Google Street View, dopo l’Antartide e la Grande barriera corallina, ora permette di esplorare anche oltre 120 chilometri di sentieri e strade del Grand Canyon. Nell’ambito del progetto World Wonders Project, è sicuramente uno spettacolo da non perdere, come la famosa Bright Angel Trail, l’impetuoso scorrere del fiume Colorado e tutti i panorami mozzafiato con una visione a 360 gradi.
Un viaggio virtuale tra le vie della nostra infanzia in un videoclip interattivo in HTML 5 degli Arcade Fire
Finalmente qualcosa di nuovo e a proporcelo è la creatività di rock band indie canadese, gli Arcade Fire, Google Maps e Street View di Google e la potenza di HTML 5, coniugando arte e geoweb in un videoclip su misura per ciascun utente, andando oltre la visione passiva per diventare un’esperienza personale dello spettatore.
In teoria per visualizzare questo piccolo capolavoro (curato dal filmaker Chris Milk) servirebbe Google Chrome ma io l’ho visualizzato senza alcun problema con Safari 5.0.1 per Mac (scordatevi di usare Explorer mentre funziona anche su Safari di iPad o iPhone, ma il tempo di caricamento è più lungo) ma, credetemi vale davvero la pena perché questa esperienza visiva ed emozionale vale ampiamente 5 minuti del vostro tempo!

Una volta che avrete deciso quale browser usare, mettetevi comodi, alzate il volume della casse, e collegatevi al sito del progetto The Wilderness Downtown nato per promuovere il nuovo singolo, “We used to wait“, dell’ultimo album degli Arcade Fire, The Suburbs. Qui vi verrà chiesto di inserire l’indirizzo della casa in cui siete cresciuti (mi raccomando inserite solo la via di dove siete cresciuti perché secondo me fa la differenza), e date l’OK. Dopo aver atteso qualche istante per dare il tempo al motore di caricare, cliccate su PLAY e lasciatevi andare ad una cavalcata emotiva indietro nel tempo, sulle ali di una nostalgia cullata dalle parole e dalla melodia di “We used to wait”.
Quando avete finito di guardare il videoclip interattivo, un vero e proprio, viaggio virtuale tra le vie dove si è nati e cresciuti, tornate qui a leggere… è una cosa che dovrete provare da soli, senza anticipazioni, ed è per questo che non ho voluto riprendere alcun video su Youtube di questo videoclip, perché non potrebbe mai rendere l’idea!
E’ poesia espressa in musica e video, ed è molto più efficace di tanta altri videoclip di registi famosi, perché è un videoclip personalizzabile, fatto su misura sui vostri ricordi, e che lo rende solo vostro! Quando vi ho detto che era importante inserire l’indirizzo di dove siete cresciuti e non del vostro lavoro o di dove attualmente vivete, c’era una ragione: l’aspetto emozionale è molto diverso perché non potrete altrimenti godere di un’esperienza interattiva e personale che mira a stimolare nostalgia e malinconia del passato (che è il tema della canzone). Se guardate il videoclip interattivo, quando vedrete la vostra vecchia casa o quella via in cui giocavate a pallone, piano piano affioreranno dal passato i ricordi della vostra infanzia, rincorrendo l’onda di sensazioni perdute e che per pochi minuti avete ritrovato.

Girato dal regista Chris Milk insieme al Google Creative Lab, sfruttando Google Street View e Google Maps, usa la tecnologia HTML5 (tanto amata da Steve Jobs che vorrebbe sostituirla al Flash), il video ha dato i risultati sperati perché la band indie è prima negli Stati Uniti (156.000 copie vendute in una settimana) e prima in Inghilterra (61.000 copie).
Ho apprezzato molto l’uso sapiente di un filtro seppia sulle immagini di Google Street per rendere uniforme le immagini visualizzate con il videoclip (qui trovate una pagina che descrive le tecniche usate per realizzare questo video interattivo) e molto bella la scena degli uccelli che volano dai rami del messaggio che avete scritto in una finestra ad un’altra (dando un senso di continuità al tutto, in modo da far sembrare un tutto l’uno l’ambiente creato a tempo di musica) con le immagini della via inserita in precedenza, e diventando, poi, alberi cresciuti sull’asfalto.
Vi lascio con la migliore descrizione del video che ho trovato:
Dopo aver inserito l’indirizzo della via dove abitavate da bambini parte un video con un ragazzino che corre, cappuccio della felpa calato. Si aprono altre finestre del browser, a tempo di musica: uno stormo di uccelli che reagisce al movimento del mouse, e soprattutto le immagini della via che avete inserito, inquadrata a volo d’uccello. Al centro della vostra via, lontano, il ragazzino che corre. Le finestre del browser continuano poi ad aprirsi e spostarsi: gli uccelli sorvolano la vostra casa, l’inquadratura si avvicina al portone quando il ragazzo smette di correre, e tutto inizia a girare intorno a lui. Gli uccelli volano via, noi ci allontaniamo di nuovo verso il cielo e sullo schermo appare un foglio bianco, in cui ci viene chiesto di scrivere o disegnare — con mouse e tastiera — un messaggio per il bambino che un tempo viveva lì, con un segno che si disperde poi in rami e rivoli. Lasciato il messaggio si torna nella vostra via, dove gli uccelli si lanciano in picchiata verso la strada, diventando alberi allo scontro con l’asfalto, e ricoprendo di verde la città.
Come visualizzare correttamente su tutti i browser il gadget per Google Friend Connect su WordPress
Oggi ho deciso di inserire sul mio blog il widget per Google Friend Connect per provare il servizio di Google pensato per rendere i siti più sociali. Il vantaggio di usare Google Friend Connect è quello di creare una piccola community su cui far convergere i propri utenti (basta che abbiano un semplice account gmail) e proporre, magari, domande agli utenti che decidono di entrare a far parte di Friend Connect, in modo da conoscere meglio i loro interessi, oppure scambiarsi messaggi privati tra i membri della stessa community.
Interessante è anche la possibilità del proprietario del sito di inviare newsletter agli utenti che partecipano alla community, dividendole anche in base ai loro interessi. Tutte le informazioni raccolte possono anche essere esportate in formato JSON o XML. E’ probabile che presto si integrerà con i flussi di informazioni di Google Wave in modo da alimentare automaticamente la community con nuove discussioni, ma quel che è certo è che uno degli aspetti non proprio secondari è quello di potersi integrare con Google AdSense in modo da poter visualizzare annunci pubblicitari che tengono conto sia dei contenuti del sito, che degli interessi personali espressi in precedenza dai singoli utenti.
Come attivare Google Friend Connect
Rispetto ai primi tempi in cui il servizio era attivo, ora non è più necessario scaricare e inserire nella root del proprio sito web i file rpc_relay.html e canvas.html e l’attivazione è molto semplice. Infatti, dopo essersi loggati con il proprio account Google (che equivale al proprio account Gmail), sarà sufficiente accettare i “Termini di servizio per gli sviluppatori di Friend Connect”

e verrete subito mandati ad una pagina in cui potrete inserire il nome e la url del vostro sito

per poter attivare la vostra nuova community!

Bene, ora non resta altro che creare un gadget che permetta agli utenti del proprio sito di unirsi alla vostra nuova community.

La procedura è molto semplice e guidata

e vi permetterà di creare del codice HTML del tipo:
da inserire nella vostra sidebar (di solito corrisponde al file sidebar.php del vostro tema WordPress). Se volete evitare di mettere mano al codice html, potete installare il seguente widget per WordPress: Google Friends Connect Widget. Dopo averlo attivato dalla pagina dei plugin, nella pagina della Gestione Temi di WordPress trovate la sezione Widget. Qui basterà spostare, con un semplice drag e drop, il widget interessato nella posizione desiderata

e configurare correttamente il proprio “site id“ (quello che nel codice html compare in fondo dopo “site:“)

Problema di visualizzazione del gadget di Google Friend Connect
In realtà tutto questo è in linea teorica, perché sia usando il widget per WordPress, sia inserendo il codice html fornito dalla pagina di Google Friend Connect, questo è stato il risultato visualizzabile sui browser che uso solitamente sul mio Macbook Pro: Safari 4.0.4 e Firefox 3.5.6.

