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	<title>Levysoft &#187; Linguaggi</title>
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		<title>Come nascono le parole italiane: perplimere</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Sep 2011 10:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stavo navigando qua e la su dei siti, quando mi imbatto nella seguente frase: &#8220;Egregio, cosa la perplime?&#8220;. Perplimere&#8230; mai sentita come parola anche se poi avevo comunque colto il significato che doveva avvicinarsi a &#8220;Egregio, cosa la rende perplesso?&#8221;. Ma quel perplimere era curioso, affascinante e inspiegabilmente sembrava funzionare meglio. Allora mi documento ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stavo navigando qua e la su dei siti, quando mi <a href="http://www.duechiacchiere.it/3557/tophost-svela-i-nuovi-pacchetti-della-sua-offerta">imbatto</a> nella seguente frase: &#8220;<em>Egregio, cosa la perplime?</em>&#8220;. Perplimere&#8230; mai sentita come parola anche se poi avevo comunque colto il significato che doveva avvicinarsi a &#8220;Egregio, cosa la rende perplesso?&#8221;. <strong>Ma quel perplimere era curioso, affascinante e inspiegabilmente sembrava funzionare meglio</strong>. Allora mi documento ed ecco che la solita Accademia della Crusca mi <a href="http://www.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=4409&#038;ctg_id=44">svela</a> l&#8217;arcano.</p>
<blockquote><p> Il verbo <strong>perplimere</strong> significa “<strong>essere perplesso</strong>” o “<strong>rendere perplesso</strong>”, ed è entrato nella nostra lingua in un passato recente, ma con un percorso particolare che ne ha limitato l’ambito d’uso e che ne ha pertanto impedito, almeno per ora, l’ingresso nei vocabolari di lingua italiana (nei quali non è attualmente registrato).</p>
<p><strong>L’impiego del verbo perplimere è dovuto alla prosa creativa del comico Corrado Guzzanti</strong>, che lo ha lanciato nei primissimi anni Novanta, nella trasmissione televisiva “Avanzi”. La parola venne inserita in uno dei dialoghi fra il personaggio Rokko Smitherson e Serena Dandini, ed ebbe talmente successo che fu più volte riutilizzata nella trasmissione, con ricchi esempi nella coniugazione (perplimere, perplimo, perplimete, perplèi, perplime[re]) e nelle varianti (perplerre).</p>
<p>Molte furono le parole inventate da Rokko Smitherson (regista romano di “filmaggi de’ paura”), un personaggio che basava la sua comicità satirica proprio sui giochi di parole e su neoconiazioni allusive (sospensionismo, su astensionismo; antiproibizionale, su antiproibizionista; sopravvolare, su sorvolare; cartone animale, su cartone animato; psicoanale, su psicoanalista; ecc.). <strong>Fra le molte innovazioni linguistiche perplimere attecchì più facilmente nella lingua comune a causa della sua perfetta adeguatezza morfologica</strong>, che tra l’altro <strong>colma anche una lacuna lessicale della nostra lingua</strong>: il verbo è infatti <strong>spontaneamente riconducibile dai parlanti italiani al participio passato perplesso</strong> (sulla base di verbi come comprimere / compresso; sopprimere / soppresso, ecc.); e del resto manca in italiano un verbo che renda in modo sintetico l’azione dell’essere o del rendere perplessi, per cui il neologismo si incunea perfettamente nel nostro sistema linguistico.</p>
<p><strong>Probabilmente per questa sua funzionalità nel coprire un vuoto morfologico e semantico</strong> (che l’italiano eredita dal latino), <strong>sulla scia della trasmissione la parola ebbe una notevole e crescente  fortuna, seppure in contesti informali e per lo più in accezione ironica</strong>; e, del resto, <strong>nonostante l’origine peculiare, perplimere ha resistito a lungo nella nostra lingua, tanto che recentemente se ne è persa anche la sfumatura ironica</strong>, come emerge dai quesiti e dalle segnalazioni di neologismo giunti alla nostra redazione.
 </p></blockquote>
<p>Ci sono molte parole o frasi che i comici lanciano e rimangono nell&#8217;aria per parecchi anni, ripetute da sempre più persone, fino a dimenticarne l&#8217;origine (quante espressioni mio padre usava che poi scoprire essere frasi di Carosello o di qualche comico dell&#8217;epoca), ma <strong>non mi ero mai imbattuto in un neologismo che riesce a coprire un vuoto morfologico e semantico dell&#8217;italiano</strong> tanto da essere accettato nella lingua italiana, a dimostrazione che <strong>la nostra lingua è ancora viva e in continua evoluzione</strong>.</p>
<h5>Il caso nel corso dell&#8217;evoluzione della lingua</h5>
<p><img src='http://www.levysoft.it/images/p2100_italiano.gif' alt='Lingua Italiana' /> Per illustrarvi come <strong>la lingua italiana sia in continua evoluzione e che è nella forma attuale, solo per tutta una serie di coincidenze</strong>, farò un excursus e vi racconterò di una lezione universitaria sui dialetti che seguii tempo fa.</p>
<p>Nell&#8217;Italia antica si parlava il latino, ma il latino parlato era molto diverso da quello letterario oltre ad essere molto diverso regione per regione, poiché <strong>i vari popoli sottomessi dai Romani parlavano il latino con elementi fonetici e lessicali propri delle loro lingue originali</strong>. Dopo la fine dell&#8217;Impero Romano, venendo a mancare un centro politico che diffondesse un modello di lingua uguale per tutti, le differenze tra i vari latini regionali crebbero sempre più, poiché è nella natura delle lingue evolvere spontaneamente. Il risultato fu una <strong>grande frammentazione linguistica</strong>: <strong>così dai latini regionali nacquero i volgari, cioè i dialetti del latino parlati nelle varie città</strong>, mentre nella scrittura ancora si continuava ad usare il latino, e questa situazione si potrasse per diversi secoli.</p>
<p>Verso il XIII secolo alcuni autori iniziarono a scrivere versi d&#8217;amore nei propri volgari. <strong>Il primo volgare usato per la scrittura</strong> di versi fu il <strong>sicialiano</strong> e quindi fu la volta del volgare <strong>fiorentino</strong>. Ma fu solo grazie alla <strong>enorme fama di autori fiorentini come Dante Alighieri, che anche autori non toscani iniziarono a scrivere non più solo in latino, ma anche in fiorentino</strong>, fino a farla diventare la <strong>lingua dei letterati di tutta Italia</strong>, anche se nella vita quotidiana <strong>tutti continuavano a parlare solamente i volgari locali</strong> (chiamati poi dialetti). La cosa curiosa è che<strong> i dialetti italiani che ancora oggi conosciamo e usiamo non sono dall&#8217;italiano</strong> (che è venuto dopo, poiché è nato da uno di questi dialetti, il fiorentino) <strong>ma direttamente dal latino</strong> attraverso un processo durato ormai duemila anni. I dialetti nati prima della lingua nazionale (come il napoletano, il genovese, il veneziano, il siciliano, etc) sono, infatti, detti <strong>dialetti primari</strong>.</p>
<p>Questi dialetti primari hanno continuato ad essere l&#8217;unica forma di lingua parlata ancora molti secoli dopo Dante. Per esempio, <strong>nell&#8217;800, anche se oramai si scriveva solo in italiano</strong> e il latino era del tutto sparito dall&#8217;uso, tranne che per pochi esperimenti letterari e nella Chiesa, <strong>tutti parlavano nella vita quotidiana sempre e solo in dialetto</strong>.<br />
L&#8217;esempio più significativo è quello di <strong>Alessandro Manzoni</strong>, autore di opere italiane considerate punto di riferimento fondamentale per la storia della lingua italiana, <strong>non parlava italiano perché nessuno lo faceva, tranne naturalmente in Toscana</strong>. Infatti, <strong>Manzoni era un aristocratico milanese e nella sua vita quotidiana e familiare, alternava il dialetto milanese con la lingua francese, che all&#8217;epoca era la lingua dell&#8217;aristocrazia</strong>. <strong>La lingua italiana al di fuori della Toscana era sempre e solo scritta</strong>. Sarà solo a partire dal 1860, con l&#8217;Unità di Italia, l&#8217;istruzione obbligatoria, le migrazioni, le esperienze militari e, successivamente, la diffusione dei media, che gradualmente l&#8217;Italiano divenne anche la lingua parlata.</p>
<p>Insomma, se non fosse per autori fiorentini come il sommo Dante, forse <strong>oggi l&#8217;italiano avrebbe potuto assomigliare molto di più al siciliano</strong> (furono per primi gli autori sicialiani a scrivere nel loro volgare) che al fiorentino. Oppure, <strong>Manzoni avrebbe potuto scrivere &#8220;I Promessi Sposi&#8221; in sicialiano, o magari, in milanese o francese</strong>!
