E&#8217; sufficiente, infatti, <strong>lasciare impostate su &#8220;Copy&#8221; le opzioni di ricodifica video e audio</strong> (se si imposta un altro formato, come per esempio, MPEG2 o 3GP, i tempi di salvataggio saliranno proporzionalmente alla durata del filmato da ricodificare), <strong>che corrispondono alle opzioni &#8220;Direct Stream Copy&#8221; di VirtualDub</strong> (impostabili dal menu Video e Audio del programma) e, <strong>dopo aver selezionato, con i tasti A e B la porzione di video da tagliare</strong>, andare sul menu <strong>Edit->Delete per rimuovere la selezione</strong> (se invece si clicca sul pulsante &#8220;Salva&#8221;, senza cancellare nulla, si salverà direttamente la parte di video selezionata) e quindi <strong>cliccare sul tasto &#8220;Salva&#8221; per fare, in pochi secondi, una copia del filmato modificato</strong>.
<p class="akst_link"><a href="http://www.levysoft.it/?p=2020&amp;akst_action=share-this"  title="Invia il post via mail o salvalo in uno dei servizi di bookmarking sociale..." id="akst_link_2020" class="akst_share_link" rel="nofollow">Condividi</a></p>
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		<title>Come scaricare da Rapidshare da riga di comando con Linux o Mac OS X</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Dec 2008 14:01:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Alle volte può sembrare che, quando vengono proposte soluzioni a riga di comando, ci si voglia complicare le cose nonostante esistano decine di altri modi, molto più user friendly, semplici, efficaci e veloci. Vi starete chiedendo per quale motivo una persona vorrebbe scaricare un file da riga di comando piuttosto che usare una delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.levysoft.it/images/p1967_wget_rapidshare.jpg' alt='Wget Rapidshare' /> Alle volte può sembrare che, quando vengono proposte <strong>soluzioni a riga di comando</strong>, ci si voglia complicare le cose nonostante esistano decine di altri modi, molto più user friendly, semplici, efficaci e veloci. Vi starete chiedendo <strong>per quale motivo una persona vorrebbe scaricare un file da riga di comando</strong> piuttosto che usare una delle tanti utility grafiche e gratuite disponibili o, più semplicemente, usare il download manager del proprio browser, che qualunque esso sia, svolge già efficacemente il proprio lavoro?<br />
Ebbene, la ricerca di <strong>queste soluzioni alternative avvengono semplicemente per necessità</strong> e non solo per il gusto di complicarsi la vita lanciandosi ogni volta in nuove sfide, o almeno è questo quello che accade a me!</p>
<p>Vi siete mai chiesti o vi siete mai trovati nella situazione di dover <strong>scaricare qualche file in parallelo</strong>? Ebbene, sicuramente avrete constatato un <strong>inevitabile rallentamento del sistema direttamente proporzionale al numero di download simultanei che vengono lanciati</strong>, sia perché, almeno in minima parte il processore deve gestire il trasferimento, sia perché la <strong>scrittura di più file contemporaneamente sull&#8217;hard disk</strong> (anche se in questo caso il concetto di simultaneità non è verosimile) <strong>impegnano il drive tanto da lasciare indietro le operazioni del sistema operativo</strong>.</p>
<p>Ebbene, la <strong>situazione potrebbe essere spiacevole se su quello stesso PC ci dovete lavorare</strong>. Ed è allora che vi viene in mente che forse potreste <strong>riutilizzare quel vecchio PC che non usate più</strong>, formattarlo, installarci sopra una qualsiasi distribuzione linux, <strong>e usarlo esclusivamente come Download Manager</strong>. Quindi, ogni qualvolta, vorrete scaricare un o più file da <a href="http://www.rapidshare.com/">Rapidshare</a>, basterà che vi colleghiate in telnet sul PC Muletto, aprite un file di testo, incollate le url dei file Rapidshare da scaricare, salvate il file e lanciate un piccolo script che eseguirà per voi tutto il lavoro, senza appesantire il sistema su cui state lavorando. Ovviamente, il sistema che adotterò, <strong>per essere il più leggero e flessibile possibile, non disporrà di una interfaccia grafica, bensì sarà esclusivamente a riga di comando, insomma da veri geek</strong>. Ma vi assicuro che questa è la <strong>soluzione inaspettatamente più semplice per risolvere il vostro problema di performance</strong>.</p>
<p>In questa sede, comunque, affronterò esclusivamente la soluzione che risolverà il problema di <strong>come scaricare un file da Rapidshare se si possiede un abbonamento Premium e quindi si potrà disporre di un utente e password</strong> che vi garantirà un servizio che può accettare più richieste di download contemporanee (anche se come vedremo più tardi ho deciso di non usarlo per non appesantire il vecchio PC Muletto) e che non richiede alcun tempo di attesa tra un download e il successivo.</p>
<h5>Installare WGET</h5>
<p>Per la mia soluzione userò <a href="http://www.gnu.org/software/wget/"><strong>wget</strong></a>, un potente comando per scaricare una pagina web o inviare richieste GET o POST, con o senza autenticazione. Se disponete di un <strong>sistema Unix/Linux, è molto probabile che lo troverete compilato</strong> e già pronto per essere eseguito. Se invece vi trovate su un <strong>sistema Mac OS X </strong>(Tiger o Leopard che sia), nonostante si abbia a disposizione nel sistema operativo una shell unix completa di tutti i maggiori comandi, l&#8217;unico a mancare sarà proprio wget. Ci sono <a href="http://www.levysoft.it/archivio/2008/07/07/automatizzare-le-operazioni-del-cpanel-da-shell-unix-con-i-comandi-wget-ftp-e-curl-download-automatico-del-db-mysql-e-monitorare-la-banda-disponibile/">alternative altrettanto valide</a>, come <strong>curl</strong> o <strong>ftp</strong> (e, per chi se lo ricorda, anche <strong>lynx</strong> che col comando &#8220;<em>lynx URL >dump.txt</em>&#8221; è una variante alternativa), ma per i nostri scopi, wget è abbastanza flessibile e semplice tanto da essere necessario per creare il nostro script. Quindi, per chi non volesse passare per la fase di compilazione, <a href="http://www.statusq.org/archives/2005/02/22/610/">qui</a> potete <strong>scaricare la versione compilata per i sistemi Mac OS X 10.5.3 e superiori</strong> (quindi anche Tiger e Leopard): <a href="http://www.statusq.org/images/wget.zip"><strong>wget.zip</strong></a>. Una volta scaricato sarà già funzionante sul vostro sistema, ma per una installazione completa, lanciate questi comandi:</p>
<textarea name="code" class="php:nogutter" cols="60" rows="10">
cd wget
sudo su root (enter password)
mv wget.1 /usr/share/man/man1
mv wgetrc /usr/local/etc
mv wget /opt/local/bin/wget
</textarea>
<p>e se fosse necessario, eseguirte un </p>
<textarea name="code" class="php:nogutter" cols="60" rows="10">
export PATH=$PATH:/usr/local/bin
</textarea>
<p>anche se nel file .profile della propria home directory dovrebbe già contenere il percorso settato, come qui mostrato:</p>
<textarea name="code" class="php:nogutter" cols="60" rows="10">
echo $PATH | grep -q -s "/usr/local/bin"
if [ $? -eq 1 ] ; then
    PATH=$PATH:/usr/local/bin
    export PATH
fi
</textarea>
<p>Ora che <strong>abbiamo installato wget sul nostro sistema Mac, questo si comporterà a tutti gli effetti come un sistema Linux, quindi d&#8217;ora in poi non farò alcuna distinzione tra i due sistemi operativi</strong>.</p>
<h5>Creare lo script &#8211; STEP 1</h5>
<p>Per la creazione dello script ho preso spunto da <a href="http://www.my-guides.net/en/content/view/102/1/">my-guides.net</a> e in questa sede mi dedicherò a spiegarne il funzionamento del codice adattato alle mie esigenze.</p>
<p><a href="http://www.rapidshare.com/"><strong>Rapidshare</strong></a>, <strong>per l&#8217;autenticazione, usa i cookie HTTP</strong>, dei file di testo inviati da un server ad un Web client (di solito un browser) e poi rimandati indietro dal client al server, senza subire modifiche, ogni volta che il client accede allo stesso server, e sono usati per eseguire autenticazioni e tracking di sessioni e per memorizzare informazioni specifiche riguardanti gli utenti che accedono al server.<br />
Quindi, la nostra prima operazione, sarà quella di <strong>autenticarsi sul server Rapidshare e di salvare i cookie che mi permetteranno, in seguito, di scaricare qualsiasi file dal sito di hosting file</strong>.<br />
Attensione, <strong>lo STEP 1, andrà eseguito solo una volta</strong>, perché i cookie, a meno che non si proceda alla loro eliminazione manuale, verranno salvati in una cartella della vostra home directory.</p>
<p>Il comando da lanciare è il seguente:</p>
<textarea name="code" class="php:nogutter" cols="60" rows="10">
wget \
    --save-cookies ~/.cookies_rapidshare \
    --post-data "login=USERNAME&#038;password=PASSWORD" \
    --no-check-certificate \
    -O - \
    https://ssl.rapidshare.com/cgi-bin/premiumzone.cgi \
    > /dev/null
</textarea>
<p>dove i parametri indicano:</p>
<ul>
<li><strong>&#8211;save-cookies</strong>: definisce dove salvare i cookies. Essendo dati più sensibili ho preferito creare un file nascosto (anche se ciò non garantisce la sicurezza del file)</li>
<p><strong>&#8211;post-data</strong>: assegna il metodo POST (piuttosto che GET) per inviare al form di login i dati di username e password.<br />
<strong>&#8211;no-check-certificate</strong>: non richiede la validazione del certificato che restituisce il server (Se state usando una versione di wget precedente alla 1.10.2 l&#8217;opzione &#8211;no-check-certificate non è necessaria)<br />
<strong>-O</strong>: esegue il download della pagina html solo per ottenere i cookie e redirige l&#8217;output su /dev/null per non far comparire a video le righe del codice html.
</ul>
<p>Ovviamente, <strong>ricordatevi di sostuire USERNAME e PASSWORD con quelli del vostro account Rapidshare</strong>.</p>
<h5>Creare lo script &#8211; STEP 2</h5>
<p>Ora, ogni qualvolta dobbiamo <strong>scaricare un file da Rapidshare, dobbiamo digitare quanto segue</strong>:</p>
<textarea name="code" class="php:nogutter" cols="60" rows="10">
wget -c --load-cookies ~/.cookies_rapidshare URL
</textarea>
<p>dove il parametro <strong>-c</strong> si occupa di recuperare un eventuale download precedentemente interrotto che, quindi, ripartirò dal punto di arresto, mentre il parametro <strong>&#8211;load-cookies</strong> esegue un <strong>caricamento preventivo dei cookie precedentemente salvati per ottenere l&#8217;autorizzazione a scaricare, per poi, infine, dare in pasto la URL desiderata del file da scaricare</strong>. Però, nel momento in cui dovete scaricare più di un file, è evidente che dover scrivere ogni volta questa riga può essere noioso. Ecco perché ci troveremo a dover scrivere un <strong>piccolo script bash che automatizzerà il processo, dandogli in input le righe di un file urls.txt</strong> (che conterrà un file per ogni riga):</p>
<textarea name="code" class="php:nogutter" cols="60" rows="10">
#!/bin/bash
for url in `cat $1`
do
 wget -c --load-cookies ~/.cookies_rapidshare $url
done
</textarea>
<p>Salvate il codice sopra come file <strong>downloader.sh</strong> e rendetelo eseguibile con il seguente comando:</p>
<textarea name="code" class="php:nogutter" cols="60" rows="10">
chmod +x downloader.sh
</textarea>
<p>Ora <strong>copiate tutti i link dei file Rapidshare (uno per riga) che volete scaricare e incollateli nel file urls.txt</strong>. Quindi, per scaricare tutti i file, basterà digitare questo semplice comando:</p>
<textarea name="code" class="php:nogutter" cols="60" rows="10">
./downloader.sh urls.txt
</textarea>
<p>Et Voilà! Il gioco è fatto e potete disporre di un sistema leggero, indipendente e autonomo per scaricare decine di file senza appesantire il vostro PC.</p>
<h5>Scompattare un file RAR da riga di comando</h5>
<p>Di solito i <strong>file su Rapidshare vengono compressi nel formato RAR e qualche volta sono anche protetti da password</strong>. Se volete completare l&#8217;opera, potete scaricare l&#8217;utility per riga di comando per Linux (o Mac) <a href="http://www.tucows.com/preview/8753"><strong>unRar 2.71</strong></a> (ma esiste anche <a href="http://freshmeat.net/projects/unrar/">unrar</a> della rarlab) e una volta decompresso</p>
<textarea name="code" class="php:nogutter" cols="60" rows="10">
tar xfvz unrar-2.71.tar.gz
</textarea>
<p>è possibile <strong>compilarlo</strong> entrando nella cartella unrar-2.71 appena creata e lanciando i comandi</p>
<textarea name="code" class="php:nogutter" cols="60" rows="10">
make
make install
</textarea>
<p>Ora vi ritroverete il <strong>file eseguibile unrar</strong> nella directory /usr/local/bin/ e quindi accessibile da qualsiasi directory.
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			<wfw:commentRss>http://www.levysoft.it/archivio/2008/12/05/come-scaricare-da-rapidshare-da-riga-di-comando-con-linux-o-mac-os-x/feed/</wfw:commentRss>
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		</item>
		<item>
		<title>La psicologia del risparmio: analogie tra l&#8217;ardita scommessa di Codeweavers e l&#8217;isterismo di massa all&#8217;apertura del nuovo Trony della Romanina a Roma</title>
		<link>http://www.levysoft.it/archivio/2008/11/03/la-psicologia-del-risparmio-analogie-tra-lardita-scommessa-di-codeweavers-e-listerismo-di-massa-allapertura-del-nuovo-trony-della-romanina-a-roma/</link>
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		<pubDate>Mon, 03 Nov 2008 14:27:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Idea Lab]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Mac os x]]></category>
		<category><![CDATA[Software]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[benzina]]></category>
		<category><![CDATA[CrossOver]]></category>
		<category><![CDATA[mac]]></category>
		<category><![CDATA[prezzo]]></category>
		<category><![CDATA[risparmio]]></category>
		<category><![CDATA[Trony]]></category>
		<category><![CDATA[Windows]]></category>

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		<description><![CDATA[CodeWeavers è la software house che ha sviluppato CrossOver, un tool basato su W.I.N.E., che serve ad eseguire software Windows su sistemi Mac e Linux, senza la necessità di virtualizzare il sistema operativo di Redmond con programmi tipo VMware Fusion o Parallels, o usando Boot Camp.
