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	<title>Levysoft &#187; Idea Lab</title>
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		<title>Come nascono le parole italiane: perplimere</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Sep 2011 10:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Idea Lab]]></category>
		<category><![CDATA[Linguaggi]]></category>
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		<description><![CDATA[Stavo navigando qua e la su dei siti, quando mi imbatto nella seguente frase: &#8220;Egregio, cosa la perplime?&#8220;. Perplimere&#8230; mai sentita come parola anche se poi avevo comunque colto il significato che doveva avvicinarsi a &#8220;Egregio, cosa la rende perplesso?&#8221;. Ma quel perplimere era curioso, affascinante e inspiegabilmente sembrava funzionare meglio. Allora mi documento ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stavo navigando qua e la su dei siti, quando mi <a href="http://www.duechiacchiere.it/3557/tophost-svela-i-nuovi-pacchetti-della-sua-offerta">imbatto</a> nella seguente frase: &#8220;<em>Egregio, cosa la perplime?</em>&#8220;. Perplimere&#8230; mai sentita come parola anche se poi avevo comunque colto il significato che doveva avvicinarsi a &#8220;Egregio, cosa la rende perplesso?&#8221;. <strong>Ma quel perplimere era curioso, affascinante e inspiegabilmente sembrava funzionare meglio</strong>. Allora mi documento ed ecco che la solita Accademia della Crusca mi <a href="http://www.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=4409&#038;ctg_id=44">svela</a> l&#8217;arcano.</p>
<blockquote><p> Il verbo <strong>perplimere</strong> significa “<strong>essere perplesso</strong>” o “<strong>rendere perplesso</strong>”, ed è entrato nella nostra lingua in un passato recente, ma con un percorso particolare che ne ha limitato l’ambito d’uso e che ne ha pertanto impedito, almeno per ora, l’ingresso nei vocabolari di lingua italiana (nei quali non è attualmente registrato).</p>
<p><strong>L’impiego del verbo perplimere è dovuto alla prosa creativa del comico Corrado Guzzanti</strong>, che lo ha lanciato nei primissimi anni Novanta, nella trasmissione televisiva “Avanzi”. La parola venne inserita in uno dei dialoghi fra il personaggio Rokko Smitherson e Serena Dandini, ed ebbe talmente successo che fu più volte riutilizzata nella trasmissione, con ricchi esempi nella coniugazione (perplimere, perplimo, perplimete, perplèi, perplime[re]) e nelle varianti (perplerre).</p>
<p>Molte furono le parole inventate da Rokko Smitherson (regista romano di “filmaggi de’ paura”), un personaggio che basava la sua comicità satirica proprio sui giochi di parole e su neoconiazioni allusive (sospensionismo, su astensionismo; antiproibizionale, su antiproibizionista; sopravvolare, su sorvolare; cartone animale, su cartone animato; psicoanale, su psicoanalista; ecc.). <strong>Fra le molte innovazioni linguistiche perplimere attecchì più facilmente nella lingua comune a causa della sua perfetta adeguatezza morfologica</strong>, che tra l’altro <strong>colma anche una lacuna lessicale della nostra lingua</strong>: il verbo è infatti <strong>spontaneamente riconducibile dai parlanti italiani al participio passato perplesso</strong> (sulla base di verbi come comprimere / compresso; sopprimere / soppresso, ecc.); e del resto manca in italiano un verbo che renda in modo sintetico l’azione dell’essere o del rendere perplessi, per cui il neologismo si incunea perfettamente nel nostro sistema linguistico.</p>
<p><strong>Probabilmente per questa sua funzionalità nel coprire un vuoto morfologico e semantico</strong> (che l’italiano eredita dal latino), <strong>sulla scia della trasmissione la parola ebbe una notevole e crescente  fortuna, seppure in contesti informali e per lo più in accezione ironica</strong>; e, del resto, <strong>nonostante l’origine peculiare, perplimere ha resistito a lungo nella nostra lingua, tanto che recentemente se ne è persa anche la sfumatura ironica</strong>, come emerge dai quesiti e dalle segnalazioni di neologismo giunti alla nostra redazione.
 </p></blockquote>
<p>Ci sono molte parole o frasi che i comici lanciano e rimangono nell&#8217;aria per parecchi anni, ripetute da sempre più persone, fino a dimenticarne l&#8217;origine (quante espressioni mio padre usava che poi scoprire essere frasi di Carosello o di qualche comico dell&#8217;epoca), ma <strong>non mi ero mai imbattuto in un neologismo che riesce a coprire un vuoto morfologico e semantico dell&#8217;italiano</strong> tanto da essere accettato nella lingua italiana, a dimostrazione che <strong>la nostra lingua è ancora viva e in continua evoluzione</strong>.</p>
<h5>Il caso nel corso dell&#8217;evoluzione della lingua</h5>
<p><img src='http://www.levysoft.it/images/p2100_italiano.gif' alt='Lingua Italiana' /> Per illustrarvi come <strong>la lingua italiana sia in continua evoluzione e che è nella forma attuale, solo per tutta una serie di coincidenze</strong>, farò un excursus e vi racconterò di una lezione universitaria sui dialetti che seguii tempo fa.</p>
<p>Nell&#8217;Italia antica si parlava il latino, ma il latino parlato era molto diverso da quello letterario oltre ad essere molto diverso regione per regione, poiché <strong>i vari popoli sottomessi dai Romani parlavano il latino con elementi fonetici e lessicali propri delle loro lingue originali</strong>. Dopo la fine dell&#8217;Impero Romano, venendo a mancare un centro politico che diffondesse un modello di lingua uguale per tutti, le differenze tra i vari latini regionali crebbero sempre più, poiché è nella natura delle lingue evolvere spontaneamente. Il risultato fu una <strong>grande frammentazione linguistica</strong>: <strong>così dai latini regionali nacquero i volgari, cioè i dialetti del latino parlati nelle varie città</strong>, mentre nella scrittura ancora si continuava ad usare il latino, e questa situazione si potrasse per diversi secoli.</p>
<p>Verso il XIII secolo alcuni autori iniziarono a scrivere versi d&#8217;amore nei propri volgari. <strong>Il primo volgare usato per la scrittura</strong> di versi fu il <strong>sicialiano</strong> e quindi fu la volta del volgare <strong>fiorentino</strong>. Ma fu solo grazie alla <strong>enorme fama di autori fiorentini come Dante Alighieri, che anche autori non toscani iniziarono a scrivere non più solo in latino, ma anche in fiorentino</strong>, fino a farla diventare la <strong>lingua dei letterati di tutta Italia</strong>, anche se nella vita quotidiana <strong>tutti continuavano a parlare solamente i volgari locali</strong> (chiamati poi dialetti). La cosa curiosa è che<strong> i dialetti italiani che ancora oggi conosciamo e usiamo non sono dall&#8217;italiano</strong> (che è venuto dopo, poiché è nato da uno di questi dialetti, il fiorentino) <strong>ma direttamente dal latino</strong> attraverso un processo durato ormai duemila anni. I dialetti nati prima della lingua nazionale (come il napoletano, il genovese, il veneziano, il siciliano, etc) sono, infatti, detti <strong>dialetti primari</strong>.</p>
<p>Questi dialetti primari hanno continuato ad essere l&#8217;unica forma di lingua parlata ancora molti secoli dopo Dante. Per esempio, <strong>nell&#8217;800, anche se oramai si scriveva solo in italiano</strong> e il latino era del tutto sparito dall&#8217;uso, tranne che per pochi esperimenti letterari e nella Chiesa, <strong>tutti parlavano nella vita quotidiana sempre e solo in dialetto</strong>.<br />
L&#8217;esempio più significativo è quello di <strong>Alessandro Manzoni</strong>, autore di opere italiane considerate punto di riferimento fondamentale per la storia della lingua italiana, <strong>non parlava italiano perché nessuno lo faceva, tranne naturalmente in Toscana</strong>. Infatti, <strong>Manzoni era un aristocratico milanese e nella sua vita quotidiana e familiare, alternava il dialetto milanese con la lingua francese, che all&#8217;epoca era la lingua dell&#8217;aristocrazia</strong>. <strong>La lingua italiana al di fuori della Toscana era sempre e solo scritta</strong>. Sarà solo a partire dal 1860, con l&#8217;Unità di Italia, l&#8217;istruzione obbligatoria, le migrazioni, le esperienze militari e, successivamente, la diffusione dei media, che gradualmente l&#8217;Italiano divenne anche la lingua parlata.</p>
<p>Insomma, se non fosse per autori fiorentini come il sommo Dante, forse <strong>oggi l&#8217;italiano avrebbe potuto assomigliare molto di più al siciliano</strong> (furono per primi gli autori sicialiani a scrivere nel loro volgare) che al fiorentino. Oppure, <strong>Manzoni avrebbe potuto scrivere &#8220;I Promessi Sposi&#8221; in sicialiano, o magari, in milanese o francese</strong>!
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		<title>Internet è un dono di Dio o un semplice mezzo di comunicazione di massa?</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Feb 2011 14:22:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
				<category><![CDATA[Idea Lab]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
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		<category><![CDATA[nobel]]></category>

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		<description><![CDATA[ &#8220;Internet è un dono di Dio&#8221; è la famosa frase di uno scrittore e dissidente cinese, Liu Xiaobo, attivo da molti anni nella difesa dei diritti umani nella scena nazionale del suo Paese e insignito, nel 2010, del Premio Nobel per la Pace.
Ma questa stessa frase fu anche un potente manifesto con cui, nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.levysoft.it/images/p2091_internet_dono_di_dio.jpg' alt='' /> &#8220;<strong>Internet è un dono di Dio</strong>&#8221; è la famosa frase di uno scrittore e dissidente cinese, Liu Xiaobo, attivo da molti anni nella difesa dei diritti umani nella scena nazionale del suo Paese e insignito, nel 2010, del Premio Nobel per la Pace.</p>
<p>Ma questa stessa frase fu anche un potente manifesto con cui, nel 2009, il mensile <a href="http://www.wired.it/">Wired</a> aveva candidato Internet al premio Nobel per la Pace.</p>
<p>Infine, recentemente, è anche divenuto il titolo di un libro che narra dieci storie con lo scopo di chiarire perché Internet è divenuta col tempo, <strong>arma di costruzione di massa</strong>: <strong>i software contro la censura digitale</strong> (Shiyu Zhou dall’America per Cina e Iran), <strong>il potere della parola per la libertà</strong> (Georgy Jakhaia in Georgia, Yoani Sanchez a Cuba, Adshin Mettacara in Birmania), <strong>il micro-credito online come strumento di sviluppo nelle economie povere</strong> (Matt Flannery e Kiva), <strong>l’industria informatica come occasione di pace per la Palestina</strong> (Saed Nashef), <strong>il wireless perché anche Amazzonia e Darfur rompano l’isolamento</strong> (Daniele Trinchero e iXem), <strong>il Web come strumento di aiuto e solidarietà nelle catastrofi</strong> (Ory Okolloh dal Kenya, Rima Qureshi dalla Svezia).</p>
<h5>L&#8217;altro lato della medaglia</h5>
<p>Ma se questa è il lato di una medaglia, c&#8217;è anche chi ha guardato l&#8217;altro lato, quello oscuro, di internet. Ed è stato l&#8217;intellettuale bielorusso <strong>Evgeny Morozov</strong> che nel suo recente saggio &#8220;<em>The net delusion: the dark side of internet freedom</em>&#8221; (trad. La net-delusione: il lato oscuro della libertà di internet) <strong>critica aspramente le potenzialità democratiche della rete, che troppo spesso si trasformano in censura</strong>.<br />
Secondo lui, <strong>il web può essere uno strumento di mobilitazione collettiva con lo stesso peso con cui può tragicamente divenire uno strumento di controllo sistematico e autoritario</strong>.<br />
Un esempio alla luce del giorno è la martellante censura imposta dal regime Repubblica popolare cinese o la censura di internet in Egitto.<br />
Morozov, punta, così a confutare la teoria secondo cui &#8220;<strong>internet porterà la pace del mondo</strong>&#8221; additando il passato e facendo una <strong>analisi retrospettiva dei nuovi media</strong>: anche la stampa, il telegrafo e la radio furono universalmente accolti come dei mezzi attraverso i quali si sarebbe potuto raggiungere più velocemente la libertà individuale e dei popoli, ma alla fine <strong>quegli stessi mezzi furono usati dai regimi di tutto il mondo per il loro tornaconto</strong>.</p>
<p><strong>Il ruolo di internet nella diffusione delle proteste e delle sollevazioni popolari è, però indiscutibile</strong> ma non bisogna, per questo, identificare internet con la rivolta stessa, poiché <strong>internet è solo un mezzo, magari un potente mezzo di comunicazione di massa, con cui la protesta riesce a diffondersi più efficacemente, e null&#8217;altro!</strong></p>
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		<title>Un mio nuovo progetto: GamerTagMatch, una community online italiana per mettere in contatto tra loro gli utenti Xbox Live</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 13:02:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
				<category><![CDATA[Console]]></category>
		<category><![CDATA[Idea Lab]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Xbox 360]]></category>
		<category><![CDATA[gamertagmatch]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi voglio proporvi un mio piccolo progetto, che ho portato avanti in questi ultimi mesi nei ritagli di tempo, con lo scopo di dare un senso al primo premio vinto come Miglior Blog Tecnico dell’anno 2008-2009, ovvero un piano di hosting Azienda Linux offerto da CodingWeb (la cui assistenza, fino ad oggi, si è sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi voglio proporvi un <strong>mio piccolo progetto</strong>, che ho portato avanti in questi ultimi mesi nei ritagli di tempo, con lo scopo di dare un senso al <a href="http://www.levysoft.it/archivio/2009/06/15/levysoft-e-stato-giudicato-il-miglior-blog-tecnico-dellanno-2008-2009/"><strong>primo premio</strong></a> vinto come <a href="http://www.migliorblogtecnico.net/"><strong>Miglior Blog Tecnico dell’anno 2008-2009</strong></a>, <a href="http://www.cristianofino.net/post/La-proclamazione-dei-vincitori-della-prima-edizione-di-Miglior-Blog-Tecnico.aspx">ovvero</a> un piano di hosting Azienda Linux offerto da <a href="http://www.codingweb.net/">CodingWeb</a> (la cui assistenza, fino ad oggi, si è sempre dimostrata efficiente e molto rapida).</p>
<h5>L&#8217;idea</h5>
<p>Avevo in mente diversi progetti da portare avanti, ma alla fine ho deciso di <strong>puntare su qualcosa di diverso</strong> da quello a cui sono solitamente abituato, meno divulgativo di Levysoft e forse più ludico, ma <strong>non per questo meno interessante e pieno di stimoli e sfide</strong>. Tutto è nato dalla constatazione che, <strong>il gioco online, in questi ultimi anni, si sta allargando sempre più nei videogiocatori</strong> e in molti paesi dotati di banda larga, sta spopolando. Se prima, chi giocava online era solitamente un utente PC, oggi l&#8217;ago della bilancia si sta spostando sempre più verso le console, in primis la <strong>Xbox 360</strong> (sia per qualità di servizio offerto, che non per niente è anche a pagamento, che per quantità di giochi, soprattutto FPS, che offrono questa opportunità) e, quindi, a ruota, la PS3 e la WII.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2077_gamertagmatch_1.jpg' alt='GamerTagMatch' /></div>
<p>Il problema, però, che ho anche personalmente riscontrato, è che <strong>molti videogiocatori hanno difficoltà a trovare qualcuno con cui giocare online, soprattutto se intende sbloccare alcuni particolari obiettivi o semplicemente si vuole giocare in co-op</strong>. Su tutti i forum che ho visitato ho sempre letto post di qualcuno che chiedeva chi voleva giocare online con un determinato videogioco, magari in certe fasce orarie. Per chi, invece, non ha particolare esigenze, <strong>ogni forum dedica sempre una pagina con la lista di tutti gli utenti e relativi gamertag</strong> e, a volte, anche la lista dei giochi con cui si intende giocare online.</p>
<p>Il problema di tutto ciò, però, è che <strong>ogni forum è una micro-realtà locale che, se da un lato può garantire maggiore affiatamento, dall&#8217;altro risulta essere non del tutto completa</strong>. Infatti, <strong>oltre ad essere difficile trovare chi sia appassionato dello stesso gioco</strong> (a meno che non si tratti di classici come COD o Fifa), è anche vero che non esiste alcuna organizzazione di sorta in queste &#8220;megatabelle&#8221; di utenti.</p>
<h5>La situazione attuale</h5>
<p><strong>In ambito internazionale la questione è gestita in varie maniere</strong>: dall&#8217;enorme leaderboard di <a href="http://www.mygamercard.net/">MyGamerCard.net</a>, alla <a href="http://www.gametap.com/forum/xbox-live-gamertags-post-yours-and-meet-new-friends-t18039.html">lista su Gametap</a> in ambito internazionale a all&#8217;interessante clan di <a href="http://www.avforums.com/forums/xbox-live-clans/710609-avf-online-matchmaker-gamertags.html">AVF Matchmaker Gamertags</a> o quella meno organizzata del <a href="http://forums.electronicarts.co.uk/meet-your-match/380880-xbl-gamertags.html">sito EA</a>, fino ad arrivare al <a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=2218946550">gruppo su Facebook</a> e su <a href="http://gamesource.groups.yahoo.com/group/XboxLIVEplayers/">Yahoo! Groups</a>.<br />
Eccetto il caso di un solo sito italiano che offre qualcosa di organizzato (<a href="http://www.xboxway.com/xboxlive/ClassificaGiocatori.aspx">Xbox LIVE Way</a>, mentre è da tempo chiuso <a href="http://www.gamertag.it/ricerca.asp">gamertag.it</a>), <strong>in Italia, almeno dal mio punto di vista la questione è lasciata al singolo forum che si organizza con post a tema</strong> (un esempio è la <a href="http://forums.xbox.com/41646/ShowPost.aspx">Lista Gamertag Italiani</a> del forum sul sito Xbox.com).</p>
<h5>Le esigenze</h5>
<p><strong><a href="http://www.gamertagmatch.com/">GamerTagMatch</a></strong>, quindi, non fa altro che rispondere a queste esigenze: <strong>realizzare un unico database di giocatori italiani amanti del gioco online, in cui ognuno possa lasciare il proprio gamertag, la propria lista di giochi preferiti per l&#8217;online e lasciare, nel proprio profilo,  le motivazioni per cui si vuole giocare in Live, per avere subito quanti e quali giocatori hanno lo stesso nostro gioco</strong>. Inoltre, ogni volta che qualcuno aggiungerà lo stesso gioco che avremo noi, ci arriverà una <strong>mail di notifica che ci avviserà della possibilità di incontrare nuove persone online</strong>.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2077_gamertagmatch_2.jpg' alt='GamerTagMatch - Lista Giochi' /></div>
<p>Purtroppo, non facendo parte del <em>Xbox Community Developer Program</em> (credo inoltre che serva un sito realizzato in asp), non ho potuto realizzare un sito che comunicasse in tempo reale con la piattaforma di Xbox LIVE, in modo da poter recuperare automaticamente le informazioni dei giocatori online. Ma è anche vero che non era questo lo scopo del mio progetto.</p>
<p>Infatti, <strong><a href="http://www.gamertagmatch.com/">GamerTagMatch</a> non è solo un semplice archivio online ma anche un luogo di incontro in cui creare vere comunità di appassionati intorno ad uno o più videogiochi</strong>. E&#8217; possibile quindi <strong>scambiarsi messaggi tra amici, seguire i flussi wire (una sorta di twitter locale) e commentare i vari giochi</strong>.</p>
<p>Data la natura particolare del sito, <strong>ho deciso di inserire nel database, solo i giochi che presentassero la possibilità di giocare online, sia in co-op che in vs</strong> (al momento ho inserito già 142 titoli). <strong>Per cui non troverete capolavori indiscussi</strong> (faccio l&#8217;esempio di Assassin&#8217;s Creed 2) <strong>se questi giochi non avranno una componente Multiplayer Live</strong>. Questa è una precisa scelta editoriale: essendo un sito dedicato a tutti coloro che vorranno incontrare nuovi amici per giocare in Live, mettere a disposizione anche una lista di giochi che non hanno una componente online era quantomeno confusionario e dispersivo. <strong>Infatti, ogni utente non dovrà scegliere tutti i giochi che ha nel proprio scaffale ma soltanto quelli che, al momento, preferisce giocare online</strong>. Per cui potrete modificare la vostra lista a piacimento: per esempio, se fino a ieri vi faceva piacere giocare online con Pes 2009 e Pes 2010, oggi potrete decidere di esservi stufati di giocare a Pes 2009 e dedicarvi solo a Pes 2010, per cui basterà togliere dalla propria lista il gioco in questione in modo da essere sicuri che nessun altro potrà contattarvi per quel particolare gioco.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2077_gamertagmatch_5.jpg' alt='GamerTagMatch - Dettaglio del Gioco' /></div>
<h5>Elgg</h5>
<p><strong>Ho provato a creare il sito il più semplice ed immediato possibile, in modo che richiedesse il minor numero di operazioni ma al contempo offrisse il maggior numero di possibilità</strong>. Per ottenere ciò mi sono basato sull&#8217;ultima versione stabile di <a href="http://elgg.org/"><strong>Elgg</strong></a> (passando prima in rassegna altri alternative come <em><a href="http://www.boonex.com/dolphin/">Dolphin</a>, <a href="http://www.jomsocial.com/">JomSocial</a> e <a href="http://buddypress.org/">BuddyPress</a></em>), un ottimo CMS per la costruzione di social network, opportunamente stravolto e modificato in base alle mie esigenze. Devo dire che <strong>è stata una bella esperienza</strong> perché sono potuto andare a fondo in molti dettagli dell&#8217;applicativo web, <strong>apprezzandone al contempo la sua nascosta complessità e la sua flessibilità</strong>.</p>
<h5>Fase Beta</h5>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2077_gamertagmatch_3.jpg' alt='GamerTagMatch - Homepage' /></div>
<p>Attualmente <strong><a href="http://www.gamertagmatch.com/">GamerTagMatch</a> è ancora in versione beta</strong> (la 0.8), il che significa che <strong>funziona in tutti i suoi macro aspetti ma ancora devo mettere a punto qualche piccolo dettaglio</strong>. </p>
<p><strong>GamerTagMatch</strong>, per quanto riguarda i menu e l&#8217;interfaccia utente, è <strong>localizzato sia in italiano che in inglese, mentre i contenuti</strong> (come le descrizioni dei giochi e le news) <strong>sono solo in italiano</strong>. Se poi questa community riuscirà a crescere potrò iniziare a rendere più internazionale il progetto (che comunque presenta realtà molto complesse e variopinte): ma ovviamente, <strong>come ogni progetto, sarete voi a decretarne il successo o la disfatta</strong>.</p>
<h5>Privacy</h5>
<p>All&#8217;inizio avevo pensato di lasciare visibile anche ai non iscritti il dettaglio degli utenti che giocavano ad un certo videogioco online, compresa la propria gamertag (in modo da espandere le potenzialità del sito in maniera esponenziale). Ma alla fine ho creduto più utile, però, <strong>per preservare la privacy degli utenti</strong>, fare un passo alla volta. Quindi, i <strong>non iscritti potranno vedere solo i giochi con il numero di utenti che vi giocano, ma non le loro gamertag</strong>. Per vedere <strong>maggiori dettagli sarà quindi necessario iscriversi, gratuitamente, al sito</strong>. Questa è una soluzione intermedia: avrei anche potuto fare in modo che solo chi possiede un gioco potesse vedere le altre gamertag (magari con un moderatore che validasse la lista dei giochi) oppure solo dietro richiesta di amicizia. Ma così facendo avrei tarpato le ali ad <strong>un sito che per sua natura doveva essere veloce, snello e rapido da consultare</strong>. Ovviamente, in base all&#8217;esperienza che maturerò nel corso dei prossimi mesi e alle richieste, ai commenti e ai suggerimenti degli utilizzatori, potrò delineare la giusta strada da percorrere.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2077_gamertagmatch_4.jpg' alt='GamerTagMatch - User' /></div>
<h5>Perché solo Xbox 360?</h5>
<p>Molti mi hanno chiesto <strong>perché dedicare un sito solo ai videogiochi per Xbox 360</strong> e non volgere lo sguardo pure ai quelli per PS3 e WII: la risposta è semplice ma anche molteplice. Se quella più ovvia potrebbe essere perché, almeno <strong>attualmente, la Xbox 360 mostra la migliore esperienza videoludica per quanto riguarda il gioco online</strong>, la sua maturità è tale che PS3 e WII non riescono ancora a competere con questa realtà. <strong>Ma è anche vero che la mia scelta è stata dettata dal fatto che per iniziare bene un nuovo progetto, sono voluto andare con i piedi di piombo e approfondire al meglio tutti gli aspetti con una sola tecnologia</strong>. Quando poi mi sentirò pronto (e magari anche il mercato lo sarà) potrò pensare di allargare GamerTagMatch verso altri ameni lidi, come i MII (con i Codice Amico Wii) e i Playstation Network Tag della PS3. Ma tutto questo sarà subordinato ai risultati che potrò ottenere con questo nostro nuovo progetto, <strong>perché il successo o la disfatta sarete voi a proclamarla!</strong></p>
<h5>Un po&#8217; di social network</h5>
<p>Ovviamente <strong>potete trovare la community di <a href="http://www.gamertagmatch.com/">GamerTagMatch</a> anche su Twitter, Facebook e Google Friend Connect</strong>:</p>
<p><strong>Twitter</strong>: <a href="http://twitter.com/GamerTagMatch">http://twitter.com/GamerTagMatch</a><br />
<strong>Facebook</strong>: <a href="http://www.facebook.com/pages/GamerTagMatch/237871898619">GamerTagMatch Fan Page</a><br />
<strong>Google Friend Connect</strong>: gamertagmatch -AT- gmail.com (sostituire -AT- con @)</p>
<p>Quindi, ogni volta che ci sarà qualche <strong>novità sul sito</strong> o verranno <strong>aggiunti nuovi giochi che gestiscono il Multiplayer in Live</strong>, oltre al classico <a href="feed://gamertagmatch.com/?view=rss"><strong>feeder RSS</strong></a>, avrete un altro modo per essere sempre aggiornati!</p>
<h5>Cerco Beta Tester</h5>
<p><strong><a href="http://www.gamertagmatch.com/">GamerTagMatch</a> è una community italiana che deve la sua esistenza essenzialmente alla vostra presenza e collaborazione tra le sue pagine</strong>. <strong>Senza utenti una community non può esistere</strong> e solo quando il loro numero sarà consistente, lo scopo ultimo di GamerTagMatch potrà essere raggiunto: trovare per ogni gioco quanti più giocatori possibili disposti a giocarci in Live! Ma ricordate: <strong>GamerTagMatch è e sarà sempre gratuito!</strong><br />
Anzi, <strong>per premiare i miei utenti ho anche intenzione di fare qualche regalo</strong>, magari <strong>qualche Day One di primo ordine da portare a casa o qualche abbonamento Xbox Live trimestrale/annuale gratis</strong>. </p>
<p>Queste sono le mie intenzioni ma ora devo solo rimboccarmi le maniche e partire. Con questo sito ho<strong> voluto lanciarmi una sfida, spero che venga accolta calorosamente da tutti coloro che amano il gioco online</strong> e che possiate trovarvi bene tra le pagine del mio nuovo sito. </p>
<p>Anche se attualmente il sito è nella fase di beta testing, <strong>le iscrizioni sono gratuite e aperte a tutti</strong>! E allora, cosa aspettate: <strong>correte subito ad <a href="http://www.gamertagmatch.com/account/register.php">iscrivervi a GamerTagMatch</a></strong> e scegliete i vostri giochi preferiti per Xbox Live!
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		</item>
		<item>
		<title>Play Boy, Play UBI: come ottenere un buono sconto di 50 euro da spendere presso MediaWorld o Saturn</title>
		<link>http://www.levysoft.it/archivio/2009/12/14/play-boy-play-ubi-come-ottenere-un-buono-sconto-di-50-euro-da-spendere-presso-mediaworld-o-saturn/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 13:37:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Idea Lab]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Questo è un post sponsorizzato: è la prima volta che ne scrivo uno ma volevo provare anche questa possibilità, soprattutto perché il messaggio di fondo credo possa interessare in molti.

Sto parlando della promozione Play Boy, Play UBI, portata avanti da UBI BANCA (un consorzio di banche che unisce otto istituti bancari italiani) e rivolta solo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Questo è un post sponsorizzato: è la prima volta che ne scrivo uno ma volevo provare anche questa possibilità, soprattutto perché il messaggio di fondo credo possa interessare in molti.<br />
</em></p>
<p>Sto parlando della promozione <a href="http://www.playubi.ubibanca.com/"><strong>Play Boy, Play UBI</strong></a>, portata avanti da <a href="http://www.ubibanca.it/"><strong>UBI BANCA</strong></a> (un consorzio di banche che unisce otto istituti bancari italiani) e rivolta solo ai giovani con un <strong>età compresa tra i 14 ed i 29 anni</strong>, offrendo loro un <strong>buono sconto da 50 euro</strong> (sotto forma di <strong>gift card</strong> con codice a 16 cifre) per acquistare un <strong>lettore multimediale</strong> (es. iPod Touch), una <strong>console giochi</strong> o relativi accessori, presso tutti i punti vendita <strong>Saturn</strong> e <strong>Media World</strong> in Italia (ma anche direttamente sul sito <a href="http://compraonline.mediaworld.it/webapp/wcs/stores/servlet/StoreCatalogDisplay?storeId=20000&#038;catalogId=20000&#038;langId=-1">Mediaworld Compra Online</a>) se si decide di prendere una <strong>carta prepagata</strong> gratuita <strong>UBI BANCA</strong>.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2071_playboy_playubi_spot.jpg' alt='Play Boy, Play UBI' /></div>
<p>I <strong>vantaggi di questa offerta</strong> sono innumerevoli: oltre al fatto di disporre di un buono sconto che, sotto il periodo di Natale, non fa mai male, è possibile <strong>ricevere un ulteriore buono di 20 euro</strong> (anch’esso spendibile presso le catene di elettronica già citate), se si presenta un proprio amico non Cliente. Inoltre la carta prepagata Play Ubi è <strong>totalmente gratuita e senza spese di ricarica</strong> per i 3 anni di durata della carta, e, se ci si mette pure il fatto che <strong>non serve aprire alcun conto corrente</strong> (né presso UBI Banca ne presso altri istituti finanziari) e che <strong>non è richiesto alcun deposito iniziale</strong> (ne tantomeno obblighi di ricarica periodica), allora posso a ragione affermare che <strong>la nuova iniziativa di UBI Banca non sia da lasciarsi scappare</strong> (peccato che io abbia poco più di 29 anni altrimenti avrei aderito volentieri).</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2071_playboy_playubi_spot_2.jpg' alt='Play Boy, Play UBI' /></div>
<p>Io <strong>attualmente uso una Postepay per le mie spese su internet</strong>, in quanto l&#8217;uso di una carta di credito prepagata mi offre una maggiore sicurezza durante le transizioni commerciali, in quanto l&#8217;eventualità di una sottrazione del codice mette a rischio solo gli importi caricati (di solito molto bassi). <strong>L&#8217;unico inconveniente che trovo nella Postepay è che (oltre ad avere un piccolo costo di attivazione), ad ogni ricarica devo sempre pagare un 1 euro</strong> e siccome il principio con cui io uso una carta prepagata è quello di mettere nel borsellino elettronico il giusto quantitativo di denaro per effettuare una transazione, è evidente che in questo modo, a fronte di una maggiore sicurezza, ho anche una maggiore spesa nel corso dell&#8217;anno. E&#8217; per questo che <strong>sto iniziando a valutare la carta Play UBI anche da questo punto di vista, dato che non ha spese di attivazione e tutte le ricariche sono totalmente gratuite</strong>.</p>
<p>C&#8217;è da dire, però che <a href="http://www.cristianofino.net/post/Con-la-carta-prepagata-gratuita-Play-UBI-in-omaggio-buoni-sconto-fino-a-70-euro-presso-Media-World-o-Saturn.aspx">girando</a> un po&#8217; su internet ho <a href="http://www.dreamsworld.it/emanuele/2009-11-26/play-boy-play-ubi/">letto</a> che, almeno a detta dei primi utilizzatori (per cui sono informazioni di seconda mano magari da verificare direttamente con la banca), questa carta prepagata non può essere utilizzata con servizi come Paypal e, inoltre, sembra che la carta rimanga totalmente gratuita solo se il saldo trimestrale non supera i 77,47€, altrimenti si paga l&#8217;imposta di bollo di 1,81€. Ma la sostanza comunque non cambia: <strong>l&#8217;offerta a me pare comunque buona</strong>.</p>
<p>Per cui se vi interessa avere a costo zero una carta prepagata e magari anche un buono di 70 euro (50€+20€) per i vostri regali tecnologici natalizi, ricordatevi solo che <strong>l’offerta scade l’8 Gennaio 2010</strong> e, siccome non la si può attivare online, ma solo recandosi in una filiale, <a href="http://www.ubibanca.com/cerca-filiale">qui</a> trovate l&#8217;elenco delle filiali UBI Banca.</p>
<p><script type="text/javascript">bpxt_ig="ligne01_03.gif";bpxt_ib=12520;bpxt_ic = "95";</script><script src="http://stats.buzzparadise.com/MarkerBlg/7a8d3a1d-74a9-494a-b853-84aaefb7751a/12520/BpJsUser.js" type="text/javascript"></script></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Come disinstallare GoogleSoftwareUpdateAgent installato silenziosamente dal nuovo Google Chrome per Mac OS X</title>
		<link>http://www.levysoft.it/archivio/2009/12/10/come-disinstallare-googlesoftwareupdateagent-installato-silenziosamente-dal-nuovo-google-chrome-per-mac-os-x/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 Dec 2009 22:09:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Google]]></category>
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		<category><![CDATA[Mac os x]]></category>
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		<category><![CDATA[Tips Mac]]></category>
		<category><![CDATA[Tutorial]]></category>
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		<description><![CDATA[Come per ogni prodotto Google per Mac OS X, da Picasa a Google Earth, anche l&#8217;attesissimo Google Chrome per la piattaforma della mela morsicata, installa silenziosamente il GoogleSoftwareUpdateAgent (prontamente segnalato dall&#8217;ottimo firewall LittleSnitch) nella cartella Library della propria Home Directory.
Francamente avere qualcosa che gira in background nel mio sistema (anche se magari si attiva solo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come per ogni prodotto Google per Mac OS X, da <a href="http://www.levysoft.it/archivio/2009/01/07/come-disinstallare-il-nuovo-picasa-3-per-mac-os-x/">Picasa</a> a Google Earth, anche l&#8217;attesissimo <a href="http://www.google.com/chrome/?hl=it">Google Chrome</a> per la piattaforma della mela morsicata, <strong>installa silenziosamente</strong> il <strong><strong>GoogleSoftwareUpdateAgent</strong></strong> (prontamente segnalato dall&#8217;ottimo firewall <a href="http://www.obdev.at/products/littlesnitch/index.html">LittleSnitch</a>) nella <strong>cartella Library della propria Home Directory</strong>.</p>
<p>Francamente avere qualcosa che gira in background nel mio sistema (anche se magari si attiva solo all&#8217;avvio della macchina)  che non reputo essenziale (<strong>la presenza di nuovi aggiornamenti di Chrome si può benissimo verificare dal browser stesso</strong>, mentre <strong>GoogleSoftwareUpdateAgent si occupa più che altro degli aggiornamenti di componenti e plugin come Google Gears</strong>) e, perdippiù,  che è stato <strong>installato senza alcun avviso</strong> (probabilmente è stato lo stesso browser ad installarlo poiché l&#8217;installazione di Chrome è avvenuto col classico drag &#038; drop della app nella cartella Applicazioni), è una cosa che non mi piace avere. </p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2070_googlesoftwareupdateagent.jpg' alt='GoogleSoftwareUpdateAgent' /></div>
<p>Se anche voi siete della mia stessa idea, allora dovete sapere che <strong>per disinstallare GoogleSoftwareUpdateAgent</strong> <a href="http://fabforce.eu/z/blog/?postid=75">basterà</a> <strong>lanciare questo comando dal Terminale</strong>:</p>
<textarea name="code" class="javascript:nogutter" cols="60" rows="10">
~/Library/Google/GoogleSoftwareUpdate/GoogleSoftwareUpdate.bundle/Contents/Resources/GoogleSoftwareUpdateAgent.app/Contents/Resources/install.py --uninstall
</textarea>
<p>che altro non farà che <strong>cancellare il file risorsa GoogleSoftwareUpdate.bundle</strong> dalla directory ~/Library/Google/GoogleSoftwareUpdate/.</p>
<p>Infatti, questa è la situazione prima:</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2070_googlesoftwareupdateagent_1.jpg' alt='GoogleSoftwareUpdateAgent - 1' /></div>
<p>e questa dopo aver lanciato il comando da Terminale:</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2070_googlesoftwareupdateagent_2.jpg' alt='GoogleSoftwareUpdateAgent - 2' /></div>
<p>Questo per Google Chrome: pare però che<strong> altri applicativi Google installino i propri componenti sotto la root invece che nella home directory dell&#8217;utente</strong>. In questo caso, sarà sufficiente lanciare il seguente comando con i privilegi da amministratore:</p>
<textarea name="code" class="javascript:nogutter" cols="60" rows="10">
sudo /Library/Google/GoogleSoftwareUpdate/GoogleSoftwareUpdate.bundle/Contents/Resources/GoogleSoftwareUpdateAgent.app/Contents/Resources/install.py --uninstall
</textarea>
<p>Ma <strong>il problema non è ancora risolto</strong>, in quanto <strong>Google Chrome reinstalla l&#8217;update engine ad ogni avvio dell&#8217;applicativo e la prossima volta che avvierete il vostro Mac</strong> (attenzione: dalle mie prove pare che GoogleSoftwareUpdateAgent parte solo una volta al giorno al primo riavvio di sistema) <strong>verrà ricreato il file risorsa GoogleSoftwareUpdate.bundle</strong>!<br />
Quindi, se volete prevenire altri &#8220;incidenti&#8221; di questo tipo, dovremo seguire questa altra semplice <a href="http://blog.raamdev.com/2008/12/19/howto-remove-google-software-update-on-mac-os-x">procedura</a> per non far ricreare più GoogleSoftwareUpdate engine.<br />
In pratica, occorre cancellare la directory ~/Library/Google/GoogleSoftwareUpdate/ e al posto suo <strong>creare un file</strong> (in unix un file e una directory sono la stessa cosa) con lo stesso nome (GoogleSoftwareUpdate)</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2070_googlesoftwareupdateagent_3.jpg' alt='GoogleSoftwareUpdateAgent - 3' /></div>
<p>e dargli i <strong>diritti di root</strong>, </p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2070_googlesoftwareupdateagent_4.jpg' alt='GoogleSoftwareUpdateAgent - 4' /></div>
<p>in modo che <strong>la prossima volta che si riapre Google Chrome</strong> (ma anche Google Earth), questi saranno impossibilitati nel ricreare la cartella.</p>
<p>Ecco i comandi da <strong>lanciare sempre nel Terminale, nel caso di engine installato nella home directory dell&#8217;utente</strong> (se fosse presente anche nea root basterà semplicemente avere cura di modificare il percorso dei file):</p>
<textarea name="code" class="javascript:nogutter" cols="60" rows="10">
touch ~/Library/Google/GoogleSoftwareUpdate
sudo chown root ~/Library/Google/GoogleSoftwareUpdate
sudo chmod 644 ~/Library/Google/GoogleSoftwareUpdate
</textarea>
<p>Ora potete finalmente godervi il vostro nuovo browser sul vostro Mac!
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]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Perché equiparare la blogosfera con le testate giornalistiche tradizionali? Riflessioni sul Fact-Checking e il Blog Power</title>
		<link>http://www.levysoft.it/archivio/2009/09/24/perche-equiparare-la-blogosfera-con-le-testate-giornalistiche-tradizionali-riflessioni-sul-fact-checking-e-il-blog-power/</link>
		<comments>http://www.levysoft.it/archivio/2009/09/24/perche-equiparare-la-blogosfera-con-le-testate-giornalistiche-tradizionali-riflessioni-sul-fact-checking-e-il-blog-power/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2009 15:22:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
				<category><![CDATA[Idea Lab]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
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		<category><![CDATA[Obama]]></category>
		<category><![CDATA[stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[Un paio di giorni fa i giornali diedero la notizia che il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama aveva asserito di voler dare un aiuto economico ai giornali in difficoltà flagellati dalla crisi economica perché il buon giornalismo è essenziale alla salute della democrazia, mentre lo stesso non si può dire dell&#8217;exploit che sta avendo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un paio di giorni fa i giornali diedero la notizia che il Presidente degli Stati Uniti <strong>Barack Obama</strong> aveva asserito di voler dare un <strong>aiuto economico ai <a href="http://www.levysoft.it/archivio/2009/03/24/la-crisi-della-carta-stampata-in-futuro-pagheremo-5-centesimi-ad-articolo-per-poter-leggere-le-notizie-dei-giornali-online/">giornali in difficoltà</a></strong> flagellati dalla <strong>crisi economica</strong> perché il <strong>buon giornalismo è essenziale alla salute della democrazia</strong>, mentre lo stesso non si può dire dell&#8217;exploit che sta avendo la <strong>blogosfera </strong>e, in generale, tutte le reti di Social Network, <strong>considerate solamente come un pool di opinioni senza controllo sui fatti</strong>, senza la giusta collocazione delle storie in un contesto verificato e pieno di <strong>persone che si urlano una contro l&#8217;altra, prive di comprensione reciproca</strong>.</p>
<h5>Il Fact-Checking</h5>
<p><img src='http://www.levysoft.it/images/p2060_obama_stroke.jpg' alt='Obama' /> Parole dure giustificate dal fatto che Obama, a suo dire, vorrebbe <strong>scongiurare il declino dei giornali su carta</strong> (grazie alle elargizioni di aiuti pubblici e ad agevolazioni fiscali ai gruppi editoriali più colpiti dalla crisi) che porterebbe, inevitabilmente, all&#8217;<strong>affermarsi di una blogosfera che, per sua natura, è senza controlli su tutto ciò che viene scritto</strong>. Lo scopo ultimo è quello di dare la possibilità ai quotidiani tradizionali di continuare a offrire &#8220;<strong>integrità giornalistica, cronache basate su fatti e indagini svolte con serietà</strong>&#8221; che altrimenti verrebbe sostituita da una <strong>blogosfera dove si può trovare ogni sorta di informazione e opinione non verificate</strong> (il famoso <strong>Fact-Checking</strong>, ovvero quella consuetudine, propria di ogni redazione giornalistica, di verificare con cura quanto viene pubblicato). In pratica <strong>la blogosfera altro non è che tutta opinione e niente controllo sui fatti</strong>!</p>
<p>In parte si può comprendere l&#8217;atteggiamento di Obama che ha sparato a zero contro la blogosfera, perché <strong>proprio ultimamente molti blog lo hanno attaccato sulla sua riforma sanitaria sbandierando</strong>, secondo la sua Amministrazione, <strong>dati non aderenti alla realtà</strong>. Ma è anche vero che negli Stati Uniti, in cui <strong>quasi tutti i blogger avevano sostenuto Obama durante le presidenziali</strong>, queste affermazioni sono state viste come delle vere e proprie <strong>coltellate al cuore per tutti coloro che lo avevano appoggiato con i nuovi mezzi messi a disposizione dal Web 2.0</strong>. Già in passato, a Marzo 2009, <strong>Obama aveva in qualche modo rinnegato i blogger definendoli &#8220;semplicistici e fuorvianti&#8221;</strong>.</p>
<h5>Il contesto della blogosfera</h5>
<p>La risposta arriva da <strong>Neil Henry</strong>, rettore della <em>Scuola Superiore di Giornalismo di Berkeley</em>, in una interessante intervista su &#8220;<em>La Stampa</em>&#8220;, in cui afferma: </p>
<blockquote><p>La <strong>blogosfera </strong>è una realtà distinta nell&#8217;universo dell&#8217;informazione per la quale <strong>non può essere applicato un controllo sistematico perché contro natura</strong>.<br />
[...]<br />
Nello sconfinato mondo della blogosfera, <strong>il principio del Fact-Checking</strong> (per garantire che l&#8217;informazione sia credibile e accurata) <strong>non può essere applicato</strong>, perché si parla di voci, di opinioni.</p>
<p><strong>Imporre un Fact-Checking sistematico ai blog, significa andare contro la loro stessa natura di flusso libero di opinioni e di analisi</strong>, per il quale sono stati creati.
</p></blockquote>
<h5>Le differenze tra blog e giornali</h5>
<p>Se è vero che <strong>le parole feriscono più di una spada</strong> è anche vero che <strong>la libera diffusione delle idee è da sempre stato un delicato argomento di discussione</strong>. E&#8217; noto che <strong>quando si ha troppa libertà</strong>, questa situazione è sempre vista, da chi detiene il potere, come uno <strong>strumento troppo pericoloso che si immagina possa sfociare nell&#8217;anarchia più assoluta</strong>.</p>
<p><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/giornalismo-online-giornalsmo-dicarta.pdf">Quando</a> si <strong>scrive per un blog, l&#8217;autore si assume fino in fondo le responsabilità di ciò che scrive</strong>. Parallelamente, il blog <strong>offre una maggiore libertà</strong>, ovvero il <strong>poter scrivere su qualsiasi argomento</strong>. In un giornale, invece, l&#8217;autore ha la possibilità di sentire la libertà di scrivere ciò che vuole, ma l’argomento è scelto sempre dal giornale stesso. In pratica <strong>l’articolo di una testata giornalistica è sempre il risultato di un’azione coordinata all’interno delle proprie competenze e della politica editoriale del girnale stesso</strong>.</p>
<p>A tal proposito mi piace citare una frase di <strong>Dan Gillmor</strong> che fa capire come la <strong>Rete sia uno strumento fondamentale per interloquire</strong> e mette in evidenza la differenza tra <em>conversation e lecture</em>:</p>
<blockquote><p>
Quando sei nel blog partecipi alla conversazione, mentre quando scrivi su un quotidiano stai facendo una lezione!
</p></blockquote>
<p><em>Granieri, autore di Blog Generation</em> ci fa notare che abbiamo ancora molta <strong>difficoltà a considerare la blogosfera come giornalismo</strong>.</p>
<blockquote><p>
«Sebbene i materiali da costruzione siano gli stessi (ovvero le informazioni) e alcune procedure di composizione siano simili, <strong>i blog non sono giornalismo. Informano, ma non sono giornalismo come lo conosciamo, anche quando a tenere un blog è un professionista riconosciuto dall’Ordine</strong>»
</p></blockquote>
<p>Forse, però, è il caso <strong>adeguare il concetto di giornalismo alla nostra era</strong>: infatti<strong>, si può fare del buon giornalismo anche senza alcuna tessera professionale!</strong> Ma è tuttavia vero che forse nella sua vastità, <strong>la blogosfera manca di uno strumento di controllo proprio dei giornali</strong> (o almeno di quasi tutti), che sicuramente non le appartiene e, <strong>forse, non ambisce neanche ad avere</strong>.</p>
<p>C&#8217;è chi afferma che <strong>nella blogosfera, c&#8217;è una netta prevalenza delle opinioni rispetto alle notizie</strong> e che, a volte, ha la tendenza a diventare strumento di attivismo piuttosto che di informazione (non che da queste caratteristiche siano immuni le migliori testate giornalistiche tradizionali), forse proprio di tutto ciò che segue un modello di interrelazione <em>uno-con-molti</em>.</p>
<p>Quel che è certo è che <strong>il vantaggio di un blog è quello di non doversi vergognare a volersi  rivolgersi solo a nicchie ben individuate</strong> che il giornalismo tradizionale spesso ignora a favore delle grandi masse.</p>
<h5>Il blog è per definizione non esaustivo?</h5>
<p>Il problema è che dato che <strong>la blogosfera pullula di blog personali senza nessun tipo di qualità giornalistica, è facile cadere nelle accuse</strong>, da parte dell’élite mediatica<strong>, di non rilevanza della blogosfera</strong>.</p>
<p>Però, come analizza Granieri, <strong>il blog, a differenza di modelli a noi più familiari come il quotidiano o la rivista, non ha nessuna pretesa di essere esaustivo</strong>. Anzi, al contrario, un blog tende per definizione a portare «fuori da sé» il lettore, <strong>dirigendolo verso altre fonti, verso altre voci</strong>. Il risultato è che <strong>nessuno legge un solo blog, poiché si tratta di un singolo nodo in un’opera collettiva ipertestuale che tende a configurarsi come un sistema di contenuti</strong>.</p>
<p>Quindi, per la sua stessa natura, <strong>il blog è un atto di generosità</strong>: essendo un <strong>nodo in un sistema di lettura</strong>, <strong>sposta l’attenzione (e il lettore) su altre fonti invece di cercare di trattenerlo sulle sue pagine</strong>. Questa scelta che <strong>in un sistema competitivo sarebbe un suicidio, nel sistema weblog è prassi</strong>, è un circolo virtuoso, in cui il <strong>trasferimento del lettore è funzionale</strong> e non va contro gli interessi personali o privati.</p>
<h5>Perchè equiparare i blog ai giornali?</h5>
<p>Ma il problema è: <strong>chi ha chiesto di equiparare i blog ai giornali?</strong> Perché ci si ostina a volerli guardare allo stesso modo?<br />
<strong>Chi fa blog, come il sottoscritto, non si sogna mai di essere equiparato ad un giornalista</strong>. Il suo &#8220;lavoro&#8221; lo fa solo per passione e nel tempo libero e i suoi argomenti sono vari e mai dettati da alcuna redazione.</p>
<p>Infatti, come <a href="http://www.lsdi.it/wp-content/giornalismo-online-giornalsmo-dicarta.pdf">asserisce</a> il giornalista Andrew Sullivan:</p>
<blockquote><p>La discussione sui blog non va orientata sulla loro essenza giornalistica, ma sulla loro esistenza, sulla loro utilità ed importanza nel nostro mondo attuale e, soprattutto, sulla loro integrazione con il mondo dell’informazione. Mentre gli esponenti del giornalismo tradizionale insistono su quelli che sono gli elementi che non fanno dei blog una forma di giornalismo, Sullivan suggerisce di <strong>guardare il blog e il giornalismo non come due soggetti da mettere in contrapposizione, ma come entità complici all’interno della rete</strong>. L’uno può servire ad ampliare e migliorare l’altro.</p></blockquote>
<h5>La paura dei giornali tradizionali: il Blog Power</h5>
<p>Io credo <strong>che non sono i blog a voler diventare testate giornalistiche, bensì penso che siano i giornali tradizionali</strong>, (che a causa dell&#8217;avvento del web sono in grande crisi), <strong>ad aver paura dei blog</strong>, che spesso rubano fette di milioni di lettori ai media classici. <strong>Ed è da questa paura del diverso, del rivoluzionario, dell&#8217;innovativo che nascono queste accuse alla blogosfera che di fatto, ha solo il merito, di regalare un nuovo modo di comunicare le notizie</strong>, le idee e le informazioni, ma anche un nuovo modo per partecipare alla conversazione. E&#8217; da qui che nascono i <strong>weblog di giornalisti</strong> che, tentando di emulare i blog, cercano di <strong>recuperare il terreno perduto</strong>. Il problema è che <strong>siccome sono sempre associati a grandi testate giornalistiche</strong>, e quindi sempre in accordo con la politica editoriale in Rete del suo giornale di appartenenza, <strong>non riescono mai ad essere fino in fondo come gli autori del blog</strong>.</p>
<p>Ma a spaventare più di tutti è la constatazione che, alcune volte, <strong>un unico blogger che lavora da casa può raggiungere lo stesso numero di lettori di un grande giornale</strong> (è l&#8217;effetto del <a href="http://www.levysoft.it/archivio/2007/08/22/una-legge-americana-tutelera-il-segreto-professionale-dei-blogger-ma-dovranno-dimostrare-di-essere-retribuiti-attraverso-le-inserzioni-pubblicitarie/">citizen journalism</a> e del <a href="http://www.levysoft.it/archivio/2007/08/01/domanda-ai-blogger-sul-blog-power-siete-consapevoli-dellenorme-potere-che-detenete/">Blog Power</a> in <a href="http://www.levysoft.it/archivio/tag/blog-power/">senso esteso</a>), <strong>senza dipendenti, senza spese e senza costi di produzione</strong>. Anche se bisogna ammettere che non può produrre in nessun modo gli articoli approfonditi ad alta intensità di manodopera che un buon giornale propone quotidianamente, <strong>questo enorme vantaggio competitivo dipende dall’evoluzione tecnologica ed è inevitabile</strong>, ma i giornali tradizionali non lo capiscono ancora pienamente.
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		<title>Riflessioni sulla innovazione tecnologica e la convergenza mediale</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jul 2009 13:54:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
				<category><![CDATA[Digitale Terrestre]]></category>
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		<description><![CDATA[Cosa rende un prodotto tecnologico maggiormente appettibile rispetto ad un altro? Non è facile rispondere alla domanda, perchè il risultato dell&#8217;equazione altro non è che un mix tra la possibilità di offrire maggiori caratteristiche rispetto ad un altro prodotto, a come questo si presenta al pubblico in modo da risultare più trendy e di tendenza. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Cosa rende un prodotto tecnologico maggiormente appettibile rispetto ad un altro?</strong> Non è facile rispondere alla domanda, perchè il risultato dell&#8217;equazione altro non è che un mix tra la possibilità di offrire maggiori caratteristiche rispetto ad un altro prodotto, a come questo si presenta al pubblico in modo da risultare più trendy e di tendenza. Al giorno d&#8217;oggi <strong>l&#8217;innovazione tecnologica è in grado di regalarci nuove possibilità</strong> e la sfida, ora, non è più quello di offrire di più a meno, ma è quella di <strong>offrire meno a più, ma includendovi, anche, una esperienza d&#8217;uso maggiore rispetto al passato</strong>. Mi spiego meglio: grazie alla evoluzione della tecnologia è facile, oramai, <strong>veicolare a costi sempre più ridotti più servizi su una stessa infrastruttura</strong>. E&#8217; in questo caso che si parla della famosa &#8220;<strong>convergenza</strong>&#8221; che, inesorabilmente, porta all&#8217;equazione <strong>più servizi e prodotti a prezzi ridotti</strong>. Basti pensare a tutte le <strong>offerte &#8220;triple&#8221; e &#8220;quad-play&#8221;, IPTV compresa, in grado di attuare la convergenza voce-internet</strong>, vale a dire <strong>l&#8217;offerta congiunta di voce, dati, video e telefonia mobile in un solo servizio</strong> (gli analisti tendono a chiamarla anche &#8220;<strong>convergenza multimediale su IP</strong>&#8220;) Qualcosa che fino a qualche anno fa era impensabile! Lo stesso si può dire per il <strong>digitale terrestre (DTT) che, all&#8217;insegna della convergenza fra tlc, multimedia e broadcasting, è in grado di contenere i costi, aumentare i servizi e garantire elevate performance</strong> (almeno teoricamente).</p>
<h5>La visione di Negroponte</h5>
<p>Il primo grande teorico che per primo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Convergenza_(multimedialità)">affrontò il tema della convergenza</a> nell&#8217;ambito della multimedialità (era il lontano 1979), è stato <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nicholas_Negroponte"><strong>Nicholas Negroponte</strong></a> che dettò le <strong>5 Leggi fondamentali che regolano la convergenza</strong>, vista come mix tra telecomunicazioni, informatica e media sulla base della tecnologia digitale:</p>
<ol>
<li>tutte le informazioni possono essere convertite in forma digitale e soggette alla convergenza</li>
<li>la convergenza è la base della multimedialità ed elimina la distinzione fra i mezzi di comunicazione</li>
<li>la natura stessa della convergenza rende obsoleta in partenza l&#8217;imposizione di qualsiasi regola artificiale</li>
<li>la convergenza ha le sue proprie regole naturali</li>
<li>la convergenza è indipendente dai confini dello Stato.</li>
</ol>
<h5>La trasformazione del consumatore</h5>
<p>Ma quello che non tutti sanno è che <strong>a favorire la cultura convergente è stata fondamentale la trasformazione</strong> che ha vissuto, e sta tuttora <a href="http://www.tesionline.com/intl/pdfpublicview.jsp?url=../__PDF/26865/26865p.pdf">vivendo</a>, la<br />
<strong>figura del consumatore</strong>. Infatti, esso <strong>non è più visto come uno spettatore passivo ma è uno strumento attivo, critico ed estremamente sociale, sempre alla ricerca di modi nuovi per interagire e disposto anche a migrare su un nuovo media pur di ottenere ciò che cerca</strong>. Queste sue nuove proprietà hanno <strong>permesso il successo di siti come Facebook, Twitter e Flickr</strong>, ma hanno anche <strong>mutato il rapporto che l&#8217;uomo ha con la tecnologia</strong>.</p>
<h5>La fusione tra il vecchio e il nuovo</h5>
<p>Un altro aspetto molto importante della <strong>convergenza mediale</strong>, è stato che il lungo processo che ha portato a questo <strong>nuovo status della tecnologia</strong>, <strong>non ha precluso i vecchi media, ma li ha semplicemente fusi insieme ai nuovi</strong>, in modo da creare un <strong>nuovo flusso informativo in grado di creare contenuti transmediali innovativi</strong>. In definitiva, <strong>non esiste più il concetto di media associato ad una sola ed esclusiva funzione</strong> (la televisione, la radio, il telefono sono strumenti con un solo scopo unidirezionale) ma esiste <strong>un unico grande flusso informativo e mediatico in grado di svolgere più funzioni contemporaneamente</strong>. Pensate ad esempio quando volete chiamare un amico: per farlo potere usare il caro vecchio telefono su doppino telefonico, oppure il vostro cellulare su rete GSM/EDGE/UMTS, oppure dalla vostra linea digitale con il vostro telefono VOIP, o magari con Skype. <strong>Ma questi stessi strumenti possono effettuare, oltre alla telefonate, anche decine di altre funzionalità</strong>: pensate ad un telefono come l&#8217;iPhone.</p>
<p>Lo stesso Nicholas Negroponte, nel suo  bestseller del 1990 “<em><strong>Essere digitali</strong></em>”, <strong>tracciava una netta distinzione tra “i vecchi media passivi” e “i nuovi media interattivi”</strong>, prevedendo che a breve queste due tipologie si sarebbero <strong>separate nettamente</strong>. Evidentemente nulla lasciava presagire, invece, nemmeno ad un visionario come Negroponte (ricordiamo che è stato uno sostenitore dell&#8217;ambizioso progetto umanitario <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/One_Laptop_per_Child">OLPC &#8211; One Laptop per Child</a>), che <strong>si sarebbero fusi insieme</strong>!</p>
<h5>I vantaggi per il consumatore e per l&#8217;industria</h5>
<p>Tutto questo, ovviamente, se a prima vista è un <strong>innegabile vantaggio per il consumatore finale</strong>, lo è sicuramente <strong>meno per tutto il comparto dell&#8217;offerta che vedrà, all&#8217;improvviso, il suo potenziale valore nettamente diminuito</strong>. Ma il trucco sta nell&#8217;<strong>offrire di più, facendolo pagare di meno in modo da assicurarsi una maggiore fetta di mercat</strong>o in modo che il maggior numero di clienti possa riequilibrare le perdite che se si fosse adattato il vecchio metodo di proporre servizi e tecnologie diverse e separate.<br />
E il vantaggio è sotto gli occhi di tutti: <strong> prestazioni migliori, costi decrescenti e una percezione di maggiore valore in un prodotto/servizio derivante dall&#8217;aggregazione più valori</strong>.</p>
<p>L&#8217;offerta sul mercato di tutto questo <strong>valore aggiunto</strong> è frutto della <strong>innovazione tecnologica e della convergenza mediale</strong> e, nonostante lo stiamo continuamente  vivendo, è un <strong>fenomeno invisibile a più, ma che procede inesorabile verso mete di integrazione ancora difficili da immaginare</strong>.
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		<title>iPhone 3GS: come risolvere i problemi della scarsa durata della batteria del nuovo firmware 3.0</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 09:41:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apple]]></category>
		<category><![CDATA[Htc]]></category>
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		<description><![CDATA[Ebbene si, non ho resistito e, posso dire finalmente, di possedere il nuovo iPhone 3GS. Questo è il mio primo iPhone (in precedenza mi regalarono un iPod Touch 1G) e devo dire che sono rimasto piacevolmente soddisfatto dell&#8217;acquisto. Il cellulare, come mi aspettavo, è eccezionale e come prestazioni batte considerevolmente i suoi predecessori.
I problemi del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ebbene si, non ho resistito e, posso dire finalmente, di possedere il nuovo <strong>iPhone 3GS</strong>. Questo è il mio primo iPhone (in precedenza mi regalarono un iPod Touch 1G) e devo dire che sono rimasto piacevolmente <strong>soddisfatto dell&#8217;acquisto</strong>. Il cellulare, come mi aspettavo, è eccezionale e come prestazioni batte considerevolmente i suoi predecessori.</p>
<h5>I problemi del mio HTC TyTN II</h5>
<p>Oramai il mio vecchio e amato <strong>HTC TyTN II non reggeva più il confronto</strong>: la <strong>batteria</strong> dopo 2 anni <strong>doveva essere sostituita</strong>, inoltre, nonostante non avessi installato nulla di che, <strong>risultava impietosamente lento</strong> dopo una giornata di utilizzo (anche dopo aver chiuso tutti gli applicativi) tanto che era quasi <strong>impossibile scrivere un sms</strong> decentemente (programmi come <a href="http://www.htcblog.com/2009/06/21/benvenuti-nel-mondo-windows-mobile-senza-soft-reset-con-il-processo-di-ottimizzazione-di-memoria-di-cleanram/">CleanRam</a> erano oramai all&#8217;ordine del giorno sul mio cellulare con Windows Mobile 6): mentre io procedevo spedito sul tastierino virtuale con il mio pennino, l&#8217;output a schermo era molto lento e, molte volte, <strong>perdeva dei caratteri tanto da costringermi a ripetute correzioni</strong>. Insomma, sarà che lo confrontavo troppo spesso con il mio iPod Touch, ma oramai non reggeva più il confronto. Inoltre, sebbene all&#8217;inizio <a href="http://www.levysoft.it/archivio/2007/09/20/ho-comprato-il-supercellulare-htc-tytn-ii-le-mie-prime-impressioni-e-racconto-di-come-ho-risolto-due-problemi-non-documentati-da-htc-sulle-cadute-di-connessione-della-rete-wi-fi-e-sulla-apertura-auto">avevo valutato</a> come positiva la presenza della <strong>tastiera qwerty a slide</strong>, in realtà dopo alcuni mesi di utilizzo, mi sono accorto che <strong>non la usavo praticamente mai</strong> (forse per i <strong>tasti troppo piccoli e il loro scarso feedback di ritorno</strong>), tanto che per scrivere qualsiasi cosa usavo il pennino. Insomma tutto peso in più che mi portavo dietro!<br />
Infine, forse anche a causa di qualche caduta accidentale, <strong>il microfono non funzionava più molto bene</strong>, tanto che, quando ero al telefono, riuscivo a far stressare chi era dall&#8217;altra parte del ricevitore!</p>
<p>Insomma, un nuovo acquisto era quasi d&#8217;obbligo e, ovviamente, dopo aver provato i vari iPhone di amici e parenti, e aver saggiato più volte le sue potenzialità e dopo essere entrato nel mondo della programmazioni con il potente SDK Apple, non potevo che scegliere il modello di Cupertino. <strong>Ho però voluto aspettare Giugno per l&#8217;acquisto</strong> (era Dicembre quando maturai l&#8217;idea) in modo da poter disporre del miglior modello disponibile (purtroppo anche ad un prezzo maggiorato), anche perché <strong>solo il 3GS, oltre ad ottime prestazioni</strong> (<a href="http://www.melablog.it/post/9037/ipod-touch-2g-vs-iphone-3g-s-il-video-comparativo">iPod Touch 2G vs. iPhone 3G S</a>, <a href="http://www.melablog.it/post/9036/iphone-3g-vs-iphone-3g-s-il-video-comparativo">iPhone 3G vs. iPhone 3G S</a>, <a href="http://www.melablog.it/post/9040/iphone-3g-s-11-piu-veloce-di-palm-pre">iPhone 3G S vs. Palm Pre</a>, <a href="http://ispazio.wordpress.com/2009/06/22/i-giochi-in-3d-girano-fino-a-4-volte-piu-velocemente-sul-nuovo-iphone-3g-s/">giochi 3D 4 volte più veloci</a>, <a href="http://ispazio.wordpress.com/2009/06/23/le-potenzialita-grafiche-delliphone-3gs-4-volte-piu-veloce-del-3g/">comparazione Open GL ES</a>), <strong>ha la possibilità di registrare i video e ha una fotocamera migliorata con il tap focus</strong>.</p>
<p>L&#8217;unica cosa che mi ha stupito è stato che <strong>per usare l&#8217;iPhone occorre prima passare per la fase di attivazione online</strong> con iTunes installato su un PC/MAC altrimenti è possibile solo effettuare chiamate di emergenza: insomma, <strong>è vero che l&#8217;iPhone è un cellulare fuori dal comune, ma a differenza di tutti gli altri cellulari, non è possibile usarlo non appena lo si scarta dalla confezione</strong> (mi chiedo chi non ha un computer come si comporterà).</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2049_iphone_10.jpg' alt='Attivazione iPhone' /></div>
<h5>Problemi con la batteria</h5>
<p><img src='http://www.levysoft.it/images/p2049_batteria_iphone.jpg' alt='Batteria iPhone' /> Io non sono un <strong>early adopter</strong> (solo con l&#8217;HTC ricaddi nell&#8217;errore di <a href="p://www.levysoft.it/archivio/2007/09/20/ho-comprato-il-supercellulare-htc-tytn-ii-le-mie-prime-impressioni-e-racconto-di-come-ho-risolto-due-problemi-non-documentati-da-htc-sulle-cadute-di-connessione-della-rete-wi-fi-e-sulla-apertura-auto">acquistarlo</a> nella prima settimana di uscita) ma ho deciso di comprarlo nei primi giorni di uscita in Italia perché ero certo che, essendo la 3a generazione di iPhone, oramai la tecnologia fosse abbastanza stabile da potermi permettere un acquisto senza ulteriori attese. In realtà, <strong>sebbene l&#8217;hardware è indubbiamente sublime</strong> (<a href="http://manuals.info.apple.com/it_IT/iPhone_Manuale_utente.pdf">qui</a> trovate il manuale dell&#8217;iPhone 3GS in italiano), è <strong>stato il nuovo Firmware 3.0 a crearmi i primi problemi</strong> (e come me anche a quasi tutti quelli che lo hanno installato sui vecchi iPhone 3G). Pensate che <strong>il primo giorno</strong>, dopo aver lasciato caricare completamente il cellulare, <strong>dopo appena 5 ore di standby</strong> (ero in giro e non avevo modo di usarlo) <strong>aveva consumato l&#8217;80% della batteria</strong> ed inoltre, per tutto il tempo, avevo constatato, con sorpresa, che lo <strong>schermo era quasi sempre caldo</strong> (sintomo che c&#8217;era qualche applicativo in background in continua esecuzione)! A conferma di ciò, se andavo sotto <strong>Impostazioni > Generali > Utilizzo</strong>, l&#8217;applicativo mi segnalava che, dall&#8217;ultima ricarica il cellulare era stato utilizzato per 4 ore 55 minuti  ed era stato in standby  5 ore e 10 minuti: <strong>era evidente che il cellulare, anche in standby, continuava a lavorare</strong>!</p>
<p>Se all&#8217;inizio ho <strong>temuto per un difetto del mio iPhone 3GS</strong>, dopo una <a href="http://ispazio.wordpress.com/2009/06/21/problemi-di-ricezione-per-gli-utenti-iphone-3g-s-e-consumi-di-batteria-troppo-elevati-sul-firmware-3-0/">rapida</a> <a href="http://www.macitynet.it/forum/showthread.php?t=94946">ricerca</a> <a href="http://www.iphoneitalia.com/il-firmwre-3-0-e-la-batteria-che-dura-meno-solo-un-problema-grafico-40422.html">sul web</a>, ho visto che <strong>quasi tutti i possessori del firmware 3.0 avevano i miei stessi problemi</strong> (e come si dice &#8220;<em>mal comune, mezzo gaudio</em>&#8220;).</p>
<h5>Come risolvere i problemi della batteria</h5>
<p>Dopo qualche prova, ero comunque <strong>riuscito a risolvere il problema della scarsa durata della batteria semplicemente disattivando le notifiche Push</strong>: infatti, dopo 3 ore di standby e qualche prova con la fotocamera, la batteria si attestava al 98% e <strong>lo schermo risultava sempre freddo, mentre una notte di 8 ore in standby consumava appena 3%/4% della carica della batteria</strong>, tornando finalmente a valori normali.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2049_iphone_11.jpg' alt='iPhone Disabilitare le Push Notifications' /></div>
<p>Sembra però, dalle segnalazioni di alcuni utenti, che l&#8217;applicativo gratuito Tap Tap Revenge, recentemente aggiornato per supportare le notifiche Push, sia in grado di bypassare (presumo per qualche anomalia del firmware) i controlli del sistema operativo e attivare comunque le notifiche Push. Per cui, se lo avete installato, vi consiglio per il momento di rimuoverlo dalla vostra lista di applicazioni.</p>
<p>Un altro generico <a href="http://www.iphoneitalia.com/unaltra-possibile-soluzione-per-aumentare-la-durata-della-batteria-su-fw-3-0-40757.html">suggerimento</a> trovato su internet per aumentare la durata della batteria col Firmware 3.0, è quello di <strong>limitare la continua ricerca della rete telefonica da parte dell&#8217;iPhone</strong> anche nel caso sia stata già trovata e vi sia connesso: basta andare in <strong>Impostazioni > Gestore</strong> e selezionate manualmente il vostro operatore.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2049_iphone_1.jpg' alt='Operatore iPhone' /></div>
<p>L’unico inconveniente è che a volte si apre un popup che avvisa che la connessione “<em>Nome operatore</em>” è andata persa, ma basta premere su “Interrompi” per far scomparire il messaggio.</p>
<p>In queste ore, comunque, <a href="http://xargonwan.ilbello.com/?p=626">sembra</a> che <strong>Apple abbia chiesto ad alcuni utenti USA di installare una apposita applicazione</strong>, in grado di monitorare (generando anche un log che verrà inviato alla Apple) <strong>la batteria dell’iPhone 3GS</strong>, che sembra soffrire di un consumo elevato, in modo da comprendere se il problema è causato dalla batteria, dai servizi usati o dal dispositivo. Almeno qualcosa si sta muovendo.</p>
<h5>Altri suggerimenti</h5>
<p>Ecco altri <strong>suggerimenti per preservare la carica del vostro iPhone e il credito della vostra scheda telefonica</strong>:</p>
<h2>Disattivare la connessione dati cambiando APN</h2>
<p>La prima cosa che vi suggerisco di fare quando comprate un nuovo iPhone o installate il nuovo firmware 3.0, è quello di <strong>disabilitare la connessione dati sull&#8217;iPhone</strong>. Infatti, di default è sempre attiva e non appena un applicativo richiederà l&#8217;accesso ad internet (come possono fare Mail, Safari, iTunes Store, App Store, Meteo, Mappe, Borsa, Youtube, etc&#8230;), <strong>se non si è sotto copertura di una rete wireless, verrà automaticamente attivata la connessione dati 3G/Edge</strong> molto <strong>onerosa dal punto di visto economico se non avete una contratto per una connessione dati flat!</strong> Siccome non esiste un modo semplice che consente di disattivare/attivare la connessione dati (conosco molti che eseguono il jailbreak sul proprio iPhone solo perché possono così installare applicativi come <a href="http://www.iphoneitalia.com/bossprefs-disabilitare-il-3g-sulliphone-3858.html">BossPrefs</a> che consentono una migliore gestione delle reti dati), è necessario <strong>mettere mano alle impostazioni di configurazione della Rete dati cellulari</strong> andando su <strong>Impostazioni > Generali > Rete > Rete dati cellulare</strong> e <strong>modificando il nome dell&#8217;APN da ibox.tim.it ad uno di vostra fantasia</strong> (potete anche cancellarlo ma io ho preferito mettervi davanti il prefisso NOK in modo da poterlo riusare velocemente in caso di necessità)</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2049_iphone_2.jpg' alt='iPhone APN' /></div>
<h2>3G disabilitato</h2>
<p>Non è necessario, ma molti dicono che, specie nelle zone non coperte dal segnale 3G, la disabilitazione dalle opzioni di Rete, permette di risparmiare la batteria. A confermarlo vi è anche la Apple, nelle <a href="http://www.apple.com/it/batteries/iphone.html">linee guide delle batterie</a>:</p>
<blockquote><p>Disattivate il 3G. L’uso delle reti cellulari 3G permette di caricare i dati più rapidamente, ma <strong>può anche ridurre l’autonomia, specialmente in zone con copertura 3G limitata</strong>. Per disattivare il 3G, dalla schermata Home scegliete Impostazioni > Generale > Network e disattivate l’opzione 3G. Potrete comunque fare e ricevere telefonate e accedere alle reti cellulari per dati via EDGE o GPRS dove disponibili.
</p></blockquote>
<p>Ovviamente<strong> non si può stimare quanto si guadagna disattivando il 3G</strong>, poiché <strong>dipende da molti fattori</strong> come la rete cellulare, l’ubicazione, l’intensità del segnale, la connettività 3G, l’utilizzo e da molti altri fattori.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2049_iphone_3.jpg' alt='iPhone 3G' /></div>
<h2>Disattivare il Bluetooth</h2>
<p>Il Bluetooth, di default, è ad OFF e, a meno che non usiate spesso auricolari, kit vivavoce per auto Bluetooth, potete disattivare questa funzionalità lasciandola ad OFF.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2049_iphone_4.jpg' alt='iPhone Bluetooth' /></div>
<h2>Disattivare il Push</h2>
<p>Il <strong>problema principale della scarsa durata della batteria era l’impostazione “notifiche push in automatico”</strong>: auando le si settano a “manuale” tutto è tornato normale (ricordo che qualcuno ha dovuto cancellare Tap Tap Revenge per disabilitare definitivamente il Push)</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2049_iphone_5.jpg' alt='iPhone Push' /></div>
<p>Ricordatevi che se avete un account .Mac, la modalità di aggiornamento della posta elettronica, è settata di default in Push.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2049_iphone_6.jpg' alt='iPhone .Mac' /></div>
<p>mentre se avete installato applicativi come IM+ 3.0 e Tap Tap Revenge 2.0, questi potrebbero richiedere la presenza delle Push Notification.</p>
<h2>Disabilitare il servizio di localizzazione</h2>
<p>Da <strong>Impostazioni > Generali</strong> è possibile disabilitare il <a href="http://support.apple.com/kb/HT1975?viewlocale=it_IT">servizio di localizzazione</a> costituito dall&#8217;insieme insieme di caratteristiche Wi-Fi, cellulari e GPS <a href="http://www.levysoft.it/archivio/2009/01/29/quando-le-auto-della-skyhook-hanno-girato-litalia-per-memorizzare-i-mac-address-dei-nostri-access-point-per-il-loro-sistema-di-localizzazione-basato-sul-wi-fi-presente-anche-sugli-iphone-e-ipod-touc/">per determinare la tua posizione</a> (GPS, all&#8217;aperto, funziona in modo ottimale se non vi sono ostacoli verso l&#8217;alto, mentre le modalità Wi-Fi e cellulare funzionano bene al chiuso). In effetti, come scritto nella <a href="http://www.apple.com/it/batteries/iphone.html">linee guida Apple sulle batterie dell&#8217;iPhone</a>:</p>
<blockquote><p>
<strong>Minimizzate l’uso dei servizi di localizzazione. Le applicazioni che usano attivamente i servizi di localizzazione, come Mappe, possono ridurre l’autonomia</strong>. Scegliete <strong>Impostazioni > Generale > Servizi</strong> di localizzazione e disattivateli oppure utilizzateli solo quando serve.
</p></blockquote>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2049_iphone_7.jpg' alt='iPhone GPS' /></div>
<p>Ricordatevi, però, che <strong>quando accedete ad applicativi che richiedono, per funzionare, una connessione GPS attiva per aggiornare la propria posizione</strong> (come il comodo <strong>iNeedFuel</strong>), invece della classica schermata di richiesta autorizzazione </p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2049_iphone_8.jpg' alt='iPhone autorizzazione GPS' /></div>
<p>vi comparirà un <strong>avviso che vi richiederà di attivare i servizi di localizzazione</strong> e verrà mostrato il pulsante &#8220;Impostazioni&#8221; per accedere direttamente alla pagine di setting dei servizi di localizzazione:</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2049_iphone_9.jpg' alt='iPhone attivazione GPS' /></div>
<p><strong>UPDATE:</strong> <a href="http://www.iphoneitalia.com/firmware-3-0-lapplicazione-mail-si-apre-automaticamente-e-in-continuazione-scopriamo-il-perche-41219.html">Sembra</a> che, anche si disabilitano tutte le impostazioni relative al push e al download automatico delle email, <strong>l’applicazione Mail si apre da sola e gira continuamente in background</strong>. Se si prova a chiuderla forzatamente (premere il pulsante per lo spegnimento, attendere la schermata in cui appare lo slide rosso con la scritta “Spegni” e tenere premuto per circa 3-4 secondi il tasto Home), dopo poco Mail si riapre di nuovo. Il motivo è presto spiegato: se a<strong>prite i Contatti e selezionate un nome, senza chiamarlo, ma solo per vedere il suo numero di telefono, quando uscite dai Contatti potete constatare (con SBSettings) che Mail inizia girare in backgorund, senza che sia stata mai aperta</strong>.<br />
Io posso confermare perché subito dopo aver consultato un numero di telefono, Mail mi ha avvisato di aver scaricato nuova posta. Inizio, però, a sospettare che ciò avvenga solo in presenza di contatti con un indirizzo email salvato nella rubrica. Si tratta indubbiamente di un altro bug del Firmware 3.0.
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		<title>Cosa succede quando un blog viene abbandonato? Quanto è effimera l&#8217;informazione che i blogger riversano nella blogosfera? Come risolvere il problema dell&#8217;oblio?</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jun 2009 10:39:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vi siete mai chiesti cosa accade quando un blog, per varie motivazioni, viene abbandonato? Il blog, è per sua natura, una entità della sfera di internet che richiede un aggiornamento più o meno periodico. Se questa caratteristica viene meno, per un periodo di tempo considerevolmente lungo, allora si può a ragione dire che il blog, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi siete mai chiesti <strong>cosa accade quando un blog</strong>, per varie motivazioni, <strong>viene abbandonato?</strong> Il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Blog">blog</a>, è per sua natura, una entità della sfera di internet che <strong>richiede un aggiornamento più o meno periodico</strong>. Se questa caratteristica viene meno, per un periodo di tempo considerevolmente lungo, allora si può a ragione dire che <strong>il blog, in quanto tale, &#8220;è morto&#8221;</strong>. Infatti, esso vive quando al suo interno iniziano a <strong>circolare pensieri, opinioni, riflessioni, considerazioni e commenti</strong>. Se questi elementi sono assenti non si può più parlare di blog ma di sito web nella sua versione più statica.</p>
<h5>Fase 1. Blog dimenticato</h5>
<p>E&#8217; anche vero, però, che <strong>post scritti anche anni prima, ma intrinsecamente senza tempo, possono essere sempre validi</strong> tanto che, anche quando un blog cessa di essere aggiornato questi stessi articoli possono <strong>continuare ad essere citati nella blogosfera</strong>, grazie alla potenza di motori di ricerca come Google in grado di scandagliare tutti gli anfratti dei siti web.</p>
<p>Ma il problema principale di un blog &#8220;morto&#8221; è che <strong>gli utenti</strong>, nonostante i feed reader dei lettore più affezionato possano resuscitarlo piuttosto velocemente, <strong>iniziano, nel corso dei mesi, a dimenticarsi di lui</strong>, e ciò comporta una <strong>riduzione del numero di lettori abituali ma anche di quelli occasionali provenienti dai motori di ricerca</strong>, in quanto, il suo pagerank potrebbe anche inevitabilmente scendere <strong>rispetto ad altri blog più aggiornati in grado di tessere una più fitta ragnatela di link inbound/outbound</strong>.</p>
<h5>Fase 2. Cadere nell&#8217;oblio</h5>
<p>Infine, il rischio maggiore che potrebbe correre un blog non più aggiornato è quello di <strong>cadere nell&#8217;oblio</strong> nel momento in cui, il suo autore, stanco di dover mantenere un sito non più vivo, decida di <strong>non provvedere più al pagamento annuale, più o meno esoso, dello spazio web messogli a disposizione da un servizio di hosting/housing</strong>. Questo problema potrebbe essere meno pressante, se il blogger si era affidato a piattaforme o spazi web gratuiti. Purtroppo, però, questa ultima eventualità potrebbe comunque mettere a repentaglio il blog, &#8220;vivo&#8221; o &#8220;morto&#8221; che sia, in quanto come <strong>qualsiasi servizio gratuito, potrebbe venire chiuso a discrezione del gestore</strong>. Proprio recentemente abbiamo avuto gli esempi della chiusura dello storico <a href="http://geocities.yahoo.com/"><strong>Geocities</strong></a> da parte di Yahoo e lo scampato pericolo del servizio di webhosting <strong>Tripod di Lycos Europe</strong> (in cui tenni il mio primissimo esperimento di blog sconosciuto ai più), che doveva chiudere i battenti il 15 febbraio 2009 ma che, proprio negli ultimi giorni è stato salvato in estremis da <a href="http://www.multimania.it">Multimania</a> per la felicità dei suoi 6 millioni di utenti (<em>al momento però il sito Multimania.it e Multimania.fr non sono raggiungibili, il che non mi fa ben pensare sulla sorte dei suoi siti</em>).</p>
<p>Insomma, <strong>nel caso peggiore</strong> ma non per questo meno realistico, dopo qualche anno, il<strong> blog potrebbe essere anche rimosso dai database di Google</strong> e di lui, non rimarrebbe altro che un sorta di fantasma di sito che fu, che godette di una popolarità riflessa nella blogosfera, ma di cui ora non rimane altro che un <strong>flebile ricordo nella persone che aveva incontrato e in qualche decina di  link, trackback e pingback orfani, come una sorta di appendici verso il passato non più ritrovato</strong>.</p>
<p>Io credo che questa sia la parte più triste di tutta la faccenda: <strong>per quanto un blog possa essere attivo, il fine ultimo della maggior parte di essi, potrebbe proprio essere l&#8217;oblio</strong>. Se già un blog non più aggiornato è triste, vedere un blog sparire lo è ancora di più. Spesso <strong>si dice che Internet è senza memoria, ma questo è parzialmente vero, perché una idea valida esisterà per sempre</strong> (magari citata da decine di altri blog e siti che tenderanno a preservarne, indirettamente, la sua memoria) <strong>ma la vita di un blogger può velocemente sparire</strong>. </p>
<h5>L&#8217;esempio del blog di Onino</h5>
<p>A questo proposito posso farvi l&#8217;esempio di un <strong>blogger famoso fino a qualche anno fa</strong>: il suo sito era <a href="http://www.onino.it/"><strong>OninO.it</strong></a> e, insieme a pochi altri, fu uno dei primi blog che conobbi e lui mi aiutò con i primi passi su Wordpress e con l&#8217;affascinante quanto complesso mondo dei servizi di hosting dei siti web. Ad oggi il suo sito, <strong>nonostante il dominio sia ancora attivo e registrato a suo nome, non contiene più alcun post ne alcuna traccia che prima era stato uno dei blog più visitati della blogosfera!</strong><br />
Scandagliando la rete, però, sono riuscito a trovare il riferimento alla sua tesi &#8220;<strong>Weblog: prove di intelligenza collettiva?</strong>&#8221; sul sito di <a href="http://www.sergiomaistrello.it">Sergio Maistrello</a> che nel Dicembre del 2004, nel suo blog di presentazione del libro &#8220;<em>Come si fa un blog</em>&#8221; <a href="http://www.sergiomaistrello.it/comesifaunblog/2004/12/14/la-tesi-di-onino-online/">scriveva</a>:</p>
<blockquote><p> Da oggi è online, disponibile a tutti in formato Pdf e sotto licenza Creative Commons, la <a href="http://www.onino.it/Siri%20Cristiano%20-%20Weblog,%20prove%20di%20intelligenza%20collettiva.pdf">tesi di laurea</a> di Cristiano Siri, alias <a href="http://www.onino.it/">OninO</a>. La tesi è stata discussa a marzo 2004 alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Genova e si intitola Weblog: prove di intelligenza collettiva?. Il lavoro è molto interessante e approfondito, uno dei primi studi teorici sui blog affrontati dai laureandi italiani. La scelta di condividerla liberamente in Rete fa onore all’autore.
</p></blockquote>
<p>Ora, <strong>la pagina da cui ho tratto questa piccola recensione, nonostante sia perfettamente indicizzata da Google, per qualche ragione si presenta vuota al browser</strong> e nel suo codice html si trovano solo i tag BODY e HTML aperti e chiusi e null&#8217;altro (probabilmente è il <strong>retaggio di un vecchio blog</strong> dell&#8217;autore dedicato al suo libro, mai pulito completamente dal sito, e <strong>rimasta come traccia su Google</strong>). Sono comunque riuscito a <strong>reperire queste informazioni grazie alla cache di Google</strong>! Infine, la cosa interessante,  è che <strong>nonostante il sito di Onino, anche se funzionante, non presenta alcuna pagina di presentazione, il file PDF è ancora nascostamente raggiungibile!</strong></p>
<p>Insomma questo esempio mi è servito per <strong>dimostrare quanto sia flebile ed effimera l&#8217;informazione che ogni blogger riversa ogni giorno nella blogosfera</strong>. Per trovare traccia di quella tesi <strong>sono dovuto passare prima per un blog defunto di cui ne era rimasta traccia solo nella Cache di Google</strong> (credo che temporalmente avrà ancora vita breve) e <strong>quindi ho scaricato il PDF da uno spazio web associato ad un dominio che non aveva alcuna homepage e nessun ricordo del blog che fu!</strong></p>
<p>Come vedete, se ora <strong>il vecchio blog di Sergio Maistrello altro non è che un link orfano non più attivo su Google visibile solo attraverso</strong> l&#8217;immagine sbiadita <strong>della &#8220;Copia cache&#8221; di Google, in futuro Google potrebbe decidere di rimuoverlo definitivamente dai suoi database</strong>. Allora non ne <strong>rimarrà altro che il link su questo mio sito, che comunque non riuscirà mai ad esprimere la potenza espressiva</strong> che, magari, quell&#8217;articolo <strong>aveva la forza di infondere nei lettori</strong>.<br />
A questo punto l&#8217;unica memoria vera memoria di internet, per quanto <strong>effimero e parziale</strong> possa essere questo servizio, è nei siti di Internet Archive come <a href="http://www.archive.org/web/web.php"><strong>Wayback Machine</strong></a> in grado di fare uno <strong>screenshot di qualsiasi sito e preservarne così almeno una piccola memoria della sua presenza su internet</strong>. Per quanto riguarda il blog di Onino ho trovato solo l&#8217;arco temporale di esistenza che andava dal 2004 al 2006 e qualche <a href="http://web.archive.org/web/*/http://www.onino.it">salvataggio parziale della sua homepage</a>. <strong>Ma tutto il suo contenuto, forse la parte più preziosa di un blog, è andato comunque perso</strong>!</p>
<h5>Proposte di soluzioni al problema dell&#8217;oblio</h5>
<p><strong>Umberto Eco</strong>, un giorno, disse che “<strong>Internet è come un immenso magazzino di informazioni</strong>&#8220;. Il problema è che, però, <strong>questo magazzino dovrebbe avere una sorta di backup di se stesso</strong>. Sarebbe bello vedere, un giorno, un <strong>servizio che metta a disposizione dei blogger &#8220;stanchi&#8221; un sorta di repository del proprio blog, una sorta di backup sempre online del proprio sito web</strong>. Certo, nulla vieta che anche questo servizio di Full Internet Archive possa chiudere, ma <strong>essendo un servizio centralizzato forse potrebbe essere più facilmente recuperato, piuttosto che andare a recuperare milioni di piccoli siti web chiusi</strong>. E&#8217; anche vero, inoltre, che <strong>tutti i link che puntavano al vecchio sito web non sarebbero comunque validi vanificando il concetto intrinseco in una blogosfera attiva</strong>.</p>
<p>Una possibile soluzione (se il dominio del blog non fosse stato riutilizzato) sarebbe quello di <strong>giocare sui DNS per reindirizzare i vari permalink verso il sito di repository</strong>. Immagino comunque che il carico di lavoro per l&#8217;intera infrastruttura di internet sarebbe enorme, ma forse in un futuro non troppo remoto questi problemi potrebbero essere risolti piuttosto agevolmente.<br />
Forse una <strong>alternativa più realistica sarebbe l&#8217;IPV6 e l&#8217;assegnazione per ogni individuo di un singolo indirizzo IP univoco</strong>. In tal modo, <strong>grazie al suo ampio spazio di indirizzamento, sarebbe impossibile perdere le informazioni che ogni singolo individuo potrebbe immettere nella rete</strong> (con buona pace della privacy). Quando qualcuno <strong>apre un blog userà il proprio indirizzo IP univoco</strong>. Quando poi lo dovrà chiudere, sarebbe possibile <strong>portare tutto il suo contenuto su una sorta di sito repository</strong> e <strong>tutti i link ai suoi articoli verrebbero univocamente reindirizzati qui</strong>, perché <strong>nessun altro abitante del pianeta potrebbe mai avere il suo stesso indirizzo IP</strong>.</p>
<p>Ad oggi le moderne tecnologie della comunicazione hanno l&#8217;intrinseca capacità di <strong>memorizzare nel tempo fatti e dati</strong> che, se da un lato rafforzano il concetto di trasparenza, dall’altra ingenerano il pericolo di una diminuzione del diritto all’oblio, diventando così inesorabilmente memoria dell’uomo. <strong>Molto spesso noi facciamo affidamento su quello che troviamo su internet, specie se parliamo di Wikipedia, senza poi verificare la validità delle informazioni e l&#8217;origine delle fonti</strong>. E se è vero che pubblicazioni volutamente sbagliate su WIkipedia sono state tutte corrette in pochissimo tempo, a dimostrazione della <strong>validità dei processi di intelligenza collettiva che la animano</strong>, è anche vero che <strong>molte volte alcuni giornalisti poco accurati nel verificare le notizie hanno pubblicato notizie errate</strong>.</p>
<p>E&#8217; per questo che, <strong>una repository dei siti web, dovrebbe essere statica, non modificabile, congelando il contenuto del sito a quando è stato scritto</strong>, magari con il sapiente uso degli <strong>algoritmi di hash MD5 e SHA1</strong>, un po&#8217; come fa <a href="http://www.hashbot.com/">Hashbot.com</a> del grande <a href="http://www.gianniamato.it/">Gianni Amato</a>.</p>
<h5>Il 95% dei blog sono stati abbandonati</h5>
<p>Questo articolo era già nella mia testa da parecchio tempo ma ho voluto scriverlo solo dopo aver letto l&#8217;allarmante <a href="http://www.zeusnews.com/index.php3?ar=stampa&#038;cod=10528">articolo di Zeus News</a> che asseriva che <strong>il 95% dei blog giace abbandonato</strong>. Infatti, come testimoniano i <strong>dati di Technorati relativi al 2008</strong>, dei <strong>133 milioni di blog</strong> tenuti sott&#8217;occhio dal motore di ricerca della blogosfera <strong>solo 7,4 milioni sono stati aggiornati negli ultimi 120 giorni</strong>. Anche se comunque è presto da dire (io credo che un tempo di attesa di almeno un anno sia più corretto), se in 4 mesi i loro autori non hanno avuto uno straccio di idea o un momento per scrivere qualcosa nel proprio spazio, <strong>quei blog sono virtualmente morti</strong>, ridotti a testimonianze del tempo che fu e dei sogni di gloria infranti. Sempre secondo Technorati, sembra però che <strong>del restante 5% di blog ancora ancora attivi, si ritiene che la maggior parte delle pageview sia generata da un numero ancora inferiore di blog, stimabile tra i 50.000 e i 100.000</strong>.</p>
<p><strong>La causa di questa moria di blog? MySpace, Twitter e Facebook! </strong>Questi tre siti, infatti,  oltre a rappresentare la <strong>nuova moda</strong>, hanno rapidamente <strong>imposto un modo di comunicare più rapido, immediato, a livello di Sms</strong>: nessuno &#8211; o quasi &#8211; ha più tempo e voglia di leggere lunghi post.</p>
<p>Insomma, sempre secondo Zeus News, <strong>caduta l&#8217;illusione di una facile notorietà e l&#8217;effimera attrattiva dei diari online</strong>, restano in attività quei pochi che hanno qualcosa di interessante da dire, che si sono conquistati un pubblico di affezionati grazie alla qualità dei propri interventi e <strong>hanno fatto del proprio blog non una vetrina personale ma uno spazio di riflessione e confronto</strong>.</p>
<h5>Le mie statistiche sui blog non aggiornati</h5>
<p>Dopo aver letto queste considerazioni sulla sorte del 95% dei blog, ho cominciato a scandagliare il mio feed reader alla ricerca di blog fermi da molto tempo. Io uso <strong>NetNewsWire per Mac OS X</strong> e questo programma ha un&#8217;ottima funzionalità &#8220;<strong>Dinosaurs</strong>&#8221; per <strong>cercare tutti i feed non aggiornati da un certo numero di giorni</strong> (menu <em>Window -> Dinosaurs</em>) in modo da poterli rimuovere. Ebbene ne<strong>gli ultimi 120 giorni, su un totale di circa 300 feed rss, avevo 50 feed che non venivano aggiornati</strong>, ovvero quasi il 17% del totale, con un range che andava dal <strong>Maggio 2007 fino ad arrivare a Febbraio 2009</strong>. Abbassando la soglia a <strong>30 giorni, i feed non aggiornati sono saliti a 90</strong>, con una percentuale del 30%.</p>
<p>Devo dire che, di solito, <strong>non sono solito rimuovere i feed rss dei siti a meno che abbia perso interesse verso il blog o a meno che, a livello di dominio, blog non esista più</strong>. Talvolta anche quando il blogger ha avuto la gentilezza di comunicarci in anticipo della volontà di non continuare con il suo lavoro (come è il caso di <a href="http://gpessia.wordpress.com/2008/10/24/chiudo/">gpessia</a>) preferisco lasciare il suo feed rss nella speranza che prima o poi possa ritornare a scrivere in modo da essere tempestivamente avvisato (come è il caso di <a href="http://www.uncino.net/">uncino</a>, uno dei primi blog che ho conosciuto, che è sempre un piacere leggere).</p>
<h5>Epilogo</h5>
<p>Dopo aver scritto <strong>cosa ne pensavo sui blog e sulla loro caducità</strong>, e aver calcolato quale è la moria dei blogger nel mio feed reader personale, ora, nel pieno spirito di condivisione di idee che animano tutti i blog, passo a voi la parola. <strong>Cosa ne pensate?</strong>
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		</item>
		<item>
		<title>Levysoft è stato giudicato il Miglior Blog Tecnico dell&#8217;anno 2008-2009</title>
		<link>http://www.levysoft.it/archivio/2009/06/15/levysoft-e-stato-giudicato-il-miglior-blog-tecnico-dellanno-2008-2009/</link>
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2009 07:54:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
				<category><![CDATA[Idea Lab]]></category>

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		<description><![CDATA[ Devo dire che non ci speravo, ma oggi posso dire con un pizzico  di orgoglio che il mio blog Levysoft è risultato vincitore della prima edizione di Miglior Blog Tecnico dell&#8217;anno 2008-2009, un concorso rivolto ai soli blog italiani (sono stati ammessi alla competizione 62 blog) che trattano argomenti rigorosamente legati alla tecnologia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.levysoft.it/images/p2046_miglior_blog_tecnico_logo.jpg' alt='Miglior Blog Tecnico 2008-2009' /> Devo dire che non ci speravo, ma oggi posso dire con un pizzico  di orgoglio che il mio blog <strong>Levysoft è risultato vincitore della prima edizione di <a href="http://www.migliorblogtecnico.net/">Miglior Blog Tecnico</a> dell&#8217;anno 2008-2009</strong>, un concorso rivolto ai soli blog italiani (sono stati ammessi alla competizione <strong>62 blog</strong>) che trattano <strong>argomenti rigorosamente legati alla tecnologia, l’informatica ed il web</strong>.<br />
Questa mattina mi sono collegato alla <a href="http://www.migliorblogtecnico.net/2009/06/la-proclamazione-dei-vincitori-della-prima-edizione-di-miglior-blog-tecnico/">pagina del concorso</a> e, nella speranza di non vedere il mio nome in qualche posizione sperduta della graduatoria, ho invece appreso con una certa emozione che era stato proclamato vincitore:</p>
<blockquote><p>Il vincitore della <strong>Prima Edizione</strong> della competizione <strong>Miglior Blog Tecnico</strong> (anno <strong>2008-2009</strong>) è quindi:</p>
<p>Antonio Troise con il blog <a href="http://www.levysoft.it/"><strong>Levysoft</strong></a></p>
<p>con una media voto di 7,44 punti</p></blockquote>
<p>Che dire, <strong>grazie a tutti coloro che mi hanno votato e che hanno avuto fiducia nel mio piccolo progetto</strong>. Questo risultato, nonostante sia venuto dopo un percorso decisamente lungo dato che la votazione dei singoli <a href="http://www.migliorblogtecnico.net/giuria/">componenti della giuria</a> è avvenuta su un arco temporale di diversi mesi (è comunque giustificabile dato che, inaspettatamente, sono stati chiamati a leggere e giudicare un enorme <a href="http://www.migliorblogtecnico.net/partecipanti/">numero di post</a>), mi da un motivo in più per continuare a scrivere su questo spazio. Da quando ho questo blog, <em>il mio sito non è mai stato al vertice di nessuna classifica basata sulla popolarità</em> (vedi Blogbabel e simili). Ma sapere che <strong>il mio lavoro è stato giudicato positivamente dopo essere stato letto da un certo numero di persone, giudicato analiticamente e votato, articolo per articolo, è per me motivo di soddisfazione</strong>.</p>
<p>In ogni caso, <strong>questo  concorso mi ha fatto scoprire altri blog tecnici</strong> che, purtroppo, non conoscevo: tra questi rientrano anche il secondo e il terzo classificato, nell&#8217;ordine, <a href="http://www.ricercheit.net/">Ricerche IT</a> e <a href="http://www.goanalytics.info/">Google Analytics in 30 secondi</a> , che comunque hanno avuto una media voti molto alta.</p>
<p>Grazie a tutti.
<p class="akst_link"><a href="http://www.levysoft.it/?p=2046&amp;akst_action=share-this"  title="Invia il post via mail o salvalo in uno dei servizi di bookmarking sociale..." id="akst_link_2046" class="akst_share_link" rel="nofollow">Condividi</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;idea ecologica di Nokia: l&#8217;alimentazione a consumo zero che sfrutta le onde elettromagnetiche dell&#8217;etere. Le analogie con le idee di Nikola Tesla e il film sulla sua vita e invenzioni</title>
		<link>http://www.levysoft.it/archivio/2009/06/12/lidea-ecologica-di-nokia-lalimentazione-a-consumo-zero-che-sfrutta-le-onde-elettromagnetiche-delletere-le-analogie-con-le-idee-di-nikola-tesla-e-il-film-sulla-sua-vita-e-invenzioni/</link>
		<comments>http://www.levysoft.it/archivio/2009/06/12/lidea-ecologica-di-nokia-lalimentazione-a-consumo-zero-che-sfrutta-le-onde-elettromagnetiche-delletere-le-analogie-con-le-idee-di-nikola-tesla-e-il-film-sulla-sua-vita-e-invenzioni/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2009 10:58:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che nelle nostre città vi sia inquinamento elettromagnetico è cosa oramai risaputa: in bassa frequenza (ELF) l&#8217;elettrosmog  è solitamente prodotto da tralicci di elettrodotti o trasformatori a 50Hz, mentre in alta frequenza è prodotto da antenne, trasmettitori, telefonini cellulari, radar e ripetitori. Quello che invece è innovativo, è leggere che la nota società finlandese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che nelle nostre città vi sia <strong>inquinamento elettromagnetico</strong> è cosa oramai risaputa: in <strong>bassa frequenza</strong> (ELF) <strong>l&#8217;elettrosmog</strong>  è solitamente prodotto da tralicci di elettrodotti o trasformatori a 50Hz, mentre in <strong>alta frequenza</strong> è prodotto da antenne, trasmettitori, telefonini cellulari, radar e ripetitori. Quello che invece è innovativo, è leggere che la nota società finlandese produttrice di telefonini, <strong>Nokia</strong>,  ha ben pensato di <strong>sfruttare questo etere di onde elettromagnetiche che permea la nostra atmosfera, per ricaricare i cellulari</strong>! Il principio è lo stesso di quello di <strong>ricarica wireless</strong>, ovvero del <a href="http://www.levysoft.it/archivio/2007/12/31/trasferimento-senza-fili-di-energia-come-funziona-i-problemi-da-risolvere-e-i-primi-caricabatterie-wireless-in-uscita-sul-mercato/">trasferimento senza fili di energia</a> sviluppato per la prima volta dal <a href="http://web.mit.edu/">MIT</a>, culla da anni dell&#8217;innovazione tecnologica.</p>
<h5>Gli esperimenti di Nokia</h5>
<p>In pratica, gli esperimenti di Nokia, si basano sullo stesso principio dei <strong>chip RFID</strong>, allo scopo di <strong>convertire le onde elettromagnetiche da cui attingere energia, in elettricità tramite due circuiti passivi</strong>.<br />
Gli esperimenti sinora eseguiti con dei prototipi, hanno mostrato che <strong>le onde radio sono capaci di portare una potenza da 3,5 a 5 milliwatt</strong>. L&#8217;obiettivo, però, per riuscire a ricaricare del tutto un telefono spento, è di <strong>arrivare a 50 milliwatt</strong>, <strong>ampliando la gamma di frequenze</strong> dalle quali sarebbe possibile &#8220;assorbire energia&#8221;, nello spettro da 500 MHz ai 10 GHz, e <strong>riuscendo ad agganciare un migliaio di segnali forti di varie frequenze</strong>.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2045_nokia_wireless_energy.jpg' alt='Nokia e la energia wireless' /></div>
<p>Tuttavia, i responsabili del progetto, sul <a href="http://conversations.nokia.com/">Nokia Conversation Blog</a>, ci tengono a specificare che si tratta di <strong>esperimenti su prototipi</strong>, e che potrebbero passare anni prima di vedere applicazioni commerciali, anche se l&#8217;<a href="http://www.tomshw.it/news.php?newsid=18442">idea</a> è davvero interessante perché è in grado di sfruttare tecnologie e infrastrutture esistenti per <strong>creare energia, con un approccio del tutto verde al consumo energetico, con un costo ed impatto zero</strong>.</p>
<h5>Nikola Tesla</h5>
<p>Quando si parla di free energy non posso fare a meno di pensare a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nikola_Tesla">Nikola Tesla</a>. A più di 60 anni dalla morte del grande fisico serbo forse l&#8217;umanità sta finalmente arrivando a questa importante meta: definito dai suoi ammiratori come &#8220;<em>l&#8217;uomo che inventò il Ventesimo secolo</em>&#8221; (il suo lavoro, tra i tanti, è alla base del generatore di corrente alternata), <strong>Tesla fu il primo a teorizzare questo approccio di immagazzinamento dell&#8217;energia direttamente dall&#8217;etere</strong>. Lo scienziato, infatti,  <strong>intendeva utilizzare le vibrazioni elettriche naturali (ionosfera) per ricavare energia elettrica a costo zero e che avrebbe potuto fornire energia illimitata all’uomo</strong> (qualcuno ipotizzò che sarebbe anche riuscito a costruire dei dispositivi ricevitori di questa energia che avrebbe <a href="http://www.disinformazione.it/automobiletesla.htm">utilizzato per muovere un’autovettura</a>, ma non se ne seppe più nulla).</p>
<p>Della storia di Tesla mi ha colpito molto la sua profonda umanità oltre che per le innumerevoli invenzioni che ogni giorno usiamo senza neanche saperlo!  Volete alcuni esempi?</p>
<ul>
<li>Fu il fu il primo uomo a scoprire le onde radio dallo spazio: <strong>scoprì i raggi cosmici decenni prima di Millikan</strong> ma, banalmente, li scambiò per messaggi provenienti da Marte.
</li>
<li><strong>Inventò il primo motore a induzione di corrente alternata</strong>, in pratica, un generatore di corrente alternata (<em>fino ad allora si utilizzava solo quello a corrente continua di Edison, fiero sostenitore della tecnologia relativa alla corrente diretta</em>, con cui ebbe molto da dire).<br />
<strong>Inventò la bobina di Tesla</strong> (un trasformatore ad alta frequenza, che è uno strumento indispensabile per la trasmissione, e quindi la <strong>fornitura a case ed industrie, della corrente alternata</strong>). Per tali merito, con il suo nome è stata chiamata <strong>l&#8217;unità di misura dell&#8217;induzione magnetica</strong>.
</li>
<li>Tesla sosteneva, inoltre, <strong>l&#8217;esistenza in natura, di campi energetici, di &#8220;energia gratuita&#8221; cui diede il nome di etere</strong>. E attraverso l&#8217;etere, si potevano trasmettere, ad esempio, altre forme di energia. Da qui <strong>scaturì il concetto di radio che Marconi, prendendo spunto dalle scoperte di tesla, applicò nella sua famosa prima trasmissione attaverso gli oceani</strong>. Quindi Tesla può essere considerato a ragione il <strong>padre della radiotelegrafia e del radiocomando a distanza</strong>.
</li>
<li>Tesla <strong>costruì anche la prima stazione al mondo di energia idroelettrica</strong> (alle Cascata del Niagara), il tachimetro, l&#8217;iniettore, gli altoparlanti, il tubo catodico ma è stato pure lo <strong>scopritore dell’illuminazione a fluorescenza</strong>, della sismologia e fu il primo ad immaginare una rete di comunicazione di dati su scala mondiale.
</li>
<li>Comunque, la scoperta potenzialmente più significativa di Nikola Tesla fu che <strong>l&#8217;energia elettrica può essere propagata attraverso  la Terra  ed anche attorno ad essa</strong> in una zona atmosferica chiamata cavità di Schumann. Essa si estende dalla superficie del pianeta fino alla ionosfera, all&#8217;altezza di circa  80 chilometri. Le onde elettromagnetiche di frequenza estremamente bassa, attorno agli 8 hertz (la risonanza di Schumann, ovvero la pulsazione del campo magnetico terrestre) viaggiano, praticamente senza perdite, verso ogni punto del pianeta. <strong>Il sistema di distribuzione dell&#8217;energia di Tesla e la sua dedizione alla free energy significavano che con l&#8217;appropriato dispositivo elettrico sintonizzato correttamente sulla trasmissione dell&#8217;energia, chiunque nel mondo avrebbe potuto attingere dal suo sistema</strong>.</li>
</ul>
<p>Nikola Tesla, fu senza dubbio lo sconosciuto eroe della scienza del XX° secolo, uno <strong>scienziato brillante ma che il suo tempo non fu in grado di comprendere</strong>, tanto da <a href="http://italia.etleboro.com/?read=14851">ricevere</a> solamente <strong>ostracismo da parte della scienza ufficiale</strong> (con la conseguente svalutazione del suo nome nei libri di storia) che lo portò dalla posizione di superstar della scienza nel 1895, ad un &#8220;signor nessuno&#8221;, costretto a piccoli esperimenti scientifici in solitudine, nel 1917.</p>
<h5>Il segreto di Nikola Tesla</h5>
<p>Se siete interessati alla storia di questo personaggio poliedrico e affascinante, vi consiglio la visione di questo film croato (ex Jugoslavia) del 1980: <strong>Il segreto di Nikola Tesla</strong>. Il lungometraggio <strong>narra la vita del grande scienziato “dimenticato”</strong>: dal suo arrivo negli Stati Uniti al suo rapporto turbolento con Thomas Edison e quello con il grande capitalista J.Morgan, interpretato qui da uno straordinario <strong>Orson Welles</strong>.</p>
<p><strong>Il film è molto bello, un po&#8217; lento in alcune sue parti, ma sinora è l&#8217;unico documentario-biografia su questo straordinario inventore e sicuramente vi farà capire meglio la sua intelligente sensibilità</strong>.<br />
Purtroppo il film è <strong>parlato in inglese e solo sottotitolato in italiano</strong> (su <a href="http://it.truveo.com/IlSegretoDiNikolaTeslaIlFilmavi-sott-Italiano/id/2619949752">truveo.com lo trovate per intero</a>, mentre su Youtube è possibile trovarlo ma diviso in più parti), ma secondo me non incontrerete nessun problema perché <strong>vi affascinerà come nessun altro film hollywoodiano</strong>.</p>
<div align="center">
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</div>
<p>Per terminare questa dissertazione sul genio dimenticato Tesla, mi pare giusto terminare questo articolo ricordando la frase che era solito dire e che può riassumere degnamente il suo essere:</p>
<blockquote><p>
La scienza non è nient&#8217;altro che una perversione se non ha come suo fine ultimo il miglioramento delle condizioni dell&#8217; umanità.
</p></blockquote>
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		<title>Tips Mac: come ripristinare la funzionalità di Web Clip di Safari su Mac OS X Leopard</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Jun 2009 13:28:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apple]]></category>
		<category><![CDATA[Idea Lab]]></category>
		<category><![CDATA[Mac os x]]></category>
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		<category><![CDATA[safari]]></category>
		<category><![CDATA[widget]]></category>

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		<description><![CDATA[Web Clip è una delle piccole funzionalità integrate nel browser Safari 3 e 4 per Mac OS X di cui molti non riescono a fare a meno. Semplice  ma al contempo essenziale, Web Clip permette di creare widgets contenenti porzioni di pagine web da visualizzare nella Dashboard del proprio Mac. Basterà, infatti, aprire la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Web Clip</strong> è una delle piccole funzionalità integrate nel browser Safari 3 e 4 per Mac OS X di cui molti non riescono a fare a meno. Semplice  ma al contempo essenziale, <strong>Web Clip permette di creare widgets contenenti porzioni di pagine web da visualizzare nella Dashboard del proprio Mac</strong>. Basterà, infatti, aprire la pagina internet interessata e, facendo <strong>click sull&#8217;apposito pulsante nella barra degli strumenti di Safari</strong> (quello con su disegnate delle forbici e un rettangolo tratteggiato), </p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2044_web_clip_1.jpg' alt='Web Clip - 1' /></div>
<p>quasi tutta la pagina subirà (in maniera molto scenografica) una riduzione di luminosità, mentre ad essere illuminata resterà una <strong>area rettangolare le cui dimensioni si potranno regolare a proprio piacimento</strong>.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2044_web_clip_2.jpg' alt='Web Clip - 2' /></div>
<p>Una volta <strong>deciso quale porzione della pagina web sarà interessante monitorare</strong>, è sufficiente <strong>cliccare sul bottone Aggiungi</strong> e Safari <strong>creerà un widget nella Dashboard di Mac OS X</strong>, che mostrerà i dati di nostro interesse.</p>
<h5>Come funziona Web Clip</h5>
<p>Ora questo accade in condizioni normali. Quello che non tutti sanno, però, è che, contrariamente a quello che si potrebbe immaginare, <strong>ogni Web Clip che si creerà da Safari, viene gestito da un singolo widget sviluppato dalla Apple</strong> e che si chiama, ovviamente, &#8220;<strong>Clip web.wdgt</strong>&#8221; (presente <strong>nella cartella /Library/Widgets/</strong>).<br />
Inizialmente credevo che Safari avesse il compito di creare un singolo widget &#8220;ad hoc&#8221; per ogni web clip creato, ma, in realtà, almeno dalle prove da me effettuate, non è accaduto così. Il risultato è stato che, <strong>se si elimina, più o meno accidentalmente, il file &#8220;Clip web.wdgt&#8221;, oltre a rimuovere tutti i web clip creati, sarà anche impossibile crearne di nuovi</strong> da Safari!</p>
<p>Ed è quello che è successo a me, quando, dopo aver creato un Web Clip, questo, per un manovra sbagliata col mouse, si era andato a nascondere nella parte alta della dashboard, tanto che non riuscivo neanche più a visionarlo e a rimuoverlo. Allora, per risolvere il problema, <strong>ho rimosso il file &#8220;Clip web.wdgt&#8221;</strong> e, se anche sembrava avessi risolto il problema, in realtà ne avevo creato uno più grande (ma me ne accorsi solo dopo qualche mese): <strong>cliccando sul pulsante per creare la Web Clip, era ancora possibile selezionare l&#8217;area di interesse della pagina web aperta, ma quando si cliccava sul pulsante &#8220;Aggiungi&#8221;, nella Dashboard non veniva creato alcun nuovo widget</strong>!</p>
<h5>La soluzione</h5>
<p><strong>L&#8217;unica soluzione è quella di ripristinare il widget eliminato</strong>, che di default è installato su Mac OS X Leopard, ma che <strong>non è possibile trovare da nessun&#8217;altra parte sul web, neanche sul sito del supporto della Apple</strong>. Per evitare di reinstallare tutto (ipotesi assurda) o di dover scartabellare tutte le cartelle del DVD di installazione di Leopard alla ricerca del file (non ho potuto verificare se le reinstallazione del browser ripristini anche il widget incriminato), <strong>ho copiato il file &#8220;Clip web.wdgt&#8221; da un altro Mac che avevo a disposizione e tutto si è risolto nel migliore dei modi!</strong></p>
<p>Quindi ho deciso, <strong>per evitarvi affannose ricerche sul web</strong> (non tutti hanno due Mac a casa o amici con a Mac a disposizione), <strong>di mettervi a disposizione per il download il file &#8220;Clip web.wdgt&#8221;</strong> che ho copiato dal mio sistema, in modo da <strong>permettervi il ripristino delle funzionalità di Web Clip</strong>. </p>
<table style="border: 1px solid rgb(153, 204, 255); background: rgb(221, 238, 255) none repeat scroll 0%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;" border="0" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td rowspan="2" width="38"><img src="http://www.levysoft.it/images/download.png" alt="download" title="download" border="0"/></td>
<td><a href="http://www.levysoft.it/?dl=clip_web.zip" title="Download Clip Web.wdgt">Download Clip Web.wdgt per Mac OS X Leopard</a></td>
</tr>
<tr>
<td>Size: 601.4 KB</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>Peters Vs Mercatore: quando le cartine geografiche che conosciamo sono sbagliate. Alla ricerca della migliore rappresentazione dei continenti del nostro pianeta</title>
		<link>http://www.levysoft.it/archivio/2009/06/04/peters-vs-mercatore-quando-le-cartine-geografiche-che-conosciamo-sono-sbagliate-alla-ricerca-della-migliore-rappresentazione-dei-continenti-del-nostro-pianeta/</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Jun 2009 13:55:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[Idea Lab]]></category>
		<category><![CDATA[Scienze]]></category>
		<category><![CDATA[Versus]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[equatore]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[mappa]]></category>
		<category><![CDATA[mappe]]></category>
		<category><![CDATA[mercatore]]></category>
		<category><![CDATA[peters]]></category>
		<category><![CDATA[Peters Map]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi inizierò questo articolo con una domanda: tra Europa e Sud America, quale delle due ha la superficie più ampia? Se non avete una buona memoria vi metto a disposizione una cartina geografica da consultare, di quelle che avete sempre visto nei libri di scuola:

La risposta, ovviamente, è Sud America che ha una superficie quasi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi inizierò questo articolo con una domanda: <strong>tra Europa e Sud America, quale delle due ha la superficie più ampia</strong>? Se non avete una buona memoria vi metto a disposizione una cartina geografica da consultare, di quelle che avete sempre visto nei libri di scuola:</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2041_peters_vs_mercatore_1.jpg' alt='Peters Vs Mercatore - 1' /></div>
<p>La risposta, ovviamente, è <strong>Sud America che ha una superficie quasi 2 volte più estesa del nostro vecchio continente</strong>! </p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2041_peters_vs_mercatore_2.jpg' alt='Peters Vs Mercatore - 2' /></div>
<p>Come, la vostra risposta non è stata questa? La cartina sembra dire tutt&#8217;altro? Vi starete domandando se vi ho messo una cartina finta o se vi abbia dato una risposta volutamente errata, inventandomi i dati? Tranquilli, nessuno vi sta prendendo in giro, o almeno non volutamente. Quella che vi ho mostrato è semplicemente la <strong>classica carta geografica presente nei libri, nelle riviste, negli atlanti, nei giornali  di tutto il mondo</strong> e <strong>perfino su Google Maps</strong>, ed è chiamata <strong>Carta di Mercatore</strong>. E&#8217; sicuramente una bella cartina, ma come ogni mappa di proiezione che tenta di rappresentare una superficie curva su un foglio piano, <strong>la forma della mappa stessa altro non è che una distorsione della reale forma della superficie terrestre</strong>; nel nostro caso, la<strong> distorsione influenza le proporzioni dei continenti, tanto che siete stati tratti in inganno facilmente</strong>. Ma nonostante questo oramai <strong>fa parte del nostro immaginario collettivo</strong>, poiché si è trasformata in una <strong>proiezione mentale standard</strong> per il mondo occidentale.</p>
<p>Ora un altra curiosità: <strong>dove è posizionata la Germania?</strong> Se ci fate caso <strong>è esattamente al centro della cartina geografica</strong>. Vi siete mai chiesti come mai? E&#8217; quella la sua reale posizione sul globo terrestre? Ebbene, se vi dicessi di no, forse ora non vi stupireste più di tanto, soprattutto quando vi farò notare che <strong>la Carta Mercatore è stata disegnata nel 1569 da</strong> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gerard_De_Kremer"><strong>Gerard De Kremer</strong></a> (nome in seguito latinizzato in Gerardus Mercator), <strong>un cartografo tedesco</strong> (fiammingo di nascita ma di famiglia di origine tedesca, tanto che visse gran parte della sua vita in Germania), ch<strong>e ovviamente ha messo il proprio paese al centro del mondo!</strong> Ma se la Germania è esattamente al centro, <strong>l&#8217;Equatore</strong> che, per <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Equatore">definizione</a> (&#8220;<em>L&#8217;equatore è la circonferenza massima della superficie di un corpo celeste perpendicolare all&#8217;asse di rotazione e quindi equidistante dai poli</em>&#8220;), <strong>doveva essere al centro, è, per forza di cose, spostato molto più in basso!</strong></p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2041_peters_vs_mercatore_3.jpg' alt='Peters Vs Mercatore - 3' /></div>
<p>Ora, dopo avervi, smontato il mito della cartina geografica come visione reale del mondo, <strong>devo proporvi anche una soluzione, offrendovi una proiezione che meglio si adatti alla reale conformazione, posizione e dimensione dei continenti</strong>. Come potete verificare voi stessi, siccome <strong>la terra è una sfera</strong> (o quasi), la più grande sfida per i cartografi è sempre stata <strong>poterla rappresentare in una superficie piana</strong>. Esistono infatti <strong>centinaia proiezioni diverse, ciascuna con i propri vantaggi e difetti</strong>. Per diversi anni sono state sviluppate diverse proiezioni ed anche se qualcuna ha avuto più successo delle altre, t<strong>utte contengono errori e deformazioni</strong>. Su WIkipedia, ho <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Equatore">trovato</a> questa cartina che, rispettando maggiormente le varie proporzioni e posizione, mostra comunque una terra leggermente curva ai poli</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2041_peters_vs_mercatore_5.jpg' alt='Peters Vs Mercatore - 5' /></div>
<p>in cui la riga celeste sta ad indicare l&#8217;Equatore mentre le due righe blu scuro stanno ad indicare i due tropici (<em>Tropico del Cancro e Tropico del Capricorno</em>).</p>
<p>E&#8217; a questo punto che, nel <strong>1973</strong>, entra in scena  <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Arno_Peters"><strong>Arno Peters</strong></a>, uno storico e <strong>cartografo tedesco</strong>, <strong>sensibile dell&#8217;equità economica e politica per tutte le popolazioni mondiali</strong>, che, vedendo che ogni proiezione porta con sè delle inevitabili discrepanze rispetto alla realtà, propose una <strong>nuova proiezione cartografica della terra, in contrapposizione a quella, più utilizzata, di Mercatore</strong>, denominata appunto &#8220;<strong>Carta di Peters</strong>&#8220;, in cui vengono <strong>rispettate le proporzioni tra le superifci dei continenti, ponendo, in tal modo, sullo stesso piano paesi industrializzati con quelli del Terzo Mondo</strong>.<br />
Ecco, infine, come si vedrebbe il mondo con la Carta di Peters:</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2041_peters_vs_mercatore_4.jpg' alt='Peters Vs Mercatore - 4' /></div>
<p><br/></p>
<h5>La Carta di Mercatore</h5>
<p>La <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Proiezione_di_Mercatore">proiezione di Mercatore</a> è una <strong>proiezione cartografica conforme e cilindrica</strong>. Essa è diventata la proiezione cartografica più usata per le mappe nautiche per la sua proprietà di <strong>rappresentare linee di costante angolo di rotta</strong> (linee lossodromiche) <strong>con segmenti rettilinei</strong>. Mentre la scala delle distanze è costante in ogni direzione attorno ad ogni punto, conservando allora gli angoli e le forme di piccoli oggetti (il che rende la proiezione conforme), <strong>la proiezione di Mercatore distorce sempre più la dimensione e le forme degli oggetti estesi passando dall&#8217;equatore ai poli, in corrispondenza dei quali la scala della mappa aumenta a valori infiniti</strong>.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2041_mercatore.gif' alt='Carta Mercatore' /></div>
<p><strong>Come in ogni proiezione cilindrica, paralleli e meridiani sono rappresentati da linee rette perpendicolari tra loro</strong>. Realizzando questo, <strong>l&#8217;inevitabile distorsione est-ovest della mappa, che aumenta con la distanza dall&#8217;equatore, è accompagnata da una identica distorsione nord-sud</strong>, tale che in ogni punto di posizione, la scala delle distanze est-ovest è la stessa della scala nord-sud, rendendo la proiezione conforme. <strong>Una mappa di Mercatore pertanto non può mai coprire pienamente le aree in prossimità dei poli, in quanto qui la scala delle distanze assume valori infiniti</strong>. Essendo una proiezione conforme, gli angoli sono preservati a partire da ogni posizione, mentre la scala delle distanze varia da punto a punto, distorcendo la forma degli oggetti geografici. In particolare, <strong>le aree prossime ai poli ne sono più affette, rendendo una immagine del pianeta tanto più distorta quanto più ci si avvicini ai poli</strong>. In pratica, <strong>a latitudini maggiori di 70° nord o sud, la proiezione di Mercatore è praticamente inutilizzabile</strong>!</p>
<p>Queste proprietà, però, rende <strong>la proiezione di Mercatore particolarmente adatta alla navigazione marica: rotte e puntamenti sono misurare mediante rosa dei venti e goniometro</strong>, e le corrispondenti <strong>direzioni sono facilmente trasferite da punto a punto della mappa con l&#8217;aiuto di un regolo parallelo o un paio di squadrette di navigazione</strong>.</p>
<h5>Distorsioni della Carta di Mercatore</h5>
<p>La <strong>sfericità della Terra rende difficile rappresentarne l&#8217;intera superficie su un&#8217;unica cartina</strong> (detta appunto &#8220;<em>plani-sfero</em>&#8220;). <strong>La proiezione di Mercatore</strong>, dovendo rappresentare una superficie curva su un foglio piano, ha il <strong>problema di esagerare le dimensioni delle aree lontane dall&#8217;equatore</strong>. Ecco una rappresentazione dell&#8217;effetto di distorsione delle aree della Carta di Mercatore.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2041_distorsione_mercatore.jpg' alt='Distorsione della Carta di Mercatore' /></div>
<p>Da qui si evince, per esempio, che:</p>
<ul>
<li>la <strong>Groenlandia</strong> è rappresenta con <strong>un&#8217;area equivalente a quella dell&#8217;intero territorio dell&#8217;Africa</strong>, quando <strong>in realtà l&#8217;area di quest&#8217;ultima è approssimativamente 14 volte quella della Groenlandia</strong>.</li>
<li><strong>l&#8217;Alaska è rappresentata con un&#8217;area simile se non superiore a quella del Brasile</strong>, quando l&#8217;area del Brasile è <strong>in realtà più di 5 volte quella dell&#8217;Alaska</strong>.</li>
<li>la <strong>Finlandia è rappresenta avente una estensione Nord-Sud più grande di quella dell&#8217;India, quando nella realtà è vero il contrario</strong>.</li>
</ul>
<p>Su <a href="http://www.petersmap.com/">Peters Map</a> trovate altri esempi con le relative cartine geografiche.</p>
<p>Benché la <strong>proiezione di Mercatore è ancora di uso comune per i naviganti</strong>, dovuto alle sue proprietà uniche, i <strong>cartografi sono d&#8217;accordo nel ritenere che essa non è adatta ad una rappresentazione globale dell&#8217;intero pianeta</strong>, dovuta ai suoi effetti di distorsione delle aree. In conseguenze di tali critiche, <strong>i moderni atlanti geografici non usano più la proiezione di Mercatore per le mappe dell&#8217;intero pianeta e per aree distanti dall&#8217;equatore, preferendo altre proiezioni cilindriche o qualche forma di proiezione sinusoidali (area uguale)</strong>. In <a href="http://www.giovaniemissione.it/mondo/cartografia.htm">generale</a> si può dire che le <em>proiezioni cilindriche siano efficaci per rappresentare le zone comprese tra i Tropici, le coniche per le latitudini medie e le prospettiche invece per le latitudini alte</em>. La proiezione di Mercatore, invece, è ancora comunque comunemente usata per aree vicino all&#8217;equatore dove la distorsione è minima.</p>
<h5>La Carta di Mercatore e Google Maps</h5>
<p>Pensate che, però, perfino <a href="http://maps.google.it/"><strong>Google Maps</strong></a> (ma anche <a href="http://maps.live.com/">Virtual Earth</a> di Microsoft), attualmente, non è immune da errori ed <strong>usa una proiezione di Mercatore per le sue immagini</strong> (in <a href="http://www.sharpgis.net/post/2008/05/SphericalWeb-Mercator-EPSG-code-3785.aspx">particolare</a> usa la <em>Mercatore Sferica</em>, mentre ha usato una proiezione equirettangolare fino a 22 Luglio 2005). Infatti, <strong>nonostante la sua distorsione di scala relativa, la Mercatore si adatta bene per una mappa del mondo interattiva che può essere spostata e scalata senza cuciture di giunzione su mappe locali</strong>.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2041_google_maps_mercatore.jpg' alt='Mercatore su Google Maps' /></div>
<p><br/></p>
<h5>La Carta di Peters</h5>
<p>Visto che la la Carta di Mercatore, è stata concepita essenzialmente per agevolare il tracciamento di rotte sulla superficie terrestre e che, per le sue modalità di costruzione, non mantiene le effettive proporzioni tra le superfici dei vari continenti, la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carta_di_Peters"><strong>Carta di Peters</strong></a>, invece, è stata realizzata per mantenere tali proporzioni, attraverso una <strong>scomposizione del mondo in 100 parti orizzontali e 100 verticali</strong> per un rapporto di scala di 1:635.500.000 (ossia un centimetro quadrato equivale a 63.500 km quadrati di superficie reale) e a una <strong>rappresentazione che mantiene sempre ortogonali, su un piano a due dimensioni, i meridiani e i paralleli, a scapito però della precisione nella rappresentazione delle distanze verticali</strong>. In particolare, la Carta di Peters <strong>mantiene corretto il rapporto della distanza di qualsiasi punto dall’equatore</strong>.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2041_carta_peters.jpg' alt='Carta di Peters' /></div>
<p><br/></p>
<h5>Le ragioni di Arno Peters</h5>
<p><a href="http://www.dssp.uniroma1.it/convegni/Documentazione_Corso_ADE_Salute_ Globale_ed_Equità_in_Salute/12.../Carta_Peters.doc">Quando</a> in Germania nel 1974 <strong>Arno Peters</strong> convocò la conferenza stampa per annunciare al mondo la sua nuova rappresentazione del mondo (la proiezione ancora nota come <a href="http://www.petersmap.com/">Carta di Peters</a>) il <strong>dibattito esplose</strong>.</p>
<p>Inizialmente, poiché la proiezione di Peters mostrò più esattamente le dimensioni dei paesi in via di sviluppo, <strong>le organizzazioni caritatevoli  gli diedero il loro sostegno</strong>, tanto che taluni avevano avuto anche <strong>l&#8217;ardire di richiedere il divieto di usare, con tutti i mezzi a disposizione, la proiezione di Mercatore</strong>, poiché, oltre ad essere antiquato e inesatto nel rappresentare le masse continentali del mondo, si credeva che fosse un<strong> simbolo superato del colonialismo</strong>.</p>
<p><strong>Era l&#8217;epoca delle grandi scoperte geografiche</strong>: l&#8217;Europa intraprendeva vasti commerci con le Indie e con il Nuovo Mondo, a proprio vantaggio, ma a<strong> svantaggio delle popolazioni africane, americane e asiatiche, che si trovarono a subire pesanti processi di colonizzazione e sfruttamento</strong>. Il disegno del mondo realizzato da <strong>Mercatore sacrifica l&#8217;esattezza delle superfici a vantaggio della precisione degli angoli, e quindi della distanza delle rotte</strong>: pone quindi sulla carta l&#8217;idea dell&#8217;<strong>Europa come centro economico e politico del pianeta</strong>, tanto che riesce a dare, involontariamente, una <strong>immagine del mondo totalmente falsata</strong>: i <strong>continenti dell&#8217;emisfero Nord (Boreale) appaiono molto più grandi di quelli dell&#8217;emisfero Sud (Australe)</strong>. Ad esempio, l&#8217;Europa sembra più vasta dell&#8217;America Latina, che invece ha una superficie più che doppia; la Scandinavia sembra più grande dell&#8217;India, che in realtà è tre volte più estesa. Ne consegue che <strong>la rappresentazione del mondo che siamo abituati a vedere fa sembrare più importanti i paesi in cui prevale la razza bianca: si tratta, in sostanza, di una visione &#8220;eurocentrica&#8221;</strong>. Ed era proprio questo che <strong>Peters credeva: che questo errore aveva condotto molti nel mondo sviluppato ad ignorare le lotte e i problemi di grandi nazioni vicino all&#8217;Equatore.</strong></p>
<p>Peters, quindi, affermava che <strong>la sua mappa per ‘aree equivalenti’</strong> &#8211; in cui cioè i paesi del mondo sono raffigurati mantenendo i loro reciproci rapporti di superficie, quindi la loro corretta proporzione equivalente &#8211; <strong>rendeva giustizia ai paesi del mondo (e in particolare a quelli del continente africano), in quanto ne rappresentava la superficie in modo accurato</strong>, contrariamente a quanto facesse la proiezione di Mercatore. In questo modo <strong>si evidenziava il ruolo importante che il Sud del mondo svolge nell&#8217;economia del pianeta e, indirettamente, si afferma che tutte le culture e tutti i popoli hanno pari dignità ed importanza</strong>.</p>
<p>A sostegno di queste tesi, c&#8217;era anche chi <strong>azzardò a proporre una carta di Peters con un altro punto di vista: capovolta!</strong> Una mappa in cui l&#8217;Australia si trovava in alto a nord e l&#8217;Europa in basso a sud, <strong>capovolgendo di fatto la posizione dei poli</strong>. Chi dice che il Polo Nord deve stare per forza in alto? Ecco come vedevano loro il mondo:</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2041_upside_down_map.jpg' alt='Upside down map' /></div>
<p>Questa mostrata non è la versione upside down map di una proiezione di Peters ma una proiezione Van der Grinten che comunque rende l&#8217;idea. Ho comunque estratto da un fotogramma di un episodio di The West Wing (vedi l&#8217;ultimo paragrafo) la carta di Peters capovolta:</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2041_peters_capovolta.jpg' alt='Carta di Peters capovolta' /></div>
<p><br/></p>
<h5>Gli errori di Arno Peters</h5>
<p>Tuttavia, i sostenitori della cartografia di Peters, avevano in parte torto, in quanto <strong>non consideravano il periodo storico in cui fu creata la Carta di Mercatore</strong> e il <strong>motivo per cui fu realizzata</strong>. Quello che Peters e i suoi sostenitori, volevano ignorare è che <strong>la proiezione di Mercatore era stata concepita, essenzialmente, come strumento di navigazione dei marinai europei</strong>, agevolando, di fatto, il tracciamento delle rotte sulla superficie terrestre. Quindi, <strong>poiché la proiezione è stata realizzata per essere usata dai navigatori europei, era logico e molto più sensato mostrare l&#8217;Europa più grande di quello che realmente era</strong>. In pratica, questa scelta, <strong>non era una dichiarazione politica ma semplicemente una decisione presa per facilità di uso</strong>.</p>
<p>La <a href="http://www.petersmap.com/">Carta di Peters</a> continua ad avere grandi sostenitori e accaniti detrattori. Tra i detrattori troviamo chi voleva <strong>togliere la paternità della proiezione  ad &#8220;aree equivalenti&#8221; ad Arno Peters</strong>, in quanto, era <strong>essenzialmente la stessa mappa inventata nel 1855 da un cartografo</strong> chiamato <strong>James la Gall</strong>. In effetti, molti riconobbero  questa somiglianza e da qualche anno la proiezione di Peters viene più giustamente definita la <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Gall-Peters_projection">proiezione di “Gall-Peters&#8221;</a> (su Wikipedia <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Gall-Peters_projection">trovate</a> in inglese una esaustiva trattazione a riguardo).</p>
<p>Oggi la polemica è oramai <a href="http://www.iconocast.com/B000000000000123_Italy/L4/News1.htm">sfumata</a>, in quanto entrambe le proiezioni sono difettose ed entrambe sono cadute in disuso sostituite da proiezioni più precise: nelle aule di scuola, oggi, probabilmente vedrete, appese alle pareti, le <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Proiezione_di_Robinson">proiezioni di Robinson</a></strong> (<a href="http://www.arcetri.astro.it/~ranfagni/CD/CD_TESTI/PROIEZ.HTM">proiezione modificata</a> utile nel rappresentare l&#8217;intero globo)</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2041_proiezione_robinson.gif' alt='Proiezione Robinson' /></div>
<p>o la <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Winkel_Tripel_projection">proiezione di Winkel Tripel</a></strong>. </p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2041_proiezione_winkel_tripel.gif' alt='Proiezione di Winkel Tripel' /></div>
<p><a href="http://www.uniroma2.it/didattica/Analisi_spaziale_/deposito/La_cartografia_come_manipolazione_politica-_Mercatore_e_Peters.doc">Infatti</a>, <strong>anche se per nobili fini, allo scopo dare una visione del mondo socialmente meno ingiusta</strong>, la <strong>carta di Peters</strong>, come qualsiasi altra proiezione, <strong>contiene errori e deformazioni</strong>, e, probabilmente, è la dimostrazione che anche la carta di Peters è <strong>frutto di una manipolazione politica</strong>! Ciò lo si può intuire se si considera il <strong>contesto storico in cui visse Arno Peters</strong>: erano gli <strong>anni sessanta</strong> e settanta del novecento: <strong>gli anni della contestazione, del pacifismo, della guerra in Vietnam e degli oppositori delle grandi potenze</strong>; l’opinione pubblica era stanca della guerra fredda, del clima di terrore, era in atto la terza ondata di decolonizzazione. Si può, quindi, dire che Peters abbia creato la carta giusta al momento giusto, perché con <strong>la sua carta riflette perfettamente quella situazione, la sua proiezione è l’immagine di quella situazione, è la rivincita dei vinti</strong>!</p>
<h5>Il merito della Carta di Peters</h5>
<p>Vale, però, la pena ricordare che <strong>la cartografia di Peters ha avuto l&#8217;indubbio merito di aver spiegato in maniera semplice e visuale ad un pubblico di non-geografi o cartografi, come ogni carta geografica sia l’inevitabile frutto di scelte e compromessi</strong>. Non esiste una proiezione migliore di un’altra, nessuna lo è in senso assoluto, poiché <strong>dipende da cosa uno ritiene importante rappresentare</strong>.</p>
<p>Con la cartografia di Peters, <strong>anche l&#8217;uomo comune ha appreso che le nostre conoscenze geografiche si basano sul lavoro fatto secoli fa da dei cartografi</strong>, che rappresentarono il mondo come <strong>quando era dominato degli europei nel 1500</strong>. Ancora oggi le carte geografiche sono lo specchio di una dominazione che è già terminata molti anni fa. L’esempio più eclatante di questo tipo di <strong>dominazione compare nei termini utilizzati dagli europei in cartografia</strong>. <strong>L’espressione “<em>medio oriente</em>” fu coniata dagli europei per riferirsi alla penisola  arabica</strong>. Questa terminologia riflette una <strong>visione eurocentrica</strong>, che considera l’Europa come il punto di riferimento centrale per il resto del mondo. <strong>E’ stato a partire dall’Europa che si è deciso cosa era il nord, il sud, l’est e l’ovest ed anche le distanze</strong>: <em>vicino oriente, medio oriente, estremo oriente</em>. L’influenza europea è tanto forte che ancora ai nostri giorni si utilizzano queste espressioni.</p>
<h5>The West Wing</h5>
<p>Spero che non vi siate annoiati nella lettura di questo articolo. Se siete arrivati a leggere fin qui, allora vi meritate un premio. In una puntata della serie televisiva <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/The_West_Wing"><strong>The West Wing</strong></a> (in particolare <em>nell&#8217;episodio 16 della Stagione 2 dal titolo &#8220;Alto tradimento&#8221;</em>) vi è una simpatica scenetta dove <strong>lo staff del Presidente degli Stati Uniti</strong>, nel giorno dedicato al ricordo del <a href="http://prop1.org/conchita/vigil/italian.htm">grosso blocco di formaggio di Andrew Jackson</a> (quando per un giorno aprì le porte della Casa Bianca al popolo) <strong>incontra un gruppo di Cartografi che propongono al Presidente di cambiare tutte le cartine  di Mercalli con quella più consona di Peters</strong>. In questi due video <strong>troverete, sintetizzati, tutti gli argomenti che vi ho trattato</strong>, <strong>dalla visione eurocentrica, alla pari dignità dei continenti fino all&#8217;assurda richiesta di capovolgere tutte le cartine!</strong> Su Youtube trovai solo una <a href="http://www.youtube.com/watch?v=n8zBC2dvERM">versione inglese</a>, ma fortunatamente sono riuscito a reperire anche l&#8217;episodio in italiano (includendo una versione più lunga della scenetta) e l&#8217;ho caricato su Youtube. Buona visione!</p>
<p><strong>Parte 1</strong><br />
<object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/9ERWx08kkjw&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;color1=0x2b405b&#038;color2=0x6b8ab6"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/9ERWx08kkjw&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;color1=0x2b405b&#038;color2=0x6b8ab6" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
<p><strong>Parte 2</strong><br />
<object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/hAb69NZh8m8&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;color1=0x2b405b&#038;color2=0x6b8ab6"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/hAb69NZh8m8&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;color1=0x2b405b&#038;color2=0x6b8ab6" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object>
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		<title>Il misterioso legame tra i fiumi e il Pi Greco raccontato da Alessandro Baricco e Simon Singh e speculazioni sulla soluzione di questo enigma</title>
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		<pubDate>Fri, 29 May 2009 09:03:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La scuola spesso insegna la matematica in maniera nozionistica, non riuscendo quasi mai ad infondere negli studenti quella curiosità, a tratti infantile ma comunque pura, che ha caratterizzato gli stessi matematici dei secoli scorsi, in grado di far iniziare tutte le domande con la parola &#8220;perché&#8221; e di riempire le giornate di quel meraviglioso stupore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>scuola spesso insegna la matematica in maniera nozionistica</strong>, non riuscendo quasi mai ad infondere negli studenti quella <strong>curiosità, a tratti infantile ma comunque pura</strong>, che ha caratterizzato gli stessi matematici dei secoli scorsi, in grado di far iniziare tutte le domande con la parola &#8220;<em>perché</em>&#8221; e di <strong>riempire le giornate di quel meraviglioso stupore che anima gli occhi dei bambini</strong>. Forse è per questo che la matematica, così come viene vista, risulta davvero difficile da digerire.</p>
<p>Oggi, però, <strong>voglio proporvi un viaggio nella matematica visto da due scrittori diversi</strong>: lo stesso argomento trattato da <strong>due persone culturalmente diverse ma che hanno in comune la stessa meravigliosa passione per il bello delle cose</strong>. Quindi, tenterò di spiegarvi come <strong>gli scienziati possano essere così vicini alla spiegazione finale senza però riuscire ancora a decifrarla definitivamente</strong>.</p>
<p>L&#8217;argomento è la <strong>relazione dei fiumi con il pi greco</strong> e il primo scrittore che vi racconterà di questa appassionante curiosità è <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alessandro_Baricco">Alessandro Baricco</a></strong>, in uno dei suoi più famosi libri &#8220;<strong>City</strong>&#8220;, che con il suo <strong>solito stile narrativo, accattivante e coinvolgente</strong>, vi parlerà di questa <strong>inscindibile unione tra fiumi e pi greco, tra natura e matematica il tutto rapportato con l&#8217;essere umano</strong>.</p>
<blockquote><p>[...] anche se mi sforzo, mi viene solo in mente quella storia dei fiumi, se proprio voglio trovare qualcosa che mi faccia digerire tutta questa faccenda, finisco per pensare ai fiumi, e al fatto che si son messi lì a studiarli perché giustamente non gli tornava &#8217;sta storia che un fiume, dovendo arrivare al mare, ci metta tutto quel tempo, cioè scelga, deliberatamente, di fare un sacco di curve, invece di puntare dritto allo scopo, devi ammettere che c&#8217;è qualcosa di assurdo, ed è esattamente quello che pensarono anche loro, c&#8217;è qualcosa di assurdo in tutte quelle curve, e così si son messi a studiare la faccenda e quello che hanno scoperto alla fine, c&#8217;è da non crederci, è che qualsiasi fiume, proprio qualsiasi fiume, prima di arrivare al mare fa esattamente una strada tre volte più lunga di quella che farebbe se andasse dritto, sbalorditivo se ci pensi, ci mette tre volte tanto quello che sarebbe necessario, e tutto a furia di curve, appunto, solo con questo stratagemma delle curve, e non questo fiume o quello, ma tutti i fiumi, come se fosse una cosa obbligatoria, una specie di regola uguale per tutti, che è una cosa da non credere, veramente, pazzesca, ma è quello che hanno scoperto con scientifica sicurezza a forza di studiare i fiumi, tutti i fiumi, hanno scoperto che non sono matti, è la loro natura di fiumi che li obbliga a quel girovagare continuo, e perfino esatto, tanto che tutti, e dico tutti, alla fine, navigano per una strada tre volte più lunga del necessario, anzi per essere esatti, tre volte virgola quattordici, giuro, il famoso pi greco, non ci volevo credere, in effetti, ma pare che sia proprio così, devi prendere la loro distanza dal mare, moltiplicarla per pi greco e hai la lunghezza della strada che effettivamente fanno, il che, ho pensato, è una gran figata, perché, ho pensato, c&#8217;è una regola per loro vuoi che non ci sia per noi, voglio dire, il meno che ti puoi aspettare è che anche per noi sia più o meno lo stesso, e che tutto questo sbandare da una parte e dall&#8217;altra, come se fossimo matti, o peggio smarriti, in realtà è il nostro modo di andare diritti, modo scientificamente esatto, e per così dire già preordinato, benché indubbiamente simile a una sequenza disordinata di errori, o ripensamenti, ma solo in apparenza perché in realtà è semplicemente il nostro modo di andare dove dobbiamo andare, il modo che è specificatamente nostro, la nostra natura, per così dire, cosa volevo dire?, quella storia dei fiumi, si, è una storia che se ci pensi è rassicurante, tanto che ho deciso di crederci [...]</p>
<p><em>Da &#8220;City&#8221; di Alessandro Baricco, editore Rizzoli</em>
</p></blockquote>
<p>Il secondo scrittore è <a href="http://www.simonsingh.net/">Simon Singh</a>, specializzato nella divulgazione scientifica, che, nel suo primo libro di successo &#8220;<strong>L&#8217;ultimo teorema di Fermat</strong>&#8220;, racconta di questo <strong>rapporto tra scienza e natura in maniera più o meno analitica e precisa</strong>. Non spiega il perché vi sia questo <strong>comune legame</strong> ma ci svela, con il suo stile semplice e romanzato che contraddistingue da sempre i suoi libri, lo <a href="http://findarticles.com/p/articles/mi_hb3120/is_11_76/ai_n29131062/">studio</a> di uno scienziato della Università di Cambridge, Hans Stolum, che, nel 1990, scoprì questa curiosa relazione.</p>
<blockquote><p>
&#8220;[...] Un particolare numero sembra determinare la lunghezza dei fiumi che formano meandri. Il prof Hans Stolum, uno scienziato della terra dell&#8217;università di Cambridge, ha calcolato il rapporto tra la lunghezza effettiva dei fiumi dalla sorgente alla foce e la loro lunghezza in linea d&#8217;aria. Anche se il rapporto varia tra un fiume e un altro, il valore medio è leggermente superiore a 3, cioè la lunghezza effettiva è circa 3 volte maggiore della distanza diretta in linea d&#8217;aria. In realtà il rapporto è circa 3,14 , che è il valore approssimato di pi greco ossia del rapporto tra la circonferenza e di diametro del cerchio.<br />
Nel caso dei fiumi, pi greco è il risultato di una battaglia tra l&#8217;ordine e il caos. Einstein fu il primo a suggerire che i fiumi tendono a seguire un percorso sempre più tortuoso perché la corrente , essendo più veloce sulla parte esterna di una curva, produce un&#8217;erosione maggiore sulla sponda corrispondente, cosi che la curvatura in quel punto aumenta. Più accentuata è la curvatura, più forte è la corrente sulla sponda esterna e di conseguenza maggiore è l&#8217;erosione. [...] L&#8217;equilibrio tra questi due fattori opposti conduce a un rapporto medio che vale pi greco tra l&#8217;effettiva distanza in linea retta tra la sorgente e la foce. Il rapporto di pi greco si trova più comunemente in quei fiumi che scorrono attraverso pianure che hanno un dislivello molto tenue, come i fiumi in Brasile o nella tundra siberiana. Pitagora comprese che i numeri erano celati in tutte le cose, dall&#8217;armonia musicale alle orbite dei pianeti.&#8221;</p>
<p><em>Da &#8220;L&#8217;ultimo teorema di Fermat&#8221; di S. Singh, editore Rizzoli</em>
</p></blockquote>
<p><strong>Spero che questo piccolo viaggio tra scienza, natura e numeri vi abbia appassionato</strong>. Io ho entrambi i libri che ho citato e quando ho letto &#8220;<em>L&#8217;ultimo teorema di Fermat</em>&#8220;, mi sono subito ricordato della citazione di Baricco (che lessi qualche anno prima) e sono rimasto <strong>affascinato da come una cosa curiosa come questa possa essere raccontata in due modi così diversi ma al contempo appassionante</strong>. E&#8217; per questo che ho voluto rendervi partecipi di questa mia piccola digressione matematica.<br />
Ma oggi, farò di più, e <strong>tenterò di spiegarvi</strong>, l&#8217;apparente mistero <strong>che lega inscindibilmente i fiumi e il pi greco</strong>.</p>
<h5>Una possibile spiegazione</h5>
<p>Come avrete notato nessuno dei due scrittori ha spiegato ancora come mai sembra esserci questa relazione tra fiumi e pi greco. Io penso che la soluzione sia potenzialmente semplice ma al contempo non così intuitiva come si può credere.<br />
Un fiume nasce dalla sorgente (punto A) alla foce (punto B). In linea d&#8217;aria questo si traduce in una <strong>linea retta che va dal punto A al punto B</strong>. </p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p1543_fiumi_pigreco_1.jpg' alt='Fiumi e Pi Greco - 1' /></div>
<p>Ovviamente, come noto, <strong>un fiume non compirà mai un tragitto in linea retta, bensì un percorso più o meno tortuoso</strong> (sinuosity) che potrà dipendere da diversi fattori, come le asperità del terreno, la sua pendenza e i vari ostacoli che si potranno incontrare lungo il tragitto. <strong>Se disegniamo il percorso di un fiume qualsiasi confrontandolo con quello che avrebbe dovuto avere in teoria per percorrere la strada più corta</strong> (ovvero, compiendo un moto inerziale e unidimensionale, in linea retta), avremo un percorso che sa un po&#8217; di <strong>moto caotico di tipo browniano</strong>.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p1543_fiumi_pigreco_2.jpg' alt='Fiumi e Pi Greco - 2' /></div>
<p>E ora, entra in ballo la <strong>teoria delle probabilità</strong> (in particolare il concetto che asserisce che la frequenza tende ad assumere valori prossimi alla probabilità teorica), poiché <strong>maggiore è la lunghezza del percorso, e quindi della linea retta AB,  maggiori sono le probabilità che il percorso che percorrerà il fiume sia della stessa lunghezza nella parte superiore della linea (area viola) e nella parte inferiore (area verde)</strong>.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p1543_fiumi_pigreco_3.jpg' alt='Fiumi e Pi Greco - 3' /></div>
<p>Inizialmente ho subito pensato, in uno slancio di semplicismo, che in un <strong>fiume idealmente infinito</strong>, se <strong>uniamo tutti i micro-percorsi delle due aree, avremmo avuto (almeno per come riuscivo ad immaginare) che le due parti si potevano trasformare in due semicerchi uguali che messi insieme, ovviamente, formavano un cerchio</strong>.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p1543_fiumi_pigreco_5.jpg' alt='Fiumi e Pi Greco - 5' /></div>
<p>A questo punto, in nostro aiuto, interviene la <strong>geometrica euclidea</strong> che ci insegna che la circonferenza di un cerchio è pari a:</p>
<p><strong>C=2 * π * r</strong></p>
<p>Dato che <strong>2r altro non è che il diametro del cerchio e, nel nostro caso, la lunghezza della linea retta AB</strong>, </p>
<p>2r = <em>AB</em></p>
<p>E&#8217; evidente che, <strong>per fiumi idealmente infiniti, e in pratica molto lunghi, il rapporto tra Circonferenza (lunghezza reale del fiume) e il diametro (la linea retta ideale AB) sia proprio uguale a pi greco!</strong></p>
<p><strong>C/2r = π = 3,14</strong></p>
<p>Questo per un fiume idealmente infinito; <strong>ovviamente lo stesso può avvenire, con uno scarto di errore minimo, per fiume molto lunghi</strong> (come il Po, il Mississipi o il Rio delle Amazzoni), mentre potrebbe non verificarsi per i fiumi più corti. <strong>Ma questa non è una legge: è solo una probabilità che si verifichi</strong> perché se un fiume molto lungo attraversa una zona morfologicamente ricca di ostacoli da una sola lato di quella famosa area che traccia la nostra ipotetica linea retta, i nostri calcoli potrebbero non tornare. Infatti, <strong>lo stesso scienziato Hans-Henrik Stolum citato da Simon Singh affermava che il rapporto di pi greco si trova più comunemente in quei fiumi che scorrono attraverso pianure che hanno un dislivello molto tenue</strong>, come i fiumi in Brasile o nella tundra siberiana.</p>
<p><strong>Il problema, però, risulta molto più complesso di questa mia prima intuizione</strong> che, per quanto affascinante e semplice, risulta fallata in una sua parte fondamentale: <strong>come dimostrare che si formano due semicerchi?</strong> In teoria, quello che è certo è che <strong>si formano due aree con la stessa superficie, ma non è detto che il percorso ottenuto sia, nel complesso, circolare</strong>. Anzi, a logica, <strong>dovrebbe essere un percorso altamente frastagliato, ovvero, che presenta una serie irregolare di sporgenze e rientranze</strong>. Quindi, si potrebbe forse asserire, che il percorso potrà essere di qualunque forma (frastagliatura) l&#8217;importante è che sia uguale in basso e in alto, e che anche l&#8217;area sia la stessa.</p>
<p>Ed è qui che <strong>riscontriamo l&#8217;inadeguatezza delle misure euclidee per descrivere questo soggetto</strong>, divenuto complesso, come un fiume, che <strong>tende quasi a diventare un frattale</strong>. E quale è la <a href="http://www.webfract.it/FRATTALI/perimetro.htm">caratteristica</a> di alcuni frattali? <strong>Il perimetro di molti frattali può tendere a infinito, mentre l&#8217;area resta finita</strong>! Infatti, nella realtà il concetto di lunghezza presenta dei limiti quando vogliamo misurare una linea estremamente irregolare.<br />
Mandelbrot si era posto il problema con la sua famosa domanda: &#8220;<strong><strong>Quanto è lunga la costa della Bretagna?</strong></strong>&#8220;. Se si segue il contorno della costa si vede che esso è molto frastagliato. Se cerchiamo di essere sempre più precisi , visto che ad ogni passo troviamo sempre le stesse irregolarità, vediamo che la misura non converge verso un ben definito valore ma anzi, aumenta (anche se, in questo caso, non possiamo prevedere di quanto!)</p>
<p>Se <strong>misuriamo la distanza fra due punti in linea d&#8217;aria, troveremo una certa lunghezza</strong>:</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p1543_costa1.jpg' alt='Costa frattale - 1' /></div>
<p>Se <strong>misuriamo la distanza tra gli stesso due punti, ad esempio, a grandi passi, ecco che troviamo una lunghezza maggiore:</p>
<p></strong>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p1543_costa2.jpg' alt='Costa frattale - 2' /></div>
<p><strong>Più cerchiamo di aumentare la precisione e più la lunghezza aumenta</strong>:</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p1543_costa3.jpg' alt='Costa frattale - 3' /></div>
<p><strong>La lunghezza di un tratto di costa non potrà essere infinita</strong>, perché non potremo dividere indefinitamente i tratti da misurare, <strong>ma l&#8217;andamento delle successive misurazioni ricorda quello del calcolo del perimetro di un frattale nei successivi passi</strong>. In effetti l&#8217;affermazione di Mandelbrot voleva mettere in evidenza la natura dei frattali riferendosi all&#8217;immagine familiare di una costa frastagliata.</p>
<h5>La spiegazione di Hans Stolum</h5>
<p>In effetti, la teoria dei frattali a cui ero giunto (insieme a <a href="htttp://www.troise.net/boliboop/">Davide</a> mentre si ragionava sulla possibile spiegazione del legame fiumi-pi greco) risulta essere la strada più semplice per raggiungere la meta. Dopo qualche mio girovagare su internet, infatti, ho trovato <a href="http://209.85.129.132/search?q=cache:eMotBjHPJsUJ:ipzoisscience.googlepages.com/Physics.doc+river+pi+Hans+Stolum&#038;cd=1&#038;hl=it&#038;ct=clnk&#038;gl=it">una spiegazione</a> (<a href="http://ipzoisscience.googlepages.com/Physics.doc">questo</a> il documento in formato Word) di Hans Stolum sul legame tra i fiumi e il Pi Greco, che ha cercato di spiegare questo relazione definendo il fiume come un &#8220;<strong>sistema dinamico debolmente caotico</strong>&#8221; (<em>weakly chaotic dynamical system</em>) adducendo al fatto che <strong>le ripetitività dei pattern di un fiume possono far pensare ad un sistema frattalico</strong>. Con delle <strong>simulazioni</strong>, hanno potuto calcolare che la sinuosità (sinuosity), ovvero il rapporto tra la lunghezza effettiva e quella ideale in linea retta, può variare da un minimo di 1 ad un massimo di circa 3.5, con un valore significativo di 3.14. Ovviamente nessuno è riuscito ancora a definire bene la &#8220;<strong>formula del fiume</strong>&#8221; ma la <strong>teoria della teoria del Caos sembra la strada più interessante</strong> da percorrere.</p>
<h5>L&#8217;essenza della Matematica</h5>
<p><strong>La Matematica, con la sua teoria dei numeri in primis, ha affascinato per secoli, le più grandi menti che l&#8217;umanità abbia mai potuto avere</strong>. E scoprire la relazione che sta alla base dei numeri per molti costituisce il fine ultimo delle ricerche di questi uomini eccelsi. Tra questi mi piace <a href="http://micheblog.wordpress.com/2007/10/05/ramanujan-il-poeta-dei-numeri/">citare</a> <strong>Ramanujan</strong>, un matematico unico con una <strong>straordinaria intuizione nel cogliere architetture numeriche con estrema facilità</strong>, tanto che un giorno scoprì una <strong>relazione che lega, attraverso una meravigliosa frazione continua, tre numeri fondamentali: phi, la sezione aurea ed il famoso pi greco</strong>.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p1543_equazione_ramanujan.jpg' alt='L'equazione di Ramanujan' /></div>
<p>In molti vedono in questa equazione, uno <strong>stretto legame, che passa attraverso l’infinito, tra l’irrazionale phi ed il trascendente pi greco</strong>! E&#8217; facile quindi pensare che <strong>tra frattali e pi greco possa coesistere una analogo legame in una equazione non ancora scoperta!</strong></p>
<p>Se per molti <strong>vedere questi legami segreti possa sembrare solo il frutto di una semplice pareidolia dei numeri</strong>, in grado di trovare un finto ordine in sequenza numeriche caotiche, per altri è la base stessa del loro essere scienziati. <strong>Porsi davanti ad un mistero e cercare di risolverlo, è lo stesso motivo per cui in molti svolgono con passione le proprie parole crociate</strong>. Solamente che <strong>i matematici si trovano di fronte un enorme scacchiera con tutti quadrati bianchi, senza definizioni e numeretti, ma solo qualche tassello riempito con qualche costante matematica o funzione</strong>. Il loro compito è <strong>riuscire a combinarli tutti insieme in modo da riempire coerentemente questo enorme cruciverba che altro non è che il nostro universo</strong>. La loro impresa può sembrare ardua, forse senza fine, ma non per questo meno degna di essere menzionata.</p>
<p>Come disse <strong>Galileo Galilei</strong>:</p>
<blockquote><p>La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l’universo), ma non si può intendere se prima non s’impara a intender la lingua, e conoscer i carattere, ne’ quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto.</p>
<p><em>Galileo Galilei, Il saggiatore, 1623</em>
</p></blockquote>
<p><strong>Capire la matematica è capire la natura stessa</strong>, perché <strong>la matematica è il miglior linguaggio che conosciamo per poterla interpretare</strong>: i numeri primi, la successione di Fibonacci, i frattali, il pi greco, sono solo alcuni esempi di matematica che agisce nel nel mondo della natura. Dalla  spirale logaritmica della conchiglia del Nautilus all&#8217;esagono delle cellette dell&#8217;alveare, dalla stella o sei punte del cristallo di neve alla geometria del sistema solare, sono <strong>tutti affascinanti esempi di come la Natura possa risolvere e costruire in maniera così egregia e semplice la propria stessa essenza!</strong>
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		<title>Tips Mac: Ridurre le dimensioni di un file PDF con il filtro Quartz di Anteprima di Mac OS X Leopard</title>
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		<pubDate>Tue, 19 May 2009 10:07:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Troise</dc:creator>
				<category><![CDATA[Idea Lab]]></category>
		<category><![CDATA[Mac os x]]></category>
		<category><![CDATA[Tips]]></category>
		<category><![CDATA[Tips Mac]]></category>
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		<category><![CDATA[scanner]]></category>
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		<description><![CDATA[La carta riciclata, specie negli ambienti di lavoro, è oramai di uso comune nella stampa di documenti. E i vantaggi, oltre che ambientali, sono molti, tra cui una più facile lettura rispetto alla carta bianca che, a volte, in determinate condizioni di luce, può risultare anche più faticosa durante la lettura. Ma uno svantaggio che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>carta riciclata</strong>, specie negli ambienti di lavoro, è oramai di uso comune nella stampa di documenti. E i vantaggi, oltre che ambientali, sono molti, tra cui una <strong>più facile lettura rispetto alla carta bianca</strong> che, a volte, in determinate condizioni di luce, può risultare anche più faticosa durante la lettura. Ma uno svantaggio che <strong>ho notato della carta riciclata è quello di aumentare le dimensioni dei file pdf nel momento in cui si vuole scannerizzare</strong> (nonostante questo termine suoni male, l&#8217;Accademia della Crusca ha <a href="http://www.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=4092&#038;ctg_id=44">detto</a> che è oramai lecito e fa parte della lingua italiana) un documento stampato su questa tipologia di carta (è il caso, per  esempio, di <strong>documenti firmati da mandare via email</strong>). Infatti, se si acquisisce con uno scanner un documento su carta bianca come immagine (ovviamente <strong>non posso usare la funzione OCR</strong>, sia perché la firma potrebbe non essere acquisita come immagine, sia <strong>perché un documento firmato dovrebbe essere non modificabile</strong>), la maggior parte dei software di gestione, creano un documento in bianco e nero. Se invece <strong>si acquisisce un documento su carta riciclata, essendo questa, notoriamente, di colore giallo tenue</strong> (almeno la risma che uso io), <strong>il software di gestione, se non si imposta preventivamente la possibilità di acquisirlo in bianco e nero, tende a scansionare il documento a colori, preservandone il colore di sfondo</strong>.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2039_originale.jpg' alt='PDF - Originale' /></div>
<p>E la differenza si sente: <strong>152 KB per una pagina di PDF in bianco e nero contro 6,2 MB per una pagina di PDF a colori</strong>. E&#8217; evidente che non tutte le caselle di posta gestiscono allegati così grandi!<br />
Quello che è capitato a me è stato proprio questo: quando a casa ho acquisito il documento, nella fretta, <strong>non ho pensato di scansionarlo in bianco e nero, per cui quando al lavoro, mi sono trovato ad inviarlo per mail mi sono accorto delle dimensioni eccessive</strong> per una singola pagina PDF. Se avessi avuto uno scanner avrei potuto benissimo rieffettuare la scansione ma dove mi trovavo non ho potuto farlo. Così ho <strong>aperto il PDF con Anteprima di Mac OS X Leopard</strong>, e dal menu <strong>Archivio</strong>, cliccare su <strong>Registra col nome&#8230;</strong></p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2039_dimensioni_pdf_1.jpg' alt='PDF - Filtro Quartz - 1' /></div>
<p>nella finestra che si aprirà, è possibile impostare un parametro particolare che fa al caso nostro: il <strong>Filtro Quartz</strong>. Il valore che vi consiglio è di settare la voce &#8220;<strong>Black &#038; White</strong>&#8221; </p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2039_dimensioni_pdf_2.jpg' alt='PDF - Filtro Quartz - 2' /></div>
<p>che nel nostro caso, <strong>trasformerà l&#8217;immagine a colori della vostra pagina PDF in una in bianco e nero</strong>, con conseguente riduzione delle dimensioni del file (passato ora a 152 KB).</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2039_bianco_nero.jpg' alt='PDF - Bianco e Nero' /></div>
<p>Non vi consiglio, invece, <strong>l&#8217;opzione del filtro Quartz “Reduce File Size”, in quanto, nonostante le dimensioni passeranno da 6,2 MB a ben 32 KB, il documento risulterà totalmente illeggibile</strong>,poiché il font verrà squadrettato.</p>
<div align='center'><img style='float:none; clear:both;' src='http://www.levysoft.it/images/p2039_reduce.jpg' alt='PDF - Reduce' /></div>
<p class="akst_link"><a href="http://www.levysoft.it/?p=2039&amp;akst_action=share-this"  title="Invia il post via mail o salvalo in uno dei servizi di bookmarking sociale..." id="akst_link_2039" class="akst_share_link" rel="nofollow">Condividi</a></p>
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