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E’ giusto fidarsi di Facebook? Nuove regole della UE per garantire la privacy degli utenti dei social network

In questi ultimi mesi Facebook ha avuto una vera esplosione di popolarità nel nostro Bel Paese. Ogni giorno non posso fare a meno di sentire colleghi di lavoro o amici che si invitano a vicenda, che si scambiano foto e video e che, mi chiedono, come mai ancora non sono su Facebook. Eh si, perché finché non potrò farne a meno tenterò di starne alla larga (è recente il caso di Paolo Attivissimo che è stato costretto ad iscriversi per evitare il rischio che qualcuno mettesse su Facebook un suo clone). Al momento, infatti, non ne vedo una vera e propria utilità ne necessità, anzi, mi sembra quasi una perdita di tempo, che rischia di disperdere il cibernauta tra taggature e inviti a giocare online (o almeno è quello che riesco ad intravedere tra i miei conoscenti) nella piazza virtuale più grande del mondo in cui ritrovare anche vecchi amici di cui si erano perse le tracce e, perché no, farsene altri nuovi sparsi per il mondo, per condividere foto, video e scambiarsi messaggi in tempo reale.

Niente più barriere e distanze tra le persone

Se è vero che Facebook (ma nella lista dei grandi social network rientrano anche MySpace e Friendster) hanno contribuito a terminare il lavoro iniziato nel Web 1.0 di abbattere le barriere e le distanze tra le persone, è inevitabile che il fatto di essere rintracciabili da chiunque semplicemente digitando nome e cognome su Google, causi la paura del “Grande Fratello”.

Creato nel 2004 da Mark Zuckerberg, all’epoca semplice studente di Harvard, con il solo scopo di mantenere i contatti tra ex compagni di classe, Facebook si è diffuso tanto da entrare in breve tempo tra i 10 siti più cliccati al mondo, primo fra tutti i social network: con i suoi 132.105.000 utenti unici (dati di Giugno 2008) ha raggiunto il primato sorpassando il leader MySpace, con appena 117.582.000 utenti, in quanto, per ciò che riguarda la facilità di utilizzo e l’integrazione della messaggistica istantanea non ha pari. Ma in Italia, come al solito (non so se per fortuna o meno) è sempre un po’ in ritardo, e solo negli ultimi mesi c’è stata una brusca accelerata: nel terzo trimestre del 2008 la diffusione di Facebook è stata così veloce che ha portato l’Italia alla guida della classifica mondiale per incremento di utenti (+135%).

Rischio Privacy per Facebook

Ogni utente ha una propria pagina e sceglie a chi renderla visibile, con buona pace sull’effettiva tutela della privacy. Ma il fulcro di Facebook non sono gli utenti, bensì i gruppi, vere e proprie comunità interne, quasi microcosmi o fan club che spaziano in tutti gli interessi possibili e sono gli utenti che decidono a quale gruppo aderire o quale gruppo creare.

Il problema è che le piazze virtuali, più che quelle reali, si prestano maggiormente all’uso indiscriminato e senza regole dei dati personali. E’ questo che, dall’Unione Europea, durante la 30ma Conferenza internazionale delle Autorità per la protezione dei dati personali tenuta a Strasburgo, 78 Garanti della privacy di tutto il mondo il 17 Ottobre 2008 si sono riuniti, per approvare un documento comune che tutti i social network (compreso, quindi, Facebook) dovranno rispettare per non incorrere in sanzioni. Quella del social network, sembra incredibile a dirsi, è l’emergenza più evidente della rete, che mette a rischio la privacy di milioni di cittadini.