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		<title>Sviluppo di Applicazioni per iOS: videocorso della Università di Pisa disponibile gratuitamente su iTunesU</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jun 2011 15:06:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel periodo dall’8 Marzo al 19 Aprile 2011, al Dipartimento di Informatica dell&#8217;Università di Pisa, in collaborazione con Apple Italia e Data Port, si è tenuto un corso di “Sviluppo di Applicazioni per iOS” (tutti i Martedì,Giovedì e Venerdì dalle ore 16.00 alle ore 18.00), rivolto principalmente a tutti gli studenti di informatica ed ingegneria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel periodo dall’8 Marzo al 19 Aprile 2011, al <a href="http://www.unipi.it/studenti/news/archivio/febbraio/app.htm_cvt.htm">Dipartimento di Informatica</a> dell&#8217;Università di Pisa, in collaborazione con Apple Italia e Data Port, si è tenuto un corso di “<strong><a href="http://iu.di.unipi.it/iApp/">Sviluppo di Applicazioni per iOS</a></strong>” (tutti i Martedì,Giovedì e Venerdì dalle ore 16.00 alle ore 18.00), rivolto principalmente a tutti gli studenti di informatica ed ingegneria informatica. La notizia è che, da qualche giorno, <a href="http://itunes.apple.com/itunes-u/corso-ios/id434824250">tutto il </a>corso è <strong>disponibile anche nella sezione iTunesU</strong>, della stessa Università di Pisa. Potete scaricare, ovviamente <strong>gratuitamente</strong>, tutto il materiale (<strong>Audio, Video HD, Video SD e PDF</strong>) da questo <a href="http://itunes.apple.com/itunes-u/corso-ios/id434824250">link</a>.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2098_corso_ios_itunesu.jpg' alt='Corso iOS su iTunesU' /></div>
<p>Il corso tratta gli aspetti metodologici e gli strumenti per lo sviluppo di applicazioni per dispositivi mobili iOS (iPhone, iPad, iPod Touch), incluse le <strong>nuove modalità di interazione basate su tecnologie multi-touch</strong>. In particolare:</p>
<ul>
<li><strong>progettazione object-oriented</strong> secondo il paradigma model-view-controller (MVC);</li>
<li>il linguaggio <strong>Objective-C</strong>;</li>
<li>gli strumenti di sviluppo per iOS su Mac OS X (<strong>iOS SDK</strong>);</li>
<li><strong>persistenza dei dati, gestione dei sensori, geo-localizzazione, servizi di networking</strong>;</li>
<li>presentazione di <strong>buone pratiche di programmazione</strong>.</li>
</ul>
<p>Questa <strong>è la prima volta che un corso di programmazione iOS è disponibile in Italiano e reso accessibile a tutti gratuitamente</strong>. Se, quindi, avete intenzione di approfondire la la programmazione per dispositivi iPhone/iPad, allora non potete lasciarvi sfuggire questa opportunità.
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		<title>Google Translate ora è più completo</title>
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		<pubDate>Mon, 19 May 2008 14:21:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non so quanti di voi hanno mai avuto la necessità di tradurre in italiano con Google Translate un sito scritto in una lingua che non fosse l&#8217;inglese: fino a qualche tempo fa non era possibile e tutte le traduzioni dovevano essere ricondotte prima alla lingua inglese e, poi, eventualmente si poteva ritradurre il tutto dall&#8217;inglese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non so quanti di voi hanno mai avuto la necessità di tradurre in italiano con <a href="http://translate.google.com/translate_t">Google Translate</a> un sito scritto in una lingua che non fosse l&#8217;inglese: fino a qualche tempo fa non era possibile e <strong>tutte le traduzioni dovevano essere ricondotte prima alla lingua inglese</strong> e, poi, eventualmente si poteva ritradurre il tutto dall&#8217;inglese all&#8217;italiano. Non c&#8217;è bisogno che vi dica che il risultato era sempre scadente poiché le informazioni contenute si degradavano: il principio, infatti è quello, discusso più volte su questo sito, dell&#8217;<a href="http://www.levysoft.it/archivio/2005/04/20/entropia-delle-traduzioni/"><strong>entropia delle traduzioni</strong></a> (altri spunti di riflessione li trovate anche <a href="http://www.levysoft.it/archivio/2005/05/09/il-manoscritto-voynich-e-lentropia-linguistica/">qui</a> e <a href="http://www.levysoft.it/archivio/2005/08/19/entropia-delle-traduzioni-3-la-vendetta-dei-sith/">qui</a>).</p>
<p>Ebbene, <a href="http://www.downloadblog.it/post/6689/google-translate-si-arricchisce-di-nuove-lingue">finalmente</a>,  <a href="http://translate.google.com/translate_t">Google Translate</a>, il servizio di Google che permette di tradurre parole o intere porzioni di testo da una lingua all’altra, oltre ad avere aggiunto altre dieci nuove lingue ( per cui gli idiomi disponibili diventano 23), è <strong>possibile tradurre da una qualsiasi delle 23 lingue in un’altra, con tutte le combinazioni possibili</strong>, divenendo di fatto il <strong>traduttore online gratuito più completo</strong>. Così ora, se vi va, sarà possibile tradurre un testo italiano in cinese, e uno norvegese in croato!</p>
<p>Infatti le lingue disponibili per le traduzioni sono: <em>Inglese, Arabico, Bulgaro, Cinese, Croato, Ceco, Danese, Tedesco, Finlandese, Francia, Olandese, Greco, Hindi, Italiano, Giapponese, Coreano, Norvegese, Polacco, Portoghese, Rumeno, Russo, Spagnolo, Svedese</em>.</p>
<p>Cosa non da poco per tutti i programmatori, è l&#8217;introduzione delle nuove <a href="http://googleajaxsearchapi.blogspot.com/2008/03/introducing-ajax-language-api-tools-for.html"><strong>Google AJAX Translation API</strong></a>, con cui sarà possibile <a href="http://code.google.com/apis/ajaxlanguage/documentation/reference.html#LangNameArray">interfacciare</a> le nostre applicazioni web 2.0 con il servizio di traduzione di Google.<br />
Se volete approfondire l&#8217;argomento, vi consiglio di leggere, oltre che la <a href="http://code.google.com/apis/ajaxlanguage/documentation/">Developer&#8217;s Guide di Google</a> con i relativi <a href="http://code.google.com/apis/ajaxlanguage/documentation/#Examples">esempi esplicativi</a>, anche questa interessante guida: <a href="http://www.undolog.com/2008/05/13/google-ajax-language-api-tutorial-sul-funzionamento/">Google AJAX Language API: tutorial sul funzionamento</a>.</p>
<p><a href="http://googleblog.blogspot.com/2008/05/google-translate-adds-10-new-languages.html">Infine</a>, nel caso non sappiate che lingua avete davanti, <strong>Google ha aggiunto anche una funzione, chiamata “<a href="http://translate.google.com/translate_t?sl=auto&#038;tl=en">detect language</a>”</strong>, in grado di “capire” in automatico, incollata una porzione di testo, di che lingua si tratti.
<p class="akst_link"><a href="http://www.levysoft.it/?p=1802&amp;akst_action=share-this"  title="Invia il post via mail o salvalo in uno dei servizi di bookmarking sociale..." id="akst_link_1802" class="akst_share_link" rel="nofollow">Condividi</a></p>
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		<title>Le ricerche diacritiche e case insensitive dei motori di ricerca: cosa sono i segni diacritici e come non vengono usati correttamente nella lingua italiana</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Mar 2008 15:32:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non ci si pensa molto spesso ma, dovete sapere, che le ricerche che quotidianamente fate sui motori di ricerca, per ottenere dei buoni risultati, devono corrispondere a dei criteri ben precisi di universalità del contesto. Quindi, oltre ad essere case insensitive, ovvero insensibili alla differenza tra lettere minuscole e maiuscole (quando cerco &#8220;Antonio&#8221; verranno trovate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non ci si pensa molto spesso ma, dovete sapere, che le ricerche che quotidianamente fate sui motori di ricerca, per ottenere dei buoni risultati, devono corrispondere a dei criteri ben precisi di universalità del contesto. Quindi, oltre ad essere <strong>case insensitive</strong>, ovvero <strong>insensibili alla differenza tra lettere minuscole e maiuscole</strong> (quando cerco &#8220;<em>Antonio</em>&#8221; verranno trovate anche le corrispondenze &#8220;<em>antonio</em>&#8221; e &#8220;<em>ANTONIO</em>&#8220;), lo sono anche ai <strong>segni diacritici</strong>, ovvero sono <strong>insensibili alle lettere accentate</strong>.<br />
Ad esempio, se si digita &#8220;<em>università</em>&#8221; con accento finale o &#8220;<em>universita</em>&#8221; senza accento finale, si ottiene sempre lo stesso risultato. Ma il bello è che otterrei gli stessi risultati se cercassi anche la parola: <em>ùnìvèrsita</em>. Analogamente accade se viene cercato &#8220;<em>Casa</em>&#8220;, poiché troveremo anche i termini &#8220;<em>casà</em>&#8221; e &#8220;<em>çàsà</em>&#8220;.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p1765_diacritical.gif' alt='Segni diacritici' /></div>
<h5>Cosa sono i segni diacritici?</h5>
<p>Per chi non lo sapesse, un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Segno_diacritico<br />
"><strong>segno diacritico</strong></a>, è un <strong>segno aggiunto ad una lettera per modificarne la pronuncia o per distinguere il significato di parole simili</strong> e compaiono generalmente al di sopra o al di sotto della lettera cui si riferiscono. Il principale uso dei segni diacritici è modificare il suono di una lettera, ma vi si fa ricorso anche in senso più generale per cambiare il valore grammaticale e il significato di una parola (ad esempio, in italiano l&#8217;articolo e pronome <em>la</em> rispetto all&#8217;avverbio <em>là</em>: la pronuncia è la stessa).<br />
Tra i segni diacritici, troviamo quelli più comuni per la lingua italiana (<em>à è é ì ò ù -</em>) e quelli meno comuni (<em>ç, §, ê, ï, ô, Ø</em>). Fra i segni diacritici i più diffusi sono l&#8217;accento acuto ( ´ ), grave ( ` ) e circonflesso ( ˆ ); il segno di vocale lunga ( ¯ ); il segno di breve ( ˘ ); la dieresi o Umlaut ( ¨ ); la cediglia ( ¸ ); la &#8216;pipetta&#8217; ( č ) e la tilde ( ˜ ).</p>
<h5>Perché si escludono i segni diacritici?</h5>
<p>Per <a href="http://www.google.it/help/basics.html">impostazione</a> predefinita, <strong>Google non riconosce accenti o altri segni diacritici</strong>. Questo, perché, <strong>oltre a permettere un numero di risultati nettamente superiore, permette anche di escludere la possibilità di avere risultati ambigui</strong>.<br />
Infatti, è noto che, nella lingua scritta del web, è facile imbattersi nella <strong>sostituzione delle lettere accentate con il digramma &#8216;<em>lettera+apice</em>&#8216;</strong>.</p>
<p>L&#8217;Accademia della Crusca <a href="http://www.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=4294&#038;ctg_id=44">spiega</a> molto bene questo particolare comportamento, proprio degli utenti internet ma poi diffusosi un po&#8217; in tutte le aree, e che va ricercato in due motivi:</p>
