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	<title>Levysoft &#187; Internet</title>
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		<title>Simplicissimus regala un ebook a scelta in cambio di una recensione</title>
		<link>http://www.levysoft.it/archivio/2011/06/23/simplicissimus-regala-un-ebook-in-cambio-di-una-recensione/</link>
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		<pubDate>Thu, 23 Jun 2011 16:05:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ecco una simpatica iniziativa del noto sito italiano Simplicissimus.it:
 Un po’ tutti i lettori in fondo sono dei critici letterari. Alzi la mano chi non ha mai sognato di avere dei libri gratuiti in cambio soltanto di una recensione, di una lode oppure di una stroncatura, di un parere autorevole, una critica costruttiva, ma anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco una simpatica iniziativa del noto sito italiano <a href="http://ultimabooks.simplicissimus.it/">Simplicissimus.it</a>:</p>
<blockquote><p> Un po’ tutti i lettori in fondo sono dei critici letterari. Alzi la mano chi non ha mai sognato di avere dei libri gratuiti in cambio soltanto di una recensione, di una lode oppure di una stroncatura, di un parere autorevole, una critica costruttiva, ma anche una parola di conforto per quei libri che proprio non ce la fanno.</p>
<p>Ultima Books ha appena lanciato uno Spazio Recensioni, dove l’aspirante critico letterario che alberga in ogni lettore può dare libero sfogo alla propria voglia di libri, prendendo gratuitamente un ebook tra quelli in esposizione e lasciando successivamente una recensione.</p>
<p>D’altronde tutti quanti ci fidiamo di più del parere di un amico, del consiglio di un vicino piuttosto che delle voci ufficiali e delle parole degli uffici stampa.</p>
<p>Ultima Books è ansiosa di sapere che cosa ne pensi, per avere uno scambio costruttivo e una libera circolazione delle idee. Oggi ciascuno può dire la propria, senza censura, una vera e propria democrazia libraria. Direi che è proprio il caso di approfittarne!
</p></blockquote>
<p><img src='http://www.levysoft.it/images/p2099_libro.jpg' alt='Il gatto di Schrödinger - ePub DRM Free' /> E&#8217; sufficiente, quindi, visitare <a href="http://ultimabooks.simplicissimus.it/recensioni/">questa pagina</a>, <strong>scegliere un libro che vin interesserebbe leggere e fare la richiesta via email</strong>. Io ho scelto &#8220;<a href="http://ultimabooks.simplicissimus.it/il-gatto-di-schrodinger">Il gatto di Schrödinger</a>&#8221; e nel giro di qualche ora mi hanno spedito <strong>l&#8217;ebook in formato .epub DRM FREE</strong> che ho prontamente caricato sul mio iPad. Certamente non vi sono libri famosi o le ultime novità (il libro che mi hanno mandato era piccolino, di sole 25 pagine), ma secondo me vale la pena provare: si potrebbe <strong>scoprire qualche autore interessante</strong> o magari, potrebbe essere utile, <strong>per chi è ancora restio, ad avvicinarsi gratuitamente al mondo della lettura digitale</strong>.<br />
In teoria <strong>non vi sono limiti al numero di eBook che è possibile richiedere</strong> (almeno fino a quando l&#8217;iniziativa resterà in piedi). L&#8217;unica cosa che è richiesta, per richiedere un altro libro, è di aver scritto una <strong>recensione</strong> (positiva o negativa che sia) su quello appena finito. Insomma una iniziativa lodevole ed onesta.
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		</item>
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		<title>Un hosting perfetto per i blogger più esigenti? Blog House potrebbe essere la tua soluzione</title>
		<link>http://www.levysoft.it/archivio/2011/05/03/un-hosting-perfetto-per-i-blogger-piu-esigenti-blog-house-potrebbe-essere-la-tua-soluzione/</link>
		<comments>http://www.levysoft.it/archivio/2011/05/03/un-hosting-perfetto-per-i-blogger-piu-esigenti-blog-house-potrebbe-essere-la-tua-soluzione/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 03 May 2011 15:51:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Blog]]></category>
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		<description><![CDATA[Qualche tempo fa, insieme a Cristian, vi abbiamo chiesto quale fosse, per voi, il servizio di hosting perfetto per un blog. Lo scopo era semplice:  porre la domanda giusta direttamente ai blogger per migliorare il servizio ed offrire così una offerta mirata e soddisfacente. 
Risultati del sondaggio
Ed ecco i risultati:

L’80% ha indicato Linux come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche tempo fa, insieme a <a href="http://www.skyflash.it/2011/01/hosting-dei-sogni/">Cristian</a>, vi abbiamo chiesto quale fosse, per voi, <a href="http://www.levysoft.it/archivio/2011/01/10/hosting-su-misura-per-blogger-tu-come-lo-vorresti/"><strong>il servizio di hosting perfetto per un blog</strong></a>. Lo scopo era semplice:  porre la domanda giusta direttamente ai blogger per migliorare il servizio ed offrire così una offerta mirata e soddisfacente. </p>
<h5>Risultati del sondaggio</h5>
<p>Ed ecco i risultati:</p>
<ul>
<li>L’<strong>80% </strong>ha indicato <strong>Linux come sistema operativo</strong> di riferimento per il proprio blog.</li>
<li>Il <strong>43%</strong> ha detto di accontentarsi di <strong>1 o 2 GB di spazio garantito</strong>.</li>
<li>Il <strong>71%</strong> ha espresso la richiesta di avere <strong>fino a 3 database MySQL</strong>.</li>
<li>Il <strong>44%</strong> ha chiesto fino a <strong>250MB per ogni singolo database</strong>, mentre il 57% lo vorrebbe di dimensioni maggiori o addirittura illimitate.</li>
<li><strong>Quasi la metà di voi dichiara di “accontentarsi” di 3 caselle email</strong>, ma non ne disdegnerebbe 5.</li>
<li>Ben il <strong>52%</strong> invece ritiene che <strong>fino a 25GB/mese di banda passante siano più che sufficienti</strong>, mentre il 49% ne vorrebbe in quantità smisurata.</li>
<li><strong>Il 49% richiede backup quotidiani</strong>, ed un 30% abbondante dichiara di accontentarsi di una copia a settimana.</li>
</ul>
<h5>La soluzione: Blog House</h5>
<p>Questa era una breve analisi dei risultati del sondaggio. Allora ecco una soluzione alle vostre esigenze&#8230; un nuovo prodotto, <strong>100% italiano</strong>,  <strong>pensato e realizzato per il blogger più esigente</strong>: <a href="http://www.e-server.it/blog-house.html"><strong>Blog House</strong></a>.<br />
Ed ecco cosa offre:</p>
<blockquote><p><strong>SPECIFICHE:</strong><br />
SUPPORTO PHP 5.xx<br />
MySQL 5.04x<br />
1 NOME A DOMINIO DI 2° LIVELLO<br />
3 NOMI A DOMINIO DI 3° LIVELLO<br />
SPAZIO WEB : 2 GB<br />
5 DATABASE MySQL DA 250 MB CADAUNO<br />
5 ACCOUNT FTP<br />
BACKUP GIORNALIERO<br />
TRAFFICO : 50 GB / MESE<br />
STATISTICHE CON WEBALIZER O AWSTATS<br />
3 CASELLE EMAIL DA 2 GB SU SERVER DEDICATO (POP3 e WebMail Ajax)<br />
PANNELLI DI CONTROLLO : ISPCONFIG, PHPMyADMIN, WEBMAIL<br />
PING MEDIO : < 80ms</p>
<p><strong>PREZZI:</strong><br />
€ 57,00 / ANNO (CON MANTENIMENTO DNS)<br />
€ 47,00 / ANNO (SENZA MANTENIMENTO DNS)<br />
€ 20,00 / ANNO PER SMTP AUTENTICATO (OPZIONALE)</p></blockquote>
<p>Come vedete la soluzione offerta da <a href="http://www.e-server.it/blog-house.html">Blog House</a> di <a href="http://www.e-max.it/">E-Max</a> rispecchia le esigenze che voi stessi avevate espresso nel sondaggio e che credo, sia difficile trovare nel panorama italiano.</p>
<h5>La mia esperienza</h5>
<p>Personalmente ho trovato molto interessante questa offerta, perché <strong>rispecchia interamente le esigenze dei blogger più esigenti ad un prezzo contenuto</strong>. Anche se queste possono sembrare parole lette su una brochure patinata, in realtà posso confermarle con la mia personalissima esperienza.<br />
Nella mia vita da blogger, <strong>ho provato molti servizi di hosting</strong>, ma sinora nessuno mi aveva stupito come l&#8217;hosting offerto da <a href="http://www.e-server.it/blog-house.html">Blog House</a> ed è per questo che ho migrato entrambi i miei siti (<a href="http://www.levysoft.it">levysoft.it</a> e <a href="http://gamertagmatch.com">gamertagmatch.com</a>).<br />
Se per il mio blog ho trovato una <strong>buona velocità di risposta</strong>, su GamerTagMatch, la mia community italiana per i giocatori Xbox Live, ho trovato davvero la soluzione ai miei problemi, in quanto gli hosting precedenti non riuscivano a <strong>reggere il carico di lavoro che un cms come Elgg può comportare</strong> (tanto che spesso viene suggerito di installarlo solo sui server dedicati).<br />
Ma quello che più mi ha entusiasmato è stato, a quasi un anno, <strong>non aver mai avuto un problema di raggiungibilità, di banda (anche perché <strong>50GB mensili in Italia sono difficili da trovare</strong>), o di un semplice fermo del sito</strong>.</p>
<p>Se siete interessati, potete compilare il <a href="http://www.e-server.it/blog-house-scheda-prodotto.html">form di contatto sul sito del prodotto</a>.
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		<title>Codemotion: l&#8217;evento gratuito aperto a tutti i linguaggi e tecnologie</title>
		<link>http://www.levysoft.it/archivio/2011/02/16/codemotion-levento-gratuito-aperto-a-tutti-i-linguaggi-e-tecnologie/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Feb 2011 10:05:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Software]]></category>
		<category><![CDATA[html 5]]></category>
		<category><![CDATA[programmazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 5 Marzo 2011 a Roma, presso il Dipartimento di Informatica e Automazione dell&#8217;Università Roma Tre, si terrà il Codemotion, un evento gratuito aperto a tutti i programmatori, una vera e propria maratona tecnica che prevede più di 65 interventi distribuiti in 7 sessioni parallele.  I talk non pretendono di insegnare, ma di rendere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>5 Marzo 2011 a Roma</strong>, presso il Dipartimento di Informatica e Automazione dell&#8217;Università Roma Tre, si terrà il <a href="http://www.codemotion.it/"><strong>Codemotion</strong></a>, un <strong>evento gratuito aperto a tutti i programmatori</strong>, una vera e propria maratona tecnica che prevede più di <strong>65 interventi distribuiti in 7 sessioni parallele</strong>.  <strong>I talk non pretendono di insegnare, ma di rendere più facile il successivo processo di imparare</strong>, regalando ai partecipanti, ad ogni intervento, nuove emozioni <strong>con lo scopo di stimolare la comunità a creare software migliori</strong>.</p>
<p>Il <strong>Codemotion è l’evoluzione del Javaday Roma</strong>, che da questa edizione 2011 si apre saggiamente a tutti i linguaggi e tecnologie, spaziando da <em>Html5, Twitter, Database No-Sql, sviluppo di videogiochi, creazione di applicazioni mobile, comparazione e nuovi linguaggi</em>. Si parlerà anche di <em>Android, Sistemi Operativi, architetture</em>.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2096_codemotion.jpg' alt='Codemotion' /></div>
<p>Il programma del Codemotion è stato realizzato con una <strong>Call For Paper pubblica</strong> e <a href="http://www.codemotion.it/programma-talks">qui</a> trovate il <strong>poderoso programma</strong>: talmente sono tanti gli argomenti, che ho fatto davvero molta fatica a trovare un tracklist ideale degli eventi da seguire senza rischiare di perdere nulla di interessante.</p>
<p>Ci vediamo al Codemotion!</p>
<p class="akst_link"><a href="http://www.levysoft.it/?p=2096&amp;akst_action=share-this"  title="Invia il post via mail o salvalo in uno dei servizi di bookmarking sociale..." id="akst_link_2096" class="akst_share_link" rel="nofollow">Condividi</a></p>
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		<title>Internet è un dono di Dio o un semplice mezzo di comunicazione di massa?</title>
		<link>http://www.levysoft.it/archivio/2011/02/01/internet-e-un-dono-di-dio-o-un-semplice-mezzo-di-comunicazione-di-massa/</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Feb 2011 14:22:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
				<category><![CDATA[Idea Lab]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[nobel]]></category>

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		<description><![CDATA[ &#8220;Internet è un dono di Dio&#8221; è la famosa frase di uno scrittore e dissidente cinese, Liu Xiaobo, attivo da molti anni nella difesa dei diritti umani nella scena nazionale del suo Paese e insignito, nel 2010, del Premio Nobel per la Pace.