L&#8217;ardita scommessa di CodeWeavers
Nel Luglio 2008 la software house, per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.codeweavers.com/">CodeWeavers</a> è la software house che ha sviluppato <strong>CrossOver</strong>, un tool basato su <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Wine">W.I.N.E.</a>, che serve ad <strong>eseguire software Windows su sistemi Mac e Linux</strong>, senza la necessità di virtualizzare il sistema operativo di Redmond con programmi tipo <a href="http://www.vmware.com/products/fusion/">VMware Fusion</a> o <a href="http://www.parallels.com/">Parallels</a>, o usando <a href="http://www.apple.com/it/macosx/features/bootcamp.html">Boot Camp</a>.</p>
<h5>L&#8217;ardita scommessa di CodeWeavers</h5>
<p>Nel Luglio 2008 la software house, <strong>per pubblicizzare il proprio prodotto</strong>, <a href="http://www.theapplelounge.com/cultura-societa/divertenti/oggi-codeweavers-reagala-crossover-grazie-a-bush/">indisse</a> <strong>un’iniziativa singolare</strong>, il “<a href="http://lameduck.codeweavers.com/"><strong>Great American Lame Duck Presidential Challenge</strong></a>“, promettendo che <strong>avrebbe regalato per un giorno, Crossover Linux Pro e Crossover Mac Pro</strong> (i software di punta dell’azienda che normalmente costano dai 37 ai 64 dollari), se il Presidente Bush, prima della fine del proprio mandato, fosse riuscito a raggiungere almeno uno degli obbiettivi d’interesse nazionale prefissati dall’azienda.<br />
Fra questi obiettivi da raggiungere c’era anche <strong>l’abbassamento del prezzo della benzina, che sarebbe dovuto calare di almeno un dollaro, da 3.79$ a 2,79$ il gallone</strong>.</p>
<p>Ebbene, contro ogni previsione, <strong>a causa dell’andamento dell’economia mondiale e senza alcun intervento di Bush, il prezzo è sceso sotto i 2,79 dollari al gallone</strong> (almeno nel Minnesota dove ha sede la società) e CodeWeavers, mantenendo la sua promessa, il <strong>28 Ottobre 2008 ha quindi reso disponibile una form tramite cui ottenere il proprio seriale</strong>.</p>
<p>Come era facile attendersi, il giorno in cui fu indetto il <strong>Giveaway Day</strong>, il <strong>sito è stato ovviamente preso d&#8217;assalto e, per l&#8217;intenso traffico, è risultato irraggiungibile per gran parte della giornata</strong> (in seguito è stata allestita una pagina temporanea per continuare la promozione).</p>
<p>I risultati sono <a href="http://www.downloadblog.it/post/8069/codeweavers-e-la-potenza-del-web">ora</a> sotto gli occhi di tutti: <strong>in sole 24 ore sono state regalate qualcosa come 750.000 licenze che sono costate quasi 45 milioni di dollari!</strong><br />
Ma ciò, ovviamente, ha prodotto anche <strong>un aumento del 400% della base di utilizzatori e potenziali clienti di ulteriori upgrade</strong>.</p>
<p>Ciò a fatto si che la <strong>Codeweavers è stata costretta a cancellare tutte le altre scommesse</strong> (se il costo delle case fosse sceso, se la disoccupazione fosse diminuita o se Bin Laden fosse stato catturato) per scongiurare altri fatali Giveaway Day.</p>
<p><strong>Ovviamente la cifra di 45 milioni di dollari di mancato fatturato è del tutto teorica</strong> perché credo che tra gli oltre 750.000 utenti, pochissimi avrebbero realmente acquistato la licenza ufficiale.</p>
<p>Io, per esempio, ho provato le demo di Crossover, anche l&#8217;ultima 7.1, ma <strong>non sono mai stato soddisfatto in quanto supporta troppe poche applicazione</strong>. Per cui <strong>non ho ritenuto vantaggioso prendere la licenza di un prodotto che, al momento, considero immaturo</strong>. Ma tanti altri, invece, si sono prodigati nel download per il solo motivo di avere una versione gratuita di un software a pagamento, anche se poi non sapevano che farsene. Sono venuto a conoscenza di <strong>alcuni utenti Windows che si sono affrettati a scaricarsi la licenza, scoprendo poi che i programmi funzionavano solo in ambiente Linux o Mac OS X</strong>.</p>
<h5>L&#8217;isterismo di massa all&#8217;apertura del nuovo Trony della Romanina a Roma</h5>
<p>Questa corsa all&#8217;oro mi ha fatto venire in mente una scena che mi rimarrà in mente per molto tempo: <strong>l&#8217;isterismo di massa all&#8217;apertura del nuovo Trony presso il centro commerciale Domus della Romanina a Roma</strong>. L&#8217;<strong>evento di ordinaria follia</strong> è accaduto, sarà un caso, <strong>esattamente il giorno dopo il Giveway Day della Codeweavers, ovvero il 29 Ottobre 2008</strong>.</p>
<p>Io ho avuto la sfortunata idea di farci un salto il primo giorno di apertura. <strong>Ho visto scene che mai avrei immaginato</strong>: gente che, in attesa anche dalla sera prima, <strong>scavalcava i cancelli per essere tra i primi ad entrare</strong>, <strong>porte a vetri rotte</strong> pochi secondi dopo l&#8217;apertura del centro commerciale, <strong>signore con le mani insanguinate perché spinte dalla folla delirante verso quelle porte</strong> di vetro rotte. E ancora <strong>folli corse per accaparrarsi l&#8217;ultimo pezzo superscontato</strong>, sia di ragazzini, che di anziani con in mano la macchinetta del caffè scontata di 80 euro. Quindi <strong>2-3 ore di fila per pagare alla cassa il proprio bottino</strong>. Ho visto gente che aveva riempito, letteralmente, intere buste con i prodotti scontati e, anche, <strong>chi voleva portarsi a casa il televisore LCD di esposizione perché erano finiti quelli in promozione</strong>.</p>
<p>Ma quello che più mi ha colpito è <strong>vedere come la gente potesse essere presa dal raptus del cieco acquisto</strong>: ho visto gente che, una volta terminata la Xbox 360 Arcade in promozione a 99 euro, prendeva in tutta corsa, senza neanche informarsi, la Xbox 360 normale che costava 239 euro (saggiamente posizionata dagli inservienti Trony affianco a quelle scontate). Ho visto anche gente che, siccome non potevano comprare due prodotti dello stesso tipo in promozione (dato l&#8217;esiguo numero disponibile), li abbandonava nei dintorni delle casse, e <strong>persone che le afferavano senza neanche domandarsi quanto costavano e se erano, effettivamente in offerta</strong>. Ho visto gente chiedere alla cassa e alle persone in fila se qualcuno avesse lasciato qualsiasi cosa, dal navigatore satellitare al cellulare. Ho visto gente afferrare dagli espositori quanta più roba poteva, senza minimamente controllare il prezzo.</p>
<p>L’idea di poter comprare merce a prezzi stracciati (fino all’esaurimento di questi prodotti) ha attirato migliaia di persone sin dalla sera prima. Alle cinque del mattino erano un centinaio in fila e alle nove, come le cavallette, erano oltre cinquemila, a <strong>fine serata più di quattordicimila</strong>. </p>
<p>Ora, <strong>dopo aver visto queste scene, non mi meraviglio che vi sia stato un afflusso di oltre 750.000 persone per un software gratuito che solo un piccolissima parte userà realmente!</strong></p>
<div align="center">
<object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/PNtwwsps_YE&#038;color1=0xb1b1b1&#038;color2=0xcfcfcf&#038;hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/PNtwwsps_YE&#038;color1=0xb1b1b1&#038;color2=0xcfcfcf&#038;hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/X8UmHJAXFDs&#038;color1=0xb1b1b1&#038;color2=0xcfcfcf&#038;hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/X8UmHJAXFDs&#038;color1=0xb1b1b1&#038;color2=0xcfcfcf&#038;hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/6ZizC53YvUM&#038;color1=0xb1b1b1&#038;color2=0xcfcfcf&#038;hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/6ZizC53YvUM&#038;color1=0xb1b1b1&#038;color2=0xcfcfcf&#038;hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object>
</div>
<p class="akst_link"><a href="http://www.levysoft.it/?p=1949&amp;akst_action=share-this"  title="Invia il post via mail o salvalo in uno dei servizi di bookmarking sociale..." id="akst_link_1949" class="akst_share_link" rel="nofollow">Condividi</a></p>
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		<title>Dig e il DNS Response Time: come verificare che i server OpenDNS rispondono più lentamente alle query DNS rispetto a quelli italiani di Alice di Telecom Italia</title>
		<link>http://www.levysoft.it/archivio/2008/08/21/dig-e-il-dns-response-time-come-verificare-che-i-server-opendns-rispondono-piu-lentamente-alle-query-dns-rispetto-a-quelli-italiani-di-alice-di-telecom-italia/</link>
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		<pubDate>Thu, 21 Aug 2008 08:22:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
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		<guid isPermaLink="false">http://www.levysoft.it/?p=1903</guid>
		<description><![CDATA[Sinora ho parlato spesso dei DNS e in particolare degli OpenDNS (un servizio che offre liberamente i propri DNS per uso pubblico), sia quando i server DNS di Telecom Italia furono messi in ginocchio, sia per l&#8217;annuncio di una vulnerabilità insita nel protocollo DNS stesso che potrebbe permettere ad un malintenzionato, tramite il DNS Cache [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sinora ho parlato spesso dei DNS e in particolare degli <a href="http://www.opendns.com/">OpenDNS</a> (un servizio che offre liberamente i propri DNS per uso pubblico), sia quando i <a href="http://www.levysoft.it/archivio/2006/12/13/dns-in-ginocchio-in-tutta-italia-e-la-verita/">server DNS di Telecom Italia furono messi in ginocchio</a>, sia per l&#8217;annuncio di una <a href="http://www.levysoft.it/archivio/2008/07/30/controllate-che-i-server-dns-del-vostro-provider-non-soffrano-della-grave-vulnerabilita-che-permette-ad-un-malintenzionato-di-controllare-il-traffico-internet-e-fare-del-pishing/">vulnerabilità insita nel protocollo DNS</a> stesso che potrebbe permettere ad un malintenzionato, tramite il <a href="http://sicurezza.html.it/articoli/leggi/2741/dns-cache-poisoning/2/">DNS Cache Poising</a>,  di controllare il traffico internet e fare del Pishing (per controllare se i vostri DNS sono sicuri, potete verificare sul completo e chiaro <a href="http://www.dns-oarc.net">dns-oarc.net</a> o sul più sintetico <a href="http://www.doxpara.com">doxpara.com</a>), sia, per finire, per i <a href="http://www.levysoft.it/archivio/2008/04/07/dns-alice-vs-opendns-confronto-tra-i-tempi-di-risposta-dei-server-dns-i-server-alice-sono-nettamente-piu-veloci-ma-solo-per-un-utente-italiano-per-via-delle-latenze-geografiche/">test di velocità che feci tra i server DNS di Alice Telecom Italia e quelli OpenDNS</a> in cui i primi risultarono, al ping, molto più veloci dei secondi.<br />
Ed è proprio a proposito di quest&#8217;ultimo articolo che vorrei riprendere e, al contempo, ampliare, l&#8217;argomento della <strong>velocità dei server DNS</strong>, stimolato anche da un commento di un mio lettore nel suddetto articolo, che asserisce:</p>
<blockquote><p>
ICMP non è UDP (o TCP). Può darsi comunque che i server OpenDNS siano più veloci alle query DNS anche se sono più lenti al ping.
</p></blockquote>
<p>In effetti le sue affermazioni sono teoricamente ineccepibili, anche se, a parer mio, poco probabili. Infatti le<strong> mie analisi partivano dal presupposto che non vi esistessero filtri tra i vari protocolli usati</strong>. Per fugare ogni dubbio, ho deciso quindi di rendere più precise le mie valutazioni, <strong>misurando anche quanto impiegano i server DNS a rispondere alle query</strong>.</p>
<p>Ma prima di partire con queste analisi, è necessario <strong>rispolverare un po&#8217; di teoria sul DNS</strong>.</p>
<h5>Un po&#8217; di teoria sul DNS</h5>
<p>Il <strong>DNS</strong> (<em>Domain Name Service</em>) è un <strong>servizio che permette di tradurre nomi di dominio</strong> come www.levysoft.it in indirizzi IP come 64.57.102.34 (grazie ad un database distribuito di servers DNS). Infatti, i computer non sono in grado di instradare i pacchetti verso un nome di dominio ma solo verso il corrispondente indirizzo IP. L&#8217;adozione del DNS, quindi, ha il solo scopo di semplificare la vita a noi esseri umani, in quanto <strong>risulta molto più facile ricordare una stringa testuale mnemonica</strong> piuttosto che un anonimo indirizzo IP.<br />
Se, quindi, assegnare nomi ai computer rende la memorizzazione molto più semplice, è evidente che a questo punto è necessario uno strumento, come quello del DNS, in grado di associare automaticamente i nomi agli indirizzi IP.</p>
<p>Per risolvere l&#8217;indirizzo IP esistono <a href="http://book.slackware.it/basic-network-commands-dns.html">diversi comandi</a>:</p>
<ol>
<li><strong>host</strong>:  viene usato per <strong>associare nomi ad indirizzi IP</strong>. È una utility, <em>per Linux e Mac OS X</em>, molto rapida e semplice, con poche funzioni:<br />
<code>host levysoft.it

levysoft.it has address 69.71.248.10
levysoft.it mail is handled by 0 levysoft.it.
</code></p>
<p>host è <a href="http://openskill.info/infobox.php?ID=748">considerato</a> insieme a dig il <strong>sostituto ufficiale di nslookup</strong>.