<ol>
<li>Tutte le lettere dotate di segni diacritici (<em>accenti, dieresi, cediglia</em>, ecc.) non rientrano nel <strong>set-base di caratteri alfanumerici, cioè nei 128 caratteri</strong> che, secondo il primo standard ASCII sono <strong>decodificati correttamente da ogni computer</strong>, indipendentemente dalla sua configurazione. Tutti i caratteri che non fanno parte di questo gruppo possono non venire riconosciuti da una macchina: in tale caso, l’utente non visualizzerà sul proprio PC il carattere diacritico (proprio <a href="http://www.levysoft.it/archivio/2007/07/06/risolvere-il-problema-della-visualizzazione-errata-dei-caratteri-accentati-su-wordpress-cambiando-il-charset-da-iso-8859-a-utf-8/">come accade</a> per Wordpress con la codifica UTF-8).<br />
In seguito, la codifica fu ampliata a 8 bit, arrivando a 256 (2^8) posizioni. Le nuove 128 posizioni disponibili furono utilizzate (in maniera diversa da ogni paese) per una serie di lettere e simboli non compresi tra i primi 128 caratteri. <strong>Le lettere accentate dell’italiano fanno parte di questa codifica, definita ASCII estesa</strong>.</li>
<li>Se ancora per le lettere minuscole ci sono eccezioni, le lettere maiuscole sono scritte nella grafia &#8216;lettera+apice&#8217; nella quasi totalità dei casi. Il motivo di tale grafia è da ricercarsi dal fatto che normalmente le tastiere italiane non prevedono questo set di caratteri e la maggior parte degli utenti non conosce la combinazione di tasti per le maiuscole accentate (su Windows questi caratteri si ottengono tenendo premuto il tasto ALT e digitando il corrispondente codice ASCII).<br />
A tal proposito, se avete dubbi potete consultare queste mie guide su come digitare rapidamente la <a href="http://www.levysoft.it/archivio/2007/09/22/come-scrivere-rapidamente-la-e-maiuscola-accentata-su-windows-linux-mac-os-x-firefox-e-thunderbird-e-la-ragione-per-cui-le-lettere-accentate-maiuscole-sono-cosi-rare/">E maiuscola accentata su Windows, Linux, Mac OS X</a> oppure quella su come scrivere la <a href="http://www.levysoft.it/archivio/2007/09/14/combinazione-di-tasti-per-scrivere-la-tilde-e-le-parentesi-graffe-su-windows-linux-e-mac-os-x/">tilde e le parentesi graffe su Windows, Linux e Mac OS X</a>.</li>
</ol>
<p>Come vedete, la scelta di <strong>sostituire le lettere accentate con una combinazione di due caratteri semplici contigui ha delle solite basi storiche</strong> e, quindi, per non incorrere nei citati problemi di decodifica o di ricerca del codice ascii corrispondente, <strong>chi comunica abitualmente attraverso il computer evita quanto più possibile l’uso dei caratteri estesi</strong>: nel caso dell’italiano, le lettere accentate (come <em>è, verità o perché</em>) vengono sostituite dalla combinazione della lettera semplice corrispondente seguita da un apice (come<em> e’, perche’, verita’</em>).</p>
<p>Ma il bello è che, <strong>siccome il computer oramai si è esteso in qualsiasi altro settore lavorativo</strong> e non, <strong>è facile trovare questo peculiare costume linguistico <a href="http://www.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=4294&#038;ctg_id=44">anche</a> in altri ambiti apparentemente lontani dal computer</strong>, sia per <strong>interferenza con le scritture informatiche che per pigrizia</strong> (visto che le minuscole accentate dell’italiano in realtà sono tutte presenti sulla tastiera): è il caso delle didascalie televisive, dei sottotitoli televisivi, di articoli di giornale e delle scritture burocratiche.</p>
<p>Quindi, sebbene nettamente errata come forma, è oramai universalmente accettata. Ed è, quindi, anche per questo motivo che Google, come tutti gli altri motori di ricerca, non considera, per impostazione predefinita, i segni diacritici.</p>
<h5>Come forzare Google a cercare con i segni diacritici</h5>
<p>Oltre ai segni diacritici, <strong>Google non fa distinzione anche tra lettere minuscole e maiuscole</strong> poiché considera tutte le lettere come minuscole. Ad esempio, digitando &#8220;google&#8221;, &#8220;GOOGLE&#8221; e &#8220;GoOgLE&#8221; si ottengono sempre gli stessi risultati.<br />
Se, però, avete l&#8217;esigenza di cercare una certa parola in modo che si distinguano le maiuscole dalle minuscole, e le lettere accentate da quelle normali, non dovete fare altro che specificare al motore di ricerca di <strong>effettuare la ricerca in maniera diacritica e case sensitive</strong>. Per farlo è sufficiente ricercare il termine racchiuso tra apici: <strong>&#8220;ùnìvèrsita&#8221;</strong>.</p>
<p>Se, invece, come nel caso della ricerca di un nome di città straniera, si vogliano <strong>rispettare solamente i segni diacritici ma non si vogliano considerare le differenze tra maiuscole e minuscole</strong>, le <a href="http://www.google.it/help/basics.html">linee</a> guide di Google ci spiegano che, sarà sufficiente <strong>anteporre alla parola da ricercare il segno +</strong>.<br />
In altre parole, se si digita <strong>Muenchen</strong> e <strong>München</strong> si ottengono sempre gli stessi risultati, mentre si ottengono risultati diversi nel caso si esegua una ricerca del tipo <strong>+Muenchen</strong> rispetto a <strong>+München</strong>.
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		<title>Come pronunciare correttamente termini dall&#8217;accentazione dubbia usando il DOP online, ovvero il Dizionario italiano multimediale e multilingue d&#8217;ortografia e di pronuncia</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Feb 2008 10:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Linguaggi]]></category>
		<category><![CDATA[accenti]]></category>
		<category><![CDATA[dizionario]]></category>
		<category><![CDATA[rai]]></category>

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		<description><![CDATA[ La nostra lingua è bella perché capricciosa: oltre a trasformarsi continuamente come tutto ciò che è vivo, ha regole contraddette da eccezioni. Spesso, quindi, capita di avere dei dubbi su dove far cadere gli accenti per parole tipo rubrica, utensile, regime, amaca, baule, edile, caduco, cosmopolita, impari, pudico, ossimoro, robot, o zaffiro poiché, a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.levysoft.it/images/p1738_fonetica.gif' alt='Fonetica' /> La nostra lingua è bella perché capricciosa: oltre a trasformarsi continuamente come tutto ciò che è vivo, ha regole contraddette da eccezioni. Spesso, quindi, <strong>capita di avere dei dubbi su dove far cadere gli accenti per parole</strong> tipo <a href="http://www.dizionario.rai.it/poplemma.aspx?lid=22684&#038;r=146">rubrica</a>, <a href="http://www.dizionario.rai.it/poplemma.aspx?lid=4503&#038;r=539">utensile</a>, <a href="http://www.dizionario.rai.it/poplemma.aspx?lid=19767&#038;r=263">regime</a>, <a href="http://www.dizionario.rai.it/poplemma.aspx?lid=85264&#038;r=515">amaca</a>, <a href="http://www.dizionario.rai.it/poplemma.aspx?lid=78045&#038;r=179">baule</a>, <a href="http://www.dizionario.rai.it/poplemma.aspx?lid=58656&#038;r=434">edile</a>, <a href="http://www.dizionario.rai.it/poplemma.aspx?lid=65467&#038;r=706">caduco</a>, <a href="http://www.dizionario.rai.it/poplemma.aspx?lid=75259&#038;r=942">cosmopolita</a>, <a href="http://www.dizionario.rai.it/poplemma.aspx?lid=47514&#038;r=19765">impari</a>, <a href="http://www.dizionario.rai.it/poplemma.aspx?lid=31612&#038;r=1231">pudico</a>, <a href="http://www.dizionario.rai.it/poplemma.aspx?lid=33775&#038;r=1050">ossimoro</a>, <a href="http://www.dizionario.rai.it/poplemma.aspx?lid=21857&#038;r=2694">robot</a>, o <a href="http://www.dizionario.rai.it/poplemma.aspx?lid=72&#038;r=1522">zaffiro</a> poiché, a volte, anche il dizionario “<a href="http://www.demauroparavia.it/">De Mauro</a>” (Paravia) consultabile su Internet non prevede una pronuncia univoca, assegnando indifferentemente l’accento sulla penultima o sulla terzultima sillaba, senza alcuna preferenza.</p>
<p>Se non volete <a href="http://www.corriere.it/Rubriche/Scioglilingua/2007/5gennaio.shtml">girare</a> per internet alla <a href="http://www.corriere.it/Rubriche/Scioglilingua/2005/7ottobre.shtml">ricerca</a> di una risposta da parte di autorevoli <strong>esperti di fonetica</strong> che vi spiegano la correttezza o meno delle <strong>pronuncia piana o sdrucciola</strong> e non volete imparare a leggere correttamente gli accenti sul sito dell&#8217;<a href="http://www.accademiadellacrusca.it/">Accademia della Crusca</a> (che elenca tutti i <a href="http://www.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=4016&#038;ctg_id=93">termini dall&#8217;accentazione &#8220;dubbia&#8221;</a>) potete fare un salto sul primo <a href="http://www.dizionario.rai.it/"><strong>Dizionario multimediale di ortografia e pronuncia</strong></a> (<strong>DOP</strong>) della lingua italiana, uno strumento importante per <strong>imparare la corretta ortografia e la perfetta pronuncia delle parole della nostra lingua</strong>.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p1738_dop_rai.jpg' alt='DOP Rai' /></div>
<p>Un <a href="http://www.theinquirer.it/2008/02/01/online_il_dizionario_della_rai.html">lavoro</a> realizzato dalla RAI davvero interessante che si fa forza delle oltre <strong>129.000 voci</strong> (di cui 92.000 voci italiane e e 37.000 di altre lingue) con oltre seimila citazioni d’autore, <strong>tutte ascoltabili in formato audio (grazie alla tecnologia Flash)</strong>, che ha richiesto 8 anni di lavoro e 5000 ore di registrazione presso le sedi RAI.<br />
Questa edizione multimediale oltre ad essere uno strumento di unificazione linguistica e di riappropriazione della lingua madre è, <a href="http://www.cybercultura.it/news_dett.asp?ID=613">anche</a>, un innovativo strumento di consultazione che è insieme rigoroso e semplice, perché alle trascrizioni fonetiche, del resto assai chiare e intuitive, s’accompagna anche la lettura ad alta voce: un sussidio <strong>essenziale per chi non conosce gli oltre sessanta segni dell’alfabeto fonetico</strong>.</p>
<p>Tra i lemmi <strong>troviamo parole ordinarie e termini tecnici, nomi propri di persone, di luoghi, d’istituzioni e altro</strong>. La versione online del “DOP” è <strong>accessibile gratuitamente</strong> in tutto il mondo ed è uno strumento utilissimo per tutti, <strong>indispensabile per gli studenti, per gli studiosi della lingua italiana e per i professionisti del microfono</strong>. La versione multimediale è <strong>aggiornata da una redazione di studiosi</strong>, incaricata di seguire le mutazioni della lingua parlata e scritta, di vagliare i suggerimenti del pubblico e di accogliere le proposte di nuove voci.</p>