Per capire quanto la nostra privacy sia a rischio, e potete provarlo voi stessi, se volete sapere se un amico è registrato su Facebook senza dovervi registrare è sufficiente, digitare il nome del vostro conoscente su un qualsiasi motore di ricerca accompagnato dalla parola “Facebook” e, se registrato e maggiorenne, quasi certamente potrete trovare la sua scheda pubblica collegata al noto social network. Da sabato 25 Ottobre 2008 non sarà più possibile trovare profili personali su Facebook utilizzando semplicemente i motori di ricerca: certo nulla vieta di registrarsi con un account fake per scandagliare i vari siti di social network, ma almeno si saranno ridotte le possibilità. Ma andiamo nel dettaglio delle decisioni prese dalla.

Perché fidarsi di Facebook?

E’ pur vero che le nuove tecnologie, oltre ad essere una indubbia opportunità per aprire le porte del successo o semplicemente alle nuove amicizie, sono anche fonte di nuovi problemi in quanto nessuno ha mai previsto tutte le insidie, soprattutto per la privacy. In particolare, questo documento, invita gli utenti del social network a tenere d’occhio i propri dati personali (per esempio, i minorenni non dovrebbero mai rendere noti indirizzo di casa e numero di telefono), ricorrendo, magari, all’uso di uno pseudonimo. In realtà se da un lato l’uso di nickname proteggerebbe la propria privacy e limiterebbero, anche se non escluderebbero, l’uso illecito dei dati, dall’altra vanificherebbe lo scopo ultimo di Facebook: quello, cioè, di trovare vecchi amici o compagni di classe di cui si erano perse le tracce, grazie all’indicizzazione, capillare, della maggior parte degli esseri umani! Una sorta di database del genere umano, compilato su base volontaria: ogni giorno ricevo email o richieste verbali di iscrizione a Facebook. So che a farmela non sono qualche Grande Fratello come lo Stato o Google, ma semplicemente dei miei amici: perché dunque non fidarsi? Ebbene, io di loro mi fido: ma c’è da fidarsi dei gestori di Facebook? E se ci si può fidare di loro, si nasconde sempre l’eventualità che qualche utente malintenzionato possa approfittare delle informazioni personali messe sul mio profilo pubblico.

Le regole per i gestori dei siti di social network

Ma, oltre ad informare gli utenti dei social network, i Garanti hanno avuto anche il compito di avvisare i provider di Facebook o altre agorà virtuali, che devo avere una speciale responsabilità verso tutti gli utenti, iniziando dal fatto che questi devono essere informati in modo chiaro ed esaustivo circa le possibili conseguenze a cui potrebbero andare incontro pubblicando informazioni sulla loro persona (tra queste spicca anche la consuetudine dei datori di lavoro che utilizzano i social network per valutare i candidati o controllare la condotta dei propri impiegati).
Inoltre, tra le raccomandazioni, i provider devono prestare attenzione a usi diversi da quelli principali, come quelli di marketing, e devono tenere sempre alto il livello delle misure di sicurezza per scongiurare intrusioni negli archivi. Quindi, devono sempre ricordare agli utenti che è sempre possibile, in qualsiasi momento, esercitare il diritto, in caso di irregolarità, di correzione o di cancellazione definitive, delle informazioni registrate.
Infine, un’altra raccomandazione molto importante, è il diritto all’oblio, ovvero che i dati degli utenti devono essere resi accessibili ai motori di ricerca solo quando esiste un consenso esplicito e informato della persona interessata e non devono essere automaticamente divulgati su internet. Ciò significa che, per impostazione predefinita, tutti i social network dovranno rendere inaccessibile ai motori di ricerca tutti i dati sensibili dei propri utenti, a meno che il loro consenso non sia chiaramente espresso.

Conclusione

Queste nuove regole cambieranno le carte in gioco e credo che nei prossimo mesi assisteremo ad una flessione delle utenze registrate su siti di social network, spaventate dalla possibilità che la propria privacy venga violata. E’ anche vero, però, che è giusto educare le persone su pericoli perché quando si naviga sul web, bisogna essere coscienti dei rischi che si incorrono quando si diffondono avventatamente i propri dati sensibili. Il problema è: saranno sufficienti queste nuove regole per tutelare il navigatore?