Ma questa stessa frase fu anche un potente manifesto con cui, nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.levysoft.it/images/p2091_internet_dono_di_dio.jpg' alt='' /> &#8220;<strong>Internet è un dono di Dio</strong>&#8221; è la famosa frase di uno scrittore e dissidente cinese, Liu Xiaobo, attivo da molti anni nella difesa dei diritti umani nella scena nazionale del suo Paese e insignito, nel 2010, del Premio Nobel per la Pace.</p>
<p>Ma questa stessa frase fu anche un potente manifesto con cui, nel 2009, il mensile <a href="http://www.wired.it/">Wired</a> aveva candidato Internet al premio Nobel per la Pace.</p>
<p>Infine, recentemente, è anche divenuto il titolo di un libro che narra dieci storie con lo scopo di chiarire perché Internet è divenuta col tempo, <strong>arma di costruzione di massa</strong>: <strong>i software contro la censura digitale</strong> (Shiyu Zhou dall’America per Cina e Iran), <strong>il potere della parola per la libertà</strong> (Georgy Jakhaia in Georgia, Yoani Sanchez a Cuba, Adshin Mettacara in Birmania), <strong>il micro-credito online come strumento di sviluppo nelle economie povere</strong> (Matt Flannery e Kiva), <strong>l’industria informatica come occasione di pace per la Palestina</strong> (Saed Nashef), <strong>il wireless perché anche Amazzonia e Darfur rompano l’isolamento</strong> (Daniele Trinchero e iXem), <strong>il Web come strumento di aiuto e solidarietà nelle catastrofi</strong> (Ory Okolloh dal Kenya, Rima Qureshi dalla Svezia).</p>
<h5>L&#8217;altro lato della medaglia</h5>
<p>Ma se questa è il lato di una medaglia, c&#8217;è anche chi ha guardato l&#8217;altro lato, quello oscuro, di internet. Ed è stato l&#8217;intellettuale bielorusso <strong>Evgeny Morozov</strong> che nel suo recente saggio &#8220;<em>The net delusion: the dark side of internet freedom</em>&#8221; (trad. La net-delusione: il lato oscuro della libertà di internet) <strong>critica aspramente le potenzialità democratiche della rete, che troppo spesso si trasformano in censura</strong>.<br />
Secondo lui, <strong>il web può essere uno strumento di mobilitazione collettiva con lo stesso peso con cui può tragicamente divenire uno strumento di controllo sistematico e autoritario</strong>.<br />
Un esempio alla luce del giorno è la martellante censura imposta dal regime Repubblica popolare cinese o la censura di internet in Egitto.<br />
Morozov, punta, così a confutare la teoria secondo cui &#8220;<strong>internet porterà la pace del mondo</strong>&#8221; additando il passato e facendo una <strong>analisi retrospettiva dei nuovi media</strong>: anche la stampa, il telegrafo e la radio furono universalmente accolti come dei mezzi attraverso i quali si sarebbe potuto raggiungere più velocemente la libertà individuale e dei popoli, ma alla fine <strong>quegli stessi mezzi furono usati dai regimi di tutto il mondo per il loro tornaconto</strong>.</p>
<p><strong>Il ruolo di internet nella diffusione delle proteste e delle sollevazioni popolari è, però indiscutibile</strong> ma non bisogna, per questo, identificare internet con la rivolta stessa, poiché <strong>internet è solo un mezzo, magari un potente mezzo di comunicazione di massa, con cui la protesta riesce a diffondersi più efficacemente, e null&#8217;altro!</strong></p>
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		</item>
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		<title>Hosting su misura per blogger: Tu come lo vorresti?</title>
		<link>http://www.levysoft.it/archivio/2011/01/10/hosting-su-misura-per-blogger-tu-come-lo-vorresti/</link>
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		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 14:56:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[hosting]]></category>

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		<description><![CDATA[Riprendo l&#8217;interessante articolo di Cristian per porvi la stessa domanda: che cosa si aspetta un blogger, o cosa va cercando, in un servizio di hosting su misura? La domanda potrà sembrare banale, ma è da qui che nascono le idee e le offerte migliori. Ogni gestore di hosting ha la sua visione che alla fine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riprendo l&#8217;interessante <a href="http://www.skyflash.it/2011/01/hosting-dei-sogni/">articolo di Cristian</a> per porvi la stessa domanda: <strong>che cosa si aspetta un blogger, o cosa va cercando, in un servizio di hosting su misura?</strong> La domanda potrà sembrare banale, ma <strong>è da qui che nascono le idee e le offerte migliori</strong>. Ogni gestore di hosting ha la sua visione che alla fine si traduce in una offerta più o meno generalista che sovrastima o, molto spesso, sottostima le esigenze del blogger medio. Allora ecco che, secondo me, <strong>porre la domanda giusta direttamente ai blogger può servire per migliorare il servizio ed offrire così una offerta mirata e soddisfacente!</strong> E ora giro la domanda a tutti voi blogger: <strong>come deve essere l’hosting su misura per un blog?</strong></p>
<p><iframe frameborder="0" width="100%" height="1500" scrolling="auto" src="http://polldaddy.com/s/689308902E91DD61?iframe=1"><a href="http://polldaddy.com/s/689308902E91DD61">View Survey</a></iframe></p>
<p class="akst_link"><a href="http://www.levysoft.it/?p=2089&amp;akst_action=share-this"  title="Invia il post via mail o salvalo in uno dei servizi di bookmarking sociale..." id="akst_link_2089" class="akst_share_link" rel="nofollow">Condividi</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Un viaggio virtuale tra le vie della nostra infanzia in un videoclip interattivo in HTML 5 degli Arcade Fire</title>
		<link>http://www.levysoft.it/archivio/2010/09/02/un-viaggio-virtuale-tra-le-vie-della-nostra-infanzia-in-un-videoclip-interattivo-in-html-5-degli-arcade-fire/</link>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 13:42:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
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		<description><![CDATA[Finalmente qualcosa di nuovo e a proporcelo è la creatività di rock band indie canadese, gli Arcade Fire, Google Maps e Street View di Google e la potenza di HTML 5, coniugando arte e geoweb in un videoclip su misura per ciascun utente, andando oltre la visione passiva per diventare un’esperienza personale dello spettatore.
In teoria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente qualcosa di nuovo e a proporcelo è la creatività di rock band indie canadese, gli <a href="http://www.arcadefire.com/"><strong>Arcade Fire</strong></a>, <strong>Google Maps e Street View di Google</strong> e la potenza di <strong>HTML 5</strong>, coniugando <strong>arte e geoweb</strong> in un <strong>videoclip su misura per ciascun utente</strong>, andando <strong>oltre la visione passiva per diventare un’esperienza personale dello spettatore</strong>.</p>
<p>In teoria per visualizzare questo piccolo capolavoro (curato dal filmaker <strong>Chris Milk</strong>) servirebbe <a href="http://www.google.com/chrome"> <strong>Google Chrome</strong></a> ma io l&#8217;ho visualizzato senza alcun problema con <strong>Safari</strong> 5.0.1 per Mac (scordatevi di usare Explorer mentre funziona anche su Safari di iPad o iPhone, ma il tempo di caricamento è più lungo) ma, credetemi vale davvero la pena perché questa <strong>esperienza visiva ed emozionale vale ampiamente 5 minuti del vostro tempo!</strong></p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2084_arcade_fire_1.jpg' alt='Arca Fire - The Wilderness Downtown' /></div>
<p>Una volta che avrete deciso quale browser usare, mettetevi comodi, alzate il volume della casse, e collegatevi al sito del progetto <a href="http://www.thewildernessdowntown.com/"><strong>The Wilderness Downtown</strong></a> nato per promuovere il nuovo singolo, &#8220;<strong>We used to wait</strong>&#8220;, dell&#8217;ultimo album degli Arcade Fire, <a href="http://www.metacritic.com/music/the-suburbs-2010/details">The Suburbs</a>. Qui vi verrà chiesto di <strong>inserire l’indirizzo della casa in cui siete cresciuti</strong> (mi raccomando inserite solo la via di dove siete cresciuti perché secondo me fa la differenza), e date l&#8217;OK. Dopo aver atteso qualche istante per dare il tempo al motore di caricare, cliccate su PLAY e lasciatevi andare ad una <strong>cavalcata emotiva indietro nel tempo</strong>, sulle ali di una nostalgia cullata dalle parole e dalla melodia di &#8220;We used to wait&#8221;.</p>
<p>Quando avete finito di guardare il videoclip interattivo, un vero e proprio, viaggio virtuale tra le vie dove si è nati e cresciuti, tornate qui a leggere&#8230; <strong>è una cosa che dovrete provare da soli, senza anticipazioni</strong>, ed è per questo che non ho voluto riprendere alcun video su Youtube di questo videoclip, perché non potrebbe mai rendere l&#8217;idea!</p>
<p>E&#8217; <strong>poesia espressa in musica e video</strong>, ed è molto più efficace di tanta altri videoclip di registi famosi, perché è un <strong>videoclip personalizzabile, fatto su misura sui vostri ricordi, e che lo rende solo vostro!</strong> Quando vi ho detto che era importante inserire l&#8217;indirizzo di dove siete cresciuti e non del vostro lavoro o di dove attualmente vivete, c&#8217;era una ragione: <strong>l&#8217;aspetto emozionale è molto diverso perché non potrete altrimenti godere di un’esperienza interattiva e personale che mira a stimolare nostalgia e malinconia del passato</strong> (che è il tema della canzone). Se guardate il videoclip interattivo, quando vedrete la vostra vecchia casa o quella via in cui giocavate a pallone, <strong>piano piano affioreranno dal passato i ricordi della vostra infanzia, rincorrendo l’onda di sensazioni perdute e che per pochi minuti avete ritrovato</strong>.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2084_arcade_fire_3.jpg' alt='Arca Fire - The Wilderness Downtown' /></div>
<p>Girato dal regista <a href="http://www.chrismilk.com/"><strong>Chris Milk</strong></a> insieme al <strong>Google Creative Lab</strong>, sfruttando Google Street View e Google Maps, usa la tecnologia <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/HTML5"><strong>HTML5</strong></a> (tanto amata da Steve Jobs che vorrebbe sostituirla al Flash), il video ha dato i risultati sperati perché <strong>la band indie è prima negli Stati Uniti</strong> (156.000 copie vendute in una settimana) e <strong>prima in Inghilterra</strong> (61.000 copie).<br />
Ho apprezzato molto <strong>l&#8217;uso sapiente di un filtro seppia sulle immagini di Google Street</strong> per rendere uniforme le immagini visualizzate con il videoclip (<a href="http://www.chromeexperiments.com/arcadefire/">qui</a> trovate una pagina che descrive le tecniche usate per realizzare questo video interattivo) e <strong>molto bella la scena degli uccelli che volano dai rami del messaggio che avete scritto</strong> in una finestra ad un&#8217;altra (dando un senso di continuità al tutto, in modo da far sembrare un tutto l&#8217;uno l&#8217;ambiente creato a tempo di musica) con le immagini della via inserita in precedenza, e diventando, poi, alberi cresciuti sull&#8217;asfalto.</p>
<p>Vi lascio con la <a href="http://www.ilpost.it/2010/08/31/video-interattivo-arcade-fire-we-used-to-wait/?utm_source=feedburner&#038;utm_medium=feed&#038;utm_campaign=Feed%3A+ilpost+%28Il+Post+-+HP%29">migliore descrizione del video</a> che ho trovato:</p>
<p><code>Dopo aver inserito l’indirizzo della via dove abitavate da bambini parte un video con un ragazzino che corre, cappuccio della felpa calato. Si aprono altre finestre del browser, a tempo di musica: uno stormo di uccelli che reagisce al movimento del  mouse, e soprattutto le immagini della via che avete inserito, inquadrata a volo d’uccello. Al centro della vostra via, lontano, il ragazzino che corre. Le finestre del browser continuano poi ad aprirsi e spostarsi: gli uccelli sorvolano la vostra casa, l’inquadratura si avvicina al portone quando il ragazzo smette di correre, e tutto inizia a girare intorno a lui. Gli uccelli volano via, noi ci allontaniamo di nuovo verso il cielo e sullo schermo appare un foglio bianco, in cui ci viene chiesto di scrivere o disegnare — con mouse e tastiera — un messaggio per il bambino che un tempo viveva lì, con un segno che si disperde poi in rami e rivoli. Lasciato il messaggio si torna nella vostra via, dove gli uccelli si lanciano in picchiata verso la strada, diventando alberi allo scontro con l’asfalto, e ricoprendo di verde la città.
