Usi e costumi di Twitter: ecco perché non dovrebbe valere la regola della terza persona
Uso Twitter da pochi giorni e per ora sto cercando capire come lo usano gli altri twitteriani veterani. In effetti, anche se lo strumento è di una semplicità disarmante, soffre, secondo me, di alcune ristrettezze e di alcune regole che sono altrettanto allarmanti e che ne potrebbero ben presto minare le fondamenta.
Fullo tempo fa scrisse le famose Twitter rules (e successivamente le relative spiegazioni) che includevano, tra gli altri, 2 assiomi che vorrei esaminare:
1 – “Su Twitter si parla in terza persona”.
2- “Su Twitter non si dialoga e non si risponde agli altri utenti, per quello ci sono gli IM o le mail”
Su Twitter si parla in terza persona
Il primo punto che vorrei esaminare è la famosa regola/convenzione sull’uso della terza persona quando si scrive su Twitter. Non è raro trovare twitteriani che scrivono in terza persona come: “sta pensando di andare a fare la spesa”. Secondo Fullo, sulla homepage e sui feed di Twitter compare la forma “nickname vostro testo”, per cui se si scrivesse in prima persona si avrebbero solo dei risultati osceni come:
“Antonio sto pensando di andare a fare la spesa”
Come vedete sembra che ci stia rivolgendo ad Antonio e non che è Antonio che parla.
In realtà questo format compare solo nella homepage di Twitter mentre nei feed compare il formato classico:
“Antonio: sto pensando di andare a fare la spesa”
La stessa cosa accade per molti client Windows ed estensioni per Firefox di Twitter.
Se anche non vengono inseriti i due punti per separare il soggetto dal testo, comunque vengono messi degli accapo o, in ogni caso, si usa una formattazione diversa, a mo’ di IM.
Ecco qualche esempio:
Il risultato di queste discrepanze di rappresentazioni produce anche evidenti confusioni tra le persone: così si trovano persone che seguono con costanza la regola aurea della terza persona e altre che passano da una forma in prima persona ad una in terza, probabilmente perché magari a volte scrivono dall’homepage di Twitter e a volte da qualche altro client.
Il mio parere è che non si può fare una regola se poi i principi su cui si basa vacillano: è vero, l’homepage ha un format tale da permettere una scrittura in terza persona, ma quanti di voi usano solo l’homepage? Se vi è un proliferarsi di client che prediligono una scrittura in prima persona, allora forse è il caso di ripensare a questa regola.
Questo articolo è nato da una riflessione che ho avuto ieri: in Italia si è soliti usare la terza persona, ma chi scrive in inglese che forma usa? Dando una letta veloce alla lista pubblica non mi pareva che venisse seguita molto questa regola.
Secondo, leggendo Dottorstranoweb, se ogni micropost si interpreta come una risposta alla domanda “cosa sto facendo” (“what am I doing”) proposta nel badge pubblico da inserire nel proprio sito o blog oppure a “cosa stai facendo?” (“what are you doing?”) che nella homepage di Twitter sovrasta il campo in cui inserire i propri messaggi, è consigliabile usare sempre la prima persona.
Ovviamente queste sono riflessioni personali, poi sta ad ognuno di noi decidere se rispettare o meno la particolare netiquette di Twitter! Io per il momento mi diverto a scrivere in terza persona perché è una cosa che, non facendo quasi mai nella vita normale, può risultare spassoso. Come dice pseudotecnico: posso finalmente scrivere in terza persona senza sembrare fuori di testa!
Luca Sartoni, invece, esprime un concetto che ha un che di schizofrenico, a proposito dell’uso della terza persona, con la seguente frase:
“Prima ero io adesso sono lui, mi laverò anche i denti in terza persona?”
Su Twitter non si dialoga e non si risponde agli altri utenti, per quello ci sono gli IM o le mail
Per finire, vorrei fare una breve constatazione sulla secondo regola che ho preso in esame: “Su Twitter non si dialoga e non si risponde agli altri utenti, per quello ci sono gli IM o le mail”.
