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Daredevil e l’algoritmo per vedere con i suoni: quando la realtà supera la fantasia dei fumetti

Uno dei supereroi più affascinanti dell’universo Marvel è sicuramente Devil, che, in seguito ad un incidente radioattivo che gli toglie il dono della vista, grazie al suo udito super sviluppato ha il cosiddetto Senso Radar incorporato, ovvero la capacità di percepire il mondo circostante come ombre, create dalle onde sonore che lo circondano.

Se avete visto anche il film omonimo Daredevil, sicuramente vi ricorderete di uno dei momenti più commoventi della pellicola: la famosa scena della pioggia. In una New York volutamente spettrale e piovosa, le gocce che cadono sul viso della bella Elektra, permettono a Matt/Daredevil di “guardare”, elaborando il rumore delle gocce, il viso dell’amata. Di fatto, le gocce di pioggia, effettuano una sorta di precisa quantizzazione della realtà che fino ad allora era percepita come un mondo fatto di sole ombre e silhouette.

La scena viene sviluppata molto bene dal regista perché da chiaramente l’idea di una visione messa a fuoco dal suono di migliaia di gocce d’acqua che, cadendo, scolpiscono, in un susseguirsi di lampi di luce, il mondo circostante: è solo in queste giornate piovose che il supereroe riesce a vedere il mondo quasi come se avesse riacquistato la vista.

Dopo questa premessa forse vi sarà più semplice capire quello che alcuni ricercatori stanno sviluppando e forse riuscirete a viaggiare oltre con la fantasia. Cosa succederebbe se anche gli esseri umani, un po’ come i pipistrelli, potessero vedere con l’udito?

L’ecolocalizzazione dei pipistrelli

Ebbene, è questa strada che i ricercatori dell’Università di Tubinga, in Germania, stanno percorrendo, sfruttando, appunto, la peculiarità dei pipistrelli. Questi mammiferi, infatti, benché praticamente ciechi, riescono a vedere anche molto meglio di noi, grazie al meccanismo di ecolocalizzazione, ovvero quella capacità che hanno alcuni animali di emettere suoni nell’ambiente e decifrare gli echi che rimbalzano.

Studiando i biosonar dei pipistrelli, i ricercatori hanno programmato un algoritmo che permette di definire la realtà circostante semplicemente “ascoltandola”, decifrando cioè gli echi sonori prodotti dallo scontro tra le vibrazioni e l’oggetto. Tutto senza far ricorso alla vista, utilizzando un sistema sonoro modulato proprio sulla base degli ultrasuoni emessi dai pipistrelli.

Tutto è partito da una semplice domanda: come fanno i pipistrelli a individuare i propri frutti preferiti anche in mezzo a rami, foglie e altre bacche per loro non commestibili? Grazie all’ecolocalizzazione questi e altri animali sono in grado di determinare non solo la direzione in cui stanno andando, ma anche se in giro ci sono o meno predatori, insetti prelibati o frutti, pur in mezzo a una vegetazioni fittissima.
Questi chirotteri, infatti, sono in grado di inviare particolari segnali a ultrasuoni e ne attendono l’eco per capire a quale distanza si trovino gli ostacoli, gli insetti o la vegetazione. Nel caso delle piante, i pipistrelli sono anche in grado di comprendere verso quale specie di vegetale si stiano avvicinando valutando la rifrazione dei loro ultrasuoni sul fogliame. Un sistema molto sofisticato, che consente ai mammiferi volanti di dirigersi con sicurezza verso le piante da cui traggono generalmente il loro nutrimento.

Riconoscere i tratti somatici dei criminali anche al buio

Questa nuova tecnologia, se perfezionata, permetterebbe, oltre che a comprendere con maggior precisione il comportamento di numerose specie di pipistrelli, anche di distinguere i caratteri somatici di un criminale anche in mezzo alla folla. Una volta “registrati” i connotati e collegati a una particolare vibrazione sonora, diventerebbe possibile diffondere i suoni in mezzo alla gente e decifrare le vibrazioni di ritorno, fino a incontrare quella corrispondente al volto del ricercato.

La novità più grande sarebbe, come intuibile, che questo particolare algoritmo sensoriale non si baserebbe sulla vista, dimostrandosi quindi molto efficace anche in assenza di luce, nel buio più totale. La maggior parte dei sistemi di riconoscimento computerizzati, infatti, sono basati sulla visione, con tutti i problemi di precisione nella fase di riconoscimento specie in cattive condizioni di luce. Un sistema di ecolocalizzazione siffatto, sarebbe, quindi, fondamentale per acciuffare un criminale sospetto che cammina di notte per strada, magari confuso tra altre persone e anche a notevoli distanze.

Al momento, però, la tecnica è stata testata solo sul mondo vegetale; infatti, gli studiosi sono stati capaci di distinguere tra loro le cinque specie con sorprendente accuratezza, tenendo conto del tempo e della frequenza dei riflessi sonori, che variavano a seconda della grandezza, del numero e dell’età delle piante.

A quando le applicazioni sull’uomo?

Alcuni ritengono, però, che forse, in futuro, sarà possibile dare nuove speranze ai non vedenti, un po’ come è accaduto nel mondo fantastico di Devil. Il problema più grande che dovranno risolvere i ricercatori, però, per poter applicare questa tecnologia anche agli essere umani, è la frequenza degli ultrasuoni. Infatti, i pipistrelli producono ultrasuoni per mezzo della laringe ed emettono il suono dal naso o, più comunemente, dalla bocca aperta. La frequenza dei suoni prodotti va da 14.000 a più di 100.000 Hz, molto al di là delle capacità dell’orecchio umano, che percepisce suoni con una frequenza che va da 20 a 20.000 Hz.
Ecco perché, secondo il neuroetologo Steven Phelps dell’Università della Florida, questo metodo di ricerca va bene per il pipistrello ma non certo per l’uomo, le cui capacità associative sarebbero inferiori; forse in futuro, con un semplice micro-impianto nell’orecchio, sarà possibile sopperire anche alle limitazioni degli esseri umani, ma a questo punto credo che le applicazioni devieranno, più che dal lato medico, in quello militare, con supersoldati con ecovista!