</li>
<li><strong>nslookup</strong>: (<em>Name Server Lookup</em>) è uno <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nslookup">strumento</a> consolidato <strong>presente in tutti i sistemi operativi che utilizzano il protocollo TCP/IP</strong> (<em>Gnu/Linux, Unix, MAC OS X, Windows</em>) ma che, essendo superato, potrebbe anche essere rimosso in molte future versioni delle distribuzioni Linux.<br />
<strong>Nslookup consente di effettuare delle query (richieste) ad un server DNS per la risoluzione di indirizzi IP o Hostname, per poter ottenere da un dominio il relativo indirizzo IP o nome host e viceversa</strong>.</p>
<p><code>
nslookup levysoft.it

Non-authoritative answer:
Name:	levysoft.it
Address: 69.71.248.10
</code></p>
<p>Nonostante sia <strong>considerato obsoleto</strong>, in quanto è stato uno dei primi tool in grado di lavorare con il DNS, <strong>nslookup è un comando ancora molto potente</strong>. Per esempio, con due soli comandi, <em>whois e nslookup</em>, è possibile <a href="http://www.newstechnology.eu/web/Internet/DNS-Pubblici.html">scovare i DNS Pubblici di un provider</a>. Il primo serve a determinare chi ha registrato il nome di dominio, mentre il secondo interroga i DNS per risolvere l&#8217;indirizzo IP del server.
</li>
<li><strong>dig</strong>: (<em>Domain Information Groper</em>) è il <strong>comando più potente per recuperare informazioni relative al Domain Name Server</strong> indicato, inclusi reverse lookup, A, CNAME, MX, SP e record TXT. <strong>Dig è molto usato sia per la sua grande flessibilità che per i suoi output molto chiari</strong>. Contrariamente a nslookup, dig non contempla una modalità interattiva, ma è disponibile solamente in modalità non interattiva o batch  che permette di fargli leggere le richieste da un file.<br />
Dig ha una tale <a href="http://openskill.info/infobox.php?ID=748"><strong>infinità di opzioni</strong></a> (tanto che da molti viene considerato <strong>l&#8217;alternativa più verbosa e completa a nslookup</strong>), che nella sua pagina di manuale gli sviluppatori fanno dell&#8217;ironia su questo fatto tanto che, sotto la voce BUGS, si trova &#8220;<em>There are probably too many query options</em>&#8220;.</p>
<p>La sua sintassi è la seguente:</p>
<p><code>dig [@nameserver] [opzioni] [nome_risorsa] [tipo_di_richiesta] [ulteriori_opzioni])</code></p>
<p>ma, di norma, si utilizza nel modo seguente:</p>
<p><code>dig @server name type</code></p>
<p><strong>Se non specificato, dig utilizza come server per le richieste quello presente in /etc/resolv.conf</strong>.</p>
<p>Dig, il cui <strong>nome deriva dal verbo inglese to dig</strong> (<em>scavare, scoprire o investigare</em>), è una utility <a href="http://technet.microsoft.com/it-it/library/cc677305.aspx">presente</a> in <strong>qualsiasi sistema operativo all’interno del quale è installato l’ambiente DNS BIND</strong>; pertanto essa è <strong>disponibile nativamente in ambiente Linux/Unix e Mac OS X, mentre è assente su Windows</strong>.<br />
Se volete usarlo anche sui sistemi Windows, allora dovrete scaricarvi la versione compilata per Windows, <a href="http://members.shaw.ca/nicholas.fong/dig/">DIG</a>, che permette la restituzione dei record DNS per un dominio specifico anche sulla piattaforma di casa Microsoft.
</li>
</ol>
<h5>Calcolare il time response delle query DNS</h5>
<p>Ora che abbiamo superato la parte più noiosa della teoria, <strong>passiamo alla pratica</strong>, basandosi sempre sui <strong>primi test di velocità</strong> effettuati con il classico <strong>ping che misurava il tempo, espresso in millisecondi, impiegato da uno o più pacchetti ICMP di echo request a raggiungere un server DNS</strong>.</p>
<p>Questa volta, però, <strong>sfruttando il potente comando DIG, ho inviato delle query dirette ai server DNS e calcolato il DNS Response Time</strong>, ovvero il tempo che il server impiegava a risolvere un nome di dominio che gli veniva passato. Questo valore ovviamente è <strong>direttamente proporzionale alla distanza geografica del server</strong> (come per il ping) e alla <strong>velocità di elaborazione del server</strong>, teoricamente molto bassa e che a sua volta dipende dal carico di sistema. In poche parole, con queste due componenti avremo la possibilità di effettuare test i più veritieri possibili, <strong>ponendosi proprio come se fosse il PC ad interrogare il server DNS</strong>.</p>
<p>In pratica, i comandi da lanciare dal proprio PC, per i vari server presi in esame saranno:</p>
<p><strong>OpenDNS</strong><br />
dig http://www.levysoft.it @resolver1.opendns.com<br />
;; Query time: 37 msec</p>
<p><strong>DNS TIN</strong><br />
dig http://www.levysoft.it @212.216.112.112<br />
;; Query time: 3 msec</p>
<p>Esistono, poi <strong>diversi tool online per calcolare il tempo di risposta di una query DNS</strong>. Tra questi, ne  ho presi in esame 2 colocati all&#8217;estero: <a href="http://www.kloth.net/services/dig.php">DIG: look up DNS domain IP address information</a> e <a href="http://www.ip-plus.net/tools/dig_dns_set.it.html">Dig DNS Check</a>.</p>
<p>Ed ecco i risultati:</p>
<table id="mytable" align="center" cellspacing="0">
<caption>DNS Response Time dei server DNS Alice</caption>
<tr>
<th scope="col">DNS</th>
<th scope="col">Average Time [PC]</th>
<th scope="col">Average Time [kloth.net t]</th>
<th scope="col">Average Time [ip-plus.net]</th>
</tr>
<tr>
<td>212.216.112.112</td>
<td>3 ms</td>
<td>26 ms</td>
<td>19 ms</td>
</tr>
<tr>
<td class="alt">212.216.172.62</td>
<td class="alt">3 ms</td>
<td>28 ms</td>
<td>16 ms</td>
</tr>
<tr>
<td>194.243.154.62</td>
<td>1 ms</td>
<td>26 ms</td>
<td>16 ms</td>
</tr>
<tr>
<td class="alt">195.31.190.31</td>
<td class="alt">3 ms</td>
<td>27 ms</td>
<td>15 ms</td>
</tr>
</table>
<p></p>
<p>Ed ecco i risultati per i server OpenDNS:</p>
<table id="mytable" align="center" cellspacing="0">
<caption>Tempo di risposta dei server DNS OpenDNS</caption>
<tr>
<th scope="col">DNS</th>
<th scope="col">Average Time [PC]</th>
<th scope="col">Average Time [kloth.net t]</th>
<th scope="col">Average Time [ip-plus.net]</th>
</tr>
<tr>
<td>208.67.222.222</td>
<td>38 ms</td>
<td>22 ms</td>
<td>22 ms</td>
</tr>
<tr>
<td class="alt">208.67.220.220</td>
<td class="alt">38 ms</td>
<td>21 ms</td>
<td>22 ms</td>
</tr>
</table>
<p></p>
<p>Come vedete, i risultati sono molto <a href="http://www.levysoft.it/archivio/2008/04/07/dns-alice-vs-opendns-confronto-tra-i-tempi-di-risposta-dei-server-dns-i-server-alice-sono-nettamente-piu-veloci-ma-solo-per-un-utente-italiano-per-via-delle-latenze-geografiche/">simili a quelli ricavati con il PING ICMP</a>. Qui <strong>in Italia, i tempi di risposta sono nettamente superiori per i server OpenDNS</strong>, a causa, appunto, della localizzazione geografica.<br />
Discorso inverso, invece, si applica se la query viene lanciata da un <strong>server estero: gli OpenDns sono più veloci di quelli Alice</strong>.</p>
<p>Con questo articolo quindi <strong>ho dimostrato che le analisi effettuate con un PING ICMP assumono la stessa valenza statistica di quelle effettuate con i DNS Response Time delle query inviate direttamente al server DNS</strong>.</p>
<p>Ovviamente <strong>con questi test non voglio assolutamente affermare quale server DNS prediligere</strong>: i motivi per cui è vantaggioso scegliere gli OpenDNS sono innumerevoli, per cui <strong>sta a voi decidere cosa è meglio per il vostro sistema in base alle vostre esigenze ed aspettative</strong>.
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			<wfw:commentRss>http://www.levysoft.it/archivio/2008/08/21/dig-e-il-dns-response-time-come-verificare-che-i-server-opendns-rispondono-piu-lentamente-alle-query-dns-rispetto-a-quelli-italiani-di-alice-di-telecom-italia/feed/</wfw:commentRss>
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		</item>
		<item>
		<title>Tips: come unire più file splittati in ambiente Windows, Linux e Mac OS X tramite una join da riga di comando</title>
		<link>http://www.levysoft.it/archivio/2008/08/19/tips-come-unire-piu-file-splittati-in-ambiente-windows-linux-e-mac-os-x-tramite-una-join-da-riga-di-comando/</link>
		<comments>http://www.levysoft.it/archivio/2008/08/19/tips-come-unire-piu-file-splittati-in-ambiente-windows-linux-e-mac-os-x-tramite-una-join-da-riga-di-comando/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 19 Aug 2008 09:30:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
				<category><![CDATA[Idea Lab]]></category>
		<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Mac os x]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il bello di avere un sistema Mac è che si ha sempre a disposizione una <strong>potente shell unix</strong>; in tal modo, tutti i tips validi per il mondo Linux, sono funzionanti anche per Mac OS X. Tra questi oggi vi voglio segnalare un trucchetto che ha dalla sua una estrema semplicità e al contempo risulta essere davvero utile.<br />
Spesso capita di <strong>scaricare dei file splittati</strong>, ovvero dei file di grandi dimensioni che, per velocizzarne il download o a causa dei limiti di upload dei server di hosting, sono stati <strong>suddivisi in più parti di dimensioni massime prestabilite</strong>, creando file con <strong>estensioni tipo .001, .002, .003</strong>, etc.</p>
<h5>Join per un utente Windows</h5>
<p>A questo punto, un qualsiasi utente Windows, dopo aver scaricato tutti questi file, per riunirli ha due alternative: o si scarica <a href="http://www.freebyte.com/hjsplit/"><strong>HJSplit</strong></a>, un applicativo che permette, <strong>tramite una intuitiva interfaccia di unire tutti i file in uno unico</strong>, oppure <strong>apre il Command Prompt e digita la seguente riga di comando</strong>:</p>
<p><code>copy /b file.001+file.002+file.003 joinfile.ext</code></p>
<p>Grazie al <strong>argomento &#8220;/b&#8221; del comando &#8220;copy&#8221; è possibile copiare file binary</strong>, mentre <strong>concatenando con il comando + i file è possibile fare il join dei file indicati</strong>. Se fossimo stati sicuri che si trattava di una <strong>semplice file di testo in ASCII, allora avremmo potuto omettere l&#8217;argomento &#8220;/b&#8221;</strong>.<br />
E&#8217; evidente, però, che <strong>eseguire una join di questo tipo prevede di dover scrivere a mano tutti i nomi dei file splittati</strong> (e a volte possono anche essere decine) ed <strong>è per questo che un utente Windows preferisce usare HJSplit per eseguire una Join più rapidamente</strong>.</p>
<h5>Join per un utente Linux e Mac OS X</h5>
<p>Un utente Linux e Mac, invece, ha una <a href="http://garret.netsons.org/unire-dei-files-con-gnu-linux">scelta in più</a>. Se è vero che esiste anche la <a href="http://www.freebyte.com/hjsplit/#linux"><strong>controparte per Linux di HJSplit</strong></a> e un <strong>analogo software per Mac OS X</strong> (<a href="http://www.xs4all.nl/~loekjehe/Split&#038;Concat/"><strong>Split&#038;Concat</strong></a>) è possibile <strong>eseguire il join dei file da riga di comando in maniera molto veloce e senza essere costretti a specificare, ad uno ad uno, i file splittati</strong>.<br />
E&#8217; sufficiente, infatti, usare il comando cat in questo modo:</p>
<p><code>cat file.00* &gt; joinfile.ext</code></p>
<p>In realtà, come ho <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Split_%28Unix%29">scoperto</a>, <strong>il comando split dei sistemi Unix-like</strong>, quando separa un file in più parti, <strong>genera i nomi dei file</strong> (con estensioni tipo con .001, .002, .003) <strong>in modo che possano essere automaticamente determinati e ordinati alfabeticamente</strong>, in modo da poter <strong>ricostruire i dati originari tramite il comando &#8220;cat&#8221; che</strong>, in questo modo,<strong> si trova facilmente tutti i file in sequenza e senza necessità di specificarglieli</strong>.<br />
Analogamente al comando &#8220;copy&#8221; del dos, si <strong>potrebbero anche scrivere tutti i file uno ad uno</strong>, ma <strong>sfruttando appunto la sinergia dei comandi split/cat dell&#8217;ambiente Unix</strong>, si può benissimo usare il <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Metacarattere">wildcard</a> *</strong> in modo da non dover ripetere prima del segno &#8220;>&#8221; tutti i nomi dei files splittati.
