Il ritorno di R2-D2 … open-source

R2-D2Il suo reale nome è PC-BOT ma si ispira al mitico droide R2-D2 della saga di Star Wars. La novità è che è stato costruito partendo dallo stesso hardware dei PC. Per cui, oltre all’infinita gamma di espansioni disponibili, equivalenti a quelle in commercio per qualsiasi altro computer, i PC-BOT sono dotati di un sofisticato sistema operativo: il sistema ROC (Robot Open Control). Compatibile con moltissime piattaforme hardware in commercio, il software ROC sarebbe in grado di gestire ragionamenti procedurali ed adattarsi in maniera dinamica all’ambiente circostante.
Il PC-BOT sarà presto completamente open-source di modo che gli utenti finali potranno potenziare e personalizzare questi potenziali robot tuttofare: dal telefono fino al lettore MP3.

Ideato da Thomas Burick, giovane fondatore della White Box Robotics, grazie ad una joint-venture con la Frontline Robotics (specializzata in sistemi difensivi automatizzati), questi PC su ruote dotati di un design futuristico, puntano ad imporsi come standard per la robotica di massa.

Attualmente il modello base di PC-BOT costa circa mille euro.

In questa prima fase il ROC è stato utilizzato su PC-BOT per creare sentinelle robotiche a basso costo ed altamente flessibili. Partendo da un prezzo base di 18.000 dollari, presto sarà possibile acquistare un PC-BOT in grado di sorvegliare negozi, case e persino interi isolati.

Questi innovativi “PC con cervello” sono anche in grado di autoripararsi e sono poi dotati di tecnologia wireless, così che possono essere utilizzati in situazioni critiche e d’emergenza: ad esempio nell’evenienza di un furto in banca. Una “squadra” di sentinelle robotiche, armata di apposite cam, potrebbe intervenire e documentare gli eventi nei dettagli.

Il prototipo di robot realizzato a PisaMa anche in Italia pare non siamo da meno e nello stesso giorno in cui, al Warner Moderno di Roma, viene presentata l’ultima puntata della saga di Star Wars, dei ricercatori di Pisa presentano la versione italiana e supertecnologica di R2-D2.
Dietro a questo simil-droide c’è la volontà di realizzare un cosiddetto “robot-servo” (capace cioè di aiutare l’uomo nelle attività più disparate) con un’interfaccia amichevole: . E cosa meglio di un eroe che a 28 anni dalla sua prima apparizione ha fatto ridere e sognare gli spettatori di diverse generazioni, con la sua presenza in tutti e sei i film della saga?
I ricercatori pisani hanno lavorato con la collaborazione di docenti in ingegneria meccanica e di tecnici, e con un finanziamento della Microsoft Research: il loro budget era di circa 50 mila euro.
E il risultato, è un robot che ricorda tantissimo il suo modello: variano solo i colori e l’altezza, maggiore di circa 30 centrimetri: Il nostro modello italico è di circa un metro e mezzo perché, per interagire con gli esseri umani, il suo occhio-telecamera non poteva essere posizionato troppo in basso.
Questo prototipo ha in sé una rete wireless, un’interfaccia blue tooth, e connessioni standard a un pc tramire normali prese usb”. E non basta: per poter interagire nello spazio, il robot ha sensori a infrarossi e a ultrasuoni per capire l’ambiente in cui si trova; ha una telecamera che gli permette di analizzare la visione, e di riconoscere forme, oggetti e volti (ad esempio è stato programmato per riconoscere le spade laser di Star Wars); e ha due microfoni per comandi vocali, per emettere suoni (tra cui quelli, buffi e particolarissimi, tipici di R2-D2) e per localizzare la posizione di chi parla.


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