Sembra, infatti che su alcuni browser il gadget di Google non venga visualizzato correttamente (da quanto leggo sembra che Firefox avrebbe dovuto visualizzare correttamente il gadget ma probabilmente il browser testato era per Windows).
Per rendere visibile il gadget su qualsiasi browser di qualsiasi sistema operativo è sufficiente inserire il seguente codice html subito prima del tag di chiusura </body> (e quindi, nel caso di un tema standard per WordPress, troverete il tag richiesto nel file footer.php della cartella del vostro template) in moda da istruire il browser ad usare il parser Prototype JSON invece che quello Native JSON.
e questo sarà il risultato!

Ora che finalmente è attiva la funzione di Friend Connect, cosa aspettate: cliccate sul pulsante “Login” che trovate nella colonna qui a lato ed entrerete anche a voi far parte della community di Levysoft!
Come disinstallare GoogleSoftwareUpdateAgent installato silenziosamente dal nuovo Google Chrome per Mac OS X
Come per ogni prodotto Google per Mac OS X, da Picasa a Google Earth, anche l’attesissimo Google Chrome per la piattaforma della mela morsicata, installa silenziosamente il GoogleSoftwareUpdateAgent (prontamente segnalato dall’ottimo firewall LittleSnitch) nella cartella Library della propria Home Directory.
Francamente avere qualcosa che gira in background nel mio sistema (anche se magari si attiva solo all’avvio della macchina) che non reputo essenziale (la presenza di nuovi aggiornamenti di Chrome si può benissimo verificare dal browser stesso, mentre GoogleSoftwareUpdateAgent si occupa più che altro degli aggiornamenti di componenti e plugin come Google Gears) e, perdippiù, che è stato installato senza alcun avviso (probabilmente è stato lo stesso browser ad installarlo poiché l’installazione di Chrome è avvenuto col classico drag & drop della app nella cartella Applicazioni), è una cosa che non mi piace avere.

Se anche voi siete della mia stessa idea, allora dovete sapere che per disinstallare GoogleSoftwareUpdateAgent basterà lanciare questo comando dal Terminale:
che altro non farà che cancellare il file risorsa GoogleSoftwareUpdate.bundle dalla directory ~/Library/Google/GoogleSoftwareUpdate/.
Infatti, questa è la situazione prima:

e questa dopo aver lanciato il comando da Terminale:

Questo per Google Chrome: pare però che altri applicativi Google installino i propri componenti sotto la root invece che nella home directory dell’utente. In questo caso, sarà sufficiente lanciare il seguente comando con i privilegi da amministratore:
Ma il problema non è ancora risolto, in quanto Google Chrome reinstalla l’update engine ad ogni avvio dell’applicativo e la prossima volta che avvierete il vostro Mac (attenzione: dalle mie prove pare che GoogleSoftwareUpdateAgent parte solo una volta al giorno al primo riavvio di sistema) verrà ricreato il file risorsa GoogleSoftwareUpdate.bundle!
Quindi, se volete prevenire altri “incidenti” di questo tipo, dovremo seguire questa altra semplice procedura per non far ricreare più GoogleSoftwareUpdate engine.
In pratica, occorre cancellare la directory ~/Library/Google/GoogleSoftwareUpdate/ e al posto suo creare un file (in unix un file e una directory sono la stessa cosa) con lo stesso nome (GoogleSoftwareUpdate)

e dargli i diritti di root,

in modo che la prossima volta che si riapre Google Chrome (ma anche Google Earth), questi saranno impossibilitati nel ricreare la cartella.
Ecco i comandi da lanciare sempre nel Terminale, nel caso di engine installato nella home directory dell’utente (se fosse presente anche nea root basterà semplicemente avere cura di modificare il percorso dei file):
Ora potete finalmente godervi il vostro nuovo browser sul vostro Mac!
Disponibili 23 Inviti per la beta pubblica di Google Wave
Lo so, non è molto originale, la blogosfera oramai pullula di post che regalano inviti per la beta pubblica Google Wave. Ma, dopo la prima manciata di amici che ancora non avevano ricevuto un invito a provare Google Wave, ho ritenuto giusto regalare i restanti ai primi 23 affezionati lettori di Levysoft! Per cui affrettatevi: lasciate il vostro commento in calce a questo articolo e presto vi arriverà un invito
Per chi non lo sapesse ancora, Google Wave è l’innovativo strumento personale di comunicazione e collaborazione messo a punto dall’azienda di Mountain View e considerato, da molti, il futuro della comunicazione online:
Si tratta di una applicazione web, di una piattaforma e di un protocollo di comunicazione pensato per riunire email, messaggistica istantanea, wiki e social network. È fortemente orientato alla collaborazione real-time, supportato da estensioni che possono fornire, ad esempio, un solido controllo ortografico e grammaticale, la traduzione automatica tra 40 diverse lingue, e diverse altre estensioni. Basato sul protocollo XMPP, per far sì che chiunque possa costruire un client o un server, il suo obiettivo è quello integrare il flusso di informazione, che va a generarsi dalle nostre conversazioni, in un unica piattaforma.
Grazie a Google Wave è possibile permettere la comunicazione e collaborazione in tempo reale tra più persone (gli utenti potranno scambiarsi testi, immagini, video, musica e conversare, in real time) con la possibilità di “riavvolgere” la conversazione e vedere quello che è stato discusso nei giorni precedenti.
Per una sintesi delle 15 caratteristiche principali di Google Wave, vi rimando a questo filmato:
La cosa che forse non tutti sanno e che da appassionato di serie di fantascienza mi ha fatto davvero piacere, è che il curioso nome è ispirato alla serie televisiva Firefly dove il nome Wave indica una comunicazione elettronica (spesso riferita a una chiamata o a un messaggio video). Infatti, durante la fase di sviluppo sono stati numerosi i riferimenti a questa serie.
UPDATE: Inviti terminati il 15 dicembre 2009, ma non appena Google me ne concederà altri, sarò ben lieto di distribuirne un altro po’.
L’UFO di Google e il criptico messaggio alla Lost lanciato su Twitter. Trovata la soluzione nel 20° anniversario del videogioco Zero Wing
Quest’anno sono andato in vacanza per una decina di giorni che ho passato rigorosamente senza internet. Nonostante molti alberghi, almeno nella loro hall, dispongano di accesso Wi-fi, il mio non aveva alcuna traccia di collegamento alla grande Rete (e molto spesso non guardavo neanche la televisione) e per me è stato un bene (una volta scrissi su come fosse passare 3 giorni senza internet). Io sono sempre stato dell’opinione che durante le vacanze bisogna staccare la spina e fare quello che non si fa durante l’anno: e così mi sono divertito con la mia bimba rigorosamente offline. Il problema, però, è che quando si ritorna connessi si è travolti da una tale quantità di informazioni che spesso si può rischiare di soccombere: dalla acquisizione da parte della Disney della Marvel, alla nuova Playstation 3 Lite, fino ad arrivare all’UFO nel logo di Google.