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		</item>
		<item>
		<title>Come vedere in diretta le Olimpiadi di Pechino 2008 in streaming con VLC su Windows, Linux e Mac OS X grazie alla Playlist degli 8 canali Rai che potete scaricare</title>
		<link>http://www.levysoft.it/archivio/2008/08/13/come-vedere-in-diretta-le-olimpiadi-di-pechino-2008-in-streaming-con-vlc-su-windows-linux-e-mac-os-x-grazie-alla-playlist-degli-8-canali-rai-che-potete-scaricare/</link>
		<comments>http://www.levysoft.it/archivio/2008/08/13/come-vedere-in-diretta-le-olimpiadi-di-pechino-2008-in-streaming-con-vlc-su-windows-linux-e-mac-os-x-grazie-alla-playlist-degli-8-canali-rai-che-potete-scaricare/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 13 Aug 2008 08:30:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per vedere le Olimpiadi di Pechino 2008 esistono numerosi servizi online che danno questa opportunità del tutto gratuitamente: da NBC Olympics on the Go al canale di Yalp dedicato alle Olimpiadi 2008, fino al più completo di tutti, il multicanale internet di Pechino 2008 della Rai, dove è possibile seguire, con 6 flussi video, tutte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per vedere le <strong>Olimpiadi di Pechino 2008</strong> esistono <a href="http://www.levysoft.it/archivio/2008/08/05/youtube-trasmettera-le-olimpiadi-ai-77-paesi-che-non-hanno-acquistato-i-diritti-televisivi-come-vedere-i-giochi-olimpici-sul-portale-rai-sul-iphone-e-su-windows-vista/"><strong>numerosi servizi online</strong></a> che danno questa opportunità del tutto gratuitamente: da <a href="http://www.nbcolympics.com/">NBC Olympics on the Go</a> al canale di <a href="http://www.yalp.alice.it/video/sport/live/olimpiadi2008/index.html?clkc=clkc_yalp_home_hp__tv_1_lanciocanale">Yalp dedicato alle Olimpiadi 2008</a>, fino al più completo di tutti, il multicanale internet di <a href="http://www.pechino2008.rai.it/">Pechino 2008 della Rai</a>, dove è possibile seguire, con 6 flussi video, tutte le gare della rete olimpica Rai2 e anche quelle in onda su RaiSport Più.</p>
<h5>Soluzione universale per vedere le Olimpiadi su Windows, Linux e Mac OS X</h5>
<p>Il problema è che <strong>tutte queste soluzioni non sono spesso alla portata di tutti ma solo per chi usa un PC con Windows</strong> (dato che tutti questi flussi video <strong>funzionano solo con Windows Media Player o con <a href="http://silverlight.net/">SilverLight</a></strong>) o per chi ha un Mac con installato il plugin per WMV <a href="http://www.flip4mac.com/">Flip4Mac</a>. Ma non tutti sanno che <strong>esiste una soluzione universale per garantire la visione delle Olimpiadi su qualsiasi piattaforma, che sia Windows, Linux o Mac OS X</strong>. Il trucco è stato quello di <strong>estrapolare gli stessi flussi streaming del canale <a href="http://www.pechino2008.rai.it/">Pechino 2008 della Rai</a></strong> e vederli direttamente sul proprio player video, <strong>senza essere costretti a caricare il sito web della Rai per visualizzare i video dal proprio browser</strong>.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p1894_olimpiadi_streaming_vlc_1.jpg' alt='Olimpiadi in Streaming con VLC' /></div>
<p>In particolare per avere una <strong>soluzione multipiattaforma</strong>, oltre che per avere un player multimediale in grado di visualizzare nativamente (senza la necessità di codec aggiuntivi) filmati wmv in streaming, la scelta è ricaduta, spontaneamente, sull&#8217;adozione di <a href="http://www.videolan.org/vlc/"><strong>VLC</strong></a>, un player gratuito disponibile per <a href="http://www.videolan.org/vlc/download-windows.html">Windows</a>, <a href="http://www.videolan.org/vlc/">Linux</a> e <a href="http://www.videolan.org/vlc/download-macosx.html">Mac OS X</a>.</p>
<p>Una volta installato VLC sul proprio sistema basterà aprirlo e dal menu <strong>File > Apri Rete&#8230;</strong> inserire una delle seguenti <strong>URL per seguire le olimpiadi in streaming</strong>:</p>
<blockquote><p>
mms://212.162.68.201/olimpiadi1<br />
mms://212.162.68.201/olimpiadi2<br />
mms://212.162.68.201/olimpiadi3<br />
mms://212.162.68.201/olimpiadi4<br />
mms://212.162.68.201/olimpiadi5<br />
mms://212.162.68.201/olimpiadi6<br />
mms://212.162.68.201/olimpiadi7 (Rai2)<br />
mms://212.162.68.201/olimpiadi8 (RaiSport Più)
</p></blockquote>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p1894_olimpiadi_streaming_vlc_2.jpg' alt='Olimpiadi in Streaming con VLC 2' /></div>
<p>In particolare gli ultimi due permettono di vedere <strong>Rai2</strong> e <strong>RaiSport Più</strong> dove è possibile <strong>vedere praticamente tutti gli eventi più importanti e decisivi delle Olimpiadi</strong>.</p>
<p>Se avete <strong>problemi di lentezza o squadrettamento delle immagini, allora potete usare uno dei seguenti indirizzi IP alternativi</strong> disponibili da sostituire con quelli elencati sopra:</p>
<blockquote><p>
212.162.68.13<br />
212.162.68.42<br />
212.162.68.102<br />
212.162.68.162<br />
212.162.68.163<br />
212.162.68.203<br />
212.162.68.213<br />
212.162.68.231<br />
212.162.68.242
</p></blockquote>
<p>Per i più pigri ho creato una <strong>playlist M3U con tutti gli 8 canali in streaming della Rai</strong>: sarà sufficiente scaricarla e aprirla con il vostro VLC (ma funziona bene anche con Windows Media Player di Windows).</p>
<p><strong>Scarica</strong> <a href="http://www.levysoft.it/?dl=Olimpiadi_Streaming_Rai.m3u">Playlist Olimpiadi Streaming Rai</a>.</p>
<p>Da quello che ho potuto appurare sul mio sistema Mac OS X, sembra che, se si vede il flusso video in streaming direttamente dal proprio player multimediale come VLC, vi sia un <strong>ritardo di poco più di 5 secondi rispetto a quello che si può vedere sul sito web della Rai</strong>. </p>
<p>Ora che sapete come guardare le Olimpiadi non vi resta che andare a consultare il <a href="http://www.pechino2008.coni.it/index.php?id=235&#038;no_cache=1"><strong>Calendario Ufficiale delle Olimpiadi</strong></a> e decidere quali eventi sono da non perdere.
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		</item>
		<item>
		<title>Ulteo Virtual Desktop: usare i programmi Linux sotto Windows senza partizioni o virtualizzazioni</title>
		<link>http://www.levysoft.it/archivio/2008/05/23/ulteo-virtual-desktop-usare-i-programmi-linux-sotto-windows-senza-partizioni-o-virtualizzazioni/</link>
		<comments>http://www.levysoft.it/archivio/2008/05/23/ulteo-virtual-desktop-usare-i-programmi-linux-sotto-windows-senza-partizioni-o-virtualizzazioni/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 23 May 2008 12:41:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Ieri ho provato Ulteo Virtual Desktop, una interessante applicazione open source di una giovane società francese (co-fondata da Gael Duval, creatore della celebre distribuzione Mandrake Linux, ora nota come Mandriva) che consente di far girare su Windows molte delle applicazioni scritte per Linux, utilizzando la tecnologia Cooperative Linux (una patch del kernel Linux particolare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.levysoft.it/images/p1804_ulteo.jpg' alt='Ulteo Virtual Desktop' /> Ieri ho provato <a href="http://www.ulteo.com/home/it/virtualdesktop">Ulteo Virtual Desktop</a>, una interessante applicazione open source di una giovane società francese (co-fondata da Gael Duval, <em>creatore della celebre distribuzione</em> Mandrake Linux, ora nota come <em>Mandriva</em>) che <strong>consente di far girare su Windows molte delle applicazioni scritte per Linux</strong>, utilizzando la tecnologia <a href="http://www.colinux.org/">Cooperative Linux</a> (una patch del kernel Linux particolare chiamata anche &#8220;<a href="http://www.colinux.org/"><strong>coLinux</strong></a>&#8220;), che <strong>permette di far funzionare il kernel di Linux come un vero e proprio processo di Windows</strong>.</p>
<h5>Le prestazioni</h5>
<p>Tutto ciò, in pratica, rende possibile avere grandi performance, vicine a quelle di un&#8217;installazione nativa sul PC, poiché avendo pieno accesso all’hardware, <strong>sarà possibile avviare applicazioni con una velocità del tutto paragonabile a quella offerta nativamente sui sistemi Linux</strong>.</p>
<p>Questo almeno in teoria. <strong>In realtà l&#8217;applicazione è molto onerosa in termini di prestazioni, in quanto richiede molta memoria RAM e un buon processore</strong>: con un Pentium IV e 512 MB di RAM ci ha messo un paio di minuti ad avviarsi, mentre lo switch delle varie applicazioni, a volte, si freezava. Gli autori, comunque, raccomandano, se si vuole godere di una esperienza migliore, di avere una CPU DualCore e almeno 1GB di RAM. Ulteo Virtual Desktop è stato testato con successo sotto Windows XP e Windows Vista (solo 32-bit, per ora).</p>
<h5>Le applicazioni disponibili</h5>
<p><img src="http://www.ulteo.com/main/images/vdfeatures/screenshots/apps-small.png" alt="Ulteo Virtual Desktop" /> In ogni caso, ho avuto modo di apprezzare gli sforzi degli sviluppatori, nel <strong>realizzare un software davvero alla portata di tutti</strong>. Infatti, <a href="http://www.ulteo.com/home/it/virtualdesktop">Ulteo Virtual Desktop</a><strong> è una vera e propria distribuzione di Linux</strong>, ma invece che far girare su Windows un desktop Linux, non farà altro che installare, nella parta alta del desktop, solamente una <strong>toolbar che permetterà l’avvio delle applicazioni Linux come se fosse un componente di Windows</strong>.</p>
<p>Tra le applicazioni già incluse (altre applicazioni si possono tranquillamente scaricare dal web), troviamo:</p>
<ul>
<li>Il web browser <strong>Firefox</strong> con Flash &#038; Java abilitati</li>
<li>La suite completa <strong>OpenOffice.org</strong> con la quale si possono gestire i propri documenti MS Office</li>
<li><strong>KPdf</strong> per gestire i propri documenti PDF</li>
<li><strong>Kopete</strong>, il software multi-Instant Messaging che supporta sia il protocollo MSN che altri</li>
<li><strong>Skype</strong></li>
<li><strong>Thunderbird + Enigmail</strong> (in modo da poter criptare le proprie email)</li>
<li><strong>Gimp</strong> e <strong>Digikam</strong> per gestire le proprie immagini</li>
<li><strong>Inkscape</strong> e <strong>Scribus</strong> per creare grafici e giornali accattivanti</li>
</ul>
<p>L’utente può anche avvalersi dell’<strong>aggiornamento automatico delle applicazioni</strong> e sincronizzare i documenti tra tutti i sistemi Ulteo utilizzati. Inoltre, dalla barra, <strong>si possono aggiungere nuove applicazioni</strong>, come programmi desktop aggiuntivi, giochi e, in futuro, anche programmi di sviluppo, il tutto <strong>lasciando sempre il sistema pulito</strong>.</p>
<h5>Vantaggi e svantaggi</h5>
<p><img src="http://www.ulteo.com/main/images/vdfeatures/screenshots/kbfx-small.png" alt="Ulteo Virtual Desktop" /> Ciascuna applicazione Linux lanciata da Ulteo Virtual Desktop gira in una separata finestra di Windows, e <a href="http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2291886">come tale</a> può essere ridimensionata, minimizzata o chiusa utilizzando i normali comandi del sistema operativo host. <strong>Le applicazioni possono accedere alla cartella Documenti di Windows, e sono inoltre in grado di supportare l&#8217;audio e la stampa</strong>.</p>
<p>Il vantaggio nell&#8217;usare questa applicazione, è indubbiamente enorme: <strong>sarà possibile avere due sistemi operativi funzionanti contemporaneamente sullo stesso desktop, che possono accedere agli stessi documenti</strong> (tra quelli disponibili in &#8220;My Documents&#8221; sotto Windows).<br />
In realtà, dalla mia esperienza, <a href="http://www.ulteo.com/home/it/virtualdesktop">Ulteo Virtual Desktop</a> è utile se si usano pochi programmi magari specifici del mondo linux (uno fra tutti, l&#8217;ottimo media player <a href="http://amarok.kde.org/">Amarok</a>), perché <strong>il rischio di avere due SO sullo stesso desktop è quello di  trovare l&#8217;ambiente di lavoro un po&#8217; confusionario</strong> (considerando anche il fatto che, nativamente, Windows non ha gli spaces che potrebbero dare una ordinata, magari assegnando un workspace a sistema operativo).</p>
<p>Inoltre, per molti aspetti, non<strong> ha molto senso virtualizzare software Linux di cui esiste già una controparte per Windows</strong> (come per Firefox, Thunderbird, Gimp e Skype).</p>
<p>Rispetto ad una soluzione tipo VMware, <a href="http://www.ulteo.com/home/it/virtualdesktop">Ulteo Virtual Desktop</a> non ha il vantaggio di essere portabile (io di solito conservo sempre le immagini VMWare di Ubuntu e Windows 2000 su un hard disk esterno che monto all&#8217;occasione sui vari pc), ma ha certamente la prerogativa, lavorando nello stesso ambiente, di poter condividere gli stessi documenti in uso su Windows (senza dover condividere cartelle o memorizzarli su un supporto esterno di memoria).</p>
<p>Interessante <strong>l&#8217;implementazione del terminale da Linux (Konsole)</strong>, anche se è <a href="http://www.ulteo.com/home/en/virtualdesktop/faq?autolang=en">ancora non è previsto</a> una integrazione con l&#8217;ambiente Windows, in modo da poter aprire una shell che possa operare sia in ambiente Linux che Windows. </p>
<h5>Conclusioni</h5>
<p>Se <a href="http://www.ulteo.com/home/it/virtualdesktop">Ulteo Virtual Desktop</a> è stato pensato per gli utenti individuali e aziendali che desiderano <strong>utilizzare le applicazioni Linux e Windows sullo stesso desktop senza le complessità del dual booting</strong> (e il conseguente noioso riavvio del sistema) <strong>o della virtualizzazione</strong> (che generalmente vanno ad incidere negativamente sulle prestazioni), io, però, al momento mi sento di incoraggiarne l&#8217;uso solo a coloro che ancora non conoscono Linux e reputa i suoi programmi inferiori, sia di numero che di qualità, a quelli presenti su Windows.<br />
<a href="http://www.ulteo.com/home/it/download">Provatelo</a> e se non vi piace vi basterà semplicemente disinstallarlo!