</code>
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		<title>Un mio nuovo progetto: GamerTagMatch, una community online italiana per mettere in contatto tra loro gli utenti Xbox Live</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 13:02:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
				<category><![CDATA[Console]]></category>
		<category><![CDATA[Idea Lab]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Xbox 360]]></category>
		<category><![CDATA[gamertagmatch]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi voglio proporvi un mio piccolo progetto, che ho portato avanti in questi ultimi mesi nei ritagli di tempo, con lo scopo di dare un senso al primo premio vinto come Miglior Blog Tecnico dell’anno 2008-2009, ovvero un piano di hosting Azienda Linux offerto da CodingWeb (la cui assistenza, fino ad oggi, si è sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi voglio proporvi un <strong>mio piccolo progetto</strong>, che ho portato avanti in questi ultimi mesi nei ritagli di tempo, con lo scopo di dare un senso al <a href="http://www.levysoft.it/archivio/2009/06/15/levysoft-e-stato-giudicato-il-miglior-blog-tecnico-dellanno-2008-2009/"><strong>primo premio</strong></a> vinto come <a href="http://www.migliorblogtecnico.net/"><strong>Miglior Blog Tecnico dell’anno 2008-2009</strong></a>, <a href="http://www.cristianofino.net/post/La-proclamazione-dei-vincitori-della-prima-edizione-di-Miglior-Blog-Tecnico.aspx">ovvero</a> un piano di hosting Azienda Linux offerto da <a href="http://www.codingweb.net/">CodingWeb</a> (la cui assistenza, fino ad oggi, si è sempre dimostrata efficiente e molto rapida).</p>
<h5>L&#8217;idea</h5>
<p>Avevo in mente diversi progetti da portare avanti, ma alla fine ho deciso di <strong>puntare su qualcosa di diverso</strong> da quello a cui sono solitamente abituato, meno divulgativo di Levysoft e forse più ludico, ma <strong>non per questo meno interessante e pieno di stimoli e sfide</strong>. Tutto è nato dalla constatazione che, <strong>il gioco online, in questi ultimi anni, si sta allargando sempre più nei videogiocatori</strong> e in molti paesi dotati di banda larga, sta spopolando. Se prima, chi giocava online era solitamente un utente PC, oggi l&#8217;ago della bilancia si sta spostando sempre più verso le console, in primis la <strong>Xbox 360</strong> (sia per qualità di servizio offerto, che non per niente è anche a pagamento, che per quantità di giochi, soprattutto FPS, che offrono questa opportunità) e, quindi, a ruota, la PS3 e la WII.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2077_gamertagmatch_1.jpg' alt='GamerTagMatch' /></div>
<p>Il problema, però, che ho anche personalmente riscontrato, è che <strong>molti videogiocatori hanno difficoltà a trovare qualcuno con cui giocare online, soprattutto se intende sbloccare alcuni particolari obiettivi o semplicemente si vuole giocare in co-op</strong>. Su tutti i forum che ho visitato ho sempre letto post di qualcuno che chiedeva chi voleva giocare online con un determinato videogioco, magari in certe fasce orarie. Per chi, invece, non ha particolare esigenze, <strong>ogni forum dedica sempre una pagina con la lista di tutti gli utenti e relativi gamertag</strong> e, a volte, anche la lista dei giochi con cui si intende giocare online.</p>
<p>Il problema di tutto ciò, però, è che <strong>ogni forum è una micro-realtà locale che, se da un lato può garantire maggiore affiatamento, dall&#8217;altro risulta essere non del tutto completa</strong>. Infatti, <strong>oltre ad essere difficile trovare chi sia appassionato dello stesso gioco</strong> (a meno che non si tratti di classici come COD o Fifa), è anche vero che non esiste alcuna organizzazione di sorta in queste &#8220;megatabelle&#8221; di utenti.</p>
<h5>La situazione attuale</h5>
<p><strong>In ambito internazionale la questione è gestita in varie maniere</strong>: dall&#8217;enorme leaderboard di <a href="http://www.mygamercard.net/">MyGamerCard.net</a>, alla <a href="http://www.gametap.com/forum/xbox-live-gamertags-post-yours-and-meet-new-friends-t18039.html">lista su Gametap</a> in ambito internazionale a all&#8217;interessante clan di <a href="http://www.avforums.com/forums/xbox-live-clans/710609-avf-online-matchmaker-gamertags.html">AVF Matchmaker Gamertags</a> o quella meno organizzata del <a href="http://forums.electronicarts.co.uk/meet-your-match/380880-xbl-gamertags.html">sito EA</a>, fino ad arrivare al <a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=2218946550">gruppo su Facebook</a> e su <a href="http://gamesource.groups.yahoo.com/group/XboxLIVEplayers/">Yahoo! Groups</a>.<br />
Eccetto il caso di un solo sito italiano che offre qualcosa di organizzato (<a href="http://www.xboxway.com/xboxlive/ClassificaGiocatori.aspx">Xbox LIVE Way</a>, mentre è da tempo chiuso <a href="http://www.gamertag.it/ricerca.asp">gamertag.it</a>), <strong>in Italia, almeno dal mio punto di vista la questione è lasciata al singolo forum che si organizza con post a tema</strong> (un esempio è la <a href="http://forums.xbox.com/41646/ShowPost.aspx">Lista Gamertag Italiani</a> del forum sul sito Xbox.com).</p>
<h5>Le esigenze</h5>
<p><strong><a href="http://www.gamertagmatch.com/">GamerTagMatch</a></strong>, quindi, non fa altro che rispondere a queste esigenze: <strong>realizzare un unico database di giocatori italiani amanti del gioco online, in cui ognuno possa lasciare il proprio gamertag, la propria lista di giochi preferiti per l&#8217;online e lasciare, nel proprio profilo,  le motivazioni per cui si vuole giocare in Live, per avere subito quanti e quali giocatori hanno lo stesso nostro gioco</strong>. Inoltre, ogni volta che qualcuno aggiungerà lo stesso gioco che avremo noi, ci arriverà una <strong>mail di notifica che ci avviserà della possibilità di incontrare nuove persone online</strong>.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2077_gamertagmatch_2.jpg' alt='GamerTagMatch - Lista Giochi' /></div>
<p>Purtroppo, non facendo parte del <em>Xbox Community Developer Program</em> (credo inoltre che serva un sito realizzato in asp), non ho potuto realizzare un sito che comunicasse in tempo reale con la piattaforma di Xbox LIVE, in modo da poter recuperare automaticamente le informazioni dei giocatori online. Ma è anche vero che non era questo lo scopo del mio progetto.</p>
<p>Infatti, <strong><a href="http://www.gamertagmatch.com/">GamerTagMatch</a> non è solo un semplice archivio online ma anche un luogo di incontro in cui creare vere comunità di appassionati intorno ad uno o più videogiochi</strong>. E&#8217; possibile quindi <strong>scambiarsi messaggi tra amici, seguire i flussi wire (una sorta di twitter locale) e commentare i vari giochi</strong>.</p>
<p>Data la natura particolare del sito, <strong>ho deciso di inserire nel database, solo i giochi che presentassero la possibilità di giocare online, sia in co-op che in vs</strong> (al momento ho inserito già 142 titoli). <strong>Per cui non troverete capolavori indiscussi</strong> (faccio l&#8217;esempio di Assassin&#8217;s Creed 2) <strong>se questi giochi non avranno una componente Multiplayer Live</strong>. Questa è una precisa scelta editoriale: essendo un sito dedicato a tutti coloro che vorranno incontrare nuovi amici per giocare in Live, mettere a disposizione anche una lista di giochi che non hanno una componente online era quantomeno confusionario e dispersivo. <strong>Infatti, ogni utente non dovrà scegliere tutti i giochi che ha nel proprio scaffale ma soltanto quelli che, al momento, preferisce giocare online</strong>. Per cui potrete modificare la vostra lista a piacimento: per esempio, se fino a ieri vi faceva piacere giocare online con Pes 2009 e Pes 2010, oggi potrete decidere di esservi stufati di giocare a Pes 2009 e dedicarvi solo a Pes 2010, per cui basterà togliere dalla propria lista il gioco in questione in modo da essere sicuri che nessun altro potrà contattarvi per quel particolare gioco.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2077_gamertagmatch_5.jpg' alt='GamerTagMatch - Dettaglio del Gioco' /></div>
<h5>Elgg</h5>
<p><strong>Ho provato a creare il sito il più semplice ed immediato possibile, in modo che richiedesse il minor numero di operazioni ma al contempo offrisse il maggior numero di possibilità</strong>. Per ottenere ciò mi sono basato sull&#8217;ultima versione stabile di <a href="http://elgg.org/"><strong>Elgg</strong></a> (passando prima in rassegna altri alternative come <em><a href="http://www.boonex.com/dolphin/">Dolphin</a>, <a href="http://www.jomsocial.com/">JomSocial</a> e <a href="http://buddypress.org/">BuddyPress</a></em>), un ottimo CMS per la costruzione di social network, opportunamente stravolto e modificato in base alle mie esigenze. Devo dire che <strong>è stata una bella esperienza</strong> perché sono potuto andare a fondo in molti dettagli dell&#8217;applicativo web, <strong>apprezzandone al contempo la sua nascosta complessità e la sua flessibilità</strong>.</p>
<h5>Fase Beta</h5>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2077_gamertagmatch_3.jpg' alt='GamerTagMatch - Homepage' /></div>
<p>Attualmente <strong><a href="http://www.gamertagmatch.com/">GamerTagMatch</a> è ancora in versione beta</strong> (la 0.8), il che significa che <strong>funziona in tutti i suoi macro aspetti ma ancora devo mettere a punto qualche piccolo dettaglio</strong>. </p>
<p><strong>GamerTagMatch</strong>, per quanto riguarda i menu e l&#8217;interfaccia utente, è <strong>localizzato sia in italiano che in inglese, mentre i contenuti</strong> (come le descrizioni dei giochi e le news) <strong>sono solo in italiano</strong>. Se poi questa community riuscirà a crescere potrò iniziare a rendere più internazionale il progetto (che comunque presenta realtà molto complesse e variopinte): ma ovviamente, <strong>come ogni progetto, sarete voi a decretarne il successo o la disfatta</strong>.</p>
<h5>Privacy</h5>
<p>All&#8217;inizio avevo pensato di lasciare visibile anche ai non iscritti il dettaglio degli utenti che giocavano ad un certo videogioco online, compresa la propria gamertag (in modo da espandere le potenzialità del sito in maniera esponenziale). Ma alla fine ho creduto più utile, però, <strong>per preservare la privacy degli utenti</strong>, fare un passo alla volta. Quindi, i <strong>non iscritti potranno vedere solo i giochi con il numero di utenti che vi giocano, ma non le loro gamertag</strong>. Per vedere <strong>maggiori dettagli sarà quindi necessario iscriversi, gratuitamente, al sito</strong>. Questa è una soluzione intermedia: avrei anche potuto fare in modo che solo chi possiede un gioco potesse vedere le altre gamertag (magari con un moderatore che validasse la lista dei giochi) oppure solo dietro richiesta di amicizia. Ma così facendo avrei tarpato le ali ad <strong>un sito che per sua natura doveva essere veloce, snello e rapido da consultare</strong>. Ovviamente, in base all&#8217;esperienza che maturerò nel corso dei prossimi mesi e alle richieste, ai commenti e ai suggerimenti degli utilizzatori, potrò delineare la giusta strada da percorrere.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2077_gamertagmatch_4.jpg' alt='GamerTagMatch - User' /></div>
<h5>Perché solo Xbox 360?</h5>
<p>Molti mi hanno chiesto <strong>perché dedicare un sito solo ai videogiochi per Xbox 360</strong> e non volgere lo sguardo pure ai quelli per PS3 e WII: la risposta è semplice ma anche molteplice. Se quella più ovvia potrebbe essere perché, almeno <strong>attualmente, la Xbox 360 mostra la migliore esperienza videoludica per quanto riguarda il gioco online</strong>, la sua maturità è tale che PS3 e WII non riescono ancora a competere con questa realtà. <strong>Ma è anche vero che la mia scelta è stata dettata dal fatto che per iniziare bene un nuovo progetto, sono voluto andare con i piedi di piombo e approfondire al meglio tutti gli aspetti con una sola tecnologia</strong>. Quando poi mi sentirò pronto (e magari anche il mercato lo sarà) potrò pensare di allargare GamerTagMatch verso altri ameni lidi, come i MII (con i Codice Amico Wii) e i Playstation Network Tag della PS3. Ma tutto questo sarà subordinato ai risultati che potrò ottenere con questo nostro nuovo progetto, <strong>perché il successo o la disfatta sarete voi a proclamarla!</strong></p>
<h5>Un po&#8217; di social network</h5>
<p>Ovviamente <strong>potete trovare la community di <a href="http://www.gamertagmatch.com/">GamerTagMatch</a> anche su Twitter, Facebook e Google Friend Connect</strong>:</p>
<p><strong>Twitter</strong>: <a href="http://twitter.com/GamerTagMatch">http://twitter.com/GamerTagMatch</a><br />
<strong>Facebook</strong>: <a href="http://www.facebook.com/pages/GamerTagMatch/237871898619">GamerTagMatch Fan Page</a><br />
<strong>Google Friend Connect</strong>: gamertagmatch -AT- gmail.com (sostituire -AT- con @)</p>
<p>Quindi, ogni volta che ci sarà qualche <strong>novità sul sito</strong> o verranno <strong>aggiunti nuovi giochi che gestiscono il Multiplayer in Live</strong>, oltre al classico <a href="feed://gamertagmatch.com/?view=rss"><strong>feeder RSS</strong></a>, avrete un altro modo per essere sempre aggiornati!</p>
<h5>Cerco Beta Tester</h5>
<p><strong><a href="http://www.gamertagmatch.com/">GamerTagMatch</a> è una community italiana che deve la sua esistenza essenzialmente alla vostra presenza e collaborazione tra le sue pagine</strong>. <strong>Senza utenti una community non può esistere</strong> e solo quando il loro numero sarà consistente, lo scopo ultimo di GamerTagMatch potrà essere raggiunto: trovare per ogni gioco quanti più giocatori possibili disposti a giocarci in Live! Ma ricordate: <strong>GamerTagMatch è e sarà sempre gratuito!</strong><br />
Anzi, <strong>per premiare i miei utenti ho anche intenzione di fare qualche regalo</strong>, magari <strong>qualche Day One di primo ordine da portare a casa o qualche abbonamento Xbox Live trimestrale/annuale gratis</strong>. </p>
<p>Queste sono le mie intenzioni ma ora devo solo rimboccarmi le maniche e partire. Con questo sito ho<strong> voluto lanciarmi una sfida, spero che venga accolta calorosamente da tutti coloro che amano il gioco online</strong> e che possiate trovarvi bene tra le pagine del mio nuovo sito. </p>
<p>Anche se attualmente il sito è nella fase di beta testing, <strong>le iscrizioni sono gratuite e aperte a tutti</strong>! E allora, cosa aspettate: <strong>correte subito ad <a href="http://www.gamertagmatch.com/account/register.php">iscrivervi a GamerTagMatch</a></strong> e scegliete i vostri giochi preferiti per Xbox Live!
