Nanopublishing
Già nel Gennaio 2003 il Guardian britannico definiva “nuovo modo di usare i blog per creare una sorta di media più snelli dalla lettura verticale”.
Il Nanopublishing è una nuova forma di editoria che da anni non ha mai smesso di svilupparsi, fruendo in modo via via crescente della creatività di un nugolo di blogger. “Nano”, dunque, sta qui per un sistema di informazione leggero, distribuito, scevro delle tonalità industriali e dalle pesantezze (se non addirittura compromessi) dell’editoria mainstream e soprattutto capace di interpretare e cogliere al volo le novità e i segnali di cambiamento e le tendenze. Una revolution con cui l’editoria tradizionale non potrà a lungo evitare di fare i conti.
Il nanopublisher, dunque, è prima di tutto una rete di impegno condiviso, per fornire informazione e seguire passo passo argomenti anche molto specifici, con una dinamicità sconosciuta alle forme tradizionali dell’informazione: l’ambiente collaborativo porta anche ad una informazione spesso e volentieri di qualità. Talvolta si creano aggregazioni di contenuti verticali che massimizzano le entrate attraverso sistemi di micropubblicità come Google AdSense, per attirare potenziali investitori interessati a gruppi omogenei di lettori.
Fonte: Punto Informatico






Secondo me è segno ( come la comparsa dei blog non poersonali ) che si sta andando verso la direzione opposta a quella seguita fino a poco tempo fa.
Mi spiego: oggi si sta cercando di decentralizzare e specializzare sempre piu ogni singola fonte di informazioni e contenuti, in modo sia di permettere un lavoro piu auotonomo che libero da vincoli economici o professionali.
30 giugno 2006 alle 15:01 | Rispondi a Longinus