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		<title>Sbrandizzare il router Fonera Modello 2100 che da errore Telnet for RedBoot not enabled</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Apr 2008 11:11:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
				<category><![CDATA[Idea Lab]]></category>
		<category><![CDATA[Linux]]></category>
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		<description><![CDATA[Se avete un Fonera forse avrete avuto intenzione di sbrandizzarlo, ovvero sostituire il firmware originale con uno più completo come DD-WRT, che, oltre ad essere gratuito e rilasciato sotto licenza GPL, è estremamente completo e gestibile via browser, ed è, inoltre, in grado di gestire routing, bridging, NAT, WDS, QoS, HotSpot, VPN e interfacce Wi-Fi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se avete un <strong>Fonera</strong> forse avrete avuto intenzione di sbrandizzarlo, ovvero <strong>sostituire il firmware originale con uno più completo come <a href="http://dd-wrt.com/">DD-WRT</a></strong>, che, oltre ad essere gratuito e rilasciato sotto licenza GPL, è estremamente completo e gestibile via browser, ed è, inoltre, in grado di <em>gestire routing, bridging, NAT, WDS, QoS, HotSpot, VPN e interfacce Wi-Fi virtuali</em> (in pratica è <a href="http://www.napoliwireless.net/doku/doku.php?id=hack:fonera:dd-wrt">possibile aggiungere</a> delle interfacce wi-fi “simulate”, ognuna con i suoi parametri indipendenti: SSID, crittografia, metodo di autenticazione, filtri MAC, in modo da creare più sistemi di accesso alla rete, ognuno con un determinato livello di sicurezza).</p>
<h5>La Fonera</h5>
<p>Il <strong>FON2100A</strong>, meglio <a href="http://wiki.ninux.org/LaFoneraDallaScatolaAOpenWrt">conosciuto</a> come La Fonera, è un router sociale basato su un <strong>System on a Chip </strong>(SOC) della Atheros (Atheros AR2315) venduto da Fon ad un prezzo estremamente basso. In un&#8217;unità di dimensioni molto compatte, tanto da stare nel palmo di una mano, integra un proc<em>essore MIPS 4KEc V6.4, una scheda wireless, una scheda Ethernet, una flash da 8 MB e 16 MB di RAM</em>!</p>
<h5>Primi passi</h5>
<p>Per la modifica del Fonera, innanzitutto, è necessario fare (se necessario) un downgrade del firmware Fon per riportarlo ad una versione (<strong>firmware 7.1.1</strong>) che ha un <strong>bug tale da permetterci di aprire una shell via SSH</strong>, in seguito ci garantiremo la possibilità di modificare direttamente il contenuto della flash allo scopo di ottenere <strong>l&#8217;accesso a RedBoot</strong>, l&#8217;ambiente di bootstrap del router, <strong>allo scopo di caricare l&#8217;immagine dell&#8217;OS e il kernel di DD-WRT</strong>.</p>
<h5>Telnet for RedBoot not enabled</h5>
<p>Di guide ve ne sono parecchie: da quelle da <a href="http://uselesshacks.com/?p=23">vero sistemista</a> a quelle semplificate <a href="http://www.wifi-ita.com/index.php?option=com_content&#038;task=view&#038;id=168&#038;Itemid=51">for dummies</a>. Il problema però sorge dal fatto che, <strong>se volete seguire la guida semplificata, dovete considerare che esistono due versioni di router wireless Fonera: il modello 2100 e il più recente 2200</strong>.</p>
<p>In particolare <strong>se avete la serie 2100 vi capiterà sicuramente di imbattervi nel seguente errore</strong>: <strong>Telnet for RedBoot not enabled</strong></p>
<p>RedBoot altro non è che il bootloader della Fonera (un pò come Lilo o Grub per Linux) e di molti altri devices con Linux Embedded. Purtroppo la configurazione del kernel presente nel firmware Fon non ne permette la scrittura. Invece, il kernel, contenuto nella partizione &#8220;<strong>vmlinux.bin.l7</strong>&#8221; (<em>/dev/mtd4</em>), fortunatamente, è modificabile. Per questo, le guide indicando di caricare prima una <strong>versione modificata del kernel</strong> compatibile con il firmware della Fonera <strong>che permetta la scrittura nella partizione che contiene la configurazione di RedBoot</strong> e quindi <strong>caricare una configurazione di RedBoot che ci permetta di collegarci via telnet a RedBoot stesso ed avere la shell del bootloader</strong>.</p>
<p>A <a href="http://wiki.ninux.org/LaFoneraDallaScatolaAOpenWrt">questo punto</a> ad ogni riavvio, <strong>RedBoot, prima di caricare il firmware, si metterà in ascolto all&#8217;indirizzo 192.168.1.254 porta 9000 per darci una shell via telnet</strong>. Per questo dovremo disconnettere e riconnettere La Fonera e collegarci via telnet entro i primi 10 secondi premendo ^C (Ctrl+C) per interrompere la sequenza di boot. Molto probabilmente però, il comando precedente avrà distrutto le partizioni della flash, impedendo alla Fonera di avviarsi. Per questo potremmo avere a disposizione molto più dei 10 secondi per fare il nostro telnet.</p>
<h5>Quello che le guide non dicono</h5>
<p>Ebbene, ho visto <a href="http://www.wifi-ita.com/forum/viewtopic.php?t=1961">molti forum</a> e <a href="http://www.ptlug.org/wiki/Howto_Installazione_DD-WRT_sulla_Fonera#Abilitare_RedBoot">molte guide</a> ma <a href="http://www.paologatti.it/2008/02/13/come-installare-con-facilita-il-firmware-che-preferite-sulla-fonera-senza-dover-aprire-la-porta-ssh">nessuno</a> <a href="http://www.napoliwireless.net/doku/doku.php?id=hack:fonera:flashing">dava</a> una <a href="http://www.hwupgrade.it/forum/showthread.php?t=1675463&#038;page=4">soluzione</a> <a href="http://www.paologatti.it/fonera">definitiva</a> al <a href="http://www.wifi-ita.com/forum/viewtopic.php?t=2026">problema</a> . E&#8217; per questo che vi voglio <strong>spiegare come fare il flash del Fonera 2100, unendo due guide in una</strong>.<br />
Buona Fortuna!</p>
<ol>
<li><a href="http://www.andreabeggi.net/2008/02/13/sbrandizzare-la-fonera/">Primo passo</a>, è <strong>resettare completamente La Fonera prima di fare qualunque altra cosa</strong>, con la seguente procedura:
<p>    * Con La Fonera accesa da almeno 5 minuti, premete il tasto reset situato sotto il router;<br />
    * tenendolo premuto togliete l’alimentazione;<br />
    * contate fino a 5 e ricollegate l’alimentazione continuando a tenere premuto il tasto reset finché il led “WLAN” non si accende e poi si rispegne (ci vogliono almeno 2/3 minuti);<br />
    * rilasciate il tasto reset.</p>
<p>A questo punto La Fonera è tornata nelle condizioni di fabbrica, con il firmware con il quale è stata spedita e le credenziali di accesso resettate a <strong>utente: root e password: admin</strong></li>
<li>Ora occorre seguire la prima parte della guida &#8220;<a href="http://uselesshacks.com/?p=23">FON Router Hacking Guide</a>&#8221; per <strong>abilitare la connessione SSH e il RedBoot</strong>:<br />
Per farlo dovete scaricarvi <a href="http://www.putty.nl/download.html">Putty</a> e <a href="http://www.rejetto.com/hfs/?f=dl">HTTP File Server (HFS)</a> e downloadare questi file per l&#8217;abilitazione dell&#8217;SSH e del RedBoot:</p>
<p>* <a href="http://uselesshacks.com/wp-content/uploads/2007/03/sshenable.htm" target="_blank">SSHEnable.htm</a><br />
* <a href="http://fonera.info/camicia/openwrt-ar531x-2.4-vmlinux-CAMICIA.lzma" target="_blank">openwrt-ar531x-2.4-vmlinux-CAMICIA.lzma</a><br />
* <a href="http://fonera.info/camicia/out.hex" target="_blank">out.hex</a> </p>
<p>Questa la configurazione della scheda di rete:<br />
<strong>IP</strong>: 169.254.255.2<br />
<strong>Subnet</strong>: 255.255.0.0 (System will fill it in for you)<br />
<strong>Default Gateway</strong>: 169.254.255.1<br />
<strong>DNS</strong>: 169.254.255.1
</li>
<li>Quindi della <a href="http://uselesshacks.com/?p=23">precedente guida</a> occorre <strong>saltare il punto relativo al Flashing del Firmware</strong>, poiché, oltre che inutilmente lungo e complesso, molto spesso l&#8217;installazione del RedBoot disabilita la connessione sulla porta 9000 all&#8217;avvio del Fonera.
<p>E&#8217; per questo che <strong>vi consiglio questa guida semplificata che non richiede particolari conoscenze</strong>: http://www.wifi-ita.com/index.php?option=com_content&#038;task=view&#038;id=168&#038;Itemid=51.<br />
Sarà sufficiente installare <a href="http://winpcap.org/"><strong>WinPcap</strong></a> per Windows (<em>in modo da avere un accesso a basso livello alle interfacce ethernet</em>) e questo <a href="http://www.wifi-ita.com/index.php?option=com_docman&#038;task=doc_download&#038;gid=29&#038;Itemid=78">pacchetto</a>.</p>
<p>L&#8217;importante è che vi ricordiate di <strong>collegare la Fonera al pc con il cavo di rete in dotazione</strong>, quindi <strong>cliccare sul pulsate GO! del programma</strong> e dopo circa 5-6 secondi (il programma nel frattempo ci comunicherà &#8220;No packet&#8221;) colleghiamo l&#8217;alimentazione alla fonera: infatti <strong>il programma funzionerà solo se il fonera è nella fase di boot iniziale</strong>. Inoltre è <strong>indifferente l&#8217;indirizzo ip che si deve settare sulla scheda di rete</strong> prima di iniziare la procedura (anzi vi consiglio di metterlo in DHCP) perché il programma <strong>si basa sull riconoscimento del MAC address della Fonera</strong>, e procederà poi lui in automatico a settare un IP al pc.
</li>
<li>Una volta finito l&#8217;upload e il flashing dei due file il programma si chiuderà da solo. <strong>La Fonera si rebooterà</strong>, voi a questo punto dovete aspettare 10-11 minuti senza fare nulla. <strong>Passati i 10 minuti, stacchiamo l&#8217;alimentazione alla fonera</strong>, riattacchiamola e non appena è pronta (fase di start completata) <strong>possiamo andare su http://192.168.1.1/ e goderci il nostro splendido nuovo firmware!</strong><br />
Non rimane altro che andare in <em><strong>Administration > Management</strong></em> e verso fine pagina c&#8217;è l&#8217;opzione <strong><em>Language</em></strong>, selezioniamo ovviamente <em>ITALIANO</em>.<br />
I dati accesso sono sempre:</p>
<p><strong>Username</strong>: root<br />
<strong>Password</strong>: admin
</li>
<li>Una volta sbrandizzato il vostro Fonera, potreste, a questo punto, voler voglia di cancellare il logo Fon. Per farlo possiamo seguire i suggerimenti di <a href="http://www.andreabeggi.net/2008/02/13/sbrandizzare-la-fonera/">Andrea Beggi</a> che ci suggerisce di usare della pasta abrasiva, di quella che si usa per togliere i graffi dalla carrozzeria dell’auto, dei dischetti di cotone e del comune dentrificio per lucidare la plastica.</li>
</ol>
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		<item>
		<title>Comportamento anomalo nella copia via rete di singoli file tra Mac OS X Leopard e una cartella condivisa su Windows con partizione NTFS</title>
		<link>http://www.levysoft.it/archivio/2008/02/28/comportamento-anomalo-nella-copia-via-rete-di-singoli-file-tra-mac-os-x-leopard-e-una-cartella-condivisa-su-windows-con-partizione-ntfs/</link>
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		<pubDate>Thu, 28 Feb 2008 08:15:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pensavo di aver <a href="http://www.levysoft.it/archivio/2007/11/29/su-mac-os-x-leopard-se-si-sposta-una-cartella-su-un-percorso-dove-ne-risiede-unaltra-con-lo-stesso-nome-vengono-persi-tutti-i-dati-di-questultima-su-windows-invece-vengono-solo-aggiunti-bug-o-s/">visto davvero tutto</a> sulle differenze tra il mondo Windows e quello Mac e sugli incidenti che possono accadere se si prendono troppo alla leggera alcune situazioni e incompatibilità che a prima vista possono sembrare banali. Ma, purtroppo, non era così poiché ieri sera penso di essermi imbattuto in una anomalia davvero particolare. In pratica <strong>se si copiavano via rete dei singoli file tra Mac OS X Leopard e una cartella condivisa su Windows XP con partizione NTFS, questi a fine trasferimento venivano cancellati, mentre rimanevano se si copiava una cartella con gli stessi file</strong>.