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		<title>Disponibili 23 Inviti per la beta pubblica di Google Wave</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 15:03:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Internet]]></category>
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		<description><![CDATA[ Lo so, non è molto originale, la blogosfera oramai pullula di post che regalano inviti per la beta pubblica Google Wave. Ma, dopo la prima manciata di amici che ancora non avevano ricevuto un invito a provare Google Wave, ho ritenuto giusto regalare i restanti ai primi 23 affezionati lettori di Levysoft! Per cui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.levysoft.it/images/p2069_inviti_google_wave.jpg' alt='23 Inviti per la beta pubblica di Google Wave' /> Lo so, non è molto originale, la blogosfera oramai pullula di post che regalano inviti per la beta pubblica <a href="http://wave.google.com/"><strong>Google Wave</strong></a>. Ma, dopo la prima manciata di amici che ancora non avevano ricevuto un invito a provare Google Wave, ho ritenuto giusto <strong>regalare i restanti ai primi 23 affezionati lettori di Levysoft</strong>! Per cui affrettatevi: <strong>lasciate il vostro commento in calce a questo articolo e presto vi arriverà un invito</strong> <img src='http://www.levysoft.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Per chi non lo sapesse ancora, <a href="http://wave.google.com/">Google Wave</a> è <strong>l&#8217;innovativo strumento personale di comunicazione e collaborazione</strong> messo a punto dall&#8217;azienda di Mountain View e considerato, da molti, il futuro della comunicazione online:</p>
<p>Si tratta di una applicazione web, di una piattaforma e di un protocollo di comunicazione pensato per riunire email, messaggistica istantanea, wiki e social network. È <strong>fortemente orientato alla collaborazione real-time</strong>, supportato da estensioni che possono fornire, ad esempio, un solido controllo ortografico e grammaticale, la traduzione automatica tra 40 diverse lingue, e diverse altre estensioni. Basato sul <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Extensible_Messaging_and_Presence_Protocol">protocollo XMPP</a></strong>, per far sì che chiunque possa costruire un client o un server, il suo obiettivo è quello <strong>integrare il flusso di informazione, che va a generarsi dalle nostre conversazioni, in un unica piattaforma</strong>.</p>
<p>Grazie a Google Wave è possibile permettere la <strong>comunicazione e collaborazione in tempo reale tra più persone</strong> (gli utenti potranno scambiarsi testi, immagini, video, musica e conversare, in real time) con la <strong>possibilità di &#8220;riavvolgere&#8221; la conversazione e vedere quello che è stato discusso nei giorni precedenti</strong>.</p>
<p>Per una sintesi delle <strong>15 caratteristiche principali di Google Wave</strong>, vi rimando a questo filmato:</p>
<div align="center">
<object width="480" height="295"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/xBzuuWZPaXc&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;rel=0&#038;color1=0x2b405b&#038;color2=0x6b8ab6"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/xBzuuWZPaXc&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;rel=0&#038;color1=0x2b405b&#038;color2=0x6b8ab6" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="295"></embed></object></div>
<p>La <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Google_Wave">cosa</a> che forse non tutti sanno e che da appassionato di serie di fantascienza mi ha fatto davvero piacere, è che il <strong>curioso nome è ispirato alla serie televisiva Firefly dove il nome Wave indica una comunicazione elettronica</strong> (spesso riferita a una chiamata o a un messaggio video). Infatti, durante la fase di sviluppo sono stati numerosi i riferimenti a questa serie.</p>
<p><strong>UPDATE</strong>: Inviti terminati il 15 dicembre 2009, ma non appena Google me ne concederà altri, sarò ben lieto di distribuirne un altro po’.
<p class="akst_link"><a href="http://www.levysoft.it/?p=2069&amp;akst_action=share-this"  title="Invia il post via mail o salvalo in uno dei servizi di bookmarking sociale..." id="akst_link_2069" class="akst_share_link" rel="nofollow">Condividi</a></p>
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		<title>Niiu: il primo quotidiano personalizzato d’Europa</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 11:08:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ In tempi in cui c&#8217;è una evidente crisi internazionale della stampa stampata a tutto favore dell&#8217;informazione online e di crisi del ruolo del giornalista confrontato continuamente con quello del blogger, c&#8217;è anche chi ama azzardare e andare controcorrente puntando tutto sulla pagina scritta, ma lo fa in maniera originale.
La sua redazione è in Germania [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.levysoft.it/images/p2067_niiu_logo.gif' alt='Niiu' /> In tempi in cui c&#8217;è una evidente <a href="http://www.levysoft.it/archivio/2009/03/24/la-crisi-della-carta-stampata-in-futuro-pagheremo-5-centesimi-ad-articolo-per-poter-leggere-le-notizie-dei-giornali-online/"><strong>crisi internazionale della stampa stampata</strong></a> a tutto favore dell&#8217;informazione online e di crisi del <a href="http://www.levysoft.it/archivio/2009/09/24/perche-equiparare-la-blogosfera-con-le-testate-giornalistiche-tradizionali-riflessioni-sul-fact-checking-e-il-blog-power/">ruolo del giornalista confrontato continuamente con quello del blogger</a>, c&#8217;è anche chi ama azzardare e andare controcorrente puntando tutto sulla pagina scritta, ma lo fa in maniera originale.</p>
<p>La sua redazione è in Germania e la testata giornalistica, nata il <strong>16 ottobre 2009</strong> dall&#8217;idea di due studenti berlinesi di 23 e 27 anni, Wanja Soren Oberhof e Hendrik Tiedemanne, si chiama <a href="http://www.niiu.de/"><strong>Niiu</strong></a> ed ha la prerogativa, sinora unica, di <strong>allineare l&#8217;informazione ai gusti di ogni singolo lettore, recapitando a casa di ciascuno una edizione personalizzata del giornale</strong>, scegliendo gli articoli su una <strong>selezione di testate locali, nazionali e internazionali, web compreso</strong>. Il costo sarà di 1,20€ per gli studenti e di 1,80€ per gli altri (per dare un metro di paragone, un giornale di stampo classico come Bild costa 0,60€, mentre il Tagesspiegel costa 0.95€).</p>
<h5>Un esempio d&#8217;oltreoceano</h5>
<p>Questa <strong>inaspettata sinergia tra carta stampata e web</strong>, l&#8217;abbiamo già ritrovata, se <a href="http://www.levysoft.it/archivio/2009/03/12/negli-usa-the-printed-blog-un-quotidiano-gratuito-fara-da-aggregatore-dei-migliori-contenuti-pubblicati-dai-blog-come-e-la-situazione-in-italia/">ricordate</a>, ad inizio di quest&#8217;anno, quando negli USA è nato <a href="http://www.theprintedblog.com/"><strong>The Printed Blog</strong></a>, un <strong>giornale gratuito stampato su carta</strong> (<strong>sei pagine a colori</strong> confezionate da una redazione ridotta all’osso), distribuito nelle principali città americane (Chicago, San Francisco, New York), che in grado di <strong>aggregare i migliori contenuti locali pubblicati online su blog e social network</strong>, secondo il classico modello del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Crowdsourcing">crowdsourcing</a>.</p>
<h5>La rivoluzione di Niiu</h5>
<p>Ma a differenza di The Printed Blog, <strong>è stata messa in atto una altra piccola rivoluzione che trasforma il lettore, passivo per natura, in un particolare editore, con un ruolo attivo di merge delle informazioni</strong>. Concepito per <strong>attirare i giovani alla lettura dei quotidiani</strong>, il <strong>concetto editoriale</strong> su cui Niiu si basa è altamente <strong>innovativo</strong>, poiché <strong>ciascun lettore potrà costruirsi il proprio Niiu</strong>, in base alle <strong>preferenze segnalate in fase di sottoscrizione</strong> sul sito web del giornale, ed è in grado di <strong>integrare gli articoli tradizionali</strong> (di testate giornalistiche classiche) con <strong>contenuti provenienti da blog, reti sociali e RSS feed</strong>, magari condito con giochi, andamento delle azioni in borsa e meteo della propria città, il tutto stampato in versione individuale su carta, <strong>con una foliazione diversificata, da 8 a 60 pagine</strong>, a scelta dei lettori (anche in base al giorno: per esempio otto pagine il lunedì, ma 60 pagine il venerdì). Gli articoli, in <strong>lingua inglese e tedesca</strong>, possono essere <strong>scelti da circa 500 testate</strong> con cui sarebbero stati stretti degli accordi.</p>
<h5>Le aspettative</h5>
<p>Secondo la tesi dei loro ideatori, molti giovani ‘’<em>sono stanchi di informarsi su internet e sono pronti a pagare per un giornale di loro gradimento</em>’’. L’ obbiettivo è quello di raggiungere il <strong>traguardo delle 5.000 copie in sei mesi a Berlino</strong> e il vantaggio, oltre che per la nuova generazione di lettori, sarà anche per <strong>gli inserzionisti</strong> perché <strong>avranno il vantaggio unico di fare pubblicità estremamente mirata e toccare dei segmenti di consumatori molto precisi</strong>.</p>
<p>Ora non resta che rimanere in attesa e vedere se questo esperimento avrà successo e magari chissà se anche noi potremo usufruire di questo nuovo modello di informazione.
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		<title>Perché equiparare la blogosfera con le testate giornalistiche tradizionali? Riflessioni sul Fact-Checking e il Blog Power</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Sep 2009 15:22:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
				<category><![CDATA[Idea Lab]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
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		<description><![CDATA[Un paio di giorni fa i giornali diedero la notizia che il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama aveva asserito di voler dare un aiuto economico ai giornali in difficoltà flagellati dalla crisi economica perché il buon giornalismo è essenziale alla salute della democrazia, mentre lo stesso non si può dire dell&#8217;exploit che sta avendo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un paio di giorni fa i giornali diedero la notizia che il Presidente degli Stati Uniti <strong>Barack Obama</strong> aveva asserito di voler dare un <strong>aiuto economico ai <a href="http://www.levysoft.it/archivio/2009/03/24/la-crisi-della-carta-stampata-in-futuro-pagheremo-5-centesimi-ad-articolo-per-poter-leggere-le-notizie-dei-giornali-online/">giornali in difficoltà</a></strong> flagellati dalla <strong>crisi economica</strong> perché il <strong>buon giornalismo è essenziale alla salute della democrazia</strong>, mentre lo stesso non si può dire dell&#8217;exploit che sta avendo la <strong>blogosfera </strong>e, in generale, tutte le reti di Social Network, <strong>considerate solamente come un pool di opinioni senza controllo sui fatti</strong>, senza la giusta collocazione delle storie in un contesto verificato e pieno di <strong>persone che si urlano una contro l&#8217;altra, prive di comprensione reciproca</strong>.</p>
<h5>Il Fact-Checking</h5>
<p><img src='http://www.levysoft.it/images/p2060_obama_stroke.jpg' alt='Obama' /> Parole dure giustificate dal fatto che Obama, a suo dire, vorrebbe <strong>scongiurare il declino dei giornali su carta</strong> (grazie alle elargizioni di aiuti pubblici e ad agevolazioni fiscali ai gruppi editoriali più colpiti dalla crisi) che porterebbe, inevitabilmente, all&#8217;<strong>affermarsi di una blogosfera che, per sua natura, è senza controlli su tutto ciò che viene scritto</strong>. Lo scopo ultimo è quello di dare la possibilità ai quotidiani tradizionali di continuare a offrire &#8220;<strong>integrità giornalistica, cronache basate su fatti e indagini svolte con serietà</strong>&#8221; che altrimenti verrebbe sostituita da una <strong>blogosfera dove si può trovare ogni sorta di informazione e opinione non verificate</strong> (il famoso <strong>Fact-Checking</strong>, ovvero quella consuetudine, propria di ogni redazione giornalistica, di verificare con cura quanto viene pubblicato). In pratica <strong>la blogosfera altro non è che tutta opinione e niente controllo sui fatti</strong>!</p>
<p>In parte si può comprendere l&#8217;atteggiamento di Obama che ha sparato a zero contro la blogosfera, perché <strong>proprio ultimamente molti blog lo hanno attaccato sulla sua riforma sanitaria sbandierando</strong>, secondo la sua Amministrazione, <strong>dati non aderenti alla realtà</strong>. Ma è anche vero che negli Stati Uniti, in cui <strong>quasi tutti i blogger avevano sostenuto Obama durante le presidenziali</strong>, queste affermazioni sono state viste come delle vere e proprie <strong>coltellate al cuore per tutti coloro che lo avevano appoggiato con i nuovi mezzi messi a disposizione dal Web 2.0</strong>. Già in passato, a Marzo 2009, <strong>Obama aveva in qualche modo rinnegato i blogger definendoli &#8220;semplicistici e fuorvianti&#8221;</strong>.</p>
<h5>Il contesto della blogosfera</h5>
<p>La risposta arriva da <strong>Neil Henry</strong>, rettore della <em>Scuola Superiore di Giornalismo di Berkeley</em>, in una interessante intervista su &#8220;<em>La Stampa</em>&#8220;, in cui afferma: </p>
<blockquote><p>La <strong>blogosfera </strong>è una realtà distinta nell&#8217;universo dell&#8217;informazione per la quale <strong>non può essere applicato un controllo sistematico perché contro natura</strong>.<br />
[...]<br />
Nello sconfinato mondo della blogosfera, <strong>il principio del Fact-Checking</strong> (per garantire che l&#8217;informazione sia credibile e accurata) <strong>non può essere applicato</strong>, perché si parla di voci, di opinioni.</p>
<p><strong>Imporre un Fact-Checking sistematico ai blog, significa andare contro la loro stessa natura di flusso libero di opinioni e di analisi</strong>, per il quale sono stati creati.
</p></blockquote>
<h5>Le differenze tra blog e giornali</h5>
<p>Se è vero che <strong>le parole feriscono più di una spada</strong> è anche vero che <strong>la libera diffusione delle idee è da sempre stato un delicato argomento di discussione</strong>. E&#8217; noto che <strong>quando si ha troppa libertà</strong>, questa situazione è sempre vista, da chi detiene il potere, come uno <strong>strumento troppo pericoloso che si immagina possa sfociare nell&#8217;anarchia più assoluta</strong>.</p>
<p><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/giornalismo-online-giornalsmo-dicarta.pdf">Quando</a> si <strong>scrive per un blog, l&#8217;autore si assume fino in fondo le responsabilità di ciò che scrive</strong>. Parallelamente, il blog <strong>offre una maggiore libertà</strong>, ovvero il <strong>poter scrivere su qualsiasi argomento</strong>. In un giornale, invece, l&#8217;autore ha la possibilità di sentire la libertà di scrivere ciò che vuole, ma l’argomento è scelto sempre dal giornale stesso. In pratica <strong>l’articolo di una testata giornalistica è sempre il risultato di un’azione coordinata all’interno delle proprie competenze e della politica editoriale del girnale stesso</strong>.</p>
<p>A tal proposito mi piace citare una frase di <strong>Dan Gillmor</strong> che fa capire come la <strong>Rete sia uno strumento fondamentale per interloquire</strong> e mette in evidenza la differenza tra <em>conversation e lecture</em>:</p>
<blockquote><p>
Quando sei nel blog partecipi alla conversazione, mentre quando scrivi su un quotidiano stai facendo una lezione!