Ed è stato quest’ultimo fatto ad aver acceso la mia curiosità: come può un semplice logo su Google, che ne cambia almeno uno al mese in occasione di varie ricorrenze (Google Doodles), far interrogare la Rete sul reale significato di quella immagine?
Il Google Doodle dedicato all’UFO
Ma andiamo per gradi: sabato 5 Settembre 2009 il logo di Google è cambiato per 24 ore e questa volta era stato, inspiegabilmente, dedicato agli UFO poiché era stata disegnata una navicella aliena mentre “rapiva” una delle “o” di Google (le famose abduction che la letteratura del genere ci insegna). Ma se quel giorno aveste passato il cursore del mouse sull’immagine, per la prima volta non avreste trovato alcuna spiegazione. Se poi aveste cliccato sul logo, il motore di ricerca vi avrebbe portato su una serie di pagine dedicate ai misteri inspiegabili ma senza alcun preciso riferimento al 5 settembre. Ed ecco che il mistero prende piede. Perché l’hanno fatto? A che cosa si voleva alludere?
La cosa comunque singolare è che il logo è stato cambiato solo in alcune localizzazioni di Google, ovvero in Italia, Argentina, Cile, Peru, Venezuela, Messico, Inghilterra e Germania.
Google e Twitter
Ma il mistero si infittisce di domande, quando qualcuno fa notare che il giorno prima, il 4 settembre 2009 alle ore 9.02 pm, sulla pagina Twitter di Google compare questo criptico messaggio, una sequenza numerica alla Lost, subito seguita dal link all’immagine della nuova homepage di Google:
1.12.12 25.15.21.18 15 1.18.5 2.5.12.15.14.7 20.15 21.19

Ventuno numeri divisi in cinque sequenze puntate. Con una semplice sostituzione alfa-numerica, in cui 1 è sostituito con la A e così via, si ottiena la seguente criptica frase:
All your o are belong to us.
ovvero, traducendo approssimativamente in italiano,
“Tutte le tue “o” appartengono a noi”.
I più attenti avranno notato che il messaggio di Google su Twitter, sembra quasi una sfida verso quest’ultimo: Google si prepara forse ad una acquisizione di Twitter (peraltro già tentata nel Marzo del 2009)? Questa ipotesi sembrerebbe confermata da quanti fanno notare che, nonostante la parola Twitter non abbia alcuna O, ne ha invece due la società che nel marzo del 2006 creò il social network dove si “cinguetta”: la Obvious Corporation di San Francisco.
Il mistero della frase e Zero Wing
Ma se qualcuno di voi conosce bene l’inglese, avrà capito che prima ho scritto “traducendo approssimativamente in italiano” perché la frase in inglese: “All your o are belong to us.” non è grammaticalmente corretta poiché, in realtà, una sua traduzione letterale suonerebbe così:
tutte le tue/vostre “o” sono appartenere a noi!
Ma questo, evidentemente, è un errore voluto e solo i più attenti saranno riusciti ad arrivare fino al 1989 in cui uscì per il Sega Mega Drive la versione europea del videogioco Zero Wing (Toaplan 1989). Ebbene in questo gioco erano presenti alcuni errori di traduzioni nella versione in lingua inglese del videogioco giapponese veramente divertenti (tanto da far nascere il termine Engrish per indicare l’inglese scorretto scritto o parlato da giapponesi o altri asiatici) producendo frasi essenzialmente nonsense tra cui la famosa:
All your base are belong to us
che la si potrebbe tradurre in italiano come “tutta la vostra base sono appartenere a noi!“.
Ripetuta a scopo goliardico attraverso i media (talvolta abbreviata in “all your base” o “AYBABTU”), ne scaturì, imprevedibilmente, un fenomeno di Internet di immense proporzioni, tanto da essere ripresa anche da alcuni gruppi musicali nei loro album, da moltissimi videogiochi, in alcuni libri, in un episodio di Futurama, in una scena tagliata del film Waking Life, in un easter egg del videoregistratore TiVo e, nel 2006, anche su Youtube quando il sito era in manutenzione. Insomma il caso di della propagazione di “AYBABTU” nella cultura viene spesso preso come esempio per illustrare la possibile evoluzione di un meme.

Ebbene, indovinate in quale giorno cade il ventennale dell’anniversario della pubblicazione nel paese del Sol Levante del videogioco Zero Wing? Esattamente il 5 settembre 2009!
Alla faccia di tutti coloro che credevano fosse in corso una invasione aliena segreta (magari alla Orson Welles), o che si festeggiasse l’anniversario di qualche rapimento alieno famoso, o, infine, che si facesse un omaggio alla first lady del Giappone, la signora Miyuki, che in un suo libro la donna affermava di essere stata rapita dagli alieni. La spiegazione era in realtà meno fantasiosa ma al contempo meno intuibile per tutti e quindi più criptica.
In realtà, il fatto che il Google Doodle sia apparso solo in alcuni paesi tra cui l’Europa, potrebbe far riferimento proprio alla versione incriminata del videogioco Zero Wing scritto in Engrish, che era appunto quella europea.
E l’anniversario di Google?
Enigma risolto? Probabilmente si, anche se forse non molti hanno notato che, almeno stando alla pagina di Wikipedia relativa al 4 Settembre, questo è il giorno in cui Google è stato fondato da Larry Page and Sergey Brin.
1998 – Google is founded by Larry Page and Sergey Brin, two students at Stanford University.
Che sia quindi una sorta di doppio anniversario? Il 4 Settembre, anniversario di Google, su Twitter si lancia la prima criptica pietra. Il 5 Settembre, 20° anniversario del gioco Zero Wing e della frase tormentone dell’ultimo secolo (almeno per i paesi anglofoni), si lancia la seconda pietra, direttamente correlata alla prima!
Epilogo
Quel che è certo è che con una sola serie di numeri e con una semplice immagine, Google è stato in grado di creare in soli due giorni, un meme che ha fatto il giro del mondo (pensate che è stato già creato un sito internet con tutte le possibili ipotesi: www.googleunexplainedphenomenon.com).
La domanda nasce spontanea: è stato solo un gioco oppure è l’ennesima dimostrazione, in versione questa volta ludica, di quanto sia potente e influente nella vita di tutti i giorni questo motore di ricerca?
Peters Vs Mercatore: quando le cartine geografiche che conosciamo sono sbagliate. Alla ricerca della migliore rappresentazione dei continenti del nostro pianeta
Oggi inizierò questo articolo con una domanda: tra Europa e Sud America, quale delle due ha la superficie più ampia? Se non avete una buona memoria vi metto a disposizione una cartina geografica da consultare, di quelle che avete sempre visto nei libri di scuola:

La risposta, ovviamente, è Sud America che ha una superficie quasi 2 volte più estesa del nostro vecchio continente!

Come, la vostra risposta non è stata questa? La cartina sembra dire tutt’altro? Vi starete domandando se vi ho messo una cartina finta o se vi abbia dato una risposta volutamente errata, inventandomi i dati? Tranquilli, nessuno vi sta prendendo in giro, o almeno non volutamente. Quella che vi ho mostrato è semplicemente la classica carta geografica presente nei libri, nelle riviste, negli atlanti, nei giornali di tutto il mondo e perfino su Google Maps, ed è chiamata Carta di Mercatore. E’ sicuramente una bella cartina, ma come ogni mappa di proiezione che tenta di rappresentare una superficie curva su un foglio piano, la forma della mappa stessa altro non è che una distorsione della reale forma della superficie terrestre; nel nostro caso, la distorsione influenza le proporzioni dei continenti, tanto che siete stati tratti in inganno facilmente. Ma nonostante questo oramai fa parte del nostro immaginario collettivo, poiché si è trasformata in una proiezione mentale standard per il mondo occidentale.
Ora un altra curiosità: dove è posizionata la Germania? Se ci fate caso è esattamente al centro della cartina geografica. Vi siete mai chiesti come mai? E’ quella la sua reale posizione sul globo terrestre? Ebbene, se vi dicessi di no, forse ora non vi stupireste più di tanto, soprattutto quando vi farò notare che la Carta Mercatore è stata disegnata nel 1569 da Gerard De Kremer (nome in seguito latinizzato in Gerardus Mercator), un cartografo tedesco (fiammingo di nascita ma di famiglia di origine tedesca, tanto che visse gran parte della sua vita in Germania), che ovviamente ha messo il proprio paese al centro del mondo! Ma se la Germania è esattamente al centro, l’Equatore che, per definizione (“L’equatore è la circonferenza massima della superficie di un corpo celeste perpendicolare all’asse di rotazione e quindi equidistante dai poli“), doveva essere al centro, è, per forza di cose, spostato molto più in basso!