In effetti il vantaggio di Twitter è di non doversi far vedere online come su un IM anzi potrebbe funzionare anche stando sempre offline, grazie all’ausilio degli SMS. Ma gli esseri umani sono animali sociali e non rivolgersi per nulla al prossimo è quasi contro natura (anche qui si vedono eccezioni alla regola e quando ci si vuole rivolgere a qualcuno si mette una chiocciolina davanti al nickname).
Per cui, anche qui, una regola val bene se è accettata da tutti e non stravolge la vita di tutti giorni: scrivere micropost di quel che si fa senza avere contatti con gli altri va contro il concetto stesso di collaborazione propria del web 2.0 riducendosi, infine, ad un mero e semplice voyerismo d’altri tempi.
Cosa che non darebbe giustizia a Twitter!




ma lo sapevo che anche tu ne avresti fatto un postone da manuale, complimenti
11 maggio 2007 alle 13:07 | Rispondi a gpessia
Thanks
11 maggio 2007 alle 13:22 | Rispondi a Antonio Troise
Bel post, ma secondo me la seconda regola “Su Twitter non si dialoga e non si risponde agli altri utenti, per quello ci sono gli IM o le mail” va modificata in “Su Twitter si può dialogare a patto di anteporre @nickname: alla risposta.
11 maggio 2007 alle 13:38 | Rispondi a Davide
E soprattutto non fare troppi @ di fila altrimenti ti c***iano
11 maggio 2007 alle 13:45 | Rispondi a PseudoTecnico
Sulla seconda concordo in pieno (come si fa a non rispondere tra utilizzatori quando qualcuno fa una domanda specifica?!?).
Sulla prima non c’è da aggiungeremolto, ognuno prende la regola della terza persona o della prima a seconda di quello che “gli va”. In fondo non cambia nulla, ci si passa sopra tranquillamente
11 maggio 2007 alle 14:03 | Rispondi a Gioxx
Avevo scritto un commento molto meditato e lungo su come twitter interpreti tutta una serie di modifiche alla comunicazione destrutturata.
Tutto è andato perso per una distrazione mia, ma ti consiglio vivamente di spostare l’antispam numerico SOPRA il campo messaggio.
PS. Non ho intenzione di riscrivere tutto, sono pigro e indispettito.
11 maggio 2007 alle 15:13 | Rispondi a Luca Saartoni
oops mi dispiace.. pensavo di aver risolto quel tipo di problema
P.S. Mi sarebbe piaciuto leggere le tue idee…
11 maggio 2007 alle 15:19 | Rispondi a Antonio Troise
Ho sempre twitterato in terza persona evitando di usarlo come una chat, ma effettivamente le tue motivazioni sono decisamente da prendere i considerazione.
11 maggio 2007 alle 15:35 | Rispondi a CyberGigi
Sono giunta qui proprio seguendo un link su Twitter (di GPessia) e sono d’accordo con te su entrambi i punti.
Uso Twitter da poco, ma una delle prime cose che ho notato è stata questa stranezza (per me) della terza persona. Chi posta via web si trova davanti la domanda “What are you doing?”, quindi non capivo che senso avesse. Poi ho letto le regole di cui parli, ma non mi hanno convinto lo stesso, per cui faccio l’alternativa e posto in prima persona!
Sulla comunicazione fra utenti sono ancora più d’accordo, in fondo tutti questi strumenti a cosa servono se non a comunicare, informarsi, conoscersi? E poi c’è quella bella funzione “@Destinatario:”, perché non usarla?
Ciao e complimenti per questo post!
11 maggio 2007 alle 15:40 | Rispondi a Lady Blackice
Avevo scritto una cosa, ma mi sa che è finita fra lo spam…
11 maggio 2007 alle 15:55 | Rispondi a Lady Blackice
P|xeL non usa Twitter, e così non ha mai il dubbio se scrivere o meno in terza persona… e soprattutto non utilizza le chioccioline per rispondere a qualcuno.
Ciao,
P|xeL
PS: ho un serio bisogno d’aiuto…
11 maggio 2007 alle 16:01 | Rispondi a P|xeL
[...] che leggo spesso e volentieri. Proprio via Twitter ho ricevuto la segnalazione di questo post: Usi e costumi di Twitter: ecco perché non dovrebbe valere la regola della terza persona, che condivido ampiamente. Chi usa Twitter avrà notato che molti utenti, perlopiù italiani, usano [...]
