Current TV: esperimento di citizen journalism e nanomedia

Current TV L’ex vicepresidente Usa fonda la Current TV: un’allenza tra web e piccolo schermo per trasmettere i clip digitali degli spettatori.
Una cordata di 22 pezzi grossi americani guidata dall’ex vicepresidente Usa Al Gore (tra loro il fondatore di Real Network Robert Glaser, l’ex direttore di Aol Time Warner Bob Pittman, già tra i creatori di Mtv e, l’ex boss della Warner Home Video, Warren Lieberfarb). Il gruppo ha acquistato per 70 milioni di dollari un’emittente americana, l’ha ribattezzata con il nome trendy di Current TV e la sta completamente ristrutturando, con l’obiettivo di farne una “user generated content television”, cioè un’emittente i cui contenuti sono generati dagli stessi telespettatori.

Funzionerà così: chiunque potrà inviare a Current un suo filmato, dai 15 secondi ai 6 minuti, gratis e senza impegno di pubblicazione. I redattori di Current TV decideranno poi come selezionare, riordinare e trasformare in un palinsesto questa massa di videoclip. Ogni “pod” (così viene chiamato il segmento di girato) verrà pagato 250 dollari, ma solo se sarà trasmesso.


Ne uscirà, secondo Al Gore, “la prima emittente televisiva dedicata al popolo di Internet, con una programmazione di 24 ore su 24 interamente realizzata dal pubblico”.

Il target di Current TV è, infatti, quello che va dai 18 ai 34 anni, con l’ambizione di diventare una specie di MTV del XXI Secolo. Il tutto andrà anche in Internet, per consentire agli spettatori di vedere on demand in ogni momento i video che preferiscono.

Per avvicinare ancora di più al vecchio mezzo televisivo la Net Generation, quelli di Current TV hanno deciso di coinvolgere il motore di ricerca più cliccato del mondo, cioè Google: gli algoritmi di Larry Page e Sergey Brin forniranno ogni 2 ore l’elenco aggiornato delle parole più cercate dagli spettatori nei 120 minuti precedenti, in modo che appaiano in tv servizi e approfondimenti (sempre “user generated”) relativi a quegli argomenti.

Per contribuire ad allevare la nuova generazione di videomaker di massa, Current TV realizzerà anche corsi on line di tecniche televisive. Il gigantesco travaso di pod ai server di Current TV è già parzialmente in corso (vedere al sito http://www.current.tv) anche se la programmazione dell’emittente inizieranno solo ad Agosto.

Qualcuno già inizia a seppellire preventivamente l’iniziativa sostenendo che il citizen journalism (la comunicazione prodotta da autori non professionali) funzionerà per audience di nicchia, quindi in Rete, ma non potrà mai attrarre il pubblico di massa della TV.
Secondo Gore, invece, “si tratta proprio di dare ai ragazzi la possibilità di comunicare le proprie passioni non solo a chi frequenta la Rete, ma anche alla platea molto più vasta della TV. Internet ha dato la stura alla comunicazione di base e la TV non l’aveva ancora capito”.

Naturalmente c’è anche un preciso progetto economico: realizzare una stazione tv con costi di contenuto e di personale ridottissimi, che possa diventare un’icona degli under 35 (fascia prelibata per gli inserzionisti), per Gore e i suoi soci sarebbe come vincere al Bingo.

Tutto il mondo dei media guarda con un misto di speranza e apprensione al citizen journalism già sperimentato localmente e globalmente in diversi modi. Si tratta evidentemente di una cosa diversa rispetto ai blog intesi come diari personali il cui titolare metteva le foto della fidanzata o il video delle vacanze. Il citizen journalism è invece una componente inevitabile e desiderabile del giornalismo tout court del futuro. La comunicazione del futuro assumerà sempre di più l’aspetto di una conversazione tra pari, mentre oggi somiglia alla predica di uno (il broadcaster) di fronte ad un pubblico inerte (i telespettatori).
Il modello di conversazione orizzontale aiuterà, in definitiva, il giornalismo tradizionale (sia televisivo che cartaceo) a perdere in arroganza e riguadagnare in credibilità, finendo quindi per giovare agli stessi giornalisti “classici”, purché sappiano ridefinirsi nella nuova realtà.
E’ evidente, quindi, che i manager di Current TV si augurano che questa fiducia e simpatia si estenda osmoticamente dai pod giornalistici agli spot pubblicitari, con gran vantaggio in termini di fatturato.

Questa nuova visione sembra aver trovato un inaspettato sostenitore: Rupert Murdoch. Un paio di settimane fa, infatti, parlando ad un congresso degli editori americani, ha lasciato la platea attonita pronosticando una rivoluzione copernicana nei rapporti tra giornalisti e utenti perché questi ultimi “non vogliono più essere controllati dai media ma vogliono diventarne i controllori”. Questa rivoluzione, ha specificato Murdoch, può avvenire soltanto attraverso l’apertura a Internet (blog in testa) ed è l’unica strada per il rilancio dell’editoria a livello planetario.

Ma c’è qualche problema: c’è chi crede che immettere i nanomedia dentro il grande fiume dei canali ufficiali finirebbe per costituire una sconfitta per la biodiversità della comunicazione. Infatti, in esperienze come quelle di Current TV, il controllo del broadcasting resterebbe sempre nelle mani di una redazione, quindi di un editore, con i suoi interessi economici e con le sue amicizie politiche. I cittadini reporter rischierebbero di essere solo portatori d’acqua per un progetto dalla cui intelligenza complessiva resterebbero esclusi. C’è dunque chi preferirebbe far crescere i nanomedia al di fuori delle major, come già accade per diversi siti più o meno noti: Wikinews.org e Ourmedia.org


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