HP accusata di lucrare sulle scadenze artificiose delle cartucce d’inchiostro
Su Zeus News compare una notizia che un pò tutti sospettavamo da anni:
HP è stata accusata di fabbricare cartucce d’inchiostro che sono programmate segretamente per scadere a una data prefissata anche se non sono state installate. Secondo l’accusa, le cartucce sarebbero dotate di “un chip intelligente che ha la doppia funzione di rilevare anzitempo l’esaurimento dell’inchiostro e di rendere inutilizzabile la cartuccia mediante una data di scadenza che non viene rivelata al consumatore”.
Infatti basterebbe portare indietro l’orologio di sistema e la cartuccia che il diagnostico dichiarava “scaduta” riprende miracolosamente a stampare!
Analoghi problemi sono stati segnalati anche per Epson e Lexmark: chip o sensori che “decidono” che la cartuccia è scaduta o esaurita quando non lo è, si rifiutano di stampare in nero perché è esaurita la cartuccia (separata) del colore o rifiutano arbitrariamente cartucce compatibili di altre marche.
E’ indubbio che i prezzi degli inchiostri originali sono molto più alti di quelli dei prodotti compatibili, mentre la resa, nella maggior parte delle situazioni, è pressoché identica. Ma un conto è costituire tacitamente un cartello per vendere inchiostro fino a duemila euro al litro, come sospetta l’UE; un altro è sabotare intenzionalmente i propri prodotti affinché dichiarino di essere esauriti quando non lo sono, al solo scopo di gonfiare gli utili.
A detta delle società accusate, vi sono valide ragioni tecniche perché una cartuccia si dichiari esaurita quando non lo è: gli inchiostri sono deperibili anche se sigillati, e verso la fine della cartuccia la resa di stampa può deteriorare, perciò il chip intelligente proteggerebbe l’utente da stampe scadenti e danni alla stampante.
E’ comunque inequivocabile la tendenza a vendere sottocosto la stampante per lucrare sulle cartucce. Fateci caso: i prezzi di certe stampanti sono stracciati e sembra di fare un affarone, ma poi si scopre che la cartuccia di ricambio costa quasi quanto l’intero apparecchio. Nel fare shopping, insomma, conviene guardare non soltanto il prezzo della stampante, ma anche quello dei suoi inchiostri (originali o compatibili) rapportato alla durata di stampa dichiarata, sulla quale è molto difficile barare.






Se l’introduzione di un chip con data di scadenza “proteggerebbe l’utente da stampe scadenti e danni alla stampante” ho due obiezioni: 1) e se volessi una stampa scadente? come posso fare? 2) perché sullo yogurt la data di scadenza è scritta bella in evidenza ma sulle cartucce no?
4 marzo 2005 alle 11:14 | Rispondi a I Pollitici