11 maggio 2007 alle 17:34
[...] che leggo spesso e volentieri. Proprio via Twitter ho ricevuto la segnalazione di questo post: Usi e costumi di Twitter: ecco perché non dovrebbe valere la regola della terza persona, che condivido ampiamente. Chi usa Twitter avrà notato che molti utenti, perlopiù italiani, usano [...]
11 maggio 2007 alle 17:37
@CyberGigi: Sono contento di non essere l’unico a pensarla in questo modo… iniziavo a sentirmi incompreso… il bello dei blog però è appunto il confronto!
Grazie per i complimenti!
@Lady Blackice: Akismet aveva filtrato il tuo messaggio… ma eccolo qui
@P|xeL: se viene su Twitter… ti aiutiamo noi … eheheh
12 maggio 2007 alle 00:33 | Rispondi a Antonio Troise
[...] hanno citato il presente blog e le regole che pubblicai tempo addietro e che ultimamente LevySoft ha [...]
13 maggio 2007 alle 02:02
[...] hanno citato il presente blog e le regole che pubblicai tempo addietro e che ultimamente LevySoft ha [...]
13 maggio 2007 alle 02:23
Ti diro’… io sono praticamente d’accordo al 100% con Fullo. Su Twitter si scrive in terza persona e basta, proprio perche’ si scrive cio’ che si sta facendo in quel momento. Esattamente come su IRC si usa il “/me”
Dal mio punto di vista, come si comportano i vari client non e’ importante. Conta proprio zero. Perche’ Twitter e’ pensato per essere aggiornato principalmente via web o via IM, e questi sono gli unici due metodi da tenere principalmente in cosndierazione.
Per come la vedo io, i client non sono altro che l’ennesimo programmino inutile mangia-ram da avviare e di cui si potrebbe fare tranquillamente e meno…
13 maggio 2007 alle 17:01 | Rispondi a Cristian
Perfettamente d’accordo con te sulla natura sociale del mezzo: anche noi (Googlisti) abbiamo cominciato ad usare Twitter da poco e, regole a parte, ci sembra improbabile “twitterare” in assoluto isolamento!
Va bene evitare di cadere nel meccanismo del botta e risposta, ma se Twitter è l’ennesimo strumento di comunicazione, bè, comunichiamo!!
15 maggio 2007 alle 08:21 | Rispondi a Silvia
torno a commentare e giusto per scherzarci su… se veramente si volesse essere pignoli e prendere le regole per quelle che sono allora Twitter sarebbe un grande Loop, nel senso che nel momento in cui si scrive su twitter, cosa si sta facendo? Si sta scrivendo su twitter. Insomma uno dovrebbe sempre e solo scrivere “Sto scrivendo su Twitter”
15 maggio 2007 alle 11:10 | Rispondi a gpessia
@GPessia: eheh, un vero loop semantico!
15 maggio 2007 alle 11:20 | Rispondi a Antonio Troise
egregio Antonio, complimenti per il tuo blog. Volevo chiederti: avevo sentito che la ricezione degli aggiornamenti di Twitter via SMS in Italia era stata sospesa. E’ così o sbaglio?
Grazie
15 maggio 2007 alle 14:26 | Rispondi a alex
@alex: Da quello che so gli sms dall’Italia sono stati riattivati e funziono egregiamente.
15 maggio 2007 alle 20:42 | Rispondi a Antonio
[...] Vi starete già chiedendo però perché si è deciso di parlare al plurale maiestatis, vi rispondo subito: data la scarna documentazione sul sito ufficiale di Twitter non si è ancora capito se i messaggi vadano inviati parlando di cosa si sta facendo riferendoci (a noi stessi) in prima o terza persona singolare. Ci sono diverse scuole di pensiero, ad esempio Fullo nelle sue regole disse che bisogna parlare in terza persona, Levisoft in prima. [...]
18 maggio 2007 alle 12:21
[...] angolo Twitter durante i BarCamp, la curiosità ha avuto la meglio: appresa la regola della terza persona, la disputa sulle Twitter rules, letto qualche meme, un’occhiata allo Stato della [...]
21 maggio 2007 alle 15:28