Ora, dopo avervi, smontato il mito della cartina geografica come visione reale del mondo, devo proporvi anche una soluzione, offrendovi una proiezione che meglio si adatti alla reale conformazione, posizione e dimensione dei continenti. Come potete verificare voi stessi, siccome la terra è una sfera (o quasi), la più grande sfida per i cartografi è sempre stata poterla rappresentare in una superficie piana. Esistono infatti centinaia proiezioni diverse, ciascuna con i propri vantaggi e difetti. Per diversi anni sono state sviluppate diverse proiezioni ed anche se qualcuna ha avuto più successo delle altre, tutte contengono errori e deformazioni. Su WIkipedia, ho trovato questa cartina che, rispettando maggiormente le varie proporzioni e posizione, mostra comunque una terra leggermente curva ai poli

in cui la riga celeste sta ad indicare l’Equatore mentre le due righe blu scuro stanno ad indicare i due tropici (Tropico del Cancro e Tropico del Capricorno).
E’ a questo punto che, nel 1973, entra in scena Arno Peters, uno storico e cartografo tedesco, sensibile dell’equità economica e politica per tutte le popolazioni mondiali, che, vedendo che ogni proiezione porta con sè delle inevitabili discrepanze rispetto alla realtà, propose una nuova proiezione cartografica della terra, in contrapposizione a quella, più utilizzata, di Mercatore, denominata appunto “Carta di Peters“, in cui vengono rispettate le proporzioni tra le superifci dei continenti, ponendo, in tal modo, sullo stesso piano paesi industrializzati con quelli del Terzo Mondo.
Ecco, infine, come si vedrebbe il mondo con la Carta di Peters:

La Carta di Mercatore
La proiezione di Mercatore è una proiezione cartografica conforme e cilindrica. Essa è diventata la proiezione cartografica più usata per le mappe nautiche per la sua proprietà di rappresentare linee di costante angolo di rotta (linee lossodromiche) con segmenti rettilinei. Mentre la scala delle distanze è costante in ogni direzione attorno ad ogni punto, conservando allora gli angoli e le forme di piccoli oggetti (il che rende la proiezione conforme), la proiezione di Mercatore distorce sempre più la dimensione e le forme degli oggetti estesi passando dall’equatore ai poli, in corrispondenza dei quali la scala della mappa aumenta a valori infiniti.

Come in ogni proiezione cilindrica, paralleli e meridiani sono rappresentati da linee rette perpendicolari tra loro. Realizzando questo, l’inevitabile distorsione est-ovest della mappa, che aumenta con la distanza dall’equatore, è accompagnata da una identica distorsione nord-sud, tale che in ogni punto di posizione, la scala delle distanze est-ovest è la stessa della scala nord-sud, rendendo la proiezione conforme. Una mappa di Mercatore pertanto non può mai coprire pienamente le aree in prossimità dei poli, in quanto qui la scala delle distanze assume valori infiniti. Essendo una proiezione conforme, gli angoli sono preservati a partire da ogni posizione, mentre la scala delle distanze varia da punto a punto, distorcendo la forma degli oggetti geografici. In particolare, le aree prossime ai poli ne sono più affette, rendendo una immagine del pianeta tanto più distorta quanto più ci si avvicini ai poli. In pratica, a latitudini maggiori di 70° nord o sud, la proiezione di Mercatore è praticamente inutilizzabile!
Queste proprietà, però, rende la proiezione di Mercatore particolarmente adatta alla navigazione marica: rotte e puntamenti sono misurare mediante rosa dei venti e goniometro, e le corrispondenti direzioni sono facilmente trasferite da punto a punto della mappa con l’aiuto di un regolo parallelo o un paio di squadrette di navigazione.
Distorsioni della Carta di Mercatore
La sfericità della Terra rende difficile rappresentarne l’intera superficie su un’unica cartina (detta appunto “plani-sfero“). La proiezione di Mercatore, dovendo rappresentare una superficie curva su un foglio piano, ha il problema di esagerare le dimensioni delle aree lontane dall’equatore. Ecco una rappresentazione dell’effetto di distorsione delle aree della Carta di Mercatore.

Da qui si evince, per esempio, che:
- la Groenlandia è rappresenta con un’area equivalente a quella dell’intero territorio dell’Africa, quando in realtà l’area di quest’ultima è approssimativamente 14 volte quella della Groenlandia.
- l’Alaska è rappresentata con un’area simile se non superiore a quella del Brasile, quando l’area del Brasile è in realtà più di 5 volte quella dell’Alaska.
- la Finlandia è rappresenta avente una estensione Nord-Sud più grande di quella dell’India, quando nella realtà è vero il contrario.
Su Peters Map trovate altri esempi con le relative cartine geografiche.
Benché la proiezione di Mercatore è ancora di uso comune per i naviganti, dovuto alle sue proprietà uniche, i cartografi sono d’accordo nel ritenere che essa non è adatta ad una rappresentazione globale dell’intero pianeta, dovuta ai suoi effetti di distorsione delle aree. In conseguenze di tali critiche, i moderni atlanti geografici non usano più la proiezione di Mercatore per le mappe dell’intero pianeta e per aree distanti dall’equatore, preferendo altre proiezioni cilindriche o qualche forma di proiezione sinusoidali (area uguale). In generale si può dire che le proiezioni cilindriche siano efficaci per rappresentare le zone comprese tra i Tropici, le coniche per le latitudini medie e le prospettiche invece per le latitudini alte. La proiezione di Mercatore, invece, è ancora comunque comunemente usata per aree vicino all’equatore dove la distorsione è minima.
La Carta di Mercatore e Google Maps
Pensate che, però, perfino Google Maps (ma anche Virtual Earth di Microsoft), attualmente, non è immune da errori ed usa una proiezione di Mercatore per le sue immagini (in particolare usa la Mercatore Sferica, mentre ha usato una proiezione equirettangolare fino a 22 Luglio 2005). Infatti, nonostante la sua distorsione di scala relativa, la Mercatore si adatta bene per una mappa del mondo interattiva che può essere spostata e scalata senza cuciture di giunzione su mappe locali.

La Carta di Peters
Visto che la la Carta di Mercatore, è stata concepita essenzialmente per agevolare il tracciamento di rotte sulla superficie terrestre e che, per le sue modalità di costruzione, non mantiene le effettive proporzioni tra le superfici dei vari continenti, la Carta di Peters, invece, è stata realizzata per mantenere tali proporzioni, attraverso una scomposizione del mondo in 100 parti orizzontali e 100 verticali per un rapporto di scala di 1:635.500.000 (ossia un centimetro quadrato equivale a 63.500 km quadrati di superficie reale) e a una rappresentazione che mantiene sempre ortogonali, su un piano a due dimensioni, i meridiani e i paralleli, a scapito però della precisione nella rappresentazione delle distanze verticali. In particolare, la Carta di Peters mantiene corretto il rapporto della distanza di qualsiasi punto dall’equatore.

Le ragioni di Arno Peters
Quando in Germania nel 1974 Arno Peters convocò la conferenza stampa per annunciare al mondo la sua nuova rappresentazione del mondo (la proiezione ancora nota come Carta di Peters) il dibattito esplose.
Inizialmente, poiché la proiezione di Peters mostrò più esattamente le dimensioni dei paesi in via di sviluppo, le organizzazioni caritatevoli gli diedero il loro sostegno, tanto che taluni avevano avuto anche l’ardire di richiedere il divieto di usare, con tutti i mezzi a disposizione, la proiezione di Mercatore, poiché, oltre ad essere antiquato e inesatto nel rappresentare le masse continentali del mondo, si credeva che fosse un simbolo superato del colonialismo.
Era l’epoca delle grandi scoperte geografiche: l’Europa intraprendeva vasti commerci con le Indie e con il Nuovo Mondo, a proprio vantaggio, ma a svantaggio delle popolazioni africane, americane e asiatiche, che si trovarono a subire pesanti processi di colonizzazione e sfruttamento. Il disegno del mondo realizzato da Mercatore sacrifica l’esattezza delle superfici a vantaggio della precisione degli angoli, e quindi della distanza delle rotte: pone quindi sulla carta l’idea dell’Europa come centro economico e politico del pianeta, tanto che riesce a dare, involontariamente, una immagine del mondo totalmente falsata: i continenti dell’emisfero Nord (Boreale) appaiono molto più grandi di quelli dell’emisfero Sud (Australe). Ad esempio, l’Europa sembra più vasta dell’America Latina, che invece ha una superficie più che doppia; la Scandinavia sembra più grande dell’India, che in realtà è tre volte più estesa. Ne consegue che la rappresentazione del mondo che siamo abituati a vedere fa sembrare più importanti i paesi in cui prevale la razza bianca: si tratta, in sostanza, di una visione “eurocentrica”. Ed era proprio questo che Peters credeva: che questo errore aveva condotto molti nel mondo sviluppato ad ignorare le lotte e i problemi di grandi nazioni vicino all’Equatore.
Peters, quindi, affermava che la sua mappa per ‘aree equivalenti’ – in cui cioè i paesi del mondo sono raffigurati mantenendo i loro reciproci rapporti di superficie, quindi la loro corretta proporzione equivalente – rendeva giustizia ai paesi del mondo (e in particolare a quelli del continente africano), in quanto ne rappresentava la superficie in modo accurato, contrariamente a quanto facesse la proiezione di Mercatore. In questo modo si evidenziava il ruolo importante che il Sud del mondo svolge nell’economia del pianeta e, indirettamente, si afferma che tutte le culture e tutti i popoli hanno pari dignità ed importanza.
A sostegno di queste tesi, c’era anche chi azzardò a proporre una carta di Peters con un altro punto di vista: capovolta! Una mappa in cui l’Australia si trovava in alto a nord e l’Europa in basso a sud, capovolgendo di fatto la posizione dei poli. Chi dice che il Polo Nord deve stare per forza in alto? Ecco come vedevano loro il mondo:

