Nascono nuove lingue: le inventano cinema e videogiochi
Creare un universo linguistico è il nuovo fenomeno della fiction?
La lingua Ku suona a metà tra swahili e shona. Il Tho Fan ha un sapore antico e distintamente asiatico: nella babele di lingue del mondo ce ne sono due nuove, inventate a tavolino.
Una è quella parlata da Nicole Kidman nell’”Interprete”, il nuovo film di Sidney Pollack (che ha inaugurato martedi 19 Aprile 2005).
L’altra è approdata dal Canada nel videogioco “Impero di Giada” per la consolle Xbox: è stata creata soltanto l’anno scorso, in quattro mesi di lavoro, da Wolf Wikeley, uno studente di linguistica dell’Università dell’Alberta, con parole che suonano un incrocio tra cinese e mongolo.
Il tentativo di creare un universo linguistico totalmente inventato è un fenomeno raro nella fiction moderna. Mezzo secolo fa J.R.R. Tolkien creò una decina di lingue per la sua trilogia del “Signore degli Anelli” e nel 1985 il linguista Mark Okrand codificò il Klingon, la lingua della serie “Star Trek”. Ma sono le eccezioni alla regola. La lingua degli alieni dei libri dei film di fantascienza di solito è un assemblaggio di suoni e di grugniti esotici. Coerente e complesso è invece il mondo del Ku, la lingua africana immaginaria dell’immaginario paese di Matobo di cui Nicole Kidman è l’interprete alle Nazioni Unite nel film di Pollack.
“Siamo andati al London Language Institute e collaborato con un professore per creare un linguaggio che fosse un incrocio tra swahili e lo shona“, ha spiegato il regista. “La nuova lingua, il Ku, ha elementi di entrambe le lingue e alcuni elementi unici, e Kidman ha dovuto imparare a parlare fluentemente una lingua che non esiste“. Per la diva australiana è stata una sfida affrontata con devozione: “E’ un compito difficilissimo anche per il linguista più collaudato”, ha detto Tim Monich, il maestro di dizione dell’attrice.
Quanto al Tho Fan, Wikeley è partito dall’alfabeto e poi ne ha creato le parole al ritmo di 50 al giorno. Via via che le parole si accumulavano, il linguista le ha combinate in frasi. Ha creato una grammatica con regole che non erano mai state usate prima, un sogno per un linguista.
City del 21/04/2005
Fonte: ANSA