<p>Per la resa dei simboli fonetici sullo schermo non sono stati utilizzati caratteri speciali <a href="http://www.unicityonline.it/rai_7.asp">perché</a> la visualizzazione in rete degli alfabeti fonetici richiede solitamente l&#8217;installazione nel computer di un insieme di font speciali, necessariamente dipendenti dal sistema operativo del computer: una soluzione macchinosa e poco affidabile, che, qualora fosse stata adottata, avrebbe escluso dalla fruizione del &#8220;DOP&#8221; una sezione significativa del suo pubblico potenziale. La soluzione messa a punto per il &#8220;DOP&#8221; consiste nel <strong>trasformare ogni singola trascrizione fonetica in un&#8217;immagine</strong>. Si ottiene così l&#8217;importante risultato di render possibile la consultazione del dizionario coi browser tradizionali e con qualsiasi tipo di sistema operativo, nonché gli aggiornamenti futuri, garantendo la tipificazione dei dati informatici.</p>
<p><img src='http://www.levysoft.it/images/p1738_voice.jpg' alt='Voice' /> Il sito, oltre ad avere utili <a href="http://www.dizionario.rai.it/static.aspx?treeID=23">guide fonetiche ed ortografiche</a>, ha anche un veloce <a href="http://www.dizionario.rai.it/ricerca.aspx?treeID=4"><strong>motore di ricerca</strong></a> che fornirà l&#8217;esatta grafia e pronuncia della parola ricercata.</p>
<p>Il DOP, ossia il &#8220;<em>Dizionario italiano di Ortografia e Pronunzia</em>&#8220;, <a href="http://www.publiweb.it/tecnologia/dizionario_dop.html">venne</a> <strong>messo a punto per la prima volta nel 1969</strong> dalla Rai, figlio diretto del &#8220;<em>Prontuario di pronunzia e di ortografia per gli annunciatori radiofonici</em>&#8221; <a href="http://yiannis-videoweb.blogspot.com/2008/02/presentata-la-nuova-edizione-del-dop.html">pubblicato</a> nel 1939, dall&#8217;EIAR, l&#8217;ente radiofonico di Stato, <strong>con lo scopo di diffondere un italiano corretto e ben pronunciato</strong>.</p>
<p>Ora che ne è stata realizzata una versione digitale, disponibile su Internet, può di certo affiancarsi con onore ad altri dizionari online come il <a href="http://www.demauroparavia.it/"><strong>De Mauro</strong></a> e il <a href="http://www.levysoft.it/archivio/2008/01/25/un-milione-di-frasi-al-servizio-dei-programmi-di-traduzione-automatica/">milione di frasi in 22 lingue diverse</a> messe a disposizione dalla Commissione Europea per tutti i programmi di traduzione automatica (sembra che finalmente le varie istituzioni stiano iniziando a saper sfruttare al meglio la potenza di Internet); da non dimenticare, per gli anglofoni, un altro servizio simile al DOP nostrano, si chiama <a href="http://www.howjsay.com/"><strong>HowjSay</strong></a> e, con i suoi 89.257 termini, <strong>permette di ascoltare rapidamente la pronuncia corretta di una parola inglese.</strong>
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		<title>Un milione di frasi al servizio dei programmi di traduzione automatica</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jan 2008 13:13:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
				<category><![CDATA[Linguaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Software]]></category>
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		<category><![CDATA[traduzione]]></category>

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		<description><![CDATA[ I programmi di traduzione automatica da una lingua ad un&#8217;altra non fanno progressi da una quindicina di anni almeno. Ne è un esempio il fatto che io riesca ad utilizzare tutt&#8217;oggi un programma di traduzione inglese/italiano risalente al vecchio Windows 3.11 (correva l&#8217;anno 1993), come Italwin della Microtac, senza notare particolare differenze con software [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.levysoft.it/images/p1213_italwin.jpg' alt='Italwin' /> I programmi di <strong>traduzione automatica da una lingua ad un&#8217;altra non fanno progressi da una quindicina di anni</strong> almeno. Ne è un esempio il fatto che io riesca ad utilizzare tutt&#8217;oggi un programma di traduzione inglese/italiano risalente al vecchio Windows 3.11 (correva l&#8217;anno 1993), come <a href="http://luca86mt.interfree.it/Prog.video.htm">Italwin</a> della Microtac, senza notare particolare differenze con software di traduzione più evoluti come <a href="http://babelfish.altavista.com/">Babel Fish</a> o <a href="http://www.google.com/translate_t">Google Translate</a>.</p>
<p>E forse sarà stato anche questo il motivo che ha spinto la Commissione Europea di mettere a disposizione gratuitamente una enorme raccolta di dati linguistici allo scopo di dare una svolta alla <strong>creazione di una nuova generazione di programmi di traduzione automatica</strong>. Il patrimonio è immenso: <a href="http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=IP/08/60&#038;format=HTML&#038;aged=0&#038;language=IT&#038;guiLanguage=en"><strong>oltre 1 milione di frasi di ben 22 lingue diverse</strong></a> tradotte da professionisti di alto livello che lavorano nella UE.</p>
<p>Con un archivio così ricco e ricercato, messo a disposizione dalla Commissione del Directorate General of Translation (<a href="http://ec.europa.eu/dgs/translation/index_en.htm">DGT</a>), ora i programmatori dei software di traduzione non avranno più scuse per non migliorare i loro programmi. Disporre di una tale enorme base di partenza permetterà ai programmatori di tutto il mondo di attingere e tradurre correttamente e nel loro contesto parole e frasi delle più disparate, con <strong>traduzioni professionali che riguardano argomenti di ogni genere, dall&#8217;IT all&#8217;agricoltura</strong>. <a href="http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2168124">Inoltre</a>, dato che il <strong>sistema di &#8220;tagging&#8221; che correla ogni lingua è già disponibile</strong>,  parte più complicata del lavoro è già stata praticamente fatta e ciò rende i documenti adattissimi al lavoro degli sviluppatori di traduttori software.</p>
<p>La maggior parte delle frasi scelte sono tratte dalle quotidiane traduzioni delle normative comunitarie in tutte le lingue degli stati membri dell&#8217;Unione Europea, allo scopo di dare a tutti la possibilità di accoglierle, senza dubbi, nel proprio quadro giuridico. Per <a href="http://www.macitynet.it/macity/aA30850/index.shtml">dare un&#8217;idea</a> della mole di lavoro, basti pensare che i <strong>servizi di traduzione lavorano con ben 253 coppie di combinazioni linguistiche possibili e producono all&#8217;incirca 1,5 milioni di pagine tradotte l&#8217;anno</strong>. Una memoria linguistica che viene utilizzata quotidianamente dallo staff di traduttori della UE e che è stata <strong>indicizzata dettagliatamente</strong> per rispondere alle esigenze informative della Commissione.</p>
<p><a href="http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=IP/08/60&#038;format=HTML&#038;aged=0&#038;language=IT&#038;guiLanguage=en">Finalmente</a>, così, <strong>anche le minoranze linguistiche, come per il lettone o il rumeno, disporranno di valide traduzioni</strong>. </p>
<p>Se volete dare un&#8217;occhiata, potete scaricare il <a href="http://langtech.jrc.it/DGT-TM.html">DGT Translation Memory</a> che è costituito da 12 file zip (Volume_1.zip, &#8230; Volume_12.zip) grandi, ognuno, 100 MB, da <a href="http://wt.jrc.it/lt/Acquis/DGT_TU_1.0/data/">questa pagina</a>.</p>
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		<title>PanImages: ricerca multilingua delle immagini</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Dec 2007 09:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
				<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
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		<description><![CDATA[Questo è un progetto davvero interessante nonostante la semplicità dell&#8217;idea e può essere utile a tutti coloro che devono cercare una particolare foto con Google Images o Flickr. Il concetto che sta alla base di PanImages, un nuovo strumento realizzato dall’Università di Washington, è che consente di cercare tra le immagini indicizzate da Google e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo è un progetto davvero interessante nonostante la semplicità dell&#8217;idea e può essere utile a tutti coloro che devono <strong>cercare una particolare foto con Google Images o Flickr</strong>. Il concetto che sta alla base di <a  href="http://www.panimages.org/">PanImages</a>, un nuovo strumento realizzato dall’Università di Washington, è che <a href="http://www.maestroalberto.it/2007/09/14/panimage-ricerca-di-immagini-in-google-e-in-flickr-in-piu-di-300-lingue/">consente</a> di cercare tra le immagini indicizzate da Google e quelle presenti su Flickr <strong>formulando le richieste nella propria lingua</strong> e ricevendo come risultati (attraverso OR logici) anche termini che corrispondono alla traduzione della parola in altre lingue come inglese, francese, giapponese, etc. (per alcune parole si arriva anche ad oltre 100 traduzioni)<br />
Nel <a href="http://www.motoricerca.net/2007/09/13/panimages-cerca-tra-le-immagini-in-tutte-le-lingue/">caso</a> di termini che presentano molteplici significati, questi vengono <strong>raggruppati in gruppi</strong>, permettendo di scegliere tra un significato e l’altro.</p>
<p><img src="http://farm1.static.flickr.com/41/83721089_b86b89cd7a_m.jpg" alt="Storm" /> Per esempio, se inserite il termine: &#8220;<em>bufera</em>&#8221; nel campo di ricerca verranno restituiti i seguenti risultati: &#8220;<em>bufera OR storm OR bourrasque OR orage OR remue-ménage OR tempête OR tourmente</em>&#8220;. Come vedete <strong>è possibile trovare sia la traduzione che alcuni sinonimi</strong>, cosa che ai fini della ricerca per immagini è una cosa molto vantaggiosa!<br />
<strong>E&#8217; facile, quindi, dedurre che ora la ricerca per immagini risulterà sicuramente più fruttuosa</strong>, come potete vedere da questa <a href="http://www.panimages.org/showresults.jsp?q=bufera%20OR%20storm%20OR%20bourrasque%20OR%20orage%20OR%20remue-m%C3%A9nage%20OR%20temp%C3%AAte%20OR%20tourmente&#038;previous=index.jsp">ricerca</a>.</p>
<p>In effetti, questo, non è altro che il metodo automatico che adottavo anche io quando ero alla ricerca di una immagine con con un certo contenuto: scrivevo la parola in italiano e poi in inglese. Ma <strong>con PanImages non occorre sapere le lingue ed è possibile spaziare fino ad un centinaio dio lingue disponibili</strong>.</p>
<p>Inoltre, come vuole qualsiasi <strong>servizio web 2.0 user generated content</strong>, ciascun termine inserito <a href="http://www.oneweb20.it/27/09/2007/nuovi-strumenti-per-vecchie-attivita/">è stato inserito</a> dall&#8217;utente: infatti, senza alcuna registrazione e, <strong>per ora, senza alcuna moderazione, è sufficiente introdurre le traduzioni mancanti delle parole</strong>.