Questa mostrata non è la versione upside down map di una proiezione di Peters ma una proiezione Van der Grinten che comunque rende l’idea. Ho comunque estratto da un fotogramma di un episodio di The West Wing (vedi l’ultimo paragrafo) la carta di Peters capovolta:

Gli errori di Arno Peters
Tuttavia, i sostenitori della cartografia di Peters, avevano in parte torto, in quanto non consideravano il periodo storico in cui fu creata la Carta di Mercatore e il motivo per cui fu realizzata. Quello che Peters e i suoi sostenitori, volevano ignorare è che la proiezione di Mercatore era stata concepita, essenzialmente, come strumento di navigazione dei marinai europei, agevolando, di fatto, il tracciamento delle rotte sulla superficie terrestre. Quindi, poiché la proiezione è stata realizzata per essere usata dai navigatori europei, era logico e molto più sensato mostrare l’Europa più grande di quello che realmente era. In pratica, questa scelta, non era una dichiarazione politica ma semplicemente una decisione presa per facilità di uso.
La Carta di Peters continua ad avere grandi sostenitori e accaniti detrattori. Tra i detrattori troviamo chi voleva togliere la paternità della proiezione ad “aree equivalenti” ad Arno Peters, in quanto, era essenzialmente la stessa mappa inventata nel 1855 da un cartografo chiamato James la Gall. In effetti, molti riconobbero questa somiglianza e da qualche anno la proiezione di Peters viene più giustamente definita la proiezione di “Gall-Peters” (su Wikipedia trovate in inglese una esaustiva trattazione a riguardo).
Oggi la polemica è oramai sfumata, in quanto entrambe le proiezioni sono difettose ed entrambe sono cadute in disuso sostituite da proiezioni più precise: nelle aule di scuola, oggi, probabilmente vedrete, appese alle pareti, le proiezioni di Robinson (proiezione modificata utile nel rappresentare l’intero globo)

o la proiezione di Winkel Tripel.

Infatti, anche se per nobili fini, allo scopo dare una visione del mondo socialmente meno ingiusta, la carta di Peters, come qualsiasi altra proiezione, contiene errori e deformazioni, e, probabilmente, è la dimostrazione che anche la carta di Peters è frutto di una manipolazione politica! Ciò lo si può intuire se si considera il contesto storico in cui visse Arno Peters: erano gli anni sessanta e settanta del novecento: gli anni della contestazione, del pacifismo, della guerra in Vietnam e degli oppositori delle grandi potenze; l’opinione pubblica era stanca della guerra fredda, del clima di terrore, era in atto la terza ondata di decolonizzazione. Si può, quindi, dire che Peters abbia creato la carta giusta al momento giusto, perché con la sua carta riflette perfettamente quella situazione, la sua proiezione è l’immagine di quella situazione, è la rivincita dei vinti!
Il merito della Carta di Peters
Vale, però, la pena ricordare che la cartografia di Peters ha avuto l’indubbio merito di aver spiegato in maniera semplice e visuale ad un pubblico di non-geografi o cartografi, come ogni carta geografica sia l’inevitabile frutto di scelte e compromessi. Non esiste una proiezione migliore di un’altra, nessuna lo è in senso assoluto, poiché dipende da cosa uno ritiene importante rappresentare.
Con la cartografia di Peters, anche l’uomo comune ha appreso che le nostre conoscenze geografiche si basano sul lavoro fatto secoli fa da dei cartografi, che rappresentarono il mondo come quando era dominato degli europei nel 1500. Ancora oggi le carte geografiche sono lo specchio di una dominazione che è già terminata molti anni fa. L’esempio più eclatante di questo tipo di dominazione compare nei termini utilizzati dagli europei in cartografia. L’espressione “medio oriente” fu coniata dagli europei per riferirsi alla penisola arabica. Questa terminologia riflette una visione eurocentrica, che considera l’Europa come il punto di riferimento centrale per il resto del mondo. E’ stato a partire dall’Europa che si è deciso cosa era il nord, il sud, l’est e l’ovest ed anche le distanze: vicino oriente, medio oriente, estremo oriente. L’influenza europea è tanto forte che ancora ai nostri giorni si utilizzano queste espressioni.
The West Wing
Spero che non vi siate annoiati nella lettura di questo articolo. Se siete arrivati a leggere fin qui, allora vi meritate un premio. In una puntata della serie televisiva The West Wing (in particolare nell’episodio 16 della Stagione 2 dal titolo “Alto tradimento”) vi è una simpatica scenetta dove lo staff del Presidente degli Stati Uniti, nel giorno dedicato al ricordo del grosso blocco di formaggio di Andrew Jackson (quando per un giorno aprì le porte della Casa Bianca al popolo) incontra un gruppo di Cartografi che propongono al Presidente di cambiare tutte le cartine di Mercalli con quella più consona di Peters. In questi due video troverete, sintetizzati, tutti gli argomenti che vi ho trattato, dalla visione eurocentrica, alla pari dignità dei continenti fino all’assurda richiesta di capovolgere tutte le cartine! Su Youtube trovai solo una versione inglese, ma fortunatamente sono riuscito a reperire anche l’episodio in italiano (includendo una versione più lunga della scenetta) e l’ho caricato su Youtube. Buona visione!
Parte 1
Parte 2
YouTube Mobile Application: è uscito il client ufficiale per Symbian S60 e Windows Mobile! Ecco la guida passo passo su come installarlo su uno smartphone con Windows Mobile 6
Finalmente Youtube ha rilasciato gratuitamente un client per Windows Mobile 6.x e Symbian S60 3rd Edition (qui la lista dei dispositivi Nokia supportati) per permettere di accedere a YouTube da quasi tutti i palmari e smartphone in commercio. Se fino a poco tempo fa era possibile farlo nativamente solo da un iPhone/iPod Touch o da un HTC Touch Diamond (tanto che su xda-developers erano riusciti ad estrarre dalla ROM HTC l’applicazione per metterla a disposizione, più o meno legalmente, su tutti i dispositivi con Windows Mobile) o attraverso qualche piccolo tip, ora la nuova versione 2.0.2 dell’applicativo ufficiale YouTube Mobile Application amplierà lo spettro di clienti rendendo fruibile il portale di video praticamente a quasi tutti i dispositivi mobili avanzati esistenti in commercio (con pieno supporto agli schermi ad alta risoluzione VGA e simili), offrendo una migliore qualità video, velocizzando lo streaming grazie alla ottimizzazione per le reti mobili Wi-Fi o 3G, rendendo di fatto meno complicato vedere i video di YouTube sul proprio telefonino.
Già qualche mese fa, YouTube aveva comunicato di aver reso disponibile all’indirizzo m.youtube.com/ il supporto ad Adobe Flash Lite 3 (supportato, al momento, solo dai cellulari più recenti), ma l’apertura del portale a due delle principali piattaforme mobili sul mercato, è un evento rivoluzionario sul fronte accessibilità e ci ricorda quanto Google abbia la volontà di offrire la migliore esperienza di fruizione di YouTube su qualsiasi dispositivo, computer, televisore o telefono cellulare. In quest’ottica rientra anche YouTube TV, il servizio che permette di visualizzare i video e gestire i comandi direttamente dal telecomando della nostra console WII o Playstation 3, simulabile dal proprio browser Safari (abilitando il menu Sviluppo -> User Agent -> Altro…) o Firefox (installando il plugin User Agent Switcher) impostando uno dei due seguenti User Agent:
Mozilla/5.0 (PLAYSTATION 3; 2.00)
oppure
Opera/9.23 (Nintendo Wii; U; ; 1038-58; Wii Internet Channel/1.0; en)
Tornando a YouTube Mobile Application, c’è però da dire che, purtroppo l’applicazione non è per ora disponibile per l’Italia ma soltanto per Australia, Irlanda, Nuova Zelanda, Regno Unito e Stati Uniti; è comunque possibile scaricarla ugualmente collegandosi dal browser del proprio device mobile all’indirizzo http://m.youtube.com e cambiando la propria lingua predefinita in Inglese, in attesa di un rilascio in lingua italiana.
Come installare YouTube Mobile Application su Windows Mobile
Aprire dal browser del proprio smartphone la pagina: http://m.youtube.com