Ma ecco nel dettaglio cosa mi è capitato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.levysoft.it/images/p1757_ntfs_partion.jpg' alt='NTFS Partition' /> Pensavo di aver <a href="http://www.levysoft.it/archivio/2007/11/29/su-mac-os-x-leopard-se-si-sposta-una-cartella-su-un-percorso-dove-ne-risiede-unaltra-con-lo-stesso-nome-vengono-persi-tutti-i-dati-di-questultima-su-windows-invece-vengono-solo-aggiunti-bug-o-s/">visto davvero tutto</a> sulle differenze tra il mondo Windows e quello Mac e sugli incidenti che possono accadere se si prendono troppo alla leggera alcune situazioni e incompatibilità che a prima vista possono sembrare banali. Ma, purtroppo, non era così poiché ieri sera penso di essermi imbattuto in una anomalia davvero particolare. In pratica <strong>se si copiavano via rete dei singoli file tra Mac OS X Leopard e una cartella condivisa su Windows XP con partizione NTFS, questi a fine trasferimento venivano cancellati, mentre rimanevano se si copiava una cartella con gli stessi file</strong>.</p>
<p>Ma ecco nel dettaglio cosa mi è capitato.</p>
<h5>Gli eventi</h5>
<p>Avevo deciso di <strong>spostare via rete Wi-Fi alcun file dal mio Macbook Pro con Mac OS X 10.5.2 Leopard formattato HFS+ su un PC con Windows XP formattato NTFS</strong>. Per l&#8217;occasione avevo <strong>condiviso una cartella sul mio PC e gli avevo assegnato anche i diritti di scrittura</strong>. Premesso che sul mio Macbook Pro non ho installato <a href="http://www.paragon-software.com/">Paragon</a> o <a href="http://code.google.com/p/macfuse/">MacFuse</a> per ottenere il supporto per altri file system oltre a quelli standard di Mac OS X, tra cui anche NTFS, non avevo pensato minimamente che forse questa operazione non si potesse fare, dato che <strong>nativamente Mac OS X non permette la scrittura sulle partizioni NTFS</strong>, a meno che non si voglia <strong>scrivere su un PC in rete con <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Samba_(software)">Samba</a> (che sarebbe l&#8217;unico modo per scrivere su NTFS senza installare software di terze parti)</strong>.</p>
<p>Ammetto di essere stato sovrappensiero ma anche il sistema non mi ha dato una mano. Ingenuamente ho preso un file di oltre 1 GB e l&#8217;ho spostato dal mio Macbook al PC condiviso. Ebbene, l&#8217;operazione è durata 4 minuti e nel mentre controllavo che sul PC il file venisse copiato correttamente&#8230; e così sembrava accadere: ad ogni refresh della finestre di Gestione Risorse il valore in Kilobyte aumentava col tempo. Purtroppo, con mia grande amarezza, <strong>a trasferimento ultimato, ho scoperto che sulla cartella condivisa del mio PC il file era stato cancellato e, avendo spostato il file, invece che copiato, avevo perso anche l&#8217;originale sul mio Mac!</strong> Inizialmente non ho pensato al problema del partizionamento NTFS, e supponevo che, avendo eseguito un collegamento vi wi-fi, forse c&#8217;era stato qualche problema di rete, e quindi ho ritentato il trasferimento di un altro file, <strong>avendo cura, questa volta, di fare una semplice copia</strong>. Ebbene, lo stesso infausto evento si è ripetuto!</p>
<h5>I miei errori</h5>
<p>Ovviamente i miei errori sono stati dettati dalla fretta e sono stati principalmente due:</p>
<ol>
<li><strong>Mai spostare un file su una cartella remota, ma farne semplicemente prima una copia</strong> e poi, dopo aver verificato l&#8217;integrità del file trasferito, cancellare l&#8217;originale</li>
<li><strong>Non è possibile scrivere nativamente su una partizione NTFS con Mac OS X</strong>, sia se presente su una partizione di un hard disk fisicamente collegato al Mac (attraverso un hard disk portatile via USB o partizionando, magari, il proprio disco fisso interno), sia, a questo punto, se condiviso via rete</li>
</ol>
<h5>Analisi del comportamento anomalo di Leopard</h5>
<p>Quello che <strong>mi ha tratto in inganno, però, è stato principalmente il fatto che Leopard non mi ha segnalato in alcun modo che la partizione era NTFS e, quindi, non era scrivibile</strong> dal sistema operativo di Cupertino, come quando normalmente accade se provo a copiare un file su un disco esterno NTFS. Probabilmente il problema risiede nel fatto che, <em>avendo assegnato i diritti di scrittura alla cartella remota, forse Leopard non si è degnato di controllare se era fisicamente possibile scriverci sopra</em>. Oppure può essere che nel <strong>protocollo di comunicazione Samba che usa Mac OS X</strong> 10.5 Leopard , non esiste un flag o una notifica che mi segnala su che tipo di file system vado a scrivere!</p>
<p>In realtà, però il trasferimento da Mac su PC NTFS sembrava comunque procedere regolarmente perché Mac OS X riusciva a scrivere il file sulla directory remota, anche se forse  era corrotto sin dall&#8217;inizio. Almeno era quello che pensavo. Siccome, però, sono curioso per natura, ho fatto diverse prove prima di buttare giù questo articolo e ho quindi potuto appurare di una cosa davvero anomala. Ho copiato immagini ISO e DMG, file AVI grandi e piccoli, immagini JPG e piccoli file TXT e PDF. <strong>Tutti quanti i file, quando venivano spostati singolarmente, a trasferimento avvenuto, venivano inesorabilmente rimossi</strong>. In pochissimi casi, però, se copiavo due file in contemporanea, il primo che terminava veniva preservato sulla directory remota mentre l&#8217;ultimo veniva inesorabilmente cancellato!</p>
<h5>Una inaspettata scoperta: le directory non si cancellano</h5>
<p>E per finire, ecco che <strong>casualmente faccio una interessante scoperta: prendo tutti i file e li raggruppo tutti in una cartella e, questa volta, sposto solo la cartella: ebbene, questa volte, i file vengono tutti mantenuti!</strong> Da buon galileano, ripeto più volte l&#8217;esperimento che, regolarmente, si riproduceva!</p>
<h5>Considerazioni finali</h5>
<p>Non so se questo problema è da imputarsi a Mac OS X (magari solo a Samba) o a Windows XP ma sta di fatto che, <strong>l&#8217;unico modo per copiare dei file via rete tra un Mac OS X e Windows, era trasferirli da dentro una directory!</strong></p>
<p>Purtroppo non ho partizioni FAT32 sul mio PC, per cui non ho potuto verificare se il problema si presentava anche con questo tipo di formattazione (anche se dubito fortemente). Comunque, lo <strong>scopo di questo mio articolo era semplicemente lanciare un monito a tutti i Macusers e segnalare questa presunta anomalia</strong>. Io credo, comunque, che questo sia <strong>indice di una non perfetta compatibilità tra Samba su Mac OS X e NTFS</strong>. Lo si capisce chiaramente quando si lanciano, a distanza di pochi secondi, due trasferimenti di rete, e il primo che termina, a volte, ma non sempre, viene mantenuto (come se, Mac OS, essendo impegnato in una altra copia, non avesse avuto il tempo di eliminare il file remoto): il bello è che se si ripete 10 volte la prova non si avrà mai un risultato univoco!</p>
<p>Io non credo che <strong>questa serie sfortunata di eventi</strong> sia prerogativa della mia rete casalinga o di una qualche sparticolare configurazione sul mio Mac. E&#8217; per questo che vi chiedo: <strong>a voi è mai capitato qualcosa di simile?</strong> Cosa credere sia da imputare questo strano comportamento? Questa anomalia è riproducibile anche sui vostri sistemi?
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		<title>Quelli di Cupertino, Mountain View o Redmond. Ecco la lista delle principali società dell&#8217;Information Tecnology associate alle città dove risiedono le loro sedi</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Feb 2008 13:38:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apple]]></category>
		<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
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		<category><![CDATA[Internet]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando si leggono articoli riguardanti grandi società come Apple, Google, Microsoft o Yahoo, spesso ci imbatte in frasi come: &#8220;quelli di Cupertino&#8220;, &#8220;le geniali menti di Mountain View&#8220;, &#8220;l&#8217;azienda di Redmond&#8221; o &#8220;la società di Sunnyvale&#8220;. Di solito, per evitare di dover ripetere spesso, nello stesso articolo, il nome di una società, si preferisce associarla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si leggono articoli riguardanti grandi società come Apple, Google, Microsoft o Yahoo, spesso ci imbatte in frasi come: &#8220;<em>quelli di Cupertino</em>&#8220;, &#8220;<em>le geniali menti di Mountain View</em>&#8220;, &#8220;<em>l&#8217;azienda di Redmond</em>&#8221; o &#8220;<em>la società di Sunnyvale</em>&#8220;. Di solito, per evitare di dover ripetere spesso, nello stesso articolo, il nome di una società, si preferisce <strong>associarla al nome della città in cui risiede la sua sede legale</strong>, in modo da rendere il discorso più fluido.<br />
Ma, se per le grandi società, queste associazioni sono facili da ricordare, lo stesso non accade per quelle società, anche famose, con cui non si ha molto confidenza. E&#8217; per venire incontro ai lettori, ma anche ai blogger che scrivono articoli su società dell&#8217;<em>Information Tecnology</em>, che ho deciso di redigere una <strong>lista, in ordine alfabetico, delle più importanti società che si occupano di internet e tecnologia, associandovi le città dove risiedono le loro sedi</strong>.</p>
<p>Questo elenco non è esaustivo ma vuole solo dare un <strong>quadro delle delle principali società dell&#8217;IT</strong> (p.es ho escluso Philips, Sony, Nintendo o simili in quanto, a mio parere, non rientravano in quella categoria di società di cui spesso si sente parlare nel mondo di internet e della blogosfera): se pensate che ne abbia dimenticato qualcuna, fatemelo sapere nei commenti.</p>
<table id="mytable-300" align="center" cellspacing="0">
<caption>Società/Sede</caption>
<tr>
<th scope="col">Società</th>
<th scope="col">Sede principale</th>
</tr>
<tr>
<td>3Com</td>
<td>Marlborough (Massachusetts)</td>
</tr>
<tr>
<td class="alt">Adobe Systems</td>
<td class="alt">San Jose (California)</td>
</tr>
<tr>
<td>AMD</td>
<td>Sunnyvale (California)</td>
</tr>
<tr>
<td class="alt">Apple</td>
<td class="alt">Cupertino (California)</td>
</tr>
<tr>
<td>ATI</td>
<td>Markham (Ontario, Canada)<br />
con una sede in Santa Clara (California)</td>
</tr>
<tr>
<td class="alt">Cisco Systems</td>
<td class="alt">San Josè (California)</td>
</tr>
<tr>
<td>Electronic Arts</td>
<td>Redwood City (California)</td>
</tr>
<tr>
<td class="alt">Google</td>
<td class="alt">Mountain View (contea di Santa Clara, California,<br />
nei pressi di San Jose, nel cosiddetto Googleplex)</td>
</tr>
<tr>
<td>Hewlett-Packard</td>
<td>Santa Clara (California)</td>
</tr>
<tr>
<td class="alt">IBM</td>
<td class="alt">Armonk (New York)</td>
</tr>
<tr>
<td>Intel</td>
<td>Santa Clara (California)</td>
</tr>
<tr>
<td class="alt">Nvidia</td>
<td class="alt">Santa Clara (California) </td>
</tr>
<tr>
<td>Oracle</td>
<td>Redwood Shores (California)</td>
</tr>
<tr>
<td class="alt">Sun Microsystems</td>
<td class="alt">Santa Clara (California)</td>
</tr>
<tr>
<td>Symantec</td>
<td>Cupertino (California)</td>
</tr>
<tr>
<td class="alt">Yahoo!</td>
<td class="alt">Sunnyvale (California)</td>
</tr>
</table>
<p></p>
<p></a> Anche se non si tratta di una società, vorrei anche citare <strong>Ubuntu</strong>, a cui di solito ci si riferisce con la frase &#8220;<em>quelli di Canonical</em>&#8220;. In realtà, Canonical non è una città ma la società che presiede allo sviluppo della distribuzione linux Ubuntu e che ha sede legale nell&#8217;Isola di Man (ma ha i suoi uffici principali a Londra).</p>
<p>Come potete constatare anche voi stessi, <strong>quasi tutte le società importanti dell&#8217;IT risiedono in California e, in particolare, nella Silicon Valley che, sostanzialmente coincide con la Santa Clara County</strong>.<br />
Ovviamente, quelle citate nella tabella <strong>sono solo 16 delle decine di società che affollano questa area</strong>. Se volete avere una idea, cliccate sull&#8217;immagine qua sotto:</p>
<p><a href="http://img292.imageshack.us/img292/3892/69607589yv2.jpg">
<div align="center"><img style="float:none; clear:both;"  src="http://img292.imageshack.us/img292/3892/69607589yv2.th.jpg" border="0" alt="ImageShack" /></div>
<p></a></p>
<p>Il <strong>termine Silicon Valley fu coniato nel 1971</strong> dal giornalista Don C. Hoefler, per indicare la parte meridionale della San Francisco Bay Area: in particolare, fu chiamata &#8220;<em><strong>Silicon</strong></em>&#8221; per la fortissima concentrazione di industrie legate ai semiconduttori e ai computer, basati sul silicio, e &#8220;<em><strong>Valley</strong></em>&#8221; dal nome della Santa Clara Valley. Il capoluogo e città principale è San Jose, che è circondata da numerose cittadine, così da formare una metropoli di circa 4 milioni di abitanti.
