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Risparmio energetico: quanti Kw consumano un uomo e un avatar di Second Life. Quando anche i siti web inquinano e possibili soluzioni

L’energia, o meglio la disponibilità di energia, è ormai una condizione necessaria per il benessere dell’uomo. Per saperla gestire al meglio, però, è necessario prima sapere quanto e come viene consumata da ciascun individuo. Se pensate che, prima della Rivoluzione Industriale, tutto il lavoro veniva eseguito dall’uomo esclusivamente con la forza muscolare, è allora possibile calcolare che il lavoro, ad esempio di un manovale, possa equivalere a circa 20-30 Kg di petrolio all’anno. Vale a dire che se si deve impiegare una macchina per far compiere lo stesso tipo di lavoro e la stessa mole di lavoro, considerando un verosimile rendimento del 20%, consumeremmo circa 20-30 Kg di petrolio in un anno.

Dopo la Rivoluzione Industriale, l’introduzione delle macchine ha radicalmente mutato questa situazione. Se un nostro antenato consumava circa 2000 Kcalorie al giorno, oggi un cittadino medio negli USA, con tutte le macchine e i prodotti che ha a disposizione, può consumare, verosimilmente, anche oltre 250.000 Kcalorie al giorno. In altri termini ogni cittadino americano ha a sua disposizione, ogni anno, l’equivalente energetico di 8000 Kg di petrolio!

Come vedere il consumo energitico anche nel web: Facebook e Second Life

Ma il consumo energetico è possibile vederlo anche laddove non ci si immagina di trovarselo: per esempio su una pagina web. Sono, infatti, pochi gli internauti coscienti di inquinare il pianeta per il solo fatto di esistere e ancora meno che sanno di inquinare il doppio grazie al web. Per esempio, dovete sapere che, secondo una statistica di Jesse Chan, i servizi di Facebook, con i suoi 100 milioni di iscritti, consumano ben 56,5 milioni di Kwh e producono 28.600 tonnellate di CO2 all’anno. Ma il problema, non è ovviamente circoscritto a Facebook ma si estende a tutti i siti internet: da MySpace a Google, compreso, ovviamente anche il mio, che altro non è che un tassello piccolissimo di una enorme server-farm mangia corrente.

Per esempio, un avatar (la parola di origine sanscrita che indica la controparte virtuale di un essere umano sul web) del social network Second Life consuma 1.752 Kwh all’anno, mentre un uomo, in media, ne consuma 2.436. Il bello è che una persona di una nazione in via di sviluppo, però, consuma solo 1.015 Kwh, ovvero molto meno di un avatar! Inoltre, per un avatar, consumare 1.752 Kwh significa anche produrre ben 1,17 tonnellate di CO2, in pratica l’equivalente prodotto da un Suv per 2.300 miglia.

C’è, però, chi sarcasticamente ricorda che le 28.600 tonnellate di CO2 prodotte da Facebook in un anno, non sono niente considerando che il pubblico di questo Social Network ne produce migliaia di volte in più solamente respirando!

I Data Center inquineranno come gli aerei

A mettere i brividi sul nostro futuro, ci pensa un rapporto della società McKinsey che ci ricorda che, nel 2020, se non verrà implementata una politica di contenimento dei consumi, le emissioni dei sistemi server supereranno quelle del traffico aereo commerciale e si avvicinerà sempre più a quello marittimo (che è prossimo allo 0,8% del totale mondiale).
La bolletta energetica per alimentare e raffreddare i data center di tutto il mondo supererà fra poco meno di 12 anni gli 11 miliardi di dollari, considerano circa 41 milioni di macchine attive. Al momento l’archiviazione dati e il “funzionamento” del web produce 160 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. Una quota carbonica monumentale che corrisponde allo 0,3% del totale mondiale.

Come indica il rapporto, il motivo principale sta nella bassa efficienza dei data center: i server vengono utilizzati appena al 6% delle capacità, mentre i grossi centri di raccolta dati lavorano al 56% della potenza.

L’iniziativa verde di Google

Ma il fatto più importante è che occorre sensibilizzare questi grandi portali, a comprare solo energie verdi dalle aziende elettriche oppure, magari in un futuro non troppo lontano, producendo energia rinnovabile per i propri server.

Ne è un esempio Google che, con il suo programma verde, ReC (Renewable Energy Cheaper than Coal), ha lanciato una interessante iniziativa per investire in energie rinnovabili a partire dal fotovoltaico, dall’eolico e dal geotermico per poi esplorare nuove soluzioni, con l’obiettivo finale di avere zero emissioni di CO2. Intanto Google ha già iniziato con i piccoli dettagli (che potremmo fare anche tutti noi), come usare lampadine più efficienti e sfruttare la luce solare.

Resa energetica dei pannelli solare e dipingere i tetti di bianco

Intanto, per aiutare il singolo cittadino a risparmiare energia, è venuto in corso anche un interessante sito web, RoofRay, che, basandosi su Google Maps per scegliere la zona dove risiede la propria abitazione, permette, a chi vuole installare un impianto di pannelli solari sul tetto di casa propria, di calcolare quanta sarà la resa energetica nel corso degli anni e se quindi conviene spendere una cifra abbastanza alta (nonostante lo stato italiano dia alcuni contributi) per questo tipo di impianto.

Infine, per risolvere il problema del Global Warming, ovvero del Surriscaldamento Globale, dopo una ricerca condotta presso i Lawrence Berkeley Laboratory, c’è anche chi propone una soluzione a basso costo per cercare di emulare l’azione benefica dei ghiacciai che si stanno inesorabilmente sciogliendo a causa dell’innalzamento della temperatura: colorare di bianco i tetti delle nostre abitazioni, simulando così una calotta glaciale in grado di respingere i raggi del Sole. Hashem Akbari, uno dei fisici impegnati nel progetto, ha dimostrato come mille metri quadrati di “tetto bianco” possano compensare la produzione di ben dieci tonnellate di anidride carbonica.