Verrà mostrata la versione di Youtube ottimizzata per i dispositivi mobili. Sotto al campo di ricerca troverete un link da cliccare: “Guarda Youtube sul tuo cellulare“:

Almeno finché non verrà rilasciato da Google una versione per l’Italia, al momento, dopo aver cliccato sul link sopra indicato verrà mostrata questa pagina che ci avverte che non è disponibile la versione per il nostro dispositivo.

In realtà questa schermata potrebbe trarre in inganno chiunque perché non si dice che non è disponibile una versione per la lingua italiana dell’applicativo (e ovviamente anche il conseguente supporto alla localizzazione italiana di YouTube.it) ma sembra quasi che la versione del nostro sistema operativo non sia supportata. Sarà, invece, sufficiente cliccare sul link in basso: “Cambia lingua” per accedere alla seguente schermata:

dove basterà cliccare sul link “English” per essere rediretti verso la seguente pagina per il download automatico dell’applicativo.

Dopo qualche secondo di attesa si aprirà a popup un messaggio che vi chiederà conferma del download in corso.

Cliccando sul tasto “Salva con nome…” potrete decidere dove salvare il file (che altro non è che un file .CAB installabile su tutti i terminali con Windows Mobile)

Essendo un file .CAB si aprirà automaticamente la schermata di istallazione dell’applicativo (altrimenti basterà posizionarsi sulla cartella in cui si è salvata l’installazione dell’applicativo e fare doppio click sul file .cab) che chiederà dove installarlo (sul Dispositivo o sulla Scheda di Memoria): a voi la scelta in base alle vostre esigenze e allo spazio libero a disposizione sulla periferica.

Dopo che ha effettuato la copia dei file nella directory di destinazione desiderata, l’installazione sarà portata a termine in pochi secondi.

Ora sarà sufficiente andare nella cartella Programmi del proprio dispositivo mobile, dove troverete l’icona dell’applicazione appena installata:

Quando si lancerà per la prima volta l’applicazione YouTube Mobile Application verrà chiesto di selezionare la propria regione di appartenenza: selezionate United Kingdom o United States

e vi verranno mostrati, in inglese, i termini e le condizioni da accettare prima di poter proseguire.

Infine, vi verrà mostrata una ultima schermata di avviso che vi avvertirà che se non accediamo con connessione wireless, dal momento che lo streaming consuma un gran quantità di dati, prima di usarlo è necessario avere un abbonamento flat per il proprio terminale mobile, altrimenti si rischia di spendere molte decine di euro per visionare qualche minuto di filmato.

Finalmente ora potrete accedere alla schermata principale dell’applicativo YouTube Mobile Application dove potrete trovare un campo per ricercare i video, con lo storico delle parole chiave già immesse, oppure potrete selezionare i contenuti più visti, quelli che hanno ricevuto maggior gradimento e gli ultimi caricati.

Simpatica la visualizzazione a scorrimento laterale delle anteprime dei video ricercati (a mo’ di CoverFlow semplificato). Una volta scelto il video, si accede alla pagina che lo descrive brevemente

e dal quale è possibile lanciare la visualizzazione, che va automaticamente a schermo intero e in modalità landscape, con prevenzione dello spegnimento del dispositivo durante il playback.

Come potete notare il player mostra la barra di scorrimento del video, permette la visione a pieno schermo con un doppio click ed assomiglia molto a quello che si visualizza dal browser del proprio pc.
Suggerimenti per migliorare l’applicazione
Al momento, le uniche pecche di YouTube Mobile Application sono, oltre al mancato supporto ufficiale per l’italiano (che ci costringe, per eseguire l’installazione sui nostri device, di accontentarsi della versione inglese del programma e di non poter accedere alla versione localizzata di Youtube.it), anche la mancanza della possibilità di loggarsi con il proprio account in modo da accedere ai servizi più avanzati del noto portale, e l’impossibilità di accedere ai Canali di Youtube. Si sente anche molto la mancanza di un link per scaricare i video in modo da poterli guardarli offline (qui trovate un modo alternativo per farlo con il sito MobyTube) e l’impossibilità di visualizzare i suggerimenti ai video simili.
Google, comunque, ha garantito che saranno a breve disponibili diversi aggiornamenti dell’applicativo, che saranno notificati automaticamente dal programma.
La psicologia della ricorrenza numerica: 1234567890 Day, il Bug del 2038 e altre celebrazioni numeriche
Alle ore 3:31:30 PM dello scorso venerdi 13 febbraio 2009 (in Italia, a causa del fuso orario, erano le 00:31:30 del 14 Febbraio 2009), l’orologio interno dei sistemi Unix (e quindi anche Mac OS X) ha raggiunto il valore, non indifferente, di 1234567890 secondi. Infatti, come è noto, nei sistemi operativi Unix e Unix-like il tempo viene rappresentato come offset in secondi rispetto alla mezzanotte (UTC) del 1º gennaio 1970 (definita epoca o Epoch Time). Quindi, contando il tempo a partire dall’Epoch Time ad oggi sono appunto passati 1.234.567.890 secondi. Questo tipo di rappresentazione ha il vantaggio che, oltre che ad essere compatta, è indipendente dai fusi orari, ed è quindi direttamente confrontabile anche tra calcolatori situati a grandi distanze geografiche tra loro, ed evita di dover effettuare aggiustamenti nel caso ad esempio di dati trasmessi da un fuso orario all’altro. L’unico svantaggio è che, per averne una rappresentazione sotto forma di data e ora locali, è necessario effettuare una conversione (sempre comunque lasciata al sistema operativo).
1234567890 Day
Sebbene, questo evento non abbia nulla di realmente universale (è stato un convenzione comune decidere di iniziare a far scandire arbitrariamente l’orologio interno del cuore dei sistemi operativi Unix dalla data del 1970, ma c’è chi nota come lo scandire dell’Epoch Time sia approssimativamente vicina allo sbarco sulla Luna), l’evento ha suscitato un valore mediatico minimo, ma, al contempo, ha coinvolto i geek più puri di tutto il mondo (dai syadmin ai consulenti IT fino ad arrivare al semplice appassionato di Linux), in una maniera che solo internet può regalare con la versione geek del capodanno dell’anno 2000.
Infatti, questa curiosa ricorrenza ha visto persino dei festeggiamenti “ufficiali” da parte di gruppi di utenza e di programmazione in tutto il mondo. Il sito che ha raccolto tutti questi eventi è stato 1234567890day.com con tanto di countdown in homepage, anche se, per la verità, per molti questa ricorrenza altro non era che una scusa per organizzare una vera e propria rimpatriata di amici amanti del pinguino.
La celebrazione di questo particolare evento è stata pianificata in diverse città di tutto il mondo (San Francisco, Vancouver, Seattle, Los Angeles, Nairobi, Vienna, Copenaghen, Budapest, Croazia, etc … ovviamente è mancata una località italiana).