</p></blockquote>
<p><em>Granieri, autore di Blog Generation</em> ci fa notare che abbiamo ancora molta <strong>difficoltà a considerare la blogosfera come giornalismo</strong>.</p>
<blockquote><p>
«Sebbene i materiali da costruzione siano gli stessi (ovvero le informazioni) e alcune procedure di composizione siano simili, <strong>i blog non sono giornalismo. Informano, ma non sono giornalismo come lo conosciamo, anche quando a tenere un blog è un professionista riconosciuto dall’Ordine</strong>»
</p></blockquote>
<p>Forse, però, è il caso <strong>adeguare il concetto di giornalismo alla nostra era</strong>: infatti<strong>, si può fare del buon giornalismo anche senza alcuna tessera professionale!</strong> Ma è tuttavia vero che forse nella sua vastità, <strong>la blogosfera manca di uno strumento di controllo proprio dei giornali</strong> (o almeno di quasi tutti), che sicuramente non le appartiene e, <strong>forse, non ambisce neanche ad avere</strong>.</p>
<p>C&#8217;è chi afferma che <strong>nella blogosfera, c&#8217;è una netta prevalenza delle opinioni rispetto alle notizie</strong> e che, a volte, ha la tendenza a diventare strumento di attivismo piuttosto che di informazione (non che da queste caratteristiche siano immuni le migliori testate giornalistiche tradizionali), forse proprio di tutto ciò che segue un modello di interrelazione <em>uno-con-molti</em>.</p>
<p>Quel che è certo è che <strong>il vantaggio di un blog è quello di non doversi vergognare a volersi  rivolgersi solo a nicchie ben individuate</strong> che il giornalismo tradizionale spesso ignora a favore delle grandi masse.</p>
<h5>Il blog è per definizione non esaustivo?</h5>
<p>Il problema è che dato che <strong>la blogosfera pullula di blog personali senza nessun tipo di qualità giornalistica, è facile cadere nelle accuse</strong>, da parte dell’élite mediatica<strong>, di non rilevanza della blogosfera</strong>.</p>
<p>Però, come analizza Granieri, <strong>il blog, a differenza di modelli a noi più familiari come il quotidiano o la rivista, non ha nessuna pretesa di essere esaustivo</strong>. Anzi, al contrario, un blog tende per definizione a portare «fuori da sé» il lettore, <strong>dirigendolo verso altre fonti, verso altre voci</strong>. Il risultato è che <strong>nessuno legge un solo blog, poiché si tratta di un singolo nodo in un’opera collettiva ipertestuale che tende a configurarsi come un sistema di contenuti</strong>.</p>
<p>Quindi, per la sua stessa natura, <strong>il blog è un atto di generosità</strong>: essendo un <strong>nodo in un sistema di lettura</strong>, <strong>sposta l’attenzione (e il lettore) su altre fonti invece di cercare di trattenerlo sulle sue pagine</strong>. Questa scelta che <strong>in un sistema competitivo sarebbe un suicidio, nel sistema weblog è prassi</strong>, è un circolo virtuoso, in cui il <strong>trasferimento del lettore è funzionale</strong> e non va contro gli interessi personali o privati.</p>
<h5>Perchè equiparare i blog ai giornali?</h5>
<p>Ma il problema è: <strong>chi ha chiesto di equiparare i blog ai giornali?</strong> Perché ci si ostina a volerli guardare allo stesso modo?<br />
<strong>Chi fa blog, come il sottoscritto, non si sogna mai di essere equiparato ad un giornalista</strong>. Il suo &#8220;lavoro&#8221; lo fa solo per passione e nel tempo libero e i suoi argomenti sono vari e mai dettati da alcuna redazione.</p>
<p>Infatti, come <a href="http://www.lsdi.it/wp-content/giornalismo-online-giornalsmo-dicarta.pdf">asserisce</a> il giornalista Andrew Sullivan:</p>
<blockquote><p>La discussione sui blog non va orientata sulla loro essenza giornalistica, ma sulla loro esistenza, sulla loro utilità ed importanza nel nostro mondo attuale e, soprattutto, sulla loro integrazione con il mondo dell’informazione. Mentre gli esponenti del giornalismo tradizionale insistono su quelli che sono gli elementi che non fanno dei blog una forma di giornalismo, Sullivan suggerisce di <strong>guardare il blog e il giornalismo non come due soggetti da mettere in contrapposizione, ma come entità complici all’interno della rete</strong>. L’uno può servire ad ampliare e migliorare l’altro.</p></blockquote>
<h5>La paura dei giornali tradizionali: il Blog Power</h5>
<p>Io credo <strong>che non sono i blog a voler diventare testate giornalistiche, bensì penso che siano i giornali tradizionali</strong>, (che a causa dell&#8217;avvento del web sono in grande crisi), <strong>ad aver paura dei blog</strong>, che spesso rubano fette di milioni di lettori ai media classici. <strong>Ed è da questa paura del diverso, del rivoluzionario, dell&#8217;innovativo che nascono queste accuse alla blogosfera che di fatto, ha solo il merito, di regalare un nuovo modo di comunicare le notizie</strong>, le idee e le informazioni, ma anche un nuovo modo per partecipare alla conversazione. E&#8217; da qui che nascono i <strong>weblog di giornalisti</strong> che, tentando di emulare i blog, cercano di <strong>recuperare il terreno perduto</strong>. Il problema è che <strong>siccome sono sempre associati a grandi testate giornalistiche</strong>, e quindi sempre in accordo con la politica editoriale in Rete del suo giornale di appartenenza, <strong>non riescono mai ad essere fino in fondo come gli autori del blog</strong>.</p>
<p>Ma a spaventare più di tutti è la constatazione che, alcune volte, <strong>un unico blogger che lavora da casa può raggiungere lo stesso numero di lettori di un grande giornale</strong> (è l&#8217;effetto del <a href="http://www.levysoft.it/archivio/2007/08/22/una-legge-americana-tutelera-il-segreto-professionale-dei-blogger-ma-dovranno-dimostrare-di-essere-retribuiti-attraverso-le-inserzioni-pubblicitarie/">citizen journalism</a> e del <a href="http://www.levysoft.it/archivio/2007/08/01/domanda-ai-blogger-sul-blog-power-siete-consapevoli-dellenorme-potere-che-detenete/">Blog Power</a> in <a href="http://www.levysoft.it/archivio/tag/blog-power/">senso esteso</a>), <strong>senza dipendenti, senza spese e senza costi di produzione</strong>. Anche se bisogna ammettere che non può produrre in nessun modo gli articoli approfonditi ad alta intensità di manodopera che un buon giornale propone quotidianamente, <strong>questo enorme vantaggio competitivo dipende dall’evoluzione tecnologica ed è inevitabile</strong>, ma i giornali tradizionali non lo capiscono ancora pienamente.
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		<item>
		<title>L&#8217;UFO di Google e il criptico messaggio alla Lost lanciato su Twitter. Trovata la soluzione nel 20° anniversario del videogioco Zero Wing</title>
		<link>http://www.levysoft.it/archivio/2009/09/07/lufo-di-google-e-il-criptico-messaggio-alla-lost-lanciato-su-twitter-trovata-la-soluzione-nel-20%c2%b0-anniversario-del-videogioco-zero-wing/</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Sep 2009 10:06:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[logo]]></category>
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		<category><![CDATA[twitter]]></category>
		<category><![CDATA[ufo]]></category>

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		<description><![CDATA[Quest&#8217;anno sono andato in vacanza per una decina di giorni che ho passato rigorosamente senza internet. Nonostante molti alberghi, almeno nella loro hall, dispongano di accesso Wi-fi, il mio non aveva alcuna traccia di collegamento alla grande Rete (e molto spesso non guardavo neanche la televisione) e per me è stato un bene (una volta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quest&#8217;anno sono andato in vacanza per una decina di giorni che ho passato rigorosamente senza internet. Nonostante molti alberghi, almeno nella loro hall, dispongano di accesso Wi-fi, il mio non aveva alcuna traccia di collegamento alla grande Rete (e molto spesso non guardavo neanche la televisione) e per me è stato un bene (una volta scrissi su come fosse passare <a href="http://www.levysoft.it/archivio/2007/02/13/3-giorni-senza-internet-pregi-e-difetti-di-una-vita-offline/">3 giorni senza internet</a>). Io sono sempre stato dell&#8217;opinione che <strong>durante le vacanze bisogna staccare la spina e fare quello che non si fa durante l&#8217;anno</strong>: e così mi sono divertito con la mia bimba rigorosamente offline. Il problema, però, è che quando si ritorna connessi si è travolti da una tale quantità di informazioni che spesso si può rischiare di soccombere: <em>dalla <a href="http://news.google.com/news/search?um=1&#038;ned=it&#038;hl=it&#038;q=disney+marvel">acquisizione da parte della Disney della Marvel</a>, alla nuova <a href="http://news.google.com/news/search?pz=1&#038;ned=it&#038;hl=it&#038;q=ps3+slim">Playstation 3 Lite</a></em>, fino ad arrivare <strong>all&#8217;UFO nel logo di Google</strong>.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2058_google_doodle.jpg' alt='Google Doodle' /></div>
<p>Ed è stato quest&#8217;ultimo fatto ad aver acceso la mia curiosità: <strong>come può un semplice logo su Google, che ne cambia almeno uno al mese in occasione di varie ricorrenze (<strong>Google Doodles</strong>), far interrogare la Rete sul reale significato di quella immagine?</strong></p>
<h5>Il Google Doodle dedicato all&#8217;UFO</h5>
<p>Ma andiamo per gradi: <strong>sabato 5 Settembre 2009</strong> il logo di Google è cambiato per 24 ore e <a href="http://www.gialli.it/google-e-i-misteri-inspiegabili">questa</a> volta era stato, inspiegabilmente, dedicato agli UFO poiché era stata disegnata una <strong>navicella aliena mentre “rapiva” una delle “o” di Google</strong> (le famose abduction che la  letteratura del genere ci insegna). Ma se quel giorno aveste passato il cursore del mouse sull&#8217;immagine, per la prima volta <strong>non avreste trovato alcuna spiegazione</strong>. Se poi aveste cliccato sul logo, <strong>il motore di ricerca vi avrebbe portato su una serie di pagine dedicate ai misteri inspiegabili ma senza alcun preciso riferimento al 5 settembre</strong>. Ed ecco che il mistero prende piede. Perché l’hanno fatto? A che cosa si voleva alludere?</p>
<p>La cosa comunque singolare è che <strong>il logo è stato cambiato <a href="http://www.godlikeproductions.com/forum1/message874704/pg1">solo in alcune localizzazioni di Google</a>, ovvero in Italia, Argentina, Cile, Peru, Venezuela, Messico, Inghilterra e Germania</strong>.</p>
<h5>Google e Twitter</h5>
<p>Ma il mistero si infittisce di domande, quando <strong>qualcuno fa notare che il giorno prima, il 4 settembre 2009 alle ore 9.02 pm</strong>, sulla <a href="http://twitter.com/google/status/3772868874">pagina Twitter di Google</a> <strong>compare questo criptico messaggio</strong>, una sequenza numerica alla Lost, subito seguita dal <a href="http://twitpic.com/giyxf">link all&#8217;immagine della nuova homepage di Google</a>:</p>
<blockquote><p>
1.12.12 25.15.21.18 15 1.18.5 2.5.12.15.14.7 20.15 21.19
</p></blockquote>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2058_google_twitter.jpg' alt='Google Twitter Code' /></div>
<p>Ventuno numeri divisi in cinque sequenze puntate. Con una <a href="http://www.gialli.it/google-attacca-twitter-con-un-crittogramma">semplice</a> sostituzione alfa-numerica, in cui 1 è sostituito con la A e così via, si ottiena la seguente criptica frase:</p>
<blockquote><p>
All your o are belong to us.
</p></blockquote>
<p>ovvero, traducendo approssimativamente in italiano,</p>
<blockquote><p>
“Tutte le tue “o” appartengono a noi”.
</p></blockquote>
<p>I più attenti avranno notato che <strong>il messaggio di Google su Twitter, sembra quasi una sfida verso quest&#8217;ultimo: Google si prepara forse ad una acquisizione di Twitter (peraltro già tentata nel Marzo del 2009)?</strong> Questa ipotesi sembrerebbe confermata da quanti fanno notare che, <strong>nonostante la parola Twitter non abbia alcuna O, ne ha invece due la <a href="http://obvious.com/">società</a> che nel marzo del 2006 creò il social network dove si “cinguetta”</strong>: la <strong>Obvious</strong> Corporation di San Francisco.</p>
<h5>Il mistero della frase e Zero Wing</h5>
<p>Ma se qualcuno di voi conosce bene l&#8217;inglese, avrà capito che prima ho scritto &#8220;traducendo approssimativamente in italiano&#8221; perché la frase in inglese: &#8220;All your o are belong to us.&#8221; non è grammaticalmente corretta poiché, in realtà, una sua traduzione letterale suonerebbe così:</p>
<blockquote><p>
tutte le tue/vostre &#8220;o&#8221; sono appartenere a noi!