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		<title>Tutto quello che avreste voluto sapere sul file system del futuro a 128 bit ZFS</title>
		<link>http://www.levysoft.it/archivio/2008/01/08/tutto-quello-che-avreste-voluto-sapere-sul-file-system-del-futuro-a-128-bit-zfs/</link>
		<comments>http://www.levysoft.it/archivio/2008/01/08/tutto-quello-che-avreste-voluto-sapere-sul-file-system-del-futuro-a-128-bit-zfs/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 08 Jan 2008 13:45:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
				<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Mac os x]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[ext3]]></category>
		<category><![CDATA[filesystem]]></category>
		<category><![CDATA[leopard]]></category>
		<category><![CDATA[ntfs]]></category>
		<category><![CDATA[unix]]></category>
		<category><![CDATA[zfs mac]]></category>

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		<description><![CDATA[ Lo ZFS (Zettabyte File System) è il più moderno file system esistente e il più ricco di funzionalità innovative, anche se per contro, forse perché troppo rivoluzionario, è quello meno compatibile tra tutti. Infatti, concentrandoci solo sul mondo Mac (dato che per Windows ancora non è previsto alcuno sviluppo futuro), un disco formattato ZFS [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.levysoft.it/images/p1676_zfs.png' alt='ZFS' /> Lo <strong>ZFS</strong> (Zettabyte File System) è il più moderno file system esistente e il più ricco di funzionalità innovative, anche se per contro, <strong>forse perché troppo rivoluzionario, è quello meno compatibile tra tutti</strong>. Infatti, concentrandoci solo sul mondo Mac (dato che per Windows ancora non è previsto alcuno sviluppo futuro), <strong>un disco formattato ZFS non verrà riconosciuto dal computer che non avrà almeno installato Mac OS 10.5 Leopard</strong>: quest&#8217;ultimo, però, riesce, almeno per ora, <strong>solamente a leggere il contenuto del disco ma non è ancora possibile scrivervi sopra</strong> (in pratica come avviene, nativamente, con i filesystem NTFS su Mac o, più semplicemente, per i CD-ROM di qualsiasi sistema operativo). In effetti mesi fa si supponeva che con Leopard vi fosse stato il supporto completo con ZFS ma, purtroppo Apple sta ancora sviluppando la funzionalità di scrittura sui dischi ZFS e ha promesso che in un aggiornamento successivo di Mac OS X 10.5 verrà aggiunta.</p>
<p>Dopo questa premessa, viene naturale chiedersi <strong>cosa abbia questo filesystem da far parlare tanto di sé</strong>. Innanzitutto occorre chiarire che un file system è un meccanismo mediante il quale è possibile immagazzinare e ordinare cartelle e documenti affinché sia facile, in un secondo momento, la ricerca e l&#8217;accesso ad essi.</p>
<p><strong>ZFS è un file system open source moderno e potente sviluppato nei laboratori della Sun Microsystems nel 2004 </strong>per il suo sistema operativo Solaris ed è <strong>famoso per l&#8217;integrazione in un unico file system di diversi concetti presi da vari file system in un unico prodotto</strong>.<br />
Nel giugno 2007 viene annunciata l&#8217;adozione di ZFS anche per il Mac OS X Leopard di Apple, notizia inizialmente smentita nel corso del WWDC07 da Brian Croll, senior director di product marketing per Mac OS, che ha dichiarato che “ZFS non ci sarà&#8221;, salvo poi smentire le smentita. ZFS non sarà comunque il file system principale di Mac OS 10.5 Leopard ma piuttosto affiancherà <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/HFS%2B">HFS+</a>.</p>
<p>Si sta, <a href="http://www.storiediapple.it/dischi-filesystem-e-mac-intervista-a-drew-thaler-seconda-parte.html">inoltre</a>, lavorando perché <strong>ZFS diventi, de facto, uno standard comune di filesystem Unix</strong>: è open-source e molti altri sistemi Unix o Unix-like (<em>Solaris, FreeBSD, NetBSD, Linux</em>) lo supportano o stanno lavorando per farlo. Il beneficio di uno standard comune è enorme, perché permetterebbe di lavorare tutti insieme per il miglioramento del futuro dell’informazione (storage). In effetti, sin&#8217;ora non si è mai avuto un file system comune a Windows, Linux e Mac. Infatti, <strong>una delle mancanze più sentite di Mac OS X, parlando di filesystem, è quella del supporto pieno ed ufficiale dell’ext3 di Linux e di NTFS di Microsoft</strong> (dovuto soprattutto agli alti costi in termini di ingegnerizzazione con un ritorno minimo negli investimenti). Chissà se con ZFS le cose cambieranno!</p>
<div align="center"><img style="float:none; clear:both;" src='http://www.levysoft.it/images/p1676_zfs_init.jpg' alt='Inizializzazione disco ZFS' /></div>
<p>Se volessimo dire cosa è lo ZFS, una definizione veloce potrebbe essere <a href="http://blogs.sun.com/danilop/entry/che_cos_%C3%A8_zfs">questa</a>:</p>
<blockquote><p>
ZFS è un nuovo tipo di file system che fornisce una semplice amministrazione, una approccio transazionale, una integrità del dato &#8220;end-to-end&#8221; e una immensa scalabilità (128-bit). ZFS non è un miglioramento &#8220;incrementale&#8221; alla tecnologia esistente, ma è un nuovo approccio alla gestione dei dati creato eliminando alcune assunzioni di base che risalevano a 20 anni fa.</p></blockquote>
<p><strong>Se non avete ancora chiaro il concetto, ecco</strong> le caratteristiche positive e negative del filesystem del futuro:</p>
<p><span id="more-1676"></span></p>
<h5>Il primo file system a 128 bit</h5>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/ZFS">ZFS</a> è l&#8217;unico file system a 128 bit esistente mentre gli attuali file system sono a 32 o a 64 bit: questo significa che è in grado di gestire dischi di dimensioni arbitrariamente grandi. Infatti, potendo fornire uno spazio di 16 miliardi di miliardi (16 Exabyte ovvero 16 miliardi di Gigabyte) di volte la capacità dei file system attuali a 64-bit, i limiti del ZFS sono così ampi da non poter essere mai raggiunti in una qualsiasi operazione pratica. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/ZFS_(file_system)">Bonwick affermò</a> che &#8220;<strong>per riempire un file system a 128 bit non sarebbero bastati tutti i dischi della terra</strong>&#8220;. Addirittura, un utente che volesse creare mille file al secondo, impiegherebbe 9000 anni a raggiungere il limite!<br />
Secondo la legge di Moore, prima o poi, anche questa capacità di immagazzinamento dovrà essere, in via del tutto teorica, raggiunta ma considerando i limiti della fisica quantistica, sui quali si basano i calcoli del capo del progetto di ZFS, l&#8217;energia necessaria per far bollire gli oceani non sarà sufficiente per archiviare così tanti dati!</p>
<h5>Checksum a 64 bit per correggere gli errori automaticamente</h5>
<p>ZFS è l&#8217;unico file system esistente in grado di riconoscere i danni ai documenti, segnalandolo opportunamente. Nel caso si tratti di piccoli difetti, il sistema recupererà le informazioni, ma se sono grandi i dati verranno ripristinati da una copia di riserva.<br />
<strong>Infatti, con ZFS non serve (e non esiste) un &#8220;fsck&#8221; per un ZFS</strong>. Ogni blocco ha un <strong>checksum a 64 bit per prevenire una corruzione silente dei dati ed il dato stesso è riparato in automatico se si trova in un pool in configurazione mirror o RAID</strong>. Se una copia è danneggiata, ZFS se ne accorge e usa un&#8217;altra copia per riparla.</p>
<div align="center"><img style="float:none; clear:both;" src='http://www.levysoft.it/images/p1676_zfs_self_healing.jpg' alt='ZFS Self Healing' /></div>
<p>Con questo è possibile, quindi, affermare che lo stato dei dati è sempre consistente rendendo ZFS il file system più resistente esistente. Infatti, sottoponendo ZFS a <strong>oltre un milione di interruzioni forzate</strong>, come crash di sistema causati dalla perdita di alimentazione dei dischi fissi o dallo scollegamento forzato dal computer ospite, nel tentativo, invano, di causare perdite di dati, <strong>neanche una volta è stata persa l&#8217;integrità dei dati</strong>.</p>
<h5>Compressione dei dati</h5>
<p>ZFS permette di attivare su base file system la <strong>compressione trasparente dei dati</strong>. Oltre a ridurre il consumo di spazio, la <strong>compressione riduce anche il numero di richieste di I/O</strong>. Per questo motivo si è verificato che attivando la compressione con particolari workload si ottiene anche un <strong>beneficio prestazione</strong>.</p>
<h5>La rivoluzione del copy-on-write che starà alla base del futuro Time Machine</h5>
<p>Tutte le operazioni sono transazioni &#8220;copy-on-write&#8221;, in questo <a href="http://blogs.sun.com/danilop/entry/che_cos_%C3%A8_zfs">modo</a> lo stato dei dati su disco è sempre valido, garantendone costantemente la consistenza dei dati ad ogni operazione. Ad esempio, quando è necessaria una modifica ad alcune informazioni già salvate, <strong>i dati non vengono in nessun caso sovrascritti, bensì, ZFS scrive i nuovi dati in un nuovo blocco e solo alla fine vengono modificati i puntatori</strong> (che servono ad indicare su quale posizione fisica viene salvata l&#8217;informazione) e, quindi, completata l&#8217;operazione di scrittura.</p>
<p>L&#8217;adozione del modello transazionale &#8220;copy-on-write&#8221; permette a ZFS di creare rapidamente un <strong>numero illimitato di snapshot (read-only) e cloni (read-write) di un file system</strong>. Infatti, quando ZFS aggiorna dei dati, i blocchi contenenti i vecchi dati, invece di essere eliminati, vengono lasciati dove stanno, creando uno snapshot del file system. <strong>Le funzionalità di backup e restore di ZFS sono basate proprio sugli snapshot</strong>. Ogni snapshot può generare un backup completo, ogni coppia di snapshot può produrre un backup incrementale. I backup incrementali possono essere utilizzati per implementare una architettura di data replication, ad esempio trasmettendo un &#8220;incremento&#8221; ogni 10 secondi.</p>
<p><strong>ZFS è in grado di recuperare uno stato precedente</strong>, (infatti ZFS non sovrascrive i dati nei loro blocchi originari), ovvero sarà possibile chiedere al disco fisso di tornare alla situazione in cui si trovava il giorno prima o il mese prima. Ovviamente, tutte le modifiche apportate nel periodo in esame verranno perse, per cui è da considerarsi una operazione da svolgere con le dovute cautele del caso (ma se si tratta solo di qualche giorno la situazione sarà facilmente recuperabile)</p>
<p>Queste caratteristiche, forse, sarà possibile utilizzarle nelle future versioni di Mac OS X se adotterà ZFS come file system principale aprendo nuove strade e offrire lo spunto per creare nuove funzionalità . <strong>Gli snapshot, ad esempio, potrebbero essere utilizzati per annullare e ripristinare istantaneamente operazioni svolte nel Finder</strong>, mentre <strong>Time Machine potrebbe sfruttare la caratteristica nativa degli snapshot senza dover richiedere, obbligatoriamente, l&#8217;uso di un disco esterno dedicato al backup</strong>.</p>
<p>Inoltre, occorre considerare che, <strong>rispetto al journaling</strong>, proprio del file system HFS+, <strong>il modello copy-on-write rappresenta indubbiamente un passo avanti</strong>: infatti, il journaling mantiene un log con tutte le operazioni svolte dal file system, come in una sorta di diario di bordo, che, quando avviene una interruzione forzata a causa, magari, di un assenza di corrente, viene interrogato per ripristinare la consistenza del file system. L&#8217;approccio usato da ZFS, invece, garantisce sempre e comunque la consistenza.</p>
<h5>Il Pool Storage di ZFS</h5>
<p><strong>ZFS è in grado di usare i dischi con la stessa facilità con cui si espande la memoria RAM, grazie al concetto di Pool di Storage</strong>. Infatti, se fino ad oggi eravamo abituati al massimo a dividere un disco in due o più partizioni o volumi, <strong>con ZFS sarà possibile prendere 2 dischi fissi fisicamente distinti e unirli in un unico volume logico!</strong> In tal modo vedremo un unico volume virtuale ma con la capacità pari alla somma dei due dischi fissi! Caratteristica molto utile se volete aumentare lo spazio dei file di sistema (come per esempio i font) che si trovano solo sul disco fisso principale dove è stato installato Mac OS X.</p>
<div align="center"><img style="float:none; clear:both;" src='http://www.levysoft.it/images/p1676_zfs_pool.gif' alt='ZFS Pool' /></div>
<p>Su unix queste caratteristiche sono all&#8217;ordine del giorno, ma <strong>per gli utenti Windows questo è un sogno proibito</strong>, visto che i file system tradizionali possono risiedere solo su un singolo dispositivo d&#8217;archiviazione e un singolo disco può essere diviso in una o più partizioni con uno o più file system distinti.<br />
L&#8217;approccio di Pool di Storage per ZFS comporta alcuni vantaggi non indifferenti: <strong>innanzitutto, ogni file system può potenzialmente disporre della capacità totale di tutti i dispositivi da cui è composto il pool di storage</strong>. Inoltre, ad ogni file system è possibile assegnare delle quote; ciò significa che, sarà sufficiente aggiungere un dispositivo al pool di storage perché tutti i file system ZFS che poggiano su di esso ne traggano beneficio.<br />
<strong>Un altro vantaggio riguarda la banda</strong>: siccome vengono usati contemporaneamente tutti i dischi del pool di storage, la banda è, inevitabilmente, la <strong>somma delle bande dei vari dispositivi</strong>. In tal modo, <strong>aggiungendo un disco al pool di aumenta automaticamente la banda di lettura/scrittura di tutti i file system ZFS che poggiano sul pool di storage</strong> in questione.</p>
<h5>Striping e Mirroring</h5>
<p>Un altra caratteristica propria dei sistemi UNIX e che anche ZFS supporterà è che, se inserite due dischi fissi e li usate contemporaneamente, ZFS registrerà automaticamente i dati parte sul primo e parte sul secondo hard disk: in questo caso parliamo di <strong>STRIPING</strong> e serve a <strong>massimizzare le prestazioni del sistema, raddoppiando la velocità di lettura e scrittura sul disco fisso</strong> (che notoriamente è la fase più lenta che un SO deve affrontare). Inoltre <strong>permette di limitare le perdite dei dati in caso di rottura fisica di un disco</strong>.</p>
<p>Allo stesso modo, è possibile realizzare un <strong>sistema protetto o ridondante: basterà registrare i medesimi dati su entrambi i dischi fissi in modalità parallela</strong>: in questo caso è lecito parlare di <strong>MIRRORING</strong>. Ovviamente lo spazio a disposizione per i file sarà la metà della somma delle capacità dei due (o più) dischi fissi, ma qualsiasi guasto fisico di un hard disk non comprometterà il sistema dato che non avverrà alcuna perdita di dati.</p>
<h5>Svantaggi nell&#8217;adozione di ZFS</h5>
<p>Gli svantaggi nell&#8217;adozione di ZFS come file system per la propria piattaforma sono pochi, ma è bene analizzarli, perchè, anche se penso sia a causa della giovane età di questo file system, credo che possano essere vincolati per molti:</p>
<ul>
<li>Ad<strong> oggi lo ZFS è utilizzabile solo come sistema di memorizzazione dei documenti e non come disco di avvio</strong>, per il quale esiste il file system HFS.</li>
<li>Lo <strong>ZFS non è predisposto per la crittografia</strong> come è invece prevista per gli altri file system.</li>
<li>Lo <strong>ZFS è usabile solo su dischi rigidi con partizionamento GUID</strong> e non sui dischi analizzati con la tabella partizioni Apple, come si usava fare abitualmente sui Mac a processori PowerPC.</li>
</ul>
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		<slash:comments>4</slash:comments>
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		<item>
		<title>Windows Vista preoccupa i professionisti dell&#8217;It e il 44% sta considerando alternative e Mac OS X è la prima fra tutte</title>
		<link>http://www.levysoft.it/archivio/2007/11/27/windows-vista-preoccupa-i-professionisti-dellit-e-il-44-sta-considerando-alternative-e-mac-os-x-e-la-prima-fra-tutte/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Nov 2007 09:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo è uno dei motivi per cui sono passato a Mac: volevo un sistema sicuro e stabile. E con grande sorpresa scopro che la maggior parte dei professionisti dell’Information Technology la pensano allo stesso modo. Infatti, Computerworld Uk riporta una ricerca commissionata da Kace e condotta negli USA da King Research sui professionisti dell&#8217;IT e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo è uno dei motivi per cui sono passato a Mac: <strong>volevo un sistema sicuro e stabile</strong>. E con grande sorpresa scopro che <strong>la maggior parte dei professionisti dell’Information Technology la pensano allo stesso modo</strong>. <a href="http://www.macworld.it/showPage.php?template=notizie&#038;id=13669">Infatti</a>, Computerworld Uk riporta una ricerca commissionata da <a href="http://www.kace.com/">Kace</a> e condotta negli USA da <a href="http://www.kingresearch.com/">King Research</a> sui professionisti dell&#8217;IT e i suoi risultati, sono decisamente lusinghieri per Apple (<a href="http://www.kace.com/pdf/index_vista_survey.php">qui</a> trovate il pdf scaricabile della ricerca commissionata da Kace).<br />
Su 961 professionisti intervistati, infatti, ben <strong>il 90% ha dichiarato di essere preoccupati della migrazione a Vista</strong> e il 53% degli intervistati ha inoltre riferito che il passaggio a Vista non rientra nelle proprie prospettive.<br />
Addirittura <strong>il 44% degli intervistati ha affermato di considerare la migrazione a un altro sistema operativo</strong>. Tra questi, il <strong>28% pensa a Mac OS X</strong>, il 25 percento a Red Hat Linux, il 18% a Suse Linux e un altro 18% a Ubuntu Linux. <strong>Interessante l’affermazione di Mac OS X in un mondo, quello business, tradizionalmente refrattario sui grandi numeri alle proposte di Apple</strong>.</p>
<p>Diane Hagglund di King Research ha dichiarato:</p>
<blockquote><p>Uno dei principali motivi di preoccupazione, è la stabilità del sistema. <strong>La stabilità in generale è citata frequentemente dagli intervistati</strong>, così come la compatibilità del software professionale che deve girare su Vista.<br />
<strong>Anche il costo del sistema operativo è stato citato</strong> da alcuni intervistati come un problema.