Per chi, comunque, non era riuscito a festeggiare questa singolarità numerica in compagnia, non è mancato il supporto di Digg (con oltre 5005 diggs) e di Twitter che ha unito centinaia di followers (423 per l’appunto) uniti nei festeggiamenti davanti al proprio monitor, magari supportati dalla Desk clock from ThinkGeek, una sveglia capace di visualizzare la data e l’ora in diversi formati, tra cui, oltre quello standard, anche Esadecimale, Ottale, Binario, a Numeri Romani e, ovviamente, nel formato Unix Epoch Time.

In alternativa, il sito Cool Epoch Countdown ha fornito, e fornisce tuttora, in tempo reale lo scandire del tempo in Unix Time.
Se questi festeggiamenti vi sono sembrati assurdi, allora dovete sapere che le frasi più ricorrenti che giravano sulla blogosfera fino a qualche giorno primo, erano tutte di genere apocalittico, come questa:
It’s The End Of The World As We Know It!
There’s a fairly good chance the world is going to end tomorrow…at least the world of Unix
Ovviamente, quando si tratta di cose strane, anche Google ci mette lo zampino e per festeggiare il 1234567890 Day, Google ha proposto uno dei suoi Doodle riportante la scritta
$ date +%s …
1234567890

Per i non addetti ai lavori, “date +%s” è il comando da lanciare sul vostro terminale linux/unix like/mac os x per vedere visualizzata la data nel formato unix time. Per sapere a che ora e che giorno corrisponde una particolare data in unix time, è sufficiente lanciare questo script in Perl (ma potete anche visitare uno dei tanti siti di conversione data/unix time):
perl -e ‘print scalar localtime(1234567890),”\n”;’
Sat Feb 14 00:31:30 2009
Altre celebrazioni numeriche create ad hoc
E se nel lontano 09 Settembre 2001 (2001-09-09T01:46:40Z) si sono festeggiati a Copenhagen in Danimarca (presso il DKUUG), il primo 1.000.000.000 di secondi, allora vi farà piacere che che nel lontano 18 Maggio 2033 alle ore 03:33:20, ricorrerà la celebrazione del Secondo Billenium: 2000000000!
perl -e ‘print scalar localtime(2000000000),”\n”;’
Wed May 18 05:33:20 2033
La cosa buffa è che, giocando con questo piccolo script in Perl, ho scoperto che il 9 Agosto del 2005, è ricorso il Fibonacci Day dei sistemi Unix (ho sostituito la data in unix time con la Successione di Fibonacci, escluso lo zero iniziale, 1123581321):
perl -e ‘print scalar localtime(1123581321),”\n”;’
Tue Aug 9 11:55:21 2005
ma nessuno ne ha mai parlato (o sbaglio?). Forse era una ricorrenza da geek matematici, una specie ancora più rara dei normali geek!
Continuando, possiamo notare che, il 14 Novembre del 2014, si potrebbe festeggiare il Pi Greco Decimal Day per i sistemi Unix (prendendo in esame la prima parte decimale del pi greco):
perl -e ‘print scalar localtime(1415926535),”\n”;’
Fri Nov 14 01:55:35 2014
Come vedete, i motivi per festeggiare ce ne saranno molti ed è tutto frutto della psicologia della ricorrenza numerica. Un comportamento tutto tipico dell’essere umano, che si è dimostrato in tutta la sua potenza mediatica nell’anno 2000 (amplificato poi anche dal famoso Millennium Bug). Per l’uomo tutte le ricorrenze numeriche sono sempre affascinanti, come quando si prendono le misure della Piramide di Cheope della piana di Giza in Egitto e si scopre che dividendo il perimetro della Piramide per il doppio dell’altezza si ottiene un valore molto simile al pi-greco. O quando Joseph Seiss, un ecclesiastico americano, scrisse che le pietre della Piramide contenevano un sistema di numeri che indicavano misure, pesi, angoli, temperature, gradi, problemi geometrici e rilevamenti cosmici. Seiss fu sorpreso dalla ricorrente presenza nei suoi calcoli del numero 5!
E che dire della sequenza numerica 4 – 8 – 15 – 16 – 23 – 42, nota come Equazione di Valenzetti, che la DHARMA, nel mondo immaginario del serial televisivo Lost, aveva il compito di modificare per evitare la fine dell’umanità. In poco tempo finzione e realtà si sono fusi insieme, girando per internet e assumendo connotazioni di quasi-realtà.
Ovviamente alcune ricorrenze numeriche sono talmente singolari che appaiono dare un significato agli eventi più strani, dando una sorta di potere ai numeri che si trasformano in elementi cabalo-matematici.
Il Bug del 2038
Ma vi è un’altra data che i programmatori di tutto il mondo stanno aspettando, questa volta, con grande paura (come quella del Millennium Bug): è il 19 gennaio 2038 alle ore 03:14:07 AM. Dopo questo momento, il contatore supererebbe il valore massimo, e verrebbe considerato come un numero negativo. I computer leggeranno la data non come 2038 ma come 1901 (precisamente, le 20:45:52 di venerdì 13 dicembre 1901) causando errori di calcolo!
Il problema è noto da tempo a tutti e la causa del bug informatico dell’anno 2038 (“Year 2038” è chiamato anche “Y2038″, “Y2K38″, o “Y2.038K” nel linguaggio specialistico) è da imputarsi all’architettura a 32 bit di molte macchine unix attualmente esistenti che usano, come spiegato prima, la rappresentazione POSIX per calcolare il tempo (partendo dal numero di secondi a partire dal 1 gennaio 1970). Questo tipo di sistema è lo standard per i sistemi Unix, e colpisce anche software per altri sistemi operativi che siano stati sviluppati in C. Sulla maggior parte dei sistemi a 32 bit il valore del dato time_t usato per questo calcolo è un numero intero a 32 bit di tipo signed.
Infatti, se un programmatore crea una variabile di tipologia intero segnato per memorizzare un valore numerico, questo può essere come minimo -2147483648 e come massimo 2147483647. Un numero molto grande, ma che diventa un valore piccolissimo se lo trasformiamo in secondi. In 32 bit, infatti, ci stanno appena 136 anni! Usando questo sistema, la data più avanzata rappresentabile a partire dalle 00:00:00 del 1/1/1970 sono le 03:14:07 di giovedì 19/01/2038!
La cosa interessante è che il mondo POSIX comprende, oltre ai sistemi operativi derivati dal sistema UNIX (GNU/Linux, BSD, Solaris, Mac OS X), anche tutti i protocolli di rete UNIX style (http, ftp, etc). In parole povere, se le previsioni nefaste degli addetti ai lavori si avverassero, sarebbe anche la fine di internet (che funziona grazie a protocolli Unix) e dei principali server del globo (che utilizzano sistemi operativi derivati da Unix). Dopo quel secondo saremo proiettati nel 13 dicembre 1901 alle 20:45. Sicuramente questo sarà un problema da gestire da qui ai prossimi anni e richiederà un cambio epocale nella gestione del tempo e di tutto il resto nei sistemi Unix. In teoria la soluzione è semplice e già disponibile, e consiste nell’usare solo sistemi a 64 bit, come il 99% dei processori in commercio attualmente. Infatti, nei sistemi a 32 bit il limite massimo di un intero è (2^32) – 1, mentre in quelli a 64 bit è (2^64) – 1.
Come denunciato anche dal sito ufficiale, 2038bug.com, però, l’errore comune è quello di credere che il problema verrà risolto con la semplice adozione dei 64 bit, non considerando che i molti strumenti che utilizzano sistemi embedded (forni a microonde, ascensori, orologi da polso, ecc.), sono ancora a 8/16 bit e che molti database utilizzano, per i propri campi data, dei Timestamp a 32 bit.
Un aspetto curioso di questa faccenda è che su questo bug del 2038 è stata costruita la storia di John Titor, un fantomatico uomo del futuro (2036) tornato nel 1975 per recuperare un esemplare di IBM 5100 come sorta di moderna Stele di Rosetta, poiché sarebbe l’unica macchina capace di risolvere il bug che sconvolgerebbe il mondo.
Interessante come, anche in questo caso, Google ci abbia messo lo zampino, perché i più attenti avranno scoperto che la data di scadenza dei cookie di Google è il 17 gennaio 2038, due giorni prima della fine dell’Unix Epoch (solo dopo questa data il browser può procedere all’eliminazione dei dati contenuti nel cookie stesso).
Ovviamente c’è anche chi, per celebrare l’evento, ha iniziato vendere magliette con la fine dell’Unix Epoch, ma anche tazze e mousepad per ricordarvi che, la fine dei sistemi operativi come voi li conoscete, è vicina!