<p class="akst_link"><a href="http://www.levysoft.it/?p=1620&amp;akst_action=share-this"  title="Invia il post via mail o salvalo in uno dei servizi di bookmarking sociale..." id="akst_link_1620" class="akst_share_link" rel="nofollow">Condividi</a></p>
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		<title>Mastor: il traduttore simultaneo che non fa la traduzione letterale delle parole ma comprende il concetto della frase</title>
		<link>http://www.levysoft.it/archivio/2007/12/14/mastor-il-traduttore-simultaneo-che-non-fa-la-traduzione-letterale-delle-parole-ma-comprende-il-concetto-della-frase/</link>
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		<pubDate>Fri, 14 Dec 2007 08:30:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
				<category><![CDATA[Linguaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[scienza]]></category>

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		<description><![CDATA[I ricercatori di IBM sono impegnati nello sviluppo di un software che potrebbe permettere a due persone che parlano lingue diverse di comunicare tra loro con l&#8217;ausilio di dispositivi portatili con funzionalità vocale. Il nome in codice del progetto è Mastor (Multilingual Automatic Speech-to speech Translator) ed è stato sviluppato dal Watson Research dell&#8217;IBM per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I ricercatori di IBM sono impegnati nello sviluppo di un software che potrebbe permettere a <strong>due persone che parlano lingue diverse di comunicare tra loro con l&#8217;ausilio di dispositivi portatili con funzionalità vocale</strong>. Il nome in codice del progetto è <a href="http://domino.research.ibm.com/comm/research.nsf/pages/r.uit.innovation.html"><strong>Mastor</strong></a> (<em>Multilingual Automatic Speech-to speech Translator</em>) ed è stato sviluppato dal Watson Research dell&#8217;IBM per PC e Palmari.<br />
Il <a href="http://assistenza.tiscali.it/magazine/042003/28042003.html">funzionamento</a> del nuovo software, si articola in tre momenti successivi:</p>
<ol>
<li>Mastor memorizza una frase pronunciata da uno degli interlocutori e la converte in testo scritto;</li>
<li>quindi esegue una traduzione di tale frase nella lingua del secondo interlocutore;</li>
<li>infine riferisce la frase tradotta attraverso un sintetizzatore vocale.</li>
</ol>
<p>A dirigere il progetto è Yuqing Gao in una intervista ha affermato che il <strong>Mastor traduce in simultanea conversazioni libere</strong>. A differenza di altri prodotti simili, non richiede, però, l&#8217;uso di frasi già memorizzate e non deve identificare ogni parola pronunciata, ma <strong>è in grado di comprendere il &#8220;concetto&#8221;</strong>. La traduzione del Mastor, <a href="http://www.fantascienza.com/magazine/notizie/7418/">infatti</a>, si basa sull’<strong>analisi statistica del linguaggio</strong>: il traduttore automatico <strong>scompone la frase d’origine in un set di idee concettuali e ripropone gli stessi concetti nella lingua richiesta</strong>.</p>
<div align="center"><img style="float:none; clear:both;" src="http://www.levysoft.it/images/p1617_mastor_1.jpg" alt="Mastor" /></div>
<p>Se, per esempio, tale frase esprime una richiesta di aiuto di carattere medico, essa sarà tradotta sempre con un&#8217;unica frase predefinita che ne conservi il significato, <strong>senza ricorrere ad una traduzione letterale delle singole parole che la compongono</strong>. In tal modo, <strong>si potrà evitare l&#8217;utilizzo di corposi database</strong>, necessari per la traduzione, e rendere più agevole l&#8217;introduzione della nuova tecnologia IBM in dispositivi di ridotte dimensioni.</p>
<p>Tra le sue caratteristiche, abbiamo anche una notevole <strong>riduzione degli errori legati a differenze di accento, utilizzo di espressioni dialettali e interiezioni, e di diverse tonalità di voce</strong>.</p>
<p>Attualmente sono in fase di sviluppo i <strong>traduttori inglese-arabo standard, inglese-arabo iracheno e inglese-cinese</strong>: sembra, infatti, che il direttore del progetto Yuqing Gao abbia dichiarato che le lingue europee siano una sfida troppe semplice per loro! Io invece credo che quello delle <strong>lingue arabe e orientali sia un terreno fertile e molto remunerativo per via delle situazioni socio-politiche in cui versano gli Stati Uniti</strong>, il principale acquirente dell&#8217;IBM.<br />
Infatti, anche se l&#8217;IBM <a href="http://assistenza.tiscali.it/magazine/042003/28042003.html">ha precisato</a> che la tecnologia <strong>Mastor è ancora in fase di sviluppo</strong> e che è ancora troppo presto per prevedere quando tale tecnologia potrà essere inclusa nei primi dispositivi hardware, nel frattempo, <strong>ha donato 1.000 dispositivi e 10.000 copie del software alle forze statunitensi in Iraq</strong>.</p>
<p><a href="http://domino.research.ibm.com/comm/research.nsf/pages/r.uit.innovation.html/$FILE/speech_to_speech.mpg">Qui</a> potete trovare una dimostrazione video.
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		<item>
		<title>Come filtrare le email per lingua su Gmail</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Nov 2007 09:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
				<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[Linguaggi]]></category>
		<category><![CDATA[email]]></category>
		<category><![CDATA[gmail]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa funzionalità di Gmail è, secondo me, davvero utile quando si vuole discriminare, con un semplice comando, le email ricevute in lingua italiana da quelle, per esempio, in lingua inglese. Per fare questo è sufficiente scrivere nel campo di ricerca di Gmail una delle seguenti chiavi: lang:it o lang:italian o language:italian. Se volete filtrare tutte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa funzionalità di Gmail è, secondo me, davvero utile quando si vuole discriminare, con un semplice comando, le email ricevute in lingua italiana da quelle, per esempio, in lingua inglese. Per fare questo è sufficiente scrivere nel campo di ricerca di Gmail una delle seguenti chiavi: <strong>lang:it</strong> o <strong>lang:italian</strong> o <strong>language:italian</strong>. Se volete filtrare tutte le email scritte in inglese, invece, basterà scrivere: <strong>lang:en</strong> o <strong>lang:english</strong> o <strong>language:english</strong>. In pratica la regola vuole che è possibile usare la funzione <em>lang:</em> o <em>language:</em> seguito dal nome della lingua in inglese o dalla sua relativa abbreviazione.</p>
<p>A queste chiavi si possono aggiungere anche altri operatori per rendere più precisa la ricerca: <a href="http://mail.google.com/support/bin/answer.py?hl=en&#038;answer=7190">qui</a> trovate una lista di operatori disponibili su Gmail.</p>
<h5>Creare filtri personali per lingua</h5>
<p>Se intendete usare questa funzione molto spesso, allora <strong>potete creare un filtro personalizzato</strong> (dal menu Impostazioni/Filtri) in cui <strong>specificare i criteri di ricerca per linguaggio</strong> e quindi selezionare l&#8217;azione che si desidera eseguire per i messaggi che corrispondono ai criteri specificati (p.es. &#8220;<em>Segna come Speciale</em>&#8220;, &#8220;<em>Applica l’etichetta</em>&#8220;, &#8220;<em>Inoltra a</em>&#8220;, &#8220;<em>Elimina</em>&#8220;). Nell&#8217;atto della creazione di un filtro di posta elettronica è possibile specificare sia il criterio &#8220;<em>Contiene le parole</em>&#8221; con la funzione lang:xx ma anche &#8220;<em>Non contiene:</em>&#8221; con la funzione lang:xx. Così, magari, è possibile eliminare tutte le email che non sono state scritte in italiano o in inglese (<strong>lang:it OR lang:en</strong>), perché magari si può trattare di spam.</p>
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		<title>10 curiosità sulla lingua inglese</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Nov 2007 11:40:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Linguaggi]]></category>
		<category><![CDATA[inglese]]></category>

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		<description><![CDATA[ Dove meno me lo sarei aspettato, ovvero sul sito touch generations (che sponsorizza l&#8217;uso del touch screen per il Nintendo DS), ho trovato queste interessanti 10 curiosità sulla lingua inglese, che ho deciso di condividere con voi.