</p></blockquote>
<p><img src="http://static.flickr.com/1186/551564329_6e29ea9ff3_m.jpg" alt="Leopard" /> Il costo di una copia Business di Vista, raggiunge i 299$, a cui vanno aggiunti 269$ dollari per ogni licenza addizionale.<br />
Probabilmente anche per questo motivo <strong>Mac OSX Leopard</strong> (disponibile volendo anche in versione server con infinite licenze client a 999$) è la <strong>principale alternativa indicata dagli intervistati intenzionati a non installare assolutamente il nuovo sistema di Bill Gates</strong>, seguito a poca distanza percentuale da Red Hat Linux e da altre distribuzioni del pinguino open-source.</p>
<p><strong>La virtualizzazione di altri sistemi operativi è un altro punto chiave che ha fatto guadagnare punti a Mac OS X</strong> fra gli intervistati, mentre le difficoltà maggiori per chi decidesse di eseguire il fatidico <strong>switching</strong>, sono principalmente legate alle abitudini di utilizzo e di gestione da parte degli utenti e dei manager, che, provenendo da un ambiente Windows, <strong>temono di dover re-imparare troppe procedure</strong>.</p>
<p><a href="http://www.theapplelounge.com/microsoft/i-professionisti-dellit-scelgono-mac-e-linux/">Dato</a> che l’inchiesta è stata condotta su un campione relativamente ristretto non può essere una indicazione insufficiente per poter parlare di inversioni di tendenza o cambiamenti decisivi. Tuttavia <strong>il dato non deve passare inosservato visto che proprio l’ambito professionale è il campo in cui Windows ha sempre giocato in casa</strong>. Anche una ricerca ristretta come questa mette quindi in luce alcuni indizi di un possibile cambiamento delle dinamiche all’interno delle grandi compagnie. Un cambiamento che fino a qualche anno fa (età dell’oro di Win XP SP2) non sarebbe stato minimamente ipotizzabile.</p>
<p><span class="photocredit"><em>Attribution Image CC: <a href="http://www.flickr.com/photos/7385557@N03/551564329" target="blank">Apple Mac OS X Leopard Wallpaper</a></em></span></p>
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		<title>Tutto quello che avreste voluto sapere di Android, la nuova piattaforma Linux per dispositivi mobili made in Google</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Nov 2007 10:46:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A dispetto di tutte le previsioni e i rumors che da un anno a questa parte stavano circolando in rete, Google si affaccerà sul mercato della telefonia mobile ma non producendo un proprio cellulare evoluto sul modello dell&#8217;iPhone (il famoso googlefonino), bensì lanciando una nuova e rivoluzionaria piattaforma software per dispositivi mobili che permetterà agli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.openhandsetalliance.com/images/android.gif" alt="" />A dispetto di tutte le previsioni e i rumors che da un anno a questa parte stavano circolando in rete, Google si affaccerà sul mercato della telefonia mobile ma non producendo un proprio cellulare evoluto sul modello dell&#8217;iPhone (il famoso googlefonino), bensì lanciando una <strong>nuova e rivoluzionaria piattaforma software per dispositivi mobili </strong>che permetterà agli utenti di navigare &#8220;on the road&#8221; come se si trovassero a casa: nome in codice &#8220;<strong>Android</strong>&#8220;. A dare la smentita ufficiale ci ha pensato lo stesso Google che <a href="http://googleblog.blogspot.com/2007/11/wheres-my-gphone.html">attraverso il blog ufficiale</a> ha presentato al mondo Android: un  <strong>annuncio che è molto più ambizioso di ogni singolo &#8220;Google Phone&#8221; </strong>sul quale si è speculato nelle scorse settimane poiché <strong>questa potente piattaforma sarà la struttura di migliaia di modelli di telefoni diversi.</strong></p>
<h5>I requisiti minimi</h5>
<p>Google ha chiesto ai costruttori che vorranno adottare Android dei requisiti tecnici minimi. <strong>I &#8220;Gphone&#8221; dovranno essere dotati di videocamera, tecnologia Wi-Fi </strong>(che permetterà l&#8217;accesso ad internet attraverso le reti senza fili), <strong>compatibilità con lo standard di trasmissione dati 3G (UMTS) e sistema di rilevazione satellitare (GPS).</strong> Caratteristiche che ormai iniziano ad essere disponibili in quasi tutti gli smartphone di fascia media, e che presto, probabilmente, diventeranno abbastanza economiche da essere diffuse su tutti i cellulari.</p>
<h5>Le caratteristiche di Android</h5>
<p><img src="http://www.openhandsetalliance.com/images/android_robot.gif" alt="" /> La nuova piattaforma <strong>Android si baserà sul sistema operativo open source Linux</strong> (che verrà probabilmente <a href="http://www.openhandsetalliance.com/android_faq.html"><strong>rilasciata sotto licenza Apache Versione 2.0</strong></a>) e sul <strong>linguaggio Java</strong> e sarà disponibile negli Stati Uniti e in Europa dalla <strong>seconda metà del 2008</strong>.<br />
Questa scelta garantirebbe una reale apertura verso le applicazioni prodotte da terzi e che <strong>proietterebbe il Pinguino in prima linea nella guerra per la conquista del mobile</strong> e al contempo confermerebbe l&#8217;intenzione di Google di essere protagonista dell’Internet mobile.</p>
<p><strong>Android integrerà un&#8217;interfaccia personalizzabile</strong>, un servizio di messaggeria e tutte le applicazioni attualmente fornite da Google, come <strong>Google Earth, Google Maps e la suite office di Google</strong>. Lo scopo è quello, ambizioso a dir poco, di <strong>trasformare qualsiasi smartphone</strong> dotato delle caratteristiche necessarie <strong>in un vero e proprio mini-computer</strong>, in grado di svolgere tutte &#8211; o quasi &#8211; le funzioni normalmente svolte dal pc di casa, rendendo l&#8217;esperienza &#8220;<strong>desktop-like</strong>&#8220;.</p>
<h5>SDK per Android che semplifica lo sviluppo di applicazioni per cellulari</h5>
<p><img src="http://www.openhandsetalliance.com/images/oha_main_rgb_thumb.gif" alt="" /> Google, inoltre, ha annunciato che <strong>distribuirà anche un tool di sviluppo</strong> per permettere alle terze parti di creare velocemente e semplicemente delle applicazioni per il sistema operativo compatibile con ogni telefonino che monti Android. Per <a href="http://www.ossblog.it/post/3417/google-annuncia-android-il-sistema-operativo-aperto-per-cellulari">ora</a> non si può mettere le mani su nulla ma l’attesa finirà il <strong>12 Novembre, data in cui verrà rilasciata al pubblico una preview dell’Android Software Development Kit (SDK)</strong>.</p>
<p>La piattaforma Android <a href="http://www.macworld.it/showPage.php?template=notizie&#038;id=13540">dovrebbe</a> <strong>semplificare lo sviluppo di cellulari e applicazioni mobili</strong> perché è una piattaforma integrata che comprende un sistema operativo, un middleware, un’interfaccia utente e alcune applicazioni. <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&#038;ID_articolo=3411&#038;ID_sezione=38&#038;sezione=News">Con</a> l&#8217;<a href="http://www.openhandsetalliance.com/developers.html">Android SDK</a> <strong>i produttori di dispositivi di telefonia mobile e gli operatori wireless saranno liberi di personalizzare Android</strong> per portare sul mercato prodotti nuovi ed innovativi più rapidamente ed a costi inferiori. Gli sviluppatori potranno accedere alle capacità dei dispositivi di telefonia mobile ed agli strumenti che permetteranno loro di realizzare applicazioni più innovative e <strong>maggiormente user-friendly</strong>, portando il modello dello sviluppatore Internet anche nel mercato della telefonia mobile.</p>
<h5>La grande alleanza e i grandi assenti</h5>
<p>Insomma, Mountain View spera di gettare le basi per <strong>un&#8217;architettura comune ma non proprietaria</strong>, un vero e proprio &#8220;<strong>open standard</strong>&#8220;. A sostenere il progetto ci sarà <strong>un&#8217;alleanza di 34 differenti grandi società tra produttori e operatori</strong>, la <strong><a href="http://www.openhandsetalliance.com/android_overview.html">Open Handset Alliance (OHA)</a></strong>, ciascuna delle quali porterà un contributo al progetto di innovazione.<br />
E&#8217; già sicura la <a href="http://www.openhandsetalliance.com/oha_members.html">partecipazione</a> di <em>Samsung, Motorola, Lg, Htc, Intel, Qualcomm, Broadcom, e Texas Instrument</em> fra i costruttori di hardware e <em>Sprint Nextel, T-Mobile, Kddi, Ntt DoCoMo e Tim Telecom Italia</em> fra i carrier telefonici.</p>
<p><strong>Ma tra i grandi assenti ci sono anche nomi di peso, come i colossi Nokia e Sony-Ericsson e la neofita Apple</strong>. Se per Nokia il fatto si potrebbe giustificare perché è una delle più grandi sostenitrici di Symbian, per Apple l&#8217;aspetto interessante è che, <em>nonostante il Ceo principale promotore dell&#8217;alleanza, Google, fa parte del consiglio di amministrazione di Apple, le strategie di Cupertino non sembrano lontanamente compatibili con gli scopi finali del patto</em>.</p>
<p>Il fine ultimo dell’<a href="http://www.openhandsetalliance.com/">Alleanza</a> è quello di generare innovazione per i dispositivi cellulari e dare ai consumatori una user experience di gran lunga migliore di quella oggi riscontrabile nelle piattaforme mobili.<br />
Con quasi 3 miliardi di utenti nel mondo, il cellulare è diventato un mezzo di comunicazione personale e onnipresente. <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&#038;ID_articolo=3411&#038;ID_sezione=38&#038;sezione=News">Tuttavia</a>, <strong>la mancanza di sforzo collaborativo è sempre stata un ostacolo per gli sviluppatori</strong>, gli operatori mobili e i produttori di apparecchi mobili, nel rispondere il più velocemente possibile ai sempre mutevoli bisogni dei consumatori finali. <strong>Attraverso Android, ora potranno posizionarsi in maniera migliore per portare sul mercato prodotti innovativi più velocemente e con costi minori</strong>. Il risultato finale sarà una piattaforma senza precedenti, che consentirà ai produttori di telefonia mobile di fornire ai propri utenti una esperienza di utilizzo del dispositivo molto migliore.</p>
<h5>Windows Mobile, Symbian e Mac OS X Mobile: i rivali di Android</h5>
<p><a href="http://www.repubblica.it/2007/05/sezioni/scienza_e_tecnologia/google6/android/android.html">Così</a> dopo <a href="http://www.microsoft.com/italy/windowsmobile/default.mspx">Windows Mobile</a>, <a href="http://www.symbian.com/">Symbian</a>, Mac OS X Mobile e <a href="http://www.openmoko.org/">OpenMoko</a>, nasce una nuova stella nel cielo della telefonia mobile. <strong>Tra i rivali più temibili senz&#8217;altro è da citare il Mac Os X di Apple</strong>, ormai di serie su tutti i prodotti di Cupertino, dall&#8217;iPhone all&#8217;Apple Tv, passando per i nuovi iPod e i computer della mela. Ma è <strong>Symbian l&#8217;ostacolo più impegnativo alla conquista del mercato mobile </strong>da parte di Google. Attualmente, infatti, <strong>il 59% dei cellulari &#8220;intelligenti&#8221; monta il sistema operativo mobile Symbian, leader del mercato mondiale</strong>. Un sistema altamente specializzato che può contare su circa 74 milioni di utilizzatori in tutto il mondo. Mentre gli utenti di una versione &#8220;mobile&#8221; di Linux &#8211; sul quale sarà basato il G-System &#8211; sono per adesso solo 13 milioni. Su numeri simili si attesta anche la base di mercato di Windows Mobile. Che, però, ha alle spalle Microsoft, in assoluto il player più importante e ricco dell&#8217;informatica.</p>
<h5>Chi c&#8217;è dietro a Android?</h5>
<p>Sembra infatti che nel 2005 Google <a href="http://www.news.com/I%2C-robot-The-man-behind-the-Google-Phone/2100-1041_3-6216908.html?tag=nefd.top">acquisì un&#8217;azienda di software per cellulari che si chiamava Android</a>, alla cui guida stava Andy Rubin, un brillante ingegnere-imprenditore di 44 anni che ora è direttore delle piattoforme mobili di Google.</p>
<h5>Se Android sarà gratuito come ci guadagnerà Google?</h5>
<p>Come conferma la licenza Apache Versione 2.0, <strong>Google ha intenzione di distribuire gratuitamente il sistema ai produttori. Un risparmio che probabilmente verrà avvertito anche dagli utenti finali</strong>, nella speranza di rendere low-cost gli smart-phone.<br />
Con <a href="http://www.visionpost.it/index.asp?C=3&#038;I=2599">questa</a> mossa Google vuole imprimere un&#8217;accelerazione al mondo dell&#8217;internet mobile, contrastando la frammentazione e i giardini recintati che l&#8217;hanno caratterizzato fino ad oggi, e rendendo l&#8217;esperienza dell&#8217;utente più simile a quella che avviene attualmente col web. Colm<strong>are il gap tra cellulari e internet significa infatti, per l&#8217;azienda di Mountain View, far crescere i ricavi pubblicitari provenienti dai servizi consultabili via telefonini. Che nel mondo sono ormai più di miliardo e continuano a crescere</strong>.</p>
<h5>Considerazioni finali</h5>
<blockquote><p>&#8220;Android mostrerà a milioni di utenti il vero potenziale della tecnologia mobile, che finora non è stato sfruttato appieno. Cambieremo il modo in cui le persone condividono le informazioni. Per sempre&#8221;. </p></blockquote>
<p>Speriamo <a href="http://www.mobileblog.it/post/3628/il-google-phone-sara-una-piattaforma-non-un-telefono">comunque</a> non sia vera la frase riportata dal NYT che dice “Google’s agenda is to disaggregate carriers” (che può essere interpretata come “Una delle volontà di Google è distruggere gli operatori”). Staremo a vedere ma nell’attesa date un’occhiata al <a href="http://www.youtube.com/watch?v=U6x0zZsqI3s">video introduttivo ad Android</a> realizzato dagli stessi sviluppatori che lavorano a questo progetto:</p>
<div align="center">
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