</p></blockquote>
<p>Ma questo, evidentemente, <strong>è un errore voluto e solo i più attenti saranno riusciti ad arrivare fino al 1989 in cui uscì per il Sega Mega Drive la versione europea del videogioco Zero Wing</strong> (Toaplan 1989). Ebbene in questo gioco <strong>erano presenti alcuni errori di traduzioni nella versione in lingua inglese del videogioco giapponese veramente divertenti</strong> (tanto da far nascere il termine <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Engrish"><strong>Engrish</strong></a> per indicare l&#8217;inglese scorretto scritto o parlato da giapponesi o altri asiatici) <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/All_your_base_are_belong_to_us"><strong>producendo frasi essenzialmente nonsense</strong></a> tra cui la famosa:</p>
<blockquote><p>
All your base are belong to us
</p></blockquote>
<p>che la si potrebbe tradurre in italiano come &#8220;<strong>tutta la vostra base sono appartenere a noi!</strong>&#8220;.</p>
<div align="center">
<object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/qItugh-fFgg&#038;rel=0&#038;color1=0xb1b1b1&#038;color2=0xcfcfcf&#038;feature=player_embedded&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowScriptAccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/qItugh-fFgg&#038;rel=0&#038;color1=0xb1b1b1&#038;color2=0xcfcfcf&#038;feature=player_embedded&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowScriptAccess="always" width="425" height="344"></embed></object>
</div>
<p><strong>Ripetuta a scopo goliardico attraverso i media</strong> (talvolta <em>abbreviata in &#8220;all your base&#8221;</em> o &#8220;AYBABTU&#8221;), ne scaturì, imprevedibilmente, un fenomeno di Internet di immense proporzioni, tanto da essere <strong>ripresa anche da alcuni gruppi musicali nei loro album, da moltissimi videogiochi, in alcuni libri, in un episodio di Futurama, in una scena tagliata del film Waking Life, in un easter egg del videoregistratore TiVo e, nel 2006, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/All_your_base_are_belong_to_us">anche</a> su Youtube quando il sito era in manutenzione</strong>. Insomma il caso di della propagazione di<strong> &#8220;AYBABTU&#8221; nella cultura viene spesso preso come esempio per illustrare la possibile evoluzione di un meme</strong>.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2058_zerowing.jpg' alt='20th Anniversary Zero Wing' /></div>
<p>Ebbene, <strong>indovinate in quale giorno cade il ventennale dell&#8217;anniversario della pubblicazione nel paese del Sol Levante del videogioco Zero Wing?</strong> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/All_your_base_are_belong_to_us">Esattamente</a> il <strong>5 settembre 2009!</strong></p>
<p>Alla faccia di tutti coloro che <a href="http://nautilusmagazine.blogspot.com/2009/09/gli-ufo-rapiscono-la-o-di-google_07.html">credevano</a> fosse in corso una <strong>invasione aliena segreta</strong> (magari alla <strong>Orson Welles</strong>), o che si festeggiasse l&#8217;anniversario di qualche rapimento alieno famoso, o, infine, che si <a href="http://www.newsfood.com/q/7498cb82/google-gli-alieni-ed-il-mistero-del-logo/">facesse</a> un omaggio alla first lady del Giappone, la signora Miyuki, che in un suo libro la donna affermava di essere stata rapita dagli alieni. La spiegazione era in realtà meno fantasiosa ma al contempo meno intuibile per tutti e quindi più criptica.<br />
In realtà, <strong>il fatto che il Google Doodle sia apparso solo in alcuni paesi tra cui l&#8217;Europa, potrebbe far riferimento proprio alla versione incriminata del videogioco Zero Wing</strong> scritto in Engrish, che era appunto quella europea.</p>
<h5>E l&#8217;anniversario di Google?</h5>
<p>Enigma risolto? Probabilmente si, anche se forse non molti hanno notato che, almeno <strong>stando alla pagina di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/September_4">Wikipedia relativa al 4 Settembre</a>, questo è il giorno in cui Google è stato fondato da Larry Page and Sergey Brin.</strong></p>
<blockquote><p>
1998 – Google is founded by Larry Page and Sergey Brin, two students at Stanford University.
</p></blockquote>
<p><strong>Che sia quindi una sorta di doppio anniversario? Il 4 Settembre, anniversario di Google, su Twitter si lancia la prima criptica pietra. Il 5 Settembre, 20° anniversario del gioco Zero Wing e della frase tormentone dell&#8217;ultimo secolo (almeno per i paesi anglofoni), si lancia la seconda pietra, direttamente correlata alla prima</strong>!</p>
<h5>Epilogo</h5>
<p>Quel che è certo è che con una sola serie di numeri e con una semplice immagine, <strong>Google è stato in grado di creare in soli due giorni, un meme che ha fatto il giro del mondo</strong> (pensate che <em>è stato già creato un sito internet con tutte le possibili ipotesi</em>: <em><a href="http://www.googleunexplainedphenomenon.com/">www.googleunexplainedphenomenon.com</a></em>).</p>
<p>La domanda nasce spontanea: <strong>è stato solo un gioco oppure è l&#8217;ennesima dimostrazione, in versione questa volta ludica, di quanto sia potente e influente nella vita di tutti i giorni questo motore di ricerca?</strong>
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		<title>LyricWiki si piega alle Major delle case discografiche e disattiva le API per scaricare in automatico i testi delle canzoni</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Aug 2009 12:57:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Tempo fa <a href="http://www.levysoft.it/archivio/2008/05/02/come-trovare-in-automatico-le-lyrics-di-tutte-le-canzoni-presenti-nella-vostra-libreria-itunes-e-sincronizzarle-col-vostro-ipod/">scrissi un articolo</a> su come <strong>automatizzare il processo di download dei testi delle canzoni presenti nella propria libreria iTunes</strong> sfruttando il widget per <a href="http://mindquirk.com/apps/harmonic/"><strong>Dashboard Harmonic 2.3</strong></a> e uno applescript per iTunes, <a href="http://dougscripts.com/itunes/scripts/scripts02.php?page=1#needledrop"><strong>Needle Drop</strong></a>, in grado di riprodurre una canzone per qualche secondo, in modo da dare il tempo al widget di trovare la lyrics, e quindi passare al brano successivo, tutto in maniera automatica. Addirittura, lasciando sempre il widget attivo, <strong>ogniqualvolta veniva inserita una nuova canzone nella propria libreria iTunes, in pochi secondi veniva compilato tag Lyrics con il testo della canzone</strong>, il tutto grazie alle <strong>API del servizio gratuito messo a disposizione da <a href="http://lyricwiki.org/">LyricWiki</a></strong>, un <a href="http://www.levysoft.it/archivio/2006/08/06/lyricwikiorg/">efficiente</a> <strong>archivio collaborativo wiki dei testi delle canzoni</strong> di tutto il mondo. Questo fino a l&#8217;altro ieri. Da ieri, invece, ecco cosa viene visualizzato all&#8217;interno del widget:</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2056_lyrics_harmonic.jpg' alt='Lyrics Harmonic' /></div>
<p>e, analogamente, viene salvato lo stesso messaggio nei tag dell&#8217;mp3 (cosa abbastanza sgradita se non me ne fossi accorto subito) su iTunes:</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2056_lyrics_itunes.jpg' alt='Lyrics iTunes' /></div>
<p>La stessa cosa accade per tutti quegli applicativi (come <a href="http://forum.ubuntu-it.org/index.php?topic=307648.0">anche Amarok</a> per Linux) che scaricavano in automatico il testo delle canzoni sfruttando le fin troppo comode API dell&#8217;efficiente <a href="http://lyricwiki.org/">LyricWiki</a> (mentre <strong>è ancora possibile inserire e ricercare i testi direttamente dal sito</strong>).</p>
<p>Ecco il testo completo:</p>
<blockquote><p>
Unfortunately, due to licensing restrictions from some of the major music publishers we can no longer return lyrics through the LyricWiki API (where this application gets some or all of its lyrics).</p>
<p>The lyrics for this song can be found at the following URL:</p>
<p>http://lyricwiki.org/</p>
<p>(Please note: this is not the fault of the developer who created this application, but is a restriction imposed by the music publishers themselves.)
</p></blockquote>
<p>Anche il sito dell&#8217;autore del widget Harmonic segnala il <strong>problema, al momento senza soluzione</strong>, con un post dal titolo inequivocabile: <a href="http://mindquirk.com/2009/08/03/harmonic-is-dead/"><strong>Harmonic is Dead</strong></a>. Infatti, sul Gruppo di supporto agli sviluppatori, il <a href="http://groups.google.com/group/lyricwiki-api/browse_thread/thread/733ccd919d654040"><strong>LyricWiki API Developers</strong></a>, il 3 Agosto è comparso un messaggio che avvertiva <strong>non era più possibile rinnovare gli accordi di licenza con i più grandi editori dell&#8217;industria musicale</strong>:</p>
<blockquote><p>
[...]<br />
Unfortunately, licensing agreements with the biggest publishers in the music industry require us to no longer offer the ability for programmatic access to LyricWiki&#8217;s collection of lyrics.</p>
<p>We tried to arrange some way to let API Developers license through us, but this was not possible. </p>
<p>While this is not something we are happy about, it is a necessity in order to finally secure licensing for LyricWiki from the major publishers which will allow the project to survive indefinitely.<br />
[...]
</p></blockquote>
<p>A questo punto, consiglio, di <strong>disattivare dalla Dashboard il widget Harmonic</strong>, in modo da <strong>non ritrovarsi su tutti i nuovi brani inseriti nella libreria iTunes questo fastidioso messaggio di warning nel tag delle Lyrics</strong>, almeno finché non verrà trovato un altro servizio di testi online abbastanza affidabile come LyricWiki e  che <strong>abbia il coraggio di sfidare le Major delle case discografiche mettendo a disposizione le API per gli sviluppatori</strong>.
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		<title>Riflessioni sulla innovazione tecnologica e la convergenza mediale</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jul 2009 13:54:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cosa rende un prodotto tecnologico maggiormente appettibile rispetto ad un altro? Non è facile rispondere alla domanda, perchè il risultato dell&#8217;equazione altro non è che un mix tra la possibilità di offrire maggiori caratteristiche rispetto ad un altro prodotto, a come questo si presenta al pubblico in modo da risultare più trendy e di tendenza. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Cosa rende un prodotto tecnologico maggiormente appettibile rispetto ad un altro?</strong> Non è facile rispondere alla domanda, perchè il risultato dell&#8217;equazione altro non è che un mix tra la possibilità di offrire maggiori caratteristiche rispetto ad un altro prodotto, a come questo si presenta al pubblico in modo da risultare più trendy e di tendenza. Al giorno d&#8217;oggi <strong>l&#8217;innovazione tecnologica è in grado di regalarci nuove possibilità</strong> e la sfida, ora, non è più quello di offrire di più a meno, ma è quella di <strong>offrire meno a più, ma includendovi, anche, una esperienza d&#8217;uso maggiore rispetto al passato</strong>. Mi spiego meglio: grazie alla evoluzione della tecnologia è facile, oramai, <strong>veicolare a costi sempre più ridotti più servizi su una stessa infrastruttura</strong>. E&#8217; in questo caso che si parla della famosa &#8220;<strong>convergenza</strong>&#8221; che, inesorabilmente, porta all&#8217;equazione <strong>più servizi e prodotti a prezzi ridotti</strong>. Basti pensare a tutte le <strong>offerte &#8220;triple&#8221; e &#8220;quad-play&#8221;, IPTV compresa, in grado di attuare la convergenza voce-internet</strong>, vale a dire <strong>l&#8217;offerta congiunta di voce, dati, video e telefonia mobile in un solo servizio</strong> (gli analisti tendono a chiamarla anche &#8220;<strong>convergenza multimediale su IP</strong>&#8220;) Qualcosa che fino a qualche anno fa era impensabile! Lo stesso si può dire per il <strong>digitale terrestre (DTT) che, all&#8217;insegna della convergenza fra tlc, multimedia e broadcasting, è in grado di contenere i costi, aumentare i servizi e garantire elevate performance</strong> (almeno teoricamente).</p>
<h5>La visione di Negroponte</h5>
<p>Il primo grande teorico che per primo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Convergenza_(multimedialità)">affrontò il tema della convergenza</a> nell&#8217;ambito della multimedialità (era il lontano 1979), è stato <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nicholas_Negroponte"><strong>Nicholas Negroponte</strong></a> che dettò le <strong>5 Leggi fondamentali che regolano la convergenza</strong>, vista come mix tra telecomunicazioni, informatica e media sulla base della tecnologia digitale:</p>
<ol>
<li>tutte le informazioni possono essere convertite in forma digitale e soggette alla convergenza</li>
<li>la convergenza è la base della multimedialità ed elimina la distinzione fra i mezzi di comunicazione</li>
<li>la natura stessa della convergenza rende obsoleta in partenza l&#8217;imposizione di qualsiasi regola artificiale</li>
<li>la convergenza ha le sue proprie regole naturali</li>
<li>la convergenza è indipendente dai confini dello Stato.</li>
</ol>
<h5>La trasformazione del consumatore</h5>
<p>Ma quello che non tutti sanno è che <strong>a favorire la cultura convergente è stata fondamentale la trasformazione</strong> che ha vissuto, e sta tuttora <a href="http://www.tesionline.com/intl/pdfpublicview.jsp?url=../__PDF/26865/26865p.pdf">vivendo</a>, la<br />
<strong>figura del consumatore</strong>. Infatti, esso <strong>non è più visto come uno spettatore passivo ma è uno strumento attivo, critico ed estremamente sociale, sempre alla ricerca di modi nuovi per interagire e disposto anche a migrare su un nuovo media pur di ottenere ciò che cerca</strong>. Queste sue nuove proprietà hanno <strong>permesso il successo di siti come Facebook, Twitter e Flickr</strong>, ma hanno anche <strong>mutato il rapporto che l&#8217;uomo ha con la tecnologia</strong>.</p>
<h5>La fusione tra il vecchio e il nuovo</h5>
<p>Un altro aspetto molto importante della <strong>convergenza mediale</strong>, è stato che il lungo processo che ha portato a questo <strong>nuovo status della tecnologia</strong>, <strong>non ha precluso i vecchi media, ma li ha semplicemente fusi insieme ai nuovi</strong>, in modo da creare un <strong>nuovo flusso informativo in grado di creare contenuti transmediali innovativi</strong>. In definitiva, <strong>non esiste più il concetto di media associato ad una sola ed esclusiva funzione</strong> (la televisione, la radio, il telefono sono strumenti con un solo scopo unidirezionale) ma esiste <strong>un unico grande flusso informativo e mediatico in grado di svolgere più funzioni contemporaneamente</strong>. Pensate ad esempio quando volete chiamare un amico: per farlo potere usare il caro vecchio telefono su doppino telefonico, oppure il vostro cellulare su rete GSM/EDGE/UMTS, oppure dalla vostra linea digitale con il vostro telefono VOIP, o magari con Skype. <strong>Ma questi stessi strumenti possono effettuare, oltre alla telefonate, anche decine di altre funzionalità</strong>: pensate ad un telefono come l&#8217;iPhone.</p>
<p>Lo stesso Nicholas Negroponte, nel suo  bestseller del 1990 “<em><strong>Essere digitali</strong></em>”, <strong>tracciava una netta distinzione tra “i vecchi media passivi” e “i nuovi media interattivi”</strong>, prevedendo che a breve queste due tipologie si sarebbero <strong>separate nettamente</strong>. Evidentemente nulla lasciava presagire, invece, nemmeno ad un visionario come Negroponte (ricordiamo che è stato uno sostenitore dell&#8217;ambizioso progetto umanitario <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/One_Laptop_per_Child">OLPC &#8211; One Laptop per Child</a>), che <strong>si sarebbero fusi insieme</strong>!</p>
<h5>I vantaggi per il consumatore e per l&#8217;industria</h5>
<p>Tutto questo, ovviamente, se a prima vista è un <strong>innegabile vantaggio per il consumatore finale</strong>, lo è sicuramente <strong>meno per tutto il comparto dell&#8217;offerta che vedrà, all&#8217;improvviso, il suo potenziale valore nettamente diminuito</strong>. Ma il trucco sta nell&#8217;<strong>offrire di più, facendolo pagare di meno in modo da assicurarsi una maggiore fetta di mercat</strong>o in modo che il maggior numero di clienti possa riequilibrare le perdite che se si fosse adattato il vecchio metodo di proporre servizi e tecnologie diverse e separate.<br />
E il vantaggio è sotto gli occhi di tutti: <strong> prestazioni migliori, costi decrescenti e una percezione di maggiore valore in un prodotto/servizio derivante dall&#8217;aggregazione più valori</strong>.</p>
<p>L&#8217;offerta sul mercato di tutto questo <strong>valore aggiunto</strong> è frutto della <strong>innovazione tecnologica e della convergenza mediale</strong> e, nonostante lo stiamo continuamente  vivendo, è un <strong>fenomeno invisibile a più, ma che procede inesorabile verso mete di integrazione ancora difficili da immaginare</strong>.
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		<title>Cosa succede quando un blog viene abbandonato? Quanto è effimera l&#8217;informazione che i blogger riversano nella blogosfera? Come risolvere il problema dell&#8217;oblio?</title>
		<link>http://www.levysoft.it/archivio/2009/06/17/cosa-succede-quando-un-blog-viene-abbandonato-quanto-e-effimera-linformazione-che-i-blogger-riversano-nella-blogosfera-come-risolvere-il-problema-delloblio/</link>
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		<pubDate>Wed, 17 Jun 2009 10:39:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vi siete mai chiesti cosa accade quando un blog, per varie motivazioni, viene abbandonato? Il blog, è per sua natura, una entità della sfera di internet che richiede un aggiornamento più o meno periodico. Se questa caratteristica viene meno, per un periodo di tempo considerevolmente lungo, allora si può a ragione dire che il blog, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi siete mai chiesti <strong>cosa accade quando un blog</strong>, per varie motivazioni, <strong>viene abbandonato?</strong> Il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Blog">blog</a>, è per sua natura, una entità della sfera di internet che <strong>richiede un aggiornamento più o meno periodico</strong>. Se questa caratteristica viene meno, per un periodo di tempo considerevolmente lungo, allora si può a ragione dire che <strong>il blog, in quanto tale, &#8220;è morto&#8221;</strong>. Infatti, esso vive quando al suo interno iniziano a <strong>circolare pensieri, opinioni, riflessioni, considerazioni e commenti</strong>. Se questi elementi sono assenti non si può più parlare di blog ma di sito web nella sua versione più statica.</p>
<h5>Fase 1. Blog dimenticato</h5>
<p>E&#8217; anche vero, però, che <strong>post scritti anche anni prima, ma intrinsecamente senza tempo, possono essere sempre validi</strong> tanto che, anche quando un blog cessa di essere aggiornato questi stessi articoli possono <strong>continuare ad essere citati nella blogosfera</strong>, grazie alla potenza di motori di ricerca come Google in grado di scandagliare tutti gli anfratti dei siti web.</p>
<p>Ma il problema principale di un blog &#8220;morto&#8221; è che <strong>gli utenti</strong>, nonostante i feed reader dei lettore più affezionato possano resuscitarlo piuttosto velocemente, <strong>iniziano, nel corso dei mesi, a dimenticarsi di lui</strong>, e ciò comporta una <strong>riduzione del numero di lettori abituali ma anche di quelli occasionali provenienti dai motori di ricerca</strong>, in quanto, il suo pagerank potrebbe anche inevitabilmente scendere <strong>rispetto ad altri blog più aggiornati in grado di tessere una più fitta ragnatela di link inbound/outbound</strong>.</p>
<h5>Fase 2. Cadere nell&#8217;oblio</h5>
<p>Infine, il rischio maggiore che potrebbe correre un blog non più aggiornato è quello di <strong>cadere nell&#8217;oblio</strong> nel momento in cui, il suo autore, stanco di dover mantenere un sito non più vivo, decida di <strong>non provvedere più al pagamento annuale, più o meno esoso, dello spazio web messogli a disposizione da un servizio di hosting/housing</strong>. Questo problema potrebbe essere meno pressante, se il blogger si era affidato a piattaforme o spazi web gratuiti. Purtroppo, però, questa ultima eventualità potrebbe comunque mettere a repentaglio il blog, &#8220;vivo&#8221; o &#8220;morto&#8221; che sia, in quanto come <strong>qualsiasi servizio gratuito, potrebbe venire chiuso a discrezione del gestore</strong>. Proprio recentemente abbiamo avuto gli esempi della chiusura dello storico <a href="http://geocities.yahoo.com/"><strong>Geocities</strong></a> da parte di Yahoo e lo scampato pericolo del servizio di webhosting <strong>Tripod di Lycos Europe</strong> (in cui tenni il mio primissimo esperimento di blog sconosciuto ai più), che doveva chiudere i battenti il 15 febbraio 2009 ma che, proprio negli ultimi giorni è stato salvato in estremis da <a href="http://www.multimania.it">Multimania</a> per la felicità dei suoi 6 millioni di utenti (<em>al momento però il sito Multimania.it e Multimania.fr non sono raggiungibili, il che non mi fa ben pensare sulla sorte dei suoi siti</em>).</p>
<p>Insomma, <strong>nel caso peggiore</strong> ma non per questo meno realistico, dopo qualche anno, il<strong> blog potrebbe essere anche rimosso dai database di Google</strong> e di lui, non rimarrebbe altro che un sorta di fantasma di sito che fu, che godette di una popolarità riflessa nella blogosfera, ma di cui ora non rimane altro che un <strong>flebile ricordo nella persone che aveva incontrato e in qualche decina di  link, trackback e pingback orfani, come una sorta di appendici verso il passato non più ritrovato</strong>.</p>
<p>Io credo che questa sia la parte più triste di tutta la faccenda: <strong>per quanto un blog possa essere attivo, il fine ultimo della maggior parte di essi, potrebbe proprio essere l&#8217;oblio</strong>. Se già un blog non più aggiornato è triste, vedere un blog sparire lo è ancora di più. Spesso <strong>si dice che Internet è senza memoria, ma questo è parzialmente vero, perché una idea valida esisterà per sempre</strong> (magari citata da decine di altri blog e siti che tenderanno a preservarne, indirettamente, la sua memoria) <strong>ma la vita di un blogger può velocemente sparire</strong>. </p>
<h5>L&#8217;esempio del blog di Onino</h5>
<p>A questo proposito posso farvi l&#8217;esempio di un <strong>blogger famoso fino a qualche anno fa</strong>: il suo sito era <a href="http://www.onino.it/"><strong>OninO.it</strong></a> e, insieme a pochi altri, fu uno dei primi blog che conobbi e lui mi aiutò con i primi passi su Wordpress e con l&#8217;affascinante quanto complesso mondo dei servizi di hosting dei siti web. Ad oggi il suo sito, <strong>nonostante il dominio sia ancora attivo e registrato a suo nome, non contiene più alcun post ne alcuna traccia che prima era stato uno dei blog più visitati della blogosfera!</strong><br />
Scandagliando la rete, però, sono riuscito a trovare il riferimento alla sua tesi &#8220;<strong>Weblog: prove di intelligenza collettiva?</strong>&#8221; sul sito di <a href="http://www.sergiomaistrello.it">Sergio Maistrello</a> che nel Dicembre del 2004, nel suo blog di presentazione del libro &#8220;<em>Come si fa un blog</em>&#8221; <a href="http://www.sergiomaistrello.it/comesifaunblog/2004/12/14/la-tesi-di-onino-online/">scriveva</a>:</p>
<blockquote><p> Da oggi è online, disponibile a tutti in formato Pdf e sotto licenza Creative Commons, la <a href="http://www.onino.it/Siri%20Cristiano%20-%20Weblog,%20prove%20di%20intelligenza%20collettiva.pdf">tesi di laurea</a> di Cristiano Siri, alias <a href="http://www.onino.it/">OninO</a>. La tesi è stata discussa a marzo 2004 alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Genova e si intitola Weblog: prove di intelligenza collettiva?. Il lavoro è molto interessante e approfondito, uno dei primi studi teorici sui blog affrontati dai laureandi italiani. La scelta di condividerla liberamente in Rete fa onore all’autore.
</p></blockquote>
<p>Ora, <strong>la pagina da cui ho tratto questa piccola recensione, nonostante sia perfettamente indicizzata da Google, per qualche ragione si presenta vuota al browser</strong> e nel suo codice html si trovano solo i tag BODY e HTML aperti e chiusi e null&#8217;altro (probabilmente è il <strong>retaggio di un vecchio blog</strong> dell&#8217;autore dedicato al suo libro, mai pulito completamente dal sito, e <strong>rimasta come traccia su Google</strong>). Sono comunque riuscito a <strong>reperire queste informazioni grazie alla cache di Google</strong>! Infine, la cosa interessante,  è che <strong>nonostante il sito di Onino, anche se funzionante, non presenta alcuna pagina di presentazione, il file PDF è ancora nascostamente raggiungibile!</strong></p>
<p>Insomma questo esempio mi è servito per <strong>dimostrare quanto sia flebile ed effimera l&#8217;informazione che ogni blogger riversa ogni giorno nella blogosfera</strong>. Per trovare traccia di quella tesi <strong>sono dovuto passare prima per un blog defunto di cui ne era rimasta traccia solo nella Cache di Google</strong> (credo che temporalmente avrà ancora vita breve) e <strong>quindi ho scaricato il PDF da uno spazio web associato ad un dominio che non aveva alcuna homepage e nessun ricordo del blog che fu!</strong></p>
<p>Come vedete, se ora <strong>il vecchio blog di Sergio Maistrello altro non è che un link orfano non più attivo su Google visibile solo attraverso</strong> l&#8217;immagine sbiadita <strong>della &#8220;Copia cache&#8221; di Google, in futuro Google potrebbe decidere di rimuoverlo definitivamente dai suoi database</strong>. Allora non ne <strong>rimarrà altro che il link su questo mio sito, che comunque non riuscirà mai ad esprimere la potenza espressiva</strong> che, magari, quell&#8217;articolo <strong>aveva la forza di infondere nei lettori</strong>.<br />
A questo punto l&#8217;unica memoria vera memoria di internet, per quanto <strong>effimero e parziale</strong> possa essere questo servizio, è nei siti di Internet Archive come <a href="http://www.archive.org/web/web.php"><strong>Wayback Machine</strong></a> in grado di fare uno <strong>screenshot di qualsiasi sito e preservarne così almeno una piccola memoria della sua presenza su internet</strong>. Per quanto riguarda il blog di Onino ho trovato solo l&#8217;arco temporale di esistenza che andava dal 2004 al 2006 e qualche <a href="http://web.archive.org/web/*/http://www.onino.it">salvataggio parziale della sua homepage</a>. <strong>Ma tutto il suo contenuto, forse la parte più preziosa di un blog, è andato comunque perso</strong>!</p>
<h5>Proposte di soluzioni al problema dell&#8217;oblio</h5>
<p><strong>Umberto Eco</strong>, un giorno, disse che “<strong>Internet è come un immenso magazzino di informazioni</strong>&#8220;. Il problema è che, però, <strong>questo magazzino dovrebbe avere una sorta di backup di se stesso</strong>. Sarebbe bello vedere, un giorno, un <strong>servizio che metta a disposizione dei blogger &#8220;stanchi&#8221; un sorta di repository del proprio blog, una sorta di backup sempre online del proprio sito web</strong>. Certo, nulla vieta che anche questo servizio di Full Internet Archive possa chiudere, ma <strong>essendo un servizio centralizzato forse potrebbe essere più facilmente recuperato, piuttosto che andare a recuperare milioni di piccoli siti web chiusi</strong>. E&#8217; anche vero, inoltre, che <strong>tutti i link che puntavano al vecchio sito web non sarebbero comunque validi vanificando il concetto intrinseco in una blogosfera attiva</strong>.</p>
<p>Una possibile soluzione (se il dominio del blog non fosse stato riutilizzato) sarebbe quello di <strong>giocare sui DNS per reindirizzare i vari permalink verso il sito di repository</strong>. Immagino comunque che il carico di lavoro per l&#8217;intera infrastruttura di internet sarebbe enorme, ma forse in un futuro non troppo remoto questi problemi potrebbero essere risolti piuttosto agevolmente.<br />
Forse una <strong>alternativa più realistica sarebbe l&#8217;IPV6 e l&#8217;assegnazione per ogni individuo di un singolo indirizzo IP univoco</strong>. In tal modo, <strong>grazie al suo ampio spazio di indirizzamento, sarebbe impossibile perdere le informazioni che ogni singolo individuo potrebbe immettere nella rete</strong> (con buona pace della privacy). Quando qualcuno <strong>apre un blog userà il proprio indirizzo IP univoco</strong>. Quando poi lo dovrà chiudere, sarebbe possibile <strong>portare tutto il suo contenuto su una sorta di sito repository</strong> e <strong>tutti i link ai suoi articoli verrebbero univocamente reindirizzati qui</strong>, perché <strong>nessun altro abitante del pianeta potrebbe mai avere il suo stesso indirizzo IP</strong>.</p>
<p>Ad oggi le moderne tecnologie della comunicazione hanno l&#8217;intrinseca capacità di <strong>memorizzare nel tempo fatti e dati</strong> che, se da un lato rafforzano il concetto di trasparenza, dall’altra ingenerano il pericolo di una diminuzione del diritto all’oblio, diventando così inesorabilmente memoria dell’uomo. <strong>Molto spesso noi facciamo affidamento su quello che troviamo su internet, specie se parliamo di Wikipedia, senza poi verificare la validità delle informazioni e l&#8217;origine delle fonti</strong>. E se è vero che pubblicazioni volutamente sbagliate su WIkipedia sono state tutte corrette in pochissimo tempo, a dimostrazione della <strong>validità dei processi di intelligenza collettiva che la animano</strong>, è anche vero che <strong>molte volte alcuni giornalisti poco accurati nel verificare le notizie hanno pubblicato notizie errate</strong>.</p>
<p>E&#8217; per questo che, <strong>una repository dei siti web, dovrebbe essere statica, non modificabile, congelando il contenuto del sito a quando è stato scritto</strong>, magari con il sapiente uso degli <strong>algoritmi di hash MD5 e SHA1</strong>, un po&#8217; come fa <a href="http://www.hashbot.com/">Hashbot.com</a> del grande <a href="http://www.gianniamato.it/">Gianni Amato</a>.</p>
<h5>Il 95% dei blog sono stati abbandonati</h5>
<p>Questo articolo era già nella mia testa da parecchio tempo ma ho voluto scriverlo solo dopo aver letto l&#8217;allarmante <a href="http://www.zeusnews.com/index.php3?ar=stampa&#038;cod=10528">articolo di Zeus News</a> che asseriva che <strong>il 95% dei blog giace abbandonato</strong>. Infatti, come testimoniano i <strong>dati di Technorati relativi al 2008</strong>, dei <strong>133 milioni di blog</strong> tenuti sott&#8217;occhio dal motore di ricerca della blogosfera <strong>solo 7,4 milioni sono stati aggiornati negli ultimi 120 giorni</strong>. Anche se comunque è presto da dire (io credo che un tempo di attesa di almeno un anno sia più corretto), se in 4 mesi i loro autori non hanno avuto uno straccio di idea o un momento per scrivere qualcosa nel proprio spazio, <strong>quei blog sono virtualmente morti</strong>, ridotti a testimonianze del tempo che fu e dei sogni di gloria infranti. Sempre secondo Technorati, sembra però che <strong>del restante 5% di blog ancora ancora attivi, si ritiene che la maggior parte delle pageview sia generata da un numero ancora inferiore di blog, stimabile tra i 50.000 e i 100.000</strong>.</p>
<p><strong>La causa di questa moria di blog? MySpace, Twitter e Facebook! </strong>Questi tre siti, infatti,  oltre a rappresentare la <strong>nuova moda</strong>, hanno rapidamente <strong>imposto un modo di comunicare più rapido, immediato, a livello di Sms</strong>: nessuno &#8211; o quasi &#8211; ha più tempo e voglia di leggere lunghi post.</p>
<p>Insomma, sempre secondo Zeus News, <strong>caduta l&#8217;illusione di una facile notorietà e l&#8217;effimera attrattiva dei diari online</strong>, restano in attività quei pochi che hanno qualcosa di interessante da dire, che si sono conquistati un pubblico di affezionati grazie alla qualità dei propri interventi e <strong>hanno fatto del proprio blog non una vetrina personale ma uno spazio di riflessione e confronto</strong>.</p>
<h5>Le mie statistiche sui blog non aggiornati</h5>
<p>Dopo aver letto queste considerazioni sulla sorte del 95% dei blog, ho cominciato a scandagliare il mio feed reader alla ricerca di blog fermi da molto tempo. Io uso <strong>NetNewsWire per Mac OS X</strong> e questo programma ha un&#8217;ottima funzionalità &#8220;<strong>Dinosaurs</strong>&#8221; per <strong>cercare tutti i feed non aggiornati da un certo numero di giorni</strong> (menu <em>Window -> Dinosaurs</em>) in modo da poterli rimuovere. Ebbene ne<strong>gli ultimi 120 giorni, su un totale di circa 300 feed rss, avevo 50 feed che non venivano aggiornati</strong>, ovvero quasi il 17% del totale, con un range che andava dal <strong>Maggio 2007 fino ad arrivare a Febbraio 2009</strong>. Abbassando la soglia a <strong>30 giorni, i feed non aggiornati sono saliti a 90</strong>, con una percentuale del 30%.</p>
<p>Devo dire che, di solito, <strong>non sono solito rimuovere i feed rss dei siti a meno che abbia perso interesse verso il blog o a meno che, a livello di dominio, blog non esista più</strong>. Talvolta anche quando il blogger ha avuto la gentilezza di comunicarci in anticipo della volontà di non continuare con il suo lavoro (come è il caso di <a href="http://gpessia.wordpress.com/2008/10/24/chiudo/">gpessia</a>) preferisco lasciare il suo feed rss nella speranza che prima o poi possa ritornare a scrivere in modo da essere tempestivamente avvisato (come è il caso di <a href="http://www.uncino.net/">uncino</a>, uno dei primi blog che ho conosciuto, che è sempre un piacere leggere).</p>
<h5>Epilogo</h5>
<p>Dopo aver scritto <strong>cosa ne pensavo sui blog e sulla loro caducità</strong>, e aver calcolato quale è la moria dei blogger nel mio feed reader personale, ora, nel pieno spirito di condivisione di idee che animano tutti i blog, passo a voi la parola. <strong>Cosa ne pensate?</strong>
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		<title>La crisi della carta stampata: in futuro pagheremo 5 centesimi ad articolo per poter leggere le notizie dei giornali online?</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Mar 2009 15:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
				<category><![CDATA[Idea Lab]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri ho letto una <a href="http://www.lunita.it/news/83155/lultima_copia_arriver_presto_se_non_facciamo_pagare_le_notizie_su_internet">intervista</a> a Vittorio Sabadin, giornalista e vice direttore de La Stampa, che <strong>esprime un suo punto di vista che riflette un po&#8217; la corrente di pensiero internazionale</strong> ma, ovviamente, spero che le sue fosche previsioni non si avverino mai. Per chi non lo conoscesse, tre anni fa è stato autore di un <a href="http://www.archiviostampa.it/it/libri/lib.aspx?r=relauto&#038;id=1826">libro</a> che si intitolava: “<em>L&#8217; ultima copia del «New York Times». Il futuro dei giornali di carta</em>”, in cui  asseriva che, <strong>secondo i calcoli di Philip Meyer, studioso dell&#8217;editoria americana, l&#8217;ultima sgualcita copia su carta del &#8220;New York Times&#8221; sarà acquistata nel 2043</strong>. Il problema di questa crisi è però da imputarsi ad <strong>un solo vero nemico dei giornali</strong>, quello che li sta inesorabilmente condannando a morte: <strong>la tecnologia</strong>. Il tempo a disposizione della gente è diminuito, e <strong>ognuno di noi ha ormai la possibilità di essere informato quando vuole, dove vuole e sui temi che preferisce</strong> senza dovere per forza ricorrere alla lettura di un giornale.</p>
<p>Sabadini <a href="http://ilfuturodellibro.wordpress.com/2007/01/25/lultima-copia-del-new-york-times-nel-2043/">nel suo libro</a>, in cui si fa solo cronista oggettivo di queste trasformazioni, asserisce che <strong>la Free Press ha avuto successo perché, oltre ad intercettare i lettori fuori dalle edicole, dispone di un format innovativo</strong>: notizie brevi, sintetiche, poca politica e molto più vicina agli interessi dei giovani. Tutti i giornali potrebbero diventare gratuiti e vivere di pubblicità; <strong>dovrebbero però abbattere il 30% circa dei costi, ridurre i giornalisti e pagarli meno</strong>.</p>
<h5>I punti chiave della crisi dei giornali su carta stampata</h5>
<p>Nella recente intervista, <strong>l&#8217;autore si spinge oltre e, con una visione forse un po&#8217; troppo pessimistica</strong> (ma per taluni potrebbe anche essere <strong>più semplicemente realistica</strong>) afferma che <strong>l&#8217;ultima copia del New York Times, potrebbe andare in stampa da un giorno all&#8217;altro</strong>, perché non siamo mai stati così vicini alla crisi dei giornali.</p>
<p>Questi i punti chiave della intervista:</p>
<ul>
<li>«Mettere on line <strong>le notizie gratis è stata l&#8217;altra grande sciagura di cui ci pentiremo</strong> per generazioni».</li>
<li>«<strong>L&#8217;informazione prodotta dai giornalisti fa prosperare decine di altri siti</strong> come Dagospia o altri “aggregatori” di notizie. Ma il materiale che loro usano viene realizzato da agenzie o da giornali e non è gratis. È il frutto di professionalità retribuite».</li>
<li><strong>L&#8217;unica possibilità di salvezza per i giornali e giornalisti è quello di farsi pagare 5 centesimi a notizia</strong>: «È l&#8217;unica possibilità. Non vedo perché un ragazzo non debba farsi nessun problema a spendere 15 centesimi per un sms e non debba spendere niente per leggere una notizia».</li>
</ul>
<p>Francamente <strong>non credo che che il modello a pagamento possa essere una risposta e farsi pagare le notizie pubblicate online non può essere la panacea di tutti i mali</strong>: esistono altre vie per guadagnare e la <strong>pubblicità</strong> ne è solo uno: guardate come sono farciti di banner pubblicitari siti come <a href="http://www.repubblica.it">Repubblica.it</a> o <a href="http://www.tgcom.mediaset.it/">TgCom</a>, eppure sono tra i siti più visitati e, anche se talvolta risulta essere davvero invasiva, non per questo evito di visitare un sito di informazione. Ovviamente, è anche scontato affermare che<strong> i giornali dovrebbero puntare più sulla qualità degli articoli che al volume degli stessi</strong>, anche se <strong>spesso chi legge si accontenta di articoli semplici e veloci ma che fanno scalpore</strong>, piuttosto che a riflessioni ponderate sui vari argomenti di attualità.</p>
<h5>La situazione in America</h5>
<p>Se in Italia l&#8217;argomento, almeno per ora, interessa solo pochi appassionati del settore, <strong>in America il problema sembra essere molto sentito</strong>, tanto che il destino di giornali e di riviste è diventato <a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=337504">oggetto</a> di dibattito e di studio: <strong>sopravviverà la carta stampata messa in difficoltà per la transizione al digitale e per la crisi generale dell’economia?</strong> Recentemente, infatti, il <em>Seattle Post-Intelligencer</em>, secondo quotidiano della città di Seattle, dopo 146 anni non è più in edicola ma pubblicherà solo articoli online. <strong>Ma non è il primo giornale ad abbandonare l&#8217;edizione stampata per darsi all&#8217;online</strong>: infatti, la stessa scelta è stata presa dal <em>Christian Science Monitor</em> mentre il quotidiano della città di Tucson, il <em>Denver&#8217;s Rocky Mountain</em>, ha definitivamente chiuso.</p>
<p>Il dibattito in America è animato alla ricerca di soluzioni credibili per un modello di business sostenibile e il <strong>Time magazine ha ipotizzato</strong>, come nella intervista sopra esposta, <strong>la creazione di micropagamenti</strong>: <strong>qualche centesimo per leggere gli articoli, un po&#8217; di più per avere a disposizione l&#8217;intero quotidiano</strong>. C’è chi addirittura <a href="http://zambardino.blogautore.repubblica.it/2009/02/03/niente-carta-solo-ebook-per-i-giornali-forse/">sostiene</a> che, per eliminare costi di stampa e distribuzione il Times dovrebbe smettere subito di stampare e <strong>regalare ai propri abbonati un lettore elettronico come Kindle</strong>.</p>
<p><a href="http://massimorusso.blog.kataweb.it/cablogrammi/2009/02/04/il-new-york-times-in-cerca-di-un-modello-online-a-pagamento/">Secondo</a> Bill Keller, direttore del New York Times, non si esclude, quindi, un <strong>ritorno almeno parziale al modello delle notizie online a pagamento</strong>, abbandonato due anni fa in favore dell’apertura generale del sito, dell’aumento del traffico  e dei maggiori ricavi pubblicitari che ne sono derivati.</p>
<p>Per finire, vorrei <a href="http://punto-informatico.it/1355109/PI/News/murdoch-internet-massacrera-carta-stampata.aspx">ricordare</a> che già nel 2005, l&#8217;australiano Rupert Murdoch, fondatore del gigantesco gruppo editoriale <a href="http://www.newscorp.com/">News Corp.</a>, asseriva che <strong>Internet ha dato il via ad una moderna rivoluzione mediatica</strong>:</p>
<blockquote><p><strong>La carta stampata è destinata a perdere posizioni, lasciando sempre più spazio a portali, siti e blog</strong>. &#8220;Stampa ed Internet continueranno a vivere fianco a fianco ancora per molti anni&#8221;, continua Murdoch, &#8220;ma ormai <strong>tutto quanto dipende dalla pubblicità ed i quotidiani di carta costano solo di più</strong>&#8220;: specie se raffrontati a quanto pubblicato gratuitamente dalle loro controparti digitali.</p></blockquote>
<p><strong>E voi che ne pensate? Che futuro potrà avere la carta stampata e quali alternative potrà ancora offrire?</strong>
<p class="akst_link"><a href="http://www.levysoft.it/?p=2019&amp;akst_action=share-this"  title="Invia il post via mail o salvalo in uno dei servizi di bookmarking sociale..." id="akst_link_2019" class="akst_share_link" rel="nofollow">Condividi</a></p>
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