Nella lingua inglese esistono oltre 500.000 parole, ma nessuna che faccia rima con silver (argento), purple (porpora) e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.flickr.com/184/424631926_3ccc4dca93_m.jpg" alt="English" /> Dove meno me lo sarei aspettato, ovvero sul sito <a href="http://www.touchgenerations.com/itIT/games_DS_TGP/english_training/english_trivia.php">touch generations</a> (che sponsorizza l&#8217;uso del touch screen per il Nintendo DS), ho trovato queste interessanti 10 curiosità sulla lingua inglese, che ho deciso di condividere con voi.</p>
<ol>
<li>Nella lingua inglese esistono <strong>oltre 500.000 parole</strong>, ma <strong>nessuna che faccia rima con silver</strong> (argento), <strong>purple</strong> (porpora) e <strong>orange</strong> (arancione).</li>
<li>Negli Stati Uniti d&#8217;America ci sono più persone di madrelingua inglese rispetto alla somma di tutti i madrelingua inglesi che vivono nel resto del mondo.</li>
<li>Esistono più persone di lingua madre cinese mandarino e hindi rispetto all&#8217;inglese, ma la loro distribuzione geografica come prima e seconda lingua è molto più limitata dell&#8217;inglese.</li>
<li>Oltre <strong>due terzi degli scienziati di tutto il mondo scrive in inglese</strong>.</li>
<li><strong>Dopo la seconda guerra mondiale, l&#8217;influenza economica e culturale degli Stati Uniti è notevolmente aumentata</strong> e ciò ha contribuito al progressivo &#8220;assorbimento&#8221; dell&#8217;inglese da parte di altre culture.</li>
<li>L&#8217;inglese è la <strong>lingua ufficiale o semi-ufficiale di oltre 60 paesi</strong>.</li>
<li>A livello mondiale, <strong>l&#8217;inglese è la lingua più insegnata come seconda lingua</strong>.</li>
<li>Non esiste un&#8217;altra parola della lingua inglese che abbia <strong>tante definizioni quante il termine &#8220;set&#8221;</strong>.</li>
<li>A volte la pronuncia dell&#8217;inglese può essere alquanto complessa, ad esempio, a seconda della parola di cui fa parte, <strong>&#8220;ough&#8221; può essere pronunciato in nove modi diversi</strong>, illustrati nella frase seguente: &#8220;A rough-coated, dough-faced, thoughtful ploughman strode through the streets of Scarborough; after falling into a slough, he coughed and hiccoughed.&#8221;</li>
<li>Composta da <strong>ben 45 lettere</strong>, sembra che <em>Pneumonoultramicroscopicsilicovocanoconiosis</em> sia la parola più lunga esistente nella lingua inglese.</li>
</ol>
<p><span class="photocredit"><em>Attribution Image CC: <a href="http://www.flickr.com/photos/85624108@N00/424631926" target="blank">We Speack English</a></em></span></p>
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		<title>La teoria dell&#8217;evoluzione applicata alle parole</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Nov 2007 08:06:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
				<category><![CDATA[Linguaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Scienze]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[lingue]]></category>
		<category><![CDATA[scienza]]></category>

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		<description><![CDATA[ Perché alcune parole sono simili nelle diverse lingue e altre no? Perché due in spagnolo è «dos», in francese «deux», in inglese «two», mentre i pennuti vengono chiamati «uccelli» sotto le Alpi, «oiseau» oltralpe e «vogel» in tedesco? E perché nella stessa lingua alcune parole si mantengono quasi immutate mentre altre subiscono variazioni notevoli?
Mark [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.levysoft.it/images/p1645_word_evolution.jpg' alt='Evolution of the Words' /> Perché alcune parole sono simili nelle diverse lingue e altre no? Perché due in spagnolo è «dos», in francese «deux», in inglese «two», mentre i pennuti vengono chiamati «uccelli» sotto le Alpi, «oiseau» oltralpe e «vogel» in tedesco? E perché nella stessa lingua alcune parole si mantengono quasi immutate mentre altre subiscono variazioni notevoli?</p>
<p>Mark Pagel, Quentin Atkinson e Andrei Meade, professori dell’Università di Reding (Gran Bretagna) hanno pubblicato su Nature una ricerca che prova a dare una risposta alle differenze e alle somiglianze tra i termini sia nella stessa lingua sia in varie lingue. In sintesi il risultato è che l<strong>e parole che vengono utilizzate di più mantengono quasi inalterata la loro radice</strong> (nella maggioranza dei casi di origine <strong>indoeuropea</strong>). Se quindi l’indoeuropeo (e l’hindi) «do» (due) si mantiene nella sua migrazione verso occidente, così non accade per altri termini. E anche all’interno della stessa lingua l’evoluzione dei termini seguirebbe gli stessi meccanismi. </p>
<p>Gli studiosi sostengono che <strong>la frequenza d’uso generalmente determina l’evoluzione dei termini</strong>. Meno si usano più si modificano e, viceversa, più un termine è usato meno cambia nel tempo e nello spazio. <strong>Le parole più utilizzate sono anche le più importanti nella comunicazione, sono quindi i termini che se pronunciati erroneamente stimolano la correzione dell’ascoltatore</strong>.</p>
<p>È così che si mantengono nel tempo e che mantengono la radice originaria in modo da essere simili (almeno nelle pronuncia) tra diversi idiomi. <strong>La teoria dell’evoluzione trova quindi una singolare applicazione anche negli studi di linguistica comparata</strong>. </p>
<p>[via <a href="http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/07_ottobre_17/evoluzione_lingua.shtml">corriere</a>]
<p class="akst_link"><a href="http://www.levysoft.it/?p=1645&amp;akst_action=share-this"  title="Invia il post via mail o salvalo in uno dei servizi di bookmarking sociale..." id="akst_link_1645" class="akst_share_link" rel="nofollow">Condividi</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Come scrivere rapidamente la E maiuscola accentata su Windows, Linux, Mac OS X, Firefox e Thunderbird e la ragione per cui le lettere accentate maiuscole sono così rare</title>
		<link>http://www.levysoft.it/archivio/2007/09/22/come-scrivere-rapidamente-la-e-maiuscola-accentata-su-windows-linux-mac-os-x-firefox-e-thunderbird-e-la-ragione-per-cui-le-lettere-accentate-maiuscole-sono-cosi-rare/</link>
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		<pubDate>Sat, 22 Sep 2007 08:45:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
				<category><![CDATA[Firefox]]></category>
		<category><![CDATA[Linguaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Mac os x]]></category>
		<category><![CDATA[Software]]></category>
		<category><![CDATA[Tips]]></category>
		<category><![CDATA[Windows]]></category>
		<category><![CDATA[accenti]]></category>
		<category><![CDATA[caratteri]]></category>
		<category><![CDATA[firefox]]></category>
		<category><![CDATA[tastiera]]></category>
		<category><![CDATA[thunderbird]]></category>

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		<description><![CDATA[ Dopo l&#8217;articolo sulla Combinazione di tasti per scrivere la tilde e le parentesi graffe su Windows, Linux e Mac OS X, ho preso spunto da un commento per estendere l&#8217;argomento su come scrivere rapidamente la E maiuscola accentata.
Come è noto per qualsiasi utente Windows, quando si deve scrivere una E maiuscola accentata (di solito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://addons.mozilla.org/en-US/firefox/images/addon_preview/459/1" alt="abcTajpu" /> Dopo l&#8217;articolo sulla <a href="http://www.levysoft.it/archivio/2007/09/14/combinazione-di-tasti-per-scrivere-la-tilde-e-le-parentesi-graffe-su-windows-linux-e-mac-os-x/">Combinazione di tasti per scrivere la tilde e le parentesi graffe su Windows, Linux e Mac OS X</a>, ho preso spunto da un <a href="http://www.levysoft.it/?p=1598&#038;cp=1#comment-150771">commento</a> per estendere l&#8217;argomento su come scrivere rapidamente la E maiuscola accentata.</p>
<p>Come è noto per qualsiasi utente Windows, quando si deve scrivere una E maiuscola accentata (di solito la più usata è quella con accento grave), ma più in generale una qualsiasi vocale maiuscola accentata, diventa davvero una impresa, perché non esiste un metodo veloce.</p>
<p>Se su Linux è <a href="http://natonelbronx.wordpress.com/2007/07/28/caratteri-speciali-con-linux-dentro-a-x/">sufficiente</a> <strong>tenere attivo il tasto BLOCK MAIUSC e premere la la lettera &#8220;è&#8221;</strong> (CAPS LOCK + è), per ottenere in automatico la lettera maiuscola corrispondente, mentre su Mac OS X, basta, invece, usare la combinazione di tasti &#8220;<strong>Alt Maiuscolo e</strong>&#8220;, e in codice html si può scrivere: <strong>&#200;</strong> oppure <strong>&Egrave;</strong>, per Windows il discorso si complica. Infatti l&#8217;unico modo è tenere in mente i corrispondenti codici ASCII e nel caso della È <strong>occorre premere ALT+0200 (del tastierino numerico)</strong>.</p>
<p>Per chi, però, di solito usa <strong>Word, sa bene che se la la lettera accentata è preceduta da un punto, l&#8217;applicativo automaticamente converte la vocale in maiuscolo</strong>. Altrimenti, se dovete forzatamente convertire una lettera nella corrispondente maiuscola accentata, <strong>basta digitare la vocale minuscola e subito dopo premere contemporaneamente i tasti Shift + F3 (Maiusc + F3)</strong>; il discorso funziona egualmente se si seleziona la lettera.</p>
<p>Ora, non tutti quando scriviamo usiamo Word, per cui queste soluzioni sono parziali e non accontentano di certo l&#8217;utilizzatore di PC più smaliziato. In particolare, <strong>per voi blogger</strong>, vorrei consigliare un&#8217;interessante <strong>estensione per Firefox e Thundirbird: <a href="https://addons.mozilla.org/it/firefox/addon/459">abcTajpu</a></strong>.<br />
Una volta installata, è possibile trovare, nel menu contestuale di qualsiasi campo di testo (quindi anche nell&#8217;area dove scrivete i vostri post quotidiani) la voce abcTajpu, da cui è possibile accedere ad una esauriente <strong>lista di lettere accentate, ma anche caratteri speciali, come lettere accentate o dieresi, caratteri ebraici, arabi o in sanscrito, ma anche tutti quei simboli grafici come ©, ≈, µ etc.</strong><br />
Interessante la funzionalità di <strong>conversione del testo selezionato in maiuscolo o minuscolo e nella codifica ROT13</strong>.<br />
Inoltre, per i patiti delle <strong>shortcuts</strong>, dalle opzioni di configurazione è possibile <strong>configurare il comportamento dei tasti F1 fino all&#8217;F10 per avere a portata di mano gli accenti che usate più di frequente</strong>.</p>
<p>Maggiori spiegazioni le trovate sull&#8217;<a href="http://lingvo.org/abctajpu/">homepage dell&#8217;autore</a>, ma di certo ora scrivere una lettera in tedesco o arabo, o scrivere in italiano corretto (magari anche con una tastiera inglese che di accenti non ne ha neanche l&#8217;ombra) sarà molto più semplice.</p>
<p>Per terminare il discorso vorrei riportare <a href="http://www.mauriziopistone.it/testi/discussioni/gramm01_tuttomaiuscolo.html"">la spiegazione di Maurizio Pistone</a> sul motivo del <strong>perché vi sia tutta questa incuria sulle lettere accentate maiuscole</strong>:</p>
<blockquote><p>
C&#8217;è un&#8217;altra ragione, di tipo estetico. <strong>La nostra scrittura &#8211; tanto a mano, quanto, e più, a stampa &#8211; ha una doppia origine</strong>. Le lettere minuscole nascono nel IX secolo dalla cosiddetta minuscola carolingia, subiscono varie trasformazioni, danno origine alla cosiddetta scrittura &#8220;gotica&#8221; (quella tutta a spigoli, che con i Goti non c&#8217;entra per nulla) per poi ridiventare arrotondate in età rinascimentale. Nel &#8216;500 da questa grafia a mano i primi tipografi, come il parigino Claude Garamond, trassero i caratteri minuscoli che, sostanzialmente, ancora adesso usiamo. Invece <strong>le lettere maiuscole riproducono quasi immutate le lettere dell&#8217;epigrafia monumentale romana. Naturalmente sono lettere nate senza accenti</strong> (e senza la W e la Y, ovviamente; ed anche senza la U, che si scriveva V); sono soprattutto lettere <strong>costruite secondo un ideale geometrico</strong>, che tende ad un&#8217;altezza uguale e ad una larghezza omogenea. L&#8217;uso di accenti (ma anche dell&#8217;apostrofo, e di tutti i segni di interpunzione) turba quest&#8217;armonia; e quindi è comprensibile se molti, <strong>per soddisfare l&#8217;occhio, tendano ad evitare i (pochi) accenti richiesti dalla lingua italiana</strong>.