Se invece, volete verificare se il vostro sistema è immune o meno da questo bug, ecco il codice C da compilare:
int main (int argc, char **argv)
{
time_t t;
t = (time_t) 1000000000;
printf (“%d, %s”, (int) t, asctime (gmtime (&t)));
t = (time_t) (0x7FFFFFFF);
printf (“%d, %s”, (int) t, asctime (gmtime (&t)));
t++;
printf (“%d, %s”, (int) t, asctime (gmtime (&t)));
return 0;
}
Questo semplice esempio in C mostra come l’aggiunta di un solo secondo al Timestamp ”Tue Jan 19 03:14:07 2038” lo tramuti in un sinistro venerdì 13 dicembre 1901. Quindi, se il vostro sistema è a 32 bit, dovrebbe produrre questo risultato:
1000000000, Sun Sep 9 01:46:40 2001
2147483647, Tue Jan 19 03:14:07 2038
-2147483648, Fri Dec 13 20:45:52 1901
Ecco una simulazione di quello che accadrebbe nel 2038 ai sistemi unix a 32 bit:

UPDATE: Ho appena scoperto che molti geek matematici festeggiano la giornata della radice quadrata che viene celebrata nella data in cui, sia il giorno che il mese, risultano essere la radice delle ultime due cifre dell’anno. L’ultima festività è occorsa il 03 Marzo 2009 (3/3/09 Square Root Day), ma beccare la radice giusta non è facile come sembra (sembra che capiti solo 9 volte in un secolo). Se vogliamo continuare a dare i numeri, l’ultimo giorno papabile prima di questo è stato infatti il due febbraio del 2004, che casualmente coincideva con il ‘giorno della marmotta’ americano. Per festeggiare di nuovo dovremo aspettare ben sette anni, esattamente il quattro aprile del 2016. Il primo a celebrare questo evento è stato, nella lontana radice dell’81, Ron Gordon.
Google in tilt per 55 minuti in tutto il mondo per un semplice errore umano. Considerazioni sul ruolo di Google e di StopBadware.org
Sabato 31 Gennaio 2008, per la prima volta, Google ha commesso un piccolo semplice errore che ha coinvolto le ricerche sul web di tutto il mondo per ben 55 minuti: una eternità, considerando che Google gestisce oltre il 70% delle ricerche in rete con un database di oltre 8 miliardi di pagine web indicizzate, e considerando anche che per molti Google è sinonimo unico di motore di ricerca, nomina che si è guadagnato nel tempo grazie alla sua efficienza nelle ricercare le informazioni. Ho ripescato apposta questa definizione di Zeus News sul motore di ricerca più famoso al mondo risalente al 2005, che fa comprendere quanto è importante Google per tutti noi:
“Google è il più grande motore di ricerca del Web ma è anche una potenza economica, uno dei marchi più conosciuti, una forma culturale universale che rappresenta per la nostra generazione della Galassia Internet quello che può aver rappresentato l’Encyclopédie di Diderot per l’Illuminismo.”
Dopo questa altisonante affermazione, capirete come 55 minuti di black-out informativo possano incidere molto sul buon nome della società di Mountain View (qui le spiegazioni di Google e qui di StopBadware.org). E poco importa che Google non sia l’unico motore di ricerca, che esistano alternative forse altrettanto efficaci o comunque certamente in grado di sostituirlo per un breve periodo. Come, infatti, afferma Punto Informatico, questo episodio è stato
… capace di segnalare gli straordinari imbambolamenti di una generazione che senza Google si ritrova improvvisamente perduta.
La mia esperienza
Personalmente, verso le 15:45 mi è capitato di vedere questo messaggio di errore: ero a casa di mio fratello quando mi ha chiamato segnalandomi il problema con qualsiasi ricerca effettuasse, sia dal proprio Macbook che dall’iPod Touch. Dopo qualche attimo di confusione, in cui ho pensato a qualche problema di Google (idea subito scartata perché così esteso era assai improbabile), abbiamo così pensato ad un problema con il modem. Il caso ha voluto che dopo averlo spento e riacceso il problema non si era più ripresentato, relegando il problema ad una curiosa anomalia di Google ma circoscritta al nostro indirizzo ip dinamico. E’ stato solo il giorno dopo che ho letto che il problema aveva una portata planetaria e ho cominciato a riflettere sul fatto che anche io ero stato incredulo sul fatto che un tale problema potesse accadere in tutto il mondo e che potesse coinvolgere addirittura Google!

Il problema
C’è, però, chi si rasserena pensando che i danni potevano essere ben più gravi se non fosse stato un sabato quando la maggior parte degli uffici erano chiusi (sulla costa Pacifica e in Asia, per esempio, per via del fuso orario, le reazioni sono state meno evidenti). Ma il bello è che Google apparentemente funzionava come tutti gli altri giorni, ma, nel periodo di interruzione, quando gli utenti tentavano di eseguire una qualsiasi ricerca, in Italia e nel resto del mondo, tutti i risultati venivano indicati come potenzialmente dannosi. E se anche si decideva di proseguire comunque, l’utente veniva indirizzato ad una pagina che lo invitata a riprovare in un secondo momento perché il sito poteva presentare dei malware dannosi per il computer, impedendo di fatto di aprire il sito in questione. L’unico modo per raggiungere la pagina desiderata era quello di copiare manualmente l’url sulla barra degli indirizzi del browser o, più banalmente, aprendo il motore di ricerca concorrente Yahoo! (sarebbe interessante valutare il suo picco di accessi in quella pazza ora).
Il ruolo di Stopbadware.org è legittimo?
A questo punto verrebbe spontaneo chiedersi se tutti noi siamo Google-Dipendenti e se il ruolo di StopBadware.org, una iniziativa no-profit di due centri universitari per lo studio di Internet (Harvard e Oxford) e di una associazione di consumatori americana per combattere il “Badware” (ovvero l’insieme di Spyware, Malware e Adware), sia legittima. Già nel 2006, in un mio articolo, mi chiesi se era giusto dare a Google la possibilità di filtrare i siti che lui riteneva pericolosi e fonte di malware. E la domanda risulta oggi più che mai attuale dopo gli avvenimenti dello scorso Gennaio, considerando anche il fatto che la maggior parte dei malware e virus contenuti in quei siti agiscono sui sistemi Windows, mentre chi naviga con Linux o Mac OS X non soffre di questi problemi.
Una fama di efficienza assoluta distrutta in soli 55 minuti
E se anni di onorato ininterrotto servizio grazie alle eccezionale ridondanze dei datacenter di Mountain View hanno contribuito a fornire a Google un alone di fama epica, un semplice errore umano di un dipendente di Google (magari insonnolito dato che in California erano le 6 del mattino) che ha digitato uno “\” (backslash, che dovrebbe stare ad indicare tutti i siti internet) di troppo nella lista di siti internet da bannare (che solitamente viene inserita a mano), ha contribuito a ricordare a tutto il mondo che noi siamo dipendenti da Google e che senza saremmo, almeno momentaneamente, persi (dato che le alternative, molto spesso non sono altrettanto efficienti nelle serp, confermando di fatto la nostra google-dipendenza a livello planetario)!
55 minuti (in realtà secondo Google il tempo effettivo era di 40 minuti dato che il back-out non è stato continuo), duranti i quali un’ondata di sconforto, di confusione e, in rari casi, anche di panico, sui blog della rete ha attraversato l’Atlantico ed è arrivata in Europa. E i navigatori, con l’ausilio di tutti i social network che la rete poteva mettere loro a disposizione (tra i servizi di microblogging twitter è stato il re incontrastato), si sono scambiati milioni di messaggi preoccupati (più volte aleggiavano teorie cospiratorie alla stregua di questa) e opinioni. Quella che era la porta di accesso alla rete per antonomasia era diventata improvvisamente inutile, aprendo uno scenario inimmaginabile per chi usa internet: un mondo senza Google!
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