</p></blockquote>
<p><strong>UPDATE:</strong> Esiste un altro software <strong>freeware</strong> per Windows che permette di avere sempre sottomano e <strong>indipentemente dal browser o applicativo usato, la lista dei caratteri speciali</strong>. Si chiama <a href="http://e-cat.nm.ru/"><strong>Special Character Menus</strong></a> (scaricabile direttamente da <a href="http://e-cat.nm.ru/SpecChar.zip">qui</a>) e non richiede alcuna installazione; quando è attivo, è sufficiente cliccare <strong>Windows+C</strong> per <strong>richiamare il menu di lettere speciali</strong>, che verranno inserite nei vostri testi mediante il semplice click del mouse.</p>
<p><strong>UPDATE 2:</strong> Cicciokun in un suo post ci <a href="http://www.360fun.net/blogfun/2009/06/did-you-know-osx-e-i-caratteri-accentati/">spiega</a> come fare anche gli altri segni diacritici con le altre lettere che li supportano (À,É,Î,Õ,Ü…).</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Conlag e Toki Pona: le nuove lingue nate sul web per ottenere la massima espressività con la minima complessità</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Sep 2007 07:45:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Linguaggi]]></category>
		<category><![CDATA[conlag]]></category>
		<category><![CDATA[esperanto]]></category>
		<category><![CDATA[klingoniano]]></category>
		<category><![CDATA[lingua-artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[neolingue]]></category>
		<category><![CDATA[toki-pona]]></category>

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		<description><![CDATA[ Conlag è il termine che designa le nuove lingue e i nuovi vocabolari nati direttamente sul web. Queste lingue artificiali, nate online, sono nate con lo scopo di semplificare al massimo la comunicazione su internet e creare delle comunità virtuali dotate di un proprio idioma. Nonostante non se ne parli quasi mai (anche se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.levysoft.it/images/p1586_toki_pona.jpg' alt='Toki Pona - Image by Lingvisto.org' /> <strong>Conlag</strong> è il termine che designa le <strong>nuove lingue e i nuovi vocabolari nati direttamente sul web</strong>. Queste <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_artificiale">lingue artificiali</a>, nate online, sono nate con lo scopo di <strong>semplificare al massimo la comunicazione su internet e creare delle comunità virtuali dotate di un proprio idioma</strong>. Nonostante non se ne parli quasi mai (anche se negli USA è esplosa da poco la moda), dovete sapere che <strong>attualmente esistono ben 1902 conlag</strong>: tutte queste neo-lingue sono state indicizzate e raccolte dal sito <a href="http://www.langmaker.com"><strong>LangMaker</strong></a>, un sito strutturato come un wiki da visitare assolutamente.</p>
<p>Tra le neo-lingue, quella più famosa è il <strong>Toki Pona</strong>, creata nel 2001 dalla canadese Sonja Elsen Kisa: <strong>con solo 118 parole e 14 fonemi è in grado di comunicare qualunque pensiero, a patto di fare a meno di articoli, congiunzioni e particelle varie</strong>. Insomma il classico linguaggio postmoderno ridotto all&#8217;osso, in linea con i ritmi sincopati del web e degli sms. La caratteristica del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Toki_Pona">Toki Pona</a> è quella di avere <strong>parole composte al massimo da 2-3 sillabe</strong>. E&#8217; per questo che è possibile definirla una <strong>lingua minimale</strong> (un po&#8217; come un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pidgin">pidgin</a>) con lo scopo di ottenere la massima espressività con la minima complessità e ispirandosi, tra le altre cose, alla filosofia taoista.</p>
<p>E&#8217; ovvio, però, che, essendo lingue artificiali nate all&#8217;estero. è faciele, per noi italiani, imbattersi in autentici <strong>corto circuiti linguistici</strong>, poiché è possibile trovare <strong>alcuni suoni che nella nostra lingua hanno un diverso significato</strong>. E&#8217; il caso, per esempio, di &#8220;mani&#8221; che vuol dire &#8220;soldi&#8221;, &#8220;pini&#8221; che sta per &#8220;fine&#8221;, &#8220;musi&#8221; che sta per &#8220;gioco&#8221; e &#8220;telo&#8221; che sta per &#8220;acqua&#8221;. Curiosa, poi, la formula &#8220;tenpo&#8221; che sta per la parola italiana &#8220;tempo&#8221;!</p>
<p>Sul sito <a href="http://tokipona.org/">ufficiale del Toki Pona</a> trovate un <strong>rapido vocabolario tematico</strong> e una guida per la corretta <strong>pronuncia dei fonemi</strong>.</p>
<p>All&#8217;estremo, <a href="http://pennedigitali.blogosfere.it/2006/10/esperanto-europanto-usik-continua-il-tentativo-deg.html">invece,</a> si spinge l&#8217;<a href="http://www.20minutos.es/noticia/131905/0/lenguaje/universal/Usik/">Usik</a> creata da poliziotto valenciano, Juan Ramon Palanca. <strong>Per rendere più universale e più interculturale possibile il suo linguaggio artificiale</strong> e per consentire a davvero tutte le nazioni di parlare la stessa lingua, a creato <strong>un idioma a cui ogni numero corrisponde una sillaba e la combinazione di numeri-sillaba creano le parole</strong>. Il motivo di tanta astrusità e stravaganza è perché, come è noto, <strong>i numeri si capiscono in tutte le culture!</strong> Chi usa questa lingua può decidere se scrivere in chiave numerica o in Usik direttamente.</p>
<p>Sulle lingue artificiali si potrebbe parlare all&#8217;infinito, tanto è la vastità dell&#8217;argomento: dall&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Esperanto">esperanto</a> al <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_klingon">klingoniano</a>, fino ad arrivare all&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Elfico">elfico</a> di tolkeniana memoria (con i suoi <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Quenya">Quenya</a> e il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sindarin">Sindarin</a> che fanno parte delle decine di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lista_di_linguaggi_di_Arda">linguaggi di Arda</a> inventate dal geniale scrittore Tolkien), le lingue artificiali mi hanno sempre appassionato.</p>
<p>A tal proposito, quindi, mi limiterò a ricordavi l&#8217;esistenza di un interessante <strong><a href="http://www.zompist.com/ikit.html">Kit di Costruzione di Linguaggi</a></strong>, ovvero una <strong>raccolta di documenti HTML, scritti da Mark Rosenfelder e <strong>tradotti anche in italiano</strong>, dedicata a tutti coloro che vogliano cimentarsi in questa impresa</strong>.<br />
Il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Kit_di_Costruzione_di_Linguaggi">Kit</a> procede iniziando dagli aspetti più semplici del linguaggio proseguendo poi verso quelli più complessi, partendo dalla fonologia e dai sistemi di scrittura per poi prendere in analisi le parole, passando attraverso tutte le possibili caratteristiche della grammatica sino ad una descrizione finale sui registri e i dialetti. Questa progressione graduale, accompagnata da suggerimenti e avvertimenti per evitare le più comuni sviste grazie ad un buon numero di esempi presi dalle lingue storico-naturali, e da un&#8217;alta dose di humor, ha fatto guadagnare al Kit la popolarità e il rispetto di cui oggi gode presso la comunità di costruttori di lingue artificiali presenti su internet.</p>
<p>Per terminare l&#8217;argomento, vi invito a leggere l&#8217;esaurientissimo articolo di Claudio Gnoli su &#8220;<a href="http://www.geocities.com/athens/agora/7070/ling-art.htm">Le lingue artificiali dal Seicento a oggi</a>&#8220;.</p>
<p>In definitiva, anche se da quando l&#8217;uomo ha iniziato a parlare si sono susseguiti migliaia di tentativi per costruire una lingua universale che annulli, una volta per tutte, l&#8217;effetto &#8220;torre di Babele&#8221;, ad oggi non esiste ancora alcun idioma davvero universale in grado di sostituire, tutte le altre! Ma forse è proprio questo il bello dell&#8217;umanità!
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		<title>Come dare voce ad Ubuntu con eSpeak: installazione, risoluzione problemi e tips per attivarlo con AmaroK per fargli dire quale canzone stiamo ascoltando</title>
		<link>http://www.levysoft.it/archivio/2007/09/04/come-dare-voce-ad-ubuntu-con-espeak-installazione-risoluzione-problemi-e-tips-per-attivarlo-con-amarok-per-fargli-dire-quale-canzone-stiamo-ascoltando/</link>
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		<pubDate>Tue, 04 Sep 2007 08:50:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
				<category><![CDATA[Linguaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Software]]></category>
		<category><![CDATA[amarok]]></category>
		<category><![CDATA[espeak]]></category>
		<category><![CDATA[sintesi-vocale]]></category>
		<category><![CDATA[ubuntu]]></category>

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		<description><![CDATA[Per gli utenti Mac non sarà di certo una novità (che addirittura fanno cantare il proprio mac), ma non tutti sanno che su Ubuntu è preinstallato eSpeak, un programma di sintesi vocale a riga di comando per la lettura automatica di testo compatibile con varie lingue, tra cui l&#8217;italiano. Ma andiamo con ordine.
Installazione e sintassi
Nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per gli utenti Mac non sarà di certo una novità (che addirittura <a href="http://www.troise.net/boliboop/facciamo-cantare-il-mac-in-italiano/">fanno cantare il proprio mac</a>), ma non tutti sanno che su Ubuntu è preinstallato <a href="http://espeak.sourceforge.net/">eSpeak</a>, un <strong>programma di sintesi vocale a riga di comando per la lettura automatica di testo compatibile con varie lingue, tra cui l&#8217;italiano</strong>. Ma andiamo con ordine.</p>
<h5>Installazione e sintassi</h5>
<p>Nel caso non avete preinstallato <strong>eSpeak</strong>, è sufficiente aprire un terminale e digitare:</p>
<p><strong>sudo apt-get install espeak</strong></p>
<p>Ora è possibile provare subito eSpeak rispettando una delle <a href="http://a2.pluto.it/a2802.htm">seguenti sintassi</a>:</p>
<p><em>espeak [opzioni] [-v linguaggio] testo<br />
espeak [opzioni] [-v linguaggio] < testo<br />
espeak [opzioni] [-v linguaggio] -f file_testo.txt</em></p>
<p>Ovvero, è possibile fornire il testo come ultimo argomento, attraverso lo standard input, oppure con l&#8217;opzione -f, all&#8217;interno di un file ascii di tipo UTF-8, <strong>sintetizzandolo attraverso l&#8217;adattatore audio installato sul proprio sistema</strong>.<br />
Per esempio:</p>
<p><strong>espeak -v it &#8220;Buongiorno a tutti quanti!&#8221;</strong></p>
<p>Un&#8217;altra <strong>opzione fondamentale è -v</strong>, con la quale <strong>si specifica il linguaggio secondo cui va sintetizzato il testo</strong>. Per verificare quanti linguaggi supporta eSpeak basterà digitare:</p>
<p><strong>espeak &#8211;voices</strong></p>
<p>che restituirà un&#8217;output simile:</p>
<pre><code>Pty Language Age/Gender VoiceName     File       Other Langs
 5  af             M  afrikaans       af         
 5  cy             M  welsh-test      cy         
 5  de             M  german          de         
 5  el             M  greek_test      el         
 5  en-r           M  en-rhotic       en/en-r    (en 3)
 2  en-uk          M  english         en/en      (en 2)
 5  en-uk-north    M  lancashire      en/en-n    (en-uk 3)
 5  en-uk-rp       M  english_rp      en/en-rp   (en-uk 4)
 5  en-uk-wmids    M  english_wmids   en/en-wm   
 5  eo             M  esperanto       eo         
 5  es             M  spanish         es         
 5  fi             M  finnish         fi         
 5  fr             M  french-test     fr         
 5  hi             M  hindi-test      hi         
 5  hu             M  hungarian       hu         
 5  it             M  italian         it         
 5  nl             M  dutch-test      nl         
 5  no             M  norwegian-test  no         (nb 5)
 5  pl             M  polish_test     pl         
 5  pt             M  brazil          pt         (pt-br 5)
 5  ro             M  romanian        ro         
 5  ru             M  russian_test    ru         
 5  sv             M  swedish-test    sv         
 5  sw             M  swahihi-test    sw         
 5  vi             M  vietnam-test    vi    </code></pre>
<p>A parte la scelta della lingua, ci sono diverse opzioni che possono servire per <strong>migliorare la comprensibilità del testo letto</strong>. La cosa forse, forse, più importante è la <strong>velocità di lettura</strong> (un pò come sull&#8217;ipod), che si controlla con <strong>l&#8217;opzione -s (speed)</strong>:</p>
<p><strong>espeak -s 120 -v it &#8220;Leggo questo testo lentamente&#8221;</strong></p>
<p>L&#8217;argomento dell&#8217;opzione rappresenta la <strong>quantità di parole al minuto</strong>. Essendo <strong>il valore predefinito pari a 160</strong>, in questo esempio si ottiene una lettura leggermente più lenta del solito.</p>
<p>Oltre alla velocità di lettura, anch<strong>e il tono di voce (l&#8217;intonazione) può essere regolato, questa volta con l&#8217;opzione -p (pitch)</strong>, che attende un argomento composto da un numero che va <strong>da 0 a 99: più è grande, più acuto è il tono di voce</strong>. Il tono predefinito corrisponde al valore 50, pertanto, l&#8217;esempio seguente sintetizza il testo con il tono più acuto possibile:</p>
<p><strong>espeak -p 99 -v it &#8220;Voce più acuta!&#8221;</strong></p>
<p>Se di default eSpeak, legge solo i file di testo ascii, <strong>con l&#8217;opzione -m (markup), che si usa senza argomenti, è possibile fornire anche un file HTML</strong>, come si vede nell&#8217;esempio seguente:</p>
<p><strong>espeak -v it -m -f testo.html</strong></p>
<p>Infine, è anche <strong>possibile produrre un file WAV-RIFF</strong>, senza emettere alcun suono attraverso l&#8217;adattatore audio, <strong>con l&#8217;opzione -w (wave)</strong>. Nell&#8217;esempio seguente il file testo.txt viene sintetizzato nel file testo.wav:</p>
<p><strong>espeak -v it -f testo.txt -w testo.wav</strong></p>
<p>oppure, immettendo direttamente il testo da riga di comando:</p>
<p><strong>espeak -w testo.wav &#8220;leggi questo testo&#8221;</strong></p>
<p>Per ascoltare il file wav appena generato basterà digitare:</p>
<p><strong>play testo.wav</strong></p>
<h5>Risoluzione problemi</h5>
<p>A volte, però può capitare che quando si lancia il comando eSpeak, può dare il seguente errore:</p>
<p><strong>PaHost_OpenStream: could not open /dev/dsp for O_WRONLY</strong></p>
<p>Questo capita quando la <strong>periferica audio è già utilizzato da un altro dispositivo</strong>. Nel mio caso avevo aperto con Firefox un file video in youtube che, nonostante fosse in pausa, non permetteva l&#8217;esecuzione del comando!</p>
<h5>Attivare eSpeak con AmaroK per fargli dire quale canzone stiamo ascoltando</h5>
<p>Per terminare, vi cito un <a href="http://lublog.altervista.org/archives/109/amarok-espeak/">tips di LuBlog</a> in grado di <strong>interfacciare amaroK (un player multimediale) con eSpeak, con il risultato che AmaroK sarà in grado di dirci quale canzone stiamo ascoltando!</strong> In pratica, dopo aver installato eSpeak, basterà scaricare uno script di Pete Jewell (da <a href="http://lublog.altervista.org/stats/download.php?id=9">qui</a>) e installarlo su AmaroK andando sul menu <em>Strumenti/Gestore script/Installa script</em> e selezionando il file appena scaricato e confermare. Quindi, andare nella cartellina “Generale” amarokEspeak e abilitarlo con “Esegui”.</p>
<p>Dopo questa modifica, qualsiasi canzone ascolterete, sarà preceduta dal titolo della stessa, emulando un vero e proprio deejay!
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		<title>Come mai ci sono delle parole tedesche nella lingua italiana?</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Apr 2006 07:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
				<category><![CDATA[Linguaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[ Su Viaggio in Germania ho trovato un interessante articolo sul perché nel nostro vocabolario ci siano tante parole tedesche. Come qualsiasi lingua viva, l&#8217;italiano è in continue evoluzione. Oggi come oggi è l&#8217;inglesismo e internet a coniare nuovi modi di dire che diventano poi patrimonio di tutti. Per quanto riguarda il tedesco, la causa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.levysoft.it/images/p316_deutch.gif' alt='Deutch' /> Su <a href="http://www.viaggio-in-germania.de/parole-itated1.html">Viaggio in Germania</a> ho trovato un interessante articolo sul perché nel nostro vocabolario ci siano tante parole tedesche. Come qualsiasi lingua viva, l&#8217;italiano è in continue evoluzione. Oggi come oggi è l&#8217;inglesismo e internet a coniare nuovi modi di dire che diventano poi patrimonio di tutti. Per quanto riguarda il tedesco, la causa è da ricercarsi in alcuni fattori politici dell&#8217;800-900 quando gli austriaci dominarono per molti decenni gran parte dell&#8217;Italia settentrionale, lasciando, inevitabilmente, tradizioni e parole nuove. Lo stesso processo accadde durante la seconda guerra mondiale quando i tedeschi occuparono l&#8217;Italia e quando, nel primo 900, le ricerche tedesche erano determinati per la fisica e la filosofia.<br />
Ecco alcune (le più famose) parole tedesche entrate nel nostro vocabolario: <em>blitz, bunker, delikatesse, diesel, diktat, dobermann, doppler, edelweis, fahrenheit, fon, führer, gestapo, gotha, gulasch, hertz, hinterland, jiddish, kaiser, kaputt, kitsch, kolossal, krapfen, lager, leitmotiv, panzer, Reich, röntgen, Sacher, skipass, speck, sturmtruppen